Industria 5.0 e Società 5.0: una nuova tecnologia per l’uomo

  1. Un passaggio storico

Mentre il termine “Industria 4.0” è ormai noto da tempo, almeno nell’ambito degli addetti ai lavori, “Industria 5.0” è un concetto ancora da approfondire. Il termine compare per la prima volta nel 2015, in un articolo di Michael Rada, pubblicato su LinkedIn, in cui si sostiene un ritorno alla centralità dell’ambiente e delle persone nel processo industriale. Sulla stessa linea appare il concetto di “Società 5.0”, apparso nel 2016 a opera della Keidanren, la più importante federazione imprenditoriale giapponese: una società che cerca di bilanciare lo sviluppo economico con la risoluzione dei problemi socio-ambientali, in cui le tecnologie vengono usate non solo per profitto, ma per migliorare la qualità della vita di ogni cittadino. Nel 2018, Esben H. Østergaard, co-inventore dei cobot UR, sostiene che l’industria 5.0 è «il ritorno del tocco umano nella produzione». L’industria 4.0, infatti, rischia di sprecare la creatività, il problem solving e la capacità critica proprie dell’essere umano per lavori da robot, mancando così l’opportunità di realizzare la persona umana in tutte le sue potenzialità. Infine, nel 2021 la Commissione Europea produce un “Rapporto su Industria 5.0”, che si inserisce nell’ambito delle principali iniziative politiche su industria e tecnologia, come la proposta di regolamento sull’intelligenza artificiale e il Green Deal.

  1. La differenza tra “Industria 4.0” e “Industria 5.0”

Possiamo dire che Industria 4.0 è sinonimo di quarta rivoluzione industriale: dopo la prima rivoluzione dei macchinari a vapore di fine ‘700, la seconda dell’energia elettrica e della chimica con la produzione di massa di fine ‘800, la terza dell’informatica e dell’elettronica con l’automazione dagli anni ’70 del XX secolo, l’industria 4.0 si basa sull’Internet of Things e la comunicazione di dati in tempo reale per una fabbrica ubiqua, fisica e virtuale nello stesso tempo. L’industria 4.0 si fonda, quindi, un paradigma focalizzato sulle tecnologie abilitanti, su efficienza e produttività.

L’industria 5.0, invece, non è tanto una rivoluzione tecnologica, quanto culturale: un paradigma focalizzato sulle persone e sull’ambiente, quindi su qualità della vita e sostenibilità al centro del processo di produzione, con il supporto delle tecnologie dell’industria 4.0. L’industria 5.0, così come presentata nel rapporto della Commissione Europea, si caratterizza per umanocentricità, sostenibilità e resilienza. Vediamo cosa sottendono questi termini.

L’umanocentricità significa che prima vengono le persone. L’Industria 5.0 mette, infatti, gli esseri umani al centro dei processi di produzione; la tecnologia viene utilizzata a servizio della qualità della vita dei cittadini e dei lavoratori, e non viceversa. Ne consegue un approccio più attento a diritti fondamentali come privacy, autonomia, dignità umana. Un’altra conseguenza porta l’azienda a guidare e formare il lavoratore, grazie alla tecnologia, rispetto alle sue necessità, anziché farlo adattare alle esigenze della tecnologia. L’Industria 5.0 è per sua natura sostenibile. Garantisce i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere quelli delle generazioni future. Riutilizza e ricicla le risorse naturali, o comunque ne evita l’esaurimento; ottimizza il consumo energetico e le emissioni, sviluppa processi circolari che riducono l’impatto ambientale delle proprie attività. Una riduzione che può avvenire grazie all’utilizzo di apposite tecnologie per ogni fase del ciclo di vita del prodotto/servizio, a partire dalla simulazione fino all’ottimizzazione della supply chain.

L’industria 5.0 è resiliente: ovvero, è capace di reagire ai cambiamenti improvvisi, anche traumatici, senza riportare conseguenze permanenti. È un’industria che ha sviluppato un alto grado di robustezza nella produzione, che garantisce alti livelli di continuità operativa e disaster recovery, che ha una capacità produttiva adattabile e processi commerciali flessibili, in grado di garantire prodotti e servizi anche in caso di eventi straordinari, come pandemie, catastrofi naturali, cambiamenti geopolitici.

 

  1. Gli effetti sulle aziende e sulle persone

L’industria 5.0 ricolloca le aziende nella contemporaneità in cui agiscono, le rende co-responsabili del benessere della società e del pianeta, quindi al tempo stesso più attraenti sia per gli investitori, sia per i consumatori. Le caratteristiche dell’industria 5.0 cambiano i modelli di business, favorendo i modelli circolari, stimolando la produzione di massa personalizzata, migliorando l’adattabilità dei processi produttivi. Nell’industria 5.0, il lavoratore viene considerato un investimento, che consente all’impresa di crescere. Viene quindi formato, responsabilizzato e coinvolto nella progettazione e nell’esecuzione delle nuove tecnologie industriali. Grazie alla tecnologia viene sollevato dai compiti più ripetitivi e pericolosi, svolti dai robot, e stimolato a mettere a frutto le proprie capacità.

L’industria 5.0 utilizza le nuove tecnologie per rendere più sicuri e inclusivi gli ambienti di lavoro, per aiutare i lavoratori a controllare e gestire meglio i rischi di burnout del lavoro digitalizzato, per ridurre l’impatto ambientale. Si assicura che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale non mini la dignità del lavoratore e garantisca la possibilità di ricevere sempre una spiegazione di una decisione algoritmica in caso di violazione. Infine, l’industria 5.0, per le sue caratteristiche, attira e trattiene meglio i talenti, risultando perciò maggiormente competitiva.

 

  1. La società 5.0

Con l’espressione Società 5.0 si vuole dare forma e sostanza alla visione di un futuro in cui tecnologia e valori umani si combinano per innalzare la qualità della vita di ogni persona. L’idea di società 5.0 nasce nel 2016 in Giappone come programma governativo per costruire una società basata sì sulla tecnologia e sulla digital evolution, ma che riportasse al centro di tutto l’uomo, al fine di migliorare le condizioni di lavoro e di vita.

Keidanren, un’importante Business Federation nipponica, ha condiviso un documento in cui è riassunta la visione di una società 5.0: lo spazio fisico, popolato da uomini e macchine, si fonde con lo spazio cibernetico, quello cioè dove vengono raccolti i Big Data, analizzati dall’intelligenza artificiale per creare valore. Pensato come una risposta ai problemi attuali di inquinamento, terrorismo ed invecchiamento della popolazione, alla base del concetto di Società 5.0 c’è l’idea di sfruttare la tecnologia come una risorsa al servizio della società intera, in funzione dell’efficienza, della sostenibilità economica, sociale e ambientale. Si parla, infatti, di “Super Smart Society” e di 5° Rivoluzione industriale, in cui l’aspetto sociologico riacquista un’importanza centrale e che esigerà la ridefinizione dei modelli organizzativi attuali.

Per poter funzionare, il modello di Società 5.0 richiede però un passaggio ulteriore. Non basta un’evoluzione digitale in ogni aspetto di vita quotidiana, ma occorre adottare un approccio collaborativo. Per questo motivo si parla di innovazione “partecipata”, dove le imprese si sostengono a vicenda con partnership di valore e dove la società tutta si muove verso un benessere generalizzato all’insegna dell’inclusività. Le macchine non sostituiranno le persone nel lavoro, le quali si dedicheranno piuttosto a un lavoro più creativo e di gestione dell’apparato tecnologico. In questo scenario, i big data saranno la base per creare valore per una società in cui i prodotti e i servizi saranno sempre più personalizzati.

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Sitografia consultata:

https://www.universal-robots.com/it/blog/il-tocco-umano-nella-produzione-industriale/

https://www.improntaetica.org/commissione-europea-industria-5-0/

https://www.teamsystem.com/magazine/industry-40/industria-5-0-evoluzione-aziende/

https://www.alumotion.eu/2024/03/industria-50-piano-transizione-sostenibile-human-centric-resiliente/




L’IMPATTO DELL’INTERNET SULLO SVILUPPO UMANO AI NOSTRI GIORNI

L’avvento e soprattutto l’evoluzione tecnica non lascia indifferente alcun settore. Sono interessati quasi tutti i settori di attività. Ciò viene osservato attraverso l’intelligenza artificiale fortemente segnata dal ventunesimo secolo attraverso molteplici cambiamenti nei settori di attività. La tecnologia offre mezzi sufficienti per una trasmissione molto rapida dei messaggi. Nasce così un’altra forma di costruzione di connessioni sui social network. Considerando il settore del
commercio, molte persone oggi traggono facilmente profitto e si guadagnano da vivere quotidianamente attraverso le vendite online. La tecnologia facilita anche le relazioni tra gli Stati, rendendo il mondo un villaggio globale.

