La Chiesa e i mezzi di comunicazione sociale: alcune riflessioni tra il Magistero e il Codice di Diritto Canonico
Introduzione
Nel titolo IV del Libro III del Codice di Diritto Canonico sotto la dicitura De instrumentis comunicationis socialis et in specie de libris , solo due canoni, l’822 e l’823 sembrano riguardare direttamente il nostro tema mentre le altre disposizioni concernono maggiormente questioni attinenti alla licenza e alla pubblicazione dei libri. Ciò nonostante l’attenzione da parte della Chiesa Cattolica nei confronti dei mezzi di comunicazione sociale risulta essere particolarmente sviluppata in particolar modo nell’attuale situazione storica dimostrando così la cura e l’interesse verso i suddetti strumenti che si rilevano, con i dovuti limiti, peculiari mezzi per la diffusione e la promozione del Vangelo nella società contemporanea. Per questo motivo, in questo articolo, si approfondirà il rapporto tra Chiesa e mezzi di comunicazione sociale tanto alla luce del Magistero tanto alla luce delle disposizioni del Codice volendo, in questo modo, offrire un’analisi su un tema alquanto rilevante e peculiare per la vita della Chiesa Cattolica.
Il Magistero e i mezzi di comunicazione sociale
Fin dai temi più antichi la Chiesa ha avvertito l’importanza dei mezzi di comunicazione sociale. Quest’ultima appare un perno dell’opera di evangelizzazione già utilizzata al tempo del Signore servendosi dapprima della predicazione orale e poi di testi scritti come strumenti fondamentali attraverso i quali la buona novella del Vangelo potesse raggiungere chiunque fosse desideroso di conoscerla: lo stesso S. Paolo si servì di strumenti di comunicazione – in questo caso le lettere – attraverso le quali l’Apostolo delle Genti si rivolgeva a tutte le comunità sparse nel territorio dell’Impero Romano spesso per intervenire su temi particolarmente rilevanti e oggetto di discussione come ad esempio il matrimonio e l’organizzazione ecclesiastica dimostrando così una attenzione peculiare verso la comunicazione capace di essere un efficace strumento di evangelizzazione e di concordia tra i popoli.
Guardando all’epoca più recente occorre ricordare il contributo di Pio XI il quale incoraggiò e promosse l’istituzione della Radio Vaticana, il 12 febbraio 1931. In quella circostanza Papa Ratti si rivolse in latino, lingua della Chiesa, a tutto l’orbe cattolico , parlando di “mirabile invenzione marconiana” della quali si servì in più occasioni spesso levando la sua voce contro le persecuzioni subite dalla Chiesa per tutti gli anni 30 del XX secolo.
Qui il discorso di Papa Pio XI del 13 febbraio 1931.
Sarà però Pio XII, il primo grande Pontefice delle comunicazioni, delle quali si servì fin dagli albori del suo Pontificato sovente per levare la sua voce contro la guerra – celebre il suo radiomessaggio del 24 agosto 1939 in cui manifestò tutta la sua opposizione verso l’imminente conflitto in Europa ma anche per essere il primo Pontefice ad apparire in televisione il 6 giugno 1954, solennità di Pentecoste attraverso un messaggio in più lingue: era la prima volta che un Pontefice utilizzava la televisione facendo giungere la sua voce a tutta l’Europa e non solo.
Ma è con la famosa Enciclica, Miranda Prorsus dell’8 settembre 1957 che Pio XII consegna, in effetti, il primo documento pontificio sulle comunicazioni sociali. Già dal titolo, traducibile come “la mirabile invenzione” cogliamo un particolare: la Chiesa, per mano del suo Pastore, guarda ai nuovi mezzi di comunicazioni sociali con particolare interesse e attenzione. Dice infatti il Pontefice nella suddetta Enciclica:
«Le meravigliose invenzioni tecniche, di cui si gloriano i nostri tempi, benché frutti dell’ingegno e del lavoro umano, sono tuttavia doni di Dio, nostro creatore, dal quale proviene ogni opera buona: “Egli, infatti, non solo ha dato l’esistenza al creato, ma lo stesso creato conserva e sviluppa”. Alcune di queste invenzioni servono a moltiplicare le forze e le possibilità fisiche dell’uomo; altre a migliorare le sue condizioni di vita; altre ancora, e queste più da vicino toccano la vita dello spirito, servono – direttamente, o mediante artifici di immagini e di suono – a comunicare alle moltitudini, con estrema facilità, notizie, idee e insegnamenti, quali nutrimento della mente, anche nelle ore di svago e di riposo.»
