L’EVOLUZIONE DEL WEB

Il World Wide Web: dalla nascita alla concezione odierna.

La nascita

Il 6 agosto 1991, l’informatico britannico Tim Berners-Lee inaugurò il cosiddetto World Wide Web (letteralmente «ragnatela intorno al mondo»), un servizio che ancora oggi permette di accedere a informazioni disponibili in Internet, oppure di inserirne altre. Così i dati che la Rete era già capace di trasportare di dispositivo in dispositivo, diventavano più fruibili grazie all’utilizzo degli ipermedia. Un ipermedia, infatti, è un ipertesto che supporta anche contenuti multimediali, quindi foto e video oltre che documenti di testo, e che contiene link, cioè collegamenti ad altri ipermedia

Così i siti Web, essendo connessi gli uni agli altri, è come se formassero una ragnatela che può estendersi indefinitamente. Pertanto si dice che possa avvolgere il mondo.

Una curiosità: il primo sito Web che fu creato è ancora visibile al seguente link http://info.cern.ch/hypertext/WWW/TheProject.html.

Le tappe dell’evoluzione

Per come Berners-Lee aveva ideato il sistema, l’utente era limitato alla lettura e alla visualizzazione dei contenuti, per questo si parla di read only web, sottolineando il carattere statico di questa prima versione.

Presto, però, la possibilità di interazione tra utente e sito, che il web 1.0 lasciava solo intravedere, si amplia. Attraverso alcuni siti, di cui mIRC è un celebre esempio, si sviluppano le prime chat. Potremmo definire questa prima evoluzione “web 1.5”, perché anticipa quello che pochi anni più tardi diventerà abituale.

Nel 1999, infatti, è l’era web 2.0, detto Read-Write-Publish. È il carattere sociale e partecipativo che lo qualifica: nei blog, emblema di questa versione, gli utenti comunicano facilmente tra loro.

Una domanda: a chi di noi, facendo una ricerca sul web, non è capitato di sentirsi incompreso quando i risultati prodotti non erano attinenti a quanto ricercato?

Si pone un problema di semantica, che il web 3.0 approfondisce.

Sono i primi anni del nuovo millennio, i motori di ricerca dei browser diventano più funzionali. Il web semantico è capace di comprendere con maggior precisione il significato delle parole digitate dall’utente grazie all’introduzione dell’intelligenza artificiale. L’entrata in gioco dell’intelligenza artificiale è accompagnata dall’esigenza di avere a disposizione una gran mole di dati. Si può dire che, da questo momento, si “offre la possibilità di utilizzare Internet come un enorme «database», da utilizzare in diverse applicazioni per recuperare dati da fornire all’utenza”¹. Cioè l’Internet diventa un deposito dati di notevoli dimensioni; questi dati vengono elaborati in modo tale che possano essere maneggiabili dalle I.A.

Il web oggi

Questi due concetti di database “potenziato, come una miniera di dati, e di intelligenza artificiale, in grado di estrarre dati da questa miniera, stanno a fondamento della versione del web che si utilizza oggi.

All’utente vengono presentati dati che rispondono alle sue esigenze con precisione sempre maggiore.

Il web 4.0, infatti, è detto “simbiotico” e non è altro che un potenziamento del 3.0: i database diventano Big Data; l’intelligenza artificiale permette un maggiore sviluppo della grafica; se dal web 3.0 si era iniziato a parlare di interfacce tridimensionali, ora si è capaci di riprodurre veri e propri ambienti che simulano la realtà (realtà aumentata).

Non solo, l’approdo dell’intelligenza artificiale fuori dal web è il fattore di sviluppo principale della cosiddetta domotica. Gli elettrodomestici comunicano con gli uomini attraverso macchine intelligenti, dando vita a nuove categorie di relazione: l’uomo dialoga con le macchine e le macchine possono farlo tra loro. Si parla di Internet of Things (IoT) in questo senso, cioè anche oggetti “inanimati” contribuiscono a comporre la Rete.

Un altro fattore che in questo contesto gioca un ruolo da protagonista è la sicurezza dei dati. La necessità di garantire una trasmissione di contenuti protetti fa in modo che il Web, fino a questo punto esteso soltanto superficialmente (Surface Web), si sviluppi anche in profondità. Deepweb Darkweb sono due modi per indicare questo lato della ragnatela in cui circolano documenti criptati e non tracciabili.

Il web domani

Lo sguardo si volge già verso prospettive ancora più ampie. “Nonostante il web 4.0 sia ancora in fase di sviluppo, la versione successiva è già in fase di definizione. Il web 5.0 mira a consentire comunicazioni web così come si interagisce nel mondo reale”². Il punto di svolta sarebbe segnato dall’integrazione delle componenti emozionali e sensoriali: il web diventa capace di percepire le emozioni dell’utente e di stimolare sensazioni nel suo corpo.

Nell’Internet of Senses o Internet Overthings è aperta la porta di accesso non solo alla creazione di alter ego digitali (questo riguarda più il Metaverso), quanto ad uno stile di vita che Luciano Floridi ha definito onlife. Quella onlife è “un’esistenza nella quale la barriera fra reale e virtuale – più propriamente, tra mondo fisico e mondo digitale – è caduta, non c’è più differenza tra online offline, ma c’è appunto un’esistenza onlife“³.

