Il metaverso e la fede: opportunità da cogliere e rischi da gestire

Il metaverso e la fedeOpportunità da cogliere e rischi da gestire

          [FRUTTI DELLA TECNOLOGIA]
Prima di provare a riflettere sulle opportunità che abbiamo, cerchiamo di comprendere bene di cosa parliamo.

“Metaverso” è un termine coniato da Neal Stephenson nel libro, appartenente alla cultura cyberpunk, “Snow Crash” nel 1992, descritto dall’autore come una sorta di realtà virtuale condivisa tramite Internet, dove si può essere rappresentati attraverso il proprio Avatar, permeando aspetti fondamentali della nostra realtà.

Le applicazioni del metaverso sono infinite, così come le attività che possono essere svolte al suo interno con risparmi in termini di costi ed efficienza.

E’ uno spazio virtuale in cui le differenze con la realtà si assottigliano, fino ad essere quasi impercettibili.

Il metaverso diventa, quindi, uno spazio libero e aperto che si contrappone a una vita reale claustrofobica e, in questo spazio, la differenza tra le classi sociali è rappresentata dalla risoluzione del proprio avatar e dalla possibilità di accesso a luoghi esclusivi.

La chiesa da sempre nei secoli si è confrontata con il progresso tecnologico, filosofico, antropologico in modi diversi: a volte con durezza e prendendo le distanze, a volte condannando, ma anche cercando il dialogo.

Oggi più che mai la Chiesa ha bisogno di conoscere le opportunità che la tecnologia ci offre, ha bisogno di conoscere i nuovi linguaggi, per mettersi in ascolto, dialogare, testimoniare e annunciare.

Il Vaticano, infatti, ha riferito che sta lavorando per portare una collezione di opere d’arte nel metaveso ed ha fondato Humanity 2.0, un’organizzazione senza scopo di lucro che esplora l’interazione della cultura e della vita con i media e la tecnologia.

Se si procede con delle ricerche in rete, diverse sono le riflessioni che troviamo sul rapporto tra metaverso e fede, con visioni completamente opposte, due fra le tante, mi hanno particolarmente colpito (ne condivido una parte per entrambe):

  • In un’intervista al sito dell’Instituto Humanitas Unisinos, Sbardelotto ha affermato: “Potremmo perfino dire che lo stesso rito religioso, ad esempio, è un metaverso ante litteram. Storicamente, i fedeli – indipendentemente dalla tradizione religiosa – si rivolgono a un luogo geologalizzato specifico, e attraverso gesti, oggetti e parole ritualizzati compiono l’esperienza di un universo trascendente, in una dimensione spazio-temporale sacra che dà nuovo signifciato al recinto fisico del tempio e alla durata cronologica del rito….”.

 (https://it.aleteia.org/2021/11/05/metaverso-e-i-suoi-possibili-impatti-sulla-pratica-della-fede/)

  • Come il metaverso creerà un inferno virtuale sulla terra. Un mondo isolato e disconnesso dalla realtà e dalla natura delle cose, può alimentare passioni sfrenate opposte ad ogni regola morale. Una tale realtà potrebbe passare rapidamente da Alice nel Paese delle Meraviglie a manicomio. Ne abbiamo già parlato qui. Qui l’indice degli articoli sulla realtà distopica e il transumanesimo.

( Http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2021/11/come-il-metaverso-creera-un-inferno.html ).

Le domande che possiamo porci sono molte e poche sono le risposte, viene da pensare che sta trovando sempre più riscontri nella realtà, la “società liquida” di Bauman,  infatti in molte, troppe realtà, si sono “liquefatti” i valori, i legami affettivi familiari, interpersonali, sociali e le istituzioni normative.

Emerge la “latitanza o la irrilevanza” del pensiero filosofico di matrice umanistica e illuministica. Come tutto questo incide sulle scelte morali dell’uomo? Una prospettiva interessante è quella proposta dal neuro scienziato Simon Baron-Cohen nel suo libro “La scienza del male”.

Il male è un “deficit” di empatia, fatto che rende alcuni soggetti incapaci di capire la propria mente in termini di emozioni e sentimenti, di percepire l’altro come umano e dunque di “sintonizzarsi” sugli stati soggettivi di altri.

Esperimenti di brain imaging hanno confermato questa teoria, documentando una “ipoattività marcata” dei meccanismi cerebrali dell’empatia.

La natura del male, sia male fisico (conseguenza dell’imperfezione umana), sia male morale (conseguenza del libero arbitrio), sia male metafisico (identificato con il non-essere), teorizzata fin dall’antichità, è da sempre per i filosofi un mistero.

Un enigma in verità che è “familiare” a ciascuno, poiché nel corso della nostra vita noi tutti ne facciamo triste esperienza.

Il metaverso dunque porterà una vera e propria rivoluzione nel concetto stesso di realtà circostante, in maniera simile alla rivoluzione copernicana di kant e ovviamente come sempre, le novità portano con sé curiosità, perplessità, pregiudizi, paure, dubbi.  Non staremo qui ad esprimere giudizi, ma tentiamo di capire cosa può offrirci.

Mi viene da pensare alla grande opportunità che potremmo avere nel diffondere con maggior facilità la “Buona Notizia”, sia nel poter raggiungere chi fisicamente non può partecipare ad incontri o celebrazioni, sia nel consentire di raggiungere luoghi lontani, inaccessibili per una serie di motivi culturali-sociali-economici.

Di contro il grande rischio è che tutto questo possa essere un’opportunità riservata a pochi, sia per una questione economica, ma anche sociale e culturale. Inoltre bisogna tener ben presente che il metaverso, per come viene inteso oggi, essendo un mondo o più mondi, realizzati da società private con ovvio desiderio di profitto, offre un’esistenza subordinata alla creazione di una sovrastruttura tecnologica immaginata da altri, quindi una realtà definita in virtù dell’esperienza e degli intenti di chi la crea.

Nascono spontanee alcune domande: “C’è il rischio che la nostra autocoscienza possa essere offuscata a favore di una omologazione culturale dell’individuo? E in tal caso avrebbe senso il libero arbitrio? L’appartenenza a questa realtà sarà una libera scelta, oppure un “obbligo” come l’iscrizione ai social media moderni? Si riuscirà in futuro a restare sufficientemente distaccati da questo mondo virtuale, riuscendo a distinguere realtà e immaginazione, cos’è bene e cos’è male?”

Giovanni Paolo II aveva compreso l’importanza del mondo digitale e nel  suo messaggio per 33ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 1999 dirà: “…La cultura “della sapienza”, propria della Chiesa può evitare che la cultura “dell’informazione” dei mezzi di comunicazione sociale divenga un accumularsi di fatti senza senso…la cultura ecclesiale “della gioia” può salvare la cultura “dello svago” dei mezzi di comunicazione sociale dal divenire fuga senz’anima dalla verità e dalla responsabilità; i mezzi di comunicazione sociale possono aiutare la Chiesa a comprendere meglio come comunicare con le persone in modo attraente e persino piacevole …”.

(https://www.chiesaecomunicazione.com/doc/messaggio-gmcs-1999_mass-media_presenza-amica-accanto-a-chi-e-alla-ricerca-del-padre_1999.php)

Benedetto XVI nel 2013 si esprimeva così: “Lo sviluppo delle reti sociali richiede impegno: le persone sono coinvolte nel costruire relazioni e trovare amicizie, nel cercare risposte alle loro domande, nel divertirsi, ma anche nell’essere stimolati intellettualmente e condividere competenze e conoscenze. I network diventano così, sempre più, parte del tessuto stesso della società in quanto uniscono le persone sulla base di questi bisogni fondamentali. Le reti sociali sono dunque alimentate da ispirazioni radicate nel cuore dell’uomo” [1].

La Chiesa non resterà a guardare, salvaguardando le interazioni personali, l’identità comunitaria, la realtà fisica nella celebrazione dei Sacramenti, dovrà in un futuro non così lontano, inserirsi sempre più, in maniera incisiva, nel mondo virtuale del metaverso, come presenza forte e come porto sicuro. Dovrà farlo, a mio avviso, anche rivoluzionando la formazione del clero e dei fedeli stessi.

Ma un’ultima riflessione mi sorge spontanea: i contenuti delle fede troveranno certamente nel metaverso una opportunità grande di condivisione e visibilità, ma la fede come esperienza di vita vissuta, spesa, donata, troverà, in questa realtà virtuale, il modo di esprimersi, crescere, essere compresa e percepita veramente?

Il metaverso, in sintesi, porta con sé una serie di domande e riflessioni alle quali è necessario tentare di dare una risposta, in quanto dobbiamo prepararci a viverlo, a fronteggiarne le opportunità, i rischi e le incognite.

[1] Benedetto XVI, Messaggio per la 47ma giornata delle comunicazioni sociali “Reti sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione”, Roma 12 maggio 2013.

Maria Beatrice Mariani




La pastorale digitale è importante per l’annuncio del Vangelo

 Sulla utilità della PASTORALE DIGITALE

Comunicazione efficace

La Pastorale Digitale è l’azione della Chiesa che cerca di comunicare il vangelo con i mezzi sociali. In quanto dimensione della vita onlife e nonostante le sfide sia quelle che abbiamo indicate ossia quelle non indicate, la Pastorale digitale  rimane importante per poter affrontare il mondo di oggi ma anche quello di domani. Lo si capisce quando si esperimenta l’utilità dell’uso di questi mezzi di comunicazione che tecnologicamente troviamo nella vita quotidiana e che cambiano di giorno in giorno le nostre relazioni. La vita cristiana che si vive in Chiesa ci propone sempre una testimonianza di fede per attirare le persone a Cristo. Ora, questa dimensione fisica non basta solo, occorre fare un altro passo promuovendo l’incontro per la pastorale digitale e approfondire la nostra maniera di comunicare.

Pastorale digitale con Papa Giovanni Paolo II

Pastorale digitale

La pastorale digitale è dunque molto importante per una comunicazione efficacia della Chiesa oggi. Nell’epoca che è la nostra, si può rimanere fisicamente con i parrocchiani e rivolgersi alle persone lontane con la pastorale digitale. Come già lo intendeva il santo Papa Giovanni Paulo II nel suo messaggio sulla comunicazione sociale nel 1996.

 

…con Papa Benedetto XVI

Pastorale digitale 1Nella stessa linea, troviamo l’incoraggiamento del Pontefice emerito il santo Padre Benedetto XVI, quando si esprimeva nel 2013: “Lo sviluppo delle reti sociali richiede impegno: le persone sono coinvolte nel costruire relazioni e trovare amicizia, nel cercare risposte alle loro domande, nel divertirsi, ma anche nell’essere stimolati intellettualmente e nel condividere competenze e conoscenze.

network diventano così, sempre di più, parte del tessuto stesso della società in quanto uniscono le persone sulla base di questi bisogni fondamentali. Le reti sociali sono dunque alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell’uomo”[1].

… con Papa Francesco

In conclusione, impegnandoci su questa via, possiamo fare nostro il cammino tracciato da Papa Francesco. Quello di continuare a sfruttare la dimensione dei tre verbi cioè andare, vedere[2] ciò che si vive nel campo digitale. E potere ascoltare con il cuore[3] le persone bisognose.

Pastorale digitale 3

[1] Benedetto XVI, Messaggio per la 47ma giornata delle comunicazioni sociali “Reti sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione”, Rome il 12 maggio 2013.

[2] Cf. Francesco, Messaggio per la 55ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali “Vieni et vedi” (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono, Roma, il 23 gennaio 2021.

[3] Cf. Francesco, Messaggio per la 56ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali “Ascoltare con l’orecchio del cuore”, Roma, il 24 gennaio 2022.

