LA CHIESA NELL’ERA DIGITALE

LA CHIESA NELL’ERA DIGITALE

La Chiesa nell’era digitale è il tema di questo articolo, che marca la fine del Corso Come si fa un Sito web?, che abbiamo frequentato in questo anno.

Con questo tema, è nostro intento presentare l’importanza che l’Internet ha nella missione della Chiesa, visto che la stessa Chiesa è chiamata ad usare i mezzi tecnici per annunciare il Vangelo. Essendo così, in modo di un’introduzione, è importante riferire che da sempre l’uomo ha cercato di trasmettere agli altri il suoi pensieri e per questo ha usato in diverse epoche vari strumenti di comunicazione, cioè da quelli più antichi a questi che utilizziamo oggi, i social network, che stano sempre a essere migliorati.

La missionarietà della Chiesa non lascia di fuori tutti gli avvenimenti dell’uomo, così che seguendo tutto che succede nel mondo, la Chiesa orienta eticamente e usa varie tecniche che l’uomo sviluppa per il bene, come afferma il Decreto del Concilio Vaticano II, Inter mirifica, che dice: «Tra le meravigliose invenzioni tecniche che, soprattutto nel nostro tempo, l’ingegno umano è riuscito, con l’aiuto di Dio, a trarre dal creato, la Chiesa accoglie e segue con particolare sollecitudine quelle che più direttamente riguardano le facoltà spirituali dell’uomo e che hanno offerto nuove possibilità di comunicare, con massima facilità, ogni sorta di notizie, idee, insegnamenti. Tra queste invenzioni occupano un posto di rilievo quegli strumenti che, per loro natura, sono in grado di raggiungere e influenzare non solo i singoli, ma le stesse masse e l’intera umanità. Rientrano in tale categoria la stampa, il cinema, la radio, la televisione e simili. A ragione quindi essi possono essere chiamati: strumenti di comunicazione sociale»[1].

Noi viviamo nell’era dell’Internet in cui le informazioni sono trasmesse più velocemente e torna il mondo veramente più connesso, ovvero globale e questo aiuta la Chiesa a svolgere la sua missione di trasmettere il Vangelo. Infatti, possiamo senza dubbio dire che l’Internet è un nuovo forum per proclamare il Vangelo e la Chiesa si avvicina a questo mezzo con realismo e fiducia, perché come altri strumenti di comunicazione, esso è un mezzo e non un fine in se stesso e può offrirci magnifiche opportunità di evangelizzazione se utilizzato con competenza e con una chiara consapevolezza della sua forza e delle sue debolezze[2].

A questo punto, risulta indispensabile a noi agenti dell’evangelizzazione una conoscenza di questi nuovi mezzi di proclamazione del Vangelo, perché anche noi siamo chiamati a utilizzare questo nuovo forum per evangelizzare. Per ciò, ci vuole una formazione affinché si possano utilizzare questo nuovo ambiente che serve tanto alla missione della Chiesa, perché «la Chiesa non può non abbracciare la cultura e la comunicazione digitale, visto che parlare del Regno di Dio all’uomo contemporaneo significa, infatti, entrare nello scenario digitale perché esso è abitato proprio dagli uomini, riflette, quindi anche le istanze di fede ed esprime l’intelligenza umana»[3].

Si deve notare che gli agenti della missione della Chiesa, siano battezzati, sacerdoti, religiosi, religiose, laici, usando l’Internet sono chiamati non soltanto a fare un semplice e impersonale messaggio, ma a comunicare la persona di Gesù Cristo. È così che si rende testimonianza dell’origine della stessa Chiesa in Dio che con l’incarnazione del suo Figlio ha voluto comunicarsi agli uomini e nella Chiesa continua a comunicarsi.

A questo livello è chiara la parola di Papa Benedetto XVI, sostenendo che, comunicare il Vangelo attraverso i nuovi media significa non solo inserire contenuti dichiaratamente religiosi sulle piattaforme dei diversi mezzi, ma anche testimoniare con coerenza, nel proprio profilo digitale e nel modo di comunicare, scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita. Del resto, anche nel mondo digitale non vi può essere annuncio di un messaggio senza una coerente testimonianza da parte di chi annuncia. L’impegno per una testimonianza al Vangelo nell’era digitale richiede a tutti di essere particolarmente attenti agli aspetti di questo messaggio che possono sfidare alcune delle logiche tipiche del web. Anzitutto dobbiamo essere consapevoli che la verità che cerchiamo di condividere non trae il suo valore dalla sua “popolarità” o dalla quantità di attenzione che riceve[4]. Questo vuole dire che nei vari ambienti virtuali in cui siamo presenti, dobbiamo dare testimonianza del nostro essere cristiano e anche le nostre opinioni devono essere d’accordo con il Messaggio che proclamiamo, per dire che oggi ormai, dobbiamo ‘‘pensare il Cristianesimo al tempo della rete’’[5].

