La pastorale digitale è importante per l’annuncio del Vangelo

 Sulla utilità della PASTORALE DIGITALE

Comunicazione efficace

La Pastorale Digitale è l’azione della Chiesa che cerca di comunicare il vangelo con i mezzi sociali. In quanto dimensione della vita onlife e nonostante le sfide sia quelle che abbiamo indicate ossia quelle non indicate, la Pastorale digitale  rimane importante per poter affrontare il mondo di oggi ma anche quello di domani. Lo si capisce quando si esperimenta l’utilità dell’uso di questi mezzi di comunicazione che tecnologicamente troviamo nella vita quotidiana e che cambiano di giorno in giorno le nostre relazioni. La vita cristiana che si vive in Chiesa ci propone sempre una testimonianza di fede per attirare le persone a Cristo. Ora, questa dimensione fisica non basta solo, occorre fare un altro passo promuovendo l’incontro per la pastorale digitale e approfondire la nostra maniera di comunicare.

Pastorale digitale con Papa Giovanni Paolo II

Pastorale digitale

La pastorale digitale è dunque molto importante per una comunicazione efficacia della Chiesa oggi. Nell’epoca che è la nostra, si può rimanere fisicamente con i parrocchiani e rivolgersi alle persone lontane con la pastorale digitale. Come già lo intendeva il santo Papa Giovanni Paulo II nel suo messaggio sulla comunicazione sociale nel 1996.

 

…con Papa Benedetto XVI

Pastorale digitale 1Nella stessa linea, troviamo l’incoraggiamento del Pontefice emerito il santo Padre Benedetto XVI, quando si esprimeva nel 2013: “Lo sviluppo delle reti sociali richiede impegno: le persone sono coinvolte nel costruire relazioni e trovare amicizia, nel cercare risposte alle loro domande, nel divertirsi, ma anche nell’essere stimolati intellettualmente e nel condividere competenze e conoscenze.

network diventano così, sempre di più, parte del tessuto stesso della società in quanto uniscono le persone sulla base di questi bisogni fondamentali. Le reti sociali sono dunque alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell’uomo”[1].

… con Papa Francesco

In conclusione, impegnandoci su questa via, possiamo fare nostro il cammino tracciato da Papa Francesco. Quello di continuare a sfruttare la dimensione dei tre verbi cioè andare, vedere[2] ciò che si vive nel campo digitale. E potere ascoltare con il cuore[3] le persone bisognose.

Pastorale digitale 3

[1] Benedetto XVI, Messaggio per la 47ma giornata delle comunicazioni sociali “Reti sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione”, Rome il 12 maggio 2013.

[2] Cf. Francesco, Messaggio per la 55ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali “Vieni et vedi” (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono, Roma, il 23 gennaio 2021.

[3] Cf. Francesco, Messaggio per la 56ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali “Ascoltare con l’orecchio del cuore”, Roma, il 24 gennaio 2022.

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RENDERE RAGIONE DELLA SPERANZA NEL MONDO ATTRAVERSO IL MONDO WEB

RENDERE RAGIONE DELLA SPERANZA NEL MONDO ATTRAVERSO IL MONDO WEB

 La missione della Chiesa, sia dal punto di vista di un’autentica capacità di comunione ecclesiale, sia dell’annuncio da rivolgere ai lontani, esige oggi che si considerino la comunicazione e la cultura non tanto fattori strumentali quanto piuttosto dimensioni essenziali dell’evangelizzazione e dell’azione pastorale.

I nostri giorni, come ricordava Giovanni Paolo II parlando dei mass media, «non basta usarli per diffondere il messaggio cristiano e il Magistero della Chiesa, ma occorre integrare il messaggio stesso in questa nuova cultura creata dalla comunicazione moderna»[1]. Si impone una necessaria rivisitazione del rapporto tra contenuto e forma di comunicazione in quanto la forma ormai è parte integrante del contenuto.

Siamo in un tempo che ci ha permesso di vedere la vita della Chiesa sembra reggersi solo sui pilastri della liturgia, della catechesi e della carità, mentre la comunicazione, quando viene presa in considerazione, è relegata a fattore strumentale, di cui qualcuno si fa carico più per passione personale che per una effettiva considerazione teologica e pastorale, lasciandoci vedere la maggiore difficoltà incontrata in questo percorso riguarda la reale capacità dei diversi soggetti ecclesiali ad assumere fino in fondo la sfida delle comunicazioni sociali.

I nuovi media, e l’interazione sempre più stretta tra questi e quelli tradizionali, offrono nuove opportunità per dare voce al Vangelo, su questo siamo solo agli inizi, diventa necessario che la Chiesa s’interroghi su che cosa il Signore le chiede per far arrivare la sua voce fino agli estremi confini degli sviluppi mediatici, perché questi rappresentano i veri confini della terra.

L’uomo infatti si legge nella Gaudium et Spes, «specialmente con l’aiuto della scienza e della tecnica, ha dilatato e continuamente dilata il suo dominio su tutta intera quasi la natura e, con l’aiuto soprattutto degli accresciuti mezzi di molte forme di scambio tra le nazioni, la famiglia umana poco a poco è venuta a riconoscersi e a costituirsi come una comunità unitaria nel mondo intero»[2].

Dobbiamo riconoscere gli spazi virtuali si sovrappongono a quelli reali e le distanze si misurano in possibilità di accesso, non più in chilometri. Attraverso Internet si può entrare in comunicazione, in tempo reale, con ogni angolo della terra e potenzialmente con ogni uomo[3].

Ma che cosa sono questi media? Più che meri strumenti sono «riflessi dell’umano». Quando parliamo di media in un certo senso stiamo parlando di noi, quindi, più che definire il concetto di «media», occorre comprendere la natura del legame sociale «uomo-media», rendersi conto che «non sono i media a mutare l’uomo, ma è l’uomo a intervenire in essi, ad «adoperarli» come proprio riflesso per qualsiasi istanza e bisogno. Di conseguenza i media sono «proiezioni dell’umano», cioè progetti dell’uomo, nel senso che è l’uomo a proiettarsi in essi[4].

Pertanto, se è «l’umanità a proiettare se stessa nei media» Internet è una realtà che ormai fa parte della vita quotidiana: non una opzione, ma un dato di fatto. Ci si presenta come un tessuto connettivo delle esperienze umane creando un ambiente digitale nel quale l’uomo impara a informarsi, a conoscere il mondo, a stringere e mantenere in vita le relazioni, contribuendo a definire anche un modo di abitare il mondo e di organizzarlo, guidando e ispirando i comportamenti individuali, familiari, sociali[5].

La Chiesa è chiamata ad agire anche nella Rete proprio perché il Web, oggi strutturato con social media – non è un mondo virtuale, parallelo a quello reale, ma «parte della realtà quotidiana di molte persone, frutto dell’interazione umana». Come ci ricorda il papa emerito Benedetto XVI Per cui «l’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani»[6]. L’evangelizzazione non può non considerare questa realtà.

This picture released by Vatican newspaper L’Osservatore Romano shows Pope Benedict XVI tweets for fist time at the end of general audience in Paolo VI Hall, Vatican City, Vatican, 12 December 2012. ANSA /OSSERVATORE ROMANO – EDITORIAL USE ONLY

Infatti, ha scritto Benedetto XVI «Quando le persone si scambiano informazioni, stanno già condividendo se stesse, la loro visione del mondo, le loro speranze, i loro ideali»[7]. è essenziale che sia riconosciuto tra i membri della chiesa che la fede non solo si «trasmette», ma soprattutto può essere suscitata nell’incontro personale, nelle relazioni autentiche. come ci ricorda il documento Aparecida «I siti Internet possono rinforzare e stimolare un interscambio di esperienze e informazioni che intensificano l’esperienza religiosa, fornendo accompagnamento e orientamento»[8].

La vera sfida per la Chiesa consiste nell’aprirsi a questa «svolta mediale», abbandonare una modalità di presenza a vetrina per assumere la logica del contatto.

Per un’idea del genere ci viene in aiuto le parole del Papa Francesco «la sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio» In questo senso «i canali digitali sono un campo fondamentale nella nuova «Uscità Missionaria»[9].

Per tali motivi dovremmo per primo compiere lo sforzo di imparare i linguaggi e le forme di comunicazione digitale per entrare in sintonia con le dinamiche dei social media ed evitare così il rischio di rendere l’evangelizzazione e l’immagine stessa della Chiesa irrilevanti agli occhi di una società dove sembra che, per esserci e agire, occorre possedere anche una chiara identità digitale, dove più che presentare il Vangelo come il libro che contiene tutte le risposte, bisognerebbe imparare a presentarlo come il libro che contiene tutte le domande giuste[10]. poiché cadremmo nell’errore di presentare un messaggio accanto agli altri, una risposta tra le tante.

Come secondo momento dobbiamo riconoscere la vita spirituale dell’uomo contemporaneo è certamente toccata dal mondo in cui le persone scoprono e vivono le dinamiche proprie della Rete, che sono interattive e immersive[11]. L’uomo che ha una certa abitudine all’esperienza di internet infatti appare più pronto all’interazione che all’interiorizzazione, già che l’uomo di oggi ritiene valide le esperienze nelle quali è richiesta la sua «partecipazione» e il suo coinvolgimento, già che è molto sensibile a queste esperienze.

Innanzitutto siamo di fronte a un’azione che richiede competenza, strategia e non improvvisazione; bisogna prima progettare il cosa, il come e il perché della comunicazione. affinché il nostro messaggio abbia un’immagine vera e non sia per andare al passo del momento delle diverse circostanze. La capacità di utilizzare i nuovi linguaggi è richiesta non tanto per essere al passo coi tempi, ma proprio per permettere all’infinita ricchezza del Vangelo di trovare forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti.

Come membri della chiesa dobbiamo essere chiari che Evangelizzare, non a una «emittenza» di contenuti religiosi, ma a una «condivisione» del Vangelo, per questo oggi i social offrono l’opportunità di rendere più significativa l’esperienza vissuta soggettivamente, proprio grazie alla pubblicazione e alla condivisione in una rete di relazioni; alla base è la consapevolezza che ciascuno di noi è un living link. L’interattività è la cifra radicale di questo lifestreaming[12].

Per questo motivo è fondamentale tenere presenti i seguenti aspetti per affrontare le grandi sfide poste dalla cultura mediatica:

– Dotarsi un prezioso strumento per dare alla sua azione pastorale nel campo delle comunicazioni sociali una progettualità ampia e articolata. «internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, è un dono di Dio»[13]

– Sapersi inserire nel dialogo con gli uomini e le donne di oggi, per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze. Andando dalla pastorale centrata sui contenuti alla pastorale centrata sulle persone

-Non bisogna mai rispondere a domande che nessuno si pone[14].

– Avere una maggiore consapevolezza tra i fedeli che la Chiesa esiste per la comunicazione della fede sia nei termini di un’accoglienza piena della comunicazione che viene da Dio attraverso la Rivelazione e la Tradizione sia nell’ottica del compito di annuncio sempre nuovo e attuale del Vangelo di Gesù Cristo che compete alla Chiesa nel mondo odierno.

– Riconoscere il potere dei «media» come «prossimità»[15].

-La vita della Chiesa è chiamata ad assumere una forma sempre più comunicativa e partecipativa, tenendo presente tra tutti i membri della chiesa che Comunicare dunque non significa più trasmettere ma condividere che permette di far emergere non solo le relazioni tra me e te, ma le mie relazioni e le tue relazioni.

– l’inserimento in tutta l’azione pastorale (catechesi, liturgia, carità) di un’attenzione sistematica alla dimensione comunicativa per intercettare i linguaggi dell’attuale cultura mediatica, senza perdere la specificità dei codici comunicativi religiosi.

Perché alla fine i veri comunicatori sono i cercatori di Dio che non si sentono mai arrivati e che mettono in gioco la propria ragione e il proprio cuore come ci ha ricordato magistralmente Benedetto XVI: «La cosa nuova dell’annuncio cristiano è la possibilità di dire ora a tutti i popoli: Egli si è mostrato. Egli personalmente. E adesso è aperta la via verso di Lui. La novità dell’annuncio cristiano non consiste in un pensiero ma in un fatto: Egli si è mostrato. Ma questo non è un fatto cieco, ma un fatto che, esso stesso, è Logos presenza della Ragione eterna nella nostra carne. “Verbum caro factum est”[16]: proprio così nel fatto ora c’è il Logos, il Logos presente in mezzo a noi. Il fatto è ragionevole». Certamente occorre sempre l’umiltà della ragione per poter accoglierlo; occorre l’umiltà dell’uomo che risponde all’umiltà di Dio[17].

So che la rete non è certo priva di ambiguità e utopie. In ogni caso la società fondata sulle reti di connessione comincia a porre sfide davvero significative sia alla pastorale sia alla comprensione stessa della fede cristiana, a partire dal suo linguaggio di espressione. Le sfide sono esigenti. Il nostro compito lo è altrettanto[18].

Facciamo proprie nella nostra vita sacerdotale le parole del papa Giovanni Paolo II «farsi interpreti delle odierne istanze culturali, impegnandoci a vivere questa epoca della comunicazione non come tempo di alienazione e di smarrimento, ma come tempo prezioso per la ricerca della verità e per lo sviluppo della comunione tra le persone e i popoli»[19].

  

  [1] Messaggio del santo padre Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Redemptoris missino, 37

[2] Cf Gaudium et spes n.33a.

[3] cf H. Haker – E. Borgman – St.van Erp [edd.] Cyber-spazio, cyber- etica, cyber-teologia, Con, XLI (2005/1) 1-147).

[4] Cf. l. PALERMO, «La Chiesa mediale. Sfide, strutture, prassi per la comunicazione digitale», Paoline, Milano 2017. In< https://elementidipastoraledigitale.wordpress.com/2017/02/27/la-chiesa-mediale-sfide-strutture-prassi-per-la-comunicazione-digitale/#more-1736>.

[5] A. SPADARO, «Le 6 grandi sfide della comunicazione digitale alla pastorale»,[ultima consultazione 03.20.2022],in < https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/notizie/attualita/le-6-grandi-sfide-della-comunicazione-digitale-alla-pastorale-32387>.

[6]Messaggio del santo padre Benedetto XVI dedica il messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali ai social network, 12 di maggio 2013. http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/messages/communications/documents/hf_ben-xvi_mes_20130124_47th-world-communications-day.html, Libreria Editrice Vaticana, 12 maggio 2013.

[7] Benedetto XVI nel suo Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni del 2013.

[8] Aparecida al n. 489.

[9] Evangelii Gaudium, 87.

[10] Cf. A. PALERMO, «La Chiesa mediale. Sfide, strutture, prassi per la comunicazione digitale», Paoline, Milano 2017. In <https://elementidipastoraledigitale.wordpress.com/2017/02/27/la-chiesa-mediale-sfide-strutture-prassi-per-la-comunicazione-digitale/#more-1736>.

[11] A. SPADARO, «Tecnologia e fede. Davvero l’uomo digitale è poco attento allo spirito »,[ultima consultazione il 5 de Dicembre 2018],in < https://www.avvenire.it/attualita/pagine/uomo-digitale-e-poco-attento-allo-spirito>

[12]A. SPADARO, «Le 6 grandi sfide della comunicazione digitale alla pastorale»,[ultima consultazione 03.20.2022],in < https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/notizie/attualita/le-6-grandi-sfide-della-comunicazione-digitale-alla-pastorale-32387>.

[13] » Messaggio del Santo padre Francisco  per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni 2014.

[14]  Evangelii Gaudium, 155.

[15] Messaggio del Santo padre Francisco per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni 2014.

[16] Gv 1,14

[17] Messaggio del santo padre Benedetto XVI  nel discorso a Parigi, 12 settembre 2008.

[18] A. SPADARO, «Le 6 grandi sfide della comunicazione digitale alla pastorale»,[ultima consultazione 03.20.2022],in < https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/notizie/attualita/le-6-grandi-sfide-della-comunicazione-digitale-alla-pastorale-32387>.

[19] Giovanni Paolo II, ai partecipanti al Convegno Parabole mediatiche. Fare cultura nel tempo della comunicazione, 9 novembre 2002

BIBLIOGRAFIA

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V CONFERENCIA GENERAL DEL EPISCOPADO LATINOAMERICANO Y DEL CARIBE, Aparecida, 13-31 di magio de 2007.

 

P.ELISARDO ALFONSO NAVARRO AMAYA M.E




L’era digitale, un cambiamento d’epoca.

Introduzione

Nel “Secondo racconto della creazione”, la Terra è ancora spoglia poiché né c’era stata pioggia, “né vi era l’uomo per coltivare il suolo, per far salire l’acqua dai canali e irrigare tutta la superficie.” Più di duemila anni dopo, il filosofo ateo Karl Marx individuerà nella “produzione della vita materiale” ciò che “umanizza” l’uomo e lo differenzia dagli animali. Il lavoro è una dimensione centrale della vita dell’uomo, che attraversa tutta la sua storia e la caratterizza: da capanne ha costruito grattacieli, dalla raccolta di frutta ha creato immense produzioni industriali di cibo, dall’impossibilità di traversare l’oceano è atterrato sulla Luna. Tutto questo grazie alla sua intelligenza e alla sua tecnica.

