Connessi ma isolati o isolati ma connessi?

Connessi ma isolati o isolati ma connessi?

“La rete è un’occasione per promuovere l’incontro con gli altri, ma può anche potenziare il nostro auto-isolamento, come una ragnatela capace di intrappolare… Questa dinamica drammatica manifesta un grave strappo nel tessuto relazionale della società, una lacerazione che non possiamo ignorare”. Papa Francesco

 

Un contesto ipertecnologico e della connessione

L’era in cui noi viviamo è un’era digitale. Nessun ambito della vita è escluso dall’uso della tecnologia e dalla connessione: famiglia, scuola, lavoro, ufficio, finanza, politica, mercato ecc. L’ampiezza significativa dell’uso digitale nei vari ambiti umani porterebbe ad affermare che viviamo nell’era ‘ipertecnologica’ e nella società ‘ipertecnoligica’ dove tutto è pass attraverso lo uso della tecnologia e della rete. Il nostro modo di essere e di relazionarsi non sono esclusi alla eccessiva digitalizzazione. Anzi l’uso della tecnologia e della connessione è accresciuto per migliorare le prestazioni della comunicazione e relazione. I social danno un piattaforma per interagire, per socializzare e scambiare le informazioni, le risorse ecc. I vantaggi del uso della rete e dei social sono tanti. La semplificazione e la comodità di fare le cose con una velocità allucinante è un semplice esempio. La disponibilità di un’enorme risorsa di informazione è un altro esempio. Scambiare o condividere l’informazioni con più persone in breve tempo possible, che fino poche decenni fa era impensabile, oggi è alla portata di tutti. Non rimane più la barriera o il limite geografica per contattare e interagire con le persone. Nondimeno, possiamo constatare in modo più naturale gli svantaggi del cattivo uso della tecnologia, della rete e dei social network. È da notare che“ la digitalità non è più semplice evasione, ma si è progressivamente delineata come una dimensione del reale , che incide profondamente sulla struttura e l’organizzazione della mente umana.”[1]

Nuove forme di dipendenze

Uno degli effetti collaterali della rete e dell’essere iperconnessi è una vera e propria dipendenza. Uso eccessivo di internet e i social addirittura costituisce altre forme di dipendenze. Il fatto di essere connessi sempre su internet e di conseguenza a essere sempre in una piattaforma virtuale rischia di scadere in un uso eccessivo e problematico. Ciò incide soprattutto sulla persona e nel suo assetto esistenziale. Si tende a vivere più nel mondo virtuale che nel mondo reale. Tonino Cantelmi nel suo libro Tecnoliquidità osserva che la società va verso una colossale dipendenza dalla connessione. Internet addiction e dipendenza dai social sono alcuni esempi da notare.[2] L’autismo digitale[3] sarebbe una delle conseguenze della dipendenza dalla tecnologia e dalla rete, anzi è una malattia che rende l’uomo incapace di relazionarsi e di comunicare. Un altra forma di dipendenza viene notata quando la memoria viene delegata alla macchina o alla rete. In tanto, tutto fa il telefono e tutte le risorse e le informazione sono disponibili nell’internet. Basta fare un semplice click e tutto è alla portata di mano. Praticamente, la testa viene sostituita dalla rete e dal telefono, e poi segue anche la rinuncia alla razionalità.[4] Tutto questo perpetua l’individualismo, l’narcisismo, e il modo egoistico di vivere. Vittorino Andreoli, nel suo libro La vita digitale, nota che “la semplificazione eccessiva del cervello e della mente ripiega l’uomo dirigendo nel senso contrario all’evoluzione, e cioè verso un’involuzione”.[5]

 Connessi ma isolati

Connessi ma isolati: Una epidemia silenziosa così intitola il libro di Manfred Spitzer, un noto medico psichiatra tedesco che osserva e analizza la malattia più grande del nostro Millennium ‘solitudine’. La solitudine viene presentato come una vera malattia della nostra società e ciò colpisce non soltanto i giovani ma anche gli anziani. Il volume cerca, attraverso i dati scientifici, di dimostrare le conseguenze devastanti del cattivo uso della tecnologia e della connessione: solitudine[6], stess[7], depressione e mortalità[8]. La vita quotidiana, con la sua concretezza, ci presenta i casi gravi di solitudine, depressione e mortalità in particolare tra i giovani.

Fanno venire i brividi nel pensare tutte queste conseguenze e altre. Dobbiamo interrogarci sul serio quale sarà è il futuro di questa società ipertecnologica e della connessione? Quale sarà il futuro di questa generazione che dove si nasce e si muore con la tecnologia in mano? Questo ci costringe di ripensare e di rivalutare lo uso di nuove tecnologie.

Consapevolezza, responsabilità e impegno

Bisogna rendersi conto che, ormai, questo è il nostro mondo e non possiamo tornare indietro. Dobbiamo crescere nella consapevolezza, nella responsabilità e nell’impegno per poter affrontare bene la situazione e trovare dei rimedi. Dobbiamo impegnarci a costruire un futuro migliore con maggior consapevolezza, responsabilità e impegno. ‘Knowledge is power’ detto inglese dice la conoscenza è un potere. La consapevolezza della realtà con i vantaggi e i problemi e responsabilità nel reagire possono essere i modi per affrontare la situazione bene. Dobbiamo conoscere in fondo la realtà e sapere come usare questo mezzo affinché possa essere uno strumento per il nostro bene. Creare la consapevolezza del corretto uso della tecnologia, della rete e dei social network rimane un compito e un grosso impegno a tutti i livelli: le famiglie, le scuole, il lavoro, gli uffici, le parrocchie e le associazioni. Il limite del tempo e spazio: il mondo dell’internet è così ampio che quasi ingloberebbe tutto e di più. Così con il tempo dell’uso cioè consumerebbe tutto il tempo dell’uomo. Per quanto riguarda uso della tecnologia, la rete e i social, occorre imparare a dare dei limiti alluso del digitale per lasciare il tempo e lo spazio necessario alle persone e alle relazioni da costruire in modo significativo. Rete come complemento alla relazione reale e concreta: l’uso di internet e dei social network sia così che non sostituiscono le relazioni concrete e reali della quotidianità anzi diventano un complemento alle relazioni reali e autentici pur nella sua diversità e complessità.

Papa Francesco e uso della rete

Nel suo messaggio per la 53ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2019 intitolato ‘ Siamo membra gli uni degli alti (Ef 4,25). Dalle social network communities alla comunità umana.’[9] Riconosce l’importanza della rete nella società odierna ma allo stesso tempo esige il bisogno di creare e promuovere la comunità umana.  Il buon uso possa essere una benedizione per l’umanità invece il cattivo uso della tecnologia ci condurrà verso le nuove forme di schiavitù e di conseguenza la morte. “Se internet rappresenta una possibilità straordinaria di accesso al sapere, è vero anche che si è rivelato come uno dei luoghi più esposti alla disinformazione e alla distorsione consapevole e mirata dei fatti e delle relazioni interpersonali, che spesso assumono la forma del discredito”[10].

Il papa sottolinea che, “La rete è un’occasione per promuovere l’incontro con gli altri, ma può anche potenziare il nostro auto-isolamento, come una ragnatela capace di intrappolare. Sono i ragazzi ad essere più esposti all’illusione che i social web possa appagarli totalmente sul piano relazionale, fino al fenomeno pericoloso dei giovani “eremiti sociali” che rischiano di estraniarsi completamente dalla società. Questa dinamica drammatica manifesta un grave strappo nel tessuto relazionale della società, una lacerazione che non possiamo ignorare”[11]. Attraverso la metafora del corpo e sue membra ci invita alla comunione e alla relazione. Il sommo pontefice dice, “La metafora del corpo e delle membra ci porta a riflettere sulla nostra identità, che è fondata sulla comunione e sull’alterità. Come cristiani ci riconosciamo tutti membra dell’unico corpo di cui Cristo è il capo. Questo ci aiuta a non vedere le persone come potenziali concorrenti, ma a considerare anche i nemici come persone. Non c’è più bisogno dell’avversario per auto-definirsi, perché lo sguardo di inclusione che impariamo da Cristo ci fa scoprire l’alterità in modo nuovo, come parte integrante e condizione della relazione e della prossimità.”[12]

La tecnologia, la rete e i social sono le benedizioni per l’umanità. Bisogna saperli usare in maniera giusta che possano aiutare a vivere le relazioni effettive e migliori per costruire un mondo miglior dove la convivenza sociale sia più semplice. L’uomo per natura è un essere relazionale. Ha il bisogno profondo dell’incontro con altro nella sua autenticità. La tecnologia, internet e i social network vanno utilizzati con maggior responsabilità e consapevolezza affinché possano soddisfare il bisogno dell’uomo dell’incontro con altro nella sua concretezza ed autenticità. Abbiamo bisogno della formazione affinché possiamo essere più consapevoli, più responsabili e più liberi per vivere una vita degna ed umana.

 

[1] T. Cantelmi, Tecnoliquidità:La psicologia ai tempi di internet, la mente tecnoliquida, Edizioni San Paolo, Cinsello Balsamo, 2013, 108.

[2] Ibid., 116 -133.

[3] V. Andreoli, La vita digitale, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2008, 205.

[4] Ibid., 206.

[5] Ibid., 207.

[6] M. Spitzer, Connessi ma isolati: Un’epidemia silenziosa, Corbaccio, Milano 2018, 11- 39

[7] Ibid.,81-102.

[8] Ibid., 139-150.

[9] Papa Francesco, Messaggio del Santo Padre Francesco per la 53ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2019, « “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25)Dalle social network communities alla comunità umana ».  24 Gennaio 2019.

[10] Ibid.

[11] Ibid.

[12] Ibid.

Bibliografia

Andreoli Vittorino, La vita digitale, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2008.

Spitzer Manfred, Connessi ma isolati: Una epidemia silenziosa, Milano, Corbaccio 2018.

Cantelmi Tonino, Tecnoliquidità: La psicologia ai tempi di internet: la mente tecnoliquida, Cinisello Balsamo, San Paolo Edizioni, 2013.

Papa Francesco, Messaggio del Santo Padre Francesco per la 53ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2019, « “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25)Dalle social network communities alla comunità umana ».  24 Gennaio 2019.

 

 

Hemant Pradip Ekka

 

 

 

 

 




Vocazione e formazione claveriana

 

Vieni anche tu!

 

Il desiderio di fare qualcosa di grande per Dio ha spinto la beata Maria Teresa Ledóchowska, fondatrice delle Suore Missionarie di San Pietro Clavera lasciare tutto e dedicarsi completamente a Dio e alla diffusione del Vangelo.

«Grate al Signore per averci chiamate alla sublime vocazione della sua sequela in questa Famiglia Religiosa, accogliamo la vocazione claveriana come speciale dono da vivere con gioia ed entusiasmo, perché anche altri scoprano la loro vocazione e rispondano alla chiamata di Dio»[1].

 

[1] Constituzione di congregazione di Suore Missionare di San Pietro Claver, Roma 2014, 69.

 

 

Come Dio Chiama?

Dio chiama personalmente

Dio agisce in modo diverso nella vita di ogni persona. Si adatta a noi. Ci sono tante storie di vocazioni quante sono le persone chiamate alla vita religiosa.

Alcuni si sentono chiamati all’età di dieci anni, altri a trent’anni. Alcuni sono entusiasti della chiamata, mentre altri resistono con forza e per molto tempo. Alcuni sono chiamati alla vita contemplativa, altri alle comunità di vita apostolica.

Molti sono chiamati a lavorare nei loro Paesi, mentre alcuni sono invitati a essere missionari in terre lontane.

Ciò che tutti hanno in comune, tuttavia, è uno sguardo personale e amorevole di Gesù che li invita a rispondere al Suo progetto per loro.

Dio chiama attraverso i mezzi ordinari

Dio parla attraverso mezzi ordinari come l’omelia, la domanda di un amico, un libro o un film, un esempio di un santo o l’ispirazione di un sacerdote.

Non sentiamo parole dette a voce e vediamo angeli che volano e annunciano la volontà di Dio per noi, piuttosto, una persona chiamata sperimenta il desiderio di conoscere Dio più intimamente, di stare con Lui e di servire Dio e il suo popolo.

