Pandemia e Pastorale oggi: Sfide in Opportunità.

 

Cosa ci dici tu..?

Nel tempo nostro abbiamo bisogno di buone notizie, siamo immersi oggi in un mondo molto inquietante. Si nota che prima che la Pandemia di Covid-19 ci lasci, ha scoppiato la guerra attuale tra Russia e Ucraina tra altre guerre nel mondo intero di cui si parla meno. Come tanti dicono, non è una guerra solo tra questi due paesi come sembra ma è una “guerra mondiale”. Siamo preoccupati così tanto perché non ci piace nessuno tipo di disagio, di fastidio come i tempi più difficili del Covid.

Siamo tutti Testimoni del tempo Covid-19 che è stato un bel fastidio a tanti e tutto il mondo. Tanto se n’è scritto, tutto il mondo ha vissuto questi momenti difficili, ogni persona ne ha esperienza, famigliare oppure comunitaria. Attesteremo piuttosto che le sfide vissute siano state anche momenti opportune nell’ambito pastorale.

Nessuno aveva previsto il Coronavirus: neanche coloro che, a cose fatte, hanno affermato di aver vaticinato la pandemia, di aver saggiamente previsto tutto, scrive il curatore del libro Contagiati: Pensieri, comportamenti, prospettive oltre il Coronavirus. Conferma ancora che:

La pandemia è arrivata, ha attraversato oceani e continenti seminando malattia e morte. Ha, al contempo, dato una scossa al sistema sanitario, ha generato una crisi economica di immense proporzioni; l’umanità si è trovata di fronte all’ennesima sfida globale (non subito percepita come tale), nella quale sono emerse risposte coraggiose e generose accanto a vecchi egoismi e a negazionismi dal sapore terrapiattista («è solo un’influenza», «no alle mascherine e alle restrizioni alla libertà individuale»). Lo shock generato dal virus ha richiesto di mettere in campo nuove risorse, di sviluppare azioni e reazioni – a volte dimostratesi efficaci, altre volte meno o per nulla – in campo medico e scientifico, politico, economico, sociale[1].

In riguardo delle epidemie nella storia umana, ne notiamo sette di grande gravità quanto scritto da Guiomar Huguet Pané sul sito di Storica National Geographic nel suo articolo intitolato «Le grandi epidemie della storia»: La peste di Giustiniano, la peste nera (tra il 1346 e il 1353), il vaiolo (1824-1829; 1837-1840;1870-1874), l’influenza spagnola nel 1918, l’influenza asiatica 1957-1960, l’influenza di Hong Kong 1968, il virus dell’immunodeficienza umana (HIV) dal 1981[2].

La Pandemia e Pastorale oggi: Sfide e Opportunità
La Pandemia e Pastorale oggi: Sfide e Opportunità

Cosa abbiamo fatto e vissuto durante il tempo della Pandemia con riferimento alla vita Pastorale

Papa Francesco nella sua omelia del Giovedì Santo, durante la Messa del Crisma 2013 chiese soprattutto ai sacerdoti riuniti a rinnovare la loro ordinazione ad essere pastori con “l’odore delle pecore” «questo io vi chiedo: siate pastori con “l’odore delle pecore”, che si senta quello…»)[3]. Si potrebbe chiedere come i pastori durante la pandemia potessero aggiungere ai loro fedeli per amministrare il servizio a loro dato e richiamato dal Santo Padre.

Nel Messaggio Video per l’emergenza da Coronavirus, Acerra, 10 marzo 2020 del Monsignor Antonio DI DONNA vescovo di Acerra in Campania, il vescovo condivide incoraggiando e insegnando i suoi fedeli sulla situazione in questione quanto ha colpita sia la vita sociale che ecclesiale alcune riflessioni e sentimenti:

Abbiamo sentito or stati chiesto (delle parole) la responsabilità e solidarietà e di assumere con serietà i sacrifici necessari. Abbiamo accettato con spirito di lealtà e collaborazione quanto è richiesto dalle Autorità competenti per affrontare al meglio il virus e limitare il contagio. Nell’area pastorale della chiesa la celebrazione dell’eucaristia e la possibilità di pregare insieme, le attività di catechesi, e i momenti di incontri non si facevano.[4]

