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l’urgenza dell’ora: uomini e donne “adulti” nella fede, anche in rete

Gen 27, 2020 724 views
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Prima di parlare dell’evangelizzazione, occorre comprendere l’importanza dell’essere in relazione con gli altri. Abbiamo necessità di conoscere i sentimenti degli altri e anche la loro cultura (modo di pensare e agire). Come possiamo evangelizzare gli altri se non li ascoltiamo? L’evangelizzazione richiede prossimità e dialogo perché la missione va insieme con il dialogo è porta molti frutti nella chiesa ciò:

Di più, il dialogo fa parte della missione evangelizzatrice della Chiesa. Nel discorso ai membri della Plenaria del Consiglio per il dialogo interreligioso, del 1987, il Papa ha dichiarato in proposito: il dialogo interreligioso è un elemento della missione della Chiesa, e la proclamazione dell’opera salvifica di dio in Gesù cristo nostro Signore ne è un altro[1].

 

Farsi prossimo è prima di tutto “ascoltare l’altro”. Prima c’è l’ascolto, poi la proposta. Uno dei più grandi doni che possiamo fare a qualcuno è essere pienamente presenti nel momento della necessità. Dare a una persona tutta la nostra attenzione libera da distrazioni, comunica amore, rispetto, dignità e valore genuini. Gesù stesso è stato un grande “ascoltatore”. Molto probabilmente una serie di conversazioni nel tempo permetterà di condurre una persona verso una fede “adulta” in Gesù. Per condividere la verità di Gesù, ciò che è fondamentale è come il nostro ascoltatore prendono. Per questo, la missione della chiesa deve essere ben proclamata, perché è:

Diffusione della fede, conversione dei pagani, proclamazione della buona novella in tutto il mondo, istruzione nella fede degli ignoranti, conversione degli infedeli, proclamazione apostolica, offerta della salvezza ai popoli barbari, diffusione della religione cristiana, proclamazione del vangelo, orientamento alle salvezza, crescita della fede allargamento della Chiesa, impiantamento nel sangue, apostolato evangelico, diffusione dell’insegnamento del vangelo, annuncio (nuncius), erezione della Chiesa crescita della Chiesa campo del vangelo, diffusione del regno di Cristo[2].

 

La cultura è il “campo” per l’evangelizzazione. Sappiamo che la cultura influisce sulla percezione, e le percezioni guidano il comportamento.  La missione evangelizzatrice che è propria della Chiesa esige soltanto che il Vangelo sia predicato in fasce geografiche sempre più vaste e a moltitudini umane sempre più grandi, ma che siano anche permeati della virtù dello stesso Vangelo i loro modo di pensare, i criteri di giudizio, le norme d’azione. In una parola, è essenziale che tutta la cultura dell’uomo sia penetrata dal Vangelo (cf EN 19-20). Evangelizzare la cultura include il cambiamento sociale, economico, politico, e anche culturale. Si tratta di quel cambiamento che si esprime con la parola “conversione”. L’orientare lo sguardo dell’uomo e dell’umanità verso Cristo non è solo frutto di parole, ma anche di comportamento, di azioni: si ha più bisogno di gesti che di parole; si ha più bisogno di testimoni che di maestri. Tutto ciò richiede anzitutto un atteggiamento di coerenza nell’evangelizzatore.

Prossimità, dialogo e coerenza dell’evangelizzatore sono necessari nella missione, anche nel mondo digitale. Ciascun battezzato è corresponsabile nell’annuncio del Vangelo all’uomo, nei suoi ambienti di vita. La comunicazione più importante è la forza della nostra testimonianza della buona novella. La nostra testimonianza rende credibile e benvenuta nella vita degli altri la buona novella. Possiamo dire che i nostri atteggiamenti, l’approccio con gli altri, parlano ad alta voce, nel bene o nel male. I “social media” ci permettono di comprendere come gli altri ci vedono. Se siamo attenti ai commenti, alle critiche e alle osservazioni di quanti visitano i nostri siti e interagiscono con i nostri post, possiamo apprendere come siamo percepiti. Dobbiamo comprendere come il nostro messaggio, sia visto dall’altro, in rapporto alla sua vita. Ci siamo sempre e giustamente concentrati sul contenuto del nostro insegnamento. Ma è basilare ascoltare la gente alla quale ci rivolgiamo, e capire le loro preoccupazioni e domande, per offrire delle risposte. Dobbiamo conoscere gli ambienti in cui cerchiamo di proclamare in parole e opere il Vangelo. L’evangelizzazione deve essere presente nel continente digitale: la vera sfida, è stabilire una presenza che riconosca e risponda alla cultura distintiva di quest’ambiente. Proprio come in passato, quando i missionari dovevano comprendere la cultura, le lingue e i costumi dei paesi che hanno cercato di evangelizzare. Paolo, l’apostolo delle genti, scrive:

«Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero mi sono fatto come Giudeo per i Giudei, per guadagnare i Giudei. Per coloro che sono sotto la Legge pur non essendo io sotto la Legge mi sono fatto come uno che è sotto la Legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono sotto la Legge. Per coloro che non hanno Legge pur non essendo io senza la Legge di Dio, anzi essendo nella Legge di Cristo mi sono fatto come uno che è senza Legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono senza Legge. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io» (1Cor 9,19-23).

