Era digitale, una rifugio virtuale o un ambito antropologicamente qualificato? I cristiani di fronte alla sfida digitale

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«Non è la tecnologia che determina se
la comunicazione è autentica
o meno, ma il cuore dell’uomo»

Papa Francisco

 

 

Anche se per molti coloro che non sono “nativi digitali” se fa un può di fatica accettare, il mondo in cui viviamo è sempre più segnata dalla rete da cui presenza si verifica e s’impone in tutti li ambiti della nostra vita, anche quella ecclesiale. Ormai, la rete è diventata, in realità, un modo «di trasmissione del sapere e del vivere comune, ostenta nostalgie, dà forma a desideri e valori antichi quanto l’essere umano» . Quando la guardiamo, oltre alle perspettive di futuro, occorre vederla anche come espressione dei desideri che l’essere umano ha sempre avuto e ai quali prova a rispondere, cioè: relazione, comunicazione e conoscenza. Si è vero che la tecnologia porta con se un misto di stupore e inquietudine, è vero anche che la rete è diventata in molti casi alquanto labiale perché, per dire al vero, ciò che la rete è in grado de fare o realizzare in tempo virtuale tocca il nostro essere più profondo, cioè, i nostri desideri e paure intime. La rete oggi è irreversibile. È diventata un luogo da frequentare per chi vuole essere in contatto con il mondo, gli amici (che ci stano lontano), per aggiornarci su tutto ciò che succede nel mondo, per comprare un libro, prenotare un viaggio, per cambiare interesse e idee. Non è più un contesto anonimo e asettico, ma un ambito antropologicamente qualificato.
La diffusione capillare dei dispositivi mobili nella nostra società postindustriale costituisce oggi la quotidianità dei “cittadini digitali”, intessute di fitte relazione con le altre persone all’interno dei social network (facebook, Instagram, LinkedIn, …) e di servgizi di instant messaging (Watsapp, Telegram, ecc…) . La rete è oggi, parafrasando Spadaro, «un spazio di esperienza che sempre di più sta diventando parte integrante, in maniera fluida, della vita quotidiana: “un nuovo contesto esistenziale”» . Più che un semplice istrumento tecnologico di comunicazione, si è trasformata in un spazio, un ambiente antropologico-culturale. Un ambiente marcatamente definita per un stilo di pensiero, per la creazione di nuovi territori e nuove forme di educazione, di stimolare le intelligenze e di stringere le relazioni, addirittura un modo di abitare i mondo e di realizzarlo. Pertanto, no un ambiente separata ma sempre più integrato, connesso con la vita reale, non a part-time ma full-time, cioè, i limite fra essere online e offline è già definitivamente superato. La tecnologia ha fatto entrare il mondo digitale dentro il nostro mondo ordinario e quindi, la rete non è più una realità parallela, separata rispetto alla nostra vita. Non sono una via di uscita dalla realità, ansi estensioni capaci di arricchire la nostra capacità di vivere le relazione e scambiare informazioni. La rete tende ogni giorno a non essere più altro rispetto alla nostra vita di tutti giorni. Sta diventando sempre più trasparente e invisibile. Per essere wired basta avere un smartphone in tasca. La dipendenza dello schermo è oggi sempre di più: oggi tutto si fa con le dita della mano, toccando lo schermo che, dal punto di vista antropologico non è del tutto superficiale. Touch screen è ormai parti della nostra vita: dall’uso del bancomat ai check in, alle bilance elettroniche o acquisto online. Pensiamo in tutto ciò che siamo in grado di fare grazie a strumenti così leggeri e portatili come gli smartphone Android, prescindendo dal fatto di essere in un preciso spazio e in un preciso tempo, dalla nostra presenza fisica: eventi, conferenze… E tutto ciò ha provocato un evidente spostamento dal biologico all’immateriale e una contaminazione fra corpo e strumenti tecnologici.