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Nel 2019 abbiamo conosciuto il covid 19: “Anche questa pandemia ha giocato un ruolo fondamentale in questo senso. Se prima del 2020 il lavoro ibrido era quasi impensabile in Italia, tre anni dopo lo scenario è cambiato e ha lasciato spazio a una nuova concezione di operatività, più smart e più attenta ai bisogni dell’ambiente e dei lavoratori”¹.

Considerando il settore agricolo, questo settore è stato fortemente caratterizzato dai macchinari che hanno consentito raccolti abbondanti in tempi record riducendo al contempo il dispendio energetico umano. Campo della salute, la tecnologia ha contribuito al trattamento efficace di molte malattie e alla lotta efficace contro i virus che possono diffondersi pericolosamente all’interno dell’organismo.
Pertanto, nei laboratori gli antivirus sono progettati per combattere ferocemente queste malattie. In questo ambito notiamo anche l’aumento della chirurgia estetica per permettere alle persone che si sentono a disagio con alcune parti del proprio corpo o che hanno subito deformazioni fisiche a
seguito di un incidente, di ritrovare la fiducia in se stesse.

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La religione non è risparmiata dall’avvento della tecnologia. Ricordiamo che Papa Francesco dichiarava all’inizio del suo pontificato “che era apparso un nuovo continente da evangelizzare dalla Chiesa: l’universo digitale”. Afferma inoltre che questo spazio è il più frequentato dai giovani di oggi. La Chiesa deve quindi essere presente nel mondo digitale. Impegnata a muoversi in questa direzione, la Chiesa utilizza la tecnologia in diversi modi per annunciare il Vangelo. Durante il periodo del Covid-19 successivo al confinamento, molte persone hanno condiviso la parola di Dio online.
Sono nati così forum di condivisione del Vangelo attraverso le reti sociali che permettono ai cristiani di acquisire questa buona notizia e soprattutto di avere un accesso più equo alla conoscenza. Grazie alla tecnologia, alcune comunità che non possono permettersi di percorrere lunghe distanze possono seguire un servizio di trasmissione in diretta online. Attraverso i canali YouTube sono molte le persone che condividono quotidianamente la Parola di Dio o affrontano
temi che incoraggiano gli iscritti alla pace. Alcune applicazioni nascono per permettere ai fedeli un accesso più facile al Vangelo e soprattutto per sviluppare in loro il gusto della preghiera. Ad esempio, l’applicazione Bibbia in versione elettronica, applicazioni su tutte le forme di rosario.
Tuttavia, la tecnologia, essendo un approccio molto apprezzato, presenta anche aspetti dannosi in tutti i settori.
In termini di comunicazione, un messaggio trasmesso può essere interpretato erroneamente e portare a divergenze di opinione. Alcune persone sono vittime di molestie in tutte le forme attraverso i social network. Nel campo del commercio, il commercio online presenta molto spesso degli svantaggi. Molto spesso assistiamo all’insoddisfazione dei clienti e ai servizi spiacevoli da parte di addetti alle consegne incompetenti.
Considerando il settore agricolo, la tecnologia dovuta alla creazione di macchine amplifica il tasso di disoccupazione. In alcune località, ad esempio, gli uomini venivano assunti per offrire servizi retribuiti per il lavoro rurale. Ma con la tecnologia questi servizi non avranno più la loro ragion d’essere. Inoltre, l’utilizzo di alcuni impianti agricoli contribuisce progressivamente all’erosione del suolo, al cambiamento climatico e all’inquinamento dei corsi d’acqua.
Quando si tratta di salute, la chirurgia estetica ha effetti molto pericolosi quando si esagera. Stiamo assistendo alla morte di alcuni pazienti in caso di interruzione di corrente. L’uso di alcune macchine difettose può causare complicazioni alla salute dei pazienti. La tecnologia, anche se efficace, a volte danneggia il nostro rapporto con Dio.
Il primo pericolo che attende il missionario nel campo digitale è la disincarnazione degli incontri. Un “profilo”, un interlocutore virtuale, mancherà sempre di quella profondità carnale senza la quale ogni relazione viene troncata. È attraverso il corpo, con la mediazione dei cinque sensi, che si creano
davvero amicizie e complicità. Il Verbo si è incarnato e non ha semplicemente lasciato cadere uno “spinnaker” dal Cielo.
A questo livello è necessaria vigilanza: i social network non devono limitare la comunicazione missionaria a semplici scambi sullo schermo. Lo scopo dell’evangelizzazione non è solo far conoscere Gesù Cristo, ma soprattutto mettere i giovani in contatto con il Figlio di Dio. Ma per questo è necessario uscire dallo schermo per andare a messa o unirsi ad un gruppo di cristiani in carne ed ossa! Un missionario che incontrasse il suo gregge solo su Internet mancherebbe il suo obiettivi.

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Il primo vantaggio che riconosciamo nella tecnologia è il miglioramento del benessere umano in diversi ambiti, ma limitarsi a questa affermazione significherebbe comprendere la nozione di tecnologia da un unico punto di vista. Va quindi anche constatato che lo sviluppo tecnologico pone
oggi l’uomo in una situazione di dipendenza e di schiavitù. L’uomo può però uscire da questo circolo vizioso e non essere più schiavo della tecnologia dal momento in cui dà importanza alla riflessione e all’utilizzo di ciò che è unico dell’uomo, la sua ragione. Da qui l’importanza della famosa citazione di Rabelais: come lo ha affermato Papa Francesco nel suo messaggio per la giornata mondiale della pace 2024: “Gli sviluppi tecnologici che non portano a un miglioramento della qualità di vita di tutta l’umanità, ma al contrario aggravano le disuguaglianze e i conflitti, non potranno mai essere considerati vero progresso”².

Poiché non possiamo fare a meno del progresso tecnologico, è urgente che la tecnologia venga utilizzata saggiamente.

1 https://www.alet.com/tecnologia-sostenibile-il-futuro-e-green/
2 FRANCESCO, Messaggio per la 57 esima giornata mondiale per la Pace in https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/peace/documents/20231208-messaggio-57giornatamondialepace2024.html

Policy e liberatorie
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Estelle Houekey Mawule Miguelle

B2117




la comunicazione nella chiesa

la comunicazione nella chiesa

 

cosa pensa la chiesa dei mezzi di comunicazione

in considerazione della grande importanza della comunicazione sociale, la chiesa cerca un dialogo onesto e rispettoso
con i responsabili dei media, un dialogo che si rivolge in primo luogo l’elaborazione della politica che li riguarda.

 il ruolo della comunicazione

la comunicazione è la condizione della sopravvivenza della società. Si comunica per rappresentare e conoscere una realtà, per creare e consolidare le relazioni umane, per risolvere i problemi, per costruire saperi e competenze, per trasmettere il senso del bello, per condividere emozioni.

l’importanza della comunicazione

comunicare in  maniera corretta ed efficace è essenziale in tutti gli ambiti, tra questi l’ambito familiare, dove una comunicazione efficace e positiva è indice di un clima di benessere nella famiglia e uno strumento di risoluzione positiva dei conflitti interpersonali.

 

 

             l’importanza della comunicazione nella chiesa tramite

                                                   internet

 

 

” internet è importante per molte attività e numerosi programmi ecclesiali quali l’evangelizzazione, la ri-evangelizzazione, la nuova evangelizzazione e la tradizionale opera missionaria ad gentes, la catechesi e altri tipi di educazione, notizie e informazioni, l’apologetica, governo, amministrazione e alcune forme di direzione spirituale e pastorale. sebbene la realtà virtuale del ciberspazio non possa sostituire una comunità interpersonale autentica o la realtà  dei sacramenti e della liturgia o l’annuncio diretto e immediato del vangelo, può completarli, spingere le persone a vivere più pienamente la fede e arricchire la vita religiosa dei fruitori. Essa è per la chiesa anche uno strumento per comunicare con gruppi particolari come giovani e giovani adulti, anziani e persone costrette a casa, persone che vivono in aree remote, membri di altri organismi religiosi, che altrimenti non sarebbe possibile raggiungere.”

