ESSERE FORTE

Quando la vita ti mette alla prova, dove puoi trovare la forza che ti permettere di resistere?

Oggi voglio condividere con voi alcuni segreti per avere una vita forte, li chiamo segreti perché molte persone non sanno come fare per ritrovare la forza interiore.

Ci sono alcuni uomini che hanno un corpo forte, ma in realtà sono persone deboli, e ci sono persone apparentemente deboli che invece sono forti.

Ora, tutti noi sappiamo distinguere un corpo forte, muscoloso, atletico da uno debole, ma cos’è che rende una persona forte?

A volte le cose non sono come sembrano. Vi racconto una storia che mi piace moltissimo e il cui significato non è così ovvio come potrebbe sembrare, un fatto accaduto 3000 anni fa, quando il regno di Israele era ancora in stato embrionale, in una regione chiamata Shàfala e chi conosce quelle terre sa che è una regione bellissima dove si alternano valli, boschi e colline.

Però questa era anche una postazione strategica, dove gli eserciti trovavano il passaggio per invadere i villaggi confinanti.

E questo è proprio quello che è accaduto 3000 anni fa, quando l’esercito dei filistei si dispose in battaglia
contro l’esercito di Israele.

I filistei si appostano su un monte che si trova a sud, mentre l’esercito di Israele si era appostato sul monte a nord, proprio di fronte al nemico. A separare i due eserciti c’era come una vallata, per cui, anche se i due eserciti erano vicini si trovano in una condizione di stallo.

Per avvicinarsi era necessario scendere nella valle, ma nessuno voleva scendere, perché nel momento in cui scendi diventi vulnerabile, e allora si fermarono per settimane, uno di fronte all’altro.

Finché i filistei mandarono il loro sodato più grande, il più forte, in fondo alla valle, e una volta arrivato nella valle costui gridò agli israeliti, adesso mandate voi il vostro soldato più forte qui a combattere contro di me, e chi vince tra di noi vince la battaglia.

Però il soldato mandato dai filistei era un gigante, alto 3 metri e indossava una armatura di bronzo luccicante che pesava 40 chili, che lo copriva dalla testa ai piedi, e aveva in mano un grande giavellotto, la spada nel fodero ed uno scudo per proteggersi, insomma, era terrificante.

Nessuno degli israeliti voleva combatterlo, sarebbe stata una missione suicida.

Ed è in quel momento che si fa avanti un giovane pastore, è un ragazzino gracile e parla direttamente al re Saul e gli chiede di poter affrontare il gigante: ci vado io.

Ma il re cerca di riportarlo alla ragione di fargli capire che non ha nessuna possibilità: non vedi che tu sei piccolino, quello è un gigante.

E il ragazzino insiste: no, no, voi non capite, io ho sempre difeso il mio gregge dai lupi e dai leoni, io posso farcela.

A questo punto, visto che non c’era nessun altro che si faceva avanti permettono a questo giovane di andare a combattere, e gli portano una corazza: non puoi andare a combattere così!

Ma il giovane pastore non la vuole assolutamente e va così com’è, senza corazza, ad affrontare il gigante.

Mentre il giovane scende nella vallata attraversa un torrente e si china e raccoglie 5 sassi belli lisci e li mette nella bisaccia, si avvicina ancora un poco, ancora un poco ma si ferma a distanza, dalla bisaccia estrae un sasso e una fionda.

Carica il sasso nella fionda e fa roteare, non era una fionda come quelle moderne fatte con un elastico, era una lunga striscia di pelle che attraverso l’effetto della forza centrifuga dava al sasso una velocità fortissima, ed è così, con forza e precisione, il ragazzino scaglia il suo primo sasso, e colpisce subito il gigante proprio in mezzo agli occhi, e lo fa cadere a terra, e mentre il gigante è a terra tramortito il pastorello corre verso di lui, gli estrae la spada dal fodero e gli taglia la testa.

Il ragazzino salta sopra il gigante e mostra ai nemici la testa tagliata e nel vedere questo l’esercito nemico fu preso da paura e i soldati scapparono. La battaglia era stata vinta.

