Chiesa e mezzi di comunicazione: dalla Miranda Prorsus di Pio XII al magistero di Benedetto XVI

Premessa

In questo breve elaborato si vuole costruire un parallelismo storico che metta in evidenza come sin dai tempi passati la Chiesa abbia apprezzato i nuovi mezzi di comunicazione e sopratutto come ne abbia fatto saggio utilizzo per la sua missione di Evangelizzazione.La premessa da fare è che nel corso del tempo ovviamente la concezione nei confronti di questi mezzi comunicativi si è in qualche modo evoluta nello sguardo della Chiesa. Affianco al parallelismo è anche giusto sottolineare quindi che il modo di intendere la comunicazione mediatica non è sempre stato lo stesso ab principio, ma nonostante ciò la chiesa si è comunque dimostrata sempre favorevole ad essa. Fu proprio nel lontano 1931 che il sommo pontefice Pio XI inaugurò la Radio Vaticana, creata dall’illustre Guglielmo Marconi. Una realtà completamente ex novo in quell’epoca storica che lo stesso papa Pio XI ne contribuí alla diffusione in modo notevole. A Pio XI succedette Pio XII il quale si rese conto che i nuovi mezzi di comunicazione stavano producendo un celere cambiamento nel modus comunicandi dell’epoca. Per tali motivazioni papa Pacelli ritenne opportuno scrivere una lettera enciclica al riguardo ponendo alcuni punti fermi sul corretto utilizzo di questi nuovi mezzi comunicativi. Questa lettera enciclica prende il nome di Miranda prorsus, che tradotto in lingua Italiana vuol appunto significare “le meravigliose invenzioni tecniche”. Sulla linea di Pio XII si sono poi mossi anche i papi seguenti e sopratutto il Concilio Vaticano II si interessò di tale fattore, tanto da promulgare il documento Inter Mirifica.

 

La Miranda Prorsus di Pio XII

Era l’8 Settembre 1957 quando Papa Pacelli firmò questa enciclica e la indirizzò a tutti gli uomini di buona volontà. Il contesto storico in cui si è collocata è quello del secondo dopo guerra, quando l’Occidente iniziava a rifiorire dalle distruzioni avvenute nel corso del secondo conflitto mondiale. È questo il periodo in cui sorsero dei nuovi mezzi di comunicazione, quali la radio e la televisione. Pio XII esordì affermando:

Le meravigliose invenzioni tecniche, di cui si gloriano i nostri tempi, benché frutti dell’ingegno e del lavoro umano, sono tuttavia doni di Dio, nostro creatore, dal quale proviene ogni opera buona: “Egli, infatti, non solo ha dato l’esistenza al creato, ma lo stesso creato conserva e sviluppa”.Alcune di queste invenzioni servono a moltiplicare le forze e le possibilità fisiche dell’uomo; altre a migliorare le sue condizioni di vita; altre ancora, e queste più da vicino toccano la vita dello spirito, servono o direttamente, o mediante artifici di immagini e di suono, a comunicare alle moltitudini, con estrema facilità, notizie, idee e insegnamenti, quali nutrimento della mente, anche nelle ore di svago e di riposo1.

