L’intelligenza artificiale e la posizione della Chiesa rispetto a questa nuova sfida tecnologica.

 

L’intelligenza artificiale, oggi più che mai, è un argomento di cui non si può fare a meno di parlare. La Chiesa, sempre attenta alle nuove sfide tecnologiche, se ne sta occupando in maniera piuttosto attiva. Facendo un passo indietro nel tempo, e rileggendo i passi dell’introduzione del decreto conciliare Inter Mirifica, ci si rende conto di quanto il tema della comunicazione di massa e i suoi mezzi, siano stati sempre di grande interesse e di grande preoccupazione per essa. Sono trascorsi circa 60 anni dal Concilio, i mezzi di comunicazione sono totalmente cambiati, ma non cambia l’approccio dell’uomo rispetto a questi strumenti. La Chiesa è stata sempre tecnologicamente al passo con i tempi, Nel 1931 Radio Vaticana, trasmetteva per la prima volta con un annunciatore d’eccezione, Guglielmo Marconi, l’inventore della radio. Per la prima volta un Pontefice, Pio XI, dal Vaticano, arrivò fino ai confini del mondo, seduto su di una sedia. Sono gli anni in cui le prime radio compaiono nelle case. Da quel momento in poi l’annuncio del Vangelo non ha più limiti territoriali, può arrivare ovunque, attraverso un microfono. Qualcosa che per l’epoca è sconvolgente, per noi oggi è semplicemente normale, come l’utilizzo che ne facciamo senza meravigliarci più. E’ proprio in virtù del riconoscimento della potenza di questi primi mezzi di comunicazione, in seguito arriverà anche la televisione, che il Concilio ritiene opportuno occuparsene, lasciandoci queste parole:

La tecnologia è da sempre parte integrante della pastorale, rimanendo al passo con il suo sviluppo, utilizzando nuovi strumenti a disposizione per essere sempre presenti sul territorio e nelle comunità.

Per la prima, in questo 2024, un Pontefice ha partecipato al G7, proprio in occasione della giornata in cui all’ordine del giorno c’era l’IA. La posizione della Chiesa, appare piuttosto chiara, anzi per meglio dire il pensiero del Papa che la rappresenta. Il suo invito da parte dei leader mondiali aveva come finalità proprio quella di ascoltare una voce fuori dal coro e dagli interessi di parte. Papa Francesco è un uomo del nostro tempo, perfettamente consapevole di quanto sia importante l’evoluzione tecnologica e scientifica siano fondamentali per l’umanità. Ciò che ha ribadito, sono le opportunità che ci offre l’AI ma anche i rischi che si corrono se se ne fa un cattivo uso, primo fra tutti la perdita della libertà e della dignità dell’uomo, per il quale deve rimanere prioritaria la capacità e soprattutto la volontà di prendere l’ultima decisione. Non dobbiamo e non possiamo permettere a delle macchine macchine di prendere delle decisioni per noi. Lo sviluppo di certi strumenti deve essere sempre subordinato all’etica, a quei valori condivisi che ci permettono di fare comunità. Una macchina tiene conto solamente di ragionamenti logici, totalmente privi di empatia e coscienza. Non bisogna demonizzare la tecnologia, anzi bisogna tornare a quella sana collaborazione tra scienza e fede, che permette di avanzare senza mai perdere di vista i valori fondamentali portatori di beneficio per la persona. Il Papa ha esortato la politica a non essere indifferente a questi nuovi fenomeni, a rimanere vigile nei confronti di un eventuale dittatura tecnologica e lavorare di più per sviluppare quel pensiero critico che può essere il mezzo con il quale si può istruire l’IA in favore del bene comune.

Emanuela Bracaglia

B176

Policy e liberatorie

Le immagini e i video sono state prese dai siti :

https://www.google.com/imgres?q=intelligenza%20artificiale%20immagini&imgurl=https%3A%2F%2Fs3.eu-south-1.amazonaws.com%2Fwp.cluster04.plastmagazine.it%2Fmedia%2Fintelligenza-artificiale-png-AdobeStock_202982217-800×410.png&imgrefurl=https%3A%2F%2Fwww.plastmagazine.it%2Fintelligenza-artificiale%2F&docid=yo_4kWgdZCE_IM&tbnid=6Y0XZPb662TidM&vet=12ahUKEwilgbanoOKGAxUR9LsIHWcIDH4QM3oECHMQAA..i&w=800&h=410&hcb=2&ved=2ahUKEwilgbanoOKGAxUR9LsIHWcIDH4QM3oECHMQAA

https://www.google.com/imgres?q=papa%20g7&imgurl=https%3A%2F%2Fstatic.euronews.com%2Farticles%2Fstories%2F08%2F50%2F51%2F44%2F1200x675_cmsv2_9088d25c-3b71-51e7-972e-a05e0248114d-8505144.jpg&imgrefurl=https%3A%2F%2Fit.euronews.com%2Fmy-europe%2F2024%2F06%2F15%2Fg7-monito-del-papa-sullai-adottata-la-dichiarazione-finale-senza-laborto&docid=RloDMtOgcNrnEM&tbnid=z9MyfTF7IgHv1M&vet=12ahUKEwjQm7GMoOKGAxWAnf0HHTC-AhoQM3oECBAQAA..i&w=1200&h=675&hcb=2&itg=1&ved=2ahUKEwjQm7GMoOKGAxWAnf0HHTC-AhoQM3oECBAQAA

Il loro utilizzo è vincolato a quanto disposto dagli autori delle pagine web menzionate.