Così il giovane pastorello ha vinto contro il gigante terrificante e questa è naturalmente la storia di Davide e Golia. Davide è il ragazzino esile che vince contro Golia, il gigante.

Qual è la morale di questa storia? Che a volte chi è debole vince contro chi è più forte di lui?

No, non è così, Davide ha vinto perché, contro ogni apparenza, in realtà era lui il più forte, ha vinto perché è quello che noi siamo interiormente, è quello che fa la differenza.

Ci sono persone che sembrano forti, e che pensano di essere forti, ma quando arriva una difficoltà crollano. Quando arriva la malattia, un tradimento, un fallimento, un lutto, il dolore, quando la vita si scontra con la dura realtà della sofferenza le persone che hanno costruito la loro interiorità su solide fondamenta resistono, superano la prova.

Ma cosa accade quando una tempesta si abbatte sulla nostra vita e siamo interiormente deboli?

E le prove prima o poi arrivano per tutti, e noi come reagiamo alle difficoltà?

E noi da cosa possiamo capire se siamo forti o deboli? Non dalle apparenze, che ingannano, ma da come siamo capaci di resistere alle prove della vita.

E se abbiamo voglia di aprire i nostri occhi alla realtà che ci circonda, facciamo presto ad accorgerci che il modello di forza che il mondo propone è il modello del gigante Golia.

I nostri giovani sono incoraggiati a diventare come il gigante Golia. E dietro la corazza della ricchezza, della violenza, del successo, della bellezza, si nascondono persone estremamente fragili, vulnerabili.

E allora cerchiamo di capire insieme cosa significa essere forti. Come possiamo diventare forti e come possiamo aiutare le persone a cui vogliamo bene a diventare forti, per affrontare il dolore, le tentazioni, e tutte le prove che la vita ci mette davanti.

Noi possiamo anche chiederci, magari in un momento di preghiera davanti al Signore, in che cosa sono debole?

Sono debole nella relazione con gli altri? Sono debole nel dominio di me stesso?
Eh eh… questa cosa non ho bisogno di chiedertela Signore, perché già conosco la risposta…

E cerchiamo di capire in cosa siamo deboli. Forse puoi pensare che tanto non hai bisogno di farlo. E forse hai ragione, non è necessario farlo, ma se conosci le tue debolezze sei saggio. Perché il primo anello a rompersi di una catena è sempre quello più debole.

Dobbiamo imparare a rinforzare i nostri punti deboli prima che la prova arrivi e ci trovi impreparati.

Molte persone sono convinte di essere forti, ma quando arrivano le prove si rifugiano negli alcolici, la droga, relazioni tossiche e più si aggrappano a cose inconsistenti per tirarsi su e più si ritrovano in basso, cadono nell’immoralità, nella tristezza, nella disperazione.

Se ci presentiamo così, a mani nude davanti a Golia, non riusciremo mai a vincere il combattimento.

Ma se riusciamo a non farci travolgere dal gigante, se riusciamo a mantenere le distanze, e abbiamo nella nostra bisaccia la fionda e cinque sassi belli levigati, allora abbiamo buone possibilità di vincere.

E tutto quello che voglio comunicare in questo messaggio, è semplicemente questo: descrivi quali sono i principali punti di forza su cui dobbiamo lavorare per essere persone robuste, vigorose.

Sappiamo cos’è una vita debole, una personalità fragile, ma cerchiamo di capire cosa rende una persona forte.

Anche come genitori, o come educatori, dovremmo sempre tenere a mente questi punti, per non finire come molti fanno, che danno ai loro bambini tutte le ricchezze che hanno accumulato e danno l’istruzione per trovare un buon posto di lavoro, ma non trasmettono la forza interiore che permette loro di superare i grandi ostacoli che la vita metterà loro
davanti.

Anche noi, come Davide, prima di affrontare il gigante, procuriamoci una fionda e cinque sassi.

Vediamo cos’è la fionda. La fionda è la fede in Gesù Cristo nostro Signore. La fede è il principio di tutto, e senza quella non andiamo da nessuna parte.

Ma sulla fede sono state dette fin troppe cose tanto che qualcuno non ha più ben chiaro cosa sia la fede, qual è il cuore della fede?

