Le nuove tecnologie informatiche applicate alla Pastorale

image_pdfimage_print

 

Nel corso delle lezioni su “Tecnologie informatiche applicate alla pastorale” sono stati affrontati diversi aspetti relativi ai nuovi mezzi di comunicazione sociale e alle loro ricadute positive nell’ambito della pastorale della Chiesa. Il termine “pastorale” utilizzato ampiamente in ambito ecclesiastico indica ogni azione della Chiesa volta a favorire l’incontro tra Cristo e l’uomo. Questo obiettivo porta a considerare e ad avvalersi di ogni mezzo di comunicazione e di diffusione del messaggio evangelico per far sì che lo sposo, Gesù Cristo, possa incontrare sempre la sua sposa, la Chiesa. In ogni luogo in cui l’uomo vive bisogna uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare, come spiegato da papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium. Nello stesso documento il Santo Padre delinea una “chiesa in uscita”, non solo in senso geografico, ma anche esistenziale, in cui i discepoli del Risorto sono esortati a prendere l’iniziativa, a coinvolgersi, ad accompagnare, fruttificare e festeggiare. Per poter portare Cristo bisogna quindi avvalersi della comunicazione e dei suoi mezzi, considerando il modo di vivere e di pensare dell’uomo. In questo tempo, definito post-moderno e proiettati verso il post-umano, anche la comunicazione cambia, passando dall’incontro diretto tra le persone e dall’ascolto della voce come avviene durante una telefonata, ad una forma di comunicazione “iconica”, basata sui contenuti. La comunicazione, infatti, oggi avviene in larga parte mediante i media digitali, nuovi ambienti in cui l’uomo instaura le sue relazioni virtuali. La pastorale, quindi, è chiamata ad agire in questi nuovi luoghi in cui le persone si incontrano, portando Cristo lì dove l’uomo è presente. L’universo dei media può essere considerato come il primo “areopago dei tempi moderni” e la Chiesa ha iniziato a riflettere sull’uso dei nuovi mezzi di comunicazione sin dal loro avvento negli anni novanta del XX secolo, con un convegno organizzato dal S.I. CEI dal titolo “Chiesa e internet”. In passato tra gli interventi con cui la Chiesa ha mostrato la sua attenzione ai mezzi di comunicazione sociale è da ricordare la lettera enciclica Miranda prorsus di Papa Pio XII, pubblicata l’8 settembre 1957 e Comunicazione e missione- Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa (2004), ad opera di S. Giovanni Paolo II. In questo documento viene rimesso l’uomo al centro dell’attenzione sul modello di Cristo e viene vista la presenza della comunicazione già nell’evento dell’Incarnazione. Nel gennaio 2018 con la costituzione apostolica Veritatis gaudium, riguardante le università e le facoltà teologiche, Papa Francesco affronta la tematica delle comunicazioni sociali. L’attuale espressione Pastorale digitale, da collocarsi nel più vasto campo della Pastorale delle comunicazioni sociali, trova origine in un’espressione di Papa Benedetto XVI, che ha parlato per la prima volta di “pastorale nel digitale”. Essa è esperienza di presenza, rappresenta l’uscire, l’annunciare, l’abitare, l’educare e il trasfigurare di cui parla Papa Francesco oggi. La Pastorale digitale è chiamata ad attraversare i tre ambiti dell’azione pastorale della Chiesa, ovvero la liturgia, la catechesi e la carità, cercando di raggiungere le cosiddette “periferie digitali”, cioè la manifestazione evidente nel mondo digitale di quelle che sono le periferie esistenziali dell’uomo. Oggi, inoltre, si parla di deep web, per indicare l’insieme delle risorse informatiche del World Wide Web non indicizzate dai comuni motori di ricerca e che viene raffigurato con l’immagine di un iceberg, la cui parte sommersa, molto più grande di quella emersa, indica appunto il web sommerso. Accanto al deep web c’è il dark web, ovvero un sottoinsieme del primo, normalmente irraggiungibile mediante le normali connessioni internet ma solo attraverso particolari software che fungono da ponte tra internet e la dark net.

 

La diffusione dei media digitali ha segnato, inoltre, il passaggio dal reale al virtuale, coniando espressioni quali online e offline, oggi superate in favore dell’unica espressione onlife. Sull’esempio dei Pontefici è quindi necessario farsi cittadini del digitale, visitando quelle che sono le odierne periferie digitali per poter essere persone che portano Cristo all’umanità spesso sofferente e bisognosa di conforto e di speranza. All’esito di questa riflessione sulle tecnologie informatiche rilevo la necessità e l’utilità, specie per chi segue un cammino di sequela di Cristo, di conoscere meglio e di imparare ad utilizzare i media digitali per poter realizzare quella “conversione pastorale” richiesta da Papa Francesco, passando da una pastorale di semplice conservazione ad una missionaria, realizzata lì dove l’uomo abitualmente vive, con i suoi problemi e le sue difficoltà. Tutto quanto promuove il bene dell’uomo è infatti oggetto di interesse della pastorale.    

 

Foto tratte dal web

Categories: Esame Leoniano 2018

Tags: ,,

Grandezza Font
Contrasto