Si autorizza la diffusione o l’utilizzo (totale o parziale) di questo articolo con l’obbligo di menzionare l’autore e la fonte.

 

SITOGRAFIA   

MARZIO BARTOLONI, L’intelligenza artificiale? ” Non bisogna averne paura, l’uomo non supererà le colonne di Ercole” (03 maggio 2023) in: https://www.ilsole24ore.com/art/l-intelligenza-artificiale-non-bisogna-averne-paura-l-uomo-non-superera-colonne-d-ercole-AEFveCPD

DAVIDE BENNATO, Notizie vere o fake? Con l’IA sempre più difficile orientarci nell’informazione, (12 settembre 2023), in:https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/notizie-vere-o-fake-con-lia-sempre-piu-difficile-orientarci-nellinformazione/  

ROBERTO MONTOYA, La storica presenza di Papa Francesco al G7: ” l’AI sia sempre ordinata al bene di ogni essere umano” (14 giugno 2024) in: https://www.rainews.it/articoli/2024/06/la-storica-presenza-di-papa-francesco-al-g7–l-ai-sia-sempre-ordinata-al-bene-di-ogni-essere-umano-c5cc08ba-451d-4203-860a-208722339b2b.html

 

 




Dall’apparire all’essere

Introduzione

La società viaggia sempre più via social. Oramai non fanno più notizia: i social sono entrati prepotentemente nella vita di ogni persona e il più delle volte non si riesce a farne a meno, quasi necessario, essenziale. Basti pensare a facebookinstagram, whatsapptelegram, app che costituiscono e caratterizzano il giovane di oggi, infatti chi non possiede tali app sul proprio smartphone è come se fosse fuori dal mondo e dalla società odierna. La comunicazione di massa ha conquistato ogni singolo settore; se da una parte ha potenziato e velocizzato il lavoro sotto tanti aspetti, dall’altra – essendo a portata di mano di tutti – è facile costruttrice di una miriade di sfumature: una vera arma a doppio taglio.

La nostra vita, quindi, come la nostra storia e la nostra cultura corre via etere. I maggiori social hanno fatto sì che anche il nucleo familiare sia spesso minato. Basta vedere una famiglia riunita a tavola! Una volta si dialogava parlando e guardandosi negli occhi, ora si comunica via smartphone.
Anche le relazioni sentimentali sono cambiate: dal classico corteggiamento tra ragazzi si arriva oggi a siti di incontri. Insomma, una vera rivoluzione – oserei dire copernicana – che però spesse volte esce fuori dal seminato, provocando delle situazioni assai pericolose che sovente infrange le labili difese degli individui, i quali – come ipnotizzati – commettono reati, oppure omicidi e, addirittura, suicidi.

Sono notizie di cronaca nazionale i tanti suicidi per giochi tra adolescenti via etere. La comunicazione di massa, quindi, viene a configurarsi sempre più come il «quarto potere dello Stato», con la sua forte capacità di suggestionare le menti, di cambiare opinioni e di attivare dei veri processi. Con una comunicazione, quindi, se usata male, dal ruolo spesso lesivo arriviamo a dire che la politica dell’apparire domina incontrastata, la corsa ai like, la corsa ai «mi piace», il mostrare agli amici virtuali ogni nostra azione quotidiana, il cibo che «divoriamo», il posto dove dormiamo, i luoghi che frequentiamo, questa strada, ci fa dimenticare il vero essere. Insomma, l’apparire rischia di mettere in imbarazzo l’essere.

A sostenere la politica dell’essere è la nostra amata Chiesa, la quale ci ricorda che in questa società del consumismo, dominata dall’apparenza, dalla moda cangiante ed effimera, dall’inganno subdolo e da una colluvie di parole inflazionate, spesso vane e vuote rumorose, fastidiose, la società contemporanea è realmente vittima dell’immagine. Ognuno è alla ricerca perenne della propria figura, che deve essere sempre migliore. Sembra che l’apparire sia l’unico vero modo di vivere, la figura esteriore sia la sola verità della vita, la notorietà e il successo siano la suprema aspirazione.

Anche in campo laico si avverte questa realtà:

«Non viviamo una crisi economica, è una crisi morale, per questo sarà tanto difficile uscirne». José Saramago, premio Nobel per la letteratura, qualche giorno prima di morire pronunciò queste parole. Un lascito spirituale per la nostra civiltà in agonia. Parole giuste di un grande intellettuale su cui vale la pena aprire una riflessione. Quando la morale entra in crisi una società non è più in grado di generare intelligenza e diventa sempre più difficile trovare una via d’uscita diversa dalla decadenza. L’intelligenza è un bene raro nella nostra epoca. Non se ne trova in nessun luogo. È proprio così. Se mi guardo intorno non vedo nessuno che si legge dentro. Ci affatichiamo per costruire la società dell’apparenza. Il culto dell’immagine a ogni costo è quello che conta. Tutto quello che deve emergere è quello che non siamo1.