La fede è credere che Gesù Cristo è il nostro salvatore. Si proprio così, come sta scritto ben chiaro nella Bibbia: Poiché se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo.

Prima o poi tutti noi ci troviamo ad attraversare momenti di buio, di paura, di smarrimento, ci viene a mancare la terra sotto ai piedi e sembra che in tutto l’universo non ci sia più nemmeno un punto stabile a cui aggrapparsi.

In quel momento ritorniamo al cardine della nostra fede. È un po’ come quando Golia, il gigante si presenta in mezzo al campo di battaglia e sembra che tutto sia perduto, non ci sia nessuno alla sua altezza, non c’è speranza.
Ma Davide si alza, si fa avanti e combatte contro di lui. È nella fede che troviamo il coraggio per affrontare qualsiasi sfida.

Coltiviamo una relazione personale con Gesù Cristo e impariamo a fidarci di lui, riconosciamo che lui è il Signore e con il cuore crediamo che Dio lo ha risuscitato dai morti e saremo salvi.

Ricordiamoci che noi abbiamo affidato la nostra vita a lui e anche se è passato tanto tempo da quell’affidamento, anche se abbiamo fatto molti errori, lui però sarà sempre fedele e ci salverà.

E ora guardiamo quali sono i cinque sassi da avere sempre nella bisaccia, pronti per vincere ogni combattimento.

Il primo sasso è essere guidati dallo Spirito Santo, che in questo caso vorrei chiamare lo Spirito di amore, perché Dio è amore.

La battaglia la si può vincere solo quando siamo guidati dallo spirito d’amore, perché la vittoria è l’amore.

La nostra vittoria, la nostra forza, non si esprime nella distruzione dell’avversario, o nella guarigione da una malattia, o nel far trionfare la giustizia, infatti potremmo fallire in tutto questo, naturalmente spero di no, ma non è detto che tutte le cose vadano a finire bene. Però nello Spirito d’amore troviamo la forza per affrontare anche le notti più buie.

Così Gesù ha vito la sua sfida conto le forze del male, non scendendo dalla croce, ma affidandosi fino all’ultimo respiro alla volontà del Padre.

Stiamo bene attenti a non lasciarci ingannare dallo spirito di odio, di vendetta, di egoismo, perché non è questa la forza che vogliamo avere, non è questo l’obiettivo che vogliamo conquistare, anzi, questa sarebbe la sconfitta.

Invitiamo lo Spirito Santo dentro di noi, diciamo al Signore tu sei la mia forza, io confido in te, in questo modo noi invitiamo lo Spirito a vivere dentro di noi.

E con lo Spirito Santo noi possiamo portare a termine qualsiasi compito Dio ci abbia affidato, mentre senza di lui non possiamo fare proprio nulla.

Ogni mattina invochiamo la sua presenza, e diciamo: con il tuo aiuto cercherò di fare tutto il possibile per trarre il meglio anche da questa situazione che sto vivendo, cercherò di rendere questa giornata più significativa e più ricca che posso. Perché risvegliare lo Spirito di amore significa cercare di dare il meglio di noi stessi, anche nelle situazioni avverse.

Il secondo sasso da avere con noi è la preghiera.

Dedica una parte del tuo tempo per stare da solo e parlare con Dio.

Ci sono alcune situazioni nella vita in cui sembra che non ci sia nessuna speranza, nessuna possibilità di uscirne vincitori, l’unica cosa che ci rimane in quel momento è la preghiera.

Conosco un frate che una volta è stato fermato all’aeroporto per essere perquisito, e le guardie di frontiera gli hanno domandato se avesse qualche arma con sé, e lui ha risposto di si, e dalle tasche ha tirato fuori il rosario.

La preghiera è un punto di forza eccezionale perché nutre la nostra speranza, ascoltate, la preghiera è il punto di contatto che abbiamo con Dio, è la possibilità di esprimere quello che abbiamo nel cuore, è l’affidamento delle nostre difficoltà a colui che può ogni cosa, è l’accoglienza della volontà del Padre che conosce le ragioni profonde di ogni cosa che accade.

La preghiera è guarigione dalle ferite del peccato mediante il perdono. Una persona che prega è una persona forte, una persona che prega è invincibile. E se vogliamo aiutare un bambino a diventare una persona forte, insegniamogli a pregare, a partire dal nostro esempio.

