IL PRETE MEDIATICO, RISCHI E opportunità

image_pdfimage_print

I media sono buoni e proiezioni dell’uomo, Il medium è un mezzo/strumento inanimato e involontario. Quindi i media sono noi.

Vorrei in quest’articolo presentare e riflettere sul Prete Mediatico, sui rischi e opportunità nell’uso dell’internet. Internet/social è condivisione e interazione occasione di testimonianza/Evangelizzazione.  È bene che un seminarista /Prete sia online? Una domande etica, egli deve porsi sempre a queste domande: Cosa faccio?, Perché lo faccio? È utile?, Per chi lo faccio? A chi è utile? e come lo faccio? E anche bisogna di sapere sua identità.

La chiesa è sempre stata favorevole all’uso dei media: dalla stampa alle nuove tecnologie(Leone XIII, Pio XI, inter Mirifica e MGCS.

“ nel mondo digitale, trasmettere informazioni significa sempre più spesso immetterle in una rete sociale, dove la conoscenza viene condivisa nell’ambito di scambi personali. La chiara distinzione tra il produttore e il consumatore dell’informazione viene relativizzata e la comunicazione vorrebbe essere non solo uno scambio di dati, ma sempre più anche condivisione. Questa dinamica ha contributo ad una rinnovata valutazione del comunicare, considerato anzitutto come dialogo, scambio, solidarietà e creazione di relazioni positivi. D’altro canto, ciò scontra con alcuni limiti tipici della comunicazione digitale: la parzialità dell’interazione, la tendenza a comunicare solo alcune parti del proprio mondo interiore, il rischio di cadere in una sorta di costruzione dell’immagine di sé, che può indulgere all’autocompiacimento”. (Benedetto XVI, GMCS; 2011)

i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita dignitosa. Il desiderio di connessione digitale può finire per isolarci dal nostro prossimo, da chi ci sta più vicino. Senza dimenticare che chi, per diversi motivi, non ha accesso ai media sociali, rischia di essere escluso. (GMCS, 2014)

A questa si aggiungono le dinamiche dei media e del mondo digitale, che, quando diventano onnipresenti, non favoriscono lo sviluppo di una capacità di vivere con sapienza, di pensare in profondità, di amare con generosità. I mezzi attuali permettono che comunichiamo tra noi e che condividiamo conoscenze e affetti. Tuttavia, a volte anche ci impediscono di prendere contatto diretto con l’angoscia, con il tremore, con la gioia dell’altro e con la complessità della sua esperienza personale. Per questo non dovrebbe stupire il fatto che, insieme all’opprimente offerta di questi prodotti, vada crescendo una profonda e malinconica insoddisfazione nelle relazioni interpersonali, o un dannoso isolamento. (Laudato Sì)

La comunicazione della chiesa è finalizzata unicamente ad annunciare la Buona Notizia (il Vangelo), “Bisogna che egli cresca, e che io diminuisca” (Gv3,30) . Non necessità di esibizionista come su un palco scenico. La logica del mostrare continuamente se stessi, di pubblicare continuamente quello che si fa, può far dimenticare che dall’altra parte, ad ascoltare e a leggere le nostre esibizioni, c’è qualcuno altro che desidera altro … magari qualcosa di edificante per la propria fede. Crea vere comunità di incontro, partecipazione e relazione. E educhiamo ai social per evitare che quando Gesù tornerà non si trovi in una situazione del genere!

Progettare la Comunicazione (progettare l’attività di comunicazione significa mettere centro la persona, i suoi bisogni e i sui desideri)ad esempio: l’omelia, un incontro, una chiacchierata, e un avviso parrocchiale/diocesano.

Non comunicare se non hai chiari: i rischi:

Obiettivo: aprire pagina FB (perché? Per chi? Qual è il suo specifico?)

Bisogno: decido di postare (a chi potrebbe interessare? A quale bisogno risponderebbe?)

Ansie : essere strateghi: intercettare gli ostacoli emotivi che frenano l’adesione alla nostra proposta comunicativa.

Aspettative : attirare l’intenzione: individuare ciò che le persone si attendono dalla nostra presenza nei social media e dalla nostra comunicazione.

 

I tentativi social:ostentazione selfie ,Foto di petto scoperto, costume Storie di ogni singolo momento della propria giornata ,uso dei cellulari nei momenti sacri.

Ricordiamoci che , per il mondo laico, un Prete (cattolico) online è Chiesa! “come apostolo delle gente, io faccio onore al mio ministero” (Rm 11,13). Essere online non vuol dire entrare in una situazione virtuale in cui posso mostrarmi come voglio. Invece, vuol dire riflettere se stessi, mostrarsi all’altro, che non vediamo ma che sentiamo, per come si è, senza troppi se e senza troppi ma, a cominciare dalle azioni social del ‘mi piace’, del ‘condividi’ e dei commenti.

Per stare online non occorre solamente connettersi alla rete, bisogna rendersi conto che lo schermo del proprio smartphone/social deve riflettere sempre ciò che si (online=offline). Rendersi conto che la relazione digitale, pur essendo reale, non è uguale a quella fisica. E non tutto quello che si pensa e che facciamo per forza bisogna metterlo in rete.

voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa, Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini”.Matteo 5,14-16.

 

Categories: Esame Urbaniana 2018