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RENDERE RAGIONE DELLA SPERANZA NEL MONDO ATTRAVERSO IL MONDO WEB

RENDERE RAGIONE DELLA SPERANZA NEL MONDO ATTRAVERSO IL MONDO WEB

 La missione della Chiesa, sia dal punto di vista di un’autentica capacità di comunione ecclesiale, sia dell’annuncio da rivolgere ai lontani, esige oggi che si considerino la comunicazione e la cultura non tanto fattori strumentali quanto piuttosto dimensioni essenziali dell’evangelizzazione e dell’azione pastorale.

I nostri giorni, come ricordava Giovanni Paolo II parlando dei mass media, «non basta usarli per diffondere il messaggio cristiano e il Magistero della Chiesa, ma occorre integrare il messaggio stesso in questa nuova cultura creata dalla comunicazione moderna»[1]. Si impone una necessaria rivisitazione del rapporto tra contenuto e forma di comunicazione in quanto la forma ormai è parte integrante del contenuto.

Siamo in un tempo che ci ha permesso di vedere la vita della Chiesa sembra reggersi solo sui pilastri della liturgia, della catechesi e della carità, mentre la comunicazione, quando viene presa in considerazione, è relegata a fattore strumentale, di cui qualcuno si fa carico più per passione personale che per una effettiva considerazione teologica e pastorale, lasciandoci vedere la maggiore difficoltà incontrata in questo percorso riguarda la reale capacità dei diversi soggetti ecclesiali ad assumere fino in fondo la sfida delle comunicazioni sociali.

I nuovi media, e l’interazione sempre più stretta tra questi e quelli tradizionali, offrono nuove opportunità per dare voce al Vangelo, su questo siamo solo agli inizi, diventa necessario che la Chiesa s’interroghi su che cosa il Signore le chiede per far arrivare la sua voce fino agli estremi confini degli sviluppi mediatici, perché questi rappresentano i veri confini della terra.

L’uomo infatti si legge nella Gaudium et Spes, «specialmente con l’aiuto della scienza e della tecnica, ha dilatato e continuamente dilata il suo dominio su tutta intera quasi la natura e, con l’aiuto soprattutto degli accresciuti mezzi di molte forme di scambio tra le nazioni, la famiglia umana poco a poco è venuta a riconoscersi e a costituirsi come una comunità unitaria nel mondo intero»[2].

Dobbiamo riconoscere gli spazi virtuali si sovrappongono a quelli reali e le distanze si misurano in possibilità di accesso, non più in chilometri. Attraverso Internet si può entrare in comunicazione, in tempo reale, con ogni angolo della terra e potenzialmente con ogni uomo[3].

Ma che cosa sono questi media? Più che meri strumenti sono «riflessi dell’umano». Quando parliamo di media in un certo senso stiamo parlando di noi, quindi, più che definire il concetto di «media», occorre comprendere la natura del legame sociale «uomo-media», rendersi conto che «non sono i media a mutare l’uomo, ma è l’uomo a intervenire in essi, ad «adoperarli» come proprio riflesso per qualsiasi istanza e bisogno. Di conseguenza i media sono «proiezioni dell’umano», cioè progetti dell’uomo, nel senso che è l’uomo a proiettarsi in essi[4].

Pertanto, se è «l’umanità a proiettare se stessa nei media» Internet è una realtà che ormai fa parte della vita quotidiana: non una opzione, ma un dato di fatto. Ci si presenta come un tessuto connettivo delle esperienze umane creando un ambiente digitale nel quale l’uomo impara a informarsi, a conoscere il mondo, a stringere e mantenere in vita le relazioni, contribuendo a definire anche un modo di abitare il mondo e di organizzarlo, guidando e ispirando i comportamenti individuali, familiari, sociali[5].

La Chiesa è chiamata ad agire anche nella Rete proprio perché il Web, oggi strutturato con social media – non è un mondo virtuale, parallelo a quello reale, ma «parte della realtà quotidiana di molte persone, frutto dell’interazione umana». Come ci ricorda il papa emerito Benedetto XVI Per cui «l’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani»[6]. L’evangelizzazione non può non considerare questa realtà.

This picture released by Vatican newspaper L’Osservatore Romano shows Pope Benedict XVI tweets for fist time at the end of general audience in Paolo VI Hall, Vatican City, Vatican, 12 December 2012. ANSA /OSSERVATORE ROMANO – EDITORIAL USE ONLY

Infatti, ha scritto Benedetto XVI «Quando le persone si scambiano informazioni, stanno già condividendo se stesse, la loro visione del mondo, le loro speranze, i loro ideali»[7]. è essenziale che sia riconosciuto tra i membri della chiesa che la fede non solo si «trasmette», ma soprattutto può essere suscitata nell’incontro personale, nelle relazioni autentiche. come ci ricorda il documento Aparecida «I siti Internet possono rinforzare e stimolare un interscambio di esperienze e informazioni che intensificano l’esperienza religiosa, fornendo accompagnamento e orientamento»[8].

La vera sfida per la Chiesa consiste nell’aprirsi a questa «svolta mediale», abbandonare una modalità di presenza a vetrina per assumere la logica del contatto.

Per un’idea del genere ci viene in aiuto le parole del Papa Francesco «la sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio» In questo senso «i canali digitali sono un campo fondamentale nella nuova «Uscità Missionaria»[9].

Per tali motivi dovremmo per primo compiere lo sforzo di imparare i linguaggi e le forme di comunicazione digitale per entrare in sintonia con le dinamiche dei social media ed evitare così il rischio di rendere l’evangelizzazione e l’immagine stessa della Chiesa irrilevanti agli occhi di una società dove sembra che, per esserci e agire, occorre possedere anche una chiara identità digitale, dove più che presentare il Vangelo come il libro che contiene tutte le risposte, bisognerebbe imparare a presentarlo come il libro che contiene tutte le domande giuste[10]. poiché cadremmo nell’errore di presentare un messaggio accanto agli altri, una risposta tra le tante.

Come secondo momento dobbiamo riconoscere la vita spirituale dell’uomo contemporaneo è certamente toccata dal mondo in cui le persone scoprono e vivono le dinamiche proprie della Rete, che sono interattive e immersive[11]. L’uomo che ha una certa abitudine all’esperienza di internet infatti appare più pronto all’interazione che all’interiorizzazione, già che l’uomo di oggi ritiene valide le esperienze nelle quali è richiesta la sua «partecipazione» e il suo coinvolgimento, già che è molto sensibile a queste esperienze.

Innanzitutto siamo di fronte a un’azione che richiede competenza, strategia e non improvvisazione; bisogna prima progettare il cosa, il come e il perché della comunicazione. affinché il nostro messaggio abbia un’immagine vera e non sia per andare al passo del momento delle diverse circostanze. La capacità di utilizzare i nuovi linguaggi è richiesta non tanto per essere al passo coi tempi, ma proprio per permettere all’infinita ricchezza del Vangelo di trovare forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti.

Come membri della chiesa dobbiamo essere chiari che Evangelizzare, non a una «emittenza» di contenuti religiosi, ma a una «condivisione» del Vangelo, per questo oggi i social offrono l’opportunità di rendere più significativa l’esperienza vissuta soggettivamente, proprio grazie alla pubblicazione e alla condivisione in una rete di relazioni; alla base è la consapevolezza che ciascuno di noi è un living link. L’interattività è la cifra radicale di questo lifestreaming[12].

Per questo motivo è fondamentale tenere presenti i seguenti aspetti per affrontare le grandi sfide poste dalla cultura mediatica:

– Dotarsi un prezioso strumento per dare alla sua azione pastorale nel campo delle comunicazioni sociali una progettualità ampia e articolata. «internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, è un dono di Dio»[13]

– Sapersi inserire nel dialogo con gli uomini e le donne di oggi, per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze. Andando dalla pastorale centrata sui contenuti alla pastorale centrata sulle persone

-Non bisogna mai rispondere a domande che nessuno si pone[14].

– Avere una maggiore consapevolezza tra i fedeli che la Chiesa esiste per la comunicazione della fede sia nei termini di un’accoglienza piena della comunicazione che viene da Dio attraverso la Rivelazione e la Tradizione sia nell’ottica del compito di annuncio sempre nuovo e attuale del Vangelo di Gesù Cristo che compete alla Chiesa nel mondo odierno.

– Riconoscere il potere dei «media» come «prossimità»[15].

-La vita della Chiesa è chiamata ad assumere una forma sempre più comunicativa e partecipativa, tenendo presente tra tutti i membri della chiesa che Comunicare dunque non significa più trasmettere ma condividere che permette di far emergere non solo le relazioni tra me e te, ma le mie relazioni e le tue relazioni.

– l’inserimento in tutta l’azione pastorale (catechesi, liturgia, carità) di un’attenzione sistematica alla dimensione comunicativa per intercettare i linguaggi dell’attuale cultura mediatica, senza perdere la specificità dei codici comunicativi religiosi.

Perché alla fine i veri comunicatori sono i cercatori di Dio che non si sentono mai arrivati e che mettono in gioco la propria ragione e il proprio cuore come ci ha ricordato magistralmente Benedetto XVI: «La cosa nuova dell’annuncio cristiano è la possibilità di dire ora a tutti i popoli: Egli si è mostrato. Egli personalmente. E adesso è aperta la via verso di Lui. La novità dell’annuncio cristiano non consiste in un pensiero ma in un fatto: Egli si è mostrato. Ma questo non è un fatto cieco, ma un fatto che, esso stesso, è Logos presenza della Ragione eterna nella nostra carne. “Verbum caro factum est”[16]: proprio così nel fatto ora c’è il Logos, il Logos presente in mezzo a noi. Il fatto è ragionevole». Certamente occorre sempre l’umiltà della ragione per poter accoglierlo; occorre l’umiltà dell’uomo che risponde all’umiltà di Dio[17].

So che la rete non è certo priva di ambiguità e utopie. In ogni caso la società fondata sulle reti di connessione comincia a porre sfide davvero significative sia alla pastorale sia alla comprensione stessa della fede cristiana, a partire dal suo linguaggio di espressione. Le sfide sono esigenti. Il nostro compito lo è altrettanto[18].

Facciamo proprie nella nostra vita sacerdotale le parole del papa Giovanni Paolo II «farsi interpreti delle odierne istanze culturali, impegnandoci a vivere questa epoca della comunicazione non come tempo di alienazione e di smarrimento, ma come tempo prezioso per la ricerca della verità e per lo sviluppo della comunione tra le persone e i popoli»[19].

  

  [1] Messaggio del santo padre Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Redemptoris missino, 37

[2] Cf Gaudium et spes n.33a.

[3] cf H. Haker – E. Borgman – St.van Erp [edd.] Cyber-spazio, cyber- etica, cyber-teologia, Con, XLI (2005/1) 1-147).

[4] Cf. l. PALERMO, «La Chiesa mediale. Sfide, strutture, prassi per la comunicazione digitale», Paoline, Milano 2017. In< https://elementidipastoraledigitale.wordpress.com/2017/02/27/la-chiesa-mediale-sfide-strutture-prassi-per-la-comunicazione-digitale/#more-1736>.

[5] A. SPADARO, «Le 6 grandi sfide della comunicazione digitale alla pastorale»,[ultima consultazione 03.20.2022],in < https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/notizie/attualita/le-6-grandi-sfide-della-comunicazione-digitale-alla-pastorale-32387>.

[6]Messaggio del santo padre Benedetto XVI dedica il messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali ai social network, 12 di maggio 2013. http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/messages/communications/documents/hf_ben-xvi_mes_20130124_47th-world-communications-day.html, Libreria Editrice Vaticana, 12 maggio 2013.

[7] Benedetto XVI nel suo Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni del 2013.

[8] Aparecida al n. 489.

[9] Evangelii Gaudium, 87.

[10] Cf. A. PALERMO, «La Chiesa mediale. Sfide, strutture, prassi per la comunicazione digitale», Paoline, Milano 2017. In <https://elementidipastoraledigitale.wordpress.com/2017/02/27/la-chiesa-mediale-sfide-strutture-prassi-per-la-comunicazione-digitale/#more-1736>.