 

Nei social è presente la cultura dell’apparire e in nome di questo possono verificarsi suicidi

«Educare i ragazzi sull’utilizzo dei social e aprire sportelli d’ascolto nelle scuole. Ma subito, per prevenire altre tragedie. Quanto accaduto a Milano è il segno di un malessere che tocca gli adolescenti di tutto il Paese. I fragili che non hanno adulti di riferimento nel mondo “reale” sono a rischio, soprattutto in questo periodo di pandemia che dura da un anno e mezzo e non è ancora finito»2. Queste sono le parole di Romano Pesavento, insegnante di Diritto ed Economia, ora docente in una scuola media di Crotone. Egli è il presidente del Coordinamento nazionale docenti della disciplina «diritti umani», che raccoglie insegnanti da più città. Il movimento si è espresso sui suicidi di giovanissimi3.

Cosa poter indicare? Cosa suggerire? Come essere quegli adulti responsabili che educano le giovani generazioni a una cultura dell’essere? Ma prima ancora di offrire qualche possibile soluzione, risulta necessario risalire alla causa. Cosa può provocare il suicidio a seguito di un post, o di una delusione?

Come visto dall’articolo su riportato, come anche dai tanti altri presente in rete inerente questa piaga, si evidenzia una fragilità del giovane e del giovanissimo circa la fiducia in sé stesso. Difatti, il dover postare continuamente il proprio stato, i propri successi, solo le cose belle e sovente filtrate, modificate ad hoc perché risultino perfette, quasi irraggiungibili. Questa è palesemente una cultura dell’apparire. Un far vedere ciò che in realtà ha parvenza di vero, il resto è tutto artificioso.

Dobbiamo riconoscere sinceramente a noi stessi cosa desideriamo e prima ancora quali valori sono alla base della nostra esistenza. Difatti, «la fede cristiana non è innanzitutto fuga da questo presente, e dalle nostre responsabilità, ma è un voler entrare più nel cuore della realtà, un voler raggiungere più il centro stesso della realtà che viviamo, è dunque convincere innanzitutto noi stessi, farne esperienza,
toccare in prima persona, che nel “qui” del nostro presente si gioca tutta l’eternità». 4 «In effetti, il desiderio ci dà di solito un’indicazione generica. È il motore che ci spinge, ma molte volte rischiamo di rimanere con il motore acceso senza partire mai. […] Da cosa dipende, allora, la scelta? È davanti a questa domanda che scopriamo l’importanza dei valori» 5.

Ritornando ai social e alla possibilità di poter – come riportato dalle cronache – suicidarsi, è vitale riappropriarsi del proprio «io». Un io vero, autentico che niente ha a che vedere con l’apparenza. Qui, accompagnandosi nel tempo passato, si ritrova il proprio valore: facendone memoria, ricordandosi chi sono a me stesso. Invero, «la memoria è lo spazio interiore in cui avviene la rielaborazione dei ricordi […] uno spazio interiore, che può essere percorso dalla mens alla ricerca dell’oggetto del suo desiderio […] la luce interiore che illumina in modo altrettanti presente»6.

Può aiutare il rivedere i post, le immagini, i video, i commenti pubblicati in passato e metterli in paragone con gli ultimi. Cosa è cambiato? Cosa contava allora e cosa invece si vuol condividere di sé adesso? Qual era la propria immagine? Come ora sto comunicando?

È una ricerca forse lunga, forse dolorosa, ma sicuramente non vana. E prendere atto, alla fine, che:

Il non protagonismo ci salva. […] La pietra scartata dai costruttori può diventare testata d’angolo, in quanto Dio sceglie sempre uno scarto come punto d’appoggio fondamentale per la sua costruzione. […] Il mondo promette sempre delle cose, come ricchezza, gloria, potere… mentre Gesù non possiede alcuna moneta degli uomini, non ha nient’altro da offrire se non sé stesso. Egli non ci riempie di cose,
ma ci riempie di lui. […]. Il suo scopo è quello di cambiarci la vita, perciò ci dona l’unica cosa che può stravolgere e salvare la nostra esistenza: la sua persona7.

 

La Chiesa fa uso dei social al fine di promuovere un discernimento per una cultura dell’essere

La nostra unicità passa non primariamente attraverso i nostri talenti, le nostre foto di Facebook, ma attraverso quello che non si vede. Perché finalmente c’è qualcuno che mi permette finalmente di essere quel che sono, con i miei limiti. E siccome, invece, c’è tutta una cultura che ci dice che dobbiamo essere perfetti e non meno di perfetti, siamo massacrati. […] La vita non ce l’ha Photoshop. Infatti, noi la prima cosa che raccontiamo alla persona che finalmente può accogliere quell’unicità è quello di cui ci vergogniamo. Che bello poter essere sé stessi e andare bene così come siamo8!

«Cristo è colui che ci introduce nella perenne novità della vita»9. Cosa cercare di più? Non si è giunti alla fine della ricerca. In un certo qual senso sì. Quel che però si scopre è il fine, il senso. La Chiesa in ogni tempo e in ogni modo cerca di comunicarlo al mondo. Quando si richiama alla cultura dell’essere è proprio ed è anche questo: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose […], queste parole sono certe e vere» (Ap 21, 5).

Nella ricerca di sé, dei propri valori, del proprio desiderio ci è comunicata la buona notizia: Basta affannarti, la strada ti è presente, ti è data. Ti è donato Gesù Cristo che ti rende nuovo. La tua identità, la tua vita è illuminata dalla vita di Gesù. E chi è Gesù? È Amore.