In questa apertura verso il mondo delle comunicazioni Papa Pacelli, pur manifestando una sostanziale “apertura” verso tali mezzi ricorda la necessità che questi ultimi devono essere sottoposti ad una costante vigilanza e sollecitazione da parte dei Vescovi e non solo impegnando l’intera comunità ecclesiale ad un corretto uso della radio, della televisione e del cinema che nella presente lettera Enciclica vengono ad essere oggetto di una minuziosa attenzione affinché non si compiano errori o derive rispetto alla fede e al Magistero

Sarà, tuttavia, il Concilio Ecumenico Vaticano II ad offrire una delle pagine più significative dell’ “alleanza” tra la Chiesa e i mezzi di comunicazioni sociali attraverso il decreto Inter Mirifica del 4 dicembre 1963. Questo decreto ebbe una genesi travagliata ma rappresenta un’efficace compendio della dottrina della Chiesa che alle soglie della rivoluzione tecnologica, significata dalla radio e dalla televisione, intendeva esprimere la sua parola dal momento che tali strumenti, come leggiamo nel decreto “offrono al genere umano grandi vantaggi , perché contribuiscono efficacemente a sollevare e ad arricchire lo spirito , nonché a diffondere e a consolidare il regno di Dio”. Da qui l’attenzione dei Padri Conciliari affinché tutti i battezzati si impegnino efficacemente a che tali strumenti vengano utilizzati in chiave di apostolato sotto la vigilanza dell’autorità della Chiesa richiedendosi, altresì, una adeguata formazione sia da parte degli operatori sia da parte degli utenti: degno di nota , al n.18 l’istituzione di una giornata “nella la quale i fedeli siano istruiti sui loro doveri in questo settore, invitati a speciali preghiere per questo scopo e a contribuirvi con le loro offerte”.
Qui un’interessante sintesi sulla genesi e sul contenuto del decreto Inter Mirifica :
Dal 1963 ad oggi si sono moltiplicati gli interventi del Magistero sulle comunicazioni sociali e i mass media. La celebrazione della giornata mondiale delle comunicazioni sociali dà modo all’autorità suprema della Chiesa di intervenire in un ambito – come quello qui trattato – in completa innovazione caratterizzato da un estremo dinamismo dove appare necessario fissare comunque delle regole affinché tali mezzi vengano gestiti in conformità alla sua dottrina.
Non possiamo non concludere questa breve trattazione sull’interesse del Magistero ai mezzi di comunicazione sociale non ricordando il recente messaggio per la giornata delle comunicazioni sociali dello scorso anno dal suggestivo titolo “Vieni e vedi: comunicando incontrando le persone dove e come sono” in cui Papa Francesco, prendendo spunto dai due verbi “venire” e “vedere” tratte dal cap. 6 del Vangelo di Giovanni, invita tutti, nella galassia delle comunicazioni, a venire e a vedere Gesù: inoltre sottolinea il rischio di informazioni fotocopia, a vivere lontano dalla strada invitando a “consumare le suole delle scarpe” , a “correre” ad annunciare la buona novella del Vangelo in un contesto multiculturale segnato altresì da fake news al fine di comunicare la fede cristiana nel cammino del villaggio globale.

I mezzi di comunicazione sociale all’interno del Codice di Diritto Canonico
Dopo esserci soffermati su alcuni interventi del Magistero in materia di comunicazione sociale, poniamo ora la nostra attenzione sulle norme del Codice di Diritto Canonico che trattano del suddetto tema. La materia, come accennato, risulta essere normata all’interno del Libro III, Titolo IV ovvero all’interno della funzione di insegnare la quale, assieme alla funzione di santificare e di governare, costituisce uno dei tria munera della Chiesa. In specie, per quanto riguarda i mezzi di comunicazione sociale, occorre riferirsi ai canoni 822 e 823.
Afferma il can. 822:
“1. I pastori della Chiesa, valendosi del diritto proprio della Chiesa nell’adempimento del loro incarico, cerchino di utilizzare gli strumenti di comunicazione sociali. §2. Sia cura dei medesimi pastori istruire i fedeli del dovere che hanno di cooperare perché l’uso degli strumenti di comunicazione sociale sia vivificato da spirito umano e cristiano. §3. Tutti i fedeli, quelli soprattutto che in qualche modo hanno parte nell’uso e nell’organizzazione dei medesimi strumenti, siano solleciti nel prestare la loro cooperazione alle attività pastorali, in modo tale che la Chiesa anche con tali strumenti possa esercitare efficacemente la sua funzione“
La norma suddivisa in tre paragrafi va letta alla luce del già citato decreto Inter Mirifica: nel primo si riconosce in capo ai pastori della Chiesa il compito di utilizzare gli strumenti sociali manifestando, pleno iure, non solo l’interesse ma anche l’importanza che essi rivestono nella vita ecclesiale. Nel secondo paragrafo notiamo la preoccupazione che si traduce in prescrizione giuridica di far sì che costoro si impegnino affinché tutti i fedeli non solo utilizzino tali strumenti ma che il loro uso sia intessuto da spirito umano e cristiano affinché, come si chiarirà nel canone successivo, questi ultimi non siano contrari alla dottrina cattolica. Nell’ultimo paragrafo il legislatore esorta tutti i fedeli a fornire il loro contributo alle attività pastorali per realizzare la missione evangelizzatrice della Chiesa: la norma appare formulata in termini piuttosto estesi lasciando così ai singoli Christifideles , con l’approvazione dell’autorità della Chiesa, intervenire con modalità adeguate purché conformi al bene di quest’ultima.