Oggi il nostro mondo è dominato dalla tecnica, tanto che Heidegger nel 1954 pubblicò il saggio “La questione della tecnica”, in cui, però, dava un taglio fortemente filosofico, più che scientifico, alla tematica. Questa tecnica è stata capace di semplificare e spesso giungere in aiuto dell’uomo (basti pensare allo sviluppo delle tecnologie mediche avvenuto in questi anni), ma è stata altrettanto capace di creare mostruosità (basti pensare all’attacco chimico di Ghūṭa). Allora, oggi più che mai, in quella che il Papa definisce più che un’epoca di cambiamento un cambiamento d’epoca, bisogna, perciò, che l’uomo impari a “far salire l’acqua dai canali” senza però essere tentato di costruire una nuova “Torre di Babele” (di cui troviamo un eloquente rappresentazione sulla copertina dell’omonimo album di Edoardo Bennato del 1976), tenendo sempre ben presenti vantaggi e svantaggi della tecnica; in quest’articolo cercherò di affrontare alcune tematiche, particolarmente calde, di questa “quarta rivoluzione industriale”.

 

Padre e figlio di una famiglia siriana orribilmente mutilati durante la guerra, saranno provvisti di speciali protesi una volta sbarcati in Italia.

 

Edoardo Bennato immagina la torre di Babele come una escalation di armi belliche, a partire dalla clava fino all’arma atomica.

 

Video live de “La torre di Babele”: la tecnologia non è ciò che permette all’uomo di migliorare la sua esistenza o esprimere la sua personalità, ma serve per “Strappare tutti i segreti alla natura” e, “guerra dopo guerra”, “conquistare tutto quello che è ancora da conquistare.

 

 

  • Dove parliamo? La “quarta rivoluzione industriale”

1.1 Schwab: “La quarta rivoluzione industriale”

Anzitutto dobbiamo capire “dove” parliamo. Schwab ha pubblicato nel 2016 un’opera dal titolo “La quarta rivoluzione industriale”, in cui illustra i caratteri fondamentali di un momento di cambiamenti senza precedenti nella storia dell’umanità. Secondo Schwab questa quarta rivoluzione industriale ha i suoi punti focali:

  • nella velocità: “diversamente dalle rivoluzioni industriali precedenti, che hanno avuto luogo a una velocità lineare, quella attuale sta avvenendo a una velocità esponenziale. Ciò trova il suo fondamento nella natura eterogenea del mondo in cui viviamo, che è costantemente interconnesso
  • nella portata e intensità: “la trasformazione si fonda sulla rivoluzione digitale e combina diverse tecnologie […] Suddetto cambiamento non riguarda solo il “che fare” e il “come”, ma anche il “chi” siamo.
  • nell’impatto sui sistemi: “Questo aspetto riguarda la trasformazione di interi sistemi, Paesi, aziende, settori e le società in generale.

Ci troviamo quindi di fronte a un cambiamento di portata esponenziale, che richiede all’uomo di rivedere la concezione del mondo che ha avuto fino a questo momento. Ormai la realtà digitale non è più “un’altra realtà”, ma entra a pieno titolo nella realtà effettiva, e chi non la accetta rischia di rimanere tagliato fuori. Ogni giorno ci rendiamo conto di come, sempre maggiormente, la tecnologia sta sostituendo l’uomo nelle sue mansioni routinarie e più agevolmente codificabili; ma più che concentrarci su ciò che stiamo perdendo, dovremmo cercare di cogliere gli aspetti positivi che da questa realtà possono scaturire, come un incremento delle capacità di problem solving, di adattabilità e creatività e tutte le altre attività in cui le macchine non possono sostituire l’uomo.

 

1.2  “Biosfera” e “infosfera”

La più grande trasformazione, immediata e di carattere quotidiano, è quella che siamo perennemente connessi e interconnessi con tutto il mondo. Floridi, nel 2017, affermava che oggigiorno ci sia bisogno di parlare di una “infosfera” (oramai parte integrante a pieno titolo della “biosfera umana”), generata dalle ICT (Information and Communication Technologies), ossia “tecnologie riguardanti i sistemi integrati di telecomunicazione (linee di comunicazione cablate e senza fili), i computer, le tecnologie audio-video e relativi software, che permettono agli utenti di creare, immagazzinare e scambiare informazioni.”. Il compito dell’uomo, di fronte a questa immensità di informazioni, è quello di non lasciarsi trasportare verso un mondo anche a lui non totalmente conosciuto, ma di prendere il controllo di questo “cervello collettivo”, che in continuazione produce informazioni e le mette a disposizione di tutti coloro che hanno la possibilità di connettersi, di imparare a percorrere questa, riprendendo la definizione di De Kerckhove,“superstrada elettronica”, che ha totalmente vinto su tutte le altre vie di comunicazione.

 

1.3 Le ICT: limitazioni e pericoli

Le ICT stanno portando a una vera e propria “trasformazione antropologica”, in quanto sono capaci di mettere in comunicazione nello stesso momento le parti più disparate del globo, e, perciò, di mettere in comunicazione aspetti culturali estremamente diversi tra loro. Questa elaborazione e trattamento delle informazioni che aprono tutti coloro che si connettono a un universo di informazioni, sono le migliori risorse che le ICT ci possono offrire, ma c’è da considerare che non tutti possono fruire di queste vie di comunicazione, oltre che per motivi economici, spesso anche per motivi culturali; argomento trattato, tra l’altro, anche dal neo-rieletto presidente della Repubblica, che, durante il giuramento dinanzi al Parlamento, ha tenuto un discorso sulla dignità dell’uomo e ha parlato di come i divari (fra cui quello tecnologico) costituiscano “il freno di ogni prospettiva di crescita”! Basti pensare a un anziano che deve ritirare qualcosa in Posta, ma non ha conoscenze e abilità sufficienti per prendere un appuntamento tramite applicazione e è così costretto a fare anche un’ora di fila in piedi e esposto all’intemperie, realtà con cui mi sono imbattuto diverse volte svolgendo il mio servizio con la Comunità di Sant’Egidio. Altra caratteristica da considerare è quella delle fake news. Purtroppo l’internet spesso lascia spazio a notizie false, che trovano nella rete un’opportunità di avere forti risonanze, un po’ come se le “chiacchiere da bar”, che prima restavano confinate, per l’appunto, nel bar, ora approfittino dell’interconnessione e della facilità della comunicazione per diffondersi e incrementarsi, usando la rete come un’enorme cassa di risonanza (come afferma Reyes in “I social network, polarizzazione e democrazia: dall’incanto al disincanto”): così facendo, più che entrare in un luogo dove si possa mettere in discussione la propria idea, si escludono tutti coloro che non la pensano come noi e si creano spazi virtuali per gruppi con gusti e credenze condivise. Inoltre, la possibilità di condividere sulla propria pagina social network ogni post, porta spesso alla condivisione affrettata di notizie che neanche abbiamo letto integralmente!

Al minuto 03:21 di questo video abbiamo un chiaro esempio di pagine che diffondono fake news.

https://attivissimo.blogspot.com/search?q=creare+una+fake+news&max-results=20&by-date=true

A 07:00 del video presente a questo link abbiamo un esempio chiaro di come si diffondano le fake news.

 

  • Con chi parliamo? “Nativi” e “immigrati” digitali.

Secondo interrogativo che dobbiamo porci quando trattiamo il mondo digitale è con chi stiamo parlando? Prensky, nel 2001, scrive il saggio “Nativi digitali, immigrati digitali”, in cui, per l’appunto fa la tanto contestata distinzione fra nativi e immigrati del digitale. Per nativi digitali vengono considerate quelle persone nate dopo il 1985, che hanno vissuto in costante contatto colla tecnologia e collo sviluppo tecnologico del XX secolo.

 

2.1 “Menti ipertestuali”

Questo ha portato un ulteriore disparità, oltre a quella canonica dovuta alle generazioni, tra educati e educatori. Gli educatori, in primis gli insegnanti, si sono ritrovati a dover rielaborare non tanto “ciò” che bisogna insegnare, quanto il “come” insegnarlo: citando lo stesso Prensky bisogna “imparare nuovi modi per fare cose vecchie”. La caratteristica più rappresentativa del nuovo “linguaggio” dei nativi digitali è quello delle menti ipertestuali. La Treccani riporta questa dizione di Ipertesto: “In informatica, testo organizzato in un insieme di moduli elementari che ne rende possibile la lettura, integrale o parziale, secondo diversi percorsi logici (ciascuno dotato di autonomia di significato), scelti dal lettore in base a sue personali esigenze.”. Per comprendere meglio il significato di questo lemma, consultiamo anche “L’enciclopedia per ragazzi”, sempre della Treccani: “Un ipertesto è un testo che non deve essere letto necessariamente dall’inizio alla fine, bensì secondo diversi percorsi.”, ancora “La maggior parte dei testi e documenti che conosciamo (e può trattarsi di romanzi, film o brani musicali) sono sequenziali. Devono cioè essere letti (o visti, o ascoltati) seguendo un ordine preciso. Dalla prima all’ultima pagina, nel caso di un libro. Un ipertesto, come un qualunque sito web, è invece costituito da un insieme di elementi, pagine di testo od oggetti multimediali che possono essere consultati nell’ordine scelto dallo stesso lettore. Ordine che può cambiare ogni volta che il lettore ritorna a consultare quel testo.”. Praticamente, un ipertesto si differenzia da un testo sequenziale in quanto si può passare da un punto a un altro senza perdere il filo del discorso.

 

2.2 Lost in navigation

Ma questa acquisizione ha portato alla perdita della capacità di restare per molto tempo concentrati su un solo argomento e su contenuti scritti e orali. Alcuni docenti hanno definito la portata dell’attenzione degli studenti comparandola a quella di un moscerino; ciò è sostenuto anche da quanto dimostrato da uno studio Microsoft: la durata dell’attenzione è passata dai 12 secondi del 2000 agli 8 del 2013, scendendo al di sotto di quella dei pesci rossi che è invece di 9 secondi. Uno studio della Stanford University ha dimostrato che questa scarsa capacità di attenzione comporta difficoltà anche quando bisogna distinguere tra notizie vere e false: il 52% dei ragazzi ha ritenuto che un video sgranato fosse utilizzabile come prova per contestare il risultato delle elezioni primarie democratiche americane del 2016. In mezzo all’infinità di informazioni a cui si può accedere, per un popolo così “distratto”, perciò, c’è il serio rischio di perdersi. Ma questo non è l’unico rischio a cui bisogna prestare attenzione: la cosiddetta Generazione Z, quella che ha vissuto sulla propria pelle, la digitalizzazione del XX secolo, è predisposta anche a altri rischi, che ci vengono elencati nell’opera “The New Millennium Learners: Challenging our Views”, da Pedró:

  1. Aumento del “cyberspazio” a prezzo del crescente isolamente fisico.
  2. I momenti dedicati all’attività digitale aumentano e sovrastano anche quelli che dovrebbero essere dedicati al riposo.
  3. Le risposte immediate sono la norma anche nella comunicazione personale.
  4. Si preferiscono messaggi multimediali a messaggi testuali.

simpatico spot dell’UE

2.3 Multitasking

Il costante contatto con apparecchiature multimediali, quindi, ha portato i nativi digitali a avere un’attenzione divisa e a facilitare, in questo modo, il saper operare in multitasking. Il multitasking è la capacità di compiere due attività contemporaneamente e si è sviluppato in maniera esponenziale con il rapido progresso tecnologico e digitale della nostra epoca. Il multitasking comporta aspetti negativi, quali l’incapacità di un’alta concentrazione e l’aumento di stress, che possono portare a un maggior rischio di depressione e ansia, e a risultati qualitativamente inferiori. Ciò nasce, però, soprattutto a causa della mancanza di abitudine a operare in multitasking. Infatti, uno studio di Sarayu Caulfield e Alexandra Ulmer ha dimostrato che ragazzi abituati a operare con mezzi digitali sin dalla prima infanzia, e perciò abituati a lavorare in multitasking, riescono a produrre migliori risultati in ambienti con distrattori che in ambienti privi di quest’ultimi. Un ulteriore filone di studi sta prendendo in considerazione gli effetti della combinazione di compiti motori e compiti cognitivi: lo studio ha infatti coinvolto pazienti con malattia di Parkinson e anziani in salute e ha dimostrato che svolgendo compiti cognitivi mentre erano impegnati a pedalare, i loro risultati tendevano a migliorare rispetto a quando le attività venivano svolte in una stanza tranquilla. Questo ha anche una spiegazione fisica: operare in multitasking tende, cerebralmente, a un rilascio di dopamina, norepinefrina ed epinefrina che migliorano la velocità e l’efficienza del cervello, in particolare nei lobi frontali. Anche secondo Jenkins, come argomenta nel suo saggio “Culture partecipative e competenze digitali. Media education per il XXI secolo.”, questa divisione tra attenzione e multitasking non va vista come un’opposizione e va invece cercato un punto di incontro per poter permettere di sviluppare nuove abilità.

 

  • Come parliamo? Nuove esigenze di comunicazione

lI superamento delle barriere geografiche fa nascere il bisogno di una nuova lingua, “una lingua franca, trasversale rispetto alle altre culture, che consente la condivisione e la produzione di cultura”, la definiscono Rivoltella e Rossi nel saggio “Il corpo e la macchina”; esempio esplicativo di questo nuovo linguaggio è il “meme”. Questa è la definizione che ne riporta la Treccani: “singolo elemento di una cultura o di un sistema di comportamento, replicabile e trasmissibile per imitazione da un individuo a un altro o da uno strumento di comunicazione ed espressione a un altro”. Il termine fu coniato da Richard Dawkins nel 1976, ma non aveva ancora l’accezione digitale odierna. Sempre citando la Treccani: “I memi digitali sono contenuti virali in grado di monopolizzare l’attenzione degli utenti sul web. Un video, un disegno, una foto diventa meme quando la sua «replicabilità», che dipende dalla capacità di suscitare un’emozione, è massima.” Affinché un meme possa avere successo c’è bisogno che la sua comprensibilità sia massima: la maggior parte dei meme sono infatti in un inglese elementare e rappresentano un’immagine famosa o di immediata comprensione. Il meme è un input multimediale rapido che richiede pochissimi secondi di concentrazione affinché venga compreso e possa suscitare ilarità. Il successo di questa forma comunicativa risiede nella sua immediatezza che soddisfa, come già detto in precedenza, l’attenzione del “moscerino”, che preferisce non concentrarsi a lungo su uno stesso argomento.

 

Esempi di meme

 

 

Per concludere il discorso sulla comunicazione è importante ribadire che nella realtà digitale non abbiamo la stessa possibilità di comunicare che abbiamo nella realtà, in quanto non possiamo contare sulla comunicazione non verbale, che comprende gesti, mimica, …  e sul tono della voce, che può un determinato taglio a un discorso o anche il suo opposto.

 

  • Etichette

Mi vorrei soffermare brevemente sulla dizione di nativi e immigrati digitali che ho usato ricorrentemente. La distinzione tra nativi e immigrati digitali rischia di diventare una classificazione e un preconcetto o etichetta; questo discorso è strettamente legate al discorso sulle generazioni e proprio per questo mi vorrei soffermare sulla distinzione operata da Gabriele Qualizza che pone l’accento su “collocazione”, ossia “una condizione di fatto, che accomuna quanti hanno il medesimo posizionamento in relazione al processo storico e dunque sono esposti a influenze culturali dello stesso tipo: una situazione in cui “ci si trova” ” e su legame, ossia “un orientamento comune, cioè in una partecipazione consapevole alle trasformazioni che investono il proprio tempo.” Solo avere un “legame” colla propria generazione porta a una “generazione effettiva”, ossia a un partecipazione piena. Tutto ciò per ribadire quanto le etichette siano solo etichette e sarebbe più lecito parlare di “attitudine digitale”.

 

Conclusione

L’evoluzione dell’uomo, sia essa economica, sociale, culturale, passa sempre attraverso il lavoro, che punta a migliorare le sue condizioni di vita e a permettergli una sempre più completa reaIizzazione. Lo sviluppo odierno della tecnica ha portato con sé molte innovazioni positive, ma al tempo stesso molti pericoli e rischi. Le nuove tecnologie ci pongono di fronte a un mondo in continua evoluzione e che porta, perciò, sempre nuove sfide, anche solo per la capacità di rimanere aggiornati. Acquisire una buona attitudine digitale, perciò, non è indispensabile solo per fini lavorativi e per poter fruire in maniera migliore della “infosfera”, che è ormai una realtà concreta e inscindibile della nostra vita quotidiana, ma anche per essere attuali e poter operare cristianamente nell’oggi, in quanto, un uomo che non partecipa alla realtà digitale, non partecipa a una parte della realtà effettiva! È perciò indispensabile incrementare la nostra conoscenza e essere capaci di restare al passo coi tempi, se si vuole essere veramente protagonisti di quella che non è un epoca di cambiamento, ma un cambiamento d’epoca!

