La Tecnologia al servizio della Parola

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La rivoluzione comunicativa della Chiesa.

La Chiesa ha da sempre un approccio positivo con i media, fin dalla lettera enciclica di Papa Pio XII del 1957 «Miranda Prorsus». L’istruzione pastorale sui mezzi di comunicazione sociale, poneva già allora l’accento su: “La chiesa vede questi media come doni di Dio …”[1]. Anche dal Concilio Vaticano II “Meravigliose invenzioni tecniche”. L’interesse della Chiesa per Internet si è manifestato, asserendo che lo stesso è un’espressione particolare del suo interesse di lunga data nei confronti dei media e della comunicazione sociale, questi mezzi di comunicazione tecnologici sono un risultato del processo scientifico storico attraverso il quale il genere umano avanza sempre più nella scoperta delle risorse e dei valori contenuti nell’intera creazione.

Il cinema, la radio e la televisione hanno imposto un profondo cambiamento dei tradizionali metodi dell’apostolato cattolico, come d’altra parte hanno richiesto le radicali trasformazioni che hanno attraversato la società dalla fine dell’Ottocento ad oggi. Il rapporto tra Chiesa e immagini audiovisive per capire il prima e il dopo è infatti rappresentato dall’enciclica Vigilanti cura di Pio XI del 29 giugno 1936, il primo documento ufficiale di un papa interamente dedicato al cinema.

Il 13 marzo 1896 è la data ufficiale in cui anche in Italia arrivò il Cinématographe Lumière. Solo pochi mesi dopo, Vittorio Calcina, che ottenne un apparecchio dai fratelli francesi diventando l’agente generale per l’Italia, chiese a Papa Leone XIII di poterlo filmare con la macchina da presa, realizzando così la pellicola Sua Santità Papa Leone XIII. L’incontro cinepresa pontefice si ripete due anni più tardi, nel dicembre del 1898, perché, su richiesta lungimirante dei vescovi statunitensi, William Kennedy Laurie Dickson, un collaboratore di Edison, concorrente dei fratelli Lumière, entrò nei giardini vaticani e impresse su pellicola la figura del pontefice immerso nella sua regale quotidianità. Fino ad allora, l’unica possibilità per i fedeli di vedere il papa era stata attraverso l’iconografia ufficiale, le immagini fotografiche che cominciavano allora a circolare o le immagini devozionali. Pochi erano quelli che potevano affrontare un viaggio lungo e costoso a Roma. Entra quindi in scena un nuovo veicolo di propagazione della fede.

Fu però verso la fine degli anni Venti che l’impiego del mezzo radiofonico cominciò a imboccare una più sistematica e precisa ‘via cattolica’ il 19 maggio 1928 venne fondato a Colonia il Bureau International de la Radiophonie Catholique con lo scopo di raggruppare i responsabili dei programmi religiosi di tutti i paesi e facilitarne gli scambi, dal 1945 prese il più famoso nome latino di Unda, mentre nel giugno del 1929 si celebrò il primo congresso cattolico internazionale della radio a Monaco di Baviera.

Come per la radio pubblica, anche la Chiesa dovette aspettare il fascismo, e soprattutto la stipula dei Patti Lateranensi, con il quale lo Stato italiano riconobbe ufficialmente alla Città del Vaticano anzi il diritto di istituire con altri Stati servizi telegrafici, telefonici, radiotelegrafici e radiotelefonici, provvedendo ad allacciare la Santa Sede alla rete nazionale di cavi.

Dopo questa fase l’impegno non fece che crescere anno dopo anno, per la Pentecoste del 28 maggio 1950 le telecamere poterono varcare per la prima volta la soglia di San Pietro e il 24 giugno trasmettere la canonizzazione di Maria Goretti, con la ripresa della benedizione urbi et orbi, fino alla diretta, questa volta della Rai della canonizzazione di Pio X in piazza San Pietro nel maggio del 1954.[2]

Il 12 febbraio 1931, il giorno dopo l’anniversario dei Patti Lateranensi, Pio XI inaugura la “Statio            Radiophonica Vaticana”. Il gioiello tecnologico costruito da Guglielmo Marconi spalanca i confini del mondo al magistero dei Papi.

La Chiesa entra man mano in una fase di maggiore maturità nel suo rapporto con i media, tanto che nel 1983 venne fondato il Centro Televisivo vaticano  uno dei simboli del rapporto particolarissimo che intercorse tra Karol Wojtyla e i mass media  con il compito proprio di documentare in modo integrale le attività della Santa Sede; angelus, cerimonie liturgiche, viaggi pastorali e delle conferenze episcopali.