Allora, dobbiamo capire che l’uso dell’Internet nell’evangelizzazione, richiede dalla nostra parte un’etica, perché i nuovi mezzi di comunicazione sociale sono strumenti potenti di educazione e di arricchimento culturale, di commercio e partecipazione politica, di dialogo e comprensione interculturali, e, come abbiamo già sottolineato, servono anche la causa della religione, come è il nostro caso. Tuttavia vi è un’altra faccia della medaglia: i mezzi di comunicazione sociale, che possono essere utilizzati per il bene delle persone e delle comunità possono anche essere utilizzati per sfruttare, manipolare, dominare e corrompere[6] le persone diffondendo fake news[7], invece di verità che libera .

Pertanto, la Chiesa nella sua missione di maestra dell’umanità, cerca di evitare che con questi mezzi le persone siano discriminate, perché riconosce in questi strumenti dei “doni di Dio” destinati, secondo il disegno della Provvidenza, a unire gli uomini in vincoli fraterni, per renderli collaboratori dei Suoi disegni di salvezza. Quindi, gli agenti della pastorale devono imparare a usare queste nuove tecnologie, affinché siano capaci di aiutare altre persone a creare un mondo dove si diffonda lo sviluppo umano, la giustizia e la pace, la solidarietà, perché la Chiesa desidera una globalizzazione al servizio di tutta la persona umana e di tutte le persone e noi missionario siamo chiamati a parlare il linguaggio degli uomini e delle donne d’oggi.

CANGUIA Analtino.

[1] Concilio Vaticano II, Decreto Inter mirifica, sugli strumenti di comunicazione sociale, 4 Dicembre 1963 (abbreviato IM), 1: AAS, 56 (1964), 145-157.

[2] Cfr. Giovanni Paolo II, «Internet: un nuovo forum per proclamare il vangelo», Messaggio per la XXXVI Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (12 maggio 2002), in https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/messages/communications/documents/hf_jp-ii_mes_20020122_world-communications-day.html (accesso 13.05.2018).

[3] Alessandro Palermo, La Chiesa mediale. Sfida, strutture, prassi per la comunicazione digitale, Paoline, Milano 2017, 12-13.

[4] Cfr. Benedetto XVI, «Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale», Messaggio per la XLV Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, (5 giugno 2011), in https://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/messages/communications/documents/hf_ben-xvi_mes_20110124_45th-world-communications-day.html (accesso 13.05.2018).

[5] Antonio Spadaro, Cyberteologia. Pensare il Cristianesimo al tempo della rete, Vita e Pensiero, Milano 2013.

[6] Cfr. Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, La Chiesa in Internet, in http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/pccs/documents/rc_pc_pccs_doc_20020228_church-internet_it.html (accesso 13.05.2018).

[7] Cfr.  Francesco, «La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace», Messaggio per la LII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali in https://w2.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papafrancesco_20180124_messaggio-comunicazioni-sociali.html (accesso 13 maggio 2018).




LA NECESSITÀ DELL’ INTERNET NELL’EVANGELIZZAZIONE OGGI

UTILITÀ DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI PER LA DIFFUSIONE DEL VANGELO

Ci sono milioni di persone che non hanno ancora conosciuto Gesù  Cristo. Con la tecnologia dell’internet di oggi dovrebbe essere molto più facile diffondere il Vangelo a coloro che non conoscono ancora Cristo e non hanno ancora sentito il Vangelo. Internet si sta rapidamente sviluppando e diventando sempre più popolare nella cultura di oggi. È sicuramente un metodo potente per permettere a coloro che non hanno sentito  vangelo di capire la verità trovata in Gesù Cristo.

Tutto ciò vale anche per Internet. Sebbene il mondo delle comunicazioni sociali « possa a volte sembrare in contrasto con il messaggio cristiano, offre anche opportunità uniche per proclamare la verità salvifica di Cristo a tutta la famiglia umana. Consideriamo… la capacità positiva di Internet di trasmettere informazioni e insegnamenti di carattere religioso oltre le barriere e le frontiere. Quanti hanno predicato il Vangelo prima di noi non avrebbero mai potuto immaginare un pubblico così vasto… i cattolici non dovrebbero aver paura di lasciare aperte le porte delle comunicazioni sociali a Cristo affinché la Sua Buona Novella possa essere udita dai tetti del mondo! ».[21

C’è anche un’altra ragione per cui la Chiesa si ritiene a ciò particolarmente interessata: essa, infatti, per un motivo superiore ad ogni altro, ha un messaggio da trasmettere a tutti gli uomini: il messaggio cioè dell’eterna salvezza; messaggio d’incomparabile ricchezza e potenza; messaggio che ogni uomo, a qualunque nazione o tempo appartenga, è necessario che accolga, secondo le parole dell’apostolo: “A me, che sono meno dell’infimo di tutti i santi, è stata concessa questa grazia di annunziare ai gentili la buona novella della imperscrutabile ricchezza di Cristo, e mettere a tutti in luce quale sia l’adempimento del mistero, nascosto da secoli in Dio,creatore di ogni cosa” (Ef 3, 89).