Dio chiama amabilmente

Dio non costringe mai a rispondere alla sua chiamata. La Sacra Scrittura ci racconta la storia di un giovane che Gesù ha invitato a camminare con Lui (Mc 10,17).Il giovane non era disposto a lasciare i suoi beni e se ne andò tristemente. Gesù non ha cercato di convincerlo a rimanere.Questo è uno dei passi più tristi della Bibbia[2]. Il giovane ha avuto l’attenzione rivolta in una direzione sbagliata. Invece di guardare a ciò che avrebbe guadagnato seguendo Gesù, quindi il premio eterno, ha guardato a ciò che avrebbe perso, cioè dei semplici possedimenti che un giorno sarebbero andati comunque persi.

[2] Cf Mc 10,17

Come si risponde alla chiamata di Dio?

La chiamata di Cristo, che è l’espressione di un amore redentivo, «investe la persona intera, anima e corpo, si tratti di un uomo o di una donna; nella sua entità personale è assolutamente unica». Essa «prende nel cuore del chiamato la forma concreta della professione dei consigli evangelici». In questa orma, quelle e quelli che Dio chiama donano a loro volta a Cristo Redentore una risposta di amore: un amore che si abbandona interamente e senza riserve che si perde nell’offerta di tutta la persona «come ostia viva, santa, gradita a Dio» (Rom 12, 1). Solo questo amore, anch’esso di carattere nuziale, che impegna tutta l’affettività della persona, permetterà di motivare e di sostenere le rinunce e le croci che incontra necessariamente colui che vuole «perdere la sua vita» a causa di Cristo e del Vangelo (cf. Mc 8, 35). Questa risposta personale è parte integrante della consacrazione religiosa[3].

[3] Potissimum Institutioni, congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica  (direttive sulla formazione negli istituti religiosi) vaticano, Roma 2008. 9.

R-Realizzare il progetto di Dio per noi

Dio ti ha dato certi talenti e vuole che tu faccia per Lui qualcosa che nessun’altro può fare. Ti rendi conto che la tua risposta farà cambiare qualcosa al meglio nel mondo. I biblisti ci dicono che Maria aveva circa sedici anni quando Dio le chiese se lei avrebbe realizzato il suo progetto. Pensate cosa sarebbe successo se lei avesse detto di “No!” a Dio. Ognuno di noi ha delle piccole annunciazioni nella vita. Se diciamo di “No!” a Dio, il progetto di Dio non si realizzerà mai[4].

[4] Cf  Lc 1,38

 

E -Fare l’esperienza della solitudine

La solitudine non è l’isolamento. La solitudine è sentirsi vuoti e perduti; la solitudine è lavorare attraverso quei sentimenti per trovare Qualcuno e comunicare con Lui nel profondo dell’anima. Siamo persone molto impegnate. Fa bene passare un po’ di tempo in solitudine a leggere di Gesù per conoscerlo meglio. Non diventeremo mai amici di qualcuno se non lo conosciamo. Fa beneleggere i libri sulla vita dei santi, preparare un ritiro o un tempo di preghiera serale, quando nessuno ci disturberà[5].

[5] Cf, Constituzione di suore missionare di san Pietro Claver, Roma 2014. 55

S -“Sì”, un abbandono fiducioso

Devi imparare a fidarti di Gesù. Non pensare: “Come risponderò a Dio in modo che Lui lo vuole?” o “Come compirò quello che Lui mi chiede?”. I profeti lo hanno fatto prima di noi e lo hanno fatto i santi. Mosè disse al Signore di inviare qualcun altro perché non sapeva parlare bene. Geremia credeva di essere troppo giovane. Isaia si definì un uomo dalle labbra impure. Quando Dio chiese a Giona di andare a Ninive luisi imbarco su una nave che andava in direzione opposta!

Se Dio te lo chiede, ti darà la grazia di compierlo. A tutte le tue scuse, la risposta di Dio è che Egli sarà con te.

P -Pregare tutti i giorni per scoprire il progetto di Dio

Scoprire il progetto di Dio su sé stesso è un segreto della felicità e della pace. Chiedete ogni giorno allo Spirito Santo di dirvi ciò che Dio vuole che voi facciate. Chiedetegli l’aiuto per farlo, e poi imparate ad ascoltarlo nel vostro cuore.

O -Oltrepassare gli ostacoli sulla strada verso Dio

Se volete seguire la chiamata di Dio incontrerete tanti ostacoli.Il Satana non ama vedere nessuno perseguire sulla strada della propria vocazione. Vi ingannerà con innumerevoli dubbi e obiezioni. È importante essere avvertiti su di essi.

La famiglia e gli amici potrebbero non capire quello che state facendo. La vocazione non è un evento comune. Per quanto si desideri il loro sostegno e la loro approvazione non sono assolutamente necessari. Ci sono dei momenti in cui il progetto di Dio per la vostra vita può essere contrario a ciò che la vostra famiglia desidera per voi. In alcuni casi, la famiglia e gli amici sono stati in realtà un deterrente per un’autentica vocazione. Un giorno dovranno rispondere a Dio per aver ostacolato la sua volontà.

La vostra natura caduta si restringe da ogni sacrificio. Anche se potreste essere dispiaciuti di rinunciare ad alcune cose che state facendo, non soffermatevi su di esse. Concentratevi piuttosto sulle cose che potete fare per il bene dell’umanità. Qualche tempo fa una signora di 75 anni ha detto: “Ho sempre voluto essere una suora, ma non potevo smettere di nuotare”. Rispondete con gioia. La gioia rende le cose facili! E Dio ama chi dona con gioia.

N – Nutrire la vostra vocazione

La vocazione è come un piccolo seme che Dio pianta nel terreno della tua anima. Gesù disse che la terra o soffocherà il seme, lo asciugherà o lo porterà ad un ricco raccolto. Siate di buona terra. Un fiore ha bisogno di sole, acqua e nutrienti per crescere. Parla con qualcuno che ha percorso la stessa strada prima di te, dei tuoi desideri e delle tue paure. Se non lo farai, il tuo fiore della vocazione potrebbe non crescere mai.

D – Dedicati alla Madonna

Maria è la nostra Madre e il modello nel rispondere alla chiamata di Dio. Come Madre vuole ciò che è meglio per noi. Lei sa qual è il progetto di Dio per noi. Nessuno ha risposto alla chiamata di Dio in modo perfetto come lei. Era ancora una ragazza quando Dio le chiese di essere la Madre di Gesù. Non capiva cosa significasse tutto questo, ma Dio ha chiesto e questo è stato sufficiente per dire di “Sì!”. Il suo “sì” ha cambiato per sempre la storia del mondo.

RISPONDI con generosità, coraggio e gioia!

Dio ha bisogno di te!

La Chiesa ha bisogno di te!

 

La professione religiosa pone nel cuore di ognuno e di ognuna  l’amore del Padre, quell’amore che è nel cuore di Gesù Cristo, Redentore del mondo. È amore, questo, che abbraccia il mondo e tutto ciò che in esso viene dal Padre e che al tempo stesso tende a sconfiggere tutto ciò che nel mondo non viene dal Padre.

“Un tale amore deve sgorgare  dalla fonte stessa di quella particolare consacrazione che, sulla base sacramentale del santo battesimo, è l’inizio della nuova creazione”.

La fede, la speranza e la carità spingono le religiose e i religiosi ad impegnarsi con i voti a praticare e a professare i consigli evangelici e a testimoniare così l’attualità e il senso delle Beatitudini nel mondo. I consigli sono come l’asse portante della vita religiosa; essi esprimono in maniera completa e significativa il radicalismo evangelico che la caratterizza[6].

[6] Potissimum Institutioni congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica (direttive sulla formazione negli istituti religiosi) vaticano, Roma 2008. 11.

 

 

FORMAZIONE.

Non esiste niente di più sublime che dare la gloria a Dio

e cooperare alla salvezza delle anime.

  

Postulante

Il postulato ha lo scopo di verificare e completare l’educazione umana, cristiana e spirituale della candidata affinché raggiunga quella maturità che le permetta di assumere liberamente e consapevolmente le responsabilità della vita consacrata nella famiglia claveriana.

La postulante conosce il carisma della Congregazione e si dedica alla crescita cristiana e spirituale, che la condurrà alla maturità che le permetterà di rispondere liberamente alla chiamata di Gesù[7].

 

[7] Potissimum Institutioni (direttive sulla formazione negli istituti religiosi) vaticano Roma 2008.43.

 

Novizia.

Quando una postulante è pronta a continuare la sequela di Gesù nella vita consacrata entra nel Noviziato che è un periodo di formazione in cui inizia formalmente la vita religiosa[8].

Le novizie sono chiamate a discernere la loro vocazione nell’esperienza vissuta di seguire Cristo casto, povero e obbediente. Sperimentano lo stile di vita della Congregazione e studiano lo spirito claveriano alla luce degli insegnamenti della Chiesa e dell’esempio della Fondatrice.

Durante un programma biennale di formazione la novizia studia la Sacra Scrittura, la spiritualità e altre materie, approfondisce la relazione personale con Gesù che la renderà pronta a donarsi totalmente a Lui attraverso i voti religiosi.[9].

[8]  Cf Codex Iuris Canonici (Il codice di diritto canonico ),  Vaticano Roma 1983 646.

[9] Constituzione di suore missionare di san Pietro Claver, Roma 2014. 75.

 

Suora di voti temporanei

Al termine del noviziato, la novizia emette la professione religiosa temporanea per un anno, assumendo con i voti pubblici l’obbligo di vivere i tre consigli evangelici secondo le Costituzioni della Congregazione[10]. Con la Prima Professione inizia la vita religiosa. Durante questo periodo iniziale la suora, sostenuta dalla comunità, continua la sua formazione e sviluppa i diversi aspetti della sua vocazione in vista della Professione Perpetua.

Il giorno in cui una novizia emette i primi voti riceve:

– Il velo: come segno della sua consacrazione

– Il libretto delle Costituzioni che la guideranno per tutta la sua vita religiosa

– Un crocifisso che le ricorda il suo speciale rapporto con Gesù, il Salvatore del mondo, che ha dato la sua vita per lei

– Una medaglia di San Pietro Claver su un cordone rosso, simbolo di appartenenza alle Suore Missionarie di San Pietro Claver[11].

 

[10]  Codex Iuris Canonici (Il codice di diritto canonico ),  Vaticano Roma 1983, 654.

[11] Constituzione di Suore Missionare di San Pietro Claver, Roma 2014. 83.

 

 

Suora di voti perpetui

La Professione Perpetua esprime la consacrazione totale e definitiva a Dio nella Congregazione. Dopo un minimo di sei anni la suora di voti temporanei emette la Professione Perpetua ed è pienamente incorporata nella Congregazione.

La sua consacrazione religiosa è per le missioni, affinché tutti possano conoscere e amare Dio. Riceve un anello che le ricorda il suo rapporto sponsale con Gesù, che deve amare con tutto il suo cuore.

Dopo la Professione Perpetua la sorella continua la formazione attraverso la conversione quotidiana del cuore e la vita di preghiera, l’aggiornamento apostolico e la continua crescita nel carisma della Fondatrice[12].

 

[12] Constituzione di Suore Missionare di San Pietro Claver, Roma 2014. 87

 

RISPONDI con generosità, coraggio e gioia!

se senti chiamata, 

Dio ha bisogno di te!

La Chiesa ha bisogno di te!

 

 

BIBLIOGRAFIA

FONTE:

La Bibbia di Gerusalemme, EDB, Bologna 1974.

 

DOCUMENTI DELLA CHIESA:

Potissimum Institutioni congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica (direttive sulla formazione negli istituti religiosi) vaticano, Roma 2008.

Codex Iuris Canonici (Il codice di diritto canonico ),  Vaticano, Roma 1983

 

CONSTITUZIONE:

Constituzione di congregazione di Suore Missionare di San Pietro Claver, Roma 2014.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




SOCIAL MEDIA UNA NUOVA TERRA DELLA MISSIONE

Introduzione

Oggi La rete è parte integrante della vita consacrata. Infatti il tempo e lo spazio si sono digitalizzati. Non si usa la rete, ma si vive la rete. Le informazioni vere o false che ci vengono portate dai mass media, influenzano il nostro comportamento e la nostra cognizione. E a causa di questa influenza, i social network sono emersi come un nuovo strumento potente per la vita consacrata. La vita consacrata hanno nel loro DNA il dovere di communicarsi di se stessi con le gente i propri valori e existono per il servizio nella societa’. Come sappiamo addeso l’ambiente l’universalita ecclesiale non va delimitata solo al territorio fisico, ma va estera anche in quello digitale. Quindi bisogna rinnovare ed aggiornare in base alle mutate situazioni sociali ed alle esigenze dei tempi.

