LA CHIESA NELL’ERA DIGITALE
LA CHIESA NELL’ERA DIGITALE
La Chiesa nell’era digitale è il tema di questo articolo, che marca la fine del Corso Come si fa un Sito web?, che abbiamo frequentato in questo anno.
Con questo tema, è nostro intento presentare l’importanza che l’Internet ha nella missione della Chiesa, visto che la stessa Chiesa è chiamata ad usare i mezzi tecnici per annunciare il Vangelo. Essendo così, in modo di un’introduzione, è importante riferire che da sempre l’uomo ha cercato di trasmettere agli altri il suoi pensieri e per questo ha usato in diverse epoche vari strumenti di comunicazione, cioè da quelli più antichi a questi che utilizziamo oggi, i social network, che stano sempre a essere migliorati.
La missionarietà della Chiesa non lascia di fuori tutti gli avvenimenti dell’uomo, così che seguendo tutto che succede nel mondo, la Chiesa orienta eticamente e usa varie tecniche che l’uomo sviluppa per il bene, come afferma il Decreto del Concilio Vaticano II, Inter mirifica, che dice: «Tra le meravigliose invenzioni tecniche che, soprattutto nel nostro tempo, l’ingegno umano è riuscito, con l’aiuto di Dio, a trarre dal creato, la Chiesa accoglie e segue con particolare sollecitudine quelle che più direttamente riguardano le facoltà spirituali dell’uomo e che hanno offerto nuove possibilità di comunicare, con massima facilità, ogni sorta di notizie, idee, insegnamenti. Tra queste invenzioni occupano un posto di rilievo quegli strumenti che, per loro natura, sono in grado di raggiungere e influenzare non solo i singoli, ma le stesse masse e l’intera umanità. Rientrano in tale categoria la stampa, il cinema, la radio, la televisione e simili. A ragione quindi essi possono essere chiamati: strumenti di comunicazione sociale»[1].
Noi viviamo nell’era dell’Internet in cui le informazioni sono trasmesse più velocemente e torna il mondo veramente più connesso, ovvero globale e questo aiuta la Chiesa a svolgere la sua missione di trasmettere il Vangelo. Infatti, possiamo senza dubbio dire che l’Internet è un nuovo forum per proclamare il Vangelo e la Chiesa si avvicina a questo mezzo con realismo e fiducia, perché come altri strumenti di comunicazione, esso è un mezzo e non un fine in se stesso e può offrirci magnifiche opportunità di evangelizzazione se utilizzato con competenza e con una chiara consapevolezza della sua forza e delle sue debolezze[2].
A questo punto, risulta indispensabile a noi agenti dell’evangelizzazione una conoscenza di questi nuovi mezzi di proclamazione del Vangelo, perché anche noi siamo chiamati a utilizzare questo nuovo forum per evangelizzare. Per ciò, ci vuole una formazione affinché si possano utilizzare questo nuovo ambiente che serve tanto alla missione della Chiesa, perché «la Chiesa non può non abbracciare la cultura e la comunicazione digitale, visto che parlare del Regno di Dio all’uomo contemporaneo significa, infatti, entrare nello scenario digitale perché esso è abitato proprio dagli uomini, riflette, quindi anche le istanze di fede ed esprime l’intelligenza umana»[3].
Si deve notare che gli agenti della missione della Chiesa, siano battezzati, sacerdoti, religiosi, religiose, laici, usando l’Internet sono chiamati non soltanto a fare un semplice e impersonale messaggio, ma a comunicare la persona di Gesù Cristo. È così che si rende testimonianza dell’origine della stessa Chiesa in Dio che con l’incarnazione del suo Figlio ha voluto comunicarsi agli uomini e nella Chiesa continua a comunicarsi.
A questo livello è chiara la parola di Papa Benedetto XVI, sostenendo che, comunicare il Vangelo attraverso i nuovi media significa non solo inserire contenuti dichiaratamente religiosi sulle piattaforme dei diversi mezzi, ma anche testimoniare con coerenza, nel proprio profilo digitale e nel modo di comunicare, scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita. Del resto, anche nel mondo digitale non vi può essere annuncio di un messaggio senza una coerente testimonianza da parte di chi annuncia. L’impegno per una testimonianza al Vangelo nell’era digitale richiede a tutti di essere particolarmente attenti agli aspetti di questo messaggio che possono sfidare alcune delle logiche tipiche del web. Anzitutto dobbiamo essere consapevoli che la verità che cerchiamo di condividere non trae il suo valore dalla sua “popolarità” o dalla quantità di attenzione che riceve[4]. Questo vuole dire che nei vari ambienti virtuali in cui siamo presenti, dobbiamo dare testimonianza del nostro essere cristiano e anche le nostre opinioni devono essere d’accordo con il Messaggio che proclamiamo, per dire che oggi ormai, dobbiamo ‘‘pensare il Cristianesimo al tempo della rete’’[5].