LE COMUNICAZIONI SOCIALI E L’IMPEGNO DEI CATTOLICI

Oggi l’azione pastorale richiede che si sappiano utilizzare le possibilità e gli strumenti più recenti. Non sarà quindi obbediente al comando di Cristo chi non sfrutta convenientemente le possibilità offerte da questi strumenti per estendere al maggior numero di uomini il raggio di diffusione del Vangelo” (n. 126). (Communio et Progresso, 27 maggio 1971) Istruzione Pastorale sugli strumenti della Comunicazione Sociale pubblicata per disposizione del Concilio Ecumenico Vaticano II.

Ogni giorno ci sono milioni di persone che cercano aiuto online. Questi milioni includono persone che vivono la solitudine, pensieri suicidi, depressione, dipendenza, abuso e disperazione.  Queste anime hanno questo vuoto che solo Gesù può colmare e sta cercando Internet per trovare la soluzione. La Chiesa deve soddisfare queste esigenze di questi milioni.

studente , Nicetus N: Tairo

 




Pastorale Digitale




Chiesa e Comunicazione: dalla comunione all’azione

Dalla comunione all’azione

Presto, la Chiesa ha percepito la potenza dei mezzi di comunicazione e ha capito che “è dovere dei sacri pastori istruire e guidare i fedeli perché essi, anche con l’aiuto di questi strumenti, perseguano la salvezza e perfezione propria e di tutta la famiglia umana”[1]. È apparsa chiara per la Chiesa l’importanza incommensurabile della comunicazione. Ne vogliamo soltanto evidenziare alcuni aspetti che proponiamo di inserire in una prospettiva trinitaria, sottolineando le dimensioni della comunione, della missione e dell’azione.

 

  1. Comunione

La Chiesa non può essere ciò che è senza comunicazione. La sua stessa essenza lo richiede, la sua identità lo esige. In effetti, la Chiesa percepisce nel mistero della Trinità la fonte e il modello della sua vita che fondamentalmente è comunicazione[2]. E “di fatto, tutta la comunicazione umana si basa sulla comunione fra Padre, Figlio e Spirito Santo. Inoltre, la comunione trinitaria si estende all’umanità: il Figlio è il Verbo, eternamente ‘pronunciato’ dal Padre e, in Gesù Cristo e attraverso di lui, Figlio e Verbo incarnato, Dio comunica se stesso e la sua salvezza alle donne e agli uomini”[3]. Perciò , non può esserci comunità ecclesiale senza comunione, e nessuna comunione senza comunicazione, e nessuna evangelizzazione senza comunicazione.

Aprendo il suo ultimo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, Papa Francesco ricordava appunto che nel progetto di Dio, la comunicazione umana è una modalità essenziale per vivere la comunione”[4]. Riecheggia così la concezione costante della Chiesa, che aveva presto afferrato la relazione fondamentale tra comunione e comunicazione, specialmente contemplando Dio, Uno e Trino. La comunione tra le Persone divine avviene attraverso la comunicazione intra-trinitaria. Allo stesso modo, la Chiesa, comunità dei battezzati, è chiamata a realizzare la sua comunione interna mediante la comunicazione. Aetatis novae spiega molto bene che la Chiesa stessa è una communio, una comunione di persone e di comunità eucaristiche provenienti dalla Trinita e riflettendo la sua comunione[5]. Perché per realizzarsi come comunità e vivere a immagine del Dio Uno e Trino che adora, la Chiesa non può trascurare la comunicazione. Se tutto ciò sembra fornire una base teologica per la comunicazione della Chiesa, Benedetto XVI sottolinea come già anche a livello semplicemente umano “lo scambio di informazioni può diventare vera comunicazione, i collegamenti possono maturare in amicizia, le connessioni agevolare la comunione”[6]. Lo si vede a livello delle nostre famiglie e comunità in cui incomprensioni e divisioni derivano da una semplice mancanza di dialogo, di comunicazione. La comunicazione interna è quindi indispensabile per assicurare questa comunione in vista dell’efficacia della missione.

 

  1. Missione

La missione della Chiesa nasce sempre dalla contemplazione della Trinità. Le Persone della Santissima Trinità non si accontentano di comunicare l’una con l’altra nella loro comunione d’amore; si comunicano anche agli uomini. In Gesù, Dio si rivela agli uomini. Il Padre manda il Figlio che ce Lo fa conoscere e ci dà lo Spirito Santo. Anche la Chiesa è chiamata ad uscire nelle piazze e negli areopaghi moderni per annuciare la Buona Novella del Dio che ci chiama dalle tenebre alla sua luce ammirevole.

Per compiere ottimamente questa missione evangelizzatrice, la Chiesa non può fare a meno della comunicazione e dei mezzi di comunicazione. Infatti, “la comunicazione concorre a dare forma alla vocazione missionaria di tutta la Chiesa, e le reti sociali sono oggi uno dei luoghi in cui vivere questa vocazione a riscoprire la bellezza della fede, la bellezza dell’incontro con Cristo”[7]. E Papa Giovanni Paolo II riconosceva già che “Internet può offrire magnifiche opportunità di evangelizzazione se utilizzato con competenza e con una chiara consapevolezza della sua forza e delle sue debolezze”[8]. I mezzi di comunicazione sociale offrono davvero infinite possibilità per portare la Buona Novella fino ai confini della terra, al fine di fare di tutte le nazioni dei discepoli, secondo il precetto missionario ricevuto da Gesù Cristo. Non si tratta negativamente di un aggiornamento all’era del tempo ma, positivamente, dell’accoglienza entusiastica del potenziale offerto da questi mezzi di comunicazione di massa. In questo; “la capacità di utilizzare i nuovi linguaggi è richiesta non tanto per essere al passo coi tempi, ma proprio per permettere all’infinita ricchezza del Vangelo di trovare forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti”[9].