Importanza del social media per i consacrati  

     

Papa Benedetto XVI dice che il sacerdote debba essere un attore di prim’ordine nel continente digitale. Papa Francesco dice ‘Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale. È importante l’attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l’uomo d’oggi e portarlo all’incontro con Cristo’.
la chiesa puo’ benissimo “non stare” sui social network. Non e’ mai obbligo ma e’ sempre il frutto di una scelta stratergica. Esempio Papa Francesco ha un account Twitter e Instagram .I social Network infatti, sono strumenti communicativi che servono a raggiungere obbietivi scelti a monte.
La Costituzione conciliare “Gaudium et spes” al numero 5 osserva che le nuove tecnologie hanno un impatto sul modus cogitandi dell’uomo e dell’umanità. La rete influisce in particolare sul modo della ricerca di Dio, sulla vita della comunità, sulle modalità di testimonianza e evangelizzazione, sull’interiorità.

I vantaggi

Testimonianza Cristiana – la rete sociali permettono di presentarsi con onesta’, sincerita’ di vita e naturalezza. Attraverso i profili digitali possiamo dire chi siamo veramente, che cosa ci piace, come la pensiamo. Questa trasparenza permette che la altre persone conoscano i consacrati per davvero. Nella rete i consacrati puo’ diventare seminatore di pace e di gioa, ascoltatore e consolatore di tanti.

Promuovere la carisma nel cyber spazio – una magnifica opportunita’ per comunicare l’identita congregazionale, rendendo noto il proprio carisma. Ponendo informazioni sulla storia, sul fondatore, sulla eventuale presenza nei vari continenti, sulle attivita’ svolte e quant’altro.

Pescare vocazione – Dio puo’ inviare la sua chiamata anche nel cyberspazio. A dimostrazione del fatto che la vita consacrata puo’ essere visibile anche su internet e che qui possono essere carpite le attenzione dei giovani, per avere informazioni su una congregazione, per comprendere il carisma fondazionale.

Condivisione della fede – internet (social network) si propone come un’area di meeting nella quale ogni consacrato puo’ recarsi e mettere a dispozione di tutti le esperienze vissute e le virtu’ ricevute da Dio; nella quale le tante diversita’ culturali, etniche non vanno considerate come fattori differenziante, ma come risorse colletive; nella quale ogni testimonianza di fede ed ogni competenza disciplinare sono da classificare come patrimonio comune.

Evangelizzare nella rete – Moltissimi naviganti confessano di essere indifferenti, non praticanti. Non vanno a messa e non pregano. Probabilmente ammirano qualche proposta sociale umanista. Sono lontani dal cristianesimo, dalla Chiesa. possibile scoprire in questa, loro ricerca il volto di Dio. Bisogna essere onesti e mostrarci nella rete così come siamo per accettare e rispettare le differenze.

Gli inconvinienti

la ricerca di falsa compagnia – la vita consacrata a volte puo’ essere come una vita solitaria. Anche certamente la sua condizione di consacrato, di uomo celibe, puo’ implicare tante volte una certa solitudine umana. E la rete puo’ spesso diventare la soluzione facile per mettere fine a quella solitudine di entrare nel mondo virtuale. Basta accetare amicizia che ci cercano e poi ci lasciano in chatting room.

una figura esposta – bisogno di un plus di prudenza e prestare attenzione alla fotografie che si inseriscono con bambini, adolescenti, ragazze, ecc. E’ ovvio che il buon senso di ognuno guida questo tipo scelte ma e’ altrettanto verso che esiste sempre il pericolo che gli altri utenti (potenzialmente tutti quelli con accesso a internet) non capiscono il contesto in cui fu scattata una fotografia o inserito un commento. Non lasciamo spazio per le critiche.
l’uso di intenet come fenomeno di dipendenza- rete sociale porta a ridurre il circolo delle relazioni sociali e colpisce il benessere psicologico, modificando le abitudine sociali e le forme relazionali dell’individuo. Internet produce una sorta di vizioso tra il senso di solitudine e l’uso impulsivo del social network, incrementando la sua difficolta a comunicare con gli altri.

la dipendeza sessuale nella vita consacrata – per i consacrati puo’diventare un rischio quando alimenta comportamenti ed abitudini illecite, sopprattutto se viene adoperato per compensare bisogni psicoligici ed obbettivi che l’individuo non riesce a realizzare nella vita reale, attraverso l’uso improprio della rete nel campo della sessualita.
Dire questo non vuol dire demonizzare l’uso di intenet, ne’ tanto meno significa che i relegiosi e relegiose vanno in rete per utilizzare i siti pornografici.le persone possono anche sperimentare un contatto piu’ <> attraverso una sessualita virtuale scambio di immagini porno, e fantasie sessuali ecc, che in seguito puo’ trasmetarsi in veri e propri comportamenti illeciti e patologici. Anche la dipendenza sessuale da internet puo’ creare nelle persone in forte senso di vergogna e intensi sensi di colpa, sopratutto per chi vive in un contesto di vita relegiosa.

Come affrontare il rete social

Formarsi Bene e formare nell’era digitale – La vita consacrata è chiamata ad essere aperta a navigare con responsabilità in questo grande spazio globale popolato da milioni di uomini e donne del nostro tempo. Dovrebbe imparare a vivere i suoi desideri, integrando la sua debolezza e fallimenti, che dominano i suoi impulsi istintuali e superando ogni dipendenza dalla gratificazione immediata. Anche i consacrati dovrebbero imparare a stabilire relazioni mature. L’autocontrollo e la formazione di una coscienza critica, autonoma e responsabile è sempre essenziale.

La specificità della formazione nella vita consacrata – un dialogo costante con il formatore è essenziale per conoscere e integrare le proprie qualità e limiti mentre si sviluppa la capacità personale di riflessione e silenzio. Il dilemma formativo per i consacrati non consiste nel discernere se utilizzare o meno il social network, ma piuttosto nell’ottenere l’equilibrio desiderabile in ogni aspetto della vita, incluso il digitale, la motivazione che ottiene dal sociale.

Alcune Regole di ‘Marketing’ VITA CONSACRATA come ben utilizzare social network.

Be Smart- Per ben utilizzare rete sociale, questo schema molto utilizato nella communicazione stratergica, che prende il nome di SMART

Specifico(specific)Misurabile(measurable) Raggiungibile(achievable) Rilevante(rilevant) con un limite di tempo definito(Time bound).

linguaggio – social network e’ che siano luoghi virtuali prevalentemente per giovani e che di Consequenze bisogna avere un linguaggio giovanile. Possiamo quindi permettereci di perdere una certa formalita. sono il luogo in cui poter dare de tu e chiunque voglia interagire con noi.

Che Contenuti Creare e’ stare attenti a cio’ di cui discute l’opinione pubblica a cosa sia di attualita’ o, piu’ banalmente, al calendario. Modellare la nostra programmazione producendo contenuti piu’ “natali” quando arriva il dicembre 25 o parlando del ruolo della donna 18 marzo aiuta ad insererci negli argomenti di cui gia’ sta parlando il nostro pubblico.

Essere creativo – Dobbiamo cercare di rielaborare i contenuti con il criterio delle immagini, sia che esse siano di accompagnamento al testo o video di spiegazioni. Non dimentichiamo che i social media sono luoghi per lo piu’ emotivi.
Check and re-check- prima di pubbicare assicuriamoci che soddisfi uno di questi requisiti A il contenuto e’ utile. B fornisce delle informazione rilevante. C e’ divertente/emozionate profondo. D importante indurre le persone a condividere con gli altri. 3 milla likes/10 mila persone(non e’ contenuto di successo)

la brevita- Il titolo deve contenere al massimo 50 caratteri e il testo deve essere massimo di 3 frasi 250 carrateri. Twitter non si puo’ superare i 140 caratteri, in modo da dare spazio ai retweet e alle citazioni. Meglio non esagerare anche su facebook: la lunghezza ideale di un post e’di masssimo due righe di testo, in questo modo catturiamo rapidamente l’attenzione del lettore e gli diamo un’idea precisa del contenuto del post.

Possiamo domandarci C’è una persona incaricata della comunicazione nel tuo istituto? Si No, perché? Quali spazi digitali abitate per la comunicazione tra le sorelle (ad intra)? Che risposte avete dalle lettrici? Cosa vi dice che state usando i canali giusti? Quali spazi digitali abitate per la comunicazione ad extra? Come comunicate la vostra identità e il vostro carisma?

Conclusione
Un problema morale personale; non lasciarci dominare dai media, ma usarli in modo che essi siano strumento per la nostra originale esistenza. Il nostro compito e’ la modificazione dei modelli prevalenti di fronte alla comunicazione di massa; modificare modelli vuol dire compiere ogni azione profetica, educativa e sociale. Ogni cristiano anche noi consocrati abbiamo il dovere di presenza. Il mondo digitale (rete sociale) è una piazza pubblica, un luogo di incontro in cui possiamo incoraggiarci o sviluppo l’un l’altro, impegnarci in una discussione significativa o no. E’ per il credente (consacrato) cosa nobilissima, vero esercizio della carita’, a patto che sia esercitata esclusivamente in vista del bene della comunita’, e mai a tutela di interessi personali o di categoria, e tanto meno per la conquista o il mantenimento di posizione di potere.

Anche per l’accesso alle reti digitali comporta una responsabilità per il prossimo che non vediamo ma che è comunque reale e ha una dignità che deve essere rispettata. Rete sociale può essere usato saggiamente per costruire una società sana e aperta alla condivisione.Oggi anche noi giovanni consacrati facciamo parte del mondo digitale. Nella cultura dei nuovi media, la vita consacrata deve farsi interpellare della parola rivelata e dai segni dei tempi, per vivere la nuova evangelizzatione, per fecondare il tempo con la testimoniaza di cristo. Come dice il Papa, l’attenzione alle persone e alle loro autentiche necessità spirituali. La persona consacrata non è un semplice utente di questi mezzi. É un uomo o una donna di Dio, chiamata a vivere con sapienza in questo mondo digitale.

Bibliografia

I LIBRI

ENRICO Chiavacci, TEOLOGIA MORALE, 3/2 morale della vita economica, politica, di comunicazione, Città della Editrice Assisi terza ristampa, Assisi 2008.

VINCENZO Commodo, Cons@crati On line, rotte per la navigazione dei religiosi in internet, Ancora, Roma 2006.

TRIDENTE Giovanni–BRUNO Mastroianni, La missione digitale, Comunicazione della Chiesa e social media, EDUSC, Roma 2016.

GIACOMO Ruggeri, Cambiati dalla rete vivere le relazioni al tempo dei social network, Edizioni Messagero, Padova 142.

JOSU Adlay, Nuovi Media e Vita Consacrata, Ancora, Roma 2011.

LE RIVISTE

VINCENZO Commodo, «Cons@crati On Line. La Communicazione Interna In Digitale», in Vita Consacrata 38, luglio-agosto 2002.

GIOVANNI Crea, «Vita Religiosa e Dipendenza Sessuale In Internet», in Vita Consacrata 40, luglio-agosto 2004.

MARTIN Carbajo Núñez, «Digital Age Challenges and Consecrated Life», in Vita Consacrata 53, luglio-dicembre 2015.




Dialogo interreligioso nel mondo digitale

CHIESA 3.0 dell’era del WEB

Il Dialogo Interreligioso nel mondo digitale è  necessario

reciproca tra i credenti delle diverse religioni, un cammino di fratellanza e al servizio dei più vulnerabili, i migranti. Un simbolo dell’abbraccio tra Oriente e Occidente, tra Nord e Sud e tra tutti coloro che credono che Dio ci abbia creati per conoscerci, per cooperare tra di noi e per vivere come fratelli che si amano. Insomma una chiesa aperta al mondo che unisce tutti i popoli e va oltre i confini delle nazioni con spirito di «Carità nella Verità».