Il terzo sasso è l’ascolto della parola di Dio. Ascoltare e praticare la Parola di Dio.

Come dice il salmo 143: Benedetto il Signore, mia roccia, che addestra le mie mani alla guerra, le mie dita alla battaglia, mio alleato e mia fortezza, mio rifugio e mio liberatore, mio scudo in cui confido. Ascoltiamo la Parola di Dio, perché attraverso la sua parola Dio ci istruisce, ci guida, ci protegge.

E il vertice della rivelazione di Dio noi la troviamo in Gesù Cristo, nel Vangelo. Se non sappiamo da dove partire per leggere la Bibbia, partiamo da Gesù Cristo, dalla sua vita, dai suoi insegnamenti.

Ogni giorno cerchiamo nel Vangelo la chiave di lettura della nostra vita, troviamo la risposta alle nostre domande, troviamo un consiglio valido per sciogliere le incertezze.

Ascoltare la Parola di Dio mettendo in pratica quello che ci viene proposto, è una disciplina per la nostra vita, ed anche più di una disciplina, perché con il tempo diventa la nostra stessa natura.
La Parola di Dio plasma il nostro modo di pensare e ci permette di affrontare i problemi avendo uno sguardo distaccato, uno sguardo dall’alto, uno sguardo illuminato dalla sapienza di Dio.

E a volte basta che nel momento della prova ti torni in mente una parola del Vangelo e quella semplice parola ti permette di superare la notte più buia.

Conosci la Parola di Dio per capire ciò a cui Dio ti sta chiamando, perché Dio ci chiama in ogni giorno della nostra vita per portare frutti in ogni stagione.

E anche se fossi in un letto di ospedale, immobilizzato, anche allora posso pregare, posso scambiare una parola con un dottore, con un infermiere, posso consacrare la mia giornata a Dio.

San Giovanni ha scritto il libro dell’Apocalisse mentre era prigioniero sull’Isola di Patmos, anche alcune lettere di San Paolo sono state scritte durante la sua prigionia.

La parola di Dio spesso è nata in tempi di prova, e anche per questo ci aiuta, ha tutta la forza per superare le prove.

Il quarto sasso è l’umiltà, conosci la tua forza e anche la tua debolezza.

Conosci le tue debolezze, e impara a trarre il meglio anche da esse.

E potrebbe sembrare strana questa affermazione: Cosa significa trarre il meglio dalle debolezze?

Per tornare al racconto del combattimento tra Davide e Golia, possiamo osservare che Davide è gracile, non è molto forte, ma questo lo rende più agile e veloce del gigante. Davide saggiamente decide di non indossare una armatura per difendersi, perché è consapevole che il peso dell’armatura per lui sarebbe più un ostacolo che un vantaggio.

Davide è un ragazzino gracile, questa è la sua debolezza, ma è anche la sua forza.

Così tutti noi dobbiamo saper riconoscere i nostri punti deboli, e dovremmo anche sapere che non sempre ci conviene e usare le nostre energie per cambiare ciò che siamo.

Se la vita ci ha messo in ginocchio, perché abbiamo perso la salute, abbiamo perso il lavoro, abbiamo perso una persona amata e forse abbiamo perso anche la stima in noi stessi, ricordiamoci le parole di san Paolo: Quando sono debole è allora che sono forte.

E Paolo può dire questo perché mentre chiede a Dio di essere liberato da una un nemico che lo perseguita, Dio gi dice: “Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”.

Il desiderio di cambiare, la speranza di migliorare non deve essere come una armatura pesante che ci rallenta, ma una forza che ci trascina in avanti.

Essere umili ci aiuta ad essere prudenti, e la consapevolezza della nostra debolezza è già di per sé una corazza.

Ma se tu pensi: io non temo nulla e non c’è niente che potrà mandarmi in crisi, tu stai già esponendoti agli attacchi del nemico.