Si evince da queste parole una vera e propria lode ai nuovi mezzi comunicativi, una lode però che non si allontana dal ribadire con fermezza che questi frutti dell’ingegno umano provengono sempre e comunque da Dio stesso. Papa Pacelli si sofferma soprattutto sul fatto che questi mezzi permettono con estrema facilità di comunicare gli insegnamenti alle moltitudini di persone in qualsivoglia momento della giornata. Basti pensare al largo uso che Papa Pacelli stesso fece di questi mezzi durante lo scoppio e lo svolgimento della seconda guerra mondiale. È importante ricordare in questo frangente che il famoso messaggio per scongiurare lo scoppio della guerra, dove il papa esortò le grandi potenze di Occidente a deporre l’odio e la superbia, fu proprio tramesso via radio. Affianco a questi aspetti positivi ed edificanti per la comunità, papa Pacelli evidenzia anche alcuni fattori negativi da cui mette in guardia, fattori per dirla tutta, che si possono anche rivedere nel tempo odierno, seppur in modo e manifestazioni differenti. Non si può infatti negare che “questi mezzi tecnici esercitano sull’uomo uno straordinario potere e possono condurlo così nel regno della luce, del nobile e del bello, come nei domini delle tenebre e della depravazione“ . L’ ammonizione che il Venerabile papa vuole dare quindi è quella di essere degli abili scrutatori e saper discernere un buono uso di questi mezzi, che porta la bene e un cattivo uso che invece porta al male.

 

L’ Inter Mirifica del Concilio Vaticano II 

Il concilio si è a lungo interrogato su diversi aspetti concernenti il mondo moderno, tra questi anche l’uso e la diffusione dei mezzi di comunicazione e per tale motivo i padri conciliari furono portati alla promulgazione del suddetto documento.Il perché il concilio tratti di questo argomento è chiaro, ovvero è la premura della Chiesa di educare i fedeli al retto uso delle risorse tecniche. Con tono magistrale ed autorevole il concilio afferma: “Per usare rettamente questi strumenti è assolutamente necessario che coloro i quali se ne servono conoscano le norme della legge morale e le osservino fedelmente in questo settore”. Alla base di ogni uso ci deve quindi essere l’applicazione della morale cattolica, non si può scindere l’uso di tali mezzi da essa, altrimenti diventerebbe un uso fine a se stesso e un mero atto controproducente.  É interessante evidenziare tra i molti argomenti presi in considerazione nel documento quello che viene definito “diritto all’informazione”. Tale argomento dimostra essere di grande interesse proprio perché lo si può a chiare lettere osservare presente e sempre più accentuato anche ai giorni odierni. Con questo epiteto il concilio vuole indicare la grave problematica di manipolazione delle notizie e di informazioni, che si verifica proprio attraverso i mass media. Si deve necessariamente richiamare al principio morale del diritto che tutti hanno ad avere informazioni su ciò che succede nella società e nella comunità in modo limpido e veritiero. Devono essere divulgate e trasmesse notizie reali e non notizie false, che tra i tanti rischi, possono addirittura nuocere alla reputazione di alcuni. Il concilio inoltre dedica ampio spazio all’esortazione riguardo l’uso dei mezzi tecno-comunicativi nell’ambito della pastorale, affermando:

I sacri pastori siano solleciti nel compiere in questo settore un dovere intimamente connesso con il loro magistero ordinario; e i laici impegnati professionalmente in questo campo cerchino di rendere testimonianza a Cristo: anzitutto assolvendo i propri incarichi con competenza e con spirito apostolico, inoltre collaborando direttamente all’azione pastorale della Chiesa con contributi tecnici, economici, culturali e artistici, secondo le possibilità di ciascuno2.

L’esortazione è rivolta propriamente ai pastori della Chiesa che sono chiamati ad annunciare il Vangelo anche con questi odierni mezzi di comunicazione e non più soltanto attraverso i mezzi tradizionali. Questa importanza pastorale, sottolineata dal concilio, è di estrema rilevanza poiché sembra essere una vera e propria profezia. Come si può infatti negare che ai giorni odierni i mezzi di comunicazione siano diventati una delle diverse “strade” per compiere pastorale a tutti gli effetti? Ciò non può essere negato, basta guardare le attività pastorali svolte nelle diocesi e e parrocchie e ci accorge della centralità occupata dai social.