 

Alcuni spunti di riflessione

La vita onlife non è una realtà lontana dalle nostre abitudini: Il Manifesto Onlife è stato pubblicato nel 2013. Semplicemente lo sviluppo tecnologico, incrementando le interazioni uomo-macchina, farà in modo che servizi sempre più sofisticati diventeranno di uso comune.

C’è da chiedersi in che modo l’onlife cambia la vita degli uomini. Come si può continuare a sostenere lo sviluppo indirizzandolo verso una valorizzazione della persona umana? E in questo contesto, la Chiesa come può sfruttare i servizi offerti dalla tecnologia per la sua opera missionaria?

 

Note:

1) Evoluzione del web: dal 1.0 al 4.0, in https://www.manthone.edu.it/old/wp-content/uploads/2016/04/Evoluzione-del-Web-Dal-1.0-al-4.0.pdf, (ultima consultazione: 01/02/2024).

2) Dal web 1.0 al Web 5.0, in https://blog.hostingperte.it/dal-web-1-0-al-web-5-0, (ultima consultazione: 01/02/2024).

3) F. AMMENDOLIA- R. PETRICCA, Chiesa e pastorale digitaleIn uscita verso una società 5.0, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2023, p.24.

 

BIBLIOGRAFIA e SITOGRAFIA:

F. AMMENDOLIA- R. PETRICCA, Chiesa e pastorale digitaleIn uscita verso una società 5.0, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2023.

G. MOSCA, Uno spazio che migliora il rapporto uomo-computer: benvenuti nel Web 5.0, in https://www.repubblica.it/tecnologia/2022/06/24/news/che_cose_il_web_50_e_perche_se_ne_parla_relativamente_poco-354334166/, (ultima consultazione: 01/02/2024).

F. BRANCALE, Web 1.0 web 2.0 e web 3.0: spiegazioni e differenze, in https://www.themarketingfreaks.com/2014/02/web-1-0-web-2-0-e-web-3-0/, (ultima consultazione: 01/02/2024).

Dal web 1.0 al Web 5.0, in https://blog.hostingperte.it/dal-web-1-0-al-web-5-0, (ultima consultazione: 01/02/2024).

Evoluzione del Web Social(e). Dall’1.0 al 4.0, in https://www.pensodigitale.it/2019/03/26/evoluzione-del-web-sociale-dall1-0-al-4-0/, (ultima consultazione: 01/02/2024).

Evoluzione del web: dal 1.0 al 4.0, in https://www.manthone.edu.it/old/wp-content/uploads/2016/04/Evoluzione-del-Web-Dal-1.0-al-4.0.pdf, (ultima consultazione: 01/02/2024).

 

Policy e liberatorie

Le immagini sono state prese dai seguenti siti:

Immagine di copertina https://www.analyticsinsight.net/building-intelligent-iot-with-the-power-of-artificial-intelligence/;

https://seeklogo.com/vector-logo/446770/web-icon;

https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fwww.linkedin.com%2Fpulse%2Funraveling-evolution-internet-web-10-20-promise-30-completegurus&psig=AOvVaw369dbwV5HwQlx4GCo1qS39&ust=1706911198966000&source=images&cd=vfe&opi=89978449&ved=0CBIQjRxqFwoTCMDxkPGRi4QDFQAAAAAdAAAAABAJ;

https://www.brandignity.com/2012/11/6-reasons-why-social-networking-is-so-popular-these-days/;

https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fwww.repubblica.it%2Ftecnologia%2F2022%2F06%2F24%2Fnews%2Fche_cose_il_web_50_e_perche_se_ne_parla_relativamente_poco-354334166%2F&psig=AOvVaw0aSMYO7ULXosuLPAbng8uu&ust=1706912036727000&source=images&cd=vfe&opi=89978449&ved=0CBIQjRxqFwoTCMj60v-Ui4QDFQAAAAAdAAAAABAE;

https://hfitaly.com/il-future-manufacturing-e-il-rapporto-tra-uomo-e-macchina/;

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Si autorizza la diffusione e l’utilizzo (totale o parziale) di questo articolo con l’obbligo di menzionare l’autore e la fonte.

 

Andrea Cecconi

B221




Internet è un dono di Dio

Internet è un dono di Dio.

E’ un’ affermazione espressa per la prima volta nel 2009 dal Premio Nobel per la Pace cinese Xiaobo ed è stata ripresa più volte, anche da Papa Francesco nel suo messaggio per la XLVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali [1].

Ma perché internet si traduca davvero in un dono di Dio è necessario impegnarsi per un uso non superficiale e irresponsabile.

Utilizzare consapevolmente il web è necessario, sostiene Papa Francesco, recuperando la “lentezza”. Si chiede il Papa nel suddetto messaggio: “Che cosa ci aiuta nell’ambiente digitale a crescere in umanità e nella comprensione reciproca? Ad esempio, dobbiamo recuperare un certo senso di lentezza e di calma. Questo richiede tempo e capacità di fare silenzio per ascoltare. Abbiamo anche bisogno di essere pazienti se vogliamo capire chi è diverso da noi: la persona esprime pienamente se stessa non quando è semplicemente tollerata, ma quando sa di essere davvero accolta”[2].