                                                                                                                                                                                                                                 citazione

 

 

 

 

                                            il mio pensiero

vorrei esprimere il mio pensiero riguardo a quanto ho descritto prima. La comunicazione nella chiesa più che importante direi che è essenziale, appunto per la vita che stiamo affrontando in questi ultimi tempi, di cui abbiamo assolutamente bisogno, poter annunciare la buona novella del SALVATORE del mondo, in modo da  arrivare ad ogni angolo della terra.

 

I media diocesani hanno ancora un ruolo importante sia nella crescita della comunità cristiana, sia nel dibattito pubblico?

La funzione è sicuramente ancora importante. Le tre dimensioni non si escludono reciprocamente, sarebbe un errore. Il tema è capire come quei media che vengono da un passato di grande ascolto dentro la comunità cristiana possano riprogettarsi e ripensare la loro presenza dentro la scena attuale. In una situazione generale di crisi della carta stampata, dei media mainstream, in cui invece sembrano essere i social lo spazio vincente della comunicazione, cosa significa per i media diocesani ripensare la propria presenza? Credo che sia la grande sfida con cui confrontarsi: ripensarsi dentro la nuova scena e capire quel tipo di mezzo e di messaggio cosa abbia ancora da dire e cosa debba invece modificare per tornare ad essere significativo. È una grande sfida, che però deve essere accettata e tradotta in progettualità comunicativa e pastorale. Se non lo si fa e si rimane assestati su posizioni tradizionali, credo che sia poi difficile sopravvivere.

 

 

Evangelizzare e catechizzare attraverso i social è un modo per arrivare direttamente al cuore delle nuove generazioni?

“Sono opportunità straordinarie per una prima evangelizzazione, per trovare un modo di riavvicinare giovani e persone che non frequentano, tenendo però presente che mai potrà sostituire il contatto personale. La chiesa è comunione e questa si vive di persona”.

Papa Francesco utilizza Twitter per inviare quasi quotidianamente un messaggio ai fedeli, YouTube per inviare la sua preghiera mensile o i messaggi per alcune giornate mondiali. Questo cambiamento nel modo di comunicare quali effetti ha avuto nel rapporto tra la Chiesa e i fedeli?

“Rispondono i numeri: i messaggi di Papa Francesco sono un balsamo spirituale che raggiunge milioni di person

e ogni giorno. Mostrano come va usato il web, con lo stile proprio della Chiesa: l’amor

e per l’uomo”.

sitografia:

http://Interris.it https://www.interris.it/la-voce-degli-ultimi/chiesa-comunicazione-rapporto

https://www.vatican.va>roman_curia>pccs>documents

https://www.scuola7.it>la comunicazione-come-strumento

https://www.iss.it>infointersex-importanza-della-comunicazione

https://www.chiesadimilano.it › news › chiesa-diocesi

 

bibliografia:

F. AMMENDOLIA- R. PETRICCA, Chiesa e pastorale digitaleIn uscita verso una società 5.0, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2023.

 

Vanessa Garcia

B2219

 




L’EVOLUZIONE DEL WEB

Il World Wide Web: dalla nascita alla concezione odierna.

La nascita

Il 6 agosto 1991, l’informatico britannico Tim Berners-Lee inaugurò il cosiddetto World Wide Web (letteralmente «ragnatela intorno al mondo»), un servizio che ancora oggi permette di accedere a informazioni disponibili in Internet, oppure di inserirne altre. Così i dati che la Rete era già capace di trasportare di dispositivo in dispositivo, diventavano più fruibili grazie all’utilizzo degli ipermedia. Un ipermedia, infatti, è un ipertesto che supporta anche contenuti multimediali, quindi foto e video oltre che documenti di testo, e che contiene link, cioè collegamenti ad altri ipermedia

Così i siti Web, essendo connessi gli uni agli altri, è come se formassero una ragnatela che può estendersi indefinitamente. Pertanto si dice che possa avvolgere il mondo.

Una curiosità: il primo sito Web che fu creato è ancora visibile al seguente link http://info.cern.ch/hypertext/WWW/TheProject.html.

Le tappe dell’evoluzione

Per come Berners-Lee aveva ideato il sistema, l’utente era limitato alla lettura e alla visualizzazione dei contenuti, per questo si parla di read only web, sottolineando il carattere statico di questa prima versione.

Presto, però, la possibilità di interazione tra utente e sito, che il web 1.0 lasciava solo intravedere, si amplia. Attraverso alcuni siti, di cui mIRC è un celebre esempio, si sviluppano le prime chat. Potremmo definire questa prima evoluzione “web 1.5”, perché anticipa quello che pochi anni più tardi diventerà abituale.

Nel 1999, infatti, è l’era web 2.0, detto Read-Write-Publish. È il carattere sociale e partecipativo che lo qualifica: nei blog, emblema di questa versione, gli utenti comunicano facilmente tra loro.

Una domanda: a chi di noi, facendo una ricerca sul web, non è capitato di sentirsi incompreso quando i risultati prodotti non erano attinenti a quanto ricercato?

Si pone un problema di semantica, che il web 3.0 approfondisce.

Sono i primi anni del nuovo millennio, i motori di ricerca dei browser diventano più funzionali. Il web semantico è capace di comprendere con maggior precisione il significato delle parole digitate dall’utente grazie all’introduzione dell’intelligenza artificiale. L’entrata in gioco dell’intelligenza artificiale è accompagnata dall’esigenza di avere a disposizione una gran mole di dati. Si può dire che, da questo momento, si “offre la possibilità di utilizzare Internet come un enorme «database», da utilizzare in diverse applicazioni per recuperare dati da fornire all’utenza”¹. Cioè l’Internet diventa un deposito dati di notevoli dimensioni; questi dati vengono elaborati in modo tale che possano essere maneggiabili dalle I.A.

Il web oggi

Questi due concetti di database “potenziato, come una miniera di dati, e di intelligenza artificiale, in grado di estrarre dati da questa miniera, stanno a fondamento della versione del web che si utilizza oggi.

All’utente vengono presentati dati che rispondono alle sue esigenze con precisione sempre maggiore.

Il web 4.0, infatti, è detto “simbiotico” e non è altro che un potenziamento del 3.0: i database diventano Big Data; l’intelligenza artificiale permette un maggiore sviluppo della grafica; se dal web 3.0 si era iniziato a parlare di interfacce tridimensionali, ora si è capaci di riprodurre veri e propri ambienti che simulano la realtà (realtà aumentata).

Non solo, l’approdo dell’intelligenza artificiale fuori dal web è il fattore di sviluppo principale della cosiddetta domotica. Gli elettrodomestici comunicano con gli uomini attraverso macchine intelligenti, dando vita a nuove categorie di relazione: l’uomo dialoga con le macchine e le macchine possono farlo tra loro. Si parla di Internet of Things (IoT) in questo senso, cioè anche oggetti “inanimati” contribuiscono a comporre la Rete.

Un altro fattore che in questo contesto gioca un ruolo da protagonista è la sicurezza dei dati. La necessità di garantire una trasmissione di contenuti protetti fa in modo che il Web, fino a questo punto esteso soltanto superficialmente (Surface Web), si sviluppi anche in profondità. Deepweb Darkweb sono due modi per indicare questo lato della ragnatela in cui circolano documenti criptati e non tracciabili.

Il web domani

Lo sguardo si volge già verso prospettive ancora più ampie. “Nonostante il web 4.0 sia ancora in fase di sviluppo, la versione successiva è già in fase di definizione. Il web 5.0 mira a consentire comunicazioni web così come si interagisce nel mondo reale”². Il punto di svolta sarebbe segnato dall’integrazione delle componenti emozionali e sensoriali: il web diventa capace di percepire le emozioni dell’utente e di stimolare sensazioni nel suo corpo.

Nell’Internet of Senses o Internet Overthings è aperta la porta di accesso non solo alla creazione di alter ego digitali (questo riguarda più il Metaverso), quanto ad uno stile di vita che Luciano Floridi ha definito onlife. Quella onlife è “un’esistenza nella quale la barriera fra reale e virtuale – più propriamente, tra mondo fisico e mondo digitale – è caduta, non c’è più differenza tra online offline, ma c’è appunto un’esistenza onlife“³.