 

Bibliografia

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Dominici, P. (2014). Dentro la società interconnessa. La cultura della complessità per abitare i confini e le tensioni della civiltà ipertecnologica. Milano: FrancoAngeli.

Floridi, L. (2017). La quarta rivoluzione. Come l’infosfera sta trasformando il mondo. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Heidegger. (1953). La questione della tecnica.

Jenkins, H. (2010). Culture partecipative e competenze digitali. Media education per il XXI secolo. Milano: Guerini e Associati.

La Sacra Bibbia. (1968). Edizioni Paoline, Gen. 2, 5-6.

Marx, K. (1867).  L’ideologia tedesca, trad. it. di F.Codino, Editori Riuniti, Roma 2000

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Pedró, F. (2006). The New Millennium Learners: Challenging our Views on ICT and Learning. Paris: CERI-OECD.

Prensky, M. (2001). Digital Natives, Digital Immigrants. Part I. «On the Horizon», 9/5, MCB University Press, pp.1-6.

Qualizza Gabriele. (2020). Migrazioni digitali: da Facebook a Instagram. Innovazioni, we sense generazionale e partecipazione in rete. In Di fronte al futuro. I giovani e le sfide della partecipazione. a cura di Giovanni Delli Zotti e Gabriele Blasutig. L’Harmattan italia.

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Rivoltella, P.C. (2012). Apprendere al tempo dei media digitali: comportamenti, apprendimenti e competenze delle giovani generazioni. «LEND – Linguistica e Nuova Didattica», 1-2012, pp.1-9.

Rivoltella, P.C., Rossi, P.G. (2019). Il corpo e la macchina. Tecnologia, cultura, educazione. Brescia: Editrice Morcelliana.

Schwab, K. (2016). The Fourth Industrial Revolution. New York: Crown Business.

Suerz, M. (2015). L’agire comunicativo tra processi di democratizzazione, partecipazione e trasparenza. La conquista di una democrazia “di massa” nell’era della società dell’informazione. «Tigor: rivista di scienze della comunicazione e di argomentazione giuridica», VII/2-2015, pp.59-71.

 

Sitografia

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https://www.theguardian.com/world/2013/sep/02/syria-crisis-french-intelligence-assad

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https://www.treccani.it/enciclopedia/ipertesto_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/

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https://www.stateofmind.it/tag/multitasking/

https://www.treccani.it/vocabolario/meme_%28Neologismi%29/




Il cristiano Cattolico presente nei social media

Chiamati ad essere presente in questa realtà

Ormai siamo immersi nel mondo dei social media, siamo invitati ad utilizzare questi mezzi per evangelizzare, non possiamo fare finta di questa realtà e dobbiamo trarre il meglio di questa tecnologia per comunicare la gioia del Vangelo e accettare il mandato di Gesù: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15).  Questo Vangelo è un incontro personale con Cristo come lo ricorda papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangeli Gaudium: “Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta”. (Evangeli Gaudium 3).

Il vaticano II, con il decreto su gli strumenti di comunicazione sociale, invitava il popolo di Dio al retto uso dei mezzi di comunicazione: “La Chiesa Cattolica giudica suo dovere predicare l’annuncio della salvezza anche mediante gli strumenti della comunicazione sociale, nonché indirizzare gli uomini al retto uso degli stessi”(I.M 3). Gli ultimi successori di Pietro: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e in modo speciale papa Francesco ci danno l’esempio di non avere paura davanti a questa era digitale.

 

 

 

 

Il messaggio ha sempre passato con gli strumenti del suo contesto

Fin dai primi tempi i cristiani, hanno utilizzato tutti i mezzi a disposizione nel loro contesto per annunciare il messaggio evangelico. La chiesa ha sempre tenuto a cuore il mandato di Gesù e è andata al di là delle barriere della geografia, portando la Buona Notizia con gli strumenti a sua disposizione, la storia ci ha lacciato traccia.

Viaggi missionari per la predicazione

Lettere alle comunità 

Libri

 

Teatro

immagini

Tutti questi modi hanno contribuito all’impegno dei cristiani nell’annuncio del Vangelo fino ad arrivare  all’epoca moderna, dove ci confrontiamo  ai nuovi strumenti di comunicazione che si presentano come un’opportunità per continuare ad annunciare la gioia del Vangelo. Come ci lo ricorda il Concilio Vaticano II, “Questi mezzi utilizzati correttamente, potranno essere di grande aiuto per continuare la nostra missione di discepoli missionari di Cristo”.

 

L’uso d’internet ha qualcosa a vedere con noi

La Lumen Gentium ci ricorda che “Ad ogni discepolo di Cristo incombe  il dovere di seminare per quanto gli compete la fede”. (L.G 17).  Questo dovere possiamo compierlo  nella semplicità della nostra vita. oggi tutti noi, almeno abbiamo uno smartphone, vediamo come ogni sorta d’informazione circola nei social media, perché non potere anche nella nostra quotidianità comunicare la nostra fede?

Come leggiamo nell’ Evangeli Gaudium: “È la gioia che si vive tra le piccole cose della vita quotidiana, come risposta all’invito affettuoso di Dio nostro Padre: «Figlio, per quanto ti è possibile, trattati bene … Non privarti di un giorno felice» (Sir 14,11.14). Quanta tenerezza paterna si intuisce dietro queste parole!”

A questo proposito è molto interessante vedere alcuni laici, sacerdoti, religiose che piano piano si hanno lasciato sedurre dell’invito di papa quando ci parla di “USCIRE” nell’ esortazione:  “La Chiesa “in uscita” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano. “Primerear – prendere l’iniziativa”: vogliate scusarmi per questo neologismo. La comunità evangelizzatrice sperimenta che il Signore ha preso l’iniziativa, l’ha preceduta nell’amore (cfr 1 Gv 4,10), e per questo essa sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi. Vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dell’aver sperimentato l’infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva. Osiamo un po’ di più di prendere l’iniziativa! Come conseguenza, la Chiesa sa “coinvolgersi”. (Evangeli Gaudium 24).

 

 

Quando farlo?

Il momento è adesso, la missione è perenne, il messaggio è costante, non bisogna aspettare una chiamata. questo è il campo che ci sta davanti, e questo ci richiama alla necessità di essere evangelizzatori. Ogni cristiano è portatore di questa gioia ed invitato a testimoniare una vita che irradia amore.

Papa Francesco invita i giovani nell’esortazione  post sinodale  “Christus vivit” «L’ambiente digitale caratterizza il mondo contemporaneo. Larghe fasce dell’umanità vi sono immerse in maniera ordinaria e continua. Non si tratta più soltanto di “usare” strumenti di comunicazione, ma di vivere in una cultura ampiamente digitalizzata che ha impatti profondissimi sulla nozione di tempo e di spazio, sulla percezione di sé, degli altri e del mondo, sul modo di comunicare, di apprendere, di informarsi, di entrare in relazione con gli altri. Un approccio alla realtà che tende a privilegiare l’immagine rispetto all’ascolto e alla lettura influenza il modo di imparare e lo sviluppo del senso critico… Internet e le reti sociali hanno creato un nuovo modo di comunicare e stabilire legami, e «sono una piazza in cui i giovani trascorrono molto tempo e si incontrano facilmente, anche se non tutti vi hanno ugualmente accesso, in particolare in alcune regioni del mondo. Essi costituiscono comunque una straordinaria opportunità di dialogo, incontro e scambio tra le persone, oltre che di accesso all’informazione e alla conoscenza. Inoltre, quello digitale è un contesto di partecipazione sociopolitica e di cittadinanza attiva, e può facilitare la circolazione di informazione indipendente capace di tutelare efficacemente le persone più vulnerabili palesando le violazioni dei loro diritti. In molti Paesi web social network rappresentano ormai un luogo irrinunciabile per raggiungere e coinvolgere i giovani, anche in iniziative e attività pastorali».

 

 

L’evangelizzazione digitale deve partire, se vuole essere comunicativa, dal legame Dio-uomo, da un Dio che discende per farsi comprendere, si apre verso l’esterno per poterlo conoscere

Ecco le parole che direbbe Gesù in quest’oggi a noi cristiani davanti alla sfida dei social media: Andate dunque, non avete paura. “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

 

 

Bibliografia

CONC. ECUM. VAT. II, Dec. Inter merifica, 3.

CONC. ECUM. VAT. II, Cost. Dogm. Sulla Chiesa Lumen Gentium“, 17.

Esort. Ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 24.

Esort. Ap. Christus vivit (25 marzo 2019), 86.

Raul Herrera Franco

 




PRETI IN CLERGYPHONE

Per relazioni digitali generative

 

INTRODUZIONE

 

Il digitale rappresenta senz’altro una straordinaria opportunità per l’uomo, e per il prete. Difatti, apre un ventaglio di possibilità che, però, occorre saper utilizzare bene nella pastorale. In quest’era di rivoluzione digitale, la tecnologia è divenuta un luogo da abitare, uno spazio in cui si intrecciano idee, volti, parole, opinioni, iniziative, emozioni, processi relazionali.

Il video del sacerdote youtuber don Alberto Ravagnani è uno dei tanti bei testimoni di «prete in clergyphone»[1].

 

https://youtu.be/NgU-XEJWYOg

 

Don Alberto Ravagnani – come tanti altri sacerdoti della sua generazione – usa i mass media, in particolare i social media, per raccontarsi, per dare la propria testimonianza. «La Chiesa è sempre stata presente laddove ci sono le persone. Gli spazi offerti dalla tv o dal web si aggiungono a quelli fisici. Gli uni non sostituiscono gli altri. Si è capito bene durante il recente lockdown quando i sacerdoti hanno aperto dei profili social perché dovevano tener chiuse, necessariamente, le chiese»[2].

 

Il prete influencer

 

Pastorale nell’onlife

Il presente articolo vuole offrire degli spunti per vivere relazioni digitali generative, che attuino una pastorale integrata nell’onlife. Il virtuale è molto più reale di quel che ci rendiamo conto. La realtà dell’on-line ha risvolti nella vita sensibile — in quanto c’è un rapporto tra reale e virtuale — ed è qui che si inserisce la nostra riflessione e il nostro impegno[3].

Difatti, ci sono connessioni e scambio di informazioni tra persone online, ma questo ha effetti sul mondo reale. Per questo è stato coniato il termine dell’onlife. Addirittura relazioni tra oggetti come un televisore, un’auto, un sensore stradale, un satellite… Per la prima volta, anziché creare delle macchine che si interfacciano con il mondo, stiamo modificando il mondo in modo che si possa interfacciare con le macchine!

Questo a riprova che pur essendo l’onlife immateriale, esso ha una cogenza concreta nella strutturazione della realtà, una cogenza sempre più significativa.

 

Le community dall’on-line all’on-life. Cambia la rete, cambia la pastorale

https://www.weca.it/tutorial/le-community-dallon-line-allon-life-cambia-la-rete-cambia-la-pastorale/

 

Ricordiamoci, tuttavia, che l’impegno nella comunicazione consiste nella chiarezza missionaria con cui si annuncia Chi abbiamo incontrato e che lo facciamo con gioia. «La nuova evangelizzazione si propone in questi contesti non come un dovere, un peso ulteriore da portare, ma come quel farmaco capace di ridare gioia e vita»[4].

 

Responsabili delle relazioni

Il sacerdote più che mai deve rispondere a questo rapido mutamento del mondo ripensandosi per rispondere adeguatamente all’umanità. Questo non significa snaturarsi, al contrario è il rimanere fedele alla sua missione di annunciare Cristo lì dove è presente l’uomo e la donna, nel qui ed ora.

 

Da qui il suo situarsi e progettarsi nel mondo, e nel mondo dell’onlife, come prete in clergyphone, ovvero con l’abito che lo veste, il clergyman integrato con lo smartphone. Il neologismo è stato ripreso dal libro del sacerdote della Diocesi di Concordia-Pordenone, nel Friuli, Giacomo Ruggeri. Nel suo testo «Prete in clergyphone» egli intraprende un discernimento e una formazione sacerdotale nelle relazioni digitali per il seminarista, il prete, il vescovo, il religioso che ha in tasca lo smartphone, mezzo che utilizza per pensare e decidere, pregare e celebrare, relazionarsi e incontrarsi, vivere e morire. L’uso di questo strumento, diventato non solo utilissimo, ma perfino necessario, comporta una nuova capacità di discernere che varca la soglia dell’avere o no il profilo social network[5].

 

Annunciare Cristo nei social

 

DAI NATIVI DIGITALI AI DIGITALI DISCERNENTI

 

«È finito, perciò il tempo di riflettere sul futuro della Chiesa, è tempo di mettere mano alla Chiesa del futuro»[6]. La Chiesa tutta, e i pastori in primis, deve prendere atto di una conversione paradigmatica, ovvero passare da una Chiesa che, tramite i suoi riti e le sue promesse, dà luce alla vita degli adulti ad una Chiesa che dà alla luce gli adulti che oggi servono grazie all’incontro con Cristo[7].

 

La missione del prete in rete

Con questa provocazione ci addentriamo al compito, alla missione, al ministero del prete in clergyphone. Certamente è un nativo digitale, cioè «è abituato fin da giovane o giovanissimo a utilizzare le tecnologie digitali, essendo nato nell’era della rete e di internet»[8].

 

Il nativo digitale

 

Conosce questa realtà, ne è immerso. La maneggia quasi in modo spontaneo, come se fosse connaturato in essa. Ed è qui che si inserisce la nostra riflessione. L’atto meccanico deve poter essere discreto, frutto di discernimento. Altrimenti, ci si lascia trascinare dalla corrente della rete senza capire l’indirizzo, il dove essa ci ha condotto.

 

Paradossalmente, per creare uno strumento digitale di relazioni egli perde ogni connessione reale con i suoi soci, dimostrando che l’inclusione digitale non significa necessariamente avere relazioni autentiche: siamo connessi, ma non necessariamente nel senso originale della parola, ovvero amici.

Però anche quando le relazioni sono autentiche, quando i contatti di Facebook sono persone che effettivamente desiderano avere un rapporto di amicizia e relazioni consistenti, possono essere sufficienti al bisogno di cura che l’essere umano porta con sé?[9]

 

«Amici» di Facebook

 

L’agire ecclesiale

Proprio perché l’uomo e la donna di oggi si sentono profondamente a casa nella socialità digitalizzata, il prete può fare la differenza, può essere presenza dell’agire ecclesiale. Questo suo mettersi in rete è motivato dalla constatazione che «dove c’è la persona, lì vi è un’esistenza in relazione, in interazione, sempre e comunque»[10]. A questo soggiace la base teologica dell’incarnazione che non è stato solo l’evento mirabile di 2000 anni fa, ma è proprio lo stile dell’agire stesso di Dio[11].

 

Profilo «incarnato» di Gesù

 

Col cuore di Cristo

In questo il sacerdote, in quanto pastore col cuore di Cristo, può affiancarsi alle persone, aiutandoli e accompagnandoli nell’esercitare il discernimento nel digitale. Questo ministero è «il servizio della consapevolezza profonda, quell’invito ad aprire gli occhi nel flusso delle connessioni digitali su ciò che scrivo, nella foto che posto, nel commento che lascio, nel profilo che apro perché imparo a decifrare, riconoscere, distinguere, capire, riflettere, accettare, accogliere, scegliere, decidere e agire con digitale intelligenza»[12].

 

Chiamati all’amicizia

 

Il prete, proprio perché ha intenzione di promuovere un processo di relazione digitale generative, non fa le cose da solo; «dovrebbe accogliere con gratitudine e addirittura cercare e promuovere questa fraterna chiarezza dei collaboratori»[13].

 

Con quale stile, dunque, il prete è chiamato ad abitare il digitale? Con il ministero di servizio che è quello del cuore di Cristo. Difatti, l’identità del presbitero, come quella di ogni cristiano, deriva dalla relazione con Gesù. È un’identità donata da riattingere sempre nel rapporto con Chi l’ha concessa. È proprio perché il prete è il rappresentante di Gesù che da Lui apprende la modalità di essere, ed è sempre Gesù che porta senso e traccia la via di azione.

 

PUNTI DI DEONTOLOGIA DIGITALE SACERDOTALE

 

Prima di affrontare lo stile delineato precedentemente, si rende necessario ribadire che il sacerdote agisce nella persona della Chiesa ed è nella Chiesa che ritrova continuamente «una identità da rimodellare nell’incontro con Colui che ha fatto percepire originariamente di aver trovato grazia ai suoi occhi»[14].