 

Dobbiamo sempre essere attenti al linguaggio del contesto che abitiamo. La comunicazione digitale richiede uno stile partecipativo, più interattivo: se il nostro messaggio non coinvolge le persone che iniziano a condividerlo, commentarlo e ad interrogaci a riguardo, esso rimarrà senza pubblico e rischiamo di parlare noi stessi. Se non prendiamo sul serio gli altri e non entriamo in conversazione con loro, non possiamo aspettarci che ci prestino molta attenzione fino ad attivare un dibattito su temi di fede. Dialogare significa credere che l’altro abbia qualcosa che vale la pena ascoltare. Ciò non vuol dire venire meno alla propria fede e scendere a compromesso. La presenza di cattolici nei social, nei blog, nei forum vuole avvicinare le persone a Cristo e alla Chiesa (questo è l’intento); ma talvolta si ottiene l’effetto contrario. Invece di creare comunione, si genera divisione. Il decreto conciliare Inter Mirifica offre molta saggezza riguardo all’evangelizzazione con “mezzi di comunicazione”. Se ben utilizzati costituiscono un grande servizio per l’umanità, perché contribuiscono notevolmente all’istruzione degli uomini, alla diffusione e al sostegno del Regno di Dio. La Chiesa riconosce che gli uomini possono impiegare questi media contrariamente al piano del Creatore: per un’autentica pastorale digitale occorre operare discernimento.

 

Quando le persone si scambiano informazioni, stanno già condividendo loro stessi e la loro visione del mondo. Parole e testo sono ancora importanti, ma la nostra comunicazione sarà di più efficace se possiamo anche esprimerci con immagini, video, musica e gesti. Dobbiamo riscoprire la capacità dell’arte, della musica e della letteratura per esprimere la nostra fede e toccare menti e cuori. Siamo abituati da tempo a raccontare la nostra storia; ora possiamo aspirare a mostrare chi e cosa siamo. Dobbiamo imparare a mostrare come celebriamo la nostra fede, come cerchiamo di servire e come le nostre vite sono sempre onorate e benedette, belle.

Poniamoci, quindi, in ascolto dell’uomo moderno anche nel continente digitale, per scoprire le sue speranze e le sue aspirazioni, le sue sofferenze, le sue contrarietà anche verso la Chiesa, in modo che l’annuncio del Vangelo non avvenga in una maniera esteriore o decorativa a somiglianza di vernice superficiale, ma in modo vitale, in profondità, fino alle radici. Perché La Chiesa esiste per il mondo, come annuncio e come servizio, ma già in sé stessa, dovrebbe offrire dei segni dell’esistenza libera e redenta che costituisce la sua vocazione e che prende la duplice forma dell’esistere per gli altri ed esistere con gli altri. Per conoscere i contenuti della missione, dobbiamo:

Per studiare il contenuto dei cristiani, non si può partire fondamente dalla semantica o dalla filosofia del linguaggio, né tanto meno dal confronto delle diverse imprese «apostoliche» delle religioni non cristiane. La missione e l’evangelizzazione cristiana è irripetibile, poiché ha la sua origine nel mistero della trinità(Dio padre che invia suo figlio per mezzo dello spirito) e del mistero della incarnazione (Gesù, il figlio di Dio fatto nostro fratello, è resuscitato)[3].

 

Abbiamo bisogno di uomini e donne “adulti” nella fede, anche in rete. Collaboratori dello Spirito Santo, che come il vento, soffia dove vuole (Gv 3,8). Lo spirito è la forza della missione intera che unisce la chiesa come comunione, dà la forza di parlare con coraggio guida tutti per le strade del mondo, la chiesa come missione l’evangelizzazione è opera dello spirito santo, ma come Dio ci ha trovati degni di affidarci il vangelo così lo predichiamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio che prova i nostri cuori, anche riscalda, vivifica, illumina, è protagonista e la orza motrice della missione intera.

Quindi il messaggio evangelico nella cultura generale si pongono sempre a confronto: «La Chiesa a partire del Vaticano II ha affrontato in forma nuova lo studio del rapporto tra messaggio evangelico e culture»[4]. Questo trasformazione del popolo porta la conversione che riguarda alla persona.

Oggi dobbiamo essere attenti nel linguaggio che usiamo come impegneremo con valori che caratterizzano le reti.

 

Esquerda J., Teologia della evangelizzazione Spiritualità Missionaria, Pontificia Universitas Urbaniana, Rome 1992, 11-42.

Lopez J., Inculturazione, Pensiero attuale della Chiesa sull’inculturazione, Centrum Ignatianum spiritualitatis, Roma 1979, 46.

Paventi S., La Chiesa Missionaria, in Che cos’e missione, Manuale di Missiologia, Paoline, Roma 1949, 13.

Saraiva J. , La Missione Oggi, Aspetti Teologico-Pastorali, Pontificia Università Urbaniana, Roma 1991, 176.

 

Categories: Esame Urbaniana 2020

Tags: Dialogo,evangelizzazione

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