 

Il Magistero sul digitale di Benedetto XVI

L’epoca in cui si trova a vivere Benedetto XVI è certamente completamente diversa da quella in cui si è trovato Pio XII ed anche l’operato del Concilio Vaticano II. L’epoca di Ratzinger è quella in cui sorge una nuova rete comunicativa che è internet, e ciò ha apportato un ulteriore cambiamento e progresso nel campo della comunicazione mediatica. Durante la XLII giornata mondiale per le comunicazioni sociali, istituita per volere di San Paolo VI a conclusione del concilio, Benedetto XVI nel suo messaggio ai fedeli ebbe a dire: “I mezzi di comunicazione sociale sono al bivio tra il protagonismo e il servizio, bisogna cercare la Verità per condividerla”.”3 In questa affermazione che può ben essere definita una vera e propria “sententia” si evince il profondo interesse del papa emerito per la ricerca della Verità anche nell’uso di questi mezzi. Benedetto XVI compie un’analisi di stampo teoretico al riguardo, sottolineando di come l’umanità oggi si trovi davanti ad un bivio nell’uso dei mass media. Infatti “il ruolo che gli strumenti della comunicazione sociale hanno assunto nella società va ormai considerato parte integrante della questione antropologica, che emerge come sfida cruciale del terzo millennio.”4 Si parla quindi di un reale problema ermeneutico; di come interpretare correttamente sia ciò che i mass media pongono agli occhi dell’uomo e sia come interpretare l’uso degli stessi strumenti di comunicazione sociale. Molte volte questi strumenti fungono da veleno della Verità, alcune di queste volte perché vengono usati per degli obiettivi contro l’etica, come può essere ad esempio la pornografia, altre volte invece perché essi stessi sono creati come dei mezzi che portano l’essere umano ad alienarsi da se stesso e alienare da se stesso il senso della verità.  Non è infatti una megalomania affermare che molte volte le diverse innovazioni in campo tecnico, di ogni genere, abbiano portato il mondo verso la distruzione etica. Questo è certamente dipendente ,riprendendo le parole dell’allora card. Ratzinger, dal fatto che si è creata una dittatura del relativismo, e l’uomo non è  più capace di individuare ciò che è bene e ciò che è male. L’uomo non è raro infatti che compia il male scambiandolo per il bene, senza rendersene conto e ciò avviene anche e sopratutto nel mondo digitale. La soluzione che Benedetto XVI propone è quella di filtrare dall’uso di questi mezzi ogni traccia di materialismo e di relativismo etico. Solo in tal modo essi possono offrire un sincero servizio nella Carità all’umanità, ed è proprio in questo stretto legame che tra Carità e Verità che si fonda ogni azione umana. Infatti “la carità nella verità, di cui Gesù Cristo s’è fatto testimone con la sua vita terrena e, soprattutto, con la sua morte e risurrezione, è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera.” 5 Questi strumenti diverranno dei veri e propri trasmettitori di “info-etica” e non più invece trasmettitori di falsità, innalzando l’uomo a Dio. Un ultimo aspetto che ora si ritiene necessario sottolineare è la cosiddetta umanità mediale di cui Benedetto XVI ha parlato ampiamente nel corso del suo magistero. Con questo termine si vuole affermare uno stretto legame che oramai intercorre tra i mezzi di comunicazione e l’umanità stessa, essa infatti non è più immaginabile senza l’uso di questi ultimi. Non ha più senso ormai immaginare una società senza l’utilizzo di questi mezzi, per tale motivo non si parla più soltanto di “mezzi di comunicazione” ma anche di un vero e proprio ambiente mediatico. Difatti “I nuovi media stanno modificando il volto stesso dell’umanità e forse questa è l’occasione per ridisegnarlo, per rendere meglio visibili i lineamenti essenziali della dignità umana”.6.Hanno creato un reale cambiamento nell’ethos dei popoli, rendendolo un ethos aperto all’universale e non più al particolare Un ethos che si fa egli stesso, per così dire, uno strumento di comunicazione sociale e rende l’umanità sempre più mediatica.

 

Lorenzo Sabellico

II Filosofia

 

 

 

Note