Allora non dimentichiamo mai il terzo sasso dell’umiltà, che ci aiuta in molti modi:

possiamo difendere i nostri punti deboli, possiamo lasciare spazio alla grazia di Dio che opera in noi e infine accenno solo anche alla disponibilità a lasciarsi aiutare da qualcun altro, da un amico per esempio o da qualcuno di cui si ha fiducia.

Il quinto sasso è conosci il tuo nemico. Come ci è stato insegnato fin dall’antichità sull’arte della guerra: se conosci il nemico e te stesso la vittoria è sicura.

E noi lo sappiamo contro chi stiamo combattendo? Chi è il nostro nemico? Il nemico è il diavolo, si, ma non solo, a volte la nostra vita viene minacciata anche da altre cose, per esempio potrebbe essere minacciata da un incidente stradale, o da una tentazione, o da un vizio che abbiamo acquisito da molti anni.

Si, a volte, e spesso, siamo noi, i peggiori nemici di noi stessi con le nostre scelte sbagliate.

Conosci il nemico, se vuoi vincere un vizio impara a conoscerlo, scopri come è nato, come mai si è radicato nella tua vita e come mai fino ad ora non sei riuscito a vincerlo. Quali sono i danni che è già riuscito ad infliggerti? E cerca anche di capire dove ti sta trascinando il tuo nemico, qual è il termine ultimo a cui il tuo nemico sta cercando di condurti.

Conosci i suoi fini e conosci le sue armi. Perché ti spaventa, in che modo ti ricatta, cosa ti offre per corromperti? A volte il male si presenta come un gigante ben corazzato, invincibile, ma proprio perché Davide conosceva il suo nemico, ha capito che non avrebbe potuto vincere con un combattimento corpo a corpo e una volta individuato il punto debole ha scagliato la sua pietra nell’unica feritoia della corazza, proprio in mezzo agli occhi, e infine lo ha
ucciso con le sue stesse armi.

E questo ci porta alla conclusione e come ultima cosa, per vincere serve la fionda e servono i sassi, ma ci vuole anche una buona mira, la mira è la verità.

La verità è la capacità di colpire nel segno, è la capacità di distinguere in modo nitido il bene dal male e far convergere tutte le nostre energie nella direzione giusta.

Quando noi ci inganniamo su noi stessi, sul mondo e su Dio, anche se
abbiamo a nostra disposizione i più grandi talenti finiremmo per sprecarli in cose da
nulla.

A volte non vogliamo vedere la verità, perché la verità ci spaventa, ma ricordiamoci
che il prezzo da pagare per vivere nella falsità è sempre più alto rispetto al prezzo della
verità, la verità è sempre la cosa più conveniente.

Pensa con verità, parla con
verità, e nutriti di verità, e allora capirai cosa veramente giova al bene della tua vita
e cosa è nocivo.

Non mi resta che augurarti una buona battaglia
spirituale, la forza sia con tè.

Dio ti benedica perché tu possa vincere la sfida, le sfide che la vita ti metterà davanti!
(Tratto dalle meditazioni di Fra Stefano)

 

Angela Taglialatela




Angeli e Arcangeli

29 Settembre e 2 ottobre.
Due date vicine tra loro e prossime, legate civilmente a due importanti eventi, la Giornata Mondiale del Cuore (Heart Day, 29 Settembre, con visite cardiologiche gratuite) e la Festa dei nonni (2 Ottobre).
Insieme agli ANGELI, di cui ricorre la festività proprio il 2 di Ottobre e agli ARCANGELI, celebrati il 29 Settembre.

Angeli e Arcangeli dunque, questi sconosciuti ma di cui senz’altro abbiamo sentito parlare spesso, in cui si intreccia verità e mitologia.
Ed è appunto su questo argomento che mi soffermerò e lo farò cominciando
con un racconto.

Molti anni fa, alcuni secoli prima della nascita di Gesù, il popolo di Israele era stato costretto ad abbandonare la propria terra e molte persone avevano trovato rifugio nelle regioni circostanti, nei villaggi e nelle campagne. La maggior parte degli ebrei, vivendo così, sparpagliati tra gli altri popoli, e privi di guide spirituali, stavano dimenticando le antiche tradizioni tramandate dai loro padri e vivevano un po’
così, come accade anche oggi, dimentichi della legge di Dio.