In un mondo dove tutto è veloce, siamo stati invitati a stare a casa. Ci ha aiutato, scrive il vescovo, a dare valore a quei legami che troppo spesso diamo per scontati. Nel contesto europeo gli abbracci a cui si astenia erano evitati, ma con i mariti e le mogli, i figli, i genitori, hanno ritrovato la bellezza dello stare a casa, dello stare insieme.

Professore Pietro Angelo MURONI dell’Università Pontificia Urbaniana osserva queste parole scrivendo sulla Liturgia e new media: “estensione” della partecipazione attiva? «siamo passati dalla DAD (didattica a distanza) alla LAD (liturgia a distanza)…»[5].

Nel suo articolo il Professore voleva dire che l’uso dei media durante l’emergenza sanitaria è stata una modalità legata a un periodo storico particolare di difficoltà che forse in qualche senso ne avevo bisogno però occorre vigilare che questa modalità non sostituisca automaticamente la normalità del vivere insieme in presenza comunitaria ovvero parrocchiale le celebrazioni sacramentali.

Ci siamo voluti vicini tra i social media, abbiamo ammirato la normalità che ci mancava durante i duri lockdown della pandemia, nondimeno, i media ci fanno prossimi, (Scrive Massimiliano PADULA ), che «la prossimità quindi riguarda i media perché essi sono vere e proprie “opportunità pastorali” che contribuiscono non solo a comunicare ma anche a esprimere il dato umano che fa la chiesa. Con la prossimità (e con tutte le sue dimensioni compresa quella comunicativa) si deve infatti confrontare ogni singolo credente nella sua vocazione e, di riflesso, anche nel suo spazio comunitario e relazionale di azione»[6].

La pandemia infine come anche afferma il Monsignore Antonio (già sopra citato) «non è stato un tempo vuoto», in riguardo soprattutto dei pastori della Santa Chiesa, fratelli sacerdoti e religiosi, ma è stato un’occasione per ricoprire i rapporti personali con i fedeli, di essere disponibili all’ascolto. Riguardando sempre il futuro con speranza abbiamo preso delle opportunità per quanto riguarda le trasformazioni pastorali pensate e vissute in questo tempo storico della famiglia umana nonostante le situazioni sfidanti.

Tumusime Yowasi
Studente, Missionario della Consolata
tumusiimejoas@gmail.com

Note

[1]  BORSA G. (a cura di ), «Contagiati: pensieri, comportamenti, prospettive oltre il Corona virus», Dialogo Editore, Milano 2020, 5

[2] Cf…Guiomar Huguet Pané «Le grandi epidemie della storia»: https://www.storicang.it/a/le-grandi-pandemie-della-storia_14759/2#slide-1

[3]  FRANCESCO, Omelia. Giovedì Santo; Messa del Crisma (28 marzo 2013) https://www.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2013/documents/papa-francesco_20130328_messa-crismale.html  

[4] MONSIGNOR ANTONIO DI DONNA La fede nel tempo della pandemia OMELIE E CATECHESI AL POPOLO a cura dell’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali http://www.diocesiacerra.it/wp-content/uploads/sites/2/2020/06/omelie20luglio.pdf 

[5] MURONI Pietro Angelo, «Liturgia nel Post-Pandemia: quali prospettive per la celebrazione liturgica nel “post Vaccino”», in Urbaniana University Journal 74 (2021) 2, 165-190.

[6]  Massimiliano PADULA, Comunica il prossimo tuo: cultura digitale e prassi pastorale, Paoline, Milano 2020, 12




SCEGLIERE – Sulla utilità della PASTORALE DIGITALE

PROGETTAZIONE DI UN VIDEO A PARTIRE DALL’INTERPRETAZIONE

Abbiamo scelto queste due idee dalla presentazione del secondo gruppo sulla utilità della pastorale digitale.