 

Per esercitare come sacerdote lo stile di consapevolezza e di discernimento nelle relazioni social network.

 

1) Tutti i mezzi di comunicazione sono beni dati in dono e per questo ne implicano una conoscenza matura e responsabile.

 

2) Vi è una relazione reciproca tra l’essere umano e il mondo digitale, dunque una circolarità costante nella vita del sacerdote espressa nell’onlife.

 

3) Il sacerdote deve saper cercare e trovare Dio nei luoghi e nelle persone, dunque anche nelle dinamiche digitali.

 

4) Tre verbi indicano quella cura pastorale che regola la relazione nei social network: avvertire, sentire, nominare. La non cura – espressa in superficialità e in prudenza – può costargli caro.

 

5) La presenza del sacerdote nel digitale è già comunicazione della sua identità prima ancora che delle sue azioni, come commenti, inserimenti di foto o video, post.

 

Nello stare on-life si annuncia quanto ci è a cuore il Vangelo

 

6) L’apertura di profili social deve essere preceduta da motivazioni oneste da verificare e ridimensionare nel corso del tempo.

 

7) Essere consapevoli delle molte dipendenze inconsce che la rete digitale può ingenerare e dunque influire sul proprio mandato missionario.

 

8) L’essere sacerdote in rete implica una responsabilità e una esposizione maggiore. Occorre prudenza affinché le proprie azioni non si trasformino in tragedia.

 

9) Importante è l’amicizia e la confidenza col proprio presbiterio che non solo può ascoltare le problematiche sorte in rete, ancor più può aiutare a risolvere le questioni sorte nelle dinamiche digitali.

 

10) Il sacerdote può cogliere questo ambito digitale come grazia per coltivare l’appartenenza ecclesiale della sua esistenza a servizio del regno di Dio[15].

 

CONCLUSIONE

 

In conclusione, possiamo affermare che è positivo il fatto che la Chiesa, attraverso i pastori, sia presente nell’ambito dei social e nella rete internet in generale. Tuttavia, «ci si dimentica troppo spesso che in primo luogo la testimonianza non è relegata solamente nell’ambito del “fare”, ma soprattutto che essa, alla sua origine e a livello esteriore, si pone come un “dire”»[16].

 

Siamo veicoli che portano alla luce il potenziale nascosto

 

Per questo motivo occorre non solo una maggiore attenzione a ciò che si pubblica ma anche una sorta di professionalismo che permette un ministero della cura che genera realmente relazioni. In questo dinamismo è importante tra i presbiteri e al contempo con i laici comunicarsi le proprie esperienze, dialogare. In fondo,

per essere agenti di mutamento essi debbono essere contemplativi nel cuore, capaci di sentire la Parola di Dio in mezzo al pianto dei bambini, scorgendone il Volto oltre il velame sudicio della miseria. […]

In questa prospettiva il ministro diventa un catalizzatore cioè una persona in grado di portare alla luce il potenziale nascosto della comunità, avviandola ad una azione sociale creativa[17].

 

Ecco allora l’identità e la missione dei preti in clergyphone che abitano il digitale per relazioni generative volte ad essere fedeli al mandato di Cristo nella Chiesa.

 

Davide Lai

studente del II anno Filosofia,

Istituto Teologico Leoniano di Anagni

 

SIGLE E ABBREVIAZIONI

 

capp.               capitoli

Cf.                   Confronta

ed.                  editor (= a cura di)

Ibid.                Ibidem (=in quello stesso luogo)

vol.                  volume

WeCa              Web Cattolici

 

BIBLIOGRAFIA

 

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SITOGRAFIA

 

Alberto Ravagnani, Scienza e fede: chi ha ragione?: < https://youtu.be/NgU-XEJWYOg>.

Giovanni Molaschini, Viaggio nel mondo dei preti influencer: <https://www.rollingstone.it/pop-life/viaggio-nel-mondo-dei-preti-influencer/525252/>.

Treccani [ed.], «Nativo digitale»: <https://www.treccani.it/vocabolario/nativo-digitale_(Neologismi)/>.

WeCa [ed.], Le community dall’on-line all’on-life. Cambia la rete, cambia la pastorale: <https://www.weca.it/tutorial/le-community-dallon-line-allon-life-cambia-la-rete-cambia-la-pastorale/>.

 

Diritti d’autore per immagini e video

Le immagini e i video in articolo sono presi dalla rete, sono pubbliche. Si usano senza finalità di lucro.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

 

[1] Cf. Alberto Ravagnani, Scienza e fede: chi ha ragione?: <https://youtu.be/NgU-XEJWYOg>, [ultima consultazione: 03.12.2021].

[2] Cf. Giovanni Molaschini, Viaggio nel mondo dei preti influencer: <https://www.rollingstone.it/pop-life/viaggio-nel-mondo-dei-preti-influencer/525252/>, [ultima consultazione: 03.12.2021].

[3] Cf. WeCa [ed.], Le community dall’on-line all’on-life. Cambia la rete, cambia la pastorale: <https://www.weca.it/tutorial/le-community-dallon-line-allon-life-cambia-la-rete-cambia-la-pastorale/>, [ultima consultazione: 03.12.2021].

[4] Sinodo dei Vescovi, La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Lineamenta, Città del Vaticano 2011, 99.

[5] Cf. Ruggeri, G., Prete in clergyphone. Discernimento e formazione sacerdotale nelle relazioni digitali, Trapani 2008.

[6] Matteo, A., Pastorale 4.0. Eclissi dell’adulto e trasmissione della fede alle nuove generazioni, Milano 2020, 12.

[7] Ibid.

[8] Treccani [ed.], «Nativo digitale»: <https://www.treccani.it/vocabolario/nativo-digitale_(Neologismi)/>, [ultima consultazione: 03.12.2021].

[9] Peyron, L., Incarnazione digitale. Custodire l’umano nell’infosfera, Torino 2019, 32.

[10] Ruggeri, G., Prete in clergyphone. Discernimento e formazione sacerdotale nelle relazioni digitali, Trapani 2008, 93.

[11] Cf. Ibid., 94.

[12] Ibid., 95.

[13] Agagliati, G., Poche chiacchiere! Come comunicare bene in parrocchia, Torino 2018, 149.

[14] Canobbio, G., Inviati per servire. Ripensare il ministero, Brescia 2020, 81.

[15] Cf. Ruggeri, G., Prete in clergyphone. Discernimento e formazione sacerdotale nelle relazioni digitali, Trapani 2008, 143-144.

[16] Poli, G. F. – Cardinali, M., La comunicazione in prospettiva teologica, Torino 1998, 89.

[17] Nouwen, H. J. M., Ministero creativo, Brescia 2008, 95.




RICONOSCERE – ASCOLTARE

RICONOSCERE – ASCOLTARE

NEL CAMMINO SINODALE SULLA PASTORALE DIGITALE

 

Sotto il pontificato di Papa Francesco, c’è un nuovo impulso missionario della Chiesa con i nuovi mezzi di comunicazione. Infatti, riconoscere la pastorale con i social o ciò che chiamiamo pastorale digitale permette di assumere questa nuova dimensione missionaria della Chiesa nel suo modo di essere in mezzo al mondo soprattutto nello svolgimento della sinodalità ecclesiale.

Compito di Riconoscere-Ascoltare la Pastorale digitale ai studenti

Noi, studenti della Pontificia Università Urbaniana che seguiamo il corso “Alfabetizzazione per il mondo web Isotto la guida dei nostri docenti (Prof. Riccardo Petricca, e un esperto esterno di Pastorale digitale: Dott. Fortunato Ammendolia (COP) vogliamo riconoscere – ascoltare opinioni sull’utilità della pastorale digitale in questo contesto sinodale della Chiesa. 

Far conoscere e riconoscere la visione di insieme di un tale progetto della sinodalità ecclesiale fa parte delle nostre preoccupazioni. Quindi che sono le sfide da riconoscere di fronte alla pastorale digitale o la pastorale con i social? Possiamo riconoscere che la pastorale digitale sia utile oggi alla Chiesa in cammino sulle orme della sinodalità?

 

1. Riconoscere alla pastorale digitale alcune sfide

Esistono tante sfide che riguardano la pastorale digitale, ma noi ci fermeremo soltanto su alcune sfide, ritenute fondamentali.

riconoscere - ascoltare per coinvolgere la persona

1.1 Negazione o paura della pastorale con i social?

Questa visione un po’ rigida considera che non si può usare questi nuovi mezzi di comunicazione a causa della sacralità dei misteri della fede. Negazione pura o paura della novità sono da riconoscere in quest’atteggiamento. Ma la pastorale digitale non sarebbe come riconoscere piuttosto questa novità evangelizzatrice?

“La paura non ti fa usare bene i social network”,
Papa Francesco, Messaggio per la XXXIII Giornata mondiale della Gioventù

 

1.2 Dell’uso ignorante dei social

Alcune sfide della pastorale digitaleLa digitalizzazione di tutte le attività umane è una meraviglia per tutti oggi. Ma quando la si fa senza sapere come gestire bene questi mezzi, c’è anche il pericolo che i dati che si pubblica possano essere facilmente modificati da un hacker, e quindi non saranno più affidabili. Perché il contenuto della pastorale è molto sensibile, bisogna avere una certa preparazione e prestare molta attenzione ai dati pubblicati sui social.

 

2. Riconoscere la pastorale digitale come apertura della Chiesa sul mondo

La missione oggi richiede una capacità di comunicare, condividere e testimoniare la fede. Ma proprio nell’ambito della sinodalità, tutto va interpretato. Quindi è da riconoscere che la pastorale digitale è un mezzo imprescindibile per far ascoltare e vivere la Parola di Dio a tutti che dispongono di questi mezzi. Perché la pastorale digitale copre una vasta area e quindi molte persone, il messaggio non può essere limitato a un’area particolare di persone o di credenti, ma trasmesso a tutti. Con la pastorale digitale, c’è la possibilità di andare oltre le frontiere geografiche fino a raggiungere i non credenti.

I SOCIAL “SERVONO” LA CHIESA

 

3. Riconoscere la pastorale digitale con il Magistero

Già Pio XII notava che le invenzioni tecniche, «benché frutti dell’ingegno e del lavoro umano, sono tuttavia doni di Dio, nostro creatore». Inquadrando le applicazioni tecnologiche della comunicazione tra i doni che Dio elargisce per lo sviluppo della creazione, il Pontefice nel 1957 proseguiva:

«Alcune di queste invenzioni […] più da vicino toccano la vita dello spirito, servono o direttamente, o mediante artifici di immagini e di suono, a comunicare alle moltitudini, con estrema facilità, notizie, idee e insegnamenti, quali nutrimento della mente, anche nelle ore di svago e di riposo» (Miranda Prorsus, n. 1).

Un momento cruciale della comprensione spirituale delle nuove tecnologie si situa nella promulgazione del Decreto del Concilio Vaticano II Inter mirifica, il 4 dicembre 1963. Esso esordisce così:

«Tra le meravigliose invenzioni tecniche che, soprattutto nel nostro tempo, l’ingegno umano è riuscito, con l’aiuto di Dio, a trarre dal creato, la Chiesa accoglie e segue con particolare sollecitudine quelle che più direttamente riguardano le facoltà spirituali dell’uomo e che hanno offerto nuove possibilità di comunicare, con massima facilità, ogni sorta di notizie, idee, insegnamenti».

Anni dopo, Giovanni Paolo II citò nel 2005 il decreto conciliare in forma di appello:

«Non abbiate paura delle nuove tecnologie! Esse sono “tra le cose meravigliose” — inter mirifica — che Dio ci ha messo a disposizione per scoprire, usare, far conoscere la verità, anche la verità sulla nostra dignità e sul nostro destino di figli suoi, eredi del suo Regno eterno» (La Lettera apostolica Il rapido sviluppo, n. 14).

magistero e pastorale digitale

È interessante verificare l’attitudine della Chiesa a definire mirifica i prodotti della tecnologia. E la visione dei media come strumenti lascia il posto a quella di un vero e proprio ambiente di vita. È ovvio che non si può oltrepassare il mondo virtuale nella proclamazione del Vangelo. Perché non c’è, giustamente, un mondo digitale da una parte ed un mondo da evangelizzare dall’altra parte. al punto che alcuni parleranno oggi del Vaticano della comunicazione 2.0: “Quando la fede si fa social”

 

4. Che concludere sull’utilità della pastorale?

Riconosciamo che la Pastorale digitale è un campo di evangelizzazione oggiLa Pontificia Università Urbaniana di Propaganda Fide, nel proporre questa lezione, non fa che mettere in pratica la raccomandazione del Concilio ecumenico Vaticano II in questi termini:

Per provvedere alle urgenti iniziative ora indicate, si formino senza indugio sacerdoti, religiosi e laici, capaci di usare e guidare questi strumenti a scopi apostolici con la dovuta competenza” (Inter mirifica n°15).

Perciò, noi vogliamo accogliere questa opportunità per prepararci adeguatamente a conoscere meglio il mondo digitale. Abbiamo riconosciuto sull’utilità della pastorale digitale tre idee: la sua efficace e sicura capacità di diffondere il messaggio, la facilità nella comprensione e il fondamento partendo del magistero. Non mancano oggi dei sacerdoti che hanno deciso di evangelizzare sui social network: si tratta dei “preti influencer“. Ciò significa che la Chiesa ha preso coscienza del suo ruolo sui social con un’etica adeguata (cf. Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, LA CHIESA E INTERNET, 22 febbraio 2002).

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La Chiesa e i mezzi di comunicazione sociale: alcune riflessioni tra il Magistero e il Codice di Diritto Canonico

Introduzione

Nel titolo IV del Libro III del Codice di Diritto Canonico sotto la dicitura De instrumentis comunicationis socialis et in specie de libris , solo due canoni, l’822 e l’823 sembrano riguardare direttamente il nostro tema mentre le altre disposizioni concernono maggiormente questioni attinenti alla licenza e alla pubblicazione dei libri. Ciò nonostante l’attenzione da parte della Chiesa Cattolica nei confronti dei mezzi di comunicazione sociale risulta essere particolarmente sviluppata in particolar modo nell’attuale situazione storica dimostrando così la cura e l’interesse verso i suddetti strumenti che si rilevano, con i dovuti limiti, peculiari mezzi per la diffusione e la promozione del Vangelo nella società contemporanea.  Per questo motivo, in questo articolo, si approfondirà il rapporto tra Chiesa e mezzi di comunicazione sociale tanto alla luce del Magistero tanto alla luce delle disposizioni del Codice volendo, in questo modo, offrire un’analisi su un tema alquanto rilevante e peculiare per la vita della Chiesa Cattolica.

Il Magistero e i mezzi di comunicazione sociale

Fin dai temi più antichi la Chiesa ha avvertito l’importanza dei mezzi di comunicazione sociale. Quest’ultima appare un perno dell’opera di evangelizzazione già utilizzata al tempo del Signore servendosi dapprima della predicazione orale e poi di testi scritti come strumenti fondamentali attraverso i quali la buona novella del Vangelo potesse raggiungere chiunque fosse desideroso di conoscerla: lo stesso S. Paolo si servì di strumenti di comunicazione – in questo caso le lettere – attraverso le quali l’Apostolo delle Genti si rivolgeva a tutte le comunità sparse nel territorio dell’Impero Romano spesso per intervenire su temi particolarmente rilevanti e oggetto di discussione  come ad esempio il matrimonio e l’organizzazione ecclesiastica dimostrando così una attenzione peculiare verso la comunicazione capace di essere un efficace strumento di evangelizzazione e di concordia  tra i popoli.

Guardando all’epoca più recente occorre ricordare il contributo di Pio XI il quale incoraggiò e promosse l’istituzione della Radio Vaticana, il 12 febbraio 1931. In quella circostanza Papa Ratti si rivolse in latino, lingua della Chiesa, a tutto l’orbe cattolico , parlando di “mirabile invenzione marconiana” della quali si servì in più occasioni spesso levando la sua voce contro le persecuzioni subite dalla Chiesa per tutti gli anni 30 del XX secolo.

Qui il discorso di Papa Pio XI del 13 febbraio 1931.

Sarà però Pio XII, il primo grande Pontefice delle comunicazioni, delle quali si servì fin dagli albori del suo Pontificato sovente per levare la sua voce contro la guerra – celebre il suo radiomessaggio del 24 agosto 1939 in cui manifestò tutta la sua opposizione verso l’imminente conflitto in Europa ma anche per essere il primo Pontefice ad apparire in televisione il 6 giugno 1954, solennità di Pentecoste attraverso un messaggio in più lingue: era la prima volta che un Pontefice utilizzava la televisione facendo giungere la sua voce a tutta l’Europa e non solo.