La Chiesa ha riconosciuto e sfrutta non soltanto la possibilità di raggiungere maggior numero di personne, ma anche il vantaggio della vicinanza e soprattutto quello di una presenza continua presso le persone. Questo è così importante per una Chiesa che è Mater et Magister. Papa Francesco sottolinea benissimo questa vicinanza partendo dalla parabola del buon Samaritano, che egli considera anche una parabola del comunicatore facendo notare la sovversione introdotta da Gesù. Per il Papa, “Chi comunica, infatti, si fa prossimo. E il buon Samaritano non solo si fa prossimo, ma si fa carico di quell’uomo che vede mezzo morto sul ciglio della strada. Gesù inverte la prospettiva: non si tratta di riconoscere l’altro come un mio simile, ma della mia capacità di farmi simile all’altro. Comunicare significa quindi prendere consapevolezza di essere umani, figli di Dio. Mi piace definire questo potere della comunicazione come ‘prossimità’” [10].

Grazie soprattutto ad Internet, questa vicinanza può diventare addirittura una permanente presenza formativa. Perché “Internet può anche facilitare il tipo di procedimento che l’evangelizzazione richiede. In particolare, in una cultura che non offre sostegno, la vita cristiana esige un’istruzione e una catechesi permanenti e questa è forse l’area in cui Internet può assicurare un aiuto eccellente”[11].

 

  1. Azioni

Avendo capito la necessità della comunicazione per la Chiesa, è chiaro bisogna entrare in questo mondo per usarlo al servizio dell’evangelizzazione. E la Chiesa si impegna a farlo. Tra l’altro, il grande aggiornamento del Concilio Vaticano II (1962-1965) ha dedicato un intero decreto ai mezzi di comunicazione sociale. L’Inter mirifica afferma “il diritto innato [della Chiesa] di usare e di possedere siffatti strumenti, nella misura in cui essi siano necessari o utili alla formazione cristiana e a ogni altra azione pastorale”[12]. I padri conciliari emettono anche alcune regole etiche da rispettare affinché lo scopo della comunicazione rispetti in sé i valori profondamente umani e autenticamente sociali.Da ormai 52 anni, la Chiesa ha anche istituito la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali per scoprire i mezzi di comunicazione proposti dalla Chiesa, per pregare per gli uomini e donne professionisti della comunicazione, per raccogliere fondi per sostenere i servizi diocesani dei mezzi di comunicazione sociale, ecc. La si celebra la settima domenica di Pasqua di ogni anno e un messaggio circostanziato del Santo Padre viene pubblicato il 24 gennaio dell’anno in corso, nella festa di San Francesco de Sales, patrono degli uomini e donne di media. Questi messaggi – che abbiamo anche noi citato – sono uno specchio della cura e dell’attenzione della Chiesa per questi mezzi di comunicazione. Quello di quest’anno 2018 s’intitola: La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace.Inoltre, unendo l’atto alla parola, la Chiesa stessa ha investito i mezzi di comunicazione dotandosi di vari strumenti di comunicazione: un quotidiano (Osservatore Romano), una radio (Radio Vaticana), una televisone (Centro Televisivo Vaticano) , dei siti web, delle applicazioni mobili, dei pontifici profili su twitter e Instagram. E, per una migliore sinergia di tutte queste entità, il Papa Francesco ha trasformato il Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali[13] in Segreteria per la comunicazione, assegnandole la tutela di “tutte le realtà che, in diversi modi, fino ad oggi, si sono occupate della comunicazione”, al fine di “rispondere sempre meglio alle esigenze della missione della Chiesa”[14]. Tutta la Chiesa, avendo compreso l’importanza della comunicazione, le diocesi, le istituzioni, le congregazioni religiose, le associazioni, non esitano più ad usarla per far conoscere Gesù Cristo e il suo messaggio. Questa è la via da seguire cercando sempre di imparare e adeguarsi alle tecnologie per un uso ottimo, e allo stesso tempo evitando le loro trappole e debolezze.

 

In somma, molto presto e molto rapidamente, la Chiesa è entrata nella comunicazione e ne divenne un protagonista avvisato. Frutto della comunicazione trinitaria, essa stessa si comprende anzitutto come mistero di comunione e missionaria dell’amore. Per assumere questa identità e rispondere a tale vocazione, la Chiesa scopre nei mezzi di comunicazione sociale strumenti privilegiati per raggiungere i confini della terra e dialogare con il mondo. Essa riconosce che i “metodi di comunicazione agevolata e di dialogo fra i suoi stessi membri possono rafforzare i legami di unità tra di loro. L’immediato accesso all’informazione rende possibile alla Chiesa di approfondire il dialogo col mondo contemporaneo […] La Chiesa può più rapidamente informare il mondo del suo ‘credo’ e spiegare le ragioni della sua posizione su ogni problema od evento. Può ascoltare più chiaramente la voce dell’opinione pubblica, ed entrare in un continuo dibattito con il mondo circostante, impegnandosi così più tempestivamente nella ricerca comune di soluzioni ai molti pressanti problemi dell’umanità”[15].

