LA FEDE CRISTIANA NEL TEMPO DELLA CULTURA DIGITALE

VIVERE LA FEDE CRISTIANA NEL TEMPO DELLA CULTURA DIGITALE

«Raccogliendo anch’io la ricca eredità del Concilio Ecumenico, del Sinodo dei Vescovi e del mio venerato predecessore Paolo VI, l’1 e il 2 giugno 1980 ho proclamato a Parigi, prima all’Istituto Cattolico, e poi davanti all’eccezionale assemblea dell’UNESCO, il legame organico e costitutivo che esiste tra il cristianesimo e la cultura, con l’uomo, quindi, nella sua stessa umanità. Questo legame del Vangelo con l’uomo, dicevo nel mio discorso davanti a quell’areopago di uomini e di donne di cultura e di scienza del mondo intero, «è, in effetti, creatore della cultura nel suo fondamento stesso». E, se la cultura è ciò per cui l’uomo, in quanto uomo, diviene maggiormente uomo, è in gioco, in essa, lo stesso destino dell’uomo. Di qui l’importanza per la Chiesa, che ne è responsabile, di un’azione pastorale attenta e lungimirante, riguardo alla cultura, in particolare a quella che viene chiamata cultura viva, cioè l’insieme dei principi e dei valori che costituiscono l’ethos di un popolo: “La sintesi tra cultura e fede non è solo un’esigenza della cultura, ma anche della fede… Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta”».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Queste le parole di Giovanni Paolo II nella Lettera di fondazione del Pontificio Consiglio della Cultura, che evidenziano il profondo legame tra cristianesimo e cultura e conseguentemente la responsabilità della Chiesa nel predisporre un’azione pastorale da effettuare con adeguati mezzi di comunicazione sociale tra cui i social network.
Nell’era contemporanea la rivoluzione tecnologica in atto ha permesso all’uomo di avere una diversa percezione di sé, del mondo e degli altri: la conoscenza della dimensione digitale e della virtualizzazione della realtà ha permesso di eliminare le distanze e i confini, abolire la separazione tra privato e pubblico, tra giorno e notte, tra feriale e festivo permettendo la comunicazione e l’interazione attraverso la condivisione (sharing) degli utenti portando a ritenere di poter collocare la tecnologia in un piano più nobile del semplice strumento per la comunicazione per essere elevata al rango di esperienza, parte della vita quotidiana che riguarda, pertanto, l’agire dell’uomo (ANTONIO SPADARO, L’evangelizzazione e la rete. Opportunità ed illusioni).
La Costituzione Pastorale Gaudium et Spes al n. 5 aveva già anticipato la capacità della scienza e della tecnica di modellare il modo di pensare dell’uomo.
Afferma Benedetto XVI nel Messaggio per la 47.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali incentrato sul tema “Reti Sociali: «L’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani» e pertanto i social network, in quanto nati «da aspirazioni radicate nel cuore dell’uomo» e «quando sono valorizzati bene e con equilibrio», «possono rafforzare i legami di unità tra le persone e promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana» (BENEDETTO XVI nel Messaggio per la 47.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali incentrato sul tema “Reti Sociali).
Anche Papa Francesco ha scritto nel suo messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2014: «La rete digitale può essere un luogo ricco di umanità, non una rete di fili, ma di persone umane»: in questo caso è sbagliato poter identificare l’esperienza di internet con la sua infrastruttura come sbagliato è confondere il focolare domestico con l’edificio abitativo della famiglia.
In sintesi le tecnologie della comunicazione, usate originariamente come strumenti, hanno nel tempo contribuito a creare un nuovo ambiente per l’esperienza umana, quello digitale, dove l’uomo impara ad informarsi, a conoscere il mondo, a relazionarsi, ad apportare modifiche nell’abitare il mondo e nella sua organizzazione, anche orientando i comportamenti individuali, familiari e sociali. A questo punto deve essere chiaro che mentre la Chiesa non è un prodotto della comunicazione dove il “corpo mistico” di Cristo si diluisce in una piattaforma di connessioni e dove il battesimo corrisponde ad una sorta di procedura d’accesso (login), ma è frutto di un principio esterno, di un dono dello Spirito Santo che crea la comunità dei fratelli in Cristo, la società tecnologica è, invece sempre più tecnoliquida e vive nella crisi delle relazioni interpersonali proprio nel tempo delle connessioni. Nello sciame della rete si vive un’esasperante solitudine, un solitario narcisismo che fa essere separati anche rimanendo insieme nell’identico luogo. Infatti, la rete digitale permette la creazione di identità ambigue dalla caratteristica tipicamente pirandelliana di essere “uno, nessuno e centomila”, o semplicemente l’avatar di sé stesso rendendo difficile all’uomo del terzo millennio poter maturare un’identità definitiva con la formazione adeguata del carattere, la stabilità di relazioni, la presenza di una progettualità di vita e il fondamentale criterio orientativo dell’esistenza (VITO SERRITELLA, L’efficacia dell’omelia nell’era digitale e nell’oggi della salvezza in Urbaniana University Journal, Urbaniana University Press, Città del Vaticano, agosto 2016, p. 200).
Tuttavia l’uomo della rete si fida delle opinioni in forma di testimonianza condivisa: solamente chi dà testimonianza diretta della verità e mette a parte – condivide- la propria etica frutto delle proprio esperienze può essere ritenuto “condivisibile”. Inoltre, l’uomo di oggi, abituato all’interattività, accoglie quelle esperienze che sono il prodotto di una relazione viva e non passiva. Ciò significa che ogni azione comunicativa non deve solamente tener presente il pur importante contenuto, ma deve essere un’autopresentazione capace di esprimere pubblicamente il proprio Sé per rivelare qualcosa di sé stessi, deve essere un messaggio di relazione che vada non solo alla “testa” del destinatario, ma direttamente al “cuore” e ed infine deve essere un appello che richiede il raggiungimento di qualcosa che vale la pena di essere ottenuto, deve cioè saper pro-vocare (VITO SERRITELLA, L’efficacia dell’omelia nell’era digitale e nell’oggi della salvezza in Urbaniana University Journal, Urbaniana University Press, Città del Vaticano, agosto 2016, p. 200).
Quindi se è auspicabile da una parte incoraggiare l’opera di siti, reti e applicazioni che possano fornire all’uomo autentici momenti di riflessione, occasioni di introspezione, ma anche di preghiera e condivisione della Parola di Dio, dall’altra è necessario avere la consapevolezza che il vero successo di un sito che si caratterizza come cattolico risiede nell’agevolare il navigatore a spegnere il computer per incontrare la comunità dei fratelli che vivono la fede in Cristo (Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la XLVI Giornata delle Comunicazioni sociali: “Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione”, Città del Vaticano, 22 gennaio 2012).

Incontro del Santo Padre Francesco con la Diocesi di Roma, Basilica di San Giovanni in Laterano, 14 maggio 2018.