  1. Pensare a superare il limite di pensare che sempre si può incontrare le persone solo fisicamente:

Ciò vuol dire che bisogna tenere sempre insieme le due dimensioni.

    1. Contatto fisico.
    2. Contatto digitale.

Spesso ci troviamo una difficoltà di mantenere una comunicazione sana tra questi due dimensioni a causa della mancanza della conoscenza del giusto concetto di comunicazione. La comunicazione non è semplicemente una trasmissione dei dati e le idee, ma è un ‘cum munus’ cioè mettere insieme in senso, mettere relazione, dono, alterità. Quindi la comunicazione che riguarda la pastorale digitale non è solamente un annuncio passivo alle persone, anzì è una comunicazione attiva nella quale tutti partecipano e condividono le loro idee. Qui sempre si intende di non sottovalutare l’aspetto fisico, ma dare un valore relativo all’aspetto digitale della comunicazione del mondo contemporaneo.

 

Il sinodo dei Giovani ha presentato bene, a partire dalle testimonianze dei giovani stessi come «non si tratta più soltanto di “usare” strumenti di comunicazione, ma di vivere in una cultura ampiamente digitalizzata che ha impatti profondissimi sulla nozione di tempo e di spazio, sulla percezione di sé, degli altri e del mondo, sul modo di comunicare, di apprendere, di informarsi, di entrare in relazione con gli altri. Un approccio alla realtà chetende a privilegiare l’immagine rispetto all’ascolto e alla lettura influenza il modo di imparare e lo sviluppo del senso critico. È ormai chiaro che “l’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente digitale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani»

  1. Comunicare bene e efficacemente:

I punti di partenza per una buona comunicazione dovrebbero essere, senza dubbio, la formazione della coscienza e conoscenza della realtà del mondo contemporaneo la dove noi viviamo. E’ un esigenza del tempo di adattare alla pastorale digitale. In tale contento è importante capire come mi presento on line. Cosa vedono o sanno gli altri di me? Hai mai provato a farti un’idea di te stesso a partire da quello che posti o dalle foto che pubblichi? Uno degli aspetti più delicati del mondo digitale è che senza neppure accorgersene ci siamo trasformati in personaggi pubblici, esposti ai commenti, ai like o dislike, complimenti o offese di tutti. Informazioni personali sono visibili a molti, la rete sembra conoscerti meglio di te perché attraverso le tue scelte, i video che vedi, le canzoni che ascolti, la rete ti propone un mondo a tua immagine e somiglianza, una gabbia dorata e autocentrata in cui trovi quello che altri credono tu voglia trovare.

Quindi la chiesa esplicitamente incorraragia usare questi strumenti prudentemente per raggiungere alle periferie e includere tutti nella famiglia umana. Quindi noi come futuri annunciatori del Vangelo dobbiamo ben sapere gestire questi nuovi mezzi di comunicazione per poter rispondere efficacemente alle domande del nostro tempo.

 

 

 

Per facilitare e esprimere meglio la nostra idea di onlife abbiamo messo una canzone di Francesco Gabbani  che si descrive la vita quotidiana quanto depende su Social Media.

 

 

https://www.diocesilazio.it/visione-di-insieme-sulla-utilita-della-pastorale-digitale/

Diritti d’autore: L’immagine in evidenza è il risultato di una elaborazione grafica, su immagine diffusa gratuitamente in Rete. Utilizzo senza fini di lucro, con finalità didattiche. L’eventuale utilizzatore è tenuto a mettere in calce a ciascuna pagina in cui è pubblicata quanto segue: “Immagine diffusa gratuitamente in rete e pubblicata su:https://mobileministryforum.org/wp-content/uploads/2017/07/YPGG-Tiedeck; elaborata graficamente e resa disponibile gratuitamente su: http://romasociale.com/nasce-il-primo-servizio-italiano-di-apostolatdigitale/; un altro immagine preso da,https://i1.wp.com/romasociale.com/wp-content/uploads/2019/11/chiesadigitale.jpg?resize=621%2C794, https://wp.cruxnow.com/wp-content/uploads/2022/02/20220207T1115-SYNOD-PROCESS-REPORTS-1517028.JPG, video è preso dal youtube, una canzone di Francesco  Gabbani,https://youtu.be/y8cRTh15jIc.