[11] A. SPADARO, «Tecnologia e fede. Davvero l’uomo digitale è poco attento allo spirito »,[ultima consultazione il 5 de Dicembre 2018],in < https://www.avvenire.it/attualita/pagine/uomo-digitale-e-poco-attento-allo-spirito>

[12]A. SPADARO, «Le 6 grandi sfide della comunicazione digitale alla pastorale»,[ultima consultazione 03.20.2022],in < https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/notizie/attualita/le-6-grandi-sfide-della-comunicazione-digitale-alla-pastorale-32387>.

[13] » Messaggio del Santo padre Francisco  per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni 2014.

[14]  Evangelii Gaudium, 155.

[15] Messaggio del Santo padre Francisco per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni 2014.

[16] Gv 1,14

[17] Messaggio del santo padre Benedetto XVI  nel discorso a Parigi, 12 settembre 2008.

[18] A. SPADARO, «Le 6 grandi sfide della comunicazione digitale alla pastorale»,[ultima consultazione 03.20.2022],in < https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/notizie/attualita/le-6-grandi-sfide-della-comunicazione-digitale-alla-pastorale-32387>.

[19] Giovanni Paolo II, ai partecipanti al Convegno Parabole mediatiche. Fare cultura nel tempo della comunicazione, 9 novembre 2002

BIBLIOGRAFIA

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______, COSTITUZIONE PASTORALE SULLA CHIESA NEL MONDO CONTEMPORANEO Gaudium et Spes, 7 dicembre 1965, EV 1 (1962-1965) 1319-1644.

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FRANCISCUS PP., «Exortazione Apostolica Evangelii Gaudium» il 24 de novembre del 2013.

GIOVANNI PAOLO II, «Lettera enciclica: Redemptoris missio», Roma, presso S. Pietro, 7 dicembre 1993.

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  1. HAKER – Espazio, cyber-etica, cyber-teologia, Concilium, XLI (1/2005) 1-147.

Messaggio del Santo padre Francisco per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni 2014.

PALLERMO. A., « La Chiesa mediale. Sfide, strutture, prassi per la comunicazione digitale», Paoline, Milano 2017. [ultima consultazione 03.01.2022],  In <https://elementidipastoraledigitale.wordpress.com/2017/02/27/la-chiesa-mediale-sfide-strutture-prassi-per-la-comunicazione-digitale/#more-1736>.

PONTIFICIO CONSIGLIO DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI, La Chiesa e Internet, 22 febbraio 2002, LEV, Città del Vaticano 2002.

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V CONFERENCIA GENERAL DEL EPISCOPADO LATINOAMERICANO Y DEL CARIBE, Aparecida, 13-31 di magio de 2007.

 

P.ELISARDO ALFONSO NAVARRO AMAYA M.E




Il cristiano Cattolico presente nei social media

Chiamati ad essere presente in questa realtà

Ormai siamo immersi nel mondo dei social media, siamo invitati ad utilizzare questi mezzi per evangelizzare, non possiamo fare finta di questa realtà e dobbiamo trarre il meglio di questa tecnologia per comunicare la gioia del Vangelo e accettare il mandato di Gesù: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15).  Questo Vangelo è un incontro personale con Cristo come lo ricorda papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangeli Gaudium: “Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta”. (Evangeli Gaudium 3).

Il vaticano II, con il decreto su gli strumenti di comunicazione sociale, invitava il popolo di Dio al retto uso dei mezzi di comunicazione: “La Chiesa Cattolica giudica suo dovere predicare l’annuncio della salvezza anche mediante gli strumenti della comunicazione sociale, nonché indirizzare gli uomini al retto uso degli stessi”(I.M 3). Gli ultimi successori di Pietro: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e in modo speciale papa Francesco ci danno l’esempio di non avere paura davanti a questa era digitale.

 

 

 

 

Il messaggio ha sempre passato con gli strumenti del suo contesto

Fin dai primi tempi i cristiani, hanno utilizzato tutti i mezzi a disposizione nel loro contesto per annunciare il messaggio evangelico. La chiesa ha sempre tenuto a cuore il mandato di Gesù e è andata al di là delle barriere della geografia, portando la Buona Notizia con gli strumenti a sua disposizione, la storia ci ha lacciato traccia.

Viaggi missionari per la predicazione

Lettere alle comunità 

Libri

 

Teatro

immagini

Tutti questi modi hanno contribuito all’impegno dei cristiani nell’annuncio del Vangelo fino ad arrivare  all’epoca moderna, dove ci confrontiamo  ai nuovi strumenti di comunicazione che si presentano come un’opportunità per continuare ad annunciare la gioia del Vangelo. Come ci lo ricorda il Concilio Vaticano II, “Questi mezzi utilizzati correttamente, potranno essere di grande aiuto per continuare la nostra missione di discepoli missionari di Cristo”.

 

L’uso d’internet ha qualcosa a vedere con noi

La Lumen Gentium ci ricorda che “Ad ogni discepolo di Cristo incombe  il dovere di seminare per quanto gli compete la fede”. (L.G 17).  Questo dovere possiamo compierlo  nella semplicità della nostra vita. oggi tutti noi, almeno abbiamo uno smartphone, vediamo come ogni sorta d’informazione circola nei social media, perché non potere anche nella nostra quotidianità comunicare la nostra fede?

Come leggiamo nell’ Evangeli Gaudium: “È la gioia che si vive tra le piccole cose della vita quotidiana, come risposta all’invito affettuoso di Dio nostro Padre: «Figlio, per quanto ti è possibile, trattati bene … Non privarti di un giorno felice» (Sir 14,11.14). Quanta tenerezza paterna si intuisce dietro queste parole!”

A questo proposito è molto interessante vedere alcuni laici, sacerdoti, religiose che piano piano si hanno lasciato sedurre dell’invito di papa quando ci parla di “USCIRE” nell’ esortazione:  “La Chiesa “in uscita” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano. “Primerear – prendere l’iniziativa”: vogliate scusarmi per questo neologismo. La comunità evangelizzatrice sperimenta che il Signore ha preso l’iniziativa, l’ha preceduta nell’amore (cfr 1 Gv 4,10), e per questo essa sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi. Vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dell’aver sperimentato l’infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva. Osiamo un po’ di più di prendere l’iniziativa! Come conseguenza, la Chiesa sa “coinvolgersi”. (Evangeli Gaudium 24).

 

 

Quando farlo?

Il momento è adesso, la missione è perenne, il messaggio è costante, non bisogna aspettare una chiamata. questo è il campo che ci sta davanti, e questo ci richiama alla necessità di essere evangelizzatori. Ogni cristiano è portatore di questa gioia ed invitato a testimoniare una vita che irradia amore.

Papa Francesco invita i giovani nell’esortazione  post sinodale  “Christus vivit” «L’ambiente digitale caratterizza il mondo contemporaneo. Larghe fasce dell’umanità vi sono immerse in maniera ordinaria e continua. Non si tratta più soltanto di “usare” strumenti di comunicazione, ma di vivere in una cultura ampiamente digitalizzata che ha impatti profondissimi sulla nozione di tempo e di spazio, sulla percezione di sé, degli altri e del mondo, sul modo di comunicare, di apprendere, di informarsi, di entrare in relazione con gli altri. Un approccio alla realtà che tende a privilegiare l’immagine rispetto all’ascolto e alla lettura influenza il modo di imparare e lo sviluppo del senso critico… Internet e le reti sociali hanno creato un nuovo modo di comunicare e stabilire legami, e «sono una piazza in cui i giovani trascorrono molto tempo e si incontrano facilmente, anche se non tutti vi hanno ugualmente accesso, in particolare in alcune regioni del mondo. Essi costituiscono comunque una straordinaria opportunità di dialogo, incontro e scambio tra le persone, oltre che di accesso all’informazione e alla conoscenza. Inoltre, quello digitale è un contesto di partecipazione sociopolitica e di cittadinanza attiva, e può facilitare la circolazione di informazione indipendente capace di tutelare efficacemente le persone più vulnerabili palesando le violazioni dei loro diritti. In molti Paesi web social network rappresentano ormai un luogo irrinunciabile per raggiungere e coinvolgere i giovani, anche in iniziative e attività pastorali».

 

 

L’evangelizzazione digitale deve partire, se vuole essere comunicativa, dal legame Dio-uomo, da un Dio che discende per farsi comprendere, si apre verso l’esterno per poterlo conoscere

Ecco le parole che direbbe Gesù in quest’oggi a noi cristiani davanti alla sfida dei social media: Andate dunque, non avete paura. “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

 

 

Bibliografia

CONC. ECUM. VAT. II, Dec. Inter merifica, 3.

CONC. ECUM. VAT. II, Cost. Dogm. Sulla Chiesa Lumen Gentium“, 17.

Esort. Ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 24.

Esort. Ap. Christus vivit (25 marzo 2019), 86.

Raul Herrera Franco

 




PRETI IN CLERGYPHONE

Per relazioni digitali generative

 

INTRODUZIONE

 

Il digitale rappresenta senz’altro una straordinaria opportunità per l’uomo, e per il prete. Difatti, apre un ventaglio di possibilità che, però, occorre saper utilizzare bene nella pastorale. In quest’era di rivoluzione digitale, la tecnologia è divenuta un luogo da abitare, uno spazio in cui si intrecciano idee, volti, parole, opinioni, iniziative, emozioni, processi relazionali.

Il video del sacerdote youtuber don Alberto Ravagnani è uno dei tanti bei testimoni di «prete in clergyphone»[1].

 

https://youtu.be/NgU-XEJWYOg

 

Don Alberto Ravagnani – come tanti altri sacerdoti della sua generazione – usa i mass media, in particolare i social media, per raccontarsi, per dare la propria testimonianza. «La Chiesa è sempre stata presente laddove ci sono le persone. Gli spazi offerti dalla tv o dal web si aggiungono a quelli fisici. Gli uni non sostituiscono gli altri. Si è capito bene durante il recente lockdown quando i sacerdoti hanno aperto dei profili social perché dovevano tener chiuse, necessariamente, le chiese»[2].

 

Il prete influencer

 

Pastorale nell’onlife

Il presente articolo vuole offrire degli spunti per vivere relazioni digitali generative, che attuino una pastorale integrata nell’onlife. Il virtuale è molto più reale di quel che ci rendiamo conto. La realtà dell’on-line ha risvolti nella vita sensibile — in quanto c’è un rapporto tra reale e virtuale — ed è qui che si inserisce la nostra riflessione e il nostro impegno[3].

Difatti, ci sono connessioni e scambio di informazioni tra persone online, ma questo ha effetti sul mondo reale. Per questo è stato coniato il termine dell’onlife. Addirittura relazioni tra oggetti come un televisore, un’auto, un sensore stradale, un satellite… Per la prima volta, anziché creare delle macchine che si interfacciano con il mondo, stiamo modificando il mondo in modo che si possa interfacciare con le macchine!

Questo a riprova che pur essendo l’onlife immateriale, esso ha una cogenza concreta nella strutturazione della realtà, una cogenza sempre più significativa.

 

Le community dall’on-line all’on-life. Cambia la rete, cambia la pastorale

https://www.weca.it/tutorial/le-community-dallon-line-allon-life-cambia-la-rete-cambia-la-pastorale/

 

Ricordiamoci, tuttavia, che l’impegno nella comunicazione consiste nella chiarezza missionaria con cui si annuncia Chi abbiamo incontrato e che lo facciamo con gioia. «La nuova evangelizzazione si propone in questi contesti non come un dovere, un peso ulteriore da portare, ma come quel farmaco capace di ridare gioia e vita»[4].

 

Responsabili delle relazioni

Il sacerdote più che mai deve rispondere a questo rapido mutamento del mondo ripensandosi per rispondere adeguatamente all’umanità. Questo non significa snaturarsi, al contrario è il rimanere fedele alla sua missione di annunciare Cristo lì dove è presente l’uomo e la donna, nel qui ed ora.