 

Note

[1] Concilio Ecumenico Vaticano II, Decreto Inter mirifica (4 dicembre 1963), n. 3.

[2] La Chiesa « che trova il suo fondamento nella comunione intima della Trinità ». Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Istruzione pasotrale Aetatis novae (22 febbraio 1992), n. 10; cf. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della chiesa cattolica su alcuni aspetti della Chiesa intesa come comunione, (28 maggio 1992), nn. 3-6.

[3] Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Istruzione Etica nelle comunicazioni sociali, (4 giugno 2000), n. 3.

[4] Francesco, Messaggio per la LII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace (24 Gennaio 2018).

[5] Cf. Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Aetatis novae, n°2

[6] Benedetto XVI, Messaggio per la XLVII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione (24 gennaio 2013).

[7] Francesco, Messaggio per la XLVIII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro (24 gennaio 2014).

[8] Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXXVI Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Internet: un nuovo Forum per proclamare il Vangelo (24 gennaio 2002), n. 3.

[9] Benedetto XVI, Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione.

[10] Francesco, Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro.

[11] Giovanni Paolo II, Internet: un nuovo Forum per proclamare il Vangelo, n. 3.

[12] Concilio Ecumenico Vaticano II, Inter mirifica, n. 3.

[13] Frutto delle successive trasformazioni della Pontificia Commissione di Consulenza e di revisione Ecclesiastica dei films a soggetto religioso o morale, creata da Pio XII il 30 gennaio 1948.

[14] Francesco, Motu proprio L’attuale contesto comunicativo (27 giugno 2015).

[15] Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXIV Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Il messaggio cristiano nell’attuale cultura informatica (24 gennaio 1990).

 

Bibliografia

Benedetto XVI, Messaggio per la XLVII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione (24 gennaio 2013).

Concilio Ecumenico Vaticano II, Decreto Inter mirifica (4 dicembre 1963)

Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della chiesa cattolica su alcuni aspetti della Chiesa intesa come comunione, (28 maggio 1992).

Francesco, Messaggio per la XLVIII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro (24 gennaio 2014).

––, Motu proprio L’attuale contesto comunicativo (27 giugno 2015).

––, Messaggio per la LII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace (24 Gennaio 2018).

Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXIV Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Il messaggio cristiano nell’attuale cultura informatica (24 gennaio 1990).

––, Messaggio per la XXXVI Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Internet: un nuovo Forum per proclamare il Vangelo (24 gennaio 2002).

Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Istruzione pasotrale Aetatis novae (22 febbraio 1992).

––, Istruzione Etica nelle comunicazioni sociali, (4 giugno 2000).




Annunciare la “Parola”: dall’800 al WEB

Le parole pronunciate e attuate da Santa Giovanna Antida (fondatrice dell’Ordine delle Suore della Carità a cui appartengo): “Attraverserei i mari …Andrei in capo al mondo se fosse necessario per annunciare e incontrare l’umanità” mi hanno ispirato alla creazione di questo articolo.
Agli inizi dell’800 lasciò la Francia per raggiungere Napoli per incontrare una popolazione afflitta dalle conseguenze della guerra. Il ricordo di questo evento mi porta ad evidenziare l’aspetto comunicativo ed il bisogno di relazionarsi con gli altri. E’ assolutamente primario e vitale nutrire questa passione, di incontrare l’altro, dichiararsi per l’altro, farsi carico dell’altro.