 

Alcuni spunti di riflessione

La vita onlife non è una realtà lontana dalle nostre abitudini: Il Manifesto Onlife è stato pubblicato nel 2013. Semplicemente lo sviluppo tecnologico, incrementando le interazioni uomo-macchina, farà in modo che servizi sempre più sofisticati diventeranno di uso comune.

C’è da chiedersi in che modo l’onlife cambia la vita degli uomini. Come si può continuare a sostenere lo sviluppo indirizzandolo verso una valorizzazione della persona umana? E in questo contesto, la Chiesa come può sfruttare i servizi offerti dalla tecnologia per la sua opera missionaria?

 

Note:

1) Evoluzione del web: dal 1.0 al 4.0, in https://www.manthone.edu.it/old/wp-content/uploads/2016/04/Evoluzione-del-Web-Dal-1.0-al-4.0.pdf, (ultima consultazione: 01/02/2024).

2) Dal web 1.0 al Web 5.0, in https://blog.hostingperte.it/dal-web-1-0-al-web-5-0, (ultima consultazione: 01/02/2024).

3) F. AMMENDOLIA- R. PETRICCA, Chiesa e pastorale digitaleIn uscita verso una società 5.0, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2023, p.24.

 

BIBLIOGRAFIA e SITOGRAFIA:

F. AMMENDOLIA- R. PETRICCA, Chiesa e pastorale digitaleIn uscita verso una società 5.0, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2023.

G. MOSCA, Uno spazio che migliora il rapporto uomo-computer: benvenuti nel Web 5.0, in https://www.repubblica.it/tecnologia/2022/06/24/news/che_cose_il_web_50_e_perche_se_ne_parla_relativamente_poco-354334166/, (ultima consultazione: 01/02/2024).

F. BRANCALE, Web 1.0 web 2.0 e web 3.0: spiegazioni e differenze, in https://www.themarketingfreaks.com/2014/02/web-1-0-web-2-0-e-web-3-0/, (ultima consultazione: 01/02/2024).

Dal web 1.0 al Web 5.0, in https://blog.hostingperte.it/dal-web-1-0-al-web-5-0, (ultima consultazione: 01/02/2024).

Evoluzione del Web Social(e). Dall’1.0 al 4.0, in https://www.pensodigitale.it/2019/03/26/evoluzione-del-web-sociale-dall1-0-al-4-0/, (ultima consultazione: 01/02/2024).

Evoluzione del web: dal 1.0 al 4.0, in https://www.manthone.edu.it/old/wp-content/uploads/2016/04/Evoluzione-del-Web-Dal-1.0-al-4.0.pdf, (ultima consultazione: 01/02/2024).

 

Policy e liberatorie

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https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fwww.linkedin.com%2Fpulse%2Funraveling-evolution-internet-web-10-20-promise-30-completegurus&psig=AOvVaw369dbwV5HwQlx4GCo1qS39&ust=1706911198966000&source=images&cd=vfe&opi=89978449&ved=0CBIQjRxqFwoTCMDxkPGRi4QDFQAAAAAdAAAAABAJ;

https://www.brandignity.com/2012/11/6-reasons-why-social-networking-is-so-popular-these-days/;

https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fwww.repubblica.it%2Ftecnologia%2F2022%2F06%2F24%2Fnews%2Fche_cose_il_web_50_e_perche_se_ne_parla_relativamente_poco-354334166%2F&psig=AOvVaw0aSMYO7ULXosuLPAbng8uu&ust=1706912036727000&source=images&cd=vfe&opi=89978449&ved=0CBIQjRxqFwoTCMj60v-Ui4QDFQAAAAAdAAAAABAE;

https://hfitaly.com/il-future-manufacturing-e-il-rapporto-tra-uomo-e-macchina/;

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Andrea Cecconi

B221




LEONE DA TASTIERA O BUON SAMARITANO? Nei social media la scelta spetta a noi!

Una riflessione sulla base del documento del Dicastero per la Comunicazione “Verso una piena presenza – Riflessione pastorale sul coinvolgimento con i social media” (2023)

 

Nel linguaggio odierno dei social media sentiamo sempre più spesso parlare di “leoni da tastiera”, di “odiatori del web”, di “haters”,  per indicare con sfumature diverse quelle persone che in rete assumono atteggiamenti provocatori e offensivi nei confronti degli altri utenti.

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/manifesto-contro-cyberbulli

In particolare, l’espressione “leoni da tastiera” è la traduzione italiana della parola inglese “Keyboard warriors” – che significa letteralmente “guerrieri da tastiera” –  e vuole alludere a quegli utenti che, atteggiandosi appunto da “leoni” o da “guerrieri”, si reputano liberi di offendere, insultare, screditare o minacciare gli altri in quanto si sentono protetti dallo schermo di un dispositivo qualunque.

Si tratta di un fenomeno che non può essere assolutamente sottovalutato nell’ambito della comunicazione online anche perché questo può facilmente sfociare in veri e propri atti di cyberbullismo con conseguenze devastanti per le vittime, soprattutto, quando si tratta di adolescenti e giovani. Pensiamo, ad esempio, ad un volto concreto, quello di Carolina Picchio, una ragazza di soli quattordici anni, vittima di un video nel quale mentre era svenuta divenne inconsapevolmente oggetto di scherni e atti osceni da parte di alcuni suoi coetanei[1]. Questo video purtroppo cominciò a fare rapidamente il giro dei vari social e Carolina, non reggendo ai messaggi d’insulto in seguito ricevuti, si gettò da una finestra della sua casa nella notte tra il 4 e il 5 gennaio del 2013. “Le parole fanno più male delle botte” fu il suo ultimo messaggio.

Questo episodio, come purtroppo tanti altri, non ci possono lasciare indifferenti ed in particolare come cristiani non possiamo esimerci dalle nostre responsabilità sul modo in cui ci muoviamo ed interagiamo nei social media. Papa Francesco in un’udienza generale del mercoledì, riflettendo sulla passione per l’evangelizzazione, ci ha così richiamati: «Non si annuncia il Vangelo da fermi, chiusi in un ufficio, alla scrivania o al computer facendo polemiche come “leoni da tastiera»[2].

https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2023-04/papa-francesco-catechesi-vangelo-annuncio-udienza-generale.html

In effetti, se ci pensiamo bene facendo un serio esame di coscienza, possiamo noi tutti in qualche modo trasformarci in questi “leoni da tastiera” ogni volta in cui scateniamo polemiche, critiche, offese nei social o nelle chat di gruppo, non resistendo a quell’irrefrenabile spinta a scrivere la nostra, a zittire quella persona, a dire in malo modo ciò che non ci va.

Siamo chiamati, dunque, a non cadere in queste subdole trappole e ad intraprendere, invece, una strada che renda più umano il mondo digitale offrendo punti d’incontro aperti a tutti. Ed è proprio in quest’ottica, allora, che si situa il documento                    «Verso una piena presenza – Riflessione pastorale sul coinvolgimento con i social media» pubblicato dal Dicastero per la Comunicazione[3].Un testo che si presenta come una sorta di “annuncio” della presenza cristiana sui social media e che pone all’attenzione di tutti noi alcune domande fondamentali: «Che tipo di umanità si riflette nella nostra presenza negli ambienti digitali?

https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2023-05/il-buon-samaritano-ispirazione-per-chi-abita-i-social-media.html

Quanto delle nostre relazioni digitali è frutto di una comunicazione profonda e sincera, e quanto invece è semplicemente plasmato da opinioni insindacabili e reazioni appassionate? Quanto della nostra fede trova espressioni digitali vive e rivitalizzanti? E chi è il mio “prossimo” sui social media?» (n.5).  Proprio quest’ultima domanda apre all’icona del Buon Samaritano che, sulla base dell’omonima parabola (Lc. 10, 29-37), è quella che attraversa tutto il documento, come modello per camminare sulle “strade digitali” e promuovere “relazioni social” pacifiche, aperte all’ascolto e ricche di significato. Ed è in queste “strade digitali” che molte persone oggi vengono purtroppo ferite dalla divisione e dall’odio ed è per questo che come discepoli di Cristo non possiamo accontentarci di rimanere solo dei passanti silenziosi ed indifferenti.