Quanto è vero, l’amore non solo vince l’odio ma dà la forma meravigliosa a tutto ciò che compiamo. Dobbiamo ricordare una cosa fondamentale nella vita cristiana: non è prioritario il cosa, ma il come. La cosa più incisiva è con che cuore facciamo le cose. […] Le nostre opere possono essere anche piccole, ma nascere dal Padre e dalla libertà dal nostro ego. Allora salvano il mondo. Perché gli danno sapore. […] La misericordia di Dio cerca la nostra povertà e la ama. E la nostra povertà, una volta amata, diventa misericordia10.

Va da sé che in sé i social non sono uno strumento malvagio. Proprio per questo la Chiesa ne fa uso. E il suo uso è per trasmettere anche lì questa notizia grandiosa che ha il sapore di sempre novità, sempre grazia, sempre salvezza. Questo non toglie che ci debba essere un discernimento, un dirsi sinceramente a sé stessi perché ci si mette online. Dirselo, interrogarsi, fare discernimento sui valori, sul proprio desiderio, sulla propria identità farà sì che la scelta di abitare questa «rete» sia consapevole e coraggiosa.

Quel che posso io comunicare, come seminarista in cammino è che possiamo e abbiamo la grazia di comunicare questa Bellezza. È Cristo Gesù. Allora nel nostro esserci online: «nutriamoci regolarmente di cose belle, di atti belli e il brutto non avrà niente di interessante. Mettiamoci appresso alle persone sagge, a quelle umili, a quelle che sanno amare. Per restare nella bellezza»11.

 

 

Bibliografia

EPICOCO, Luigi Maria, La pietra scartata. Quando i dimenticati si salvano, San Paolo, Milano 2021.
__________________, La vita come la fine del mondo. Meditazioni sull’Apocalisse, EDB, Bologna 2021.
__________________, Quello che sei per me. Parole sull’intimità, San Paolo, Milano 2017.
PICCOLO, Gaetano, Il gioco dei frammenti. Raccontare l’enigma dell’identità, San Paolo, Milano 2020.
__________________, Pensiero incompleto. Breve introduzione alle grandi domande della vita, Paoline, Milano 2019.
ROSINI, Fabio, L’arte di ricominciare. I sei giorni della creazione e l’inizio del discernimento, San Paolo, Milano 2018.
__________________, Solo l’amore crea. Le opere di misericordia spirituale, San Paolo, Milano 2016.

Sitografia

D’AVENIA, Alessandro, «Vai bene così», in Youtube, <https://www.youtube.com/watch?v=NyhFBerAFTM> [ultima consultazione: 04.01.2022].
VACCA, Nicola,  «La cultura dell’apparenza, la nostra decadenza»,
<https://www.contiamoci.com/p/833:via-la-maschera-stop-alla-cultura-dellapparenza> [ultima consultazione: 04.01.2022].
VAZZANA, Marianna, «Suicidi fra i giovanissimi, l’esperto: “I social creano ansia e depressione”», in Il giorno, <https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/social-depressione-1.6809870> [ultima consultazione: 04.01.2022].

 

 




IL DISCERNIMENTO: RICONOSCERE, INTERPRETARE, SCEGLIERE COME PARADIGMA PER LA PASTORALE DIGITALE NELL’EPOCA DIGITALE

IL DISCERNIMENTO: RICONOSCERE, INTERPRETARE, SCEGLIERE COME PARADIGMA PER LA PASTORALE DIGITALE NELL’EPOCA DIGITALE

 

“Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono”

(1 Tess 5,21)

SAMALALI Antonio – Cristiano cattolico

Introduzione 

Se qualcuno mi domandasse cos’è il discernimento, risponderei in base a questo versetto “Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono” Infetti, discernimento è una arte che consiste nel sapere vivere. Oggi, più che mai viviamo in una epoca della complessità. L’aria che respiriamo ogni giorno in questa società dove ci troviamo e ci moviamo di modo relazionale.  Infatti, è fondamentale ricordare che teologiche «una vera comunicazione è sempre aperta, scruta ogni elemento, consiste nel riconoscere che siamo sempre alla ricerca di una maggiore conoscenza[1]»

 

  1. lo sguardo olistico concettuale del discernimento

Esistono molteplici discernimenti:vocazionale, discernimento spirituale, discernimento antropologico, discernimento digitale e così via. Però, tutte queste angolature trovano il loro senso nell’uomo, con l’uomo e per l’uomo. Il conoscere è un atto globale che integra tutta la persona[2].

Il concetto stesso del discernimento entrare nel ambito però, il termine il discernimento viene dal verbo greco Krìnein e latino cernere, significando una attività di valutazione e di distinzione, oppure, l’intensità dell’operazione. In altre parole, il discernerne significa vagliare, tra-scegliere, giudicare. Invece dal punto di vista biblico, il termine è declinato con i verbi diakrìnei e dokimàzein. Il primo significa separare, vegliare, valutare, selezionare; invece il secondo indica investigare, esaminare, approvare.