La Chiesa concentra l’attenzione sull’importanza della comunicazione digitale, scoprendo così nuove possibilità per svolgere il ministero a favore del Popolo di Dio, un vero e proprio impegno con la società. Gli anni del pontificato di Giovanni Paolo II hanno mostrato quanto la Chiesa fosse ormai entrata nell’agenda dei media e con quale forza lo stesso pontefice ne avesse di fatto beneficiato, tanto da potersi parlare di una vera e propria «rivoluzione comunicativa».[3]

                                                                     Papa Giovanni Paolo II

Il dovere di annunciare Gesù Cristo, la Parola di Dio incarnata, la comunicazione della sua grazia salvifica nei sacramenti, resta sempre la prima missione di un sacerdote e di un uomo di fede, ma ecco che il cambiamento culturale di oggi, invita in  particolare i giovani ad utilizzare le nuove tecnologie di comunicazione.

Il mondo della comunicazione con la sua illimitata capacità espressiva, porta l’uomo alle parole di San Paolo, “guai a me se non predicassi il Vangelo” 1cor 9:16. Pertanto, cristiani, sacerdoti, religiosi ecc. sono sfidati a proclamare il Vangelo usando l’ultima generazione di risorse audiovisive; immagini, video, figure animate, blog e siti web, accanto ai mezzi tradizionali del dialogo, per l’evangelizzazione e la catechesi.


La maggiore disponibilità di nuove tecnologie richiede maggiore responsabilità da parte di chi è chiamato a proclamare la Parola, poiché le nuove tecnologie creano forme più profonde di relazioni su distanze maggiori, per essere presenti  come “fedeli testimoni del Vangelo”.

Per raggiungere al meglio questi obiettivi, è necessario imparare come utilizzare queste tecnologie in modo competente e appropriato e chi le adopera sia modellato da una solida teologia, una forte intuizione spirituale fondata sul costante dialogo con il Signore.

La Parola di Dio ieri, oggi e domani sarà sempre la stessa e con lo stesso valore, non una storia del passato da ricordare e narrare come una fiaba o una teoria, uno stile di vita ideologico, non perché l’uomo si è evoluto, che la Parola debba  procedere con lo stesso cambiamento. I mezzi per proclamarla possono cambiare ed evolvere, ma il suo vero valore e il messaggio che Cristo ha dato rimangono come sono.

Attraverso l’uso competente delle tecnologie digitali, siamo dunque in grado di rendere la Parola di Dio presente nel mondo di oggi e ovunque. La saggezza religiosa del passato è oggi un tesoro che può ispirare i nostri sforzi per vivere nel presente con dignità, costruendo un domani migliore.

La storia ci ha mostrato tante volte quanto sia fragile l’uomo e quanto abbia bisogno di quella vera guida verso Dio. Sfortunati eventi che hanno avuto luogo nel corso dei secoli come la rivoluzione industriale, il clericalismo, il laicismo, la rivoluzione francese e la rivoluzione tecnologica dimostrano che gli errori commessi in così tanti modi, l’uomo non è stato in grado di bilanciarli in così tante ideologie,  tutto ciò ha portato quindi a guerre e tante indifferenze, dolore, sofferenza e il non equilibrio di comportamenti etici e morali all’interno dell’uomo stesso. La Parola di Dio rimane sempre uguale, ma le sue interpretazioni ermeneutiche devono essere riorganizzate per adattarsi al mondo e al modo di vita di oggi e ai problemi che non applicano le vecchie regole e regolamenti. La saggezza del passato nel mondo di oggi richiede quella speciale attenzione e responsabilità perché si apre a nuove forme d’incontro, evangelizzazione e mantenimento della qualità dell’interazione umana, mostrando preoccupazione per gli individui, nell’equilibrio tra corpo e anima, spirito, volontà e bisogni spirituali.

Grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, la Parola può navigare attraverso il cyberspazio offrendo alle anime il messaggio della salvezza, in ogni città, strada, porta del nostro cuore.

Cristo, ieri, camminando per le strade di Gerusalemme, in Giudea, in Samaria, predicando e chiamando le anime alla conversione, ha sempre dimostrato il rispetto per le altre culture e la loro dignità. Oggi, abbiamo una maggiore responsabilità perché più che mai la dignità dell’uomo è stata ridotta a nulla.

Anche se il lavoro delle comunicazioni sociali, molte volte, sembra in guerra con il messaggio cristiano, non solo offre un’opportunità per proclamare la verità, ma anche una ragione per approfondire e integrare quelle parole nell’odierna realtà, la nuova cultura creata dalle moderne comunicazioni.

Un esempio militante di uso dei media, nel periodo storico influenzato dal modernismo e forieri di totalitarismi sia di destra che di sinistra, che avanzavano a grandi passi, mentre l’Europa si avviava ad un secondo conflitto mondiale, fu Massimiliano M. Kolbe che non ancora sacerdote, fondava con il permesso dei superiori la “Milizia dell’Immacolata”, associazione religiosa per la conversione di tutti gli uomini per mezzo di Maria.