Tuttavia, anche in mezzo ad una generazione mondana e insipiente, c’era ancora qualcuno che era rimasto fedele a Dio.

E vorrei proprio raccontarvi la storia di uno di questi uomini, di Tobi, che anche in
mezzo alle difficoltà non aveva mai smesso di pregare e di condividere il pane con gli affamati.

Tobi era un uomo di fede ma questo non significa che fosse un sempliciotto, anzi,
era saggio e abile negli affari, tanto che era stato nominato dal re degli Assiri per gestire i suoi beni, come diremmo oggi, era ministro del commercio.

Arrivò però il giorno
in cui il re fu ucciso e salì al trono suo figlio e divenne un tiranno, accentrando
su se stesso tutto il potere il quale cacciò dalla corte Tobi e lo mandò in rovina.

Nonostante le avversità Tobi non perse la fede, anzi, Dio fu il suo unico sostegno,
e con grande generosità continuava ad aiutare i poveri e a compiere tutte le opere di misericordia.

E fu proprio a causa della sua generosità che una sera rimase fuori fino a tardi e
si coricò per riposare sotto ad un albero.

Ora, su quell’albero c’erano degli uccelli,
i cui escrementi finirono proprio negli occhi di Tobi e quando si sveglio si accorse di essere cieco, come se un velo bianco gli impedisse di vedere.

Questa volta Tobi veramente si sentì abbattuto, non tanto per la preoccupazione della sua salute, ma per l’amore che nutriva verso la sua famiglia, perché non aveva più la possibilità di mantenerla.

Come sempre Tobi trovò rifugio nella preghiera e disse a Dio: “Tu sei giusto, Signore, e giuste sono tutte le tue opere. Ogni tua via è misericordia e verità. Tu sei il giudice del mondo. Ora,
Signore, ricordati di me e guardami.”

In quello stesso istante a molti chilometri di distanza, una ragazza afflitta e disperata, rivolgeva a Dio la sua angosciata preghiera.
Si trattava di Sara, una lontana parente di Tobi, una ragazza con un cuore puro, devota a Dio, la quale però era tormentata da un diavolo che, per invidia, le aveva reso la vita impossibile.

Sara si era infatti sposata ben sette volte e ogni volta il diavolo aveva ucciso suo marito durante la notte di nozze.

E così Sara pregava dicendo: “Benedetto
sei tu, Dio misericordioso, e benedetto è il tuo nome nei secoli. Ti benedicano tutte
le tue opere per sempre. Ora a te alzo la faccia e gli occhi.”
Sara era tanto triste che arrivò a chiedere a Dio: “Comanda che io sia tolta dalla terra”, ma poi aggiunse: “Se tu non vuoi che io muoia, guarda a me con benevolenza”.

In quel preciso momento la preghiera di tutti e due fu ascoltata da Dio, e fu così che Dio decise di mandare in soccorso uno dei suoi angeli più valorosi, l’arcangelo Raffaele, affinché risolvesse ogni cosa.

Quando Tobi si alzò al mattino, all’improvviso gli tornò in mente un ricordo che aveva completamente dimenticato. Ricordò che molti anni prima aveva lasciato un piccolo tesoro in custodia ad un uomo che viveva a pochi giorni di cammino da casa sua.

Ora Tobi aveva un figlio di nome Tobia -e qui è importante non fare confusione altrimenti si perde il filo del racconto: Tobi era il papà e Tobia il figlio. Fu così che Tobi chiamò il figlio Tobia e gli chiese di andare in cerca di quest’uomo per reclamare i dieci talenti di argento che aveva in custodia.

C’era tuttavia un problema, ovvero che Tobia era un ragazzo giovane, non conosceva la strada e non avrebbe nemmeno saputo riconoscere colui che gli doveva il denaro, per questo Tobi non si fidava a mandarlo da solo.

Ma, proprio in quel momento dalla strada saltò fuori un tale che si presentò con il nome di Azaria, in realtà era l’angelo mandato da Dio ma loro non lo sapevano. Questo tale disse
di essere pratico di queste cose e che cercava lavoro e che avrebbe potuto aiutarli.

