Può essere il mondo digitale occasione per uno stare insieme in modo significante e significativo?

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LUCI E OMBRE DEL MONDO DIGITALE

Nei giorni nostri siamo testimoni di un’evoluzione scientifica e tecnologica sempre più veloce. Non facciamo in tempo ad apprezzare un nuovo prodotto che, in tempi brevissimi, ne nasce un altro più evoluto. Viviamo nell’era della globalizzazione per cui, idee, tendenze e problematiche possono essere diffusi su scala mondiale, grazie a sempre nuovi mezzi di comunicazione. Fra questi, infatti, non possiamo non menzionare la rete, divenuta talmente pervasiva, da far coincidere reale e virtuale e rendere le relazioni a distanza, allo stesso tempo, in prossimità ( Andrea Tomasi, Reale e Virtuale. Un mutamento antropologico. Seminario di Cultura Digitale. 2018 ).

Prof. Andrea Tomasi.

La tecnologia digitale rappresenta una vera e propria rivoluzione industriale che ha cambiato il nostro modo di fare le cose. Trattasi di una fonte grandiosa di conoscenze, di un “macroscopio” che rende visibile l’estrema complessità delle relazioni sociali, evidenziando connessioni dove prima non si riusciva a vedere nulla. Se ciò ci aiuti a vivere meglio, come dice padre Paolo Benanti, dipende da come interpretiamo questa nuova conoscenza: scientifica, deterministica o predittiva.

Padre Paolo Benanti.

A oggi, con un siffatto ambiente mediale, termini come quello di amicizia, è da intendersi nel senso del virtuale e social, e la storia è fornita da un aggregato di dati. Ciò comporta, conseguenzialmente, un effetto sulla dimensione antropologica, in altre parole su come comprendiamo e diamo valore alle esperienze umane.

Se è vero, infatti, che internet, rappresenta un’importante possibilità di accesso al sapere, è altresì constatabile come sia anche un luogo eminentemente esposto alla disinformazione, e alla distorsione consapevole dei fatti, tanto da generare forme di discredito, a discapito del rispetto delle persone e dei loro diritti. Un esempio, in tal senso, c’è dato dal gravissimo fenomeno del cyberbullismo ( Papa Francesco, Messaggio per la 53ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali. 2019 ).

Per quanto quindi, il mondo digitale abbia un rilevante valore pratico, lo possiamo anche considerare come un oceano, dove si trova di tutto e diversi generi di persone. E’ per questo motivo che occorre fare il massimo possibile per combattere i limiti della rete, cercando di sviluppare gli aspetti positivi e tenere sotto controllo quelli degenerativi. A tal proposito, come suggerito dal prof. Tomasi, il legislatore, dovrebbe intervenire disponendo restrizioni sulla possibilità di registrarsi in rete in forma sostanzialmente anonima o in età sempre più bassa. Tant’è che attualmente, si ritiene che l’età di iscrizione nei social network si sia abbassata a 12 anni e mezzo, ben al di sotto di quanto sarebbe ufficialmente consentito ( https://www.weca.it/news/editoriali/web-amplifica-bullismo/https://www.weca.it/news/facebook-suoi-meccanismi-modelli-culturali-redditivita/).

Il mondo digitale esercita una forte attrazione per coloro che, sentendosi soli, cercano relazione, coesione, condivisione e solidarietà. L’istantaneità del web paventa la possibilità di un’immediata soluzione, ma il forte rischio è di ritrovarsi ancora soli, coinvolti in un invano navigare, causa, oltretutto, di un probabile individualismo e alienazione rispetto al mondo off-line. Trattasi, nel caso, di una vera e propria dipendenza che potrebbe diventare anche patologica.

Oltre a quanto sopra esposto, dobbiamo tenere presente che la rete è una struttura tecnologica creata dall’uomo e coloro che s’incontrano in essa, sono altrettanto esseri umani. I contenuti riscontrabili, quali frutto di tutto ciò che fanno le persone, sono comunicati e fruiti attraverso internet. Ragion per cui è inevitabile tanto la possibilità del limite del peccato, quanto della grandezza dovuta alla realizzazione dell’uomo stesso. Sarebbe quindi auspicabile, che il web fornisca alle persone uno spazio per determinarsi, ma ciò può avvenire solo all’interno di una dimensione, dove esistono comunità e verità, in altre parole, all’interno di autentiche comunità.

Può, dunque, l’universo digitale, essere occasione per uno stare insieme significante e significativo?

Per rispondere a tale domanda, occorre, innanzitutto, creare le condizioni per una rete libera, aperta e sicura.