Padre Kolbe fondò a Cracovia verso il Natale del 1921, un giornale di poche pagine “Il Cavaliere dell’Immacolata” per alimentare lo spirito e la diffusione della “Milizia”. A Grodno a 600 km da Cracovia, dove era stato trasferito, impiantò l’officina per la stampa del giornale, con vecchi macchinari, ma che con stupore attirava molti giovani, desiderosi di condividere quella vita francescana e nello stesso tempo la tiratura della stampa aumentava sempre più. A Varsavia fondò “Niepokalanow”, la ‘Città di Maria’. In seguito dalla vecchia stampatrice, si passò alle moderne tecniche di stampa e composizione, dai pochi operai ai 762 religiosi.

Anche in Giappone  poté fondare la “Città di Maria”, a Nagasaki il 24 maggio 1930 aveva già una tipografia e si spedivano le prime diecimila copie de “Il Cavaliere” in lingua giapponese.

L’obiettivo era dare continuità anche sul fronte esistenziale e pastorale, diffondendone nel mondo la devozione mariana anche attraverso i mezzi offerti dalle tecnologie del tempo, quali la stampa e, successivamente, la radio.

Kolbe era infatti consapevole di doversi impegnare in un periodo storico difficile, caratterizzato dall’emergere di ideologie totalitarie e dalle sfide sociali poste dall’industrializzazione, dal materialismo e, appunto, dallo sviluppo dei mass-media. Studiò quindi tutto, per vedere gli aspetti positivi di ogni realtà e costruire poi qualcosa di buono su queste basi. Con i suoi venti monaci all’inizio raggiunse i 772 abitanti, compresi gli studenti del seminario nel 1939. Il parco macchine da stampa aumentò tanto che poco prima della seconda guerra mondiale c’erano 3 macchine rotanti, 7 inter tipi e linotipici, alcune presse a platina.

La casa editrice utilizzava circa 1600 tonnellate di carta all’anno per circa sessanta milioni di copie di giornali.[4]

 

 

 

È tuttavia con la riforma radiotelevisiva del 1975 e con la sentenza n. 202 del 1976 della Corte Costituzionale che si assistette a un vero e proprio rinascimento dell’iniziativa cattolica nel campo dei media, più libera e privata, meno istituzionalizzata rispetto al passato, le libertà di antenna.

Quando si parla di «media cattolici» occorre infatti distinguere quelli ufficiali della Santa Sede, Radio Vaticana, «L’Osservatore romano», Ctv, da quelli che fanno riferimento alle conferenze episcopali nazionali e da quelli che invece possono essere emanazione di congregazioni religiose, movimenti, associazioni, o espressione di realtà diocesane, parrocchiali o interparrocchiali. Appartengono al secondo gruppo, per esempio, l’«Avvenire», Sat2000: Tv2000 dal 2009 e BluSat2000 al terzo, tra i più importanti, il CO.RA.L.LO, Radio Maria, TelePadre Pio, che ha lanciato anche un’applicazione per iPhone, TelePace e Nova TV. L’arcipelago delle emittenti locali, quasi tutte passate dai primi anni del 2000 sul satellite o sul web, costituisce però una realtà non sotto valutabile, sia dal punto di vista economico e degli investimenti, sia dal punto di vista della «nuova evangelizzazione» proposta da Wojtyla e portata avanti dalla Cei. La rete delle emittenti associate, circa 230 radio e 66 televisioni, rendono un servizio ai fedeli e alle comunità trasmettono la messa, la recita del rosario e offrono un filo diretto con gli ascoltatori.[5]

Possiamo concludere che dunque è proprio nella natura di questi mezzi di comunicazione unire gli uomini, come un disegno provvidenziale necessario per aiutare l’umanità a cooperare con il piano salvifico di Dio per la loro redenzione. I moderni mezzi di comunicazione sociale sono fattori culturali che giocano un vero e proprio ruolo nella storia dell’ uomo, un fattore che contribuisce al migliore ordinamento della società umana, contribuendo notevolmente all’ampliamento e all’arricchimento della mente umana e alla propagazione del regno di Dio.

 

Angel Adishi

 

[1] Lettera Enciclica di Papa Pio XII, «Miranda Prorsus» Libreria Editrice Vaticano, 1957.

[2] Enciclopedia Treccani, Voci e immagini della fede: radio e tv, a cura di Federico Ruozzi – Cristiani d’Italia 2011. http://www.treccani.it/enciclopedia.

[3] Enciclopedia Treccani, Voci e immagini della fede: radio e tv, a cura di Federico Ruozzi – Cristiani d’Italia 2011. http://www.treccani.it/enciclopedia.

[4] A. RICCARDI, Beato Massimiliano Maria Kolbe, Edizione Agiografiche, Roma 1971, 1.

[5] Enciclopedia Treccani, Voci e immagini della fede: radio e tv, a cura di Federico Ruozzi – Cristiani d’Italia 2011. http://www.treccani.it/enciclopedia.

 

Bibliografia.

Lettera Enciclica di Papa Pio XII, «Miranda Prorsus» Libreria Editrice Vaticano, 1957.

A. RICCARDI, Beato Massimiliano Maria Kolbe, Edizione Agiografiche, Roma 1971.

Categories: Esame Leoniano 2019

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