Se non siamo animate da questo slancio, se non crediamo nella comunicazione, così come può attuarsi oggi, nell’interazione delle esperienze non saremo al passo dei tempi, si rende quindi sempre più necessaria la nostra presenza sul WEB. Le recenti nozioni ottenute durante lo svolgimento del corso mi hanno convinta ancor più della validità di questa strategia comunicativa.Ho cominciato il mio cammino di catechista nel lontano 1974, in una “catapecchia di parrocchia”, la stanza del catechismo praticamente era vuota, c’erano solo le panche, nient’altro. I ragazzi, mi scappavano di qua e di là incuranti delle mie parole, della Parola, poi, utilizzando l’unico apparecchio disponibile che era, incredibilmente, un “episcopio” (strumento molto poco utilizzato nella didattica), che proiettava immagini persino a colori, fu la mia salvezza, avevo catturato l’attenzione, gli occhi erano fissi su quelle immagini evangeliche delle pagine del catechismo proiettate sul muro.
Questo mi fece comprendere, già in quell’epoca, quanto fosse importante e necessario, ai fini della buona comprensione, usare un linguaggio adeguato, che non deve essere solo verbale ma deve essere integrato da immagini ed icone esplicative che armonizzano e facilitano la comprensione. Più delle volte il monologo risulta pesante e noioso. Anche se avessi la notizia più bella ed importante da comunicare, e non riesco ad esporla con il tono e gli strumenti giusti, farei come “Cassandra” …nessuno mi ascolta, pochi minuti di attenzione e ognuno va dove lo porta il cuore.
Da qui si evidenzia l’aspetto fondamentale ed accattivante della comunicazione non verbale fatta di suoni, immagini, simboli e disegni. WhatsApp, Instagram, Twitter sono le attuali e innovative forme di comunicazione, immediati e coinvolgenti: una faccina o un simbolo e capisci con chi stai interagendo, puoi tu stesso dire sono felice, triste, affaticato, gasato, ecc. Ecco, se vogliamo che le consacrate siano conosciute, condivise, collaborate e soprattutto seguite nei loro ideali, non possiamo rimanere fuori facendoci condizionare o addirittura bloccare dall’aspetto trasch del mondo mediale. E’ proprio questa negatività che ci interroga e ci sprona alla reazione. La chiesa ce ne dà l’esempio e Papa Francesco ci esorta, infatti, ad essere noi cristiani i primi media capaci di verità e annuncio efficace di bene. Certo non è facile, non è un fatto meccanico, consequenziale come passare, dall’immagine alla parola e viceversa, non è neppure scrivere un foglio in word, magari arricchito di foto, di colori e disegni. Quello che ci viene chiesto è entrare in questa realtà complessa, scegliere, cioè, di comprare uno spazio web, avere un sito web da abitare e farsi condividere perché il bene arrivi fino ai confini del mondo. Far parte della rete è davvero importante, si trovano gli utenti di oggi, il prossimo che aspetta la tua buona notizia; il tuo pane da mangiare; la Parola da ascoltare; l’amicizia da condividere; il dolore da consolare, la povertà da soccorrere; la disperazione e la depressione da rivitalizzare, la creazione da far ammirare!
Siamo ormai quasi tutti ‘profilati’ schedati guidati dal web, viaggiamo, camminiamo, svolgiamo le diverse attività con lo smartphone, il tablet o personal computer. Se devi uscire e non conosci la strada c’è Maps che ti guida, se devi fare una scampagnata e non sai come sarà il tempo, c’è meteo che a me dice: Filomena, non farti sorprendere dalla pioggia, porta con te l’ombrello oggi a Roma !!! e così via… Il WEB infatti è accessibile a tutti in ogni momento e in ogni parte del mondo e dà a tutti la possibilità di accedere, di creare una pagina, di rispondere, interagire, informare su un evento, fare pubblicità. É qui la nostra sfida. Posso anche scegliere di non stare sul web, di non avere un sito internet, non impedirò comunque agli altri di parlare bene o male di me, della mia congregazione, qualcun altro risponderà al mio posto e, magari in maniera errata, darà una visione distorta al lettore della notizia. Se qualcuno ci criticherà non avremo modo di intervenire per dare la nostra versione dei fatti comunicando la nostra Verità. Oggi più che mai  il mondo ci chiede di dare ragione della nostra speranza, e la risposta la diamo anche sulla nostra piattaforma WEB. Sicuramente bisogna investire senza ristrettezze in questo campo, soprattutto nella formazione di personale. La comunicazione ha un suo preciso linguaggio e solo con una profonda conoscenza della tecnica si possono ottenere buoni risultato. A mio avviso sarà molto importante istituire un gruppo redazionale, la presenza di laici esperti della comunicazione ma anche di laici che vivono il mondo e condividono gli ideali e obiettivi che vogliamo raggiungere.
Il progetto comunicativo è ambizioso: parlare nel miglior modo di Dio all’umanità per dire la Verità delle cose e condividere l’amore che abita in noi. D’altronde Gesù Cristo è stato il primo e miglior comunicatore della storia dell’umanità.

Filomena Di Vietro
sdc




Mezzi di comunicazionione 2.0 !

Ho seguito questo corso: “Come si fa un sito WEB”, perché per lavoro devo aggiornare il nuovo sito web che è stato creato da un web-designer, con il programma word press. Tutti dicono che è molto semplice e intuitivo (per chi lo conosce), ma io avevo molte difficoltà a capire come lavora.

Non mi aspettavo il risvolto Pastorale in cui è stato inserito.

E’ vero che è stato organizzato insieme dalla UISG e l’Università Urbaniana, ma pensavo a una vera e propria formazione tecnica.

Invece sono stata stupita nel scoprire che la chiesa è da moltissimo tempo che si occupa di questa realtà, fin dal lontano 1957 con l’Enciclica Miranda Prosurs di Pio XII.

Certo a quei tempi si parlava più dei risvolti negati che avrebbero potuto avere sulle persone e sulla religione, ma anche di cogliere l’opportunità di inserirsi in essi.

Nonostante gli anni trascorsi e i mezzi molto diversi (allora c’era solo la televisione in bianco e nero)  le problematiche sono sempre le stesse: come influisce sulle persone, sulla religione, e noi cristiani come interagiamo?