In verità, l’interesse della Chiesa per Internet è da sempre, poiché essa riserva profonda attenzione ai mezzi di comunicazione sociale, che sono il risultato del processo storico scientifico per mezzo del quale l’umanità avanza nella scoperta del creato [3]. I Vescovi, inoltre, affermano che “La nuova evangelizzazione è dunque un’attitudine, uno stile audace. È la capacità da parte del cristianesimo di saper leggere e decifrare i nuovi scenari che in questi ultimi decenni sono venuti creandosi dentro la storia degli uomini, per abitarli e trasformarli in luoghi di testimonianza e di annuncio del Vangelo” [4].

Inoltre, la Chiesa è convinta del fatto che i mezzi di comunicazione sociale siano, come ha affermato il Concilio Vaticano II, “meravigliose invenzioni tecniche”, che pur facendo già molto per soddisfare le necessità umane, possono fare ancora di più [5].

Quindi l’approccio della Chiesa ai mezzi di comunicazione sociale è stato sostanzialmente positivo. In particolare, internet è considerato un fattore culturale che svolge un importante ruolo nella nostra storia, poiché contribuisce ad apportare cambiamenti rivoluzionari nel commercio, nell’educazione, nella politica, nel giornalismo, nel rapporto fra nazione e nazione e cultura e cultura, cambiamenti riguardanti non solo il modo in cui le persone comunicano, ma anche quello in cui interpretano la propria vita.

 

Opportunità e sfide.

Internet possiede caratteristiche eccezionali. È infatti caratterizzato da istantaneità e immediatezza, è presente in tutto il mondo, decentrato, interattivo, indefinitamente espandibile per quanto riguarda i contenuti, flessibile, molto adattabile. È egualitario, nel senso che chiunque, con gli strumenti necessari e una modesta abilità tecnica, può essere attivamente presente nel ciberspazio, trasmettere al mondo il proprio messaggio e richiedere ascolto. Permette l’anonimato, il gioco di ruoli e il perdersi in fantasticherie nell’ambito di una comunità. Secondo i gusti dei singoli utenti, si presta in egual misura a una partecipazione attiva e a un assorbimento passivo[6].

Poiché annunciare il Vangelo a persone immerse nella cultura dei mezzi di comunicazione sociale richiede l’attenta considerazione degli stessi strumenti, la Chiesa ha sempre avvertito il bisogno di comprendere Internet. Ciò per comunicare efficacemente con le persone immerse in questo mondo virtuale e per utilizzarlo al meglio.

Internet è importante per molte attività ecclesiali quali l’evangelizzazione, la ri-evangelizzazione, la nuova evangelizzazione e la tradizionale opera missionaria “ad gentes”, la catechesi e altri tipi di educazione, notizie e informazioni, l’apologetica, governo, amministrazione e alcune forme di direzione spirituale e pastorale.

Sebbene il mondo virtuale di internet non possa sostituire una relazione autentica tra persone o la vita sacramentale e della liturgia o l’annuncio diretto del Vangelo, può certamente integrarli e completarli, arricchendo la vita di fede degli utilizzatori.

E’ stata sperimentata (anche in questo tempo di pandemia) l’importanza per la Chiesa di poter comunicare con gruppi particolari come giovani, anziani e persone costrette a casa, persone che vivono in aree remote, e comunque con persone che altrimenti non sarebbe possibile raggiungere. Ormai tutte le Parrocchie, Diocesi, Congregazioni religiose e Istituzioni legate alla Chiesa, programmi e organizzazioni di tutti tipi utilizzano Internet per questi ed altri scopi.

La Chiesa utilizza Internet anche come strumento di comunicazione interna, perché ha presente la sua natura speciale di mezzo diretto, immediato, interattivo e partecipativo. “Un flusso bidirezionale di informazione e opinioni fra Pastori e fedeli, la libertà di espressione sensibile al benessere della comunità e al ruolo del Magistero nel promuoverlo, e un’opinione pubblica responsabile sono tutte espressioni importanti del diritto fondamentale al dialogo e all’informazione in seno alla Chiesa” [7]. Internet è un efficace strumento tecnologico per concretizzare questo concetto.

 

Criticità e alert.

Pur enfatizzando gli aspetti positivi di Internet, è importante essere chiari su quelli negativi. I mezzi di comunicazione possono essere realmente elemento di unità e di comprensione reciproca e, al contrario, possono farsi portatori di una visione deformata dell’esistenza, della famiglia, dei valori religiosi, sociali ed etici; di una visione non rispettosa della dignità della persona umana.

In particolare, esiste una reale preoccupazione circa: gli effetti più gravi della pornografia e della violenza sugli individui e sulla società a cui tutti, specie i più indifesi, possono accedere; le “fake news” che si possono ascoltare; le pubblicazioni fantasiose che si possono leggere.

E così accade che i valori morali di un individuo possano essere annullati da elementi esterni deplorevoli, dappertutto e troppo facilmente accessibili attraverso il web.[8]

Ecco perché è necessario che la Chiesa susciti e accompagni processi, pur senza imporre percorsi a persone che sono sempre uniche e libere. E’ comunque difficile offrire ricette precostituite, perché «si tratta di sottoporre gli stessi fattori positivi ad attento discernimento, perché non si isolino l’uno dall’altro e non vengano in contrasto tra loro, assolutizzandosi e combattendosi a vicenda. Altrettanto si dica dei fattori negativi: non sono da respingere in blocco e senza distinzioni, perché in ciascuno di essi può nascondersi un qualche valore, che attende di essere liberato e ricondotto alla sua verità piena”.[9]

 

La comunicazione di Papa Francesco.