VISIONE DI INSIEME – Sulla utilità della PASTORALE DIGITALE

PONTIFICIA UNIVERSITA’ URBANIANA

Anno accademico 2021-2022

Corso: Alfabetizzazione per il mondo web I

Docente: Prof. Riccardo Petricca

Esperto esterno di Pastorale digitale: Dott. Fortunato Ammendolia (COP)

 

PROVA UNICA D’ESAME

 

Il tema dell’ascolto ritorna come fondamentale nei documenti del Magistero di papa Francesco e nella sua prassi pastorale, tesa a promuovere – non solo a parole – uno stile che sia “sinodale”. In questo tempo in cui la Chiesa universale è chiamata a confrontarsi sul tema “sinodalità”, si propone agli studenti un’esperienza di sinodalità propria della classe, sulla questione della utilità della pastorale digitale. Si tratta di una esperienza che porta ciascuno studente ad affrontare in gruppo, in un confronto critico, valorizzando le specificità di ciascuno nella sua appartenenza ecclesiale.

Si richiede di progettare ed implementare sulla piattaforma WordPress un mini sito costituito da quattro pagine nella forma di articoli, con opportuni collegamenti (passaggio da ciascuna delle pagine alle altre), che rispettivamente esprimano i seguenti contenuti:

  1. Pagina Visione di insieme: evidenzi il tema in traccia (ovvero «Una nostra esperienza di sinodalità sulla Pastorale digitale»), ed i collegamenti alle altre pagine, nonché definizione di categorie, tag, e annotazioni da GDPR.
  2. Pagina Riconoscere: presenti opportunamente quanto si è “ascoltato” da ciascuno studente sulla questione dell’utilità della Pastorale digitale (preferibilmente con prospettiva interculturale, avvalendosi pure dell’opinione di altri presbiteri).
  3. Pagina Interpretare: presenti una analisi di quanto ascoltato, evidenziando qualche tema emerso come rilevante. Si evidenzi anche il criterio di discernimento adoperato.
  4. Pagina Scegliere: presenti la progettazione di un breve video che evidenzi opportunamente quanto è emerso nell’interpretare.

 

TRACCIA D’ESAME COMPLETA

 

Vai alla pagina VISIONE DI INSIEME

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Questa pagina è stata realizzata come laboratorio, secondo le indicazioni in traccia, quale sorta di HOME PAGE.

 




RICONOSCERE – ASCOLTARE

RICONOSCERE – ASCOLTARE

NEL CAMMINO SINODALE SULLA PASTORALE DIGITALE

 

Sotto il pontificato di Papa Francesco, c’è un nuovo impulso missionario della Chiesa con i nuovi mezzi di comunicazione. Infatti, riconoscere la pastorale con i social o ciò che chiamiamo pastorale digitale permette di assumere questa nuova dimensione missionaria della Chiesa nel suo modo di essere in mezzo al mondo soprattutto nello svolgimento della sinodalità ecclesiale.

Compito di Riconoscere-Ascoltare la Pastorale digitale ai studenti

Noi, studenti della Pontificia Università Urbaniana che seguiamo il corso “Alfabetizzazione per il mondo web Isotto la guida dei nostri docenti (Prof. Riccardo Petricca, e un esperto esterno di Pastorale digitale: Dott. Fortunato Ammendolia (COP) vogliamo riconoscere – ascoltare opinioni sull’utilità della pastorale digitale in questo contesto sinodale della Chiesa. 

Far conoscere e riconoscere la visione di insieme di un tale progetto della sinodalità ecclesiale fa parte delle nostre preoccupazioni. Quindi che sono le sfide da riconoscere di fronte alla pastorale digitale o la pastorale con i social? Possiamo riconoscere che la pastorale digitale sia utile oggi alla Chiesa in cammino sulle orme della sinodalità?