https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2023-05/il-buon-samaritano-ispirazione-per-chi-abita-i-social-media.html

Per umanizzare gli ambienti digitali e per comprendere meglio il mondo sempre più complesso di oggi dobbiamo, allora, imparare a guardare dalla prospettiva dell’uomo ferito della parabola del Buon Samaritano. Una parabola questa che «ci sfida a confrontarci con la “cultura dello scarto” digitale […] facendo uno sforzo volontario di andare incontro all’altro» (n. 21) e di compiere «il primo passo nel superare l’indifferenza» (n. 22).


http://diocesedecampos.org.br/homiletica-parabola-do-bom-samaritano/

Il discepolo che ha fatto esperienza dello sguardo misericordioso di Cristo, infatti, sa che «la buona comunicazione inizia con l’ascolto e la consapevolezza di trovarsi davanti un’altra persona» (n. 25). Ascolto e consapevolezza che mirano a favorire l’incontro superando gli ostacoli esistenti, compreso quello dell’indifferenza. Ascoltare in questo modo diventa un passo fondamentale per il coinvolgimento degli altri: «è un primo ingrediente indispensabile per la comunicazione» (n. 25) e un primo passo fondamentale per una pastorale onlife.

Impegnarsi in questo ascolto nei social media diventa così un fondamentale punto di partenza che ci permette di passare «dalle reazioni rapide, dai commenti impulsivi al creare opportunità di dialogo, sollevare domande per saperne di più, manifestare cura e compassione e riconoscere la dignità di coloro che incontriamo» (n. 37). Riconoscere il nostro prossimo digitale significa riconoscere che la vita di ogni persona ci riguarda anche quando la sua presenza è mediata da strumenti digitali. Essere prossimi sui social media significa, allora, essere presenti alle storie degli altri, soprattutto, di coloro che soffrono, nella consapevolezza che dall’altra parte dello schermo «ci sono persone che hanno una storia, sogni, aspettative, sofferenze. C’è un nome e un volto» (n. 47).

Tutti noi, allora, possiamo scegliere di essere dei passanti sulle “strade digitali” semplicemente “connessi”, oppure, possiamo decidere di “sporcarci le mani” come il Samaritano e permettere che le connessioni si trasformino in veri incontri che fasciano le ferite, che guariscono ostilità e divisioni.

https://blog.libero.it/wp/shekinaheart/2022/12/13/vi-passeranno-davanti/

Ecco, dunque, l’importanza di far sì che tutto quello che condividiamo nei nostri post, commenti e “like”, attraverso parole pronunciate o scritte, filmati o immagini, sia in linea con lo stile che abbiamo imparato da Cristo il quale «ha trasmesso il suo messaggio non solo con le parole, ma con tutto il suo stile di vita, rivelando che la comunicazione, al suo livello più profondo, è il dono di sé nell’amore» (n. 65).

In questo modo il come diciamo qualcosa diventa importante esattamente quanto il che cosa diciamo. Con la consapevolezza che «per comunicare la verità, dobbiamo innanzitutto accertarci di trasmettere informazioni veritiere; non solo nel creare i contenuti, ma anche nel condividerli».

https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2018-01/messaggio-giornata-comunicazioni–papa–vincere-le-fake-news-con.html

«Dobbiamo assicurarci di essere davvero una fonte attendibile». Per comunicare bontà abbiamo, inoltre, «bisogno di contenuti di qualità, di un messaggio orientato ad aiutare, non a danneggiare, a promuovere un’azione positiva, non a perdere tempo in discussioni inutili» (n. 66).

Lo stile che dovrebbe, allora, caratterizzarci come cristiani nei social media dovrebbe essere quello della riflessività e non della reattività lasciandoci plasmare dalla virtù della prudenza evitando di postare contenuti che potrebbero creare divisioni o fomentare conflitti e condividendo, invece, storie ed esperienze di bellezza o di sofferenza che potrebbero anche essere fisicamente lontane da noi. In questo modo avremmo non solo «l’opportunità di pregare insieme» ma anche di «cercare insieme il bene, riscoprendo ciò che ci unisce» (n. 76) impegnandoci, ad esempio, in progetti che promuovano la dignità umana e lo sviluppo, che mirino a ridurre le disuguaglianze digitali, che promuovano iniziative a favore di chi è povero e di chi non ha voce nella società.

https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2018-09/giornata-comunicazione-2019-papa-sceglie-tema-comunita.html

In conclusione, «oltre alla nostra capacità di raggiungere gli altri con contenuti religiosi interessanti, noi discepoli di Cristo dovremmo essere conosciuti per la nostra disponibilità ad ascoltare, a discernere prima di agire, a trattare tutte le persone con rispetto, a rispondere con una domanda piuttosto che con un giudizio, a rimanere in silenzio piuttosto che scatenare una controversia» (n. 77) per essere come afferma la Lettera di san Giacomo sempre “pronti ad ascoltare, lenti a parlare e lenti all’ira” (Gc 1,19).

In altre parole, siamo chiamati come cristiani ad essere nei social media testimoni di speranza, operatori di pace, comunicatori di vita, di quella vita piena che ci è stata donata in Cristo!

 

Antonio Pontarollo

Studente dell’Istituto Teologico Leoniano di Anagni

                                                        Sotto la visione dei docenti del Corso di Informatica Riccardo Petricca e Fortunato Ammendolia

 

 

Policy e liberatorie

Si rilascia liberatoria per la divulgazione. Qualora si volesse utilizzare il testo andranno citate la fonte, il nome dell’autore ed i docenti del corso. 

Le immagini sono state ricavate dai seguenti siti:

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  • https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2023-05/il-buon-samaritano-ispirazione-per-chi-abita-i-social-media.html
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  • Immagine di copertina: https://twenergy.com/gas/

Il loro utilizzo è vincolato a quanto disposto dagli autori delle pagine web menzionate.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] MONICA LUCIONI, Web. Le parole fanno più male delle botte. Nuove idee contro il cyberbullismo, Avvenire (giovedì 23 gennaio 2020), in https://www.avvenire.it/attualita/pagine/manifesto-contro-cyberbulli, (23 gennaio 2024).

[2] FRANCESCO, Udienza Generale, La passione per l’evangelizzazione: lo zelo apostolico del credente (12 aprile 2023), in https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2023/documents/20230412-udienza-generale.html, (23 gennaio 2024).

[3] DICASTERO PER LA COMUNICAZIONE, Verso una piena presenza – Riflessione pastorale sul coinvolgimento con i social media (28 maggio 2023), in https://www.vatican.va/roman_curia/dpc/documents/20230528_dpc-verso-piena-presenza_it.html, (23 gennaio 2024).

 

SITOGRAFIA:

FRANCESCO, Udienza Generale, Catechesi – La passione per l’evangelizzazione: lo zelo apostolico del credente (12 aprile 2023), in https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2023/documents/20230412-udienza-generale.html, (23 gennaio 2024).

FRANCESCO, Messaggio del Santo Padre Francesco per la LII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, “La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Fake News e giornalismo di pace” (24 gennaio 2018), in https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2018-01/messaggio-giornata-comunicazioni–papa–vincere-le-fake-news-con.html, (23 gennaio 2024).

FRANCESCO, Messaggio del Santo Padre Francesco per la LIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25). Dalle social network communities alla comunità umana” (24 gennaio 2019), in https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2018-09/giornata-comunicazione-2019-papa-sceglie-tema-comunita.html (28 gennaio 2024).

DICASTERO PER LA COMUNICAZIONE, Verso una piena presenza – Riflessione pastorale sul coinvolgimento con i social media (28 maggio 2023), in https://www.vatican.va/roman_curia/dpc/documents/20230528_dpc-verso-piena-presenza_it.html, (23 gennaio 2024).

MONICA LUCIONI, Web. Le parole fanno più male delle botte. Nuove idee contro il cyberbullismo, Avvenire (giovedì 23 gennaio 2020), in https://www.avvenire.it/attualita/pagine/manifesto-contro-cyberbulli, (23 gennaio 2024).