 

Da qui il suo situarsi e progettarsi nel mondo, e nel mondo dell’onlife, come prete in clergyphone, ovvero con l’abito che lo veste, il clergyman integrato con lo smartphone. Il neologismo è stato ripreso dal libro del sacerdote della Diocesi di Concordia-Pordenone, nel Friuli, Giacomo Ruggeri. Nel suo testo «Prete in clergyphone» egli intraprende un discernimento e una formazione sacerdotale nelle relazioni digitali per il seminarista, il prete, il vescovo, il religioso che ha in tasca lo smartphone, mezzo che utilizza per pensare e decidere, pregare e celebrare, relazionarsi e incontrarsi, vivere e morire. L’uso di questo strumento, diventato non solo utilissimo, ma perfino necessario, comporta una nuova capacità di discernere che varca la soglia dell’avere o no il profilo social network[5].

 

Annunciare Cristo nei social

 

DAI NATIVI DIGITALI AI DIGITALI DISCERNENTI

 

«È finito, perciò il tempo di riflettere sul futuro della Chiesa, è tempo di mettere mano alla Chiesa del futuro»[6]. La Chiesa tutta, e i pastori in primis, deve prendere atto di una conversione paradigmatica, ovvero passare da una Chiesa che, tramite i suoi riti e le sue promesse, dà luce alla vita degli adulti ad una Chiesa che dà alla luce gli adulti che oggi servono grazie all’incontro con Cristo[7].

 

La missione del prete in rete

Con questa provocazione ci addentriamo al compito, alla missione, al ministero del prete in clergyphone. Certamente è un nativo digitale, cioè «è abituato fin da giovane o giovanissimo a utilizzare le tecnologie digitali, essendo nato nell’era della rete e di internet»[8].

 

Il nativo digitale

 

Conosce questa realtà, ne è immerso. La maneggia quasi in modo spontaneo, come se fosse connaturato in essa. Ed è qui che si inserisce la nostra riflessione. L’atto meccanico deve poter essere discreto, frutto di discernimento. Altrimenti, ci si lascia trascinare dalla corrente della rete senza capire l’indirizzo, il dove essa ci ha condotto.

 

Paradossalmente, per creare uno strumento digitale di relazioni egli perde ogni connessione reale con i suoi soci, dimostrando che l’inclusione digitale non significa necessariamente avere relazioni autentiche: siamo connessi, ma non necessariamente nel senso originale della parola, ovvero amici.

Però anche quando le relazioni sono autentiche, quando i contatti di Facebook sono persone che effettivamente desiderano avere un rapporto di amicizia e relazioni consistenti, possono essere sufficienti al bisogno di cura che l’essere umano porta con sé?[9]

 

«Amici» di Facebook

 

L’agire ecclesiale

Proprio perché l’uomo e la donna di oggi si sentono profondamente a casa nella socialità digitalizzata, il prete può fare la differenza, può essere presenza dell’agire ecclesiale. Questo suo mettersi in rete è motivato dalla constatazione che «dove c’è la persona, lì vi è un’esistenza in relazione, in interazione, sempre e comunque»[10]. A questo soggiace la base teologica dell’incarnazione che non è stato solo l’evento mirabile di 2000 anni fa, ma è proprio lo stile dell’agire stesso di Dio[11].

 

Profilo «incarnato» di Gesù

 

Col cuore di Cristo

In questo il sacerdote, in quanto pastore col cuore di Cristo, può affiancarsi alle persone, aiutandoli e accompagnandoli nell’esercitare il discernimento nel digitale. Questo ministero è «il servizio della consapevolezza profonda, quell’invito ad aprire gli occhi nel flusso delle connessioni digitali su ciò che scrivo, nella foto che posto, nel commento che lascio, nel profilo che apro perché imparo a decifrare, riconoscere, distinguere, capire, riflettere, accettare, accogliere, scegliere, decidere e agire con digitale intelligenza»[12].

 

Chiamati all’amicizia

 

Il prete, proprio perché ha intenzione di promuovere un processo di relazione digitale generative, non fa le cose da solo; «dovrebbe accogliere con gratitudine e addirittura cercare e promuovere questa fraterna chiarezza dei collaboratori»[13].

 

Con quale stile, dunque, il prete è chiamato ad abitare il digitale? Con il ministero di servizio che è quello del cuore di Cristo. Difatti, l’identità del presbitero, come quella di ogni cristiano, deriva dalla relazione con Gesù. È un’identità donata da riattingere sempre nel rapporto con Chi l’ha concessa. È proprio perché il prete è il rappresentante di Gesù che da Lui apprende la modalità di essere, ed è sempre Gesù che porta senso e traccia la via di azione.

 

PUNTI DI DEONTOLOGIA DIGITALE SACERDOTALE

 

Prima di affrontare lo stile delineato precedentemente, si rende necessario ribadire che il sacerdote agisce nella persona della Chiesa ed è nella Chiesa che ritrova continuamente «una identità da rimodellare nell’incontro con Colui che ha fatto percepire originariamente di aver trovato grazia ai suoi occhi»[14].

 

Per esercitare come sacerdote lo stile di consapevolezza e di discernimento nelle relazioni social network.

 

1) Tutti i mezzi di comunicazione sono beni dati in dono e per questo ne implicano una conoscenza matura e responsabile.

 

2) Vi è una relazione reciproca tra l’essere umano e il mondo digitale, dunque una circolarità costante nella vita del sacerdote espressa nell’onlife.

 

3) Il sacerdote deve saper cercare e trovare Dio nei luoghi e nelle persone, dunque anche nelle dinamiche digitali.

 

4) Tre verbi indicano quella cura pastorale che regola la relazione nei social network: avvertire, sentire, nominare. La non cura – espressa in superficialità e in prudenza – può costargli caro.

 

5) La presenza del sacerdote nel digitale è già comunicazione della sua identità prima ancora che delle sue azioni, come commenti, inserimenti di foto o video, post.

 

Nello stare on-life si annuncia quanto ci è a cuore il Vangelo

 

6) L’apertura di profili social deve essere preceduta da motivazioni oneste da verificare e ridimensionare nel corso del tempo.

 

7) Essere consapevoli delle molte dipendenze inconsce che la rete digitale può ingenerare e dunque influire sul proprio mandato missionario.

 

8) L’essere sacerdote in rete implica una responsabilità e una esposizione maggiore. Occorre prudenza affinché le proprie azioni non si trasformino in tragedia.

 

9) Importante è l’amicizia e la confidenza col proprio presbiterio che non solo può ascoltare le problematiche sorte in rete, ancor più può aiutare a risolvere le questioni sorte nelle dinamiche digitali.

 

10) Il sacerdote può cogliere questo ambito digitale come grazia per coltivare l’appartenenza ecclesiale della sua esistenza a servizio del regno di Dio[15].

 

CONCLUSIONE

 

In conclusione, possiamo affermare che è positivo il fatto che la Chiesa, attraverso i pastori, sia presente nell’ambito dei social e nella rete internet in generale. Tuttavia, «ci si dimentica troppo spesso che in primo luogo la testimonianza non è relegata solamente nell’ambito del “fare”, ma soprattutto che essa, alla sua origine e a livello esteriore, si pone come un “dire”»[16].

 

Siamo veicoli che portano alla luce il potenziale nascosto

 

Per questo motivo occorre non solo una maggiore attenzione a ciò che si pubblica ma anche una sorta di professionalismo che permette un ministero della cura che genera realmente relazioni. In questo dinamismo è importante tra i presbiteri e al contempo con i laici comunicarsi le proprie esperienze, dialogare. In fondo,

per essere agenti di mutamento essi debbono essere contemplativi nel cuore, capaci di sentire la Parola di Dio in mezzo al pianto dei bambini, scorgendone il Volto oltre il velame sudicio della miseria. […]

In questa prospettiva il ministro diventa un catalizzatore cioè una persona in grado di portare alla luce il potenziale nascosto della comunità, avviandola ad una azione sociale creativa[17].

 

Ecco allora l’identità e la missione dei preti in clergyphone che abitano il digitale per relazioni generative volte ad essere fedeli al mandato di Cristo nella Chiesa.

 

Davide Lai

studente del II anno Filosofia,

Istituto Teologico Leoniano di Anagni

 

SIGLE E ABBREVIAZIONI

 

capp.               capitoli

Cf.                   Confronta

ed.                  editor (= a cura di)

Ibid.                Ibidem (=in quello stesso luogo)

vol.                  volume

WeCa              Web Cattolici

 

BIBLIOGRAFIA

 

Armando Matteo, Pastorale 4.0. Eclissi dell’adulto e trasmissione della fede alle nuove generazioni, Milano 2020.

Giacomo Canobbio, Inviati per servire. Ripensare il ministero, Brescia 2020.

Giacomo Ruggeri, Prete in clergyphone. Discernimento e formazione sacerdotale nelle relazioni digitali, Trapani 2008.

Gianfranco Poli – Marco Cardinali, La comunicazione in prospettiva teologica, Torino 1998.

Giorgio Agagliati, Poche chiacchiere! Come comunicare bene in parrocchia, Torino 2018.

Henri Jozef Machiel Nouwen, Ministero creativo, Brescia 2008.

Luca Peyron, Incarnazione digitale. Custodire l’umano nell’infosfera, Torino 2019, 32.

Sinodo dei Vescovi, La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Lineamenta, Città del Vaticano 2011.

 

SITOGRAFIA

 

Alberto Ravagnani, Scienza e fede: chi ha ragione?: < https://youtu.be/NgU-XEJWYOg>.

Giovanni Molaschini, Viaggio nel mondo dei preti influencer: <https://www.rollingstone.it/pop-life/viaggio-nel-mondo-dei-preti-influencer/525252/>.

Treccani [ed.], «Nativo digitale»: <https://www.treccani.it/vocabolario/nativo-digitale_(Neologismi)/>.

WeCa [ed.], Le community dall’on-line all’on-life. Cambia la rete, cambia la pastorale: <https://www.weca.it/tutorial/le-community-dallon-line-allon-life-cambia-la-rete-cambia-la-pastorale/>.

 

Diritti d’autore per immagini e video

Le immagini e i video in articolo sono presi dalla rete, sono pubbliche. Si usano senza finalità di lucro.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

 

[1] Cf. Alberto Ravagnani, Scienza e fede: chi ha ragione?: <https://youtu.be/NgU-XEJWYOg>, [ultima consultazione: 03.12.2021].

[2] Cf. Giovanni Molaschini, Viaggio nel mondo dei preti influencer: <https://www.rollingstone.it/pop-life/viaggio-nel-mondo-dei-preti-influencer/525252/>, [ultima consultazione: 03.12.2021].

[3] Cf. WeCa [ed.], Le community dall’on-line all’on-life. Cambia la rete, cambia la pastorale: <https://www.weca.it/tutorial/le-community-dallon-line-allon-life-cambia-la-rete-cambia-la-pastorale/>, [ultima consultazione: 03.12.2021].

[4] Sinodo dei Vescovi, La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Lineamenta, Città del Vaticano 2011, 99.

[5] Cf. Ruggeri, G., Prete in clergyphone. Discernimento e formazione sacerdotale nelle relazioni digitali, Trapani 2008.

[6] Matteo, A., Pastorale 4.0. Eclissi dell’adulto e trasmissione della fede alle nuove generazioni, Milano 2020, 12.

[7] Ibid.

[8] Treccani [ed.], «Nativo digitale»: <https://www.treccani.it/vocabolario/nativo-digitale_(Neologismi)/>, [ultima consultazione: 03.12.2021].

[9] Peyron, L., Incarnazione digitale. Custodire l’umano nell’infosfera, Torino 2019, 32.

[10] Ruggeri, G., Prete in clergyphone. Discernimento e formazione sacerdotale nelle relazioni digitali, Trapani 2008, 93.

[11] Cf. Ibid., 94.

[12] Ibid., 95.

[13] Agagliati, G., Poche chiacchiere! Come comunicare bene in parrocchia, Torino 2018, 149.

[14] Canobbio, G., Inviati per servire. Ripensare il ministero, Brescia 2020, 81.