Papa Francesco è un Papa touch, che ama il contatto diretto, personale, non mediato. I gesti di Francesco parlano da soli e le sue parole sono programmatici di opere. Le parole e i gesti si incontrano e si completano vicendevolmente, e soprattutto hanno un comune denominatore: abitare con speranza il nostro tempo e  favorire la prossimità.

Ecco che “Incontro” è una delle parole più evocative e presenti nella Evangelii gaudium. A partire da questa dimensione necessaria, che caratterizza l’essere umano, Papa Francesco ci indica chiaramente alcune grandi vie per abitare ed interpretare i nostri giorni, un mondo in cui i mass media, soprattutto quelli digitali, sono così massicciamente presenti. Nel suo messaggio per la XLVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali il Papa ci spiega qual è l’immagine del cristiano comunicatore, una immagine da meditare e dalla quale lasciarsi guidare.

Prima di tutto, la comunicazione è una conquista più umana che tecnologica. Internet può facilitare od ostacolare, agevola la connessione, perché azzera le distanze, ma non facilita né la comunione né la prossimità. La rete non ci rende più socievoli, né più isolati. Non può essere dunque un alibi che ci libera da responsabilità che invece sono solo degli uomini.

Poi, bisogna comprendere la comunicazione in termini di prossimità, perché essa non è primariamente una trasmissione di contenuti, ma  è riduzione di distanze. Non sono tanto le strategie, a fare la comunicazione, che nasce dal superamento di ciò che divide, e dal fare crescere ciò che ci accomuna, facendosi reciprocamente dono di sé. Concepire  che la comunicazione sia portatrice di prossimità, e non sia mera trasmissione ha importanti conseguenze anche sull’ annuncio della fede in tutte le sue forme.

Quanto alla credibilità del cristiano che comunica, quando la parola e la vita sono in sintonia profonda e il cuore si ė lasciato toccare e trasformare dall’incontro con l’Altro, egli è certamente autorevole: la sua testimonianza e in grado di portare bellezza in tutti gli ambiti, anche quelli digitali. Infatti il messaggio non scaturisce da noi, che invece ne siamo stati ‘fecondati’; piuttosto è mosso da una bellezza e una gioia grandi che non possiamo tenere per noi: essere cristiani ė condividere. E in questa luce, il web non è un ostacolo, ma un aiuto.

Il fatto, poi, che in rete il corpo non ci sia, non è elemento necessariamente negativo, poiché potrebbe disincarnare le relazioni: Francesco ci assicura che se siamo capaci di accarezzare, siamo capaci anche di ‘carezze digitali’.

E’ un’immagine che viene valorizzata dalle parole di “Evangelii gaudium” : “Oggi, quando le reti e gli strumenti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi, sentiamo la sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio. In questo modo, le maggiori possibilità di comunicazione si tradurranno in maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti. Se potessimo seguire questa strada, sarebbe una cosa tanto buona, tanto risanatrice, tanto liberatrice, tanto generatrice di speranza!”. [10]

 

Christus vivit.

Nella Esortazione Apostolica post-sinodale del 2019 il Papa non nasconde la delicatezza del compito “L’immersione nel mondo virtuale ha favorito una sorta di “migrazione digitale”, vale a dire un distanziamento dalla famiglia, dai valori culturali e religiosi, che conduce molte persone verso un mondo di solitudine e di auto-invenzione, fino a sperimentare una mancanza di radici, benché rimangano fisicamente nello stesso luogo. La vita nuova e traboccante dei giovani, che preme e cerca di affermare la propria personalità, affronta oggi una nuova sfida: interagire con un mondo reale e virtuale in cui si addentrano da soli come in un continente sconosciuto. I giovani di oggi sono i primi a operare questa sintesi tra ciò che è personale, ciò che è specifico di una cultura e ciò che è globale. Questo però richiede che riescano a passare dal contatto virtuale a una comunicazione buona e sana”. [11]

 

Laudato Si’.

 

 

Anche nella lettera enciclica “Laudato si’ ” il Papa ribadisce che internet e le reti sociali “sono una piazza in cui i giovani trascorrono molto tempo e si incontrano facilmente, anche se non tutti vi hanno ugualmente accesso, in particolare in alcune regioni del mondo. Essi costituiscono comunque una straordinaria opportunità di dialogo, incontro e scambio tra le persone, oltre che di accesso all’informazione e alla conoscenza. Inoltre, quello digitale è un contesto di partecipazione sociopolitica e di cittadinanza attiva, e può facilitare la circolazione di informazione indipendente capace di tutelare efficacemente le persone più vulnerabili palesando le violazioni dei loro diritti. In molti Paesi web e social network rappresentano ormai un luogo irrinunciabile per raggiungere e coinvolgere i giovani, anche in iniziative e attività pastorali”[12].

 

Conclusione: Pastorale digitale 2.0.

Gli auspici di Papa Francesco si concretizzano ora nella esperienza pastorale delle Chiese particolari. Dall’ottobre 2014 è stato istituito per la diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo il Servizio di Pastorale digitale, un team di esperti e di volontari che mette competenze e passione a servizio dell’annuncio del Vangelo.