Il canone successivo è formulato in questi termini:
§1. Perché sia conservata l’integrità della verità della fede e dei costumi, i pastori della Chiesa hanno il dovere e il diritto di vigilare che non si arrechi danno alla fede e ai costumi dei fedeli con gli scritti o con l’uso degli strumenti di comunicazione sociale; parimenti di esigere che vengano sottoposti al proprio giudizio prima della pubblicazione gli scritti dei fedeli che toccano la fede o i costumi; e altresì di riprovare gli scritti che portino danno alla retta fede o ai buoni costumi.§2. Il dovere e il diritto, di cui nel §1, competono ai Vescovi, sia singolarmente sia riuniti nei concili particolari o nelle Conferenze Episcopali nei riguardi dei fedeli alla loro cura affidati, d’altro lato competono alla suprema autorità della Chiesa nei riguardi di tutto il popolo di Dio“
Da questa norma possiamo dedurre alcune considerazioni: anzitutto la preoccupazione da parte della Chiesa che i mezzi di comunicazione sociale, per quanto utili e importanti, non danneggino mai l’integrità della verità della fede e dei costumi. Da ciò il dovere e il diritto – da notare la formulazione per cui viene prima il dovere e poi il diritto – di vigilare e di esigere che alcune tipologie di scritti vengano sottoposte al loro placet. Tale vigilanza va intesa come preoccupazione che il depositum fidei dato alla Chiesa da Cristo, per mezzo degli Apostoli, rimanga integro e non subisca modificazioni. Questo compito, come ricorda il secondo paragrafo, è prerogativa dei Vescovi sia come singoli sia riuniti collegialmente anche al fine di promuovere azioni adeguate affinché tale vigilanza venga ad attuarsi prontamente.
Conclusioni
Alla luce di quanto esposto si può facilmente dedurre l’interesse che la Chiesa possiede nei confronti dei mezzi di comunicazione sociale. Quest’ultimi, infatti, costituiscono un prezioso strumento attraverso il quale si realizza il principale compito della Chiesa che è quello di evangelizzare e di portare a tutti i popoli la buona novella del Vangelo. Fin dai tempi più remoti, come ricordato, le comunicazioni sono state oggetto di una particolare attenzione da parte dell’autorità apostolica che si servì di quest’ultime anche per dettare norme, principi morali e organizzativi fino ai giorni nostri. In particolare, nell’ultimo secolo, la Chiesa ha visto nei mezzi di comunicazione sociale efficaci strumenti attraverso i quali far giungere la propria voce ai più lontani spesso scongiurando guerre (Pio XII – Giovanni XXIII durante la crisi di Cuba del 1962), sollecitando gli Stati ad piena giustizia sociale di cui Ella stessa continua a farsi promotrice secondo gli insegnamenti del Vangelo ed offrendo altresì, durante il recente periodo pandemico, la possibilità di prendere parte alle celebrazioni eucaristiche quando ciò non è stato possibile per le note restrizioni.
Da questa breve riflessione notiamo come allora i mass media non appaiono come ostili o nemici della Chiesa ma, al contrario, come voci “amiche”, strumenti efficacissimi sui quali, tuttavia, occorre vigilare, fissando criteri rigorosi affinché il messaggio evangelico , il “depositum fidei” che Cristo affidò alla Chiesa sua sposa, non subisca alterazioni ma venga promosso e trasmesso nella sua interezza, nella sua purezza e nella sua integrità. Da quanto detto è evidente come la Chiesa incoraggi, promuova, intervenga nei confronti degli strumenti sociali richiedendo a ciascuno di noi, laici compresi, un impegno, una promozione e necessariamente una formazione che ci veda capaci di edificare, su questa terra, una società cristiana creando reti, avvicinando e non allontanando vedendo allora, in questi mezzi, efficaci risorse da apprezzare e non disprezzare camminando e vivendo nell’ attuale villaggio globale orientati a Cristo, nostra salvezza.
Giancarlo Ruggiero