Papa Francesco ad aver bisogno di comunicare, è l’umanità intera che ha bisogno di questo scambio di interrelazione, di conoscenza, di arricchimento tra cultura e fede diverse. Lui individua e rappresenta come padre della chiesa cattolica un bisogno collettivo basato sul fatto che i confini non esistono più, a livello di distanze, tempo e operatività. Perciò, questo scambio di conoscenza e il senso di responsabilità ha bisogno di qualcuno che con molta umiltà, autorevolezza e forza, esprima questa esigenza collettiva. Tutto questo serve per migliore l’umanità, portando come dice Francesco, verso la luce e non verso l’oscurità profonda. La comunicazione riguarda sia l’ambito quotidiano, sia l’ambito pubblicitario e delle pubbliche relazioni. la comunicazione umana è una modalità essenziale per vivere la comunione. L’essere umano, immagine e somiglianza del Creatore, è capace di esprimere e condividere il vero, il buono, il bello. E’ capace di raccontare la propria esperienza e il mondo, e di costruire così la memoria e la comprensione degli eventi.

Fratellanza umana abbraccia tutti gli uomini, li unisce e li rende uguali. Che manipolano le azioni e i destini degli uomini, come libertà, che Dio ha donato a tutti gli esseri umani. In nome di Dio, ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chi amati a convivere come fratelli, nella carità e della pace. La cultura del dialogo come via, la collaborazione comune come condotta, la conoscenza reciproca come metodo e criterio. Tutte cose per diffondere la cultura della tolleranza, della convivenza e della pace. Questo i valori della pace, della giustizia, del bene, della bellezza, della fratellanza umana e della convivenza comune, per confermare l’importanza di tali valori di salvezza per tutti.

Dio ha creato l’universo e tutti gli esseri umani uguali per la sua Misericordia. Il credente è chiamato a esprimere questa fratellanza umana, salvaguardando il creato e tutto l’universo e sostenendo ogni persona, specialmente le più bisognose e povere. In problemi del mondo contemporaneo è le tristezze. Dobbiamo condiviso le gioie, creare un’atmosfera di fratellanza e amicizia, comunicazioni tra poveri e con tanti fratelli e sorelle in diverse parti del mondo. La fede in Dio porta a lavorare insieme e la fede nella fratellanza umana. La cultura del reciproco rispetto, nella comprensione della grande grazia divina che rende tutti gli esseri umani fratelli.

 

Chiesa ed Internet

«Nel progetto di Dio, la comunicazione è una modalità essenziale per vivere la

comunione. L’essere umano, immagine e somiglianza del Creatore, è capace di esprimere e condividere il vero, il buono, il bello» 
Papa Francesco

  1. La comunicazione non è marketing persuasivo, né tanto meno espressione del mercato, ma istanza fondamentale dell’essere umano, che riconosce se stesso nel momento in cui si avvicina agli altri.
  2. La comunicazione in un sito può essere vista come il buongiorno che si da al cliente quando entra in negozio, la comunicazione è il dare risposte precise a domande precise che il cliente fa al motore di ricerca quindi, se si vuole capire perché è importante la comunicazione in un sito, si deve iniziare ad analizzare il contesto comunicativo proprio da un punto di vista strategico.

Il Concilio Vaticano II ha ritenuto che i mezzi di comunicazione sociale sono “meravigliose invenzioni tecniche” per mezzo dei quali l’umanità ha la possibilità di avanzare “sempre più nella scoperta delle risorse e dei valori racchiusi in tutto quanto il creato”. In questo modo la Chiesa si è sempre prodigata di coniugare tecnologia e pastorale al fine di fare cultura che oggi ha assunto una caratterizzazione particolare tanto da indicare la nostra contemporaneità come “l’era del web”.

Papa Francesco avvia il suo discorso con una sorta di contemplazione del mondo in cui viviamo. Il mondo sta diventando sempre più piccolo, e noi siamo sempre più vicini gli uni agli altri. Internet esprime la «profezia» di un mondo nuovo.

La rete digitale non può essere considerata solo come uno strumento della comunicazione, ma un nuovo contesto esistenziale perché stimola alla relazione e alla comunicazione, opera un cambiamento nella progettualità, provoca sentimenti empatici e spinge all’azione.

La Chiesa stessa è una rete tessuta dalla comunione eucaristica, dove l’unione non si fonda sui ‘like’, ma sulla verità, sull’amen, con cui ognuno aderisce al Corpo di Cristo, accogliendo gli altri”. L’evoluzione del Web ha però anche raggiunto grande estensione di collegamenti virtuali e documentali da poter essere definito come un mezzo comune di informazioni per tutti gli uomini.

 

 

WordPress dà la possibilità di modificare ogni aspetto del sito: la grafica, la posizione dei menu, la larghezza del layout, i colori.
Per effettuare un’adeguata comunicazione ed interazione nella rete digitale occorre effettuare un piano strategico che deve prevedere il possesso di idonee competenze per sviluppare un pensiero critico verso i media, conoscere le pratiche che rendono la comunicazione rispettosa di altre culture, la raccolta dati della realtà, la relativa analisi (sfide, debolezze, nodi, individuare Vision, finalità, obiettivi, attività, tempi, risorse, indici, programmare gli spazi social, prevedere ed effettuare l’implementazione del sito e dare la valutazione periodica).

«Dialogo e dibattito possono fiorire e crescere anche quando si conversa e si prendono sul serio coloro che hanno idee diverse dalle serve» Papa Benedetto XVI.

 

 

L’attività di creazione e di gestione di un sito Web all’interno dell’azione pastorale ecclesiale deve essere sostenuta con la preghiera e la fiducia nello Spirito Santo, vero responsabile della missione della “Chiesa 3.0 dell’era del Web”.

 

 

 




PERCHÉ IL GIUBILEO?

PERCHÉ IL GIUBILEO DI SUORE MISSIONARIE DI SAN PIETRO CLAVER?

  • Quest’anno ricorrono due giubilei: 100 anni dell’enciclica Massimum Illud.
  • Per questa occasione il nostra Santo padre Papa Francesco ha proclamato ottobre come mese missionario straordinario e 125 della fondazione del nostro Istituto.

 

Non solo è bene ed utile solennizzare tali anni, ma con ciò adempiamo un dovere di riconoscenza verso Dio e verso la nostra Avvocata presso Lui, la Protettrice di questa Casa: la Beatissima Vergine Maria. Compiamo altre sì un dovere di riconoscenza verso tutti coloro che, con il passare del tempo hanno reso possibile questo Giubileo; e vorrei sottolineare particolarmente che attiriamo con ciò un torrente di grazie su di noi. [Papi, direttori spirituali, collaboratori, zelatori, membri esterni e interni.] (MTL, 7 maggio 1906, Alle Dame Inglesi, p. 34)

 

Che cosa ha spinto la nostra Fondatrice MTL

Beata Maria Theresa Ledochowska ha ricevuto una grande grazia di fondare una bella congregazione Missionarie di San Pietro Claver è occuparsi d’una opera che nel suo tempo e ambiente dove viveva non era conosciuto e se lo era, non sempre svegliava interesse? Rispondo con le sue proprie parole: Fortemente impressionata dal discorso pronunciato a Londra da Sua Eminenza Card. Lavigerie, decisi di votare non solo la mia penna ma tutta la mia persona all’opera antischiavista.

(MTL, 1891 Sul Card. Lavigerie, p. 5), Compassione per gli schiavi, stimolata ed incoraggia da una fede profonda, che va di pari passo con un ardente amore verso le anime” (MTL; Conf. All’unione delle Donne cattoliche a Breslavia, p. 75), la Carità corporale è in pari tempo opera di misericordia spirituale, poiché si tratta della salvezza degli uomini. (cfr. MTL, Conf. Su Card. Lavigerie,1891 p. 8), la carità verso Dio si manifesta nelle nostre opere compiendo ciò che Gli è gradito. (MTL, Conf. ascetiche, 1.2.1905 p.36).

 

 

QUALE  ERA IL SUO MOTTO:

Tutte le suore conosciamo il suo motto: “Avanti con gioia, Dio aiuteràGesù è con noi, per cui tutto diventa facile! (MTL a Sr. Konvallin, 21 aprile 1916) Preghiera. Non si appoggiava mai sulle proprie anche se deboli forze, non rimaneva sul livello solo umano; ha posto tutto in Dio e la Vergine Santissima: La mia sicurezza è ben radicata nella fede in Dio Padre! (MTL a Ilse v. D. 2.2.1900)

Maria Santissima non ha mai abbandonato chi ha posto la sua fiducia in Lei. (MTL, Conf. Sul culto di Maria SS.ma  in Africa, 1912, p.30) Mons. Brincet ringraziandola per gli aiuti materiali ha sottolineato: “Mi fa molto piacere apprendere che il suo Sodalizio considera la preghiera come l’aiuto più potente che possa essere recato alle missioni africane. […] Nulla si ottiene con il denaro dove mancano le preghiere. (MTL, Panorama, 1899) Per questo considera come poteva aiutarla la missione in modo semplice.

La Fondatrice cita le parole di un missionario molto zelante e operoso mons. Roy: “una cosa è certa  per quanto moderata possa apparire, la schiavitù abbruttisce. E chi viene abbrutito? l’uomo, l’immagine di Dio” (MTL, 1891 Sul Card. Lavigerie, p. 5) la nostra Fondatrice da principio della sua attività incontrava ostacoli. “Chiunque aspira al bene, deve aspettarsi delle lotte; e chi intraprende qualcosa di straordinario al sevizio di Dio, mieterà il biasimo o un freddo riserbo e ciò non solo da parte dei miscredenti o dei tiepidi, bensì anche da parte di zelanti cattolici”. (MTL, 7 maggio 1906, Alle Dame Inglesi, p. 43) Il suo primo ostacolo era la malferma salute e poi avversari della sua opera.

Questi ostacoli con il tempo non diminuivano, ma sempre di più crescevano. Ma essa mai si è lamentata, né del troppo lavoro, né delle scomodità dei viaggi, né degli attacchi contro essa e l’opera. Era cosciente dicendo: se sono le difficoltà, vuol dire, il buon Dio vuole che sia fatto. Solo nella croce è la vittoria.

 

LA PREGHIERA E GRATITUDINE

 La preghiera, per le missioni, è la rugiada celeste. (MTL, Cenni, 1901) Un’altra virtù molto chiara che la nostra Fondatrice ha praticato è stata la gratitudine. Lo confermava nelle sue conferenze o lettere: Si deve gratitudine verso la madre Chiesa cattolica-romana, alla quale si ha la fortuna di appartenere, e che, sola fra tutte le chiese, assegna alla donna il ruolo che le appartiene. (MTL, Conf. a Venezia, 1907 p. 59) La vocazione alla vita consacrata non si può scegliere da sé stessi, anzi si è scelti da Dio. (cfr. MTL, Conf. a Vienna 1913 p.120) Perciò Ringrazio ogni giorno Dio per la mia vocazione missionaria. (MTL a Ilse v. D. 27.12.1892)

  • La vocazione di un’Ausiliatrice delle missioni è una vocazione molto bella, direi veramente sublime; e, se si tiene in considerazione che l’Ausiliatrice non si reca nelle missioni, è certo che questo sacrificio sarà per lei una fonte abbondante di meriti. (cfr. MTL, Conf. alle pensionanti, 1912 p.112)

Mons. Brincet, Prefetto Apostolico nel Dahomey indirizza alla Beata Madre fondatrice queste parole: “Mi fa molto piacere apprendere che il suo Sodalizio considera la preghiera come l’aiuto più potente che possa essere recato alle missioni africane. […] Nulla si ottiene con il denaro dove mancano le preghiere. Senza la preghiera non si ottiene la grazia e senza la grazia non si può compiere alcun bene. Fu questo il motivo per cui tre anni fa (sarebbe 1895) mi rivolsi a più di venti Congregazioni Religiose di vita contemplativa in Francia per implorare le loro preghiere per la mia missione che mi sta tanto a cuore. Ardentemente desidero che in tutti i luoghi, in cui si fa la propaganda per le missioni, si pensi in primo e principale luogo alla preghiera”.(MTL, Panorama, 1899).