Nella postfazione al libro “Pastorale digitale 2.0” di Riccardo Petricca, che descrive proprio l’incipit e la ratio di quest’ultima esperienza, il Vescovo diocesano Mons. Gerardo Antonazzo conclude, spiegando accuratamente il senso di una Chiesa che accoglie davvero il dono e la risorsa della rete: “Come Chiesa non immettiamo informazioni in rete per dare semplice “notizia” delle attività della diocesi. Desideriamo, piuttosto tenacemente, “mettere in comunione” la vivacità poliedrica di una Chiesa che si riconosce nelle storie di vita di tutti i volti e i nomi di persone e di comunità che condividono la fede in Gesù Cristo, incarnata nel tessuto culturale e sociale del nostro territorio. Il cammino di ciascuno diventa la crescita di tutti! La Chiesa è comunione perché vive la storia di una grande famiglia. Con la pastorale digitale vogliamo che questa fraternità sia concretamente costruita e vissuta attraverso il “racconto”, diventi sinfonia di anime che si incontrano, volti che si incrociano nel segno della fraternità spirituale, membra attive che si abbracciano per la composizione di un corpo ben  articolato, pietre vive cementate dall’amore per  un grande e  stupendo edificio spirituale” [13].

Giuseppe Basile

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA 

[1] https://www.diocesisora.it/pdigitale/quando-internet-e-un-dono-di-dio/

[2] https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20140124_messaggio-comunicazioni-sociali.html

[3] CfConcilio Vaticano II, Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudium et spesCittà del Vaticano 1965, 34.

[4] Sinodo dei Vescovi, La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Lineamenta, Città del Vaticano 2011, 6.

[5] Cf. Concilio Vaticano II, Decreto sui mezzi di Comunicazione sociale Inter mirifica, Città del Vaticano 1963, 1.

[6] Cf. Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica in Internet, Città del Vaticano 2002, 7.

[7] Cf. Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica nelle Comunicazioni sociali, Città del Vaticano 2000, 26.

[8] Cf. Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Pornografia e Violenza nei Mezzi di Comunicazione sociale, Città del Vaticano 1989,7.

[9] S. Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica post-sinodale, Pastores dabo vobis , Città del Vaticano 1992, 10.

[10] Francesco, Esortazione Apostolica Evangelii gaudium, Città del Vaticano 2013, 87.

[11] Francesco, Esortazione Apostolica post-sinodale, Christus vivit , Città del Vaticano 2019., 90.

[12] Francesco, Lettera enciclica Laudato si’ , Città del Vaticano 2015, 106.

[13] Petricca R., Pastorale digitale 2.0. Roma 2015, postfazione.

 

BIBLIOGRAFIA

 

Concilio Vaticano II, Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudium et spes,  Città del Vaticano 1965.

Concilio Vaticano II, Decreto sui mezzi di Comunicazione sociale Inter mirifica, Città del Vaticano 1963.

Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica in Internet. Città del Vaticano 2002.

Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica nelle Comunicazioni sociali,  Città del Vaticano 2000.

Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Pornografia e Violenza nei Mezzi di Comunicazione sociale,  Città del Vaticano 1989.

Sinodo dei Vescovi, La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Lineamenta, Città del Vaticano 2011.

Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica post-sinodale, Pastores dabo vobis, Città del Vaticano 1992.

Francesco, Esortazione Apostolica Evangelii gaudium,  Città del Vaticano 2013.

Francesco, Esortazione Apostolica post-sinodale, Christus vivit , Città del Vaticano 2019.

Francesco, Lettera enciclica Laudato si’, Città del Vaticano 2015.

Riccardo Petricca, Pastorale digitale 2.0., Roma 2015.

 

SITOGRAFIA

 

Francesco<https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-

francesco_20140124_messaggio-comunicazioni-sociali.html>

Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo <https://www.diocesisora.it/pdigitale/quando-internet-e-un-dono-di-dio/>

 

DIRITTI D’AUTORE

Le immagini e i video in articolo sono presi dalla rete, sono pubbliche. Si usano senza finalità di lucro.

 

 




Chiesa e mezzi di comunicazione

La Chiesa è sempre stata attenta alla comunicazione e allo sviluppo dei mezzi per realizzarla, sollecitando un impegno serio e doveroso da parte di tutti noi cristiani, clero e laici, nell’apostolato.
Internet si è evoluto, trasformandosi in un social network, una piattaforma relazionale. Non è più un agglomerato di siti web isolati e indipendenti tra loro, seppure collegati e messi in rete, ma è da considerare come l’insieme delle capacità tecnologiche raggiunte dall’uomo nell’ambito della diffusione e della condivisione dell’informazione e del sapere; al suo interno non mancano le risorse di tipo educativo e religioso diventando un’occasione di crescita e di partecipazione.
La rete e le app possono aiutare a relazionarsi, ma possono anche ostacolarle, diventando un mondo in cui rifugiarsi e fuggire dalla realtà.
Inoltre ci sono rischi come il DEEP WEB e il DARK WEB, che sono la base di un iceberg nascosta.
Il Deep Web è una parte di Web “sommersa” in cui vengono svolte tantissime attività, da quelle più discutibili e illegali (come la vendita di documenti falsi) ad altre molto più “tranquille”. Trattasi so-stanzialmente di siti “nascosti” che non si trovano facendo delle normali ricerche in Google e che possono essere visitati solo sfruttando la rete di anonimizzazione TOR (acronimo di The Onion Router), è un sistema di anonimizzazione gratuito che permette di nascondere il proprio indirizzo IP e la propria identità in Rete “rimbalzando” la connessione fra vari computer sparsi in tutto il mondo. A dispetto di quello che si può pensare, è molto facile da usare ed oggi te lo dimostrerò spiegandoti come entrare nel Deep Web sfruttando le sue potenzialità.
Il dark web (in italiano: web oscuro o rete oscura) è la terminologia che si usa per definire i contenuti del World Wide Web nelle darknet (reti oscure) che si raggiungono via internet ma attraverso specifici software, configurazioni e accessi autorizzativi. Il dark web è una piccola parte del deep web, la parte di web che non è indicizzata da motori di ricerca, sebbene talvolta il termine deep web venga usato erroneamente per riferirsi al solo dark web.

