SACRA FAMIGLIA – SECONDA SERIE di Vincenzo Ruggiero Perrino

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SACRA FAMIGLIA

SECONDA SERIE

di Vincenzo Ruggiero Perrino

 

 

Episodio 2

Questa mattina su Nazareth il sole non si decide ad uscire da dietro le nuvole. Non essendoci le lezioni a scuola, Gesù, Giovanni e gli altri amici, cominciando a sentire un po’ di noia, hanno deciso di fare un giro nella piazza del paese, per cercare di ingannare il tempo prima di pranzo. Come di consueto, i banchi del mercato, che quotidianamente animano il paese, hanno portato nuove mercanzie e ovunque c’è una vitalità che subito entusiasma i ragazzi.

C’è gente che cammina velocemente tra i banchi, comprando le cose che occorrono in casa; altri si fermano a parlare delle novità che vengono da Sepphoris o da altri centri più grandi; altri ancora parlano più a bassa voce, quasi stessero cospirando contro gli invasori romani; ci sono anche qualche scriba e qualche sacerdote che con aria altezzosa passeggiano nella piazza. Insomma: dappertutto le persone sembrano indaffarate nelle più varie attività.

«Ehi, guardate quel tizio che sta comprando le stoffe da Eli, il mercante di Cafarnao!», esclama uno degli amici.

«Beh, che ha di strano?», chiede un altro.

«Come che ha di strano? Guarda com’è ciccione: sembra una palla!», replica l’altro, scatenando ovviamente l’ilarità e le risate di tutti gli altri.

Allo sfottò si accoda pure Giovanni che dice: «Scommettiamo che se gli diamo una spinta lo facciamo rotolare fin davanti casa?».

Gesù si volta incrociando lo sguardo del cugino, quasi disapprovando quello che ha appena detto. Tuttavia, le risate degli altri a quelle battute sono così contagiose, che anche lui non può fare a meno di sorridere.

«E quella signora lì?», rincara la dose anche la piccola Sara, indicando con il dito verso una donna che sta acquistando delle erbe.

Tutti si girano dalla parte indicata e notano una donna molto ben vestita, ma con un naso talmente sporgente da far ridere tutti senza che ci sia bisogno di dire alcunché.

«Per la barba di Mosè, se quella si gira da questa parte, con il naso che si ritrova finisce che ci cava un occhio!», conclude un altro, facendo sì, con quella battuta, che le risate diventano proprio inarrestabili.

Passata la ridarella un po’ a tutti, Gesù, invece, ad un tratto dice: «Guardate, piuttosto, quell’uomo», indicando una figura lontana nella folla.

La figura indicata da Gesù è praticamente dall’altra parte della piazza, lontana da tutto e da tutti. Ad occhio e croce sembra un uomo completamente avvolto in una lunga veste scura, che porta una specie di campanaccio appeso al collo, e si regge ad un lungo bastone.

«Gesù, ma come hai fatto a notare quell’uomo così da lontano?», gli chiede il cugino.

«Ho la vista lunga, io…».

«Sì, vabbè, ma che ha di speciale quello lì? Non ha niente che faccia ridere», fa notare un altro amico.

«Infatti… Ascoltate bene…».

I ragazzini tutti si mettono in ascolto, ma il frastuono della piazza impedisce loro di capire alcunché. Tuttavia, avvicinandosi quell’uomo riescono a notare che al suo passaggio le persone si allontanano e man mano tacciono.

Poi, finalmente riescono a sentire ciò che quello va gridando: «Impuro! Impuro!». Al che comprendono che si tratta di un lebbroso.

«È un malato di lebbra!», esclama qualcuno di loro, provocando immediatamente il fuggi fuggi generale.

Soltanto Gesù resta dov’è, nonostante che quell’uomo sembri dirigersi proprio nella direzione dove si trova lui. Anche i sacerdoti e gli scribi che stavano facendo compere al mercato si allontanano, cominciando ad insultare il malato, intimandogli di rispettare la legge di Mosè e di ritornare nuovamente fuori dal paese.

Gesù comincia a dire a gran voce: «Dove scappate tutti quanti?».

Uno dei venditori del mercato gli risponde con apprensione: «Ragazzo mio, faresti bene ad allontanarti anche tu, se non vuoi rischiare di rimanere contagiato».

Pure Giovanni, che s’era poco prima allontanato con gli altri ragazzini, gli grida: «Gesù, non fare pazzie, vieni via. È molto pericoloso!».

Gli si avvicina uno scriba e afferratolo per il braccio lo trascina via quasi di peso, dicendogli: «Tu non sei per caso il figlio di Giuseppe? Conosco bene tuo padre! Vieni via, per l’amor del cielo!».

Convinto di averlo convinto a starsene buono, fintanto che il lebbroso non si sia allontanato definitivamente, lo scriba allenta la presa. Allora, Gesù riesce a sgattaiolare e raggiunge quell’uomo.