 

1. Riconoscere alla pastorale digitale alcune sfide

Esistono tante sfide che riguardano la pastorale digitale, ma noi ci fermeremo soltanto su alcune sfide, ritenute fondamentali.

riconoscere - ascoltare per coinvolgere la persona

1.1 Negazione o paura della pastorale con i social?

Questa visione un po’ rigida considera che non si può usare questi nuovi mezzi di comunicazione a causa della sacralità dei misteri della fede. Negazione pura o paura della novità sono da riconoscere in quest’atteggiamento. Ma la pastorale digitale non sarebbe come riconoscere piuttosto questa novità evangelizzatrice?

“La paura non ti fa usare bene i social network”,
Papa Francesco, Messaggio per la XXXIII Giornata mondiale della Gioventù

 

1.2 Dell’uso ignorante dei social

Alcune sfide della pastorale digitaleLa digitalizzazione di tutte le attività umane è una meraviglia per tutti oggi. Ma quando la si fa senza sapere come gestire bene questi mezzi, c’è anche il pericolo che i dati che si pubblica possano essere facilmente modificati da un hacker, e quindi non saranno più affidabili. Perché il contenuto della pastorale è molto sensibile, bisogna avere una certa preparazione e prestare molta attenzione ai dati pubblicati sui social.

 

2. Riconoscere la pastorale digitale come apertura della Chiesa sul mondo

La missione oggi richiede una capacità di comunicare, condividere e testimoniare la fede. Ma proprio nell’ambito della sinodalità, tutto va interpretato. Quindi è da riconoscere che la pastorale digitale è un mezzo imprescindibile per far ascoltare e vivere la Parola di Dio a tutti che dispongono di questi mezzi. Perché la pastorale digitale copre una vasta area e quindi molte persone, il messaggio non può essere limitato a un’area particolare di persone o di credenti, ma trasmesso a tutti. Con la pastorale digitale, c’è la possibilità di andare oltre le frontiere geografiche fino a raggiungere i non credenti.

I SOCIAL “SERVONO” LA CHIESA

 

3. Riconoscere la pastorale digitale con il Magistero

Già Pio XII notava che le invenzioni tecniche, «benché frutti dell’ingegno e del lavoro umano, sono tuttavia doni di Dio, nostro creatore». Inquadrando le applicazioni tecnologiche della comunicazione tra i doni che Dio elargisce per lo sviluppo della creazione, il Pontefice nel 1957 proseguiva:

«Alcune di queste invenzioni […] più da vicino toccano la vita dello spirito, servono o direttamente, o mediante artifici di immagini e di suono, a comunicare alle moltitudini, con estrema facilità, notizie, idee e insegnamenti, quali nutrimento della mente, anche nelle ore di svago e di riposo» (Miranda Prorsus, n. 1).

Un momento cruciale della comprensione spirituale delle nuove tecnologie si situa nella promulgazione del Decreto del Concilio Vaticano II Inter mirifica, il 4 dicembre 1963. Esso esordisce così:

«Tra le meravigliose invenzioni tecniche che, soprattutto nel nostro tempo, l’ingegno umano è riuscito, con l’aiuto di Dio, a trarre dal creato, la Chiesa accoglie e segue con particolare sollecitudine quelle che più direttamente riguardano le facoltà spirituali dell’uomo e che hanno offerto nuove possibilità di comunicare, con massima facilità, ogni sorta di notizie, idee, insegnamenti».