Questi mezzi sono utili per la pastorale?

Sicuramente si, se sono ben preparati e pianificati. Abbiamo visto durante il corso che la materia è molto ampia e diversificata. Dalla pagina web dove magari ci sono più dati istituzionali (Nome congregazione, storia, attività) a vere e proprie piazze virtuali dove tutti parlano di tutto.

L’avere ben chiaro il messaggio che si vuol fare passare, e le modalità da scegliere sono fondamentali, per poter comunicare con efficacia.

La professoressa Morgante, ci ha fatto capire “che è importante esserci” in questi luoghi virtuali ma con un giusto approccio. Fare un “Piano di Comunicazione ” con FASI e ELEMENTI, ci permettono di: definire gli obiettivi, conoscere il contesto e i destinatari, su quali risorse possiamo contare, e su quali spazi sociali vogliamo inserirci.

Ritengo però che nell’ambito religioso (a parte qualche eccezione) tutto questo è lasciato alla buona volontà di singole persone. L’investimento che dovrebbe essere fatto, per una formazione sia tecnica che spirituale, è troppo gravosa e non vedono un “tornaconto” immediato. Spesso essere in rete è visto come : poter arrivare a farle conoscere da molte persone e avere un ritorno in vocazioni o donazioni !

Penso che una buona formazione di base, possa portare anche a una buona comunicazione.

Mi sembra che questo video esprima bene l’idea della comunicazione che dovremmo avere anche nel web.

Annalisa Segato

 

 




Comunicazione e responsabilità

La verità vi farà liberi

La comunicazione tocca la natura e la vocazione dell’uomo perché non si può parlare della comunicazione senza parlare della natura dell’uomo. Tutti per natura abbiamo bisogno di comunicare per creare e sostenere relazioni. In questo ambito di vivere l’aspetto fondamentale creaturale in relazione con i nostri prossimi, ci troviamo nel bisogno di provare ogni mezzi disponibile per vivere la nostra vita relazionale.

I mezzi di comunicazione sociali sono uno dei quei mezzi estremamente importante nel mondo di oggi che ci aiutano a vivere in relazione con il mondo e con gli altri. Nella vita odierna questi mezzi sono inevitabilmente importante perché ci aiutano a passare e a riceve informazione in modo efficace e efficiente di quanto potevamo fare precedentemente. Infatti, il concilio vaticano II nel  proemio del decreto sugli strumenti di comunicazioni sociali fa riferimento a questi mezzi come meravigliose  invenzioni tecniche frutto dell’ingegno umano con l’aiuto di Dio. Perciò la Chiesa ci dice che tutto è frutto della capacità umana che ha il suo inizio in Dio che ha creato l’uomo e anche le materie che l’uomo stesso utilizza nell’invenzione di questi mezzi. In sé sono estensione della creazione.

Papa Francesco nel suo messaggio per la 52ma giornata mondiale delle comunicazione sociale sotto il titolo «La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace» dice che nel progetto di Dio la comunicazione umana è una modalità essenziale per vivere la comunione. Questa comunione ha una divina vocazione: Dio ha voluto che tutti gli uomini formassero una sola famiglia e che si trattassero come fratelli (Gaudium et spes 24). Il modo di vivere questa fratellanza è quello di Dio, cioè l’amore. Il vincolo che ci tiene in comunione come l’ha voluto Dio è amore ed è per questa ragione abbiamo la responsabilità e dovere di comunicare la verità.

Dio ci ha donato la sua Parola, la Verità,  il suo Figlio che ci ha fatto diventare figli adottivi e entrare nella logica di Dio. Come possiamo vivere in Dio che è Verità quando comunichiamo la menzogna? Comunicare la verità ci rende liberi come dice il Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,32). Se siamo veramente figli di Dio siamo liberi e la libertà si trova nella verità. Per questo, l’uso dei mezzi di comunicazione sociali oggi deve essere in tal modo che ci serve ad annunciare la vera notizia, informare il mondo e edificare buone relazioni ma non promuovere la schiavitù di «fake news».

L’impegno di saper comunicare è fondamentale per evangelizzazione. La Chiesa è spinta a servirsi dei mezzi di comunicazioni sociale per poter portare la buona notizia a tutti. Perciò, questi mezzi fanno parte del progetto pastorale nella missione della Chiesa. Oggi la Chiesa è un buon esempio del buon uso dei mezzi di comunicazione sociale.  Questi mezzi vengono usate i tutti i campi della Chiesa.

La responsabilità che riguarda il mondo di oggi rimane quella di comunicare la verità, un invito che la Chiesa ripete sempre. Speriamo che con la nostra intesa partecipazione nell’uso dei mezzi di comunicazione possiamo combattere il male di «fake news» che tante volte ci ha portare fino a fare delle guerre.

Oggi la comunicazione ha creato una rete di vendita di news e divulgazione di informazione precedentemente scelta per suscitare qualche reazione del pubblico oppure i destinatari per fine di lucro. Dietro quello che sentiamo o consumiamo attraverso i mezzi di comunicazione, ci sono dei personali oppure aziende che controllano la scena. Questo non favorisce la libertà della comunicazione.

