Area cimiteriale paleocristiana di S. Marciano ad Atina (FR)
Nell’immediata periferia settentrionale del centro abitato di Atina (Fr), città di origine preromana posta nella zona meridionale della Valle di Comino, nel punto di convergenza delle principali arterie stradali di collegamento tra il Lazio meridionale, l’Abruzzo e il Molise, sorge la chiesa rurale di S. Marciano. Qui la leggenda agiografica cassinese del XII secolo, basata sugli scritti di Pietro Diacono, poneva il martirio, avvenuto sotto l’imperatore Domiziano, di S. Marco Galileo, primo vescovo di Atina. Tali scritti riferiscono della presenza nello stesso luogo dell’episcopio atinate e di una prima basilica funeraria di epoca costantiniana, realizzata nella prima metà del IV secolo per volere del vescovo di Atina, Massimo, sotto il cui altare maggiore venne collocato il corpo di S. Marco. Il vescovo Eugenio, successore di Massimo, avrebbe poi fatto realizzare un’arca all’interno della stessa basilica per accogliere i corpi dei santi Marciano e Nicandro. L’edificio ha subito nel corso dei secoli diverse distruzioni, restauri ed un periodo di abbandono fino alla ricostruzione avvenuta nell’XI secolo ad opera del vescovo Leone a seguito del rinvenimento del corpo di S. Marco, sotto l’altare maggiore. Della presenza fuori del centro abitato di Atina di una chiesa dedicata a S. Marciano (oltre a quelle di S. Maria, S. Pietro, S. Silvestro, S. Mauro, S. Angelo di Pesclo e tre mulini nel fiume Melfa con le sue pertinenze) si ha testimonianza anche nella bolla con cui Papa Pasquale II nel 1110 delimitò la Diocesi di Sora.


L’attuale edificio di culto, negli anni 2012-2013, è stato interessato da lavori di restauro che, mediante la rimozione della pavimentazione moderna, hanno consentito di constatare come la chiesa sorgesse su una porzione della necropoli settentrionale della città di Atina, già conosciuta per la presenza di monumenti funerari e per il rinvenimento nell’area adiacente, al di sotto del manto stradale, di quattro sepolture plurime a cassone, risalenti al VI-VII secolo d. C.
Lo scavo all’interno della chiesa ha permesso di accertare l’esistenza di 23 sepolture, con orientamento nord-sud, trasversale rispetto all’edificio, ad esclusione di due poste lungo l’asse longitudinale. Una di esse, definita “tomba 15”, è una sepoltura privilegiata posta in posizione centrale rispetto alla chiesa edificata in epoca successiva sul sepolcreto. La tomba emerge rispetto alle circostanti per la particolare cura costruttiva, che presenta uno spesso strato di copertura a cupa in cementizio, delimitato nei lati lunghi da elementi di reimpiego e dai blocchi della pavimentazione asportati per lo scavo della forma. Anche il cassone interno della tomba è delimitato sui lati lunghi da blocchi calcarei di riutilizzo che conservano parte di una decorazione affrescata con motivi floreali, elemento iconografico comune al repertorio funerario di età imperiale.
La tomba presenta al suo interno un’unica deposizione con corredo costituito da un boccale in ceramica comune e da un gruzzolo di 23 monete in bronzo della tarda età costantiniana. La presenza di un simile corredo, associata ad un semplice contenitore in cui erano poste le monete, trova numerosi riscontri in sepolture cristiane coeve. Accanto alla tomba 15 sono stati rinvenuti nelle tombe 19 e 21 corredi simili, costituiti da boccali, fiaschette e coppette fittili poste sia a contatto con l’inumato che all’esterno.


La tomba 21 risultava essere sigillata da una gettata cementizia in cui è stata rinvenuta un’epigrafe con cristogramma radiato, databile alla prima metà del IV secolo, elemento molto importante perché costituisce la prima testimonianza della presenza cristiana in Atina e che fornisce un termine cronologico per l’impianto del sepolcreto cristiano anteriore alla fonte di S. Paolino di Nola. Tale fonte, infatti, riferisce circa i pellegrinaggi degli Atinati presso la tomba di S. Felice a Nola risalenti al IV secolo. Lo scavo archeologico nell’area di S. Marciano ha consentito, quindi, di accertare la presenza di un’area cimiteriale paleocristiana impiantatasi nella prima metà del IV secolo d.C. in un luogo ad antica vocazione funeraria, caratterizzata da una grande tomba privilegiata circondata da altre che si sovrappongono. I dati archeologici emersi dagli scavi confermano altresì le testimonianze storico-agiografiche sulla strutturazione di una comunità cristiana nel luogo già agli inizi del IV secolo e forniscono una prova concreta dei pellegrinaggi degli abitanti di Atina sulla tomba di S. Felice a Nola.
Danilo Di Nardi



Le informazioni presenti nell’articolo sono state reperite in Bellini Giovanna Rita – Trigona Simon Luca, Indagini archeologiche nell’area cimiteriale paleocristiana di S. Marciano ad Atina (Fr), in Atti del Convegno Dalle steppe al mediterraneo- Popoli, culture, integrazione, Atti del Convegno internazionale di studi Fondazioni e rituali funerari delle aristocrazie germaniche nel contesto mediterraneo – Cimitile-Santa Maria Capua Vetere, 18-19 giugno 2015; Atti del Convegno internazionale di studi Oriente e Occidente fra tarda antichità e medioevo popoli e culture dalle steppe al Mediterraneo, Cimitile-Santa Maria Capua Vetere, 16-17 giugno 2016, a cura di Ebanista C. e Rotili M., Guida Editori, Napoli 2017.Squilla Gaetano, La diocesi di Sora nel 1110, stampato con i Tipi dell’Abbazia di Casamari (Fr), 1971.
Le foto relative all’edificio prima dei lavori di restauro sono state fornite dalla Parrocchia S. Maria Assunta di Atina.


