Negli ultimi anni si sono verificati alcuni cambiamenti radicali nel campo dei media e in generale della comunicazione: in particolare, la crescente globalizzazione e la digitalizzazione di quasi tutti i media tradizionali (libri e giornali, cinema, televisione, radio, supporti musicali). Queste svolte – ancora in corso – comportano conseguenze culturali, economiche, politiche e sociali rilevanti, che toccano ogni ambito della nostra vita quotidiana, sia nella dimensione privata, sia in quella pubblica.
Non è fuori dalla ruota di quel progresso sociale, coloro che vivono la vita consacrata [1] ha anche bisogno di conoscere e identificare correttamente il significato e il ruolo della comunicazione nel contesto dei vari reti sociali per vivere la loro vocazione in abbondanza. I compiti di oggi. Nell’ambito del corso «come si fa un sito web», fatto all’università urbaniana, portiamo insieme alcune riflessioni sulla comunicazione alla vita delle persone consacrate.

Perché noi non siamo i piccoli ponti che aiutano gli altri a raggiungere Dio attraverso social networking come Facebook, Youtube o Twitter…
Reti sociali e missione
Oggi il rete sociale è un grande “campo”, molto adatto per la proclamazione della Parola di Dio. Il Concilio Vaticano II nel decreto Inter Mirifica ha riconosciuto che «la Chiesa cattolica, essendo stata fondata da Cristo Signore per portare la salvezza a tutti gli uomini, ed essendo perciò spinta dall’obbligo di diffondere il messaggio evangelico, ritiene suo dovere servirsi anche degli strumenti di comunicazione sociale per predicare l’annuncio di questa salvezza ed insegnare agli uomini il retto uso di questi strumenti» [2]. La Chiesa ha bisogno di trovare rapidamente i modi per usarla. L’uso dei social media nel lavoro apostolico, a seconda delle esigenze di particolari situazioni e tempi [3]. Perché noi-persone consacrate- non siamo i piccoli ponti che aiutano gli altri a raggiungere Dio attraverso siti di social networking come Facebook, Youtube o Twister…? Mi chiedo ancora così. E forse questa è anche la ragione per cui una persona consacrata ha bisogno di capire il ruolo, l’utilità anche il lato negativo del social network.
Tutti i cristiani, compresi i consacrati, sono chiamati a vivere la loro vocazione e missione «lievito», «sale», «luce del mondo» (Mt 5,13-16; 13,33). Una lampada non è destinata ad essere collocata sul fondo della canna, ma come dice Dio: «Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli» (Mt 5,14-16).
Se Gesù vivesse nel nostro tempo, probabilmente manderebbe i suoi discepoli ad evangelizzare con i mass media. La missione non è altro che l’introduzione di Cristo all’uomo oggi. Il missionario non consiste solo nel predicare una teoria della fede astratta, una dottrina della morale che è “fatta” e “proibita”, ma di proclamare un essere umano, uno che annuncia una gioia. il grande che non può trattenere il cuore che è costretto a riversarsi in modo molto naturale. Papa Benedetto dice nel messaggio per la giornata mondiale della comunicazione sociale 2010 che «più che la mano dell’operatore dei media, il presbitero nell’impatto con il mondo digitale deve far trasparire il suo cuore di consacrato, per dare un’anima non solo al proprio impegno pastorale, ma anche all’ininterrotto flusso comunicativo della “rete”. Anche nel mondo digitale deve emergere che l’attenzione amorevole di Dio in Cristo per noi non è una cosa del passato e neppure una teoria erudita, ma una realtà del tutto concreta e attuale. La pastorale nel mondo digitale, infatti, deve poter mostrare agli uomini del nostro tempo, e all’umanità smarrita di oggi, che Dio è vicino; che in Cristo tutti ci apparteniamo a vicenda» [4].
Il Papa – Internet è un dono di Dio, Chiesa aperta al digitale
Reti sociali e missioni evangelistiche dei consacrati
Dalla nostra stessa esperienza, riconosciamo che il social networking è un coltello a doppio taglio. Ha indiscutibili benefici e anche pericoli e problemi, specialmente per le persone consacrate che vediamo molto chiaramente. Tuttavia, un atteggiamento che è allergico, sempre riservato o contrastato con veemenza dal coltivare il social networking è ancora una mentalità sbilanciata e infantile, come se lo shock elettrico dovesse essere proibito! Però, se sappiamo come usarlo, i social media come il colloquio comunicano la guarigione di buone relazioni. [5] Questa è una grande opportunità per la Chiesa di dimostrare il suo potenziale come è una comunione o amicizia [6].
Detto così per dire che bisogna riconoscere che l’evangelizzazione dei mezzi di media richiede che i consacrati devono avere una vera maturità ed equilibrio, solo per annunciare Cristo, non parlare di se stesso, ma parlare di Dio. Essere in grado di rimanere fedeli alla missione senza doversi inclinare avanti e indietro a causa dei pericoli dell’ambiente è ancora considerato «virtuale». Ciò richiede che la persona consacrata identifichi sempre e scelga in base al Vangelo se pubblicare, cosa dire o fare e cosa non dire o fare, perché ora altri hanno guardali non personalmente, ma guardali come persone di Dio, persone della Chiesa.