 

  1. il discernimento ecclesiale
    • Il discernimento nella scrittura

Troviamo tanti esempi su discernimento: Come mai questo tempo non sapete valutare” (Lc 12, 54); Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8, 31-32). Perciò con il salmista diciamo “lampada per i miei passi è la tua parola”. (Slam 105); “Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono” (1 Tes 5,21). Questa è una chiara dimostrazione della Scrittura come fonte del discernimento. Questa voce del Signore, abita anche nel suo cuore, nella sua mente perché «la coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità[3]»

 

  1. Itinerario del discernimento nell’ambiente digitale

La “disposizione interiore che emergere proprio dalla sensibilità, dai vari tipi di sensibilità”.  L’atteggiamento interiore e quella pratica, non sono inseparabile. Anzi, costituisce  “quell’esercizio ermeneutico che ci consente di cercare e trovare, di scoprire e dare un senso agli eventi disparati e frammentari della nostra esistenza[4]”.

In effetti, il pastore dell’ambiente digitali insieme alle pecore digitali devono vestirsi di grembiule delle “sensibilità pedagogico-propedeutiche”, come per esempio, sensibilità del pellegrino, intellettuale – l’ascolto della relata nella sua nudità, interrogandola senza pretesa dare una risposta preconfezionate.

 

  • Riconoscere

Riconoscere richiede alla persona che discernere alcuni atteggiamenti come il corago, veritieri e libertà interiore difronte alla realtà. Non solo questo, anche avere il coraggio e l’audacia in dare nome ai diversi sentimenti, emozioni che vita la vita personale stessa lo offre senza avere fredda in catalogare o aggettivare i diversi fenomeni o l’altro senza un maturo discernimento. Seguendo questo itinerario, sarà capace in cogliere il giusto in ogni situazione della vita.

Il riconoscere consiste in avere la capacità di essere consapervelo di tutto ciò che accade a fuori dell’uomo e a sua volta che ha incidenza nella sua vita. è riconoscere la realtà nella sua concretezza. È un momento in cui si ricorda il vissuto nella sua verità. Questo è il momento in cui chi desidera discernere, prima di formulare un qualsiasi giudizio, è invitato ad accogliere qualsiasi movimento interiore lo attraversi, per il fatto stesso che è quello che sta provando e non altro.

Il primo livello si tratta solo di constatare quello che è in me: riconoscere, per esserne consapevoli e non lasciarsi agire da emozioni, pensieri e sensazioni; solo così, successivamente nella seconda tappa, si potrà agire su di esse, grazie all’intelletto e alla volontà. Il modello biblico, è il giovane Salomone che chiede ‘semplicemente’ un cuore docile all’ascolto, capace di riconoscere quello che succede, accogliendo la realtà come si presenta e saper da qui operare scelte sapienti, avendo distinto il bene dal male.  Il discernimento è una medicina per guarire i «nostri sensi obesi, supernutriti d’un sacco di cibo-spazzatura e in pericoloso delirio d’onnipotenza, che stanno smarrendo la loro vocazione originaria, quella di consentirci di stabilire un rapporto con ciò che è vero, bello e buono. E quando i sensi perdono la loro identità noi stessi corriamo i rischi di perdere i sensi[5]».

 

  • Interpretare

Dopo di riconoscere la realtà nella sua concretezza, ora possono essere interpretati, compresi, a luce del Vangelo. Questo è un vero momento del discernimento delle ‘mozioni’ o tutto ciò che succede nel cuore umano. È il momento d’interpretare quello che si è riconosciuto alla luce della Parola di Dio. In questa fase, oltre alla memoria, la facoltà dell’intelletto permette di diventare sempre più lucidi rispetto a ciò che si è percepito.

Da riconoscere la valutazione nel discernimento che avviene necessariamente all’interno di una relazione personale con Gesù Cristo e nella sua sequela. Gesù è fonte e modello della nostra scelta.  Pertanto, il discernimento è un invito all’l’uomo a riconoscere la presenza di Dio nella sua vita, nel suo agire attraverso lo spirito buono, protagonista di tutto il nostro essere. Inoltre, il cammino del discernimento deve portarci all’amore verso gli altri.

Dal punto di vista tecnico, l’interpretazione della relata richieda una competenza, i criteri adeguando per non svolare nei propri modi di leggerne la realtà. Al stesso tempo, bisogna avere il coraggio, apertura sincera e autentica. Ma prima di tutto il riconoscimento dei propri limiti (culturale, psicologica, sociale.). solo cosi che il discernimento arrivare a cogliere i suoi frutti senza indugio. Se da una parte bisogna avere la coscienza dei suoi limite interiore dall’altra è necessario la libertà di azione.

 

3.3 Scegliere

La scelta è la terza tappa di questo itinerario. È una scelta accompagna dalla volontà, libertà e responsabilità. Infatti l’itinerario rappresenta un pellegrinaggio, faticoso ma gioioso. Non tutto chiaro perché siamo emerso nei nostri limiti umani però abbiamo anche alle per volare e arrivare dove il Signore ci chiede di andare. In questa ultima fase, l’uomo nella libertà, volontà e responsabilità sceglie, rispondendo a una chiamata divina, giungendo a una risoluzione, possibilmente precisa, puntuale e concreta.