 

 




IL DIGITALE E MULTIMEDIALE IN AMBIENTE OSPEDALIERO

1. RACCONTO PERSONALE

Sappiamo tutti che la permanenza più o meno lunga in ambiente ospedaliero è difficilmente riconducibile ad una bella e piacevole esperienza. Non molto tempo fa anch’io ho sperimentato il dispiacere di soggiornare per un lungo periodo nella stanza 402 del reparto di malattie infettive, dell’ospedale pediatrico Gesù Bambino di Roma. Il mio terzo bambino, Nicola, aveva una rara sindrome da dover curare. Ricordo, una volta entrata, di non essere più uscita da quella stanza fino al giorno delle dimissioni di mio figlio. La reclusione è stata il secondo “mostro” da dover combattere, dopo aver scoperto il problema vero e proprio. I giorni trascorrevano senza essere avvertiti e si era costretti a spostarsi da un letto a una sedia. Sullo sfondo di questa scena ho ringraziato il buon Dio dell’esistenza  del digitale e del multimediale. Lo smartphone ed il televisore sono stati la mia ancora di salvezza: poter comunicare con i propri cari, condividere le proprie angosce legate al momento e uscire fuori da quella stanza anche solo virtualmente mi ha aiutato a non sprofondare nell’angoscia. Nonostante l’aiuto della tecnologia, avvertii la mancanza di un sostegno spirituale, una figura religiosa con la quale poter condividere il dolore più profondo.

Circa un anno dopo ci fu un ulteriore ricovero, ma questa volta Nicola era più grande, si trovava in quella fase dove era in grado di camminare e non capiva perché dovesse restare fermo sul letto, legato a dei macchinari. Anche in questo caso la tecnologia mi ha aiutata, i cartoni animati e le canzoncine per bambini sono stati i nostri compagni di viaggio.

2. DIGITALE E MULTIMEDIALE

Sulla base di questa personale esperienza vissuta, nasce la mia riflessione: penso ai bambini e ai ragazzi più grandi di Nicola, che dovrebbero frequentare ad esempio la scuola, il catechismo, altre attività di vario genere e credo che sia davvero un’ingiustizia non poterlo fare. Non solo, credo che il campo digitale e multimediale possa diventare (come nel mio caso), un sostegno, un punto di riferimento importantissimo. Partecipare alle videolezioni è sicuramente un supporto in più, non solo dal punto di vista didattico, ma anche per dare la possibilità di sentirsi parte integrante della propria classe. Domanda: possiamo fare altro?

3. DIGITALE E MULTIMEDIALE CON “IVO VA A SCUOLA”

Avete mai sentito parlare di “Ivo va a scuola”? E’ un progetto che nasce tra la collaborazione di Elmec informatica ed Eolo. Ha l’obbiettivo di aiutare bambini e ragazzi a frequentare le lezioni scolastiche. Consiste in un tablet che montato sopra ad un robot motorizzato viene collegato ad un pc, dal quale lo studente può non solo restare aggiornato ma ha la possibilità di assistere alle lezioni dal proprio banco di scuola. Ivo da la possibilità di spostarsi all’ interno del plesso scolastico nei momenti ricreativi, favorendo la possibilità di stare insieme ai propri compagni anche nei momenti di svago e non solo di studio. Tutto questo previene e limita il sorgere di problemi psicosociali dovuti all’isolamento obbligatorio causato dalla malattia. A questo punto riaffiora la mia domanda: possiamo fare altro?

4. “MISSIONE: ESSERE GRANDI INSIEME”

Altro grande progetto, questa volta avviato dalla Fondazione dell’Ospedale pediatrico Buzzi di Milano e IBM, chiamato “Missione: essere grandi insieme”. Ha come obbiettivo l’ accrescimento della competenza digitale e multimediale di bambini e ragazzi, dai 6 ai 13 anni. Il lavoro si svolge attraverso percorsi educativi e di intrattenimento per mezzo dei giochi. Riportiamo di seguito i nomi delle attività con le loro caratteristiche:

  • “Smonting”: è un’attività che si basa sul sensibilizzare e incentivare al riciclo tecnologico. La manualità è il punto forte di questa iniziativa;
  • “Gioca con il robottino”: Gino robottino è il protagonista di quest’attività. Aiuta i bambini ad accrescere la propria fantasia ed immaginazione;
  • “Favole nell’aria”: una delle più antiche attività che non passerà mai di moda è quella di condividere, raccontare e inventare favole.
  • “Cybersecurity”: pensata per ragazzi più grandi, ai quali bisogna far comprendere che dietro un gioco sul pc, oppure dietro un social networks, c’è sempre una persona che va rispettata;
  • “Creazione di chatbot”: anche quest’ultima attività è stata pensata per i ragazzi più grandi e consiste nel dar vita ad un assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale di IBM.

Bellissime iniziative alle quali manca sempre un qualcosa! Quindi insisto di nuovo: possiamo fare altro?

5. “EDELWEISS” QUASI 30 ANNI DI DIGITALE E MULTIMEDIALE

Altro grande progetto che a mio avviso non dovrebbe passare inosservato è quello di “Edelweiss”. Nato dalla collaborazione fra l’Istituto Tecnologie Didattiche del CNR, la scuola dell’Ospedale Pediatrico Giannina Gaslini di Genova e la Hewlett Packard Italia. Gli obiettivi di questo progetto sono essenzialmente gli stessi di cui abbiamo trattato finora. A mio avviso, l’aspetto più interessante è che l’iniziazione di questo progetto risale al lontano ’96 e vede protagonista il gemellaggio fra la scuola “G.Govi” di Genova e la scuola interna dell’Ospedale “Gaslini”. Con il trascorrere del tempo, questo progetto si è aperto anche a scuole distribuite su tutto il nostro territorio nazionale. Il servizio si basa sulla comunicazione via posta elettronica, ma non solo. Gli insegnanti hanno un ruolo fondamentale, quello di mettere in contatto bambini e ragazzi appartenenti a scuole diverse ma con lo stesso livello scolare. In questo modo il bambino si troverà a relazionarsi con realtà scolastiche molto diverse dalla propria.

Avviandomi verso la conclusione, mi rendo conto che ciò che manca in tutti questi progetti è proprio una ricerca interiore, l’aspetto spirituale, quello più profondo che in questi casi inevitabilmente affiora. Si ha un forte bisogno di essere accompagnati e sostenuti nella Fede. Quindi, si! Possiamo fare altro! Una pastorale digitale che doni “una sorta di respiro” a tutte quelle persone che ne sentono il bisogno.

                                        

Manuela Gabrielli

B225

Sitografia:

https://tech4future.info/tecnologia-bambini-in-ospedale-ibm/ (14/06/2021), (25/01/2024)

https://sites.google.com/site/guglielmotrentin/home/ricerca/didattica-inclusiva/edelweiss (11/11/2018), (25/01/2024)

https://www.elmec.com/ivo-robot

 

Bibliografia:

F. AMMENDOLIA – R.PETRICCA, Chiesa e Pastorale digitale, In uscita verso una società 5.0, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2023.

 




COME CI HA CAMBIATO LA VITA INTERNET

 

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“Non smettere mai di correre verso un traguardo, non smettere di essere te stesso, lotta sempre per ciò che desideri. Vivi per la tua vita, ama chi ti ama e aiuta quando puoi. Sogna sempre mete impossibili, regalati in ogni istante attimi di vita eterna e in tutto questo immenso vivere racchiuditi la magia dell’amore”.

(Madre Teresa di Calcutta)

INTRODUZIONE

 In questo articolo, vorrei fare una riflessione personale sull’influenza nella vita quotidiana di utilizzo di internet. Non ha caso ho iniziato con una riflessione di Madre Teresa di Calcutta! Ognuno di noi, in tutto ciò che fa deve essere se stesso, deve sempre avere dei obbiettivi, lottare per i propri obbietti e cercare con tutti i mezzi il paradiso terreno.  Passando dalla storia, all’attualità e il futuro che ci attende. Tutti noi siamo consapevoli come la tecnologia ha fatto dei grandi passi, in tutti i settori della vita. Pensando l’utilizzo di strumenti scientifici, il salto che ha fatto la ricerca nei fenomeni naturali verso una verità solida. Cosi la scoperta del internet, fu una delle innovazioni più importante nel campo della comunicazione della società, ad arrivare nei giorni nostri di diventare uno strumento inseparabile dalla nostra vita per una varietà di compiti che lo utilizziamo. Come ogni scoperta ha i suoi vantaggi e svantaggi, dove ci porta a riflettere da quale parte stare? L’epoca di Internet, cioè la rete dove ognuno di noi, grazie all’Intelligenza Artificiale (IA) cioè questa tecnologia che ci consente di simulare i processi della nostra mente, attraverso la creazione e le applicazioni di algoritmi integrati in un ambiente di calcolo immediato. Bisogna tener presente che dietro  a uno schermo c’è un individuo, il linguaggi deve essere adeguato. Prima di scrivere, commentare o pubblicare un video o un immagine, bisogna pensare a cosa si vuol dire, usare un tono disteso ed esprimere critiche costruttive. Non condividere voci di corridoio, non cliccare artificialmente sui link ricevuti. Le fonti di informazioni bisogna assicurarsi che siano sempre da fonti affidabili e ufficiali. Tuttavia, la riflessione dei vantaggi di Internet supera di gran lunga i suoi svantaggi.