[15] Cf. Ruggeri, G., Prete in clergyphone. Discernimento e formazione sacerdotale nelle relazioni digitali, Trapani 2008, 143-144.

[16] Poli, G. F. – Cardinali, M., La comunicazione in prospettiva teologica, Torino 1998, 89.

[17] Nouwen, H. J. M., Ministero creativo, Brescia 2008, 95.




T’incontro nella comunione

Educarci alla comunicazione

 

Iperconnessi è lo stato in cui attualmente ci troviamo e ne ha parlato molto bene anche il cantautore Vasco Brondi. Siamo nell’era digitale e ci domandiamo come abitare questo mondo? Ecco, allora, T’incontro nella comunione, una proposta nata dalla programmazione del Progetto Policoro Regionale del Lazio «sollecitati dalla pubblicazione della Fratelli tutti[1] e dalla preparazione della 49a edizione delle settimane sociali dal tema Il pianeta che speriamo»[2]. Questa offerta formativa

ha come obiettivo la formazione e l’avvio di un percorso di conoscenza delle realtà giovanili sul territorio regionale, al fine di progettare una nuova esperienza di formazione regionale. […]

[La mission è quella di] una pastorale che risponda ai bisogni di singoli territori e che accolga anche il respiro di prospettive più ampie, che tenda a unire le risorse, coinvolga in un pensiero che doni senso di realtà e al tempo stesso non trascuri di essere vicino al cammino di ciascuno. […] [È una] opportunità per migliorare il servizio nelle diocesi e nei territori.

La pastorale è infatti organica, richiede più sguardi e diversificazione di funzioni per essere: la voce di una sola Parola e le mani di molti modi di farsi carità[3].

 

Mi sono lasciato ispirare dal primo modulo della serie di webinar formativi inerente alla comunicazione, tema emergente nel mondo educativo giovanile e che la situazione pandemica ha reso ancora più urgente. Fruttuosa è stata la collaborazione al progetto di molti uffici regionali. Oltre al coordinamento regionale del Progetto Policoro Lazio hanno interagito gli uffici regionali di Pastorale Giovanile, di Pastorale Sociale e del Lavoro, delle Comunicazioni Sociali e di Pastorale Vocazionale.

 

 

Proposta

 

La proposta di un possibile percorso per educarci alla comunicazione in quest’era di iperconnessione si compone di due parti: nella prima desidero parlarvi dell’oggetto, il cosa, il contenuto, ossia «comunicare, volto di una comunità in comunione»; poi cercherò di tratteggiare lo stile, il come, l’attività ovvero «educaci alla comunicazione, la comunione all’opera».

 

Mio intento sarà quello di incontrarci nella comunione, quella di Dio, per sentirci ed essere Chiesa, comunità che cammina rivolta verso l’Uno e Trino e che si incontra educandosi alla comunicazione. Comunicare oggi nell’era digitale richiede un linguaggio che sia digitale.

Mai l’uomo sarebbe riuscito a scoprire l’intimità di Dio se questo non si fosse manifestato o rivelato. […] Il Dio della fede cristiana si è rivelato come un Dio trinitario, nel quale coincidono l’unità e la pluralità, un solo Dio e tre persone, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. […] Solo a partire dalla comunione intratrinitaria si può comprendere il progetto di comunione e comunicazione che definisce la vocazione dell’umanità secondo la fede cristiana; solo a partire dalla comunione intratrinitaria si può comprendere il valore e il significato della comunione umana[4].

 

Occorre stabilirsi e non fuggire questo «continente digitale»[5] e «pensare come possiamo sfruttare le potenzialità dei media di comunicazione che dovrebbero diventare un luogo da abitare: esserci dentro per capire contenuti e dinamiche e accompagnarlo, per far sì che diventi uno strumento della Grazia»[6].

Per fare questo non possiamo stare da soli, ma sentirci parte di questo continente digitale e riscoprire la dimensione della prossimità e della missionarietà che è precipua della fede cristiana. Incontrarci anche con l’uso dei social e dei mezzi che la comunicazione di massa mette a disposizione ci renderà compagni di viaggio. «Ciò che mette in relazione le persone è la comunicazione. Mi piace sottolineare come in italiano esistono due parole che si avvicinano molto tra di loro e ci fanno comprendere questo significato: la parola “comunicazione” e la parola “comunione”»[7].

 

In comunione, possiamo sentirci «comunità digitale» reale tanto quanto una comunità territoriale, dunque capace di comunicare e annunciare il Vangelo, sebbene con modalità precise e linguaggi precipui, così come sarà più avanti meglio specificato.

 

COMUNICARE, VOLTO DI UNA COMUNITÀ IN COMUNIONE

 

La parola “comunicare” viene dal latino cum-munus e vuol dire portare insieme un munus, ovvero un dono che è al contempo un impegno

 

È doveroso definire, mettere una linea di contorno circa il termine «comunicare» per intendere univocamente il suo significato e non generare equivoci. «La parola “comunicare” viene dal latino cummunus e vuol dire portare insieme un munus, ovvero un dono che è al contempo un impegno. Munus ha, infatti, entrambi i significati: dono e impegno, regalo e onere. La comunicazione è quindi sempre un evento dialogico, avviene tra almeno due persone: non sono io che comunico, ma siamo noi che comunichiamo»[8].

 

Non ho alcuna pretesa di esaurire il tema della comunicazione e in particolare quella digitale. Non mi vorrei lasciare assorbire dall’assillo quotidiano dell’essere al corrente di tutto e nel minor tempo possibile[9]. Lo spirito che mi anima è quello di metterci in cammino, in comunione, nel continente digitale; offrire il mio contributo condividendo e mettendomi dunque in dialogo con altri compagni. Lo stile è proprio quello di Dio che chiama ogni uomo alla comunione con Lui al di là dei propri talenti, capacità, abilità, ecc. «Fuori dalla relazione non c’è comunicazione, non c’è comunione, non c’è vita»[10].

 

L’impegno della chiarezza e del dono gratuito

La realtà dell’on-line ha risvolti nella vita sensibile — in quanto c’è un rapporto tra reale e virtuale — ed è qui che si inserisce la nostra riflessione e il nostro impegno

 

Circoscritto il verbo comunicare, occorre fare una precisazione che è premessa importante nell’atto della comunicazione. Ci muoviamo nel mondo digitale non per conquistarlo, per avere primariamente uno spazio, ma per rispondere al dono gratuito dell’incontro con una Persona, Cristo Gesù, che — come ha ricordato papa Benedetto XVI — «dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva»[11].

È l’Amore che muove tutto, che crea, che ci mette in movimento. «Perché, se qualcuno ha accolto questo amore che gli ridona il senso della vita, come può contenere il desiderio di comunicarlo agli altri?»[12]. Ecco cosa comunicare: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10, 8). Il dono che Dio vuole fare a tutti gli uomini è se stesso, il «Dio con noi» (Mt 1, 23), la sua compagnia per le strade della vita, la sua luce. Sono doni senza prezzo, che superano ogni nostra capacità di restituzione e ricompensa.

 

Che bello scoprire che non siamo soli né i soli ad aver incontrato Cristo, ma c’è tutta una comunità in comunione col medesimo Padre che lo comunica con gioia. È la gioia del Vangelo da comunicare e da tramettere anche nel mondo digitale. Una gioia che non si codifica, ma che traspare dal modo con cui lo si comunica. Occorre dunque fermarci per formarci alla comunione divina e ricordarci che il virtuale è reale[13].

 

 

Per rendere comprensibile questo passaggio si utilizza nel linguaggio digitale il termine on-life[14]Il virtuale è molto più reale di quel che ci rendiamo conto. La realtà dell’on-line ha risvolti nella vita sensibile — in quanto c’è un rapporto tra reale e virtuale — ed è qui che si inserisce la nostra riflessione e il nostro impegno.

Ricordiamoci che l’impegno nella comunicazione consiste nella chiarezza missionaria con cui si annuncia Chi abbiamo incontrato e che lo facciamo con gioia. «La nuova evangelizzazione si propone in questi contesti non come un dovere, un peso ulteriore da portare, ma come quel farmaco capace di ridare gioia e vita»[15].

 

La disponibilità ad accogliere e far maturare

Nel continente digitale c’è tutto un mondo pieno di occasioni per manifestare il volto di una comunità in comunione, quella cristiana

 

Dopo la premessa maggiore che «la Chiesa conosce un solo criterio per rinnovare ogni giorno la speranza: [ovvero] essa sa che “fedele è Dio”, dal quale siamo stati “chiamati alla comunione del Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!” (1Cor 1,9)»[16], ci disponiamo ad un rinnovato slancio missionario nell’ambiente digitale che «richiede non solo di abitarlo e di promuovere le sue potenzialità comunicative in vista dell’annuncio cristiano, ma anche di impregnare di Vangelo le sue culture e le sue dinamiche»[17].

 

Nel continente digitale c’è tutto un mondo pieno di occasioni per manifestare il volto di una comunità in comunione, quella cristiana. È un «luogo di vita [che] offre tante opportunità inedite, soprattutto per quanto riguarda l’accesso all’informazione e la costruzione di legami a distanza, ma presenta anche rischi»[18]. Comunicare, allora, non è solo uno spostamento e scambio di ordine materiale, quantificato in termini di bit — dall’inglese binary digit, numero binario — ma spazio di amicizia. Il rischio di massificazione o di generazione di «nuove individualità solitarie capaci di comunicare con tutti, ma senza intimità personale con nessuno»[19] è dentro la rete, e proprio per questo non si può restare fermi.

 

La disponibilità ad accogliere l’impegno di abitare, interagire, formarsi nel continente digitale non vuole rispondere subito a un’urgenza, come ad esempio quella dell’attuale situazione pandemica che ha richiesto un lockdown e la riduzione del movimento fisico — che ha permesso di ampliare in maniera esponenziale l’attività in rete — ma per essere fedeli alla missione di Cristo. «Dunque, la fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo. Ora io dico: forse non hanno udito? Tutt’altro: Per tutta la terra è corsa la loro voce, e fino agli estremi confini del mondo le loro parole» (Rm 10, 17-18). La maturazione personale e comunitaria di questo mandato ci farà trasmettere quel volto di una comunità in comunione che sa riflettere l’ardore e la passione per Gesù e comunicare on-life questa Buona Notizia.

 

EDUCARCI ALLA COMUNICAZIONE, LA COMUNIONE ALL’OPERA

 

I discepoli di Cristo comunicano l’amore di Dio per l’umanità esprimendolo con la propria vita e in tutti gli ambiti della vita, anche quello digitale

 

Come esprimere la comunione che noi cristiani viviamo? «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13, 35). I discepoli di Cristo comunicano l’amore di Dio per l’umanità esprimendolo con la propria vita e in tutti gli ambiti della vita, anche quello digitale. Occorre educarci alla comunicazione e questo non lo si fa elaborando teorie, ma facendo comunione, vivendo la comunione di Gesù Cristo col Padre, nello Spirito Santo. È una vocazione impegnativa, anzi è una chiamata alla responsabilità e la rinuncia comporterebbe il non desiderare un futuro buono, una vita piena.

 

Non tratterò di modalità esecutive, di tecniche per comunicare in modo efficace ed efficiente, ma mio intento è quello di «suscitare una consapevolezza culturale e spirituale che possa riversarsi in un’azione soprattutto educativa rispetto agli aspetti critici legati all’infosfera. […] L’infosfera non è uno strumento, ma è l’ambiente popolato dalle informazioni, in cui vivono le informazioni e in cui anche noi viviamo»[20].

 

«È finito, perciò il tempo di riflettere sul futuro della Chiesa, è tempo di mettere mano alla Chiesa del futuro»[21]. Questo senza dimenticare la propria tradizione e anche gli esempi di educazione alla comunicazione di persone che con la propria vita hanno reso testimonianza al Vangelo e donato vie percorribili per vedere come la comunione è all’opera. Sono esistenze generose che hanno annunciato quanto prima hanno ricevuto e che nella trasmissione di questo dono anche noi oggi godiamo dei frutti vivi e operanti nella vita della Chiesa[22].