In questa dinamica, non è soltanto la realità della cose che sono trasformati ma anche l’uomo stesso e la sua cultura. Definitivamente, la rete sta influenzando il modo di vivere e di essere dell’uomo come nel passato a scoperta dal fuoco, dalla ruota, dell’alfabeto… La rete sta diventando parte dell’agire con il quale l’essere umano esercita la propria capacità di conoscenza, di libertà e di responsabilità. E si è così, questa «realità sempre di più interessa l’esistenza di un credente e incide sulla sua capacità di comprensione della realità, dunque, della sua fede e del suo modo di viverla» .
E quindi, senza pregiudizi, i processi mediatici, come quella della rete, «devono essere visti come risorse, pur richiedendo un sguardo critico e un uso sapiente e responsabile» . Redemptoris missio – n.7, un anno prima dell’invenzione dell web, a proposito dell’impegno nei cosiddetti media, diceva: «non ha solo scopo di moltiplicare l’annunzio: si tratta di un fatto più profondo, perché l’evangelizzazione stessa della cultura moderna dipende in grandi parte dal loro influsso. Non basta, quindi, usarli per diffondere il messaggio cristiano e Magistero della Chiesa, ma occorre integrare il messaggio stesso in questa “nuova cultura” (…). È un problema complesso, poiché questa cultura nasce, prima ancora dai contenuti, dal fatto stesso che esistono nuovi modi di comunicare con nuovi linguaggi, nuovi tecniche e nuovi atteggiamenti psicologici».
Perché il cristianesimo è essenzialmente un evento comunicativo (Mc 16,15) di cui l’annuncio del messaggio e la relazione di comunione costituisce i suoi pilastri, la necessaria ri-forma mentis oggi più di ieri è urgenti e necessaria, cosciente di ciò che costituisce la dialettica costanti dei cristiani in rete e del loro approccio alla tecnologia delle comunicazione. Dove l’uomo sviluppa la sua capacità di conoscenza e relazione, la chiesa è chiamata ad esserci. Per ciò, la chiesa è chiama a esserci pure nella rete. La grande sfida è come vivere bene al tempo della rete e non come usare bene la rete. Più che mezzo, in questo senso, la rete è il contesto in cui la fede è chiamata a esprimersi non per una mera volontà di presenza, ma per una connaturalità del cristianesimo con la vita degli uomini .
Si è vero tutto ciò che suddetto abbiamo detto, stabilire quale sia il modo più produttivo ed efficace di progettare un’educazione tecno-logica centrata sulla persona, ossia un’educazione che valorizzi le caratteristiche proprie di ogni essere umano che si trovi a vivere in una epoca in cui essere nella rete costituiscono una esperienza di vita fondante, me pare che deve essere una delle sfide che fra dli altre, la chiese e i cristiani devono prendere sul serio.
Concludendo, nella scia di F. Ceretti, penso che il contesto tecnologico, di una cornice comunicativo-relazionale molto complessa, richiede da parte nostra un grandi investimento di tempo e de energia, senza dimenticare la dimensione economiche; ci sfida ad essere capace di interagire la prassi pedagogiche e evangelisatrice con la media. E di questa interazione individuare la possibilità di: educare e vangelisare con (la rete come istrumenti: per insegnare e apprendere, implicando abilità tecnica), ai (rete come oggetti: leggere e comprendere i testi mediali, implicando capacità critica), nei (rete come ambiente: esplorare, abitare gli spazi mediali, implicando competenza ecologica), attraverso (la rete come tessuto comunicativo: produrre, interagire e cooperare, implicando competenza mediale trasversale) i media .

Don Jose Eduardo FURTADO AFONSO

Bibliografia
MANZONE G. –TAIANO, G. (edd.), Persona e Nuove Tecnologie, Lateran University Spress, Vaticano 2018;
SPADARO, A. Cyberteologia. Pensarei l cristianesimo al tempo della rete, Vita e Pensiero, Milano 2013;
CEI, Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per decennio 2010-2020;
http://www.religion-research.org/RRAPaper1999.htm

Categories: Esame Urbaniana 2020

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