Ma è con la famosa Enciclica, Miranda Prorsus dell’8 settembre 1957 che Pio XII consegna, in effetti, il primo documento pontificio sulle comunicazioni sociali. Già dal titolo, traducibile come “la mirabile invenzione” cogliamo un particolare: la Chiesa, per mano del suo Pastore, guarda ai nuovi mezzi di comunicazioni sociali con particolare interesse e attenzione. Dice infatti il Pontefice nella suddetta Enciclica:

«Le meravigliose invenzioni tecniche, di cui si gloriano i nostri tempi, benché frutti dell’ingegno e del lavoro umano, sono tuttavia doni di Dio, nostro creatore, dal quale proviene ogni opera buona: “Egli, infatti, non solo ha dato l’esistenza al creato, ma lo stesso creato conserva e sviluppa”. Alcune di queste invenzioni servono a moltiplicare le forze e le possibilità fisiche dell’uomo; altre a migliorare le sue condizioni di vita; altre ancora, e queste più da vicino toccano la vita dello spirito, servono – direttamente, o mediante artifici di immagini e di suono – a comunicare alle moltitudini, con estrema facilità, notizie, idee e insegnamenti, quali nutrimento della mente, anche nelle ore di svago e di riposo

In questa apertura verso il mondo delle comunicazioni Papa Pacelli, pur manifestando una sostanziale “apertura” verso tali mezzi ricorda la necessità che questi ultimi devono essere sottoposti ad una costante vigilanza e sollecitazione da parte dei Vescovi e non solo impegnando l’intera comunità ecclesiale ad un corretto uso della radio, della televisione e del cinema che nella presente lettera Enciclica vengono ad essere oggetto di una minuziosa attenzione affinché non si compiano errori o derive rispetto alla fede e al Magistero

Sarà, tuttavia, il Concilio Ecumenico Vaticano II ad offrire una delle pagine più significative dell’ “alleanza” tra la Chiesa e i mezzi di comunicazioni sociali attraverso il decreto Inter Mirifica del 4 dicembre 1963. Questo decreto ebbe una genesi travagliata ma rappresenta un’efficace compendio della dottrina della Chiesa che alle soglie della rivoluzione tecnologica, significata dalla radio e dalla televisione, intendeva esprimere la sua parola dal momento che tali strumenti, come leggiamo nel decreto “offrono al genere umano grandi vantaggi , perché contribuiscono efficacemente a sollevare e ad arricchire lo spirito , nonché a diffondere e a consolidare il regno di Dio”. Da qui l’attenzione dei Padri Conciliari affinché tutti i battezzati si impegnino efficacemente a che tali strumenti vengano utilizzati in chiave di apostolato sotto la vigilanza dell’autorità della Chiesa richiedendosi, altresì, una adeguata formazione sia da parte degli operatori sia da parte degli utenti: degno di nota , al n.18 l’istituzione di una giornata “nella la quale i fedeli siano istruiti sui loro doveri in questo settore, invitati a speciali preghiere per questo scopo e a contribuirvi con le loro offerte”. 

Qui un’interessante sintesi sulla genesi e sul contenuto del decreto Inter Mirifica :

Dal 1963 ad oggi si sono moltiplicati gli interventi del Magistero sulle comunicazioni sociali e i mass media. La celebrazione  della giornata mondiale delle comunicazioni sociali dà modo all’autorità suprema della Chiesa di intervenire in un ambito – come quello qui trattato – in completa innovazione caratterizzato da un estremo dinamismo dove appare necessario fissare comunque delle regole affinché tali mezzi vengano gestiti in conformità alla sua dottrina.

Non possiamo non concludere questa breve trattazione sull’interesse del Magistero ai mezzi di comunicazione sociale non ricordando il recente messaggio per la giornata delle comunicazioni sociali dello scorso anno dal suggestivo titolo “Vieni e vedi: comunicando incontrando le persone dove e come sono” in cui Papa Francesco, prendendo spunto dai due verbi “venire” e “vedere” tratte dal cap. 6 del Vangelo di Giovanni, invita tutti, nella galassia delle comunicazioni, a venire e a vedere Gesù: inoltre sottolinea il rischio di informazioni fotocopia, a vivere lontano dalla strada invitando a “consumare le suole delle scarpe” , a “correre” ad annunciare la buona novella del Vangelo in un contesto multiculturale segnato altresì da fake news al fine di comunicare la fede cristiana nel cammino del villaggio globale.

I mezzi di comunicazione sociale all’interno del Codice di Diritto Canonico

Dopo esserci soffermati su alcuni interventi del Magistero in materia di comunicazione sociale, poniamo ora la nostra attenzione sulle norme del Codice di Diritto Canonico che trattano del suddetto tema. La materia, come accennato, risulta essere normata all’interno del Libro III, Titolo IV ovvero all’interno della funzione di insegnare la quale, assieme alla funzione di santificare e di governare, costituisce uno dei tria munera della Chiesa. In specie, per quanto riguarda i mezzi di comunicazione sociale, occorre riferirsi ai canoni 822 e 823.

Afferma il can. 822:

“1. I pastori della Chiesa, valendosi del diritto proprio della Chiesa nell’adempimento del loro incarico, cerchino di utilizzare gli strumenti di comunicazione sociali. §2. Sia cura dei medesimi pastori istruire i fedeli del dovere che hanno di cooperare perché l’uso degli strumenti di comunicazione sociale sia vivificato da spirito umano e cristiano. §3. Tutti i fedeli, quelli soprattutto che in qualche modo hanno parte nell’uso e nell’organizzazione dei medesimi strumenti, siano solleciti nel prestare la loro cooperazione alle attività pastorali, in modo tale che la Chiesa anche con tali strumenti possa esercitare efficacemente la sua funzione

La norma suddivisa in tre paragrafi va letta alla luce del già citato decreto Inter Mirifica: nel primo si riconosce in capo ai pastori della Chiesa il compito di utilizzare gli strumenti sociali manifestando, pleno iure, non solo l’interesse ma anche l’importanza che essi rivestono nella vita ecclesiale. Nel secondo paragrafo notiamo la preoccupazione che si traduce in prescrizione giuridica di far sì che costoro si impegnino affinché tutti i fedeli non solo utilizzino tali strumenti ma che il loro uso sia intessuto da spirito umano e cristiano affinché, come si chiarirà nel canone successivo, questi ultimi non siano contrari alla dottrina cattolica. Nell’ultimo paragrafo il legislatore esorta tutti i fedeli a fornire il loro contributo alle attività pastorali per realizzare la missione evangelizzatrice della Chiesa: la norma appare formulata in termini piuttosto estesi lasciando così ai singoli Christifideles , con l’approvazione dell’autorità della Chiesa, intervenire con modalità adeguate purché conformi al bene di quest’ultima.

Il canone successivo è formulato in questi termini:

§1. Perché sia conservata l’integrità della verità della fede e dei costumi, i pastori della Chiesa hanno il dovere e il diritto di vigilare che non si arrechi danno alla fede e ai costumi dei fedeli con gli scritti o con l’uso degli strumenti di comunicazione sociale; parimenti di esigere che vengano sottoposti al proprio giudizio prima della pubblicazione gli scritti dei fedeli che toccano la fede o i costumi; e altresì di riprovare gli scritti che portino danno alla retta fede o ai buoni costumi.§2. Il dovere e il diritto, di cui nel §1, competono ai Vescovi, sia singolarmente sia riuniti nei concili particolari o nelle Conferenze Episcopali nei riguardi dei fedeli alla loro cura affidati, d’altro lato competono alla suprema autorità della Chiesa nei riguardi di tutto il popolo di Dio

Da questa norma possiamo dedurre alcune considerazioni: anzitutto la preoccupazione da parte della Chiesa che i mezzi di comunicazione sociale, per quanto utili e importanti, non danneggino mai l’integrità della verità della fede e dei costumi. Da ciò il dovere e il diritto – da notare la formulazione per cui viene prima il dovere e poi il diritto – di vigilare e di esigere che alcune tipologie di scritti vengano sottoposte al loro placet. Tale vigilanza va intesa come preoccupazione che il depositum fidei  dato alla Chiesa da Cristo, per mezzo degli Apostoli, rimanga integro e non subisca modificazioni. Questo compito, come ricorda il secondo paragrafo, è prerogativa dei Vescovi sia come singoli sia riuniti collegialmente anche al fine di promuovere azioni adeguate affinché tale vigilanza venga ad attuarsi prontamente.

Conclusioni

Alla luce di quanto esposto si può facilmente dedurre l’interesse che la Chiesa possiede nei confronti dei mezzi di comunicazione sociale.  Quest’ultimi, infatti, costituiscono un prezioso strumento attraverso il quale si realizza il principale compito della Chiesa che è quello di evangelizzare e di portare a tutti i popoli la buona novella del Vangelo. Fin dai tempi più remoti, come ricordato, le comunicazioni sono state oggetto di una particolare attenzione da parte dell’autorità apostolica che si servì di quest’ultime anche per dettare norme, principi morali e organizzativi fino ai giorni nostri. In particolare, nell’ultimo secolo, la Chiesa ha visto nei mezzi di comunicazione sociale efficaci strumenti attraverso i quali far giungere la propria voce ai più lontani spesso scongiurando guerre (Pio XII – Giovanni XXIII durante la crisi di Cuba del 1962), sollecitando gli Stati ad piena  giustizia sociale di cui Ella stessa continua a farsi promotrice secondo gli insegnamenti del Vangelo ed offrendo altresì, durante il recente periodo pandemico, la possibilità di prendere parte alle celebrazioni eucaristiche quando ciò non è stato possibile per le note restrizioni.

Da questa breve riflessione notiamo come allora i mass media non appaiono come ostili o nemici della Chiesa ma, al contrario, come voci “amiche”, strumenti efficacissimi sui quali, tuttavia, occorre vigilare, fissando criteri rigorosi affinché il messaggio evangelico , il “depositum fidei” che Cristo affidò alla Chiesa sua sposa, non subisca alterazioni ma venga promosso e trasmesso nella sua interezza, nella sua purezza e nella sua integrità. Da quanto detto è evidente come la Chiesa incoraggi, promuova, intervenga  nei confronti degli strumenti sociali richiedendo a ciascuno di noi, laici compresi, un impegno, una promozione e necessariamente una formazione che ci veda capaci di edificare, su questa terra,  una società cristiana creando reti, avvicinando e non allontanando vedendo allora, in questi mezzi, efficaci risorse da apprezzare e non disprezzare camminando e vivendo nell’ attuale villaggio globale orientati a Cristo, nostra salvezza.

Giancarlo Ruggiero




Annunciare in Digitale: l’esperienza del Terzo Spazio

Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16,15). È la richiesta di Gesù, l’ultima prima di salire in cielo: proclamare il Vangelo ad ogni creatura, in tutto il mondo. Certo è una richiesta impegnativa che gli apostoli duemila anni fa hanno accolto con coraggio, ma che ancora oggi, come allora, dovrebbe risuonare nel cuore di ognuno di noi. Comunicare il Vangelo è il compito fondamentale della Chiesa, ma di ogni singolo fedele che si professa cristiano e che giorno dopo giorno mette in gioco la propria vita in un progetto che va aldilà di ogni umana credenza. In primo luogo, dovremmo fare il possibile perché la parola del Signore contenuta nelle Scritture si faccia evento, risuoni nella storia, susciti la trasformazione del cuore dei credenti. Ma ciò non basta. Il Vangelo è il più grande dono di cui disponiamo noi cristiani, ma a volte ce ne dimentichiamo e tendiamo a metterlo in un angoletto per dare spazio a idee e pensieri che non sono gli stessi che il Signore ci ha lasciato e invitato ad annunciare. Un messaggio che è pieno di speranza e che va condiviso con tutti gli uomini e le donne che sono alla ricerca di ragioni per vivere, di una pienezza della vita [1].

Ma come annunciare Dio oggi, in piena pandemia? Come annunciare agli uomini e alle donne di oggi che Dio è gioia e speranza? È la domanda che più di ogni altra ha scosso la vita delle comunità parrocchiali quando il virus del Covid19 ha sconvolto tutti i progetti e si è impossessato, senza permesso, della nostra esistenza. Ma poiché il Signore riesce a parlare in molti modi e in molte lingue, di certo non sarebbe rimasto in silenzio in questo tempo, un tempo altamente digitale e social e che si è rivelato finalmente capace di abbattere barriere e di fare comunione.
Negli ultimi anni, infatti, molto si è studiato e molto si è discusso sulla importanza di un cambiamento nella pastorale, sull’importanza fondamentale della cultura del digitale [2]. E allora, riprendendo le parole di Papa Francesco in Evangelii Gaudium: «Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità [3]», tutti noi, indistintamente dal ruolo ricoperto (sacerdoti, catechisti, gruppi famiglia o semplici fedeli) abbiamo dovuto mettere mano alla nostra fantasia e dare inizio a un nuovo modo di comunicare, di raggiungere l’altro, di farsi prossimo, di proclamare il Vangelo ad ogni creatura.

 

Dalla paura di non poter fare al coraggio di andare oltre
Dopo le prime settimane in cui la paura di non sapere ciò che stava succedendo, le notizie dei contagi e dei morti che aumentavano giorno dopo giorno, l’insicurezza di non capire come e cosa fare per arginare l’avanzamento del Virus, abbiamo di certo sentito la necessità di cominciare a spargere semi di speranza. Di fronte a questi momenti così difficili e complicati, davanti alla paura di non riuscire a dare un senso a tutto quello che stava succedendo, abbiamo dovuto imparare a fare memoria di Dio, cioè ricordare giorno dopo giorno che Dio mai si dimentica del suo popolo, nonostante tutto. E per fare questo il mondo digitale è diventato il nostro mondo, ovvero il luogo dove poter fare esperienza di Dio, non da soli nelle nostre case, ma insieme agli altri: insieme ai nostri bambini del catechismo e alle loro famiglie, insieme ai ragazzi dei nostri gruppi giovani, insieme a quei gruppi con i quali fino a qualche momento prima condividevamo il bello di essere Chiesa. Sono ancora ben impresse nei nostri occhi e nei nostri cuori le foto di tutti quegli arcobaleni che hanno invaso le televisioni per lanciare a tutti un messaggio di speranza, un invito alla fiducia che come un tam-tam ha raggiunto tutto, giovani e meno giovani, attraverso le tante pagine social con l’hashtag

Allora pur di mantenere vivi i rapporti con i ragazzi e le loro famiglie e continuare il percorso iniziato, ci siamo avventurati nel mondo del digitale per comunicare e incontrarci, a distanza, dietro uno schermo, ma insieme! Certo ci siamo resi conto di essere già da tempo immersi nel mondo del web, di utilizzare diversi strumenti di comunicazione e d’incontro, senza però avere spesso un minimo di competenza a riguardo. Abbiamo dovuto riprogrammare tutti i percorsi in atto con la scuola, con il catechismo, con le riunioni e abbiamo rinnovato le modalità di comunicazione, sollecitati da un nuovo modo di incontrarsi e aiutati da piattaforme e strumenti che ci hanno permesso così di interagire. Si è spalancato davanti a noi un nuovo mondo, che forse prima avevamo paura di conoscere e di usare, abituati a quel “si è sempre fatto così” che tanto caratterizza ancora, per certi versi, il nostro modo di essere Chiesa. Un “mondo”, cioè, che di fatto abitiamo già da molto tempo e che sta trasformando profondamente il nostro modo di essere: «Il digitale non solo fa parte delle culture esistenti, ma si sta imponendo come una nuova cultura, modificando innanzitutto il linguaggio, plasmando la mentalità e rielaborando le gerarchie di valori [4]». Questa comunione che abbiamo iniziato a creare tra Annuncio e cultura digitale deve essere un’occasione per immaginare qualcosa di nuovo, che sicuramente dovrà andare anche al di là della situazione di emergenza che stiamo vivendo nel momento presente.
È fondamentale quindi fare tesoro di tutto quello che viene da questo tempo di pandemia, riflettere sulle modalità di comunicazione dei giovani, ma non solo e quindi aggiornare il linguaggio con cui si vuole comunicare il Vangelo a tutti. Ovviamente, la vera questione non sarà come utilizzare le nuove tecnologie ma piuttosto come diventare presenza evangelizzatrice nel continente digitale [5].