Riguardo la libertà afferente le relazioni digitali, circolazione dei contenuti e fruizione degli stessi, è un concetto oggetto di un confronto culturale, tutt’ora aperto fra due posizioni: una è quella occidentale ed anglosassone, che si fà sostenitrice della libertà di espressione e del valore di verità da considerare come paritetico a quello degli altri. L’altra posizione invece, è quella europea che sostiene, con forza, l’esigenza di un incisivo controllo della libertà digitale, onde evitare la circolazione di contenuti dagli effetti distruttivi e degenerativi, come nella fattispecie del cyberbullismo.

Siamo quindi in un mare aperto, ove si avverte la necessità e urgenza di introdurre delle scialuppe di salvataggio, rappresentate da quelle vere community, in grado di portare in salvo gli eventuali naufraghi. Trattasi di compagini in grado di far fronte ai pericoli della rete e dare aiuto anche per il superamento del problema legato alla solitudine. Il tutto può avvenire attraverso la diffusione di significati veri e non di mere opinioni e scontri verbali. Le autentiche comunità devono agire in opposizione alla generazione di aggregati d’individui sostenuti da argomenti contraddistinti da deboli legami, proponendosi come creatrici di coesione, ascolto, solidarietà e comunicazione d’amore, nel riconoscimento della reciproca identità fondata sulla comunione e alterità.

In tal senso è innegabile l’importanza della “pastorale”, volta a favorire l’incontro tra l’uomo e Cristo, attraverso gli ambiti intrecciati della celebrazione, catechesi e carità. La pastorale, azione che, come sostenuto dal dott. Fortunato Ammendolia – studioso di pastorale digitale del Centro di Orientamento Pastorale – necessita di “storicizzazione” da parte della Chiesa, in un confronto (attenzione e discernimento) con i linguaggi e cultura del tempo – oggi, modellata dalla tecnologia -. E ciò, secondo il principio della “incarnazione”. Per tale scopo diviene oltremodo importante, il passaggio da una pastorale di sola conservazione a una pastorale missionaria, cioè di “uscita” da schemi consolidati e ripetitivi, per essere Chiesa che sa farsi prossimo dell’uomo. In particolare, con riferimento al mondo mediale, si può parlare di pastorale digitale attenta alle “periferie digitali”, espressione coniata agli inizi degli anni novanta da Fortunato Di Noto, di recente approfondita dal dott. Ammendolia in un suo studio pubblicato sulla rivista ” Orientamenti pastorali” ( 10/2017 EDB).

Don Fortunato Di Noto
dott. Fortunato Ammendolia, studioso di pastorale digitale, sentiment analysis, intelligenza artificiale ed etica

A dimostrazione di una pastorale digitale “missionaria”, il Vaticano ha anche istituito un Osservatorio internazionale sul cyberbullismo. Testimonianza questa di come la Chiesa, si predisponga ad aiutare l’uomo nell’affrontare problematiche di rilevante confronto e sofferenza, che, coinvolgono chi è impegnato nelle comunicazioni sociali piuttosto che genitori o familiari, in altre parole tutte le persone.

Perché dunque, si possa parlare di uno stare insieme significante e significativo nella rete, è necessario riuscire a dare un’anima ai contenuti digitali. Per far ciò, occorre tener presente che, nel segno della comunione eucaristica, la community, non deve fondarsi sui like, quale espressione di un’emozione momentanea, bensì sulla verità dell’”amen” ( Papa Francesco, Messaggio per la 53ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali. 2019 ).

Come ci ricorda Romano Guardini, l’”amen” è l’affermazione di una volontà che, nella libertà, aderisce a Cristo, accogliendo l’altro, nella dimensione di un progetto più alto e spirituale. Essendo l’uomo fatto anche di spirito, immettere l’anima nella rete, è possibile solo mediante una forte testimonianza di comunione e verità.

Romano Guardini

Detto ciò non possiamo eludere l’esigenza di adulti capaci di educare i giovani alla scoperta del continente digitale, costruendo così un’alfabetizzazione mediale capace di preservare una valenza etica.

Continuando su tale scia di positive opportunità, padre Paolo Benanti, sostiene come il web possa essere considerato anche un validissimo alleato, ad esempio, per la tutela dei minori, per la ricerca e persecuzione dei loro eventuali abusatori.

La Microsoft, infatti, ha ideato un sistema che, consentendo l’individuazione dell’identità degli abusati, permette agli organi inquirenti, di intervenire con maggiore tempestività ed efficacia. E’ stato inoltre anche stilato, in collaborazione con la Chiesa, un impegno globale per la tutela dei minori in rete.

Ciò dimostra quindi, come all’evoluzione tecnologica, la Chiesa e la società, riescano a rispondere in modo sempre più attento, celere e dinamico.

 

Antonino Biondi

 

Categories: Esame Leoniano 2019

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