Le darknet che costituiscono il dark web includono piccole reti, friend to friend peer-to-peer, come reti grandi e famose come Tor, Freenet, e I2P, in cui operano organizzazioni pubbliche e singoli individui. Gli utenti del dark web fanno riferimento al web normale come web in chiaro in quanto non criptato. Alla darknet Tor si fa riferimento come onionland (terra della cipolla, in riferimento alla sua tecnica di anonimizzazione “onion routing” e al suo suffisso di dominio .onion).

 

13 maggio 2018 – 52° Giornata delle Comunicazioni Sociali.

“LA VERITA’ VI FARA’ LIBERI” (Gv 8, 32)

Notizie false e giornalismo di pace.

È il tema scelto dal Papa, coscienti che solo “la verità ci farà liberi”, la Chiesa vuole offrire il suo contributo all’attuale dibattito sul fenomeno distorto dell’informazione (fake news) proponendo una riflessione sulle cause, sulle logiche e sulle conseguenze della disinformazione nei media e aiutando alla promozione di un giornalismo professionale che cerca sempre la verità, e perciò un giornalismo di pace che promuova la comprensione tra le persone.

Si riporta il messaggio completo:

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA 52ma GIORNATA MONDIALE
DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

 

« La verità vi farà liberi (Gv 8,32).
Fake news e giornalismo di pace»

 

Cari fratelli e sorelle,

nel progetto di Dio, la comunicazione umana è una modalità essenziale per vivere la comunione. L’essere umano, immagine e somiglianza del Creatore, è capace di esprimere e condividere il vero, il buono, il bello. E’ capace di raccontare la propria esperienza e il mondo, e di costruire così la memoria e la comprensione degli eventi. Ma l’uomo, se segue il proprio orgoglioso egoismo, può fare un uso distorto anche della facoltà di comunicare, come mostrano fin dall’inizio gli episodi biblici di Caino e Abele e della Torre di Babele (cfr Gen 4,1-16; 11,1-9). L’alterazione della verità è il sintomo tipico di tale distorsione, sia sul piano individuale che su quello collettivo. Al contrario, nella fedeltà alla logica di Dio la comunicazione diventa luogo per esprimere la propria responsabilità nella ricerca della verità e nella costruzione del bene. Oggi, in un contesto di comunicazione sempre più veloce e all’interno di un sistema digitale, assistiamo al fenomeno delle “notizie false”, le cosiddette fake news: esso ci invita a riflettere e mi ha suggerito di dedicare questo messaggio al tema della verità, come già hanno fatto più volte i miei predecessori a partire da Paolo VI (cfr Messaggio 1972: Le comunicazioni sociali al servizio della verità). Vorrei così offrire un contributo al comune impegno per prevenire la diffusione delle notizie false e per riscoprire il valore della professione giornalistica e la responsabilità personale di ciascuno nella comunicazione della verità.

1. Che cosa c’è di falso nelle “notizie false”?

Fake news è un termine discusso e oggetto di dibattito. Generalmente riguarda la disinformazione diffusa online o nei mediatradizionali. Con questa espressione ci si riferisce dunque a informazioni infondate, basate su dati inesistenti o distorti e mirate a ingannare e persino a manipolare il lettore. La loro diffusione può rispondere a obiettivi voluti, influenzare le scelte politiche e favorire ricavi economici.

L’efficacia delle fake news è dovuta in primo luogo alla loro natura mimetica, cioè alla capacità di apparire plausibili. In secondo luogo, queste notizie, false ma verosimili, sono capziose, nel senso che sono abili a catturare l’attenzione dei destinatari, facendo leva su stereotipi e pregiudizi diffusi all’interno di un tessuto sociale, sfruttando emozioni facili e immediate da suscitare, quali l’ansia, il disprezzo, la rabbia e la frustrazione. La loro diffusione può contare su un uso manipolatorio dei social network e delle logiche che ne garantiscono il funzionamento: in questo modo i contenuti, pur privi di fondamento, guadagnano una tale visibilità che persino le smentite autorevoli difficilmente riescono ad arginarne i danni.

