Alfie Evans mette in evidenza la deriva antropologica-culturale in corso

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Quello che è successo per Charlie Gard a luglio dello scorso anno, si ripete in questi giorni: si sentenzia sul valore della vita, tanto che dei giudici si esprimono dichiarando la vita di una persona “futile” (Giudice Hayden: «But I came to the conclusion at the end of that hearing that Alfie’s brain had been so corrupted by mitochondrial disease that his life was futile»); i genitori vengono privati del diritto di decidere sulla vita di loro figlio, mentre in caso di aborto la loro decisione sarebbe indiscutibile ed irreversibile… e lo chiamano progresso.

Nuovamente i tribunali inglesi sentenziano morte in nome del “migliore interesse” del paziente. Presso la Grande Corte Inglese si è tenuta l’ultima udienza che vede come protagonista Alfie Evans, bambino di Liverpool con appena due anni di vita.  L’udienza era stata fissata per decidere il giorno, l’ora e il luogo del distacco dalla ventilazione artificiale che permette al piccolo Alfie di poter respirare. 

Papa Francesco rimane vicino ai familiari del piccolo Alfie Evans di Liverpool che si oppongono alla decisione dell’ospedale che lo assiste di staccare la spina … il punto è: Una vita umana può mai dirsi futile? Il silenzio degli innocenti ha un valore ed un senso oggi? La sofferenza di un genitore ha un suo valore e avvalora il diritto alla vita del proprio figlio? 

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