Anni dopo, Giovanni Paolo II citò nel 2005 il decreto conciliare in forma di appello:

«Non abbiate paura delle nuove tecnologie! Esse sono “tra le cose meravigliose” — inter mirifica — che Dio ci ha messo a disposizione per scoprire, usare, far conoscere la verità, anche la verità sulla nostra dignità e sul nostro destino di figli suoi, eredi del suo Regno eterno» (La Lettera apostolica Il rapido sviluppo, n. 14).

magistero e pastorale digitale

È interessante verificare l’attitudine della Chiesa a definire mirifica i prodotti della tecnologia. E la visione dei media come strumenti lascia il posto a quella di un vero e proprio ambiente di vita. È ovvio che non si può oltrepassare il mondo virtuale nella proclamazione del Vangelo. Perché non c’è, giustamente, un mondo digitale da una parte ed un mondo da evangelizzare dall’altra parte. al punto che alcuni parleranno oggi del Vaticano della comunicazione 2.0: “Quando la fede si fa social”

 

4. Che concludere sull’utilità della pastorale?

Riconosciamo che la Pastorale digitale è un campo di evangelizzazione oggiLa Pontificia Università Urbaniana di Propaganda Fide, nel proporre questa lezione, non fa che mettere in pratica la raccomandazione del Concilio ecumenico Vaticano II in questi termini:

Per provvedere alle urgenti iniziative ora indicate, si formino senza indugio sacerdoti, religiosi e laici, capaci di usare e guidare questi strumenti a scopi apostolici con la dovuta competenza” (Inter mirifica n°15).

Perciò, noi vogliamo accogliere questa opportunità per prepararci adeguatamente a conoscere meglio il mondo digitale. Abbiamo riconosciuto sull’utilità della pastorale digitale tre idee: la sua efficace e sicura capacità di diffondere il messaggio, la facilità nella comprensione e il fondamento partendo del magistero. Non mancano oggi dei sacerdoti che hanno deciso di evangelizzare sui social network: si tratta dei “preti influencer“. Ciò significa che la Chiesa ha preso coscienza del suo ruolo sui social con un’etica adeguata (cf. Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, LA CHIESA E INTERNET, 22 febbraio 2002).

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INTERPRETARE – Sulla utilità della PASTORALE DIGITALE

                          Sulla utilità della PASTORALE DIGITALE

             INTERPRETARE

              La Pastorale Digitale, in quanto dimensione della vita onlife e nonostante le sfide sia quelle che abbiamo indicate ossia quelle non indicate, rimane importante per potere affrontare il mondo di oggi ma anche quello di domani. Lo si capisce quando si esperimenta l’utilità dell’uso di questi mezzi di comunicazione che tecnologicamente troviamo nella vita quotidiana e che cambiano di giorno in giorno le nostre relazioni. La vita cristiana che si vive in Chiesa ci propone sempre una testimonianza di fede per attirare le persone a Cristo. Ora, questa dimensione fisica non basta solo, occorre fare un altro passo promuovendo l’incontro per la pastorale digitale e approfondire la nostra maniera di comunicare. In questo processo, interpretiamo i vari ascolti del primo gruppo in due tappe che riteniamo come rilevante.

Innanzitutto, occorre pensare a superare il limite di pensare che sempre si può incontrare le persone solo fisicamente. Ciò vuol dire che c’è il bisogno di tenere sempre insieme le due dimensioni: il contatto fisico che comporta la testimonianza di vita ma anche il contatto digitale per arrivare o raggiungere le persone dappertutto siano e in quanto sia possibile. La Parola di Dio che sorregge questa idea è ciò che Gesù ha detto: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura.” (Mc 16,15) Gesù ci ha comandato di proclamare il Vangelo ma non ci ha imposto il come farlo. Si può capire che nel proclamare, si intende anche il diffondere con i mezzi che si ha. Così diventa facile includere anche la Pastorale Digitale.

Inoltre, Gesù si avvicinò e disse ai suoi apostoli: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,18-20). Questo comando del Signore non può tralasciare nessuno o dimenticare quelle regioni lontane che, per una ragione o un’altra, si può raggiungere collegandosi in rete. Di conseguenza, il rapporto tra il fisico e il digitale diventa chiaro, cioè la pastorale digitale potrebbe diventare in alcuni casi il primo annuncio che provoca il primo contatto che conduce alla conversione delle persone.