 

Gesù Cristo, modello di educatore comunicativo

L’evangelizzazione digitale deve partire, se vuole essere comunicativa, dal legame Dio-uomo, da un Dio che discende per farsi comprendere, si apre verso l’esterno per poterlo conoscere

 

Il modello esemplare cui ispirarsi per rispondere alla necessità di educare l’uomo per una vita responsabile nell’era della comunicazione di massa anche digitale è Gesù Cristo.

Quando il Concilio di Firenze sintetizza il mistero della comunione trinitaria non fa altro che presentare, pur in maniera inconsapevole, un modello perfetto di comunicazione: “Per questa unità il Padre è tutto nel Figlio, tutto nello Spirito Santo; il Figlio è tutto nel Padre, tutto nello Spirito Santo; lo Spirito è tutto nel Padre, tutto nel Figlio” (DS 1331). […]

Dio assume l’iniziativa di comunicarsi, ma la realizza in una maniera particolare che è quella di farsi carne, tempo, divenire, come l’uomo con il quale vuole entrare in contatto. Sembra che valgano anche per Dio, dunque, due degli assiomi fondamentali del processo comunicativo: è impossibile non comunicare ed è impossibile comunicare senza definire correttamente la relazione[23].

 

L’evangelizzazione digitale deve partire, se vuole essere comunicativa, dal legame Dio-uomo, da un Dio che discende per farsi comprendere, si apre verso l’esterno per poterlo conoscere. Così il linguaggio digitale deve essere concepito: un dare l’occasione propizia in rete di essere comprensibili, di trasmettere in questo canale la Grazia ricevuta e comunicarlo gratuitamente, senza aspettarsi un tornaconto, una resa.

 

Educarci

 

È proprio nello spirito dell’educare il tirare fuori ciò che di bello ciascuno ha dentro di sé; al tempo stesso non si retrocede, perché si è disposti a essere in comunione, a dialogare, a farsi accompagnare, a lasciarsi educare. È un cammino da fare insieme, in sinodalità.

«Il mio volto camminerà con voi» (Es 33,14). Cercare un volto è quello che tutti noi abbiamo fatto sin dal principio della nostra esistenza. Saremo volto di una comunità in comunione se saremo disposti a farci compagni di viaggio, in una relazione aperta dove possono intrecciarsi vite con l’occasione del virtuale che è reale.

 

Questa comunione all’opera ci fa testimoni credibili e appassionati oltre che umani e avvicinabili. Così i cristiani possono comunicare la propria esperienza di fede. La dimensione relazionale, lo scambio reciproco risulta essere vitale. Da solo il linguaggio digitale, gli elaborati elettronici, il tweet, la story di Instagram, ecc. «potranno anche fornire un numero sempre più copioso e certo di informazioni, ma non saranno mai in grado di produrre una testimonianza. L’aspetto singolare della testimonianza, rispetto all’esperienza, è la sua estroversione, cioè il suo indirizzarsi all’altro. […] La testimonianza si rivolge all’altro, è all’altro che il testimone vuole comunicarsi»[24].

 

Relazionarci

 

Non basta essere sempre connessi, ma è evidente che è necessario essere realmente in relazione. Dio, infatti, «si rivelò, in parole e in atti, al popolo che si era acquistato come l’unico Dio vivo e vero, in modo tale che Israele sperimentasse quale fosse il piano di Dio con gli uomini e, parlando Dio stesso per bocca dei profeti, lo comprendesse con sempre maggiore profondità e chiarezza e lo facesse conoscere con maggiore ampiezza alle genti» (DV 14). Non ci si può limitare, perciò, a postare un messaggio, a condividere una immagine bella, a reindirizzare verso meditazioni profonde, ecc. Bisogna abitare il continente digitale, entrare nelle storie umane e discorrere. Comunicarsi indicherà così sia comunione, lo stare uniti, in relazione, sia comunicare, trasmettere la Parola con la propria vita condivisa.

 

Gesù in questo è maestro e pedagogo, è la chiave ermeneutica. «Non si tratta tanto di inventare cose nuove, quanto di cominciare a dare nuovo vigore a ciò che in molti casi già esiste»[25]. Gesù Cristo è il modello per eccellenza di educatore comunicativo. A Lui ci rivolgiamo e preghiamo e possiamo anche ispirarci a degli esempi di persone — che saranno presentate di seguito — che hanno donato la loro vita per annunciare il Vangelo, servendosi dei mezzi che il loro tempo offriva.

 

Esempi di educazione alla comunicazione

 

Interagire con un mondo reale e virtuale[26] non è cosa da poco, ma un’indicazione principe può fare chiarezza su questa realtà: «la social-pastorale non esiste, evangelizzazione e pastorale presuppongono l’incontro, la comunità reale e non la virtual community. L’uso dei social, quindi, deve ispirarsi a questo criterio guida: non c’è comunicazione, non ci sono relazioni che vivono solo online. Il virtuale è utile strumento di collegamento […] ma sempre funzionale all’incontro personale»[27].

 

Beato Giacomo Alberione

Un grande esempio di comunicatore del Vangelo che ha saputo per primo evangelizzare con i mezzi di comunicazione sociale: il beato Giacomo Alberione

 

A tal proposito non si può non riportare un grande esempio di comunicatore del Vangelo che ha saputo per primo evangelizzare con i mezzi di comunicazione sociale: il beato Giacomo Alberione. Possiamo da lui riprendere il metodo utilizzato e attuarlo in chiave paradigmatica per la comunicazione digitale. Occorre una formazione, una certa professionalità perché

i contenuti del messaggio di salvezza, per essere trasmessi attraverso i mezzi di comunicazione, si devono tradurre secondo i canoni propri di tali mezzi, i quali hanno un loro linguaggio e metodo e leggi propri. Perciò, da chi opera in essi, si richiede alta capacità professionale e vera statura apostolica. La prima garantisce il rispetto della dinamica propria degli strumenti; la seconda, l’autenticità del messaggio[28].

Il lavoro è molto, ma non è impossibile se si ha una visione cristocentrica che guarda a — come spesso soleva ripetere don Alberione — Gesù Cristo Via, Verità e Vita. La relazione personale con Lui è trasformante.

 

Il beato Alberione soleva dire: «Il Signore accende le lampadine in avanti, man mano che si cammina ed occorre; non le accende tutte, subito all’inizio, quando ancora non occorrono; non spreca la luce; ma la dà sempre a “tempore opportuno”»[29].

San Paolo VI — che conosceva a fondo lo spirito e l’attività della sua Famiglia Paolina e ammirava profondamente il suo fondatore — ne ha tracciato un profilo sintetico e stupendo:

Eccolo: umile, silenzioso, instancabile, sempre vigile, sempre raccolto nei suoi pensieri, che corrono dalla preghiera all’opera (secondo la formula tradizionale: “ora et labora”), sempre intento a scrutare i “segni dei tempi”, cioè le più geniali forme di arrivare alle anime, il nostro Don Alberione ha dato alla Chiesa nuovi strumenti per esprimersi, nuovi mezzi per dare vigore e ampiezza al suo apostolato, nuova capacità e nuova coscienza della validità e della possibilità della sua missione nel mondo moderno e con mezzi moderni[30].

 

Beato Carlo Acutis

Il beato Acutis utilizzava i moderni mezzi di comunicazione informatici di cui era uno straordinario conoscitore. Aveva una così tanta passione e intelligenza riguardo ai computer e alla programmazione da essere nominato un «genio dell’informatica in cielo»

 

Altro beato è il giovane Carlo Acutis: «Eucaristia e computer, adorazione e libri di scuola, rosario e Facebook mi spingono a immaginare patrono del web e protettore di tutti i cybernauti questo ragazzo di 15 anni, “patito” di internet come i suoi coetanei, per di più convinto che debba diventare “veicolo di evangelizzazione e di catechesi”»[31].

Il beato Acutis utilizzava i moderni mezzi di comunicazione informatici di cui era uno straordinario conoscitore. Aveva una così tanta passione e intelligenza riguardo ai computer e alla programmazione da essere nominato un «genio dell’informatica in cielo»[32]. Nella sua parrocchia ha predisposto anche il sito internet.

 

Oltre all’affidabilità informatica, rendeva una testimonianza appassionata per l’Eucaristia, la sua “autostrada” per il Cielo. Carlo ha saputo dominare le tecnologie e le ha usate per diffondere il grande amore che aveva per l’Eucarestia. Ognuno di noi ha un dono, è dono che può mettere a disposizione e al servizio del bene.

 

Comunichiamo personalmente

 

Questi soli due esempi rimandano, oltre a ciò che hanno operato nella pastorale delle comunicazioni, anche e soprattutto allo sguardo da rivolgere a Cristo. In Lui hanno attinto la forza e Lui hanno cercato di imitare nel dare la vita, spendere tutta la loro esistenza. Sono stati meditatori, «mezzi di comunicazione», in riferimento alla mediazione di Cristo nei confronti del Padre. È in questa comunione con Dio che hanno potuto comunicare, operare. Lo sguardo verso Dio ci educa e tira fuori di noi come e cosa fare.

 

Una modalità di comunicazione che può funzionare davvero nel digitale, come certamente nel reale, è

da singolo a singolo. […] [Così si coglierà] che il destinatario sono proprio io, non un io qualunque e indifferente, o peggio indifferenziato. Devo percepire che è per me: devo sentire quello sguardo di Gesù per il discepolo amato, quello per lui e per lui solo. […] Quello che si deve cercare di generare non è tanto e non solo un messaggio che sia intellegibile e personalizzato, ma creare una conversazione su quel messaggio. […] Non è l’annuncio di Cristo che prima di tutto dobbiamo dare, ma l’annuncio che Cristo ha un messaggio, un messaggio per te[33].

 

Il Signore ci chiama per nome e con noi si intrattiene, discorre. «Venite e vedrete» (Gv 1, 39) risponde Gesù a chi Lo cerca, a chi desidera conoscere dove dimora il Maestro.

Anche noi possiamo far suscitare nel continente digitale la ricerca di Cristo quando chiamiamo per nome, quando conversiamo per queste vie social, quando accendiamo il desiderio di dialogare personalmente e rendiamo testimonianza della comunione all’opera. Ed essendo così, Dio ci educherà alla comunicazione, ci tirerà fuori il «che devo dire» (cf. Gv 12, 27) e fare.

 

 

In comunione

 

Mi avvio alla conclusione comunicandovi che ho cercato di illustrare le condizioni che renderanno possibile l’incontrarsi nella comunione di Dio, dando alcuni spunti scritturistici, teologici, cristocentrici, con esempi di vita spesa per la pastorale delle comunicazioni, per la missione d’incontrare l’altro. Non è un cammino, un operato in solitaria, ma in comunione della Chiesa tutta. In questo «sguardo fisso al futuro, già [si] scorge con immensa fiducia e caldo amore le meraviglie che a piene mani gli promette la già iniziata epoca spaziale della comunicazione sociale [e digitale]»[34].

Questa immensa fiducia riposta nella fedeltà di Dio ci fa guardare il mondo con occhi nuovi. La pastorale digitale così vissuta sarà impregnata dall’amore comunionale di Dio che si dona tutto per tutti e che attrae tutti a Sé. Perciò, mettiamoci in rete, nel continente digitale, in cerca di altri, educandoci alla comunicazione, quella imparata da un Altro e che per nome dell’Altro fa conoscere questo tesoro grandioso: l’incontro nella comunione.

 

Allora non si tratta di fare cose nuove, ma di fare nuove tutte le cose. «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21, 5). «Non dovete però pensare a quello che già fate, perché se no fate degli aggiustamenti. Mettete per un attimo tra parentesi quello che state facendo, e provate a raccontarvi tra di voi (la nostra è una fede narrativa) come sarebbe più bello, come sarebbe più importante, cosa è più importante, cosa può essere più attraente, più essenziale per le persone che incontriamo»[35].