 

Il terzo spazio per vivere in digitale un Annuncio di fede
In questi mesi abbiamo imparato a conoscere ed abitare un nuovo tipo di spazio, una dimensione altra rispetto alla casa e al lavoro/scuola, il cosiddetto “Terzo Spazio”: uno spazio in cui le persone possono interloquire tra di loro anche stando lontane. È ciò che avviene nei Social Network (Facebook, Twitter, Instagram), aperti tutto l’anno che diventano sempre più quei luoghi capaci di connettere tempo, spazio e interessi di centinaia di persone o di singoli gruppi che hanno bisogno di comunicare e condividere tra di loro determinate notizie.
Il concetto di “Terzo spazio” è difatti al centro della riflessione di John Potter e Julian McDougall, studiosi del College of Education della University of London. Inteso come un concetto ibrido, come luogo di costruzione e negoziazione dei significati – ha, come suggeriscono Potter e McDougall, un significato letterale e un significato metaforico. In senso letterale indica uno spazio extrascolastico, un museo, un momento di aggregazione libera finalizzato alla produzione di significati o artefatti. In un senso più largo è un terzo spazio anche un modo di costruire l’apprendimento in forma attiva tra insegnanti e studenti in un contesto formale. Di questo senso più largo sono parte le culture partecipative (Jenkins), gli spazi di affinità (Gee), il social network e i nuovi luoghi di aggregazione nel Web [6].
Nell’ultimo anno siamo stati chiamati ad affrontare sfide e situazioni che mai avremmo immaginato, sia a livello personale che a livello comunitario: questo momento di crisi ci ha obbligato di fatto a rimettere in discussione le nostre convinzioni, il nostro modo di fare e i nostri schemi di azione per attivare nuove strategie. In particolar modo il rapporto con le nuove generazioni, già di per sé molto difficile, ha rischiato e rischia di subire un crollo, un vuoto difficile da colmare…allora perché non sfruttare i mezzi dei giovani per comunicare e annunciare Gesù? Ma per poterli ingaggiare (e tentare di mostrare loro il Vangelo, prima che insegnarlo) c’è bisogno di accettare la sfida di andare a prenderli sul loro terreno, imparando a conoscere e riconoscere i loro mondi e luoghi di vita. E partendo da questo, dare vita ad una serie di connessioni e legami che possano diramarsi dai giovani e fare dei giovani il centro ma anche il mezzo per poter raggiungere tutti, indistintamente.

«In questo tempo non si tratta di mettere pezze, né di riaccendere i motori. Il corpo sociale non è una macchina da riparare ma un organismo, che oggi ha bisogno di rigenerarsi[7]» si tratta allora di costruire dei ponti, di comprendere che se la rete è usata come prolungamento di un incontro, di un annuncio, non tradisce sé stessa ma rimane risorsa per la comunione [8].

Legami onlife FOCR

Ovviamente il “terzo spazio” che offre la comunicazione digitale deve fondersi con il “terzo spazio” che è l’aggregazione…dobbiamo quindi tornare ad incontrarci, poiché nella comunicazione nulla può mai completamente sostituire il vedere di persona: non si comunica, infatti, solo con le parole, ma con gli occhi, con il tono della voce, con i gesti, proprio in quanto “INTERNET” tende ad annullare le  distanze  fisiche e mentali, liberando l’individuo dalle coercizioni dipendenti dalle componenti  prossemiche più’ proprie delle comunicazione vis a vis [9].

Tra le possibilità offerte dalla comunicazione digitale, la più importante riguarda l’annuncio del Vangelo. Certo non è sufficiente acquisire competenze tecnologiche, pur importanti. Si tratta anzitutto di incontrare donne e uomini reali, spesso feriti o smarriti, per offrire loro vere ragioni di speranza. L’annuncio richiede relazioni umane autentiche e dirette per sfociare in un incontro personale con il Signore. Pertanto, internet non basta, la tecnologia non è sufficiente. Questo però non vuol dire che la presenza della Chiesa nella rete sia inutile; al contrario, è indispensabile essere presenti, sempre con stile evangelico, in quello che per tanti, specie giovani, è diventato una sorta di ambiente di vita, per risvegliare le domande insopprimibili del cuore sul senso dell’esistenza, e indicare la via che porta a Colui che è la risposta, la Misericordia divina fatta carne, il Signore Gesù. La parola è efficace solo se si vede, solo se ti coinvolge in un’esperienza, in un dialogo. Per questo motivo il “vieni e vedi” era ed è essenziale [10].

 

La mia esperienza di Terzo Spazio
Aprire gli occhi per riscoprire la speranza che poteva e doveva nascere da tutta questa situazione è stato anche il motto che ha un po’ segnato la mia esperienza come catechista e responsabile dell’oratorio della mia parrocchia. In particolare, l’icona dei discepoli di Emmaus, che dopo la disperazione di aver perso il loro Maestro e di sentirsi abbandonati, con Lui camminano e ne fanno esperienza fino a quando nella condivisione del pane “si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero” (Lc 24, 13-35), è stata fonte di ispirazione per la creazione e la realizzazione del nostro “terzo spazio” in parrocchia.
I bambini e i ragazzi che frequentano il nostro oratorio erano “abituati” a vivere e a fare esperienza di Gesù attraverso il gioco e i laboratori creativi: ma come proporre tutto questo anche a distanza? La nostra scelta è poi ricaduta sulla dashboard del Padlet, la cui definizione più simpatica è “muro virtuale”, ovvero una sorta di bacheca online dove condividere messaggi, foto, progetti, video, etc etc. Prendendo spunto da quello che è stato il logo per l’anno oratoriano 2020-2021 della Pastorale Giovanile (FOM) della Chiesa di Milano, ovvero “A occhi aperti”, abbiamo realizzato il nostro Muro Parrocchiale e lo abbiamo reso quel “terzo spazio” di condivisione e comunione con i nostri bambini e i nostri ragazzi.

Nonostante la diffidenza inziale di alcuni genitori, che dovevano fare i conti con un’altra novità nella loro vita già messa a dura prova dalla DAD e dai numerosi cambiamenti nell’utilizzo delle piattaforme per la scuola, abbiamo poi riscontrato un discreto successo nel suo utilizzo ed è diventato un punto fermo che settimana dopo settimana ci dava modo di incontrarci pur stando lontani.
Questo mondo digitale, allora, non è proprio così malvagio come alcuni lo descrivono! Certo ha i suoi rischi, i suoi buchi neri come, ad esempio, il cyberbullismo che oggi tanto cerchiamo di combattere…ma come per tutte le cose va studiato e compreso, ne fatta esperienza per poi ricavarne solo il buono e il bello. «Internet e le reti sociali creano una straordinaria opportunità di dialogo, incontro e scambio tra le persone […] rappresentano ormai un luogo irrinunciabile per raggiungere e coinvolgere anche in iniziative e attività pastorali [11]».

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La Pastorale Digitale: luogo di incontro per l’Annuncio di Fede
In questo tempo, allora, segnato dalla ripresa delle attività in tutte le sue forme e in tutte le sue realtà, dobbiamo riuscire a cogliere tutto quello che di buono ci ha lasciato la pandemia e da queste ripartire per riuscire a proclamare il Vangelo in tutto il mondo e ad ogni creatura. «Oggi l’azione pastorale richiede che si sappiano utilizzare le possibilità e gli strumenti più recenti. Non sarà quindi obbediente al comando di Cristo chi non sfrutta convenientemente le possibilità offerte da questi strumenti per estendere al maggior numero di uomini il raggio di diffusione del Vangelo [12]».
La Pastorale Digitale assume così un ruolo fondamentale, deve generare comunione ed educare alla fede, deve aiutarci a progredire verso il mistero luminoso di Cristo, deve avere a che fare realmente con le intenzioni e i desideri degli uomini: non si hanno più tante scuse da accampare per non fare. La pastorale digitale oggi più che mai non deve ridursi a condividere risorse digitali, ma piuttosto essere strumento per attivare storie di relazione autentica e quindi uscire, annunciare, abitare, educare e trasfigurare la Chiesa[13].
Comincia ad essere evidente il fatto che la Buona Notizia deve essere fatta conoscere anche nell’ambiente digitale e diventare mezzo per fare esperienza di Cristo per tutti coloro che i quali questo spazio esistenziale è sempre più importante. L’ambiente digitale ormai fa parte della realtà quotidiana di molte persone, non solo giovani e giovanissimi. Sono molte le persone che giorno dopo giorno scoprono nei Social Network quel mezzo che può aiutarli ad abbattere le distanze per restare in comunicazione con i propri figli o i propri nipoti. Diventano quindi il frutto dell’interazione umana e danno forme nuove alle dinamiche della comunicazione che crea rapporti: una comprensione attenta di questo ambiente è dunque il prerequisito per una significativa presenza all’interno di esso.
La Pastorale Digitale non deve ridursi ad una sorta di messaggistica religiosa solo per comunicare date e orari di un evento ma deve assumere uno stile ben preciso per una comunicazione del Vangelo capace veramente di toccare i cuori, i desideri di assoluto e di verità di quanti non credono. Il web, in questo senso, diventa un’opportunità perché è diventato lo spazio del nostro tempo, dove anche coloro per i quali Dio è ancora uno sconosciuto possono diventare i destinatari della buona notizia…e la Pastorale Digitale deve esserne il mezzo.


Facciamo nostre le parole di Papa Francesco, quindi, e impariamo a fare della Pastorale Digitale un luogo di ascolto e partecipazione con l’altro che non vediamo ma è reale, per raggiungere tutti e a tutti annunciare con gioia la Buona Notizia di Gesù che è sempre con noi!

Lucia Scafi, Istituto Leoniano di Anagni, A.A. 2020/2021

 

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

[1] GIOVANNI PAOLO II, lett. enc. Redemptoris Missio (7 dic. 1990) in AAS 83 (1991) 267-268.

[2]«L’ambiente digitale rappresenta per la Chiesa una sfida su molteplici livelli; è imprescindibile quindi approfondire la conoscenza delle sue dinamiche e la sua portata dal punto di vista antropologico ed etico. Esso richiede non solo di abitarlo e di promuovere le sue potenzialità comunicative in vista dell’annuncio cristiano, ma anche di impregnare di Vangelo le sue culture e le sue dinamiche». Francesco, papa, Evangelii Gaudium, Esort. Ap. (24 nov. 2013), in vatican.va, n. 86-90

[3] Ibidem, n.33

[4] Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, Direttorio per la Catechesi, San Paolo, Milano 2020, n. 359.

[5] Ibidem, 371.

[6] Convegno del Sirem, Media, educazione e terzi spazi, 7/8 luglio 2020, in sirem.org

[7] C. Giaccardi – M. Magatti, Nella fine è l’inizio, il Mulino 2020, ˂https://www.avvenire.it/agora/pagine/costruire-un-ponte-oltre-il-covid˃

[8] https://www.focr.it/wp/wp-content/uploads/2020/12/PASTA-S-NPG-4-2020-legami-onlife.pdf

[9] https://www.edscuola.it/archivio/lre/prossemica.htm

[10] Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, Direttorio per la Catechesi, San Paolo, Milano 2020, n. 360

[11] Francesco, papa, messaggio per la 55° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, «Vieni e vedi» (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono, 23 gen. 2021, in Vatican.va

[12] Istruzione Pastorale sugli strumenti della Comunicazione Sociale pubblicata per disposizione del Concilio Ecumenico Vaticano II, Communio et Progresso, 29 maggio 1971, n. 126 in vatican.va.

[13] F. Ammendolia, Introduzione a riflessioni ed esperienze di pastorale digitale, in Orientamenti Pastorali 5(2016), EDB.




T’incontro nella comunione

Educarci alla comunicazione

 

Iperconnessi è lo stato in cui attualmente ci troviamo e ne ha parlato molto bene anche il cantautore Vasco Brondi. Siamo nell’era digitale e ci domandiamo come abitare questo mondo? Ecco, allora, T’incontro nella comunione, una proposta nata dalla programmazione del Progetto Policoro Regionale del Lazio «sollecitati dalla pubblicazione della Fratelli tutti[1] e dalla preparazione della 49a edizione delle settimane sociali dal tema Il pianeta che speriamo»[2]. Questa offerta formativa

ha come obiettivo la formazione e l’avvio di un percorso di conoscenza delle realtà giovanili sul territorio regionale, al fine di progettare una nuova esperienza di formazione regionale. […]

[La mission è quella di] una pastorale che risponda ai bisogni di singoli territori e che accolga anche il respiro di prospettive più ampie, che tenda a unire le risorse, coinvolga in un pensiero che doni senso di realtà e al tempo stesso non trascuri di essere vicino al cammino di ciascuno. […] [È una] opportunità per migliorare il servizio nelle diocesi e nei territori.

La pastorale è infatti organica, richiede più sguardi e diversificazione di funzioni per essere: la voce di una sola Parola e le mani di molti modi di farsi carità[3].

 

Mi sono lasciato ispirare dal primo modulo della serie di webinar formativi inerente alla comunicazione, tema emergente nel mondo educativo giovanile e che la situazione pandemica ha reso ancora più urgente. Fruttuosa è stata la collaborazione al progetto di molti uffici regionali. Oltre al coordinamento regionale del Progetto Policoro Lazio hanno interagito gli uffici regionali di Pastorale Giovanile, di Pastorale Sociale e del Lavoro, delle Comunicazioni Sociali e di Pastorale Vocazionale.

 

 

Proposta

 

La proposta di un possibile percorso per educarci alla comunicazione in quest’era di iperconnessione si compone di due parti: nella prima desidero parlarvi dell’oggetto, il cosa, il contenuto, ossia «comunicare, volto di una comunità in comunione»; poi cercherò di tratteggiare lo stile, il come, l’attività ovvero «educaci alla comunicazione, la comunione all’opera».

 

Mio intento sarà quello di incontrarci nella comunione, quella di Dio, per sentirci ed essere Chiesa, comunità che cammina rivolta verso l’Uno e Trino e che si incontra educandosi alla comunicazione. Comunicare oggi nell’era digitale richiede un linguaggio che sia digitale.

Mai l’uomo sarebbe riuscito a scoprire l’intimità di Dio se questo non si fosse manifestato o rivelato. […] Il Dio della fede cristiana si è rivelato come un Dio trinitario, nel quale coincidono l’unità e la pluralità, un solo Dio e tre persone, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. […] Solo a partire dalla comunione intratrinitaria si può comprendere il progetto di comunione e comunicazione che definisce la vocazione dell’umanità secondo la fede cristiana; solo a partire dalla comunione intratrinitaria si può comprendere il valore e il significato della comunione umana[4].

 

Occorre stabilirsi e non fuggire questo «continente digitale»[5] e «pensare come possiamo sfruttare le potenzialità dei media di comunicazione che dovrebbero diventare un luogo da abitare: esserci dentro per capire contenuti e dinamiche e accompagnarlo, per far sì che diventi uno strumento della Grazia»[6].

Per fare questo non possiamo stare da soli, ma sentirci parte di questo continente digitale e riscoprire la dimensione della prossimità e della missionarietà che è precipua della fede cristiana. Incontrarci anche con l’uso dei social e dei mezzi che la comunicazione di massa mette a disposizione ci renderà compagni di viaggio. «Ciò che mette in relazione le persone è la comunicazione. Mi piace sottolineare come in italiano esistono due parole che si avvicinano molto tra di loro e ci fanno comprendere questo significato: la parola “comunicazione” e la parola “comunione”»[7].

 

In comunione, possiamo sentirci «comunità digitale» reale tanto quanto una comunità territoriale, dunque capace di comunicare e annunciare il Vangelo, sebbene con modalità precise e linguaggi precipui, così come sarà più avanti meglio specificato.

 

COMUNICARE, VOLTO DI UNA COMUNITÀ IN COMUNIONE

 

La parola “comunicare” viene dal latino cum-munus e vuol dire portare insieme un munus, ovvero un dono che è al contempo un impegno

 

È doveroso definire, mettere una linea di contorno circa il termine «comunicare» per intendere univocamente il suo significato e non generare equivoci. «La parola “comunicare” viene dal latino cummunus e vuol dire portare insieme un munus, ovvero un dono che è al contempo un impegno. Munus ha, infatti, entrambi i significati: dono e impegno, regalo e onere. La comunicazione è quindi sempre un evento dialogico, avviene tra almeno due persone: non sono io che comunico, ma siamo noi che comunichiamo»[8].

 

Non ho alcuna pretesa di esaurire il tema della comunicazione e in particolare quella digitale. Non mi vorrei lasciare assorbire dall’assillo quotidiano dell’essere al corrente di tutto e nel minor tempo possibile[9]. Lo spirito che mi anima è quello di metterci in cammino, in comunione, nel continente digitale; offrire il mio contributo condividendo e mettendomi dunque in dialogo con altri compagni. Lo stile è proprio quello di Dio che chiama ogni uomo alla comunione con Lui al di là dei propri talenti, capacità, abilità, ecc. «Fuori dalla relazione non c’è comunicazione, non c’è comunione, non c’è vita»[10].

 

L’impegno della chiarezza e del dono gratuito

La realtà dell’on-line ha risvolti nella vita sensibile — in quanto c’è un rapporto tra reale e virtuale — ed è qui che si inserisce la nostra riflessione e il nostro impegno

 

Circoscritto il verbo comunicare, occorre fare una precisazione che è premessa importante nell’atto della comunicazione. Ci muoviamo nel mondo digitale non per conquistarlo, per avere primariamente uno spazio, ma per rispondere al dono gratuito dell’incontro con una Persona, Cristo Gesù, che — come ha ricordato papa Benedetto XVI — «dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva»[11].