Allora, dobbiamo capire che l’uso dell’Internet nell’evangelizzazione, richiede dalla nostra parte un’etica, perché i nuovi mezzi di comunicazione sociale sono strumenti potenti di educazione e di arricchimento culturale, di commercio e partecipazione politica, di dialogo e comprensione interculturali, e, come abbiamo già sottolineato, servono anche la causa della religione, come è il nostro caso. Tuttavia vi è un’altra faccia della medaglia: i mezzi di comunicazione sociale, che possono essere utilizzati per il bene delle persone e delle comunità possono anche essere utilizzati per sfruttare, manipolare, dominare e corrompere[6] le persone diffondendo fake news[7], invece di verità che libera .
Pertanto, la Chiesa nella sua missione di maestra dell’umanità, cerca di evitare che con questi mezzi le persone siano discriminate, perché riconosce in questi strumenti dei “doni di Dio” destinati, secondo il disegno della Provvidenza, a unire gli uomini in vincoli fraterni, per renderli collaboratori dei Suoi disegni di salvezza. Quindi, gli agenti della pastorale devono imparare a usare queste nuove tecnologie, affinché siano capaci di aiutare altre persone a creare un mondo dove si diffonda lo sviluppo umano, la giustizia e la pace, la solidarietà, perché la Chiesa desidera una globalizzazione al servizio di tutta la persona umana e di tutte le persone e noi missionario siamo chiamati a parlare il linguaggio degli uomini e delle donne d’oggi.
CANGUIA Analtino.
[1] Concilio Vaticano II, Decreto Inter mirifica, sugli strumenti di comunicazione sociale, 4 Dicembre 1963 (abbreviato IM), 1: AAS, 56 (1964), 145-157.
[2] Cfr. Giovanni Paolo II, «Internet: un nuovo forum per proclamare il vangelo», Messaggio per la XXXVI Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (12 maggio 2002), in https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/messages/communications/documents/hf_jp-ii_mes_20020122_world-communications-day.html (accesso 13.05.2018).
[3] Alessandro Palermo, La Chiesa mediale. Sfida, strutture, prassi per la comunicazione digitale, Paoline, Milano 2017, 12-13.
[4] Cfr. Benedetto XVI, «Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale», Messaggio per la XLV Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, (5 giugno 2011), in https://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/messages/communications/documents/hf_ben-xvi_mes_20110124_45th-world-communications-day.html (accesso 13.05.2018).
[5] Antonio Spadaro, Cyberteologia. Pensare il Cristianesimo al tempo della rete, Vita e Pensiero, Milano 2013.
[6] Cfr. Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, La Chiesa in Internet, in http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/pccs/documents/rc_pc_pccs_doc_20020228_church-internet_it.html (accesso 13.05.2018).
[7] Cfr. Francesco, «La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace», Messaggio per la LII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali in https://w2.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papafrancesco_20180124_messaggio-comunicazioni-sociali.html (accesso 13 maggio 2018).




La chiesa ce ne dà l’esempio e Papa Francesco ci esorta, infatti, ad essere noi cristiani i primi media capaci di verità e annuncio efficace di bene. Certo non è facile, non è un fatto meccanico, consequenziale come passare, dall’immagine alla parola e viceversa, non è neppure scrivere un foglio in word, magari arricchito di foto, di colori e disegni. Quello che ci viene chiesto è entrare in questa realtà complessa, scegliere, cioè, di comprare uno spazio web, avere un sito web da abitare e farsi condividere perché il bene arrivi fino ai confini del mondo. Far parte della rete è davvero importante, si trovano gli utenti di oggi, il prossimo che aspetta la tua buona notizia; il tuo pane da mangiare; la Parola da ascoltare; l’amicizia da condividere; il dolore da consolare, la povertà da soccorrere; la disperazione e la depressione da rivitalizzare, la creazione da far ammirare!
É qui la nostra sfida. Posso anche scegliere di non stare sul web, di non avere un sito internet, non impedirò comunque agli altri di parlare bene o male di me, della mia congregazione, qualcun altro risponderà al mio posto e, magari in maniera errata, darà una visione distorta al lettore della notizia. Se qualcuno ci criticherà non avremo modo di intervenire per dare la nostra versione dei fatti comunicando la nostra Verità. Oggi più che mai il mondo ci chiede di dare ragione della nostra speranza, e la risposta la diamo anche sulla nostra piattaforma WEB. Sicuramente bisogna investire senza ristrettezze in questo campo, soprattutto nella formazione di personale. La comunicazione ha un suo preciso linguaggio e solo con una profonda conoscenza della tecnica si possono ottenere buoni risultato. A mio avviso sarà molto importante istituire un gruppo redazionale, la presenza di laici esperti della comunicazione ma anche di laici che vivono il mondo e condividono gli ideali e obiettivi che vogliamo raggiungere.

1957 con l’Enciclica Miranda Prosurs di Pio XII.
Ritengo però che nell’ambito religioso (a parte qualche eccezione) tutto questo è lasciato alla buona volontà di singole persone. L’investimento che dovrebbe essere fatto, per una formazione sia tecnica che spirituale, è troppo gravosa e non vedono un “tornaconto” immediato. Spesso essere in rete è visto come : poter arrivare a farle conoscere da molte persone e avere un ritorno in vocazioni o donazioni !