La domanda fondamentale che deve rispondere è che cosa fare qui e ora, la sua risposta ha comporta anche la sua vita. Il discernimento digitale, è mettere in gioca la sua esistenza. Per questo diciamo che il discernimento ha due faccia una del come e l’altra del chi della vita. Per cristiano, il discernimento digitale, la scelta del ‘che cosa fare’ in concreto per il Regno di Dio presuppone la scelta dello stile di vita adottato da Cristo, la scelta del ‘come’ vivere che è proprio di Cristo. Questa scelta, a sua volta, comporta la scelta del `chi’, della persona di Cristo: si tratta della scelta di seguire Cristo, di stare con Lui, di servirlo da discepolo. Infine, essere nell’ambiente digitale deve avere come modello Gesù. Per questo il Papa Francesco, ci ricorda che «nella vita non è tutto nero su bianco o bianco su nero. No! Nella vita prevalgono le sfumature di grigio. Occorre allora insegnare a discernere in questo grigio»

 

Conclusione

“Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono” (1 Tss. 5,21). Questo è il discernimento digitale. Ogni situazione è una situazione, come dice Papa « non esistono semplici ricette[6]» È il compimento del Riconoscere, Interpretare, Scegliere.  Il discernimento è un cammino individuale ma al stesso tempo comunitario perché nessuno di noi è un fiume senza legame con il mare. Oggi, non basta solo le competenze tecniche ma bisogna anche quelle del Spirito capace di riconoscere “il falso nelle notizie false”. È una epoca in cui Fake news prende più spazio, fa più notizie. Queste, sono le nuove sfide e di difille comprensione frutto del «cambiamento epocale[7]». «Il Signore è attivo e all’opera nel mondo[8]». È necessario avere questa arte perché la nostra epoca «ha bisogno di questa sapienza per umanizzare tutte le sue nuove scoperte[9]» Seguire questo cammino, è «lasciarsi guidare dal Signore[10]»

 

 

Bibliografia

PIGHIN Claudio, Pastorale della comunicazione, evangelizzazione e nuova cultura dei media, Urbaniana University Press, Roma,

CENCINI Amedeo, I Passi del discernimento «…chiamati a formare le coscienze non a pretendere sostituirle

Enciclopedia di Pastorale Fondamenti, Piemmee,

VATICANO II Gaudium et spes

PAPA FRANCESCO, Amoris laetitia, Roma,

BENETO XVI, Luz do mundo, o Papa, a Igreja e os sinais dos tempos, Vaticana

[1] PIGHIN Claudio, Pastorale della comunicazione, evangelizazione e nuuova cultura dei media, Urbaniana University Press, Roma, 2004, p. 46

[2] Cf. Enciclopedia di Pastorale Fondamenti, Piemmee, 1992

[3] VATICANO II Gaudium et spes, Roma, 1965, n. 16

[4] Cfr. CENCINI Amedeo, I Passi del discernimento «…chiamati a formare le coscienze non a pretendere sostituirle», San Paolo, Milano, 2019, p.  16

[5] Cfr. CENCINI Amedeo, I Passi del discernimento «…chiamati a formare le coscienze non a pretendere sostituirle», p.  19

[6] PAPA FRANCESCO, Amoris laetitia, Roma, 2016, p 298

[7] Cfr. Il Discorso del Papa Francesco, Firenze, 10.11.2015

[8] Fake news riguarda la disinformazione diffusa online o nei media tradizionali. Informazioni infondate. La loro diffusione può rispondere a obiettivi voluti, influenzare le scelte politiche e favorire ricavi economici. (Papa Francisco).

 

[9]Cfr. VATICANO II Gaudium et spes, n. 15

[10] Cfr. BENETO XVI, Luz do mundo, o Papa, a Igreja e os sinais dos tempos, Vaticana, 2011, p. 22




Chiesa e Comunicazione: dalla comunione all’azione

Dalla comunione all’azione

Presto, la Chiesa ha percepito la potenza dei mezzi di comunicazione e ha capito che “è dovere dei sacri pastori istruire e guidare i fedeli perché essi, anche con l’aiuto di questi strumenti, perseguano la salvezza e perfezione propria e di tutta la famiglia umana”[1]. È apparsa chiara per la Chiesa l’importanza incommensurabile della comunicazione. Ne vogliamo soltanto evidenziare alcuni aspetti che proponiamo di inserire in una prospettiva trinitaria, sottolineando le dimensioni della comunione, della missione e dell’azione.

 

  1. Comunione

La Chiesa non può essere ciò che è senza comunicazione. La sua stessa essenza lo richiede, la sua identità lo esige. In effetti, la Chiesa percepisce nel mistero della Trinità la fonte e il modello della sua vita che fondamentalmente è comunicazione[2]. E “di fatto, tutta la comunicazione umana si basa sulla comunione fra Padre, Figlio e Spirito Santo. Inoltre, la comunione trinitaria si estende all’umanità: il Figlio è il Verbo, eternamente ‘pronunciato’ dal Padre e, in Gesù Cristo e attraverso di lui, Figlio e Verbo incarnato, Dio comunica se stesso e la sua salvezza alle donne e agli uomini”[3]. Perciò , non può esserci comunità ecclesiale senza comunione, e nessuna comunione senza comunicazione, e nessuna evangelizzazione senza comunicazione.