È l’Amore che muove tutto, che crea, che ci mette in movimento. «Perché, se qualcuno ha accolto questo amore che gli ridona il senso della vita, come può contenere il desiderio di comunicarlo agli altri?»[12]. Ecco cosa comunicare: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10, 8). Il dono che Dio vuole fare a tutti gli uomini è se stesso, il «Dio con noi» (Mt 1, 23), la sua compagnia per le strade della vita, la sua luce. Sono doni senza prezzo, che superano ogni nostra capacità di restituzione e ricompensa.

 

Che bello scoprire che non siamo soli né i soli ad aver incontrato Cristo, ma c’è tutta una comunità in comunione col medesimo Padre che lo comunica con gioia. È la gioia del Vangelo da comunicare e da tramettere anche nel mondo digitale. Una gioia che non si codifica, ma che traspare dal modo con cui lo si comunica. Occorre dunque fermarci per formarci alla comunione divina e ricordarci che il virtuale è reale[13].

 

 

Per rendere comprensibile questo passaggio si utilizza nel linguaggio digitale il termine on-life[14]Il virtuale è molto più reale di quel che ci rendiamo conto. La realtà dell’on-line ha risvolti nella vita sensibile — in quanto c’è un rapporto tra reale e virtuale — ed è qui che si inserisce la nostra riflessione e il nostro impegno.

Ricordiamoci che l’impegno nella comunicazione consiste nella chiarezza missionaria con cui si annuncia Chi abbiamo incontrato e che lo facciamo con gioia. «La nuova evangelizzazione si propone in questi contesti non come un dovere, un peso ulteriore da portare, ma come quel farmaco capace di ridare gioia e vita»[15].

 

La disponibilità ad accogliere e far maturare

Nel continente digitale c’è tutto un mondo pieno di occasioni per manifestare il volto di una comunità in comunione, quella cristiana

 

Dopo la premessa maggiore che «la Chiesa conosce un solo criterio per rinnovare ogni giorno la speranza: [ovvero] essa sa che “fedele è Dio”, dal quale siamo stati “chiamati alla comunione del Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!” (1Cor 1,9)»[16], ci disponiamo ad un rinnovato slancio missionario nell’ambiente digitale che «richiede non solo di abitarlo e di promuovere le sue potenzialità comunicative in vista dell’annuncio cristiano, ma anche di impregnare di Vangelo le sue culture e le sue dinamiche»[17].

 

Nel continente digitale c’è tutto un mondo pieno di occasioni per manifestare il volto di una comunità in comunione, quella cristiana. È un «luogo di vita [che] offre tante opportunità inedite, soprattutto per quanto riguarda l’accesso all’informazione e la costruzione di legami a distanza, ma presenta anche rischi»[18]. Comunicare, allora, non è solo uno spostamento e scambio di ordine materiale, quantificato in termini di bit — dall’inglese binary digit, numero binario — ma spazio di amicizia. Il rischio di massificazione o di generazione di «nuove individualità solitarie capaci di comunicare con tutti, ma senza intimità personale con nessuno»[19] è dentro la rete, e proprio per questo non si può restare fermi.

 

La disponibilità ad accogliere l’impegno di abitare, interagire, formarsi nel continente digitale non vuole rispondere subito a un’urgenza, come ad esempio quella dell’attuale situazione pandemica che ha richiesto un lockdown e la riduzione del movimento fisico — che ha permesso di ampliare in maniera esponenziale l’attività in rete — ma per essere fedeli alla missione di Cristo. «Dunque, la fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo. Ora io dico: forse non hanno udito? Tutt’altro: Per tutta la terra è corsa la loro voce, e fino agli estremi confini del mondo le loro parole» (Rm 10, 17-18). La maturazione personale e comunitaria di questo mandato ci farà trasmettere quel volto di una comunità in comunione che sa riflettere l’ardore e la passione per Gesù e comunicare on-life questa Buona Notizia.

 

EDUCARCI ALLA COMUNICAZIONE, LA COMUNIONE ALL’OPERA

 

I discepoli di Cristo comunicano l’amore di Dio per l’umanità esprimendolo con la propria vita e in tutti gli ambiti della vita, anche quello digitale

 

Come esprimere la comunione che noi cristiani viviamo? «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13, 35). I discepoli di Cristo comunicano l’amore di Dio per l’umanità esprimendolo con la propria vita e in tutti gli ambiti della vita, anche quello digitale. Occorre educarci alla comunicazione e questo non lo si fa elaborando teorie, ma facendo comunione, vivendo la comunione di Gesù Cristo col Padre, nello Spirito Santo. È una vocazione impegnativa, anzi è una chiamata alla responsabilità e la rinuncia comporterebbe il non desiderare un futuro buono, una vita piena.

 

Non tratterò di modalità esecutive, di tecniche per comunicare in modo efficace ed efficiente, ma mio intento è quello di «suscitare una consapevolezza culturale e spirituale che possa riversarsi in un’azione soprattutto educativa rispetto agli aspetti critici legati all’infosfera. […] L’infosfera non è uno strumento, ma è l’ambiente popolato dalle informazioni, in cui vivono le informazioni e in cui anche noi viviamo»[20].

 

«È finito, perciò il tempo di riflettere sul futuro della Chiesa, è tempo di mettere mano alla Chiesa del futuro»[21]. Questo senza dimenticare la propria tradizione e anche gli esempi di educazione alla comunicazione di persone che con la propria vita hanno reso testimonianza al Vangelo e donato vie percorribili per vedere come la comunione è all’opera. Sono esistenze generose che hanno annunciato quanto prima hanno ricevuto e che nella trasmissione di questo dono anche noi oggi godiamo dei frutti vivi e operanti nella vita della Chiesa[22].

 

Gesù Cristo, modello di educatore comunicativo

L’evangelizzazione digitale deve partire, se vuole essere comunicativa, dal legame Dio-uomo, da un Dio che discende per farsi comprendere, si apre verso l’esterno per poterlo conoscere

 

Il modello esemplare cui ispirarsi per rispondere alla necessità di educare l’uomo per una vita responsabile nell’era della comunicazione di massa anche digitale è Gesù Cristo.

Quando il Concilio di Firenze sintetizza il mistero della comunione trinitaria non fa altro che presentare, pur in maniera inconsapevole, un modello perfetto di comunicazione: “Per questa unità il Padre è tutto nel Figlio, tutto nello Spirito Santo; il Figlio è tutto nel Padre, tutto nello Spirito Santo; lo Spirito è tutto nel Padre, tutto nel Figlio” (DS 1331). […]

Dio assume l’iniziativa di comunicarsi, ma la realizza in una maniera particolare che è quella di farsi carne, tempo, divenire, come l’uomo con il quale vuole entrare in contatto. Sembra che valgano anche per Dio, dunque, due degli assiomi fondamentali del processo comunicativo: è impossibile non comunicare ed è impossibile comunicare senza definire correttamente la relazione[23].

 

L’evangelizzazione digitale deve partire, se vuole essere comunicativa, dal legame Dio-uomo, da un Dio che discende per farsi comprendere, si apre verso l’esterno per poterlo conoscere. Così il linguaggio digitale deve essere concepito: un dare l’occasione propizia in rete di essere comprensibili, di trasmettere in questo canale la Grazia ricevuta e comunicarlo gratuitamente, senza aspettarsi un tornaconto, una resa.

 

Educarci

 

È proprio nello spirito dell’educare il tirare fuori ciò che di bello ciascuno ha dentro di sé; al tempo stesso non si retrocede, perché si è disposti a essere in comunione, a dialogare, a farsi accompagnare, a lasciarsi educare. È un cammino da fare insieme, in sinodalità.

«Il mio volto camminerà con voi» (Es 33,14). Cercare un volto è quello che tutti noi abbiamo fatto sin dal principio della nostra esistenza. Saremo volto di una comunità in comunione se saremo disposti a farci compagni di viaggio, in una relazione aperta dove possono intrecciarsi vite con l’occasione del virtuale che è reale.

 

Questa comunione all’opera ci fa testimoni credibili e appassionati oltre che umani e avvicinabili. Così i cristiani possono comunicare la propria esperienza di fede. La dimensione relazionale, lo scambio reciproco risulta essere vitale. Da solo il linguaggio digitale, gli elaborati elettronici, il tweet, la story di Instagram, ecc. «potranno anche fornire un numero sempre più copioso e certo di informazioni, ma non saranno mai in grado di produrre una testimonianza. L’aspetto singolare della testimonianza, rispetto all’esperienza, è la sua estroversione, cioè il suo indirizzarsi all’altro. […] La testimonianza si rivolge all’altro, è all’altro che il testimone vuole comunicarsi»[24].

 

Relazionarci

 

Non basta essere sempre connessi, ma è evidente che è necessario essere realmente in relazione. Dio, infatti, «si rivelò, in parole e in atti, al popolo che si era acquistato come l’unico Dio vivo e vero, in modo tale che Israele sperimentasse quale fosse il piano di Dio con gli uomini e, parlando Dio stesso per bocca dei profeti, lo comprendesse con sempre maggiore profondità e chiarezza e lo facesse conoscere con maggiore ampiezza alle genti» (DV 14). Non ci si può limitare, perciò, a postare un messaggio, a condividere una immagine bella, a reindirizzare verso meditazioni profonde, ecc. Bisogna abitare il continente digitale, entrare nelle storie umane e discorrere. Comunicarsi indicherà così sia comunione, lo stare uniti, in relazione, sia comunicare, trasmettere la Parola con la propria vita condivisa.

 

Gesù in questo è maestro e pedagogo, è la chiave ermeneutica. «Non si tratta tanto di inventare cose nuove, quanto di cominciare a dare nuovo vigore a ciò che in molti casi già esiste»[25]. Gesù Cristo è il modello per eccellenza di educatore comunicativo. A Lui ci rivolgiamo e preghiamo e possiamo anche ispirarci a degli esempi di persone — che saranno presentate di seguito — che hanno donato la loro vita per annunciare il Vangelo, servendosi dei mezzi che il loro tempo offriva.

 

Esempi di educazione alla comunicazione

 

Interagire con un mondo reale e virtuale[26] non è cosa da poco, ma un’indicazione principe può fare chiarezza su questa realtà: «la social-pastorale non esiste, evangelizzazione e pastorale presuppongono l’incontro, la comunità reale e non la virtual community. L’uso dei social, quindi, deve ispirarsi a questo criterio guida: non c’è comunicazione, non ci sono relazioni che vivono solo online. Il virtuale è utile strumento di collegamento […] ma sempre funzionale all’incontro personale»[27].

 

Beato Giacomo Alberione

Un grande esempio di comunicatore del Vangelo che ha saputo per primo evangelizzare con i mezzi di comunicazione sociale: il beato Giacomo Alberione

 

A tal proposito non si può non riportare un grande esempio di comunicatore del Vangelo che ha saputo per primo evangelizzare con i mezzi di comunicazione sociale: il beato Giacomo Alberione. Possiamo da lui riprendere il metodo utilizzato e attuarlo in chiave paradigmatica per la comunicazione digitale. Occorre una formazione, una certa professionalità perché

i contenuti del messaggio di salvezza, per essere trasmessi attraverso i mezzi di comunicazione, si devono tradurre secondo i canoni propri di tali mezzi, i quali hanno un loro linguaggio e metodo e leggi propri. Perciò, da chi opera in essi, si richiede alta capacità professionale e vera statura apostolica. La prima garantisce il rispetto della dinamica propria degli strumenti; la seconda, l’autenticità del messaggio[28].

Il lavoro è molto, ma non è impossibile se si ha una visione cristocentrica che guarda a — come spesso soleva ripetere don Alberione — Gesù Cristo Via, Verità e Vita. La relazione personale con Lui è trasformante.

 

Il beato Alberione soleva dire: «Il Signore accende le lampadine in avanti, man mano che si cammina ed occorre; non le accende tutte, subito all’inizio, quando ancora non occorrono; non spreca la luce; ma la dà sempre a “tempore opportuno”»[29].

San Paolo VI — che conosceva a fondo lo spirito e l’attività della sua Famiglia Paolina e ammirava profondamente il suo fondatore — ne ha tracciato un profilo sintetico e stupendo:

Eccolo: umile, silenzioso, instancabile, sempre vigile, sempre raccolto nei suoi pensieri, che corrono dalla preghiera all’opera (secondo la formula tradizionale: “ora et labora”), sempre intento a scrutare i “segni dei tempi”, cioè le più geniali forme di arrivare alle anime, il nostro Don Alberione ha dato alla Chiesa nuovi strumenti per esprimersi, nuovi mezzi per dare vigore e ampiezza al suo apostolato, nuova capacità e nuova coscienza della validità e della possibilità della sua missione nel mondo moderno e con mezzi moderni[30].

 

Beato Carlo Acutis

Il beato Acutis utilizzava i moderni mezzi di comunicazione informatici di cui era uno straordinario conoscitore. Aveva una così tanta passione e intelligenza riguardo ai computer e alla programmazione da essere nominato un «genio dell’informatica in cielo»

 

Altro beato è il giovane Carlo Acutis: «Eucaristia e computer, adorazione e libri di scuola, rosario e Facebook mi spingono a immaginare patrono del web e protettore di tutti i cybernauti questo ragazzo di 15 anni, “patito” di internet come i suoi coetanei, per di più convinto che debba diventare “veicolo di evangelizzazione e di catechesi”»[31].

Il beato Acutis utilizzava i moderni mezzi di comunicazione informatici di cui era uno straordinario conoscitore. Aveva una così tanta passione e intelligenza riguardo ai computer e alla programmazione da essere nominato un «genio dell’informatica in cielo»[32]. Nella sua parrocchia ha predisposto anche il sito internet.

 

Oltre all’affidabilità informatica, rendeva una testimonianza appassionata per l’Eucaristia, la sua “autostrada” per il Cielo. Carlo ha saputo dominare le tecnologie e le ha usate per diffondere il grande amore che aveva per l’Eucarestia. Ognuno di noi ha un dono, è dono che può mettere a disposizione e al servizio del bene.

 

Comunichiamo personalmente

 

Questi soli due esempi rimandano, oltre a ciò che hanno operato nella pastorale delle comunicazioni, anche e soprattutto allo sguardo da rivolgere a Cristo. In Lui hanno attinto la forza e Lui hanno cercato di imitare nel dare la vita, spendere tutta la loro esistenza. Sono stati meditatori, «mezzi di comunicazione», in riferimento alla mediazione di Cristo nei confronti del Padre. È in questa comunione con Dio che hanno potuto comunicare, operare. Lo sguardo verso Dio ci educa e tira fuori di noi come e cosa fare.

 

Una modalità di comunicazione che può funzionare davvero nel digitale, come certamente nel reale, è

da singolo a singolo. […] [Così si coglierà] che il destinatario sono proprio io, non un io qualunque e indifferente, o peggio indifferenziato. Devo percepire che è per me: devo sentire quello sguardo di Gesù per il discepolo amato, quello per lui e per lui solo. […] Quello che si deve cercare di generare non è tanto e non solo un messaggio che sia intellegibile e personalizzato, ma creare una conversazione su quel messaggio. […] Non è l’annuncio di Cristo che prima di tutto dobbiamo dare, ma l’annuncio che Cristo ha un messaggio, un messaggio per te[33].

 

Il Signore ci chiama per nome e con noi si intrattiene, discorre. «Venite e vedrete» (Gv 1, 39) risponde Gesù a chi Lo cerca, a chi desidera conoscere dove dimora il Maestro.

Anche noi possiamo far suscitare nel continente digitale la ricerca di Cristo quando chiamiamo per nome, quando conversiamo per queste vie social, quando accendiamo il desiderio di dialogare personalmente e rendiamo testimonianza della comunione all’opera. Ed essendo così, Dio ci educherà alla comunicazione, ci tirerà fuori il «che devo dire» (cf. Gv 12, 27) e fare.

 

 

In comunione

 

Mi avvio alla conclusione comunicandovi che ho cercato di illustrare le condizioni che renderanno possibile l’incontrarsi nella comunione di Dio, dando alcuni spunti scritturistici, teologici, cristocentrici, con esempi di vita spesa per la pastorale delle comunicazioni, per la missione d’incontrare l’altro. Non è un cammino, un operato in solitaria, ma in comunione della Chiesa tutta. In questo «sguardo fisso al futuro, già [si] scorge con immensa fiducia e caldo amore le meraviglie che a piene mani gli promette la già iniziata epoca spaziale della comunicazione sociale [e digitale]»[34].

Questa immensa fiducia riposta nella fedeltà di Dio ci fa guardare il mondo con occhi nuovi. La pastorale digitale così vissuta sarà impregnata dall’amore comunionale di Dio che si dona tutto per tutti e che attrae tutti a Sé. Perciò, mettiamoci in rete, nel continente digitale, in cerca di altri, educandoci alla comunicazione, quella imparata da un Altro e che per nome dell’Altro fa conoscere questo tesoro grandioso: l’incontro nella comunione.