1.1 Internet Ieri

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La storia di Internet è collegata allo sviluppo delle reti di telecomunicazione. L’idea di una rete informatica che permettesse agli utenti di differenti computer di comunicare tra di loro si sviluppò in molte tappe successive. La somma di tutti questi sviluppi ha condotto alla “rete delle reti”, che noi conosciamo oggi come Internet.[1] È il frutto sia dello sviluppo tecnologico, sia dell’interconnessione delle infrastrutture di rete esistenti, sia dei sistemi di telecomunicazione[2]. I primi progetti apparvero alla fine degli anni 50. Negli anni 80, le tecnologie cominciarono a diffondersi in tutto il mondo, compresa Italia[3]. La vita prima di Internet era più varia, gli incontri erano reali e non virtuali, si usciva sempre, tutte le sere, anche solo per fare quattro chiacchere con gli amici. I punti di incontro erano vari come: piazze, giardini, edicola, anche un semplice angolo di un muro. I corsi erano piene di gruppi di ragazzi che facevano avanti e indietro dette ” vasche “, La comunicazione avveniva tramite posta. Gli sms erano dei piccoli bigliettini che passavano tra una mano e l’altra, finche arrivavano alla destinazione, specialmente se all’interno cera un messaggio d’amore. Aspettavi con ansia le lettere dei tuoi amici. Fare una ricerca significava andare in biblioteca. Le ricette dei piatti volavano nei fogli di carta, tutti unti e macchiati con qualche goccia di olio. Le funzioni di casa come accendere una lampadina o aprire il cancello dovevi sempre andare di persona. Per giocare ti dovevi organizzare e cercare un luogo adatto per svolgere quel gioco. Le mamme non vedevano l’ora che i propri figli rientravano a casa. La musica? Eh! quanti ricordi delle cassette registrate. Registravi canzoni dalla radio o dalla TV, e se non riuscivi in tempo dovevi aspettare quando la riproponevano. Insomma la vita prima dell’internet era un po più lenta, Le interazioni faccia a faccia avevano un peso diverso.

[1] Con termine di Internet si intende l’insieme di tutti i dispositivi collegati in rete mediante i protocolli TCP/IP, permette di trasportare informazioni da un dispositivo a un altro. Cfr. F. Ammendolia – R. Petricca, Chiesa e pastorale digitale. In uscita verso una società 5.0, Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2023,15.

[2] La parola telecomunicazione fu adattata dalla parola francese télécommunication. È un composto del prefisso greco tele – (Ƭƞʎɛ-). Cfr. Wikipedia, <https://it.wikipedia.org/wiki/Telecomunicazione>, [ultima consultazione: 20/01/2024].

[3] L’Italia si è collegata per la prima volta a Internet il 30 aprile1986.

1.2. Internet Oggi

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Internet ha capovolto la nostra esistenza. Ha rivoluzionato le comunicazioni. Per qualsiasi cosa facciamo utilizziamo Internet. I sms con gli amici sono immediati, ordinare la pizza, acquistare oggetti di vari generi, condividere le nostre esperienze con gli amici, addirittura con chiunque. Per essere aggiornati di qualsiasi notizia basta un clic. Uno dei più noti vantaggi di Internet è che ci consente di contattare persone a noi care e non solo da ogni parte del mondo. Indipendentemente dalla distanza in un luogo remoto o all’estero, grazie all’accesso della rete attraverso social network, chat, forum. Tutto ciò rende più facile il contatto con i nostri figli, genitori, parenti, amici ecc. Un altro vantaggio di Internet ha a che fare con il metodo in qui consente l’accesso alla conoscenza e all’apprendimento di massa senza limiti geografici e barriere spaziali. Chiunque abbia solo bisogno di una ricetta, di un evento storico, delle formule, immagini, audio, video e varie informazioni in diversi settori, basta che prende il cellulare in mano e come per magia trova una miniera di contenuti. I vantaggi di internet e del web riguardano anche, ormai indispensabile nei percorsi educativi, in particolare in luoghi con difficile accesso geografico, o come non ricordare il periodo del SARS COVID 19 che internet ha svolto un ruolo fondamentale per la DAD e non solo, ma anche nel settore della sanità, delle aziende e del culto religioso. Oggi i nostri figli giocano dentro la loro stanza e non solo, possono giocare in qualsiasi luogo e in qualsiasi circostanza come: restando comodamente sul divano, sulla poltrona di una auto, al ristorante mentre aspettano che arrivi la pizza, mentre aspettano il loro turno per una visita medica ecc. Non posso non ricordare anche i vantaggi nei vari funzioni per la casa, come l’intrattenimento della TV, di Alexa. Grazie alla connessione Internet interagisce con te come se fossi un membro della famiglia, per di più collabora nelle faccende di casa come: accendere la luce, avviare la lavatrice, aggiungere l’elenco della spesa ecc. Oggi le persone utilizzano Internet per creare e condividere conoscenze e sviluppare nuovi modi di insegnare che affascinano e stimolano l’immaginazione degli studenti in qualsiasi momento, ovunque, utilizzando qualsiasi dispositivo. Inoltre Internet ci ha concesso di non essere semplicemente dei destinatari, ma ognuno di noi ha un ruolo attivo, scegliendo se rispondere o meno, nel selezionare quali informazioni ricevere o no. Grazie all’Internet ognuno di noi ha l’opportunità di lavorare per conto proprio, di diventare un personaggio pubblico[1].

1.3. Internet Domani

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Ciò che per l’uomo è sconosciuto, pone delle domande del tipo: cosa c’è oltre? Cosa si può fare di più? Si può raggiungere la perfezione? Tutta la voglia di cercare il perfetto, fa si che l’uomo non si fermi mai e va oltre alla sua immaginazione. Sostituire la mente umana con quella artificiale è uno di obbiettivi dell’IA[2]. Nonostante i passi giganteschi che ha fatto il mondo digitalizzato, allargare questo orizzonte soprattutto nelle ricerche della sanità, cambierebbe di gran lunga la nostra vita. Un altro settore importante dove l’Intelligenza Artificiale potrebbe avere un enorme efficienza è dal punto di vista ambientale. Tanti sono i settori dove l’Intelligenza Artificiale svolge un ruolo importante, tanti sono i benefici che potrebbe dare ancora di più. Tutta la nostra realtà è avvolta da questa mente intelligente.

“Matrix è ovunque, è intorno a noi. Anche adesso nella stanza in qui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato  messo davanti per nasconderti la verità”[3].

Il protagonista viene a conoscenza dell’inganno in cui ogni cittadino del mondo vive. Il (1999), era un tempo e parte di quel pubblico che affollava le sale dei cinema, senza rendersene conto, si è trovato catapultato in un nuovo tempo: l’era dell’Intelligenza Artificiale.

“Io non conosco il futuro, non sono venuto qui a dirvi come andrà a finire, sono venuto a dirvi come comincerà”

Questa frase di Neo[4] appare come pura fantascienza. Eppure oggi, a distanza di poco più di vent’anni, appare una profezia che sta in atto. Come abbiamo visto in questa riflessione, per prima cosa hai accesso a più conoscenze che in qualsiasi altro momento della storia. Di fatto, Internet ha connesso il mondo, ci permette di divertirci. Ha generato affari e vantaggi per tutti, puoi acquistare, scoprire e persino trovare un partner. Internet è qui per restare e occupare un posto nelle nostre vite, cossi tanto che non possiamo capire la nostra società senza di essa o senza i dispositivi informatici che la incorporano. Senza Internet, siamo esclusi dalla società a tal punto che se non hai un cellulare ormai sei strano. Concludo questa mia riflessione, citando Sant’Agostino D’Ippona.