Nonostante ciò, bisogna bene sapere gestire questi nuovi mezzi per potere rispondere efficacemente alle domande di chi è toccato dal messaggio in vista di aiutarlo a procedere con la sua conversione al messaggio evangelico. Infatti Gesù chiede ai suoi discepoli di stare prudenti come i serpenti e semplici come le colombe nella predicazione (Mt 10,16). Da questo, si capisce che con questa pastorale digitale è sempre raccomandata la prudenza e la semplicità. Ciò per portare la luce alla grande sfida del rischio di immergersi nell’uso ignorante di questi nuovi mezzi di comunicazione.

In secondo luogo, bisogna un altro passo cioè potere comunicare bene e efficacemente: ogni epoca ha la sua maniera di comunicare e si cerca sempre a fare pervenire la buona notizia a tutti in modo adattato. L’esempio di san Paolo ad Atena ci illumina molto. Quando egli annunciava la Parola di Dio lo faceva in modo adattato a ogni gruppo sia nella sinagoga con i Giudei e i pagani credenti in Dio, sia sulla piazza principale con quelli che incontrava e, in modo ancora specifico, con i filosofi epicurei e stoici all’Areopago. (At 17,16-34) Si capisce che san Paolo si rivolgeva alle persone fisiche ma lo sappiamo bene che scriveva anche per altre persone lontane, così la sua attività evangelizzatrice non veniva meno.

Nell’epoca che è la nostra, si può rimanere fisicamente con i parrocchiani e rivolgersi alle persone lontane con la pastorale digitale. Come già lo intendeva il santo Papa Giovanni Paulo II nel suo messaggio sulla comunicazione sociale nel 1996. Diceva infatti, “I mass media (stampa, cinema, radio, televisione, industria musicale, reti informatiche), rappresentano il moderno areopago dove le informazioni si ricevono e si trasmettono rapidamente ad un “audience” universale, dove vengono scambiate idee, dove si forgiano comportamenti e dove di fatto va delineandosi una nuova cultura. Essi sono quindi destinati ad esercitare una potente influenza nel far si che la società riconosca ed apprezzi non solo i diritti ma anche le specifiche qualità delle donne”[1].

 

IL VANGELO DAPPERTUTTO

Nella stessa linea, troviamo l’incoraggiamento del Pontefice emerito il santo Padre Benedetto XVI, quando si esprimeva nel 2013: “Lo sviluppo delle reti sociali richiede impegno: le persone sono coinvolte nel costruire relazioni e trovare amicizia, nel cercare risposte alle loro domande, nel divertirsi, ma anche nell’essere stimolati intellettualmente e nel condividere competenze e conoscenze. I network diventano così, sempre di più, parte del tessuto stesso della società in quanto uniscono le persone sulla base di questi bisogni fondamentali. Le reti sociali sono dunque alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell’uomo”[2].

 

In conclusione, impegnandoci su questa via, possiamo fare nostro il cammino tracciato da Papa Francesco di continuare a sfruttare la dimensione dei tre verbi cioè andare, vedere[3] ciò che si vive nella pastorale digitale e potere ascoltare con il cuore[4] le persone bisognose, proiettando anche il nostro impegno quotidiano sull’utilità della Pastorale digitale in modo partecipativo e sinodale. Così, in fine dei conti, ritroviamo la chiamata di Gesù di proclamare a tutti il Vangelo per proporgli di aver la vita e la vita piena.

 

[1] Giovanni-Paolo ii, Messaggio per la 30ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali “I media: moderno areopago per la promozione della donna nella società”, il 19 maggio 1996.

[2] Benedetto xvi, Messaggio per la 47ma giornata delle comunicazioni sociali “Reti sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione”, Rome il 12 maggio 2013.

[3] Cf. Francesco, Messaggio per la 55ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali “Vieni et vedi” (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono, Roma, il 23 gennaio 2021.

[4] Cf. Francesco, Messaggio per la 56ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali “Ascoltare con l’orecchio del cuore”, Roma, il 24 gennaio 2022.

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