Tobi non si fece sfuggire l’occasione e dopo aver benedetto il figlio Tobia e Azaria come sua guida, li inviò per compiere la missione di riscuotere il denaro. Il giovane partì
insieme con l’angelo e anche il cane li seguì e s’avviò con loro e camminarono insieme.

Ma ora fate bene attenzione, sentite cosa capitò durante il viaggio. A metà strada si trovarono a costeggiare il fiume Tigri, fu così che a Tobia venne voglia di mettere i piedi in acqua ma Azaria si accorse del pericolo che stava incombendo su di lui; infatti,
un grosso pesce si era avvicinato per divorare il piede di Tobia, ma l’angelo lo mise in guardia e fu così che Tobia si salvò. Ma non solo, Azaria gli disse di afferrare quel pesce e di estrarne il fiele, il cuore e il fegato, per farne dei medicamenti.

Ripreso il viaggio Azaria disse a Tobia: “Questa notte ci fermeremo a casa di un cugino di tuo padre, che ha una figlia molto bella, di nome Sara. È tuo diritto chiederla in sposa.”

Tobia, che sapeva dei mariti morti a Sara ebbe paura ma Azaria lo rassicurò e gli disse:
“Non temere. Tu la salverai: non appena sarete rimasti soli in camera da letto, getta
il cuore e il fegato di questo pesce nel braciere dell’incenso: il profumo che si spanderà costringerà il demonio a scappare. Poi inginocchiatevi e pregate.”

Tobia si fidò, fece come gli aveva suggerito Azaria e con grande gioia sua, di Sara, e di tutta la famiglia si sposarono, e il diavolo non poté far loro alcun male, perché Dio era con loro.

Ormai Tobia aveva tanta stima e fiducia di Azaria che gli chiese di andare da solo a riscuotere i talenti di argento, mentre lui
sarebbe stato con sua moglie. E Azaria fece quello che gli era stato chiesto, e una volta recuperato il tesoro accompagnò i giovani sposi sani e salvi fino alla casa di Tobi
che li stava aspettando.
Il cane, che aveva accompagnato lui e Tobia, li seguiva.

Arrivati a casa, l’angelo, prima di congedarsi da loro, diede quest’ultimo consiglio, di stendete il fiele del pesce sugli occhi di Tobi e questi all’istante recuperò la vista.

Fu solo allora che Azaria chiamò in disparte Tobi e Tobia e gli rivelò il suo vero nome, Raffaele, che significa: “medicina di Dio” e mostrò il suo aspetto, che era quello di una creatura luminosa e celestiale, che rifletteva la bellezza e la potenza di Dio.

Raffaele spiegò che era stato vicino a loro ben prima che se ne accorgessero; infatti, era stato lui a portare a Dio le loro preghiere, ed era stato lui a raccontare a Dio tutta la carità e le opere buone che Tobi faceva tutti i giorni e spiegò che quando Dio ebbe ascoltato la loro preghiera gli affidò la missione di prendersi cura di loro, e aggiunse: “Io
sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti a entrare alla presenza della Gloria del Signore”. Allora furono presi da grande timore tutti e due; si prostrarono con la faccia a terra ed ebbero una grande paura.

Ma l’angelo disse loro: “Non temete:
la pace sia con voi. Benedite Dio per tutti i secoli. Quando ero con voi, io stavo con voi non per bontà mia, ma per la volontà di Dio: lui dovete benedire sempre, a lui
cantate inni. Quando voi mi vedevate mangiare, io non mangiavo affatto: ciò che vedevate era solo apparenza. Ora benedite il Signore sulla terra e rendete grazie a Dio. Ecco, io ritorno a colui che mi ha mandato.

L’arcangelo Raffaele si sollevò in volo in tutto il suo splendore, poi scomparve nell’alto dei cieli.

E fu allora che Tobi e il figlio Tobia e la moglie Sara pregarono dicendo: «Benedetto Dio! Benedetto il suo grande nome! Benedetti tutti i suoi angeli santi!

Carissimi fratelli, questa non è una storia che ho inventato, ma è scritta nella Bibbia, nel libro di Tobia, che vi invito a leggere.