Aprendo il suo ultimo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, Papa Francesco ricordava appunto che nel progetto di Dio, la comunicazione umana è una modalità essenziale per vivere la comunione”[4]. Riecheggia così la concezione costante della Chiesa, che aveva presto afferrato la relazione fondamentale tra comunione e comunicazione, specialmente contemplando Dio, Uno e Trino. La comunione tra le Persone divine avviene attraverso la comunicazione intra-trinitaria. Allo stesso modo, la Chiesa, comunità dei battezzati, è chiamata a realizzare la sua comunione interna mediante la comunicazione. Aetatis novae spiega molto bene che la Chiesa stessa è una communio, una comunione di persone e di comunità eucaristiche provenienti dalla Trinita e riflettendo la sua comunione[5]. Perché per realizzarsi come comunità e vivere a immagine del Dio Uno e Trino che adora, la Chiesa non può trascurare la comunicazione. Se tutto ciò sembra fornire una base teologica per la comunicazione della Chiesa, Benedetto XVI sottolinea come già anche a livello semplicemente umano “lo scambio di informazioni può diventare vera comunicazione, i collegamenti possono maturare in amicizia, le connessioni agevolare la comunione”[6]. Lo si vede a livello delle nostre famiglie e comunità in cui incomprensioni e divisioni derivano da una semplice mancanza di dialogo, di comunicazione. La comunicazione interna è quindi indispensabile per assicurare questa comunione in vista dell’efficacia della missione.

 

  1. Missione

La missione della Chiesa nasce sempre dalla contemplazione della Trinità. Le Persone della Santissima Trinità non si accontentano di comunicare l’una con l’altra nella loro comunione d’amore; si comunicano anche agli uomini. In Gesù, Dio si rivela agli uomini. Il Padre manda il Figlio che ce Lo fa conoscere e ci dà lo Spirito Santo. Anche la Chiesa è chiamata ad uscire nelle piazze e negli areopaghi moderni per annuciare la Buona Novella del Dio che ci chiama dalle tenebre alla sua luce ammirevole.

Per compiere ottimamente questa missione evangelizzatrice, la Chiesa non può fare a meno della comunicazione e dei mezzi di comunicazione. Infatti, “la comunicazione concorre a dare forma alla vocazione missionaria di tutta la Chiesa, e le reti sociali sono oggi uno dei luoghi in cui vivere questa vocazione a riscoprire la bellezza della fede, la bellezza dell’incontro con Cristo”[7]. E Papa Giovanni Paolo II riconosceva già che “Internet può offrire magnifiche opportunità di evangelizzazione se utilizzato con competenza e con una chiara consapevolezza della sua forza e delle sue debolezze”[8]. I mezzi di comunicazione sociale offrono davvero infinite possibilità per portare la Buona Novella fino ai confini della terra, al fine di fare di tutte le nazioni dei discepoli, secondo il precetto missionario ricevuto da Gesù Cristo. Non si tratta negativamente di un aggiornamento all’era del tempo ma, positivamente, dell’accoglienza entusiastica del potenziale offerto da questi mezzi di comunicazione di massa. In questo; “la capacità di utilizzare i nuovi linguaggi è richiesta non tanto per essere al passo coi tempi, ma proprio per permettere all’infinita ricchezza del Vangelo di trovare forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti”[9].

La Chiesa ha riconosciuto e sfrutta non soltanto la possibilità di raggiungere maggior numero di personne, ma anche il vantaggio della vicinanza e soprattutto quello di una presenza continua presso le persone. Questo è così importante per una Chiesa che è Mater et Magister. Papa Francesco sottolinea benissimo questa vicinanza partendo dalla parabola del buon Samaritano, che egli considera anche una parabola del comunicatore facendo notare la sovversione introdotta da Gesù. Per il Papa, “Chi comunica, infatti, si fa prossimo. E il buon Samaritano non solo si fa prossimo, ma si fa carico di quell’uomo che vede mezzo morto sul ciglio della strada. Gesù inverte la prospettiva: non si tratta di riconoscere l’altro come un mio simile, ma della mia capacità di farmi simile all’altro. Comunicare significa quindi prendere consapevolezza di essere umani, figli di Dio. Mi piace definire questo potere della comunicazione come ‘prossimità’” [10].

Grazie soprattutto ad Internet, questa vicinanza può diventare addirittura una permanente presenza formativa. Perché “Internet può anche facilitare il tipo di procedimento che l’evangelizzazione richiede. In particolare, in una cultura che non offre sostegno, la vita cristiana esige un’istruzione e una catechesi permanenti e questa è forse l’area in cui Internet può assicurare un aiuto eccellente”[11].

 