 

 

 

 Joseph Ruth Bwaru

 




Il pastore: comunicatore della giusta informazione

Il pastore: comunicatore della giusta informazione

autore Filip Subotić

Il compito di questo articolo tratterà come il pastore deve essere competente per comunicare le informazioni utili, in specifico quelle che provengono dal internet. La parola di importanza sta proprio sulla comunicazione, perchè oggi siamo bombardati dalle informazioni inutili e pure da quelle oscurate. Quando dico oscurate mi riferisco a quelle trasmesse in modo tecnico, molto dificile per ripetere e quasi imposibili da imparare. Per quello il pastore nei tempi moderni deve prendere cura di trasmettere la informazione comprensibile o indirizare al popolo alla giusta fonte. Oggi troppa gente giudica o rifiuta quelle fonti ma se sono fatte dalle persone che possiedono la formazione giusta, cioè avere non solo chiarezza dell’informazione utile ma sopratutto stimolante per le persone, quella è la informazione che deve essere indicata. In questo articolo chiedero di coprire alcuni sorgini fruttuose per la crescita ai vari campi.

Il decreto Optatam Totius parla di questo punto nel n.11 «… La disciplina nella vita di seminario deve considerarsi non solo come un sostegno della vita comune e della carità, ma anche come un elemento necessario di una formazione completa in vista di acquistare il dominio di sé, assicurare il pieno sviluppo della personalità e formare quelle altre disposizioni di animo che giovano moltissimo a rendere equilibrata e fruttuosa l’attività della Chiesa.»[1]

1. TED Talks (Technology Entertainment Design) https://www.ted.com/#/

Il sito [2] presenta discorsi da persone che condividono le loro esperienze su un certo argomento, oppure un tema preparato da una persona qualificata con grado accademico su questi argomenti. Le tematiche sono varie e la ricchezza del contenuto è enorme. Dalle innovazioni, tecnologia, economia, disegno, salute; fino alle testimonianze delle persone con i consigli come ordinare la nostra vita e per acquistare le massime capacità. I convegni presentati sono fatti da vari posti al mondo e per quello tutto il contenuto è in inglese.

2. Be inspired canale di Youtube https://www.youtube.com/channel/UCaKZDEMDdQc8t6GzFj1_TDw

Il sito [3] ben organizzato è pieno di ricco contenuto. Contiene varie interviste di personaggi famosi e le loro testimonianze, oppure, tematiche ben preparate da specialisti delle scienze applicate. Riguardano pure lo sport, la qualificazione professionale, l’orizzonte culturale etc. I video sono di durata adeguata tra 6 a 30 minuti e il contenuto è da insegnamento. Il sito presenta una varietà di contenuti fino a consigli di famosi scienziati, atleti, attori etc. Un mio video preferito, che commuove ognuno che lo ascolta, è fatto dal biologo dr. Bruce Lipton che spiega come siamo programmati alla nascita https://www.youtube.com/watch?v=7TivZYFlbX8.

3. I video di Derek Prince https://www.youtube.com/watch?v=MFOPC6gsFec

Tutti i video disponibili di Derek Prince [4] sono molto densi su una tema. Offrono un percorso vasto oltre il baccalaureato di Teologia. I video sono lunghi, li considero però fruttuosi per la formazione teologica. Peter Derek Vaughan Prince (1915-2003) era insegnante di Bibbia, e il suo programma radiofonico quotidiano, Derek Prince Legacy Radio, era trasmesso in tutto il mondo in varie lingue.

4. I miei favoriti canali di Youtube delle scienze alimentari https://www.youtube.com/channel/UCe0TLA0EsQbE-MjuHXevj2A e la spiegazione animata di come funziona la teoria in prattica https://www.youtube.com/channel/UCadiU6WTKl65HUwEih1XLYg

Il primo è il canale del Jeff Cavaliere [5], famoso online istruttore del fitness. Il suo grado accademico e la sua biografia possono letti qui. Offre i migliori esercizi gratuitamente con la spiegazione e annota gli errori comuni degli esercizi fisici. Si possono trovare sul canale di Youtube Athlean-X. Mentre il suo sito contiene un intero programma sia per la palestra sia in privato con alcuni esercizi raccomandati.

Il canale Picture Fit [6] affronta le conoscenze che normalmente non vengono spieate dagli instruttori di palestra. Si tratta di tematiche di scienze alimentari, benefici, consigli per i cibi, pericoli etc. Tutto che si deve sapere prima di fare un serio lavoro o/e la palestra.

5. Far From Average canale di Youtube sulla psicologia in esempio https://www.youtube.com/channel/UC6Iaz96RkYE-MOjnq5NPgqw

Il canale [7] che merita essere indicato è senz’altro Far Form Average, perchè tratta la psicologia dai vari punti di vista e in diversi aspetti. Il canale contiene i video che trattano la psicologia dal punto di vista maschia per aiutarci a comprendere i diversi punti di comportamento. I videi trattano la psicologia feminile con il senso di aiutarci a scegliere un maschio la ragazza ideale per lui però pure vengono trattati gli archetipi feminili in estremità per evitare. Dal punto di vista machile vengono trattati i sbagli quali siano consigliati per evitare o i valori e comportamenti buoni per aiutarci a costruire il comportamento e il carattere ideale. Il canale è molto fornito in contenuto e tratta psicologia prattica però si possono trovare i video quali trattano alcuni fondamenti psicologia. Il contenuto è sempre in agiunta e si trovano sempre nuovi videi che meritano essere visti.

 

 

Per concludere…

Ho raccomandato questi mezzi, per offrire un piccolo orizzonte che comprende lo spirito, l’anima e il corpo della persona. Ovviamnte ci stanno molti altri, ho cercato di raccomandare quelli che sono più affidabili. Canali con contenuto dato da persone con preparazione ed esperienza. Alcuni offrono nozioni, altri aiutano a crescere nel pensare e nel riflettere però tutti comunicano le informazioni che stimolano la crescita personale.

Oggi non tutti hanno accesso alla formazione universitaria. Però non vuol dire che dobbiamo smettere di interessarci prima di fare le scelte per la nostra vita. La fame per sapere deve essere nutrita da giusti fonti che sono disponibili ed il pastore è proprio colui che comunica le informazioni oltre la teologia. In antichità le persone andavano dai preti per qualsiasi aiuto di quale avevano bisogno. Ora ci sono psicologi, medici, educatori di vario grado…però quello non vuol dire che i pastori non possono essere la competizione. Nel mondo di troppi contenuti qualcuno deve essere competente di comunicarci a noi quello che è necessario a sappere ed è pastore ottimo mezzo per stimolare la crescita delle persone.

[1] http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19651028_optatam-totius_it.html (acesso: 05.03.2019.)

[2] https://www.ted.com/#/ (acesso: 05.03.2019.)

[3] https://www.youtube.com/channel/UCaKZDEMDdQc8t6GzFj1_TDw (acesso: 05.03.2019.)

[4] https://www.youtube.com/watch?v=MFOPC6gsFec (acesso: 05.03.2019.)

[5] https://www.youtube.com/channel/UCe0TLA0EsQbE-MjuHXevj2A (acesso: 05.03.2019.)

[6] https://www.youtube.com/channel/UCadiU6WTKl65HUwEih1XLYg (acesso: 05.03.2019.)

[7] https://www.youtube.com/channel/UC6Iaz96RkYE-MOjnq5NPgqw (acesso: 05.03.2019.)




RETI SOCIALE E RELAZIONE SOCIALE, E VITA IN COMUNITÀ RELIGIOSA

 

 

RETI SOCIALE E RELAZIONE SOCIALE, E VITA IN COMUNITÀ RELIGIOSA

 

 

INTRODUZIONE

 Il modello perfetto dell’atto comunicazione è Dio stesso. La comunicazione è dunque qualcosa che sussiste già nell’eternità di Dio cioè la parola di Dio è parola creatrice, che indica e fa succedere cose nello stesso istante[1]. La rivelazione costituisce l’atto più importante per la storia dell’uomo. Nella riflessione della teologia la comunicazione appare come oggetto necessario e ineludibile di analisi per quanto concerne il primo incontro da parte dell’uomo e attraverso l’esplicitazione del piano di salvezza in un contesto di Dio che cerca la comunicazione con gli uomini. La rivelazione diventa allora il superamento di quell’ostacolo comunicativo per l’uomo in quanto essere cosciente ed intelligente, che percepisce una realtà differente e che impedisce all’uomo la percezione della realtà di Dio.

Nel NT è Dio  che comunica se stesso attraverso la parola-gesto e la parola-spiegazione-del-gesto; ma il gesto di Dio, con la sua spiegazione, è sempre chiamata rivolta all’uomo o al suo popolo. La comunicazione con gesti e parole è dunque il rapporto essenziale per la comunicazione globale di sé da parte di Dio al suo popolo, e per la funzione di guida verso il bene, la vita, la felicità che Dio ha nei confronti del suo popolo.

Il mondo di oggi quando si parla della comunicazione con la crescita delle tecnologie, la comunicazione si intende una trasmissione deliberata di informazione da un uomo a un altro. Le informazione che viene comunicato potranno essere di vario tipo a seconda della finalità perseguita o del contenuto dell’informazione.

Il nostro percorso di questo lavoro, cercando di definire i mezzi di comunicazione, analizzandone l’evoluzione in rete sociale, giungere alla sua definizione soprattutto riguarda l’interno della chiesa bensì nella comunità religiosa. Il problema che tratteremmo sono i problemi e  l’equilibrio tra relazione sociale e rette sociale  nella ambiente comunità religiosa. Di qui nascono le conseguenze per la riflessione teologico  morale.

1.Definizione e Tipologia Del Rete Sociale

Il rete sociale  oggi, offre alla Chiesa il supporto per la comprensione della cultura e della realtà contemporanea della chiesa. L’antropologo J.A Barnes descrive i reti sociale come  un insieme di punti congiunti de linee. I punti rappresentano le persone e anche i gruppi e le linee indicano quali persona connessione con altri persone. La relazione sociale ( re-latio) cioè rapporto tra uno persona con una persona oppure relazione una persona con altri.

Questi mezzi sono veramente hanno un valore oggettivo che ci aiutano moltissimo, ma non è che tutti questi mezzi che far crescere la capacità dell’uomo perché dall’altra parte ci distruggere anche la nostra relazione soggettività perché ha una dipendenza ai mezzi sociale. La rete sociale ormai pratica quotidiana, a qualsiasi meridiano e parallelo del pianeta. il rete come l’amica e l’ambiente dello svago e della curiosità, lo spazio del dialogo, e il prolungamento delle amicizie, dire le cose verità o non verità, espressa  i sentimenti, i desiderio l’informazione, le emozione etc.

1.1.La Storia Del Rete Sociale

La storia del rete social ( social network) si sviluppa con la loro evoluzione che più avanzati, che li hanno fatti diventare quelle piattaforme di comunicazione che tutti noi oggi conosciamo. La storia dei social network si sviluppa in più momenti, che li hanno fatti diventare quelle piattaforme di comunicazione che tutti noi oggi conosciamo.

 

 1.2.Tre fasi evolutive del rete sociale:

  • Le origini,in cui si creavano e si esploravano reti sociali chiuse (in cui si poteva si poteva accedere solo su invito di un utente già iscritto al social network);
  • La fase di maturazione. La possibilità di espandere la gestione delle reti che da chiuse diventarono reti sociali aperte (in cui l’iscrizione al social network era libera e aperta a tutti);
  • La fase espressiva,quella dei nostri giorni, in cui i social network  consentono di gestire tutti gli aspetti dell’esperienza personale in rete: sia quella delle relazioni con gli amici, sia quella dell’espressione della propria persona.
  • Lo Sviluppo Dei Reti Sociale

I  famosi social network moderni in cui stiamo vivendo nell’area della comunicazione sono:

1.Six degrees

Il primo servizio di social network fu Sixdegrees.com, creato da Andrew Weinreich e lanciato nel 1997. Questo sito web aveva l’obiettivo di combinare incontri amorosi senza il pericolo delle false identità e senza la presenza di malintenzionati. La logica del suo funzionamento era basata sulla ‘teoria dei sei gradi di separazione, di Stanley Milgram (da cui molto probabilmente prendeva anche il nome), secondo la quale una persona può contattare qualsiasi persona al mondo che non conosce, con non più di cinque passaggi intermedi.

2.Ryze

Molti tentativi furono fatti per replicare Sixdegrees, ma la seconda generazione dei social network, quella della fase di maturazione, fu introdotta dalla creazione di ryze.com, un sito web pensato da Adrian Scott per un ambito commerciale e professionale.