Io l’ho raccontata a voi per farvi vedere come gli angeli sono presenti nel mondo e come intervengono nella nostra vita per aiutarci,
a volte in modo misterioso, senza che ce ne accorgiamo.
Nella Bibbia sono raccolti molti episodi in cui gli angeli intervengono nella vita degli uomini. Lungo tutta la Bibbia incontriamo la presenza degli angeli, dal principio fino all’ultimo libro che è l’Apocalisse, che ricordiamo, è un libro che raccoglie le testimonianze di un angelo, come troviamo
scritto nell’ultimo capitolo: “Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per testimoniare
a voi queste cose”.
E poi l’Apocalisse contiene la grande battaglia tra le forze demoniache e quelle angeliche. Ed è proprio nell’Apocalisse che troviamo anche una testimonianza preziosissima
sugli angeli: Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme ai suoi angeli, ma non prevalse e non vi fu
più posto per loro in cielo. E il grande drago, il serpente antico, colui che è chiamato
diavolo e il Satana e che seduce tutta la terra abitata, fu precipitato sulla terra
e con lui anche i suoi angeli. L’arcangelo Michele combatte con i suoi angeli contro il dragone, contro satana e i suoi angeli.

E forse adesso prima di procedere con i passi
biblici, è meglio cominciare a fare un po’ di chiarezza. Chi sono gli angeli?
Noi crediamo che Dio abbia creato ogni cosa dal nulla e, come diciamo nel Credo, Dio è il creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili ed invisibili. L’esistenza di esseri spirituali, incorporei, che noi chiamiamo angeli, è una verità di fede.
Si, fa parte della nostra fede. La testimonianza della Scrittura non lascia dubbi. Cerchiamo di capire meglio chi sono.

Gli angeli sono creature spirituali, e sono messaggeri divini , infatti la parola angelo, in greco, significa proprio questo: messaggero. Gli angeli sono
dunque servitori e messaggeri di Dio. Gesù ci ha detto che loro vedono il volto del Padre che è nei cieli, che significa che sono sempre a sua disposizione, e dall’antico testamento
sappiamo anche che sono potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola.

Gli angeli hanno intelligenza e volontà: sono persone spirituali e immortali, che superano in perfezione tutte le creature visibili.
Gesù Cristo è il centro del mondo angelico.

Essi sono i suoi angeli, infatti, un giorno,
il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli. Sono suoi perché
per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà.
Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Sono suoi ancor più perché li ha fatti messaggeri del suo disegno di salvezza, inviati per servire coloro che devono
ereditare la salvezza.

Gli angeli e gli arcangeli, fin dalla creazione e lungo tutta la storia della salvezza, annunciano questa salvezza e servono la realizzazione
del disegno salvifico di Dio: dopo la disobbedienza di Adamo ed Eva chiudono il paradiso terrestre,
proteggono Lot dalla distruzione di Sodoma, salvano Agar e il suo bambino nel deserto, trattengono la mano di Abramo che stava per sacrificare suo figlio; e poi si potrebbero citare moltissime altre occasioni in cui gli angeli sono intervenuti a sostegno del popolo di Dio e dei profeti. Infine, nella pienezza
dei tempi, è l’angelo Gabriele che annuncia
a Maria la nascita di Gesù.
E a partire da quel momento fino all’ascensione al cielo,
la vita di Gesù è cornata dalla presenza di angeli. Essi proteggono l’infanzia di Gesù, lo servono nel deserto, lo confortano durante l’agonia. Sono poi presenti accanto alla tomba
vuota e annunciano la risurrezione. E alla fine dei tempi, al ritorno finale di Cristo,
saranno là, al servizio del suo giudizio.

Ancora oggi come nell’antichità, tutta
la nostra vita usufruisce dell’aiuto misterioso e potente degli angeli. Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, si, tutti noi abbiamo un angelo che
ha ricevuto da Dio il compito di prendersi cura di noi, e questo è l’angelo custode.

Spero che questa riflessione vi sia stata di aiuto per portare chiarezza sugli
angeli e concludo con le parole di Tobia:

Benedetto Dio! Benedetto il suo grande nome!
Benedetti tutti i suoi angeli santi! Sia il suo santo nome su di noi e siano benedetti
i suoi angeli per tutti i secoli.

Angela Taglialatela