 

Incontrando Gesù Cristo nella sua comunione diventeremo noi per primi quello a cui siamo chiamati, ossia essere santi. E con la testimonianza di vita — anche nel digitale — comunicheremo quel che viviamo e potremo così dire in modo credibile: «T’incontro nella comunione».

 

Paolo Larin

studente del II anno Filosofia,

Istituto Teologico Leoniano di Anagni

 

SIGLE E ABBREVIAZIONI

 

1Cor               1 Corinzi

Ap                   Apocalisse

Cf.                  Confronta

cur.                 curavit (=a cura di)

dir.                  direxit (=diretto da)

DS                  H. Denzinger – A. Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum definitionum

                       et declarationum de rebus fidei et morum.

DV                  Dei Verbum

ecc.                eccetera

Es                   Esodo

Gv                   Giovanni

Ibid.                 Ibidem (=in quello stesso luogo)

LG                   Lumen Gentium

Mt                    Matteo

op.                   ordo predicatorum (=ordine dei predicatori, domenicani)

Rm                  Romani

ssp.                 Società San Paolo

tr.                     traduttore

 

BIBLIOGRAFIA

 

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SITOGRAFIA

 

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                            , Esortazione apostolica post-sinodale Christus vivit del santo padre Francesco ai giovani e a tutto il popolo di Dio (24 marzo 2019), 86-90, [ultima consultazione: 28.05.2021].

                             , Lettera enciclica Fratelli tutti del santo padre Francesco sulla fraternità e l’amicizia sociale (3 ottobre 2020), [ultima consultazione: 28.05.2021].

Paolo VI, papa, Discorso di Paolo VI ai partecipanti al capitolo generale della pia società san Paolo (28 giugno 1969), [ultima consultazione: 28.05.2021].

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

 

[1] Cf. Francesco, papa, Lettera enciclica Fratelli tutti del santo padre Francesco sulla fraternità e l’amicizia sociale (3 ottobre 2020), [ultima consultazione: 28.05.2021].

[2] Scigliuzzo, A., Un corso rivolto a tutte le realtà del territorio, Lazio Sette. Supplemento di Avvenire, 14 febbraio 2021, 1.

[3]                       , Comunicazione e accompagnamento. 12 webinar in due moduli per una formazione integrale, Millestrade. Mensile d’informazione della Diocesi Suburbicaria di Albano, anno 14 n. 129, febbraio 2021, 5.

[4] Martínez Díez, F., op., «Teologia della comunicazione», in Benito, A. [dir.], Dizionario di scienze e tecniche della comunicazione, Milano 1999, 1257.

[5] Cf. Benedetto XVI, papa, Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia. Messaggio del santo padre Benedetto XVI per la XLIII giornata mondiale delle comunicazioni sociali (24 maggio 2009), [ultima consultazione: 28.05.2021].

[6] Rocco, M., «Social ed evangelizzazione», in Leonianum (2019-2020), 7.

[7] Epicoco, L. M., Marta, Maria e Lazzaro. Tre meditazioni sui legami e l’amicizia, Perugia 2019, 33.

[8] Piccolo, G., Pensiero incompleto. Breve introduzione alle grandi domande della vita, Milano 2019, 79.

[9] Cf. Cantalamessa, R., Povertà, Milano 1996, 145-147.

[10] Manes, R. – Rogante, M., Giona e lo scandalo della tenerezza di Dio, Assisi 2017, 121.

[11] Benedetto XVI, papa, Lettera enciclica Deus caritas est del sommo pontefice Benedetto XVI ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, alle persone consacrate e a tutti i fedeli laici sull’amore cristiano (25 dicembre 2005), [ultima consultazione: 28.05.2021].

[12] Francesco, papa, Esortazione apostolica Evangelii gaudium del santo padre Francesco ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, alle persone consacrate e ai fedeli laici sull’ annuncio del vangelo nel mondo attuale (24 novembre 2013), [ultima consultazione: 28.05.2021].

[13] Cf. <https://www.youtube.com/watch?v=dC2JNEuYc0s>, [ultima consultazione: 28.05.2021].

[14] Cf. <https://www.weca.it/tutorial/le-community-dallon-line-allon-life-cambia-la-rete-cambia-la-pastorale/>, [ultima consultazione: 28.05.2021].

[15] Sinodo dei Vescovi, La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Lineamenta, Città del Vaticano 2011, 99.

[16] Assemblea Generale dei Vescovi italiani, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il primo decennio del Duemila, Milano 2001, 93.

[17] Sinodo dei Vescovi, I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Documento finale, Città del Vaticano 2018, 145-146.

[18] Sinodo dei Vescovi, I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Documento preparatorio e questionario, Torino 2017, 63.

[19] Savagnone, G., Comunicazione. Oltre il mito e l’utopia. Per una cultura conviviale, Milano 1997, 95.

[20] Peyron, L., Incarnazione digitale. Custodire l’umano nell’infosfera, Torino 2019, 9.17.

[21] Matteo, A., Pastorale 4.0. Eclissi dell’adulto e trasmissione della fede alle nuove generazioni, Milano 2020, 12.

[22] Cf. LG 17: «A ogni discepoli di Cristo incombe il dovere di diffondere, per parte sua, la fede».

[23] Lambiasi, F. – Tangorra, G., Gesù Cristo comunicatore. Cristologia e comunicazione, Milano 1997, 72.

[24] Ibid., 124.

[25] Conferenza Episcopale Italiana, Comunicazione e missione. Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa, Città del Vaticano 2004, 79.

[26] Cf. Francesco, papa, Esortazione apostolica post-sinodale Christus vivit del santo padre Francesco ai giovani e a tutto il popolo di Dio (24 marzo 2019), 86-90, [ultima consultazione: 28.05.2021].

[27] Agagliati, G., Poche chiacchiere! Come Comunicare in parrocchia, Torino 2018, 72.

[28] Spoletini, D., Don Alberione. Comunicatore del Vangelo, Roma 2003, 37-38.

[29] Esposito, R. F., ssp [cur.], Carissimi in san Paolo. Lettere, articoli, opuscoli, scritti inediti tratti dal bollettino interno «San Paolo» e dall’archivio generalizio (1933-1969), Milano 1971, 192.

[30] Paolo VI, papa, Discorso di Paolo VI ai partecipanti al capitolo generale della pia società san Paolo (28 giugno 1969), [ultima consultazione: 28.05.2021].

[31] Viganò, D. Edoardo, «Prefazione», in Gori, N., Un genio dell’informatica in cielo. Biografia del Servo di Dio Carlo Acutis, Città del Vaticano 2016, 5-6.

[32] Cf. Gori, N. [cur.], Eucaristia. La mia autostrada per il Cielo. Biografia di Carlo Acutis, Milano 2007, 57-61.

[33] Peyron, L., Incarnazione digitale. Custodire l’umano nell’infosfera, 125-126.

[34] Baragli, E. [tr.], L’istruzione pastorale “Communio et progressio”, Roma 1971, 127.

[35] Carletti, F., «Creatività pastorale, frutto del discernimento», in Diocesi Suburbicaria di Albano, Creativi per fare. Il discernimento all’opera, Albano Laziale 2019, 73.

 

Diritti d’autore per immagini e video

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Era digitale, una rifugio virtuale o un ambito antropologicamente qualificato? I cristiani di fronte alla sfida digitale

 

«Non è la tecnologia che determina se
la comunicazione è autentica
o meno, ma il cuore dell’uomo»

Papa Francisco

 

 

Anche se per molti coloro che non sono “nativi digitali” se fa un può di fatica accettare, il mondo in cui viviamo è sempre più segnata dalla rete da cui presenza si verifica e s’impone in tutti li ambiti della nostra vita, anche quella ecclesiale. Ormai, la rete è diventata, in realità, un modo «di trasmissione del sapere e del vivere comune, ostenta nostalgie, dà forma a desideri e valori antichi quanto l’essere umano» . Quando la guardiamo, oltre alle perspettive di futuro, occorre vederla anche come espressione dei desideri che l’essere umano ha sempre avuto e ai quali prova a rispondere, cioè: relazione, comunicazione e conoscenza. Si è vero che la tecnologia porta con se un misto di stupore e inquietudine, è vero anche che la rete è diventata in molti casi alquanto labiale perché, per dire al vero, ciò che la rete è in grado de fare o realizzare in tempo virtuale tocca il nostro essere più profondo, cioè, i nostri desideri e paure intime. La rete oggi è irreversibile. È diventata un luogo da frequentare per chi vuole essere in contatto con il mondo, gli amici (che ci stano lontano), per aggiornarci su tutto ciò che succede nel mondo, per comprare un libro, prenotare un viaggio, per cambiare interesse e idee. Non è più un contesto anonimo e asettico, ma un ambito antropologicamente qualificato.
La diffusione capillare dei dispositivi mobili nella nostra società postindustriale costituisce oggi la quotidianità dei “cittadini digitali”, intessute di fitte relazione con le altre persone all’interno dei social network (facebook, Instagram, LinkedIn, …) e di servgizi di instant messaging (Watsapp, Telegram, ecc…) . La rete è oggi, parafrasando Spadaro, «un spazio di esperienza che sempre di più sta diventando parte integrante, in maniera fluida, della vita quotidiana: “un nuovo contesto esistenziale”» . Più che un semplice istrumento tecnologico di comunicazione, si è trasformata in un spazio, un ambiente antropologico-culturale. Un ambiente marcatamente definita per un stilo di pensiero, per la creazione di nuovi territori e nuove forme di educazione, di stimolare le intelligenze e di stringere le relazioni, addirittura un modo di abitare i mondo e di realizzarlo. Pertanto, no un ambiente separata ma sempre più integrato, connesso con la vita reale, non a part-time ma full-time, cioè, i limite fra essere online e offline è già definitivamente superato. La tecnologia ha fatto entrare il mondo digitale dentro il nostro mondo ordinario e quindi, la rete non è più una realità parallela, separata rispetto alla nostra vita. Non sono una via di uscita dalla realità, ansi estensioni capaci di arricchire la nostra capacità di vivere le relazione e scambiare informazioni. La rete tende ogni giorno a non essere più altro rispetto alla nostra vita di tutti giorni. Sta diventando sempre più trasparente e invisibile. Per essere wired basta avere un smartphone in tasca. La dipendenza dello schermo è oggi sempre di più: oggi tutto si fa con le dita della mano, toccando lo schermo che, dal punto di vista antropologico non è del tutto superficiale. Touch screen è ormai parti della nostra vita: dall’uso del bancomat ai check in, alle bilance elettroniche o acquisto online. Pensiamo in tutto ciò che siamo in grado di fare grazie a strumenti così leggeri e portatili come gli smartphone Android, prescindendo dal fatto di essere in un preciso spazio e in un preciso tempo, dalla nostra presenza fisica: eventi, conferenze… E tutto ciò ha provocato un evidente spostamento dal biologico all’immateriale e una contaminazione fra corpo e strumenti tecnologici.
In questa dinamica, non è soltanto la realità della cose che sono trasformati ma anche l’uomo stesso e la sua cultura. Definitivamente, la rete sta influenzando il modo di vivere e di essere dell’uomo come nel passato a scoperta dal fuoco, dalla ruota, dell’alfabeto… La rete sta diventando parte dell’agire con il quale l’essere umano esercita la propria capacità di conoscenza, di libertà e di responsabilità. E si è così, questa «realità sempre di più interessa l’esistenza di un credente e incide sulla sua capacità di comprensione della realità, dunque, della sua fede e del suo modo di viverla» .
E quindi, senza pregiudizi, i processi mediatici, come quella della rete, «devono essere visti come risorse, pur richiedendo un sguardo critico e un uso sapiente e responsabile» . Redemptoris missio – n.7, un anno prima dell’invenzione dell web, a proposito dell’impegno nei cosiddetti media, diceva: «non ha solo scopo di moltiplicare l’annunzio: si tratta di un fatto più profondo, perché l’evangelizzazione stessa della cultura moderna dipende in grandi parte dal loro influsso. Non basta, quindi, usarli per diffondere il messaggio cristiano e Magistero della Chiesa, ma occorre integrare il messaggio stesso in questa “nuova cultura” (…). È un problema complesso, poiché questa cultura nasce, prima ancora dai contenuti, dal fatto stesso che esistono nuovi modi di comunicare con nuovi linguaggi, nuovi tecniche e nuovi atteggiamenti psicologici».
Perché il cristianesimo è essenzialmente un evento comunicativo (Mc 16,15) di cui l’annuncio del messaggio e la relazione di comunione costituisce i suoi pilastri, la necessaria ri-forma mentis oggi più di ieri è urgenti e necessaria, cosciente di ciò che costituisce la dialettica costanti dei cristiani in rete e del loro approccio alla tecnologia delle comunicazione. Dove l’uomo sviluppa la sua capacità di conoscenza e relazione, la chiesa è chiamata ad esserci. Per ciò, la chiesa è chiama a esserci pure nella rete. La grande sfida è come vivere bene al tempo della rete e non come usare bene la rete. Più che mezzo, in questo senso, la rete è il contesto in cui la fede è chiamata a esprimersi non per una mera volontà di presenza, ma per una connaturalità del cristianesimo con la vita degli uomini .
Si è vero tutto ciò che suddetto abbiamo detto, stabilire quale sia il modo più produttivo ed efficace di progettare un’educazione tecno-logica centrata sulla persona, ossia un’educazione che valorizzi le caratteristiche proprie di ogni essere umano che si trovi a vivere in una epoca in cui essere nella rete costituiscono una esperienza di vita fondante, me pare che deve essere una delle sfide che fra dli altre, la chiese e i cristiani devono prendere sul serio.
Concludendo, nella scia di F. Ceretti, penso che il contesto tecnologico, di una cornice comunicativo-relazionale molto complessa, richiede da parte nostra un grandi investimento di tempo e de energia, senza dimenticare la dimensione economiche; ci sfida ad essere capace di interagire la prassi pedagogiche e evangelisatrice con la media. E di questa interazione individuare la possibilità di: educare e vangelisare con (la rete come istrumenti: per insegnare e apprendere, implicando abilità tecnica), ai (rete come oggetti: leggere e comprendere i testi mediali, implicando capacità critica), nei (rete come ambiente: esplorare, abitare gli spazi mediali, implicando competenza ecologica), attraverso (la rete come tessuto comunicativo: produrre, interagire e cooperare, implicando competenza mediale trasversale) i media .