È stato il primo sito web ad essere pensato per un uso professionale e commerciale.
il suo obiettivo era quello di contattare le persone per lavoro. La realizzazione di questo sito è stata possibile grazie alla collaborazione di una comunità di professionisti di S. Francisco (imprenditori e programmatori) che considerando gli errori e i successi dell’esperienza sixdegrees.

3.Friendster

             Friendster.com è un sito web di incontri online pensato per garantire un elevato livello di sicurezza ai propri utenti. Nacque nel 2002 rimarcando le norme di Sixdegrees dalla collaborazione di alcune piccole comunità attive in California chiamate in causa dal suo ideatore Jonathan Abrams. Un’altra caratteristica che quasi lo paralizzò fu l’indice di popolarità, che dipendeva dal numero di amici che ogni utente aveva nella sua rete amicale: chi aveva più amici otteneva il titolo di più popolare. Questo indice, il cui funzionamento causò qualche problema, fu eliminato in ritardo e insieme alla decisione di far pagare l’iscrizione al servizio, furono le principali cause che decretarono la decadenza di Friendster.

4. Myspace

La nuova generazione (quella della fase espressiva) dei social network comincia con la nascita di myspace nel 2003 quando Tom Anderson e Chris DeWolfe, i suoi fondatori, crearono questo sistema di condivisione di file audio e video, oltre al servizio di comunicazione tra utenti con i messaggi, già ampiamente sperimentato con i precedenti network. Questi sono stati i social network che hanno cominciato a muovere e modificare il senso del Web 2.0, che nei nostri giorni ha cambiato il modo di condividere i contenuti della rete e quello di fruire l’informazione.

 

1.3. L’influsso Delle Rete Sociale Nella Chiesa Oggi, Nei Varie Ambienti.

Internet è diventato uno spazio popolato da utenti che hanno prontamente portato la loro fede online con loro e hanno sviluppato una miriade di cyber temples, online prayer chapels, forum di discussione religiosi e portali informativi che consentono di vivere la loro fede in un ambiente in rete. Per quasi tre decenni, Internet è stato usato come uno spazio in cui si conducono rituali spirituali e si discute della credenza religiosa tradizionale. L’uso religioso di internet può essere fatto risalire ai primi anni ’80. Il cristianesimo è stato probabilmente la religione più dominante rappresentata online fin dai primi giorni di internet. I cristiani di vari gruppi e comunità hanno prontamente abbracciato internet e utilizzato la tecnologia per scopi religiosi.[2]

Dalla metà degli anni ’80 agli anni ’90 è stata una costante crescita nella formazione di comunità e reti cristiane online che cercavano di mettere in rete persone di fede e condividere le loro vite spirituali online. Le persone cristiane hanno iniziato a immaginare nuovi modi di esibirsi in chiesa all’interno della cyber-congregazione e l’interazione online ha ampliato la loro comprensione del corpo globale di Cristo. Internet è stato anche presentato come il nuovo campo di missione e lo strumento per diffondere il vangelo.[3]

D’altra parte, la chiesa cattolica ha continuato a sperimentare nuovi modi di usare internet per l’educazione religiosa, le notizie (cattolica online su Catholic.org) e la missione cattolica su Internet ha davvero abbracciato un programma sociale, offrendo aiuti ai poveri e malati è probabile che lo utilizzino in misura maggiore rispetto a quelli la cui missione si concentra sulla spiritualità, come la preghiera e la contemplazione. Il Vaticano ha persino lanciato il suo canale YouTube che fornisce notizie sul Papa e fornisce pubbliche relazioni e informazioni sulla chiesa cattolica. La chiesa ultimamente ha lanciato nello spazio digitale Deospace, ultimo esempio della sua attenzione, al mondo del web.[4] Dopo l’account twitter del Papa, ora è il momento di un vero e proprio social network, sul modello di facebook. Deospace è unico in quanto funge da via di mezzo tra i social network. Fisici e virtuali  ora i membri delle comunità parrocchiali possono interagire online tra loro ed anche con altre comunità del mondo cattolico.[5]

2.Rete Sociale Nella Relazione Sociale

La diffusione del web e del termine social network ha creato negli ultimi anni alcune ambiguità di significato. La rete sociale è infatti storicamente, in primo luogo, una rete fisica. È entrato nella comunità di lavoratori, nella associazione di negoziante o di una officio pubblico, ma anche  un approccio educativo  e nell’ambito educazione.

La definizione della relazione le cui definizioni più comuni sono ‘rapporto, connessione che intercorre tra due o più elementi. Legame tra due o più persone o cose. Amicizie, conoscenze: aver molte relazione’.[6]  La relazione sociale e rette sociale spesso consentono di pubblicare e condividere i contenuti dei  tipi ( Facebook, whatsapp, fiber, Twitter, instagram, immo, line, message ( e-mail, youtube) e altri tipi di conessione, in altri casi sono dedicati ai tipologie molto specifiche  (social specializzati, come Flickr per le foto o Foursquare per la posizione GPS, google map, meteorologico) e tanti cose che servono per salvare il mondo.

Il rete sociale e relazione sociale oggi le persone tendono a usare il web ordinariamente: non per creare identità ‘virtuali’ che siano alternative a quelle ‘reali’, ma per rimanere in contatto con i propri conoscenti. Esempio: oggi, su facebook, l’identità digitale riproduce in ogni dettaglio gli individui in rete tendono a postare sui media sociali contenuti legati alla loro vita quotidiana ‘reale’. Inoltre, le tecnologie mobili permettono di accedere ai social media in molteplici situazioni della vita quotidiana (al ristorante, sul tram, in tutti circostanze di mezzi comune).[7]

Con la diffusione dei rete sociali, emerge una nuova forma di relazioni sociali: l’individualismo in rete (networked individualism)[8] e anche silenzionismo in rete sociale cioè  l’individuo appartiene al rete sociale creano di parlare con le persone lontani e disinteresse le persone che sono acanto nelle diverse circostanze come Zygmunt Baumant diceva nel suo libro intitolato Babel  ‘la solitari interconnessi’[9] il rischio è che in rete si creino comunità, cosiddette virtuali, ma che difatti, producono un insieme un insieme di ‘individui isolati.’ Per esempio affermare, in senso virtuale, di avere duemila amici significa quasi sempre, per non dire sempre, abusare o fare un uso improprio della parola amicizia. Proprio la comunicazione è un strumento utile a superare lo scenario ‘individualismo vs collettivismo.’[10]

3. Relazione Sociale Nella Vita Comunità Religiosa

la relazione sociale nella vita comunità religiosa anzi tutto è una relazione reale  che di rendere conto fa partecipare tutto nella comunità senza escludere nessuno. La relazione sociale reale nella comunità è una esperienza dell’interculturalità che oggi viviamo in una circostanza  nella comunità come un dono e sia resti sempre la comunicazione nella fede e della fede.[11]

3.1. Nella Vita Comunitaria

fraternità

Dal dono della comunione scaturisce il compito della costruzione della fraternità, cioè del diventare fratelli e sorelle in una data comunità dove si sono chiamati a vivere assieme.

E’ a partire da alcune situazioni concrete, che vogliamo offrire indicazioni riguarda l’impegno di un continuo rinnovamento evangelico delle comunità, cioè: spiritualità e preghiera comune, libertà personale e costruzione della fraternità, comunicare per crescere insieme, Dall’io al noi.

L’esperienza dell’interculturalità.

L’esperienza dell’interculturalità e una  esperienza che oggi stiamo vivendo cui a roma cioè esempio nel nostro collegio Urbano abbiamo 35 nazioni diversi nel mondo e altri comunità religiosi dove viviamo una ricca esperienza di fraternità e d’interculturalità nel dinamismo missionaria della chiesa.

Vita Pastorale

Nella vita pastorale è apertura della nostra  l’orizzonte verso  nostri fratelli  cioè come Papa Francesco diceva sempre  la chiesa in uscita per la missione cioè la relazione interno comunità e soprattutto uscire dalla nostra comodità e aver coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del vangelo.[12]

Vita della Preghiera

Come fonte della nostra vita nella comunità sia  per il cristiano e  i consacrati indispensabile la nostra relazione e comunicazione con Dio.

Sport e ricreazione

Sappiamo che la nostra essere  umana unita tra:  anima e corpo per questo il nostro corpo è coinvolto integralmente nella pratica religiose cioè   con lo sport possiamo costruire la nostra amicizia, relazione reciproca  e anche evangelizzare tramite lo sport.

 

3.2. I Rete Sociali In Relazione  Nella Vita Di Comunità Religiosa.

Immaginiamoci di fronte al nostro computer dedicati alla navigazioni su facebook. All’interno di questo rete sociali noi stiamo vivendo specifico momento della nostra giornata come un evento di relazione. Possiamo condividere la fotografia di una celebrazione liturgica appena terminata, possiamo incontrare alcuni amici  che vediamo presenti in chat, oppure possiamo semplicemente osservare ciò che i nostri amici stanno condividendo sulla nostra time line. In tutte queste azioni noi non stiamo eseguendo degli atti di comunicazione o una condivisione degli oggetti, ma in realtà stiamo vivendo un evento comunicativo e relazionale, che sta coinvolgendo in modo potente il nostro narrativo attraverso una vera e propria narrazione vitale.[13]

Stiamo realizzando un evento di vita, comunque significativo, anche se a nostro avviso semplice e a volte banalmente eseguito. Inoltre in quel preciso momento non stiamo vivendo un evento solitario, personale (anche se gli stessi atti ci sembrano personali, quasi intimi) ; stiamo al contrario sperimentando la nostra vita in relazione, definiscono e costituiscono una vera e propria comunità sociale.[14]

Questa comunità sarà ovviamente abitata da persona diverse da quelle che incontriamo all’interno del nostro seminario o istituito di formazione. Questo non significa però che quel momento di socializzazione deve automaticamente configurarsi come un evento di evasione comunitaria; la nostra vita è fatta di molteplice interazioni, realizzate in momenti e in contesti differenti, e non si può certamente postulare che la nostra esperienza di relazione può definirsi o chiudersi all’interno di un unico gruppo sociale, fosse anche la nostra comunità formativa.

 

3.3. La Ricerca Del Uso Del Rete Sociali Da Parte Dei Religiosi

La partecipazione nelle rete sociali è molto estesa e in continua crescita, particolarmente fra i giovani. Nei primi mesi del 2011, facebook superano 640 milioni di utente nel mondo, youtube era visitato ogni giorno da più di 100 milioni di utenti. È un dato acquisito anche i sacerdoti partecipano e sono presenti, con entusiasmo diverse, nelle rete sociale, come ha dimostrato la ricerca picture.

La ricerca ha cercato di capire le motivazioni e le pratiche d’uso solamente di quei religiosi che dichiarano di fare uso della nuova tecnologia, applicando a questi preti l’appellativo di e-priests. L’obiettivo di picture non era quello di scoprire come sacerdoti religiosi usano la rete, bensì come loro utilizzano le tecnologie. In sintesi, la realtà dei dati, della ricerca era positive nel loro uso.

3.4. La Comunicazione Tramite Le Rete Sociale

I religiosi sono decisamente poco d’accordo sull’utilità delle rete sociale e meno incline al loro utilizzo: secondo l’ipotesi, una parte il 26,4% dei rispondenti dichiara di accedervi quotidianamente e il 17,6% una volta alla settimana, dall’ altra parte il 35,3% dichiara di non utilizzarli mai. Inoltre, la grande maggioranza di quelli che utilizzano questi mezzi di comunicazione non sembra utilizzanti per restare in contatto con altri sacerdoti.

È rimarcabile anche che il 36,3% dei rispondenti sono in contatto con altri sacerdoti tramite servizi di instant messaging o voip, yahoo messenger, Skype, e ci sono altri tipi di mezzi, mentre il 26,4% non è in contatto con nessuno altro religioso tramite questi mezzi.    L’approccio positive dei sacerdoti, religiosi verso le rete, e di conseguenza verso le ICT, risulta un dato incontrovertibile nell’ eterogeneità della loro provenienza. Maggioranza è il loro uso, più alta è questa percezione positive.[15]

Secondo l’ipotesi riguarda la data della ricerca che altissimo percentuali dei sacerdoti che considerano le rete come strumento adatto per l’inculturazione della fede nel mondo di oggi e da quelle, più moderato, dei sacerdoti che la considerano uno strumento che facilita, migliora l’attività sacerdotale.  Un’indagine  della ricerca secondo ‘ipotesi’ sull’uso di rete sociale da parte di sacerdoti, religiosi e seminaristi che è stata condotta dal centro di ricerca sull’educazione ai media dell’università cattolica.( Ricerca di Weca-associazione di webmaster cattolici italiani.