Gesù manda i suoi discepoli ad evangelizzare
In effetti, il social networking, utilizzato come mezzo di evangelizzazione, può diventare un fattore di sviluppo umano [7] . Le notizie attuali, gli eventi nella vita socio-politica ed economica sono anche considerati come «momenti», «segni dei tempi» (Mt 16,3) può anche essere un’opportunità conveniente per i consacrati di presentare il messaggio del Vangelo all’uomo oggi. Tuttavia, le persone consacrate dovrebbero anche fare attenzione a predicare il Vangelo e, se è necessario salvaguardare la dignità della persona umana, fare affidamento solo sugli standard del Vangelo, non sull’uso del Vangelo come strumento per combattere le ideologie o rompere la carità delle fazioni politiche o accusare gli altri, o per calunniare, umiliare, condannare, dividere, sostenere le divisioni [8]. Però, se queste ideologie e fazioni politiche contraddicono o antagonizzano il Vangelo,il parlare per la difesa della verità è necessario. Anche le immagini della vita e del modo di vivere, il comportamento e le interazioni delle persone consacrate con le persone sul social network sono anche un’opportunità per introdurre Dio in un modo molto vicino e pratico. Le persone non vedono Dio visibile, ma guarderanno la vita del predicatore di Dio per visualizzare Colui che predichiamo.
Le persone di oggi sembrano essere allergiche a quella che viene chiamata “verità”, a causa del suo aspetto serio e rigoroso, ma estremamente facile da identificare con ciò che è bello. Se la verità è presentata magnificamente come la bellezza, è tanto più efficace. Ha bisogno di essere acuti e utilizzare questa mentalità è appropriato per parlare di Dio ai giovani, non solo in chiesa, all’università, nei corsi di catechismo, ma anche sui loro smartphone, computer portatili, nel mezzo delle loro preoccupazioni quotidiane. Gesù chiamò Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni con la barca e la rete (Mt 4,18-22) e chiamò Matteo al banco delle imposte (cf. Mc 2,13-14), dove le preoccupazioni pratiche giorno per giorno, e chiama Zaccheo anche quando non ha intenzione di contattarlo (Lc 19,1-10), dove i suoi desideri profondi non gli vengono rivelati. Invece di condannare le cose cattive che rendono le persone allergiche oggi, perché non incoraggiare il bene nella vita prima di dire il contrario della società? E perché non migliore la cosa buona per ogni cristiano da dare il vangelo stesso, Cristo stesso agli altri? Per questo, i consacrati, usando i mezzi di media, hanno bisogno di diffondere molto efficaci nell’introdurre i valori del Vangelo di Gesù Cristo. Potrebbero essere i passaggi quotidiani della Parola di Dio, l’omelia, le brevi ma profonde meditazioni, le semplici piccole preghiere o anche i video clip molto significativi e di ispirazione, storie umane e umane piene di fede nella vita, buone e buone immagini, ecc. Dovrebbero essere inclusi messaggi e post di blog su argomenti relativi al cristianesimo cattolica.
Le porte connettono – 47ª Giornata mondiale comunicazioni sociali
Ci fa piacere citare le parole di Papa Francesco per concludere questo scritto: «grazie alla rete il messaggio cristiano può viaggiare “fino ai confini della terra” (At 1,8). Aprire le porte delle chiese significa anche aprirle nell’ambiente digitale, sia perché la gente entri, in qualunque condizione di vita essa si trovi, sia perché il Vangelo possa varcare le soglie del tempio e uscire incontro a tutti. Siamo chiamati a testimoniare una Chiesa che sia casa di tutti. Siamo capaci di comunicare il volto di una Chiesa così? La comunicazione concorre a dare forma alla vocazione missionaria di tutta la Chiesa, e le reti sociali sono oggi uno dei luoghi in cui vivere questa vocazione a riscoprire la bellezza della fede, la bellezza dell’incontro con Cristo. Anche nel contesto della comunicazione serve una Chiesa che riesca a portare calore, ad accendere il cuore»[9].
Bibliografia
[1] La parola “persona consacrata” è indica del clero, della religiosa, dei religiosi e del seminarista.
[2] CONCILIO VATICANO II, Decreto sugli strumenti di comunicazione sociale Inter Merifica, n. 3.
[3] Cf. Ibid., n.13.
[4] BENEDETTO XVI, «Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale:i nuovi media al servizio della Parola» in messaggio per la 44 giornata mondiale della comunicazioni sociali (16 maggio 2010).
[5] Cf. Docat, che cosa fare?, edizioni San Paolo, 2016, n. 37.
[6] Cf. Docat, che cosa fare?, edizioni San Paolo, 2016, n. 39.
[7] Cf. BENEDETTO XVI, «Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione» in messaggio per la 47 giornata mondiale della comunicazioni sociali (12 maggio 2013).
[8] Cf. Docat, che cosa fare?, edizioni San Paolo, 2016, n. 43.
[9] FRANCESCO, «comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro» in messaggio per la 48 giornata mondiale delle comunicazioni sociale (1 giugno 2014).
Studente: Nguyen Van Luong