Don Jose Eduardo FURTADO AFONSO

Bibliografia
MANZONE G. –TAIANO, G. (edd.), Persona e Nuove Tecnologie, Lateran University Spress, Vaticano 2018;
SPADARO, A. Cyberteologia. Pensarei l cristianesimo al tempo della rete, Vita e Pensiero, Milano 2013;
CEI, Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per decennio 2010-2020;
http://www.religion-research.org/RRAPaper1999.htm




La PAROLA s’incarna nel mondo digitale

IL VANGELO PORTATO OLTRE DAL DIGITALE

La PAROLA, il vangelo, fu uno delle prime cose ad essere scritte. Prima fu scritta sulle pergamene e poi sui papiri. Ciò fu fatto in vista di diffondere la Parola di Dio in molte regioni nel mondo.

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PAPIRO BIBLICO

PERGAMENA BIBLICAResultado de imagem para pergamena

Nel XVI secolo, Johannes Gutenberg inventò la stampa(1), è il primo testo ad essere stampato in una gigantesca e spaventosa quantità fu la Bibbia. Questo promosse una diffusione incredibile del vangelo verso tutti, sia i ricchi che i poveri, perché la carta costava meno caro che le pergamene ed i papiri.

 

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Negli anni 1960 nacque il benedetto internet(2), anche questo fu una tappa positiva per la diffusione del Vangelo. Oggigiorno l’internet è diventato molto strumentale perché facilita molto l’opera evangelizzatrice in tante parti del mondo, difatti si può scaricare testi religiosi, quali la Bibbia e altri libri relativi alla religione propria sui cellulari, Tablet, ipod o computer. Ciò non esclude le difficoltà viste nelle zone meno sviluppate per quanto concerne la  presenza d’internet, laddove non c’è la connessione della rete facendo sicché l’uso d’internet ad evangelizzare sia un incubo, però si può scaricare i testi rilevante che si possono leggere mentre uno non ha la connessione internet.

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Con il boom del mondo di social media, si può condividere i testi biblici, riflessione bibliche anche le parole incoraggianti con una prospettiva di condividere la fede senza paura. E così si può coinvolgere anche i giovani facilmente nella lettura della Parola.

Il digitale pone delle sfide ma con la competenza adatta ed efficace è possibile risolverle (3).

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Tutti concentrati ai dispositivi e nessuno si occupa di nessuno. Dio per tutti noi ma ognuno con il suo dispositivo!! Ma grazie a Dio che usano il digitale ad evangelizzare ed informarsi.

La mia primissima esperienza con il mondo digitale

Dal 16 al 21 agosto 2011 ho avuto la possibilità di seguire la giornata mondiale della gioventù proprio nel mio paese,perlopiù, nel mio villaggio direttamente dalla Madrid,Spagna. Tutto questo ho fatto grazie all’internet ed i dispositivi tecnologico-digitali che mi hanno avvicinato a questa attività che mi stimava molto. L’esperienza fu talmente stupenda che mi sentivo d’essere stato proprio a Madrid dove la giornata mondiale della gioventù si svolgeva. Sono riuscito a seguire ogni evento e ogni discorso fatto da papa Benedetto XVI con tanta gioia.

Tutto questo era successo dopo aver fatto vari tentativi per seguire quest’evento sulla televisione che non era possibile. Un mio amico, un computer wizard, mi ha chiamato e mi ha detto,”sai che puoi seguire la giornata mondiale da casa tua?” Ma Io non ci credevo, mi ha dato una sfida che dovevo risolvere dopodiché mi avrebbe aiutato a seguire quest’evento che ci tenevo tanto. Ma la sfida.qual’era? Mi ha fatto una domanda che dovevo rispondere entro 10 minuti,e la domanda era; in quale città si svolge la GMG di 2011? Mamma mia! Che incubo! M’ero trovato ancora nei guai,ma subito dopo mi è venuta un’idea nella mia mente che potevo cercare sull’internet e dopo 30 secondi avevo la risposta con me.è cosi mio amico mi ha fatto godere questo evento che avevo atteso tanto. Ed’ora in poi ho  creduto sempre nella semplificazione della vita,interazioni e anche la  partecipazione a varie attività comportate dal digitale. viva il digitale!

Patrik Okwaro

 




La chiesa all’avanguardia nell’era digitale

 

 

La verità vi farà liberi

La Chiesa all’avanguardia nell’era digitale

La Chiesa Cattolica è stata da sempre all’avanguardia e attenta a tutti i mezzi e le modalità di comunicazione: tipografie, giornali, TV, radio, internet… e si è implicata direttamente nella formazione al buon uso e nella diffusione di questi mezzi. Ha sempre studiato da vicino e discusso nel suo interno le problematiche della comunicazione a tutti i livelli e nelle varie epoche, e ha seguito il suo sviluppo nel mondo.

Il Papa Pio XII, istituisce la Giornata Mondiale delle Cumunicazioni già il 30 gennaio 1948.

Il Papa Francesco nel suo messaggio per la 48esima Giornata mondiale delle Comunicazioni, ci esorta a mettere la comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro

[Domenica, 1 giugno 2014]

“In questo mondo, i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa. Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto. La cultura dell’incontro richiede che siamo disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri. I media possono aiutarci in questo, particolarmente oggi, quando le reti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi. In particolare internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio. ”

La comunicazione è, in definitiva, una conquista più umana che tecnologica. Dunque, che cosa ci aiuta nell’ambiente digitale a crescere in umanità e nella comprensione reciproca?

Citando la Lettera Enciclica Miranda prorsus di Papa Pio XII del 1957, l’Istruzione Pastorale sui Mezzi di Comunicazione Sociale Communio et progressio, pubblicata nel 1971, ha sottolineato questo aspetto: « La Chiesa riconosce in questi strumenti dei “doni di Dio” destinati, secondo il disegno della Provvidenza, a unire gli uomini in vincoli fraterni, per renderli collaboratori dei Suoi disegni di salvezza ».[5] Rimaniamo di questa opinione anche a proposito di Internet.

             

Vediamo i vantaggi e gli svantaggi del’internet in particolare

L’internet offre all’uomo moderno molti vantaggi che migliorano la vita e lo aiuta a risparmiare tempo, denaro, offre modalità per trascorrere il tempo sentendosi meglio al meno per un momento. Sfortunatamente, l’uso dell’internet presenta anche alcuni problemi o pericoli, che sarebbe utile per chiunque entri in rete, di conoscerli per prenderne coscienza e per evitarli. Ecco alcuni vantaggi e pericoli dell’internet oggi:

Vantaggi dell’internet (quali benefici offre l’internet):

  • Accesso molto veloce e facile a tutti a un prezzo relativamente accessivo (circa 10 euro al mese, a seconda dell’abbonamento).
  • Internet offre: Tutti i tipi di informazioni provenienti da tutti i campi (politica, amministrazione, sport, agricoltura, meteo, informazioni legali – leggi, decisioni, ecc.) Presentate in tutte le forme: notizie, articoli, immagini, video ecc. Puoi iscriverti gratuitamente a tutti i tipi di newsletter, e riceverai solo le informazioni nei domeni che ti interessano. La ricchezza di informazioni su Internet può aiutarti a formare una visione più informata e agire di conseguenza.
  • Gli orari e l’aquisto di biglietti per i treni e altri mezzi di trasporto da qualsiasi paese senza uscire di casa( autobus, minibus, aerei, ecc.)
  • Notizie varie
  • Inormazioni di interesse pubblico
  • Meteo
  • Comuicazione e contgatti con istituzioni pubbliche e società private ( numeri di telefono e fax, indirizzi di posta, la possibilità di comunicazione per posta elettronica, ecc.)
  • Comunicazione rapida e facile con le persone in tutto il mondo attraverso le reti di socializzazione, e-mail, messenger, etc
  • Accesso ai corsi ONLINE
  • Trovare posti di lavoro
  • La possibilità di lavorare da casa
  • E-commercio: la possibilità di trovare e acquistare i prodotti desiderati al prezzo più basso sul mercato.
  • Pubblicità – l’opportunità di pubblicizzare il prodotto che si desidera vendere, tramite annunci o attraverso un sito web o blog personale, o attraverso annunci pubblicitari su altri siti, ecc.
  • La possibilità di rendere pubblica l’opinione personale – commentando diverse notizie, articoli, forum, siti Web, ecc. Gestendo il tuo sito web / blog…
  • Possibilità di imparare altre lingue straniere gratuitamente

Gli svantaggi dell’internet

I pericoli di Internet possono essere di due tipi: pericoli o rischi che possiamo evitare e pericoli o rischi che anche noi possiamo evitare

L’internet non è  gratuito sebbene il costo di un abbonamento mensile sia piuttosto basso (circa 10 euro), molti non possono permetterselo. Per non parlare delle persone più povere della nostra società … Tutte queste persone sono private di tutti i benefici dell’internet perché non possono pagare mensilmente per accedervi.

L’accesso a Internet è consentito, indipendentemente dall’età, indipendentemente dalle competenze e dall’esperienza nell’IT.

La qualità e la veridità delle informazioni non è sempre certa. Poiché chiunque può accedere all’internet, chiunque può pubblicare informazioni, può dire  falsità, disinformare o mentire su internet.

I dati personali non sono sicuri quando si utilizza l’internet.

In conclusione, l’internet è buono e molto utile se usato nel rispetto dell’altro.

Anisoara Prisecaru