  1. Azioni

Avendo capito la necessità della comunicazione per la Chiesa, è chiaro bisogna entrare in questo mondo per usarlo al servizio dell’evangelizzazione. E la Chiesa si impegna a farlo. Tra l’altro, il grande aggiornamento del Concilio Vaticano II (1962-1965) ha dedicato un intero decreto ai mezzi di comunicazione sociale. L’Inter mirifica afferma “il diritto innato [della Chiesa] di usare e di possedere siffatti strumenti, nella misura in cui essi siano necessari o utili alla formazione cristiana e a ogni altra azione pastorale”[12]. I padri conciliari emettono anche alcune regole etiche da rispettare affinché lo scopo della comunicazione rispetti in sé i valori profondamente umani e autenticamente sociali.Da ormai 52 anni, la Chiesa ha anche istituito la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali per scoprire i mezzi di comunicazione proposti dalla Chiesa, per pregare per gli uomini e donne professionisti della comunicazione, per raccogliere fondi per sostenere i servizi diocesani dei mezzi di comunicazione sociale, ecc. La si celebra la settima domenica di Pasqua di ogni anno e un messaggio circostanziato del Santo Padre viene pubblicato il 24 gennaio dell’anno in corso, nella festa di San Francesco de Sales, patrono degli uomini e donne di media. Questi messaggi – che abbiamo anche noi citato – sono uno specchio della cura e dell’attenzione della Chiesa per questi mezzi di comunicazione. Quello di quest’anno 2018 s’intitola: La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace.Inoltre, unendo l’atto alla parola, la Chiesa stessa ha investito i mezzi di comunicazione dotandosi di vari strumenti di comunicazione: un quotidiano (Osservatore Romano), una radio (Radio Vaticana), una televisone (Centro Televisivo Vaticano) , dei siti web, delle applicazioni mobili, dei pontifici profili su twitter e Instagram. E, per una migliore sinergia di tutte queste entità, il Papa Francesco ha trasformato il Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali[13] in Segreteria per la comunicazione, assegnandole la tutela di “tutte le realtà che, in diversi modi, fino ad oggi, si sono occupate della comunicazione”, al fine di “rispondere sempre meglio alle esigenze della missione della Chiesa”[14]. Tutta la Chiesa, avendo compreso l’importanza della comunicazione, le diocesi, le istituzioni, le congregazioni religiose, le associazioni, non esitano più ad usarla per far conoscere Gesù Cristo e il suo messaggio. Questa è la via da seguire cercando sempre di imparare e adeguarsi alle tecnologie per un uso ottimo, e allo stesso tempo evitando le loro trappole e debolezze.

 

In somma, molto presto e molto rapidamente, la Chiesa è entrata nella comunicazione e ne divenne un protagonista avvisato. Frutto della comunicazione trinitaria, essa stessa si comprende anzitutto come mistero di comunione e missionaria dell’amore. Per assumere questa identità e rispondere a tale vocazione, la Chiesa scopre nei mezzi di comunicazione sociale strumenti privilegiati per raggiungere i confini della terra e dialogare con il mondo. Essa riconosce che i “metodi di comunicazione agevolata e di dialogo fra i suoi stessi membri possono rafforzare i legami di unità tra di loro. L’immediato accesso all’informazione rende possibile alla Chiesa di approfondire il dialogo col mondo contemporaneo […] La Chiesa può più rapidamente informare il mondo del suo ‘credo’ e spiegare le ragioni della sua posizione su ogni problema od evento. Può ascoltare più chiaramente la voce dell’opinione pubblica, ed entrare in un continuo dibattito con il mondo circostante, impegnandosi così più tempestivamente nella ricerca comune di soluzioni ai molti pressanti problemi dell’umanità”[15].

 

Note

[1] Concilio Ecumenico Vaticano II, Decreto Inter mirifica (4 dicembre 1963), n. 3.

[2] La Chiesa « che trova il suo fondamento nella comunione intima della Trinità ». Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Istruzione pasotrale Aetatis novae (22 febbraio 1992), n. 10; cf. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della chiesa cattolica su alcuni aspetti della Chiesa intesa come comunione, (28 maggio 1992), nn. 3-6.

[3] Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Istruzione Etica nelle comunicazioni sociali, (4 giugno 2000), n. 3.

[4] Francesco, Messaggio per la LII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace (24 Gennaio 2018).

[5] Cf. Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Aetatis novae, n°2

[6] Benedetto XVI, Messaggio per la XLVII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione (24 gennaio 2013).

[7] Francesco, Messaggio per la XLVIII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro (24 gennaio 2014).

[8] Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXXVI Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Internet: un nuovo Forum per proclamare il Vangelo (24 gennaio 2002), n. 3.

[9] Benedetto XVI, Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione.

[10] Francesco, Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro.

[11] Giovanni Paolo II, Internet: un nuovo Forum per proclamare il Vangelo, n. 3.

[12] Concilio Ecumenico Vaticano II, Inter mirifica, n. 3.

[13] Frutto delle successive trasformazioni della Pontificia Commissione di Consulenza e di revisione Ecclesiastica dei films a soggetto religioso o morale, creata da Pio XII il 30 gennaio 1948.

[14] Francesco, Motu proprio L’attuale contesto comunicativo (27 giugno 2015).

[15] Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXIV Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Il messaggio cristiano nell’attuale cultura informatica (24 gennaio 1990).

 

Bibliografia

Benedetto XVI, Messaggio per la XLVII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione (24 gennaio 2013).

Concilio Ecumenico Vaticano II, Decreto Inter mirifica (4 dicembre 1963)

Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della chiesa cattolica su alcuni aspetti della Chiesa intesa come comunione, (28 maggio 1992).

Francesco, Messaggio per la XLVIII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro (24 gennaio 2014).

––, Motu proprio L’attuale contesto comunicativo (27 giugno 2015).

––, Messaggio per la LII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace (24 Gennaio 2018).

Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXIV Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Il messaggio cristiano nell’attuale cultura informatica (24 gennaio 1990).

––, Messaggio per la XXXVI Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Internet: un nuovo Forum per proclamare il Vangelo (24 gennaio 2002).

Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Istruzione pasotrale Aetatis novae (22 febbraio 1992).

––, Istruzione Etica nelle comunicazioni sociali, (4 giugno 2000).