L’ipotesi  dell’indagine  un profilo facebook il 17.9% dei sacerdoti diocesani, il 20.4% dei religiosi, il 59.7% dei seminaristi, il 9.3% delle religiosi. I seminaristi risultano di essere anche i più attivi : il 20% pubblica in bacheca un post al giorno o al massimo ogni due giorni contro il 7.6% delle religiose. Il 14.3% dei diocesani e il 18.3% dei religiosi.[16

4. I vantaggi e i limiti dell’uso del rete sociale nella comunità religiosa

In questa tema vogliamo trattare il vantaggio e i limiti dell’uso del rete sociali sull’indagine nella comunità religiosa e nella casa formazione con alcuni intervista dai alcuni sacerdoti religiosi sia diocesani che religiosi e alcuni formatori riguardano l’uso del rete sociale il suo vantaggio e i limiti.

 

4.1. I vantaggi dell’uso del rete sociale

Il vantaggio del uso del social network  nella chiesa in modo speciale nella comunità religiosa, come abbiamo segnalato nella parte di sviluppo del rete sociale cioè l’ultima parte della connessione del rete e myspace.com.  Questa myspace.com  che viene utilizzato dal parte nella comunità vita religiosa importante che non solo myspace.com ma trasforma a Deospace.com[17] cosi il rete sociale fa parte della evangelizzazione attraverso i social network per l’assistenza spirituale, formazione umana, intellettuale, spirituale cioè formazione e informazione.

Esempio concreto nel sito internet come:

  1. Ordine carmelitani – www.ocarm.org – le preghiere, lectio Divina, riflessione sulla parola del giorno, le richieste per le preghiere, informazione sulla loro congregazione, carisma.
  2. La società di Gesù – Spiritualità di San. Ignazio (Ignatian Spirituality) –www.jesuit.org.uk.
  3. Ufficio per la nuova evagelizzazione@Facebook. moto – Gesù per tutti per sopportare il clero e i laici cattolici come gli agenti della nuova evangelizzazione attraverso la loro testimonianza personale, la vita comunitaria e la proclamazione esplicita della buona novella per la gloria di Dio.[18]

 

4.2. I  Limiti dell’uso del rete sociale

In rete  sociale cioè  l’individuo appartiene al rete sociale creano di parlare con le persone lontani e disinteresse le persone che sono acanto nelle diverse circostanze come Zygmunt Baumant diceva nel suo libro intitolato Babel  ‘la solitari interconnessi’[19] il rischio è che in rete si creino comunità, cosiddette virtuali, ma che difatti producono un insieme ‘individui isolati’.

 

Conclusione

            L’essere umano, immagine e somiglianza del Creatore, è capace di esprimere e condividere il vero, il buono, il bello. E’ capace di raccontare la propria esperienza e il mondo, e di costruire così la memoria e la comprensione degli eventi. Ma l’uomo, se segue il proprio orgoglioso egoismo, può fare un uso distorto anche della facoltà di comunicare, come mostrano fin dall’inizio gli episodi biblici di Caino e Abele e della Torre di Babele[20].

Il gruppo sociale che si viene a costruire, la comunità che si crea, viene a configurarsi non tanto come una comunità delle relazioni quanto come una comunità nella relazione. Comunità della relazione significa di un semplice insieme di persone che si incontrano in un determinato luogo, nel quale intessono relazioni più o meno strette.  Il concetto di comunità nella relazione ci aiuta a comprendere più profondamente come la nostra esperienza sia in rete sia nella  parte di un’esperienza ( faccia a faccia)  di vita in comunità molto più interrelato  rispetto a quella che incontra su Facebook; allo stesso tempo non è alternativa di essa. Come Cristiani, a prescindere dalla nostra carisma comunitaria, non siamo certamente fatti per vivere in un bunker. La nostra prospettiva e sempre relazionale e comunitaria ecclesiale e universale.

 

 

 

 

Dn. Basu Vivek Lionel

 

 

 

 

Bibliografia

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[1] E. chiavacci, Teologia Morale, 3/2 morale della vita economica, politica, di comunicazione, Citta della Editrice, Assisi 2008, 300.

[2] G. ALBANESE, Missione è comunicazione, Edizione Messaggero Padova 2014, 69.

[3] GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica  Redemptoris missio, ( 07 dicembre 1990),  n.37: AAS 83 (1991), 284-286.

[4] M. SCARINGELLA, Internet e nuova Evangelizzazione, Mimep-Docete, Pessano con Borgano 2015, 86- 87.

[5] C. HEIDIA, When Religion Meets New Media, London; New York: Routledge  2010, 69 – 71.

[6] ENCICLOPEDIA ONLINE TRECCANI: http://www.treccani.it/enciclopedia/relazione; ( accesso 2018).

[7] A. BUCCIERI, Le voci nella rete per una sociologia delle comunità virtuali, Pisa University Press, Pisa 2000,7-8.

[8]  M. CENTORINO – A. ROMEO, Sociologia dei Digital Media, Milano 2011, 99.

[9]  Z. BAUMAN  EZIO MAURO, Babel, Sagittari  Laterza 2000, 76.

[10] M. CENTORINO – A. ROMEO, OP.CIT., 136.

[11] CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Orientamenti pastorali Comunicazione il Vangelo in un mondo che cambia, 29 giugno 2001, In Noticiario CEI 5 (2001) 39, n. 4.

[12]  FRANCESCO, Esortazione  Apostolica Evangelium Gaudium, ( 24 novembre 2013) AAS 105/2 (2013) n.20.

[13] C. Pighin,  Pastorale della comunicazione, evangelizzazione e nuova cultura dei media, Urbaniana University Press 2004, 39.

[14] P. Paolo, Social Network e Formazione Religiosa Una Guida Pratica, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2014, 71.

[15] G. RUGGERI, Cambiati dalla rete vivere le relazioni al tempo dei social network, Roma (EDUSC) 2016, 143 -144.

[16] P. AROLDI, Internet e L’esperienza religiosa in rete,  Largo Gemelli, Milano 2002, 72.

[17] M. SCARINGELLA , OP.CIT.,96.

[18] Cf.http:www.news.va/it/news/social-network-cattolico-mondiale-lanciato-sotto; acesso 5 Aprile 2018.

[19] Z. BAUMAN ENZIO MAURO, OP.CIT., 75.

[20]  Cf. Gn 4,1-16




IL DECALOGO è ancora valido Oggi?

 

IL TERMINE DECALOGO               

In Dt capitolo 5 questo testo è definito: le dieci parole. Da questo deriva il titolo in greco della pericope: il decalogo (deka logoì = dieci parole) o (aseret haddebarim, in ebraico). Con questo Decalogo (Dieci comandamenti) Dio prende spontaneamente l’iniziativa di fare un patto con un popolo, per promettere beni di salvezza per il futuro a questo stesso popolo che lui ama.

LA SPIEGAZIONE DEI DIECI COMANDAMENTI (per questa generazione di tecnologia)

     1. Divieto di avere altri dèi (Dt 5,6-7)

Il divieto ‹‹Non avrai altri dèi›› (‹‹elohim ‘aherim››) elimina qualunque possibilità di rapporto con qualunque altra divinità. È la gelosia di JHWH che insiste nell’essere l’unico (Dio) per coloro che gli appartengono. [1] Esiste un solo Dio, che ti ha creato per amore e che ti è vicino in tutto quello che fai. Niente è più importante di lui (nemmeno la Tv, la PlayStation, il computer, il telefonino…)

    

    2. Divieto di farsi immagini (Dt 5, 8-10)

Questo divieto sviluppa il primo comandamento e proibisce in maniera particolare, qualunque tipo di riproduzione di immagine nel posto di Dio. Questo divieto avrà per lo sviluppo della religione israelitica un ruolo fondante sia per la totale assenza di immagini nel santuario del deserto, e quindi anche nel tempio. [2] In questo tempo della tecnologia noi vediamo in giro tanti immagini che sono fabbricati nel posto di Dio per diversi motivi, dobbiamo essere più prudenti per non seguire e non promuovere su internet queste tipi di ideologie. 

    3. Divieto di fare un uso improprio del nome del Signore (Dt 5,11)

Il terzo comandamento protegge il nome di JHWH da qualsiasi abuso, la cui conoscenza era stata affidata al suo popolo dallo stesso JHWH, questo divieto all’inizio del v. 11b cioè il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano in particolare nei giudizi. [3]  Adesso sul internet risultano tante propagande irreligiose che si sparlano nel nome di Dio per i diversi motivi, Il nome di Dio è sacro, dobbiamo sempre essere sicuri che non usiamo il nome del Signore in vano.

    4. Comandamento del sabato (Dt 5, 12-15)

A differenza dei tre primi comandamenti, questo è formulato positivamente, almeno all’inizio. Si vede come Dt 5,12-14 dichiarano il comandamento: ‹‹Sei giorni lavorerai e farai ogni lavoro ma il settimo giorno…non farai alcun lavoro.›› Questo comandamento impone una doppia obbligazione: quello di santificare il giorno del Signore (5,12) e quello di lavorare per sei giorni (5,13). Rispettare la creazione di Dio. [4] Con la tecnologia la vita è diventata più veloce e più personale, la gente vivano una vita senza pensarsi degli altri essendo sempre occupati nel loro mondo tecnologico proprio un mondo virtuale. Questo comandamento ci può aiutare a lasciare via queste cose che ci rubano dal mondo reale che possiamo utilizzare a stare con i nostri famigliari e amici intorno.

    5. Comandamento di onorare i genitori (Dt 5,16)

Come il comandamento del sabato, anche il precetto di onorare i genitori è formulato senza fare uso di una negazione. Nel testo qdel Dt questo comando non ha lo scopo di prolungare la vita dei genitori, ma dei figli. Rispettando i genitori si aumenta la vita dei figli. [5] Io direi che prima di onorare i genitori dobbiamo amare loro, questa generazione più che prima non hanno tempo neanche pensare e stare con i genitori e condividere le cose con loro e ascoltare loro. Il comandamento  quinto ci fa capire come Dio vuole che noi amiamo i nostri genitori invece di stare molto tempo sulle cose tecnologiche ( la Tv, la PlayStation, il computer, il telefonino…)  

    6. Divieto di uccidere (5,17) 

Il divieto di uccidere è una proibizione generale senza menzione dell’oggetto. GERHARD VON RAD spiega che il verbo ebraico (rasah) non indica qualsiasi omicidio, per es. in guerra o per mano della giustizia, ma piuttosto indica, l’omicidio dannoso per la comunità. Esso garantisce il diritto alla vita.

    7. Divieto di commettere adulterio (Dt 5,18)

Anche il divieto di ‹‹commettere adulterio›› ( na’ap), (5,18) è una proibizione generale senza menzione dell’oggetto. GEORGE BRAULIK, spiega che esso vuole salvaguardare la struttura della famiglia esistente, esso garantisce il diritto al matrimonio. [6]

    8. Divieto di rubare (Dt 5,19)

Anche il divieto di rubare, (ganab) come il divieto di uccidere e quello di commettere adulterio, è una proibizione generale senza menzione dell’oggetto. Esso vuole garantire il diritto alla proprietà

    9. Divieto di rendere falsa testimonianza (Dt 5, 20)

Il divieto di falsa testimonianza, sancisce il diritto fondamentale di ognuno durante un procedimento processuale di avere giustizia. Nella vita di oggi c’è tanta falsità specialmente sul internet, ci sono tante ideologie false in giro per manipolare la gente e creano un mondo di falsità. Dobbiamo stare attenti delle cose false mentre stiamo su Internet.

    10. Divieto di desiderare moglie e proprietà del prossimo (Dt 5,21)

Questo divieto costituiscono in sé il primo passo verso la realizzazione di una società caratterizzata da una giustizia sociale diffusa, dove l’istituzione familiare e la proprietà privata siano garantite. In questo tempo del consumerismo il mondo è troppo insoddisfatto delle cose che ha e le persone sempre desiderano di acquistare troppo cose ad arricchirsi. Tecnologia di  oggi si crea una mentalità di insoddisfazione e fa acquistare molte cose vedendo gli altri e desiderando le cose che hanno gli altri,  dobbiamo accontentarci di quello che Dio ci ha donato e vivere in comunione con tutto il mondo senza essere invidiosi.