La difficoltà a svelare e a sradicare le fake news è dovuta anche al fatto che le persone interagiscono spesso all’interno di ambienti digitali omogenei e impermeabili a prospettive e opinioni divergenti. L’esito di questa logica della disinformazione è che, anziché avere un sano confronto con altre fonti di informazione, la qual cosa potrebbe mettere positivamente in discussione i pregiudizi e aprire a un dialogo costruttivo, si rischia di diventare involontari attori nel diffondere opinioni faziose e infondate. Il dramma della disinformazione è lo screditamento dell’altro, la sua rappresentazione come nemico, fino a una demonizzazione che può fomentare conflitti. Le notizie false rivelano così la presenza di atteggiamenti al tempo stesso intolleranti e ipersensibili, con il solo esito che l’arroganza e l’odio rischiano di dilagare. A ciò conduce, in ultima analisi, la falsità.

2. Come possiamo riconoscerle?

Nessuno di noi può esonerarsi dalla responsabilità di contrastare queste falsità. Non è impresa facile, perché la disinformazione si basa spesso su discorsi variegati, volutamente evasivi e sottilmente ingannevoli, e si avvale talvolta di meccanismi raffinati. Sono perciò lodevoli le iniziative educative che permettono di apprendere come leggere e valutare il contesto comunicativo, insegnando a non essere divulgatori inconsapevoli di disinformazione, ma attori del suo svelamento. Sono altrettanto lodevoli le iniziative istituzionali e giuridiche impegnate nel definire normative volte ad arginare il fenomeno, come anche quelle, intraprese dalle tech emedia company, atte a definire nuovi criteri per la verifica delle identità personali che si nascondono dietro ai milioni di profili digitali.

Ma la prevenzione e l’identificazione dei meccanismi della disinformazione richiedono anche un profondo e attento discernimento. Da smascherare c’è infatti quella che si potrebbe definire come “logica del serpente”, capace ovunque di camuffarsi e di mordere. Si tratta della strategia utilizzata dal «serpente astuto», di cui parla il Libro della Genesi, il quale, ai primordi dell’umanità, si rese artefice della prima “fake news” (cfr Gen 3,1-15), che portò alle tragiche conseguenze del peccato, concretizzatesi poi nel primo fratricidio (cfr Gen 4) e in altre innumerevoli forme di male contro Dio, il prossimo, la società e il creato. La strategia di questo abile «padre della menzogna» (Gv 8,44) è proprio la mimesi, una strisciante e pericolosa seduzione che si fa strada nel cuore dell’uomo con argomentazioni false e allettanti. Nel racconto del peccato originale il tentatore, infatti, si avvicina alla donna facendo finta di esserle amico, di interessarsi al suo bene, e inizia il discorso con un’affermazione vera ma solo in parte: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino?”» (Gen 3,1). Ciò che Dio aveva detto ad Adamo non era in realtà di non mangiare di alcun albero, ma solo di un albero: «Dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare» (Gen 2,17). La donna, rispondendo, lo spiega al serpente, ma si fa attrarre dalla sua provocazione: «Del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”» (Gen 3,2). Questa risposta sa di legalistico e di pessimistico: avendo dato credibilità al falsario, lasciandosi attirare dalla sua impostazione dei fatti, la donna si fa sviare. Così, dapprima presta attenzione alla sua rassicurazione: «Non morirete affatto» (v. 4). Poi la decostruzione del tentatore assume una parvenza credibile : «Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male» (v. 5). Infine, si giunge a screditare la raccomandazione paterna di Dio, che era volta al bene, per seguire l’allettamento seducente del nemico: «La donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile» (v. 6). Questo episodio biblico rivela dunque un fatto essenziale per il nostro discorso: nessuna disinformazione è innocua; anzi, fidarsi di ciò che è falso, produce conseguenze nefaste. Anche una distorsione della verità in apparenza lieve può avere effetti pericolosi.

In gioco, infatti, c’è la nostra bramosia. Le fake news diventano spesso virali, ovvero si diffondono in modo veloce e difficilmente arginabile, non a causa della logica di condivisione che caratterizza i social media, quanto piuttosto per la loro presa sulla bramosia insaziabile che facilmente si accende nell’essere umano. Le stesse motivazioni economiche e opportunistiche della disinformazione hanno la loro radice nella sete di potere, avere e godere, che in ultima analisi ci rende vittime di un imbroglio molto più tragico di ogni sua singola manifestazione: quello del male, che si muove di falsità in falsità per rubarci la libertà del cuore. Ecco perché educare alla verità significa educare a discernere, a valutare e ponderare i desideri e le inclinazioni che si muovono dentro di noi, per non trovarci privi di bene “abboccando” ad ogni tentazione.

3. «La verità vi farà liberi» (Gv 8,32)

La continua contaminazione con un linguaggio ingannevole finisce infatti per offuscare l’interiorità della persona. Dostoevskij scrisse qualcosa di notevole in tal senso: «Chi mente a sé stesso e ascolta le proprie menzogne arriva al punto di non poter più distinguere la verità, né dentro di sé, né intorno a sé, e così comincia a non avere più stima né di sé stesso, né degli altri. Poi, siccome non ha più stima di nessuno, cessa anche di amare, e allora, in mancanza di amore, per sentirsi occupato e per distrarsi si abbandona alle passioni e ai piaceri volgari, e per colpa dei suoi vizi diventa come una bestia; e tutto questo deriva dal continuo mentire, agli altri e a sé stesso» (I fratelli Karamazov, II, 2).