La comunicazione oggi è tanto complicata che bisogna fare un discernimento per attingere alla vera e affidabile informazione. Quanti sbagli sono stati fatti appunto perché qualcuno ha divulgato una falsa notizia? Questa situazione non rende cattivi i mezzi di comunicazione ma rende cattivo l’uso dei mezzi della comunicazione per fine di creare delle discordie e false allarme. sicuramente tutto non è perso, c’è ancora la speranza grazie alla voce della chiesa che «grida» nel deserto. Anche se non viene ascoltato da tutti da Chiesa ha fatto e continua a fare il suo compito di servire il mondo in vista della pienezza della salvezza.

Il campo della comunicazione è importante per passare scambiare informazioni su tutte le dimensione della vita umana: la dimensione economica, sociale e intellettuale ecc. la comunicazione quindi, deve puntare verso la pace e la giustizia in tutti gli ambiti della sua applicazione per bene comune dell’umanità. La cura della casa comune, la cura della nostra pianeta, la cura della creazione in quanto compito primario dell’uomo può essere facilitare attraverso il buon uso dei mezzi di comunicazione.




ADVANTAGES OF USING SOCIAL MEDIA IN ARCHDIOCESE OF LAHORE

In our daily lives especially in this present times or the so called “Modern Generation”, social communications or the media is getting more high-tech than in the past centuries. Through the use of these gadgets such as cell phones and computers we become more acquainted with one another. Through this, we become aware and we were able to gather information about the events that are happening in our society. Therefore it is very important to use the media and social networks in the diocese to approach the faithful. This is how media works.  They are beneficial to us.

Decree on the media of social communications Inter Mirifica number 16 says:”Since the proper use of the media of social communications which are available to audiences of different cultural backgrounds and ages, calls for instruction proper to their needs, programs which are suitable for the purpose-especially where they are designed for young people-should be encouraged, increased in numbers and organized according to Christian moral principles. This should be done in Catholic schools at every level, in seminaries and in lay apostolate groups. To speed this along catechetical manuals should present and explain Catholic teaching and regulations on this matter”.

Pope Francis, in his message for the 48th World Communications Day said, “Let us boldly become citizens of the digital world. The Church needs to be concerned for, and present in, the world of communication, in order to dialogue with people today and to help them encounter Christ.” The policies and recommendations above are written to help us utilize the power of electronic media to evangelize in today’s world, in ways that are safe, responsible, and reflective of Catholic values. Let us continue then to “Go therefore, and make disciples of all nations, baptizing them in the name of the Father, and of the Son, and of the Holy Spirit, teaching them to observe all that I have commanded you” (Matt. 28:19-20).

Advantages of Using Social Media

From the perspective of the Church, a major goal of engagement with social media is to create a vibrant social networking experience, keeping in mind the very real human relationship involved, that leads people to more engagement with their faith and moves them to action in the real world. With this in mind, there are both advantages and limitations to social media. The following is a short list that is by no means all-inclusive:

There are many advantages for Catholic groups to be using social media.

  1. The use of social media provides groups with new channels to communicate with members, potential members, donors and the wider community. It helps us to get the word out.
  2. The use of social media makes groups accessible to people who are looking on the Internet for what these groups have to offer.  It makes us available to “seekers.”
  3. A virtually limitless number of people can be reached: The number of people that can be reached and ministered to through a social media presence is far greater than would otherwise be possible through traditional means of communication. The potential audience is limited only by the number of members on the social media site.
  4. Easy dissemination of information: A social media presence makes it very easy to publicize information to an already engaged group since followers would likely already be interested in the content and subject matter of that page.
  5. No geographical or time constraints on content: The information, content, and conversations that take place on the page can be accessed and engaged with from anywhere at any time. Conversations and discussions can take place with people from across the parish, archdiocese, state, country or the world on their own schedules.
  6. Pages are always available: Successful social media pages will generate conversations and create their own “virtual communities” that will provide a forum for questions and answers even if the moderator of the page is not available.

Conclusion

As a conclusion in this short reflection I want to say that the proper use of media is very important to us as a follower of Christ and as Christian as well. We should be united in proclaiming His wonderful deeds through the use of social communication. For without Him social communication doesn’t exist in our society today. He is the key of a good relationship through the use of social communication process. Jesus Christ is the perfect communicator and communication of God.




I GIOVANI D’OGGI SUL MEDIA SOCIALE

L’EPOCA DEL NETWORK

In questa epoca, ventunessimo secolo, sembra esagerato lasciando il mondo fisico per quello mediale. Ma attenti, questo è la realtà prevalente che di sicuro cambierà e magari megliorerà o peggiorerà i rapporti ed affari dei giovani come pure gli adulti. Evidenziato da tanti elementi ma soprattutto, da un canzone in eglese, “Icona Pop, I love it.”

Un giovani che si è descritta come se potesse stare avanti , e suo amico che pur avendo gli stessi anni , lo metteva più in diettro.

Dunqué, la chiesa deve stare avanti, in senso dell’utililzo del social media, per poter evangelizare i giovani d’oggi.