 

 

Si, il Decalogo è valido per sempre. Dio continua a manifestarsi all’uomo in diversi modi. [7] E continua a servirsi dei mediatori (sacerdoti, religiosi e insegnanti etc..) che sono scelti da Lui stesso per mantenere il suo rapporto con il popolo. La validità del decalogo (la legge divina), si estende fino ai nostri tempi oggi e dopo di noi sarà ancora valido, e esige sempre l’attualizzazione nel contesto in cui viviamo.

Adesso che abbiamo capito come Il Decalogo ci aiuta a vivere in pace nella società fruttuosamente, vorrei proporre un altro tipo del Decalogo che ci aiuta a utilizzare bene i social media e tecnologia sempre con il punto di riferimento del vero Decalogo.[8] seguendo questo possiamo evitare e salvarci da certe abusi sui social media, è importante saperne prima di accedere sul web per qualsiasi ricerca o lavoro personale.

 

Khammbam Bala Yesu

 


[1] Nuovo grande Commentario Biblico, a cura di J. Blenkinsopp, 127.

[2] G. VON RAD, Antico Testamento, 63.

[3] Nuovo grande Commentario Biblico, a cura di F. D. VECCHIA – G. SEGALLA – M. VIRONDA, 127.

[4] D. L. CHRISTENSEN, World Biblical Commenatry, Vol 6A, 114-118.

[5] S. PAGANI, Libri Biblici, 176.

[6] G. BRAULIK, Deuteronomio,48.

[7] J. L. SKA, Introduzione all Lettura della Pentateuco, op. cit., 75.

[8] https://vangelistimarco.wordpress.com/2013/01/25/social-media-marketing-10-comandamenti/




IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE NELLA SACRA SCRITTURA

Il discernimento vocazionale della persona nella sacra scrittura

L`uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio è chiamato, nella sua vocazione e missione, ad entrare con Lui in un dialogo di amore, affinché divenga il Suo rappresentante sulla terra [1]. Senza questo dialogo fra Dio e l`uomo, non può esserci nessuna relazione, né comunicazione e  dunque neanche un discernimento. Questa dimensione – il discernimento – è una realtà relazionale nella quale possiamo comprendere la volontà divina[2]Questo rapporto si fonda sulla libertà dell’uomo di scegliere i mezzi per raggiungere  questa sublime virtù. 

Nella Sacra Scrittura si distinguono tre tipi di discernimento: il discernimento naturale, il discernimento soprannaturale, e il discernimento spirituale.

IL DISCERNIMENTO NATURALE

Questo discernimento si riferisce a ciò che è percettibile e conoscibile dall’uomo, e avviene attraverso l`osservazione e l`analisi delle situazioni che gli si presentano. Ciò presuppone alcune qualità come: l`intelligenza e il buon senso. L`esempio lo troviamo nel Vangelo di Luca quando Gesù, a chi cercava di metterLo alla prova, disse: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: ” Viene la pioggia” e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Ci sarà caldo” e così accade. Ipocriti! Sapete giudicare l`aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non giudicate da voi stessi ciò che giusto?”» (Lc 12, 54-57).

IL DISCERNIMENTO SOPRANNATURALE

Il discernimento soprannaturale attrae forza dalla Parola di Dio e dall`esperienze spirituale. Questa capacità ravviva nell’uomo la consapevolezza di poterr distinguere il bene dal male. Un esempio lo troviamo nel racconto della vocazione di Samuele per mezzo dell’ anziano sacerdote Eli, il quale, discernendo l`origine della chiamata, gli insegna a rispondere alla volontà divina (Cf. 1Sam 3, 10-18)[3].

IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE

San Paolo esprime chiaramente questo terzo tipo di discernimento quando disse «Ciascuno esamini se stesso e poi mangi il pane e beva il calice; perché chi mangia e beve senza discernere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (1Cor 11, 29.31).

La storia della spiritualità cristiana considera come indispensabile, al fine di conoscere la volontà di Dio, il discernimento spirituale quale “occhio e lampada del corpo” (Mt 6, 22-23)  A riguardo San Paolo indusse i credenti cristiani, che si ponevano davanti all’Eucarestia, ad esaminare la propria coscienza ovvero li esortava  al discernimento spirituale. Chi vuole accostarsi all’Eucarestia deve necessariamente predisporre la propria coscienza secondo i dettami della Chiesa (Fede e Carità) per ricevere degnamente il corpo di Gesù[4]

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Tutti i cristiani, con il Battesimo sono chiamati a compiere un’“uscita” missionaria che presuppone un discernimento personale e comunitario. Ciò, infatti, consente che la fede in Cristo si diffonda in ogni angolo della terra[5].

Tuttavia questo cammino missionario non è esente dalle sfide: numerosi sono infatti gli ostacoli che si pongono fra l’uomo e Dio al fine di comprendere le intenzioni divine. Perciò «l`uomo Biblico è posto in contesto di scelta in cui deve operare un discernimento per mantenere integra la sua fedeltà verso Dio»[6].

E solo grazie al costante ascolto della Parola che si acquisisce il cosiddetto “senso spirituale”, ossia la capacità di discernere la presenza del Signore e la sua volontà.  Solo cosi si può dar vita ad una relazione vera con il Signore, condividendo con Lui lo sguardo e il sentire (cf. Ef. 4,13). Grazie a questa sensibilità spirituale – allenata al discernimento del bene e del male (cf, Eb. 5,14) – è possibile comprendere facilmente ciò che è buono e gradito a Dio (cfr. Romani 12, 2; Filippesi 1, 9-10).

Tuttavia, non bisogna illudersi che il discernimento sia soltanto conoscere la Parola di Dio, ma è necessario, anzi indispensabile metterlo in atto nella propria quotidianità facendo la volontà del Padre. Se un cristiano desidera crescere nelle virtù non può fare altro che iniziare un discernimento.

Ricordiamo, inoltre, che discernere è saper scegliere. Ma siamo sicuri di saperlo ancora fare?

LA FEDE: UN CAMMINO NELL’ERA DEI SOCIAL

Nella società digitalizzata, le persone sono costantemente bombardate di notizie di vario genere. Ciò ha completamente azzerato la nostra capacità di fare e stare nel silenzio rendendo difficile ritagliarsi quei momenti in cui ci allontaniamo dallo strafare della quotidianità per connetterci con Dio. Dunque,ad avviso di chi scrive, seppur in apparenza internet  e i suoi strumenti – social, blog ecc. – potrebbero costituire uno strumento  in contrasto con la fede, in realtà si configurano come validi mezzi per metterci in contatto con Dio e perché no di piccola provvidenza.

Ascoltando qualche giovane cristiano, ho compreso che il web nasconde una grande potenzialità: Dio si fa strumento. Spesso mi sono sentita dire, “se Dio è nelle piccole cose quotidiane che vivo, perché non posso ritrovarlo in una parola pronunciata in un film, in una canzone o in un post sui social?”. Pensiamo alle innumerevoli pagine cristiane presenti sui vari social? Questo sono un valido strumento che ci consente di avvicinarci a Dio e di sentirlo più vicino.

Allora non sembra possibile scindere la fede dal web. Anzi, questa connessione va valorizzata nelle sue potenzialità: quale strumento valido di comunicazione. Pensiamo a coloro che si occupano della pastorale, a chi organizza percorsi per giovani e meno giovani. Quale immensa potenzialità racchiude questo “non luogo”: riunire persone che altrimenti non avrebbero modo di incontrarsi. Pensiamo a Chiara Corbella,  la sua testimonianza di fede e vita è circolata in rete sulle varie piattaforme. Quanta Grazia! Tanti giovani si sono avvicinati alla fede proprio cosi, attraverso un video, un ‘intervista messa su You Tube, condivisa su Facebook. E allora perché non considerarlo come un valido strumento per supportare il discernimento. Per avvicinare i cuori a Dio, e si anche attraverso un post di Instagram!

Sr. Katherine Marie (Anuaritte Mujawariya)

 

[1]Cf. A.M.Lupo, I libri Sapienziali dell`AT, Un cammino di autocomprensione per imparare l`arte del vivere, Edizione OCD, Roma 2011, 226.

[2] Cf. G. Jeanguenin, discernere pensare e agire secondo Dio, Edizione san Paolo, Milano2008,149.

[3]Cf. Ibid., 23-24

[4]Ibid., 24-25.

[5]Francesco, Evangelii Gaudium, Esortazione apostolica, 24 novembre  2013, ANCORA, Milano 2013,  23-24.

[6]G. Jeanguenin, discernere pensare e agire secondo Dio, 25.

 




La PAROLA s’incarna nel mondo digitale

IL VANGELO PORTATO OLTRE DAL DIGITALE

La PAROLA, il vangelo, fu uno delle prime cose ad essere scritte. Prima fu scritta sulle pergamene e poi sui papiri. Ciò fu fatto in vista di diffondere la Parola di Dio in molte regioni nel mondo.

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PAPIRO BIBLICO

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Nel XVI secolo, Johannes Gutenberg inventò la stampa(1), è il primo testo ad essere stampato in una gigantesca e spaventosa quantità fu la Bibbia. Questo promosse una diffusione incredibile del vangelo verso tutti, sia i ricchi che i poveri, perché la carta costava meno caro che le pergamene ed i papiri.

 

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Negli anni 1960 nacque il benedetto internet(2), anche questo fu una tappa positiva per la diffusione del Vangelo. Oggigiorno l’internet è diventato molto strumentale perché facilita molto l’opera evangelizzatrice in tante parti del mondo, difatti si può scaricare testi religiosi, quali la Bibbia e altri libri relativi alla religione propria sui cellulari, Tablet, ipod o computer. Ciò non esclude le difficoltà viste nelle zone meno sviluppate per quanto concerne la  presenza d’internet, laddove non c’è la connessione della rete facendo sicché l’uso d’internet ad evangelizzare sia un incubo, però si può scaricare i testi rilevante che si possono leggere mentre uno non ha la connessione internet.

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Con il boom del mondo di social media, si può condividere i testi biblici, riflessione bibliche anche le parole incoraggianti con una prospettiva di condividere la fede senza paura. E così si può coinvolgere anche i giovani facilmente nella lettura della Parola.

Il digitale pone delle sfide ma con la competenza adatta ed efficace è possibile risolverle (3).

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Tutti concentrati ai dispositivi e nessuno si occupa di nessuno. Dio per tutti noi ma ognuno con il suo dispositivo!! Ma grazie a Dio che usano il digitale ad evangelizzare ed informarsi.

La mia primissima esperienza con il mondo digitale

Dal 16 al 21 agosto 2011 ho avuto la possibilità di seguire la giornata mondiale della gioventù proprio nel mio paese,perlopiù, nel mio villaggio direttamente dalla Madrid,Spagna. Tutto questo ho fatto grazie all’internet ed i dispositivi tecnologico-digitali che mi hanno avvicinato a questa attività che mi stimava molto. L’esperienza fu talmente stupenda che mi sentivo d’essere stato proprio a Madrid dove la giornata mondiale della gioventù si svolgeva. Sono riuscito a seguire ogni evento e ogni discorso fatto da papa Benedetto XVI con tanta gioia.

Tutto questo era successo dopo aver fatto vari tentativi per seguire quest’evento sulla televisione che non era possibile. Un mio amico, un computer wizard, mi ha chiamato e mi ha detto,”sai che puoi seguire la giornata mondiale da casa tua?” Ma Io non ci credevo, mi ha dato una sfida che dovevo risolvere dopodiché mi avrebbe aiutato a seguire quest’evento che ci tenevo tanto. Ma la sfida.qual’era? Mi ha fatto una domanda che dovevo rispondere entro 10 minuti,e la domanda era; in quale città si svolge la GMG di 2011? Mamma mia! Che incubo! M’ero trovato ancora nei guai,ma subito dopo mi è venuta un’idea nella mia mente che potevo cercare sull’internet e dopo 30 secondi avevo la risposta con me.è cosi mio amico mi ha fatto godere questo evento che avevo atteso tanto. Ed’ora in poi ho  creduto sempre nella semplificazione della vita,interazioni e anche la  partecipazione a varie attività comportate dal digitale. viva il digitale!

Patrik Okwaro