“V’è nell’uomo una determinata facoltà, per cui è superiore a animali, si chiama mente o spirito o  meglio l’uno e l’altro. Se essa domina pienamente su tutte le facoltà da cui è costituito l’uomo allora egli è pienamente razionale”.[i]

Augurando ad ognuno di noi, ma soprattutto a coloro che si occupano nelle ricerche, possano sempre metterci l’anima e nel migliorare sempre di più, nell’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale, per il bene comune.

 

BIBLIOGRAFIA

 

Ammendolia, Fortunato – Petricca, Riccardo, Chiesa e pastorale digitale. In uscita verso una società 5.0, Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2023.

Wachowski Lana & Lilly, Matrix (1999), con Keanu Reeves, Laurence Fishburne, Carrie-Anne Moss.

Pietrosanti, Romano, Elementi di antropologia filosofica, Urbaniana University Press, Roma 2021.

Sitografia

Wikipedia, <https://it.wikipedia.org/wiki/Telecomunicazione>, [ultima consultazione: 20/01/2024].

Diocesilazio, <https://www.diocesilazio.it/wp-admin/admin-ajax.php?action=imgedit-preview&_ajax_nonce=5193bddfe0&postid=33928&rand=20748>

Diocesilazio, <http://www.diocesilazio.it/wp-content/uploads/2021/05/Bambini-lavorano-in-DAD-595×396.jpg>

 

 

[1] Magari una volta era un sogno nel cassetto

[2] Intelligenza Artificiale

[3] Dialogo, tratto dal film Matrix (1999)

[4] Protagonista del film Matrix

[i] Pietrosanti, Romano, Elementi di antropologia filosofica, Urbaniana University Press, Roma 2021.

 




DIGITALE: “REALE” o “VIRTUALE”?

La storia dell’umanità, in alcuni periodi, è attraversata da cambiamenti epocali che implicano la caduta del paradigma indiscusso fino a quel momento. La riformulazione del nuovo modello, su cui fondare l’epoca successiva, comporta sempre un profondo cambio di civiltà. Papa Francesco nel 2015, al Convegno nazionale della Chiesa Italiana a Firenze, ha affermato: «Si può dire che oggi non viviamo un’epoca di cambiamenti quanto un cambiamento d’epoca. Le situazioni che viviamo oggi pongono dunque sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere»¹.

https://propertyupdate.com.au/the-future-of-our-cities/

Il dramma di chi vive queste fasi sta nel fatto che i modelli di ieri non servono più e quelli di domani non ci sono ancora, è un tempo di ricerca. I cambiamenti, infatti, riguardano il modo di concepire ogni ambito dell’esistenza: la famiglia, la fede, la società e il lavoro, il fondamento di tutto è messo in discussione.

Pensiamo allo sviluppo che hanno avuto la tecnica e il digitale negli ultimi decenni, le innovazioni hanno portato notevoli trasformazioni nella quotidianità delle persone, ma anche a scelte estreme, come il rifiuto della tecnologia oppure all’opposto, ad un rifugio esclusivo nel digitale. Nel mondo queste posizioni sono visibili in forme di isolamento della persona dalla società, pensiamo per esempio al fenomeno degli Hikikomori. «Nel nostro Paese, secondo le stime di Hikikomori Italia, si contano 100.000 casi»².

Il digitale e il “reale” nel XXI secolo sono completamente intrecciati. Un collettivo di studiosi guidati dal professor Luciano Floridi, nell’Onlife Manifesto, esplicita in che modo le tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno cambiato la nostra vita e come non sia più possibile utilizzare i termini on-line e off-line volendo intendere due realtà ben distinte, ma sia necessario riconoscere una nuova condizione “Onlife”, neologismo ufficialmente usato nel 2013. In essa digitale e “reale” sono così interdipendenti da non potersi più separare. Bisogna tener conto che il digitale assorbe sia la dimensione virtuale, di ciò che non c’è, ma anche del “reale”, di ciò che c’è, utilizzando dispositivi che ci consentono di interagire in entrambe le dimensioni.

https://www.zdnet.com/article/3-ways-openai-says-we-should-start-to-tackle-ai-regulation/

Luciano Floridi – Onlife: essere umani nell’era digitale – YouTube

Oggi, il digitale offre una vasta gamma di opzioni per veicolare la nostra comunicazione, possiamo decidere se incontrarci personalmente, se fare una videochiamata o una chiamata, inviare una lettera, un SMS o un messaggio istantaneo; abbiamo una così ampia varietà di scelta da dover valutare costantemente di quale mezzo servirci.

La generazione che vive il cambiamento è chiamata al discernimento. Ad essere interpellata è pure la Chiesa: ogni chiesa particolare è invitata ad essere una “comunità digitale discernente onlife”³ capace di  riconoscere i segni dei tempi, interpretarli e scegliere quale direzione prendere. Queste comunità «sapranno mettersi in gioco per l’edificazione di una Società 5.0. Per l’auspicato capitalismo della cura. Perché si possa essere umani, realmente umani, in un’era di iperconnessione»⁴. Occorre allora il coraggio di impegnarsi nella realizzazione di alleanze tra uomo e tecnologie – società 5.0 -, di percorrere strade inedite per abitare il cambiamento, reinterpretando nell’oggi concetti e valori tradizionali essenziali, per una convivenza civile. Il Vangelo non cambia, cambia l’uomo e il contesto in cui annunciarlo; le strutture possono anche cambiare, per rispondere meglio alle esigenze dell’oggi. Non si comincia mai da zero, ma da un ricco bagaglio lasciato da chi ci ha preceduto, discernendo, come dice il Vangelo, per “tenere ciò che è buono”.  Rifuggendo ad una prassi pastorale che si rifugia nel “si è sempre fatto così”.


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-https://propertyupdate.com.au/the-future-of-our-cities/;

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NOTE:

¹ FRANCESCO, Discorso ai rappresentanti del V Convegno nazionale della Chiesa italiana, (10 novembre 2015), in https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2015/november/documents/papa-francesco_20151110_firenze-convegno-chiesa-italiana.html, (22 gennaio 2024).

² M.CREPALDI, Nuovo sondaggio sugli hikikomori in Giappone: sono 1,5 milioni! E in Italia? (5 aprile 2023), in https://www.hikikomoriitalia.it/2023/04/studi-hikikomori-giappone-italia.html, (20 gennaio 2024).

³F.AMMENDOLIA- R.PETRICCA, Chiesa e pastorale digitale, In uscita verso una società 5.0, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2023, p.183-185.

⁴Ib.,186

 

Pietro Moressa

B2223

 

SITOGRAFIA:

FRANCESCO, Messaggio del Santo Padre Francesco per il lancio del patto educativo, (12 settembre 2019), in https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/pont-messages/2019/documents/papa-francesco_20190912_messaggio-patto-educativo.html, (22 gennaio 2024).

B. SORGE, Un “probabile Sinodo”  della Chiesa italiana?, ( 21 settembre 2019), in https://www.laciviltacattolica.it/articolo/un-probabile-sinodo-della-chiesa-italiana/, (22 gennaio 2024).

G.FONTANA, Onlife, (25 febbraio 2015), in https://st.ilsole24ore.com/art/cultura/2015-02-24/onlife-103748.shtml?uuid=ABCC3kzC&refresh_ce=1, (20 gennaio 2024).

 

 




Corso Abilità Informatiche e tecnologie della Comunicazione – Tutorato

In uscita verso una società 5.0

Oggi 20 gennaio 2024 si è tenuta la terza ed ultima lezione del Corso di Informatica in regime di tutorato presso il Pontificio Collegio Leoniano di Anagni.

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Riccardo Petricca 

 




Ultima lezione di Informatica al Leoniano di Anangi

In uscita verso una società 5.0

oggi 20 gennaio 2024 si è tenuta presso il Pontificio Collegio Leoniano di Anagni l’ultima lezione del Corso di Abilità Informatiche e Tecnologie della Comunicazione tenuto dal Prof. Riccardo Petricca.

La lezione si è tenuta online sulla piattaforma meet.

Riccardo Petricca