Come dunque difenderci? Il più radicale antidoto al virus della falsità è lasciarsi purificare dalla verità. Nella visione cristiana la verità non è solo una realtà concettuale, che riguarda il giudizio sulle cose, definendole vere o false. La verità non è soltanto il portare alla luce cose oscure, “svelare la realtà”, come l’antico termine greco che la designa, aletheia (da a-lethès, “non nascosto”), porta a pensare. La verità ha a che fare con la vita intera. Nella Bibbia, porta con sé i significati di sostegno, solidità, fiducia, come dà a intendere la radice ‘aman, dalla quale proviene anche l’Amen liturgico. La verità è ciò su cui ci si può appoggiare per non cadere. In questo senso relazionale, l’unico veramente affidabile e degno di fiducia, sul quale si può contare, ossia “vero”, è il Dio vivente. Ecco l’affermazione di Gesù: «Io sono la verità» (Gv 14,6). L’uomo, allora, scopre e riscopre la verità quando la sperimenta in sé stesso come fedeltà e affidabilità di chi lo ama. Solo questo libera l’uomo: «La verità vi farà liberi» (Gv 8,32).

Liberazione dalla falsità e ricerca della relazione: ecco i due ingredienti che non possono mancare perché le nostre parole e i nostri gesti siano veri, autentici, affidabili. Per discernere la verità occorre vagliare ciò che asseconda la comunione e promuove il bene e ciò che, al contrario, tende a isolare, dividere e contrapporre. La verità, dunque, non si guadagna veramente quando è imposta come qualcosa di estrinseco e impersonale; sgorga invece da relazioni libere tra le persone, nell’ascolto reciproco. Inoltre, non si smette mai di ricercare la verità, perché qualcosa di falso può sempre insinuarsi, anche nel dire cose vere. Un’argomentazione impeccabile può infatti poggiare su fatti innegabili, ma se è utilizzata per ferire l’altro e per screditarlo agli occhi degli altri, per quanto giusta appaia, non è abitata dalla verità. Dai frutti possiamo distinguere la verità degli enunciati: se suscitano polemica, fomentano divisioni, infondono rassegnazione o se, invece, conducono ad una riflessione consapevole e matura, al dialogo costruttivo, a un’operosità proficua.

4. La pace è la vera notizia

Il miglior antidoto contro le falsità non sono le strategie, ma le persone: persone che, libere dalla bramosia, sono pronte all’ascolto e attraverso la fatica di un dialogo sincero lasciano emergere la verità; persone che, attratte dal bene, si responsabilizzano nell’uso del linguaggio. Se la via d’uscita dal dilagare della disinformazione è la responsabilità, particolarmente coinvolto è chi per ufficio è tenuto ad essere responsabile nell’informare, ovvero il giornalista, custode delle notizie. Egli, nel mondo contemporaneo, non svolge solo un mestiere, ma una vera e propria missione. Ha il compito, nella frenesia delle notizie e nel vortice degli scoop, di ricordare che al centro della notizia non ci sono la velocità nel darla e l’impatto sull’audience, ma le persone. Informare è formare, è avere a che fare con la vita delle persone. Per questo l’accuratezza delle fonti e la custodia della comunicazione sono veri e propri processi di sviluppo del bene, che generano fiducia e aprono vie di comunione e di pace.

Desidero perciò rivolgere un invito a promuovere un giornalismo di pace, non intendendo con questa espressione un giornalismo “buonista”, che neghi l’esistenza di problemi gravi e assuma toni sdolcinati. Intendo, al contrario, un giornalismo senza infingimenti, ostile alle falsità, a slogan ad effetto e a dichiarazioni roboanti; un giornalismo fatto da persone per le persone, e che si comprende come servizio a tutte le persone, specialmente a quelle – sono al mondo la maggioranza – che non hanno voce; un giornalismo che non bruci le notizie, ma che si impegni nella ricerca delle cause reali dei conflitti, per favorirne la comprensione dalle radici e il superamento attraverso l’avviamento di processi virtuosi; un giornalismo impegnato a indicare soluzioni alternative alle escalationdel clamore e della violenza verbale.

Per questo, ispirandoci a una preghiera francescana, potremmo così rivolgerci alla Verità in persona:

Signore, fa’ di noi strumenti della tua pace.
Facci riconoscere il male che si insinua in una comunicazione che non crea comunione.
Rendici capaci di togliere il veleno dai nostri giudizi.
Aiutaci a parlare degli altri come di fratelli e sorelle.
Tu sei fedele e degno di fiducia; fa’ che le nostre parole siano semi di bene per il mondo:
dove c’è rumore, fa’ che pratichiamo l’ascolto;
dove c’è confusione, fa’ che ispiriamo armonia;
dove c’è ambiguità, fa’ che portiamo chiarezza;
dove c’è esclusione, fa’ che portiamo condivisione;
dove c’è sensazionalismo, fa’ che usiamo sobrietà;
dove c’è superficialità, fa’ che poniamo interrogativi veri;
dove c’è pregiudizio, fa’ che suscitiamo fiducia;
dove c’è aggressività, fa’ che portiamo rispetto;
dove c’è falsità, fa’ che portiamo verità.
Amen.

 

Francesco

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Al seguente link è possibile trovare documenti della Chiesa sulle Comunicazioni Sociali :

http://www.chiesaecomunicazione.com/docs-table