«Pazzo, torna qui!», gli grida dietro lo scriba.

E il sacerdote a lui: «Vallo a riprendere!».

«Fossi matto! Mica voglio ammalarmi. Se vuole infettarsi, peggio per lui!».

Scambiate poche parole con quell’uomo, che nessuno riesce ad udire, Gesù lo riporta al centro della piazza.

Giovanni gli dice: «Lascialo andare via. Non vedi che è malato?».

«I malati siete voi! Ma di testa! Quest’uomo è perfettamente sano!», dice a tutti Gesù.

«Ragazzo mio, tu devi aver perso il senno», gli dice, con aria di superiorità, un sacerdote.

Anche una delle donne del mercato commenta: «Poverino, così piccolo e già fuori di sé! Compiango i suoi genitori…».

«Siete voi che non sapete guardare oltre le apparenze! Guardate!», e detto questo fa cenno al lebbroso di togliersi di dosso la lunga veste.

Infatti, il suo corpo non presenta più alcuna piaga: è un uomo sano.

«Ma…», riesce solo a dire il sacerdote.

Pian piano tutti quelli che erano presenti nella piazza si avvicinano, increduli per quello che è accaduto: un uomo malato di lebbra, praticamente guarito sotto i loro occhi. Anche quello stesso uomo stenta a credere di non aver più alcuna infezione sul corpo.

«Che diamine è successo?», si sente qualcuno chiedere.

«Assolutamente niente, se non che voi sapete solo giudicare, senza veramente conoscere la verità», replica Gesù.

Anche i suoi amici gli si fanno incontro, e, raggiuntolo, Giovanni gli chiede:

«Ma com’è possibile. Lo abbiamo visto tutti che era malato, e ora non lo è più!».

Gesù fa un sorriso a tutti e poi dice: «Ma voi siete veramente sicuri che quest’uomo fosse malato?».

«Ragazzo», è lo stesso uomo a parlare, «ti garantisco che fino a pochi minuti fa io ero malato, e ora non lo sono più!».

«Tanto meglio, no?», gli risponde Gesù.

«Se era malato, deve presentarsi al tempio per fare le sue offerte», fa notare uno degli scribi.

Senza dar peso a quell’ultima precisazione, Gesù gli dice: «L’importante è che tu ora stia bene, e faccia tesoro della tua guarigione, tornando a lavorare e a stare in mezzo agli altri!». Poi, rivolto al sacerdote e a tutti gli altri della folla: «Dico bene?».

«Dici bene, ragazzo!», dicono un po’ tutti.

Poi, ripresa la parola gli dice: «Avete udito ciò che ha detto poc’anzi lo scriba? Che se costui era davvero malato, essendo guarito, deve presentarsi al tempio per le offerte».

«Sì, è così», conferma un sacerdote.

Allora Gesù si rivolge all’uomo: «Se anche tu dici che prima eri malato, devi fare ciò che ti dicono costoro».

Poi, circondato dai suoi amici, dice alla folla: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Quanto essi dicono, bisogna farlo certamente, ma non ci si deve comportare secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. A loro piace imporre alla gente regole e leggi, che poco o niente hanno a che fare con Dio, e poi sono i primi a disattenderle. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: amano sedere ai primi posti nelle sinagoghe e nei banchetti d’onore. Avete notato come passeggiano qui nella piazza per ricevere i vostri omaggi e saluti? E come si riempiono di orgoglio quando li chiamate “maestri” e “padri”? Ma in realtà, bisogna soltanto ascoltare ciò che dicono, e ciò che essi dicono è che uno solo è il padre, ed è quello che sta in cielo!».

«Come ti permetti, saputello?», gli dice uno di quei sacerdoti.

«E tu come ti sei permesso di giudicare costui un lebbroso, senza nemmeno verificare se fosse guarito?».

Visto che quello tace, Gesù aggiunge: «Taci? Allora nemmeno io ti dirò perché mi sono permesso di dire ciò che ho detto!».

E conclusa la frase, si gira e si avvia, seguito da Giovanni verso casa, lasciando tutti con un palmo di naso.

Camminando camminando, Giovanni gli chiede: «Prima hai detto che non bisogna chiamare nessuno “maestro” o “padre”, però hai fatto seguire solo l’esempio di chi sia il vero “Padre”. E chi è il vero “Maestro”?».

Gesù lo guarda, sorride come sempre fa quando gli viene rivolta qualche domanda del genere, e poi gli risponde: «Questo ti sarà chiaro tra una trentina di anni…».

«Ti pareva che non mi rispondevi così!».

«Andiamo, va’, che il pranzo sarà quasi pronto».

E detto questo gli da uno scapaccione e corre avanti.

«Corri corri, che tanto ti prendo», replica Giovanni, cominciando a corrergli dietro.

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