 

Allora non si tratta di fare cose nuove, ma di fare nuove tutte le cose. «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21, 5). «Non dovete però pensare a quello che già fate, perché se no fate degli aggiustamenti. Mettete per un attimo tra parentesi quello che state facendo, e provate a raccontarvi tra di voi (la nostra è una fede narrativa) come sarebbe più bello, come sarebbe più importante, cosa è più importante, cosa può essere più attraente, più essenziale per le persone che incontriamo»[35].

 

Incontrando Gesù Cristo nella sua comunione diventeremo noi per primi quello a cui siamo chiamati, ossia essere santi. E con la testimonianza di vita — anche nel digitale — comunicheremo quel che viviamo e potremo così dire in modo credibile: «T’incontro nella comunione».

 

Paolo Larin

studente del II anno Filosofia,

Istituto Teologico Leoniano di Anagni

 

SIGLE E ABBREVIAZIONI

 

1Cor               1 Corinzi

Ap                   Apocalisse

Cf.                  Confronta

cur.                 curavit (=a cura di)

dir.                  direxit (=diretto da)

DS                  H. Denzinger – A. Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum definitionum

                       et declarationum de rebus fidei et morum.

DV                  Dei Verbum

ecc.                eccetera

Es                   Esodo

Gv                   Giovanni

Ibid.                 Ibidem (=in quello stesso luogo)

LG                   Lumen Gentium

Mt                    Matteo

op.                   ordo predicatorum (=ordine dei predicatori, domenicani)

Rm                  Romani

ssp.                 Società San Paolo

tr.                     traduttore

 

BIBLIOGRAFIA

 

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Gori, Nicola [cur.], Eucaristia. La mia autostrada per il Cielo. Biografia di Carlo Acutis, Edizioni San Paolo, Milano 2007.

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SITOGRAFIA

 

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                                 , Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia. Messaggio del santo padre Benedetto XVI per la XLIII giornata mondiale delle comunicazioni sociali (24 maggio 2009), [ultima consultazione: 28.05.2021].

Francesco, papa, Esortazione apostolica Evangelii gaudium del santo padre Francesco ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, alle persone consacrate e ai fedeli laici sull’ annuncio del vangelo nel mondo attuale (24 novembre 2013), [ultima consultazione: 28.05.2021].

                            , Esortazione apostolica post-sinodale Christus vivit del santo padre Francesco ai giovani e a tutto il popolo di Dio (24 marzo 2019), 86-90, [ultima consultazione: 28.05.2021].

                             , Lettera enciclica Fratelli tutti del santo padre Francesco sulla fraternità e l’amicizia sociale (3 ottobre 2020), [ultima consultazione: 28.05.2021].

Paolo VI, papa, Discorso di Paolo VI ai partecipanti al capitolo generale della pia società san Paolo (28 giugno 1969), [ultima consultazione: 28.05.2021].

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

 

[1] Cf. Francesco, papa, Lettera enciclica Fratelli tutti del santo padre Francesco sulla fraternità e l’amicizia sociale (3 ottobre 2020), [ultima consultazione: 28.05.2021].

[2] Scigliuzzo, A., Un corso rivolto a tutte le realtà del territorio, Lazio Sette. Supplemento di Avvenire, 14 febbraio 2021, 1.

[3]                       , Comunicazione e accompagnamento. 12 webinar in due moduli per una formazione integrale, Millestrade. Mensile d’informazione della Diocesi Suburbicaria di Albano, anno 14 n. 129, febbraio 2021, 5.

[4] Martínez Díez, F., op., «Teologia della comunicazione», in Benito, A. [dir.], Dizionario di scienze e tecniche della comunicazione, Milano 1999, 1257.

[5] Cf. Benedetto XVI, papa, Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia. Messaggio del santo padre Benedetto XVI per la XLIII giornata mondiale delle comunicazioni sociali (24 maggio 2009), [ultima consultazione: 28.05.2021].

[6] Rocco, M., «Social ed evangelizzazione», in Leonianum (2019-2020), 7.

[7] Epicoco, L. M., Marta, Maria e Lazzaro. Tre meditazioni sui legami e l’amicizia, Perugia 2019, 33.

[8] Piccolo, G., Pensiero incompleto. Breve introduzione alle grandi domande della vita, Milano 2019, 79.

[9] Cf. Cantalamessa, R., Povertà, Milano 1996, 145-147.

[10] Manes, R. – Rogante, M., Giona e lo scandalo della tenerezza di Dio, Assisi 2017, 121.

[11] Benedetto XVI, papa, Lettera enciclica Deus caritas est del sommo pontefice Benedetto XVI ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, alle persone consacrate e a tutti i fedeli laici sull’amore cristiano (25 dicembre 2005), [ultima consultazione: 28.05.2021].

[12] Francesco, papa, Esortazione apostolica Evangelii gaudium del santo padre Francesco ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, alle persone consacrate e ai fedeli laici sull’ annuncio del vangelo nel mondo attuale (24 novembre 2013), [ultima consultazione: 28.05.2021].

[13] Cf. <https://www.youtube.com/watch?v=dC2JNEuYc0s>, [ultima consultazione: 28.05.2021].

[14] Cf. <https://www.weca.it/tutorial/le-community-dallon-line-allon-life-cambia-la-rete-cambia-la-pastorale/>, [ultima consultazione: 28.05.2021].

[15] Sinodo dei Vescovi, La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Lineamenta, Città del Vaticano 2011, 99.

[16] Assemblea Generale dei Vescovi italiani, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il primo decennio del Duemila, Milano 2001, 93.

[17] Sinodo dei Vescovi, I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Documento finale, Città del Vaticano 2018, 145-146.

[18] Sinodo dei Vescovi, I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Documento preparatorio e questionario, Torino 2017, 63.

[19] Savagnone, G., Comunicazione. Oltre il mito e l’utopia. Per una cultura conviviale, Milano 1997, 95.

[20] Peyron, L., Incarnazione digitale. Custodire l’umano nell’infosfera, Torino 2019, 9.17.

[21] Matteo, A., Pastorale 4.0. Eclissi dell’adulto e trasmissione della fede alle nuove generazioni, Milano 2020, 12.

[22] Cf. LG 17: «A ogni discepoli di Cristo incombe il dovere di diffondere, per parte sua, la fede».

[23] Lambiasi, F. – Tangorra, G., Gesù Cristo comunicatore. Cristologia e comunicazione, Milano 1997, 72.

[24] Ibid., 124.

[25] Conferenza Episcopale Italiana, Comunicazione e missione. Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa, Città del Vaticano 2004, 79.

[26] Cf. Francesco, papa, Esortazione apostolica post-sinodale Christus vivit del santo padre Francesco ai giovani e a tutto il popolo di Dio (24 marzo 2019), 86-90, [ultima consultazione: 28.05.2021].

[27] Agagliati, G., Poche chiacchiere! Come Comunicare in parrocchia, Torino 2018, 72.

[28] Spoletini, D., Don Alberione. Comunicatore del Vangelo, Roma 2003, 37-38.

[29] Esposito, R. F., ssp [cur.], Carissimi in san Paolo. Lettere, articoli, opuscoli, scritti inediti tratti dal bollettino interno «San Paolo» e dall’archivio generalizio (1933-1969), Milano 1971, 192.

[30] Paolo VI, papa, Discorso di Paolo VI ai partecipanti al capitolo generale della pia società san Paolo (28 giugno 1969), [ultima consultazione: 28.05.2021].

[31] Viganò, D. Edoardo, «Prefazione», in Gori, N., Un genio dell’informatica in cielo. Biografia del Servo di Dio Carlo Acutis, Città del Vaticano 2016, 5-6.

[32] Cf. Gori, N. [cur.], Eucaristia. La mia autostrada per il Cielo. Biografia di Carlo Acutis, Milano 2007, 57-61.

[33] Peyron, L., Incarnazione digitale. Custodire l’umano nell’infosfera, 125-126.

[34] Baragli, E. [tr.], L’istruzione pastorale “Communio et progressio”, Roma 1971, 127.

[35] Carletti, F., «Creatività pastorale, frutto del discernimento», in Diocesi Suburbicaria di Albano, Creativi per fare. Il discernimento all’opera, Albano Laziale 2019, 73.

 

Diritti d’autore per immagini e video

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ALLA SCOPERTA DEL CONTINENTE “DIGITALE”

Un nuovo “continente”

Nel “Direttorio per la Catechesi” pubblicato il 25 giugno del 2020, al numero 371 si legge: «Nel processo dell’annuncio del Vangelo, la vera domanda non è come utilizzare le nuove tecnologie per evangelizzare, ma come diventare una presenza evangelizzatrice nel continente digitale» [1].
In pochi anni è cambiato il modo di guardare il digitale – nella pastorale –: in precedenza, infatti, si pensava ai new media come “mezzi”, strumenti da utilizzare per la catechesi, e in altri ambiti. Non si considerava quindi che sarebbero diventati veri e propri luoghi d’incontro dove le distanze non contano.

Presenza evangelizzatrice

Parto dalla parola evangelizzare, che significa «predicare il Vangelo» [2]; il primo essere umano a farlo è stato Gesù Cristo, ed è da lui che dobbiamo imparare.
Non si tratta di imporre la propria cultura, il proprio modo di pensare, ma di farsi proposta, essere presenza anche in questo nuovo continente. Come? Bella domanda! Imparare da colui che non ha mai imposto nulla, anzi si è reso prossimo, si è messo in ascolto dei vicini e dei lontani, dei dotti e degli ignoranti, non ha fatto distinzione di culture, età, colore di pelle. Ha annunciato “il Regno dei Cieli”, chinandosi su coloro che erano infermi, prendendo per mano tutti coloro che imploravano il suo aiuto, sanando coloro che gridavano e chiedevano la guarigione, aprendo alla fede. Insegnava la prossimità attraverso le parabole come quella del buon samaritano.

Papa Francesco ha utilizzato la parabola nella sua ultima Enciclica Fratelli tutti: con essa vuole aiutarci a comprendere come vivere da fratelli, attraverso una presenza più vera ed efficace. Scrive:

Uno si è fermato, gli ha donato vicinanza, lo ha curato con le sue stesse mani, ha pagato di tasca propria e si è occupato di lui. Soprattutto gli ha dato una cosa su cui in questo mondo frettoloso lesiniamo tanto: gli ha dato il proprio tempo. Sicuramente egli aveva i suoi programmi per usare quella giornata secondo i suoi bisogni, impegni o desideri. Ma è stato capace di mettere tutto da parte davanti a quel ferito, e senza conoscerlo lo ha considerato degno di ricevere il dono del suo tempo [3].

Ciò che mi stupisce di papa Francesco è la coerenza nei suoi discorsi, quest’affermazione della “Fratelli tutti” mi è subito tornata in mente il “messaggio per la 48ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali”:

media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa. Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti [4].

Dall’intreccio di queste ultime due citazioni del pontefice si deduce che occorre farsi prossimo sia nella concretezza della vita, sia nel digitale, ovvero “onlife”.

 

Prossimità

Incontrare l’altro, nel nuovo continente

L’incontro nel nuovo continente è una vera e propria sfida, tra la veloce diffusione dei contenuti oltre ogni spazio a noi noto, e la memorizzazione permanente di essi. Francesco nell’ultimo messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali ci aiuta a comprendere dei fondamenti:

La rete, con le sue innumerevoli espressioni social, può moltiplicare la capacità di racconto e di condivisione: tanti occhi in più aperti sul mondo, un flusso continuo di immagini e testimonianze. La tecnologia digitale ci dà la possibilità di una informazione di prima mano e tempestiva, a volte molto utile: pensiamo a certe emergenze in occasione delle quali le prime notizie e anche le prime comunicazioni di servizio alle popolazioni viaggiano proprio sul web. È uno strumento formidabile, che ci responsabilizza tutti come utenti e come fruitori. Potenzialmente tutti possiamo diventare testimoni di eventi che altrimenti sarebbero trascurati dai media tradizionali, dare un nostro contributo civile, far emergere più storie, anche positive [5].

Essere responsabili di testimoniare con poche parole e molti fatti, attraverso la concretezza di una Parola che s’incarna e tocca, che parla da sé. È proprio il messaggio del vangelo che ci porta ad andare contro corrente: non basta passare lungo la riva del digitale ma prendere il largo, imparare a tracciare la rotta in questo mare immenso e tanto “profondo” da nascondere anche dei lati oscuri. Il Signore ci insegna a “non avere paura” anzi ci invita ad osare; a sedare la tempesta ci penserà Lui, e sempre Lui ci prenderà per mano nel momento del bisogno. Noi non dobbiamo stancarci di essere presenza viva, testimoni di un amore che va oltre uno schermo, un click, un video, o un’immagine. Siamo chiamati a testimoniare che è bello incontrarsi anche nella mediazione di uno schermo, a raccontarci con una frase, a mettere un like a una storia o a un post, consapevoli che tutto questo – che è già realtà di un incontro – necessità di ricadute nella vita concreta: impariamo, cioè, a sporcarci le mani “onlife”.

Abitare il nuovo continente

L’abitare il continente digitale da parte del credente, va ben oltre il costruirsi “vetrine” o lanciare messaggi: significa coinvolgersi, non rimanere distaccati. Francesco scrive:

«Occorre che la connessione sia accompagnata dall’incontro vero. Non possiamo vivere da soli, rinchiusi in noi stessi. Abbiamo bisogno di amare ed essere amati. Abbiamo bisogno di tenerezza. Non sono le strategie comunicative a garantire la bellezza, la bontà e la verità della comunicazione. Anche il mondo dei media non può essere alieno dalla cura per l’umanità, ed è chiamato ad esprimere tenerezza. La rete digitale può essere un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane. La neutralità dei media è solo apparente: solo chi comunica mettendo in gioco se stesso può rappresentare un punto di riferimento. Il coinvolgimento personale è la radice stessa dell’affidabilità di un comunicatore. Proprio per questo la testimonianza cristiana, grazie alla rete, può raggiungere le periferie esistenziali» [6].

Nella cura per l’umanità ricade pure l’attenzione alle periferie digitali:

manifestazione più o meno evidente, in svariati casi “occultata”, di una periferia esistenziale nel continente    digitale […] verso cui uscire per un’azione liberante [7].

Ed ancora, poiché molti cercano nel web quello che non riescono a trovare nel mondo quotidiano – nel bene o nel male – sta a chi “lavora” nella rete aiutare a discernere, con amore. Il credente è chiamato ad essere voce di quella Parola – Gesù – che è Via, verità e vita. Sempre papa Francesco scrive:

La buona novella del Vangelo si è diffusa nel mondo grazie a incontri da persona a persona, da cuore a cuore. Uomini e donne che hanno accettato lo stesso invito: “Vieni e vedi”, e sono rimaste colpite da un “di più” di umanità che traspariva nello sguardo, nella parola e nei gesti di persone che testimoniavano Gesù Cristo. Tutti gli strumenti sono importanti, e quel grande comunicatore che si chiamava Paolo di Tarso si sarebbe certamente servito della posta elettronica e dei messaggi social; ma furono la sua fede, la sua speranza e la sua carità a impressionare i contemporanei che lo sentirono predicare ed ebbero la fortuna di passare del tempo con lui, di vederlo durante un’assemblea o in un colloquio individuale [8].

Social media

Comunicare nel nuovo continente

Sappiamo che in questo continente c’è una realtà complessa che supera la nostra immaginazione ed è fatta di culture diverse, di modi di pensare diversi, lingue diverse: tutto questo non ci deve spaventare, anzi dobbiamo considerarlo come una grande opportunità. Significa imparare a conoscersi e a rispettarsi per quello che siamo senza paura. Papa Francesco ci aiuta a comprendere come comunicare:

abbiamo bisogno di comunicare, di scoprire le ricchezze di ognuno, di valorizzare ciò che ci unisce e di guardare alle differenze come possibilità di crescita nel rispetto di tutti. È necessario un dialogo paziente e fiducioso, in modo che le persone, le famiglie e le comunità possano trasmettere i valori della propria cultura e accogliere il bene proveniente dalle esperienze altrui [9].

Per imparare a comunicare dobbiamo avere un cuore sempre aperto che faccia spazio ad ogni persona in questa realtà dove c’è tanto bisogno di “colori”. Costruiamo un ponte-arcobaleno che ci porti ad avere uno sguardo nuovo su ogni luogo, dove portare la buona notizia significa testimoniare e annunciare che Dio esiste ed è amore.
Madre Maria Oliva Bonaldo la fondatrice delle Figlie della Chiesa – Congregazione religiosa a cui appartengo – se vivesse ancora ci spingerebbe ad abitare questo continente per poter gridare, testimoniare, e far conoscere la Chiesa nata dal costato di Cristo, senza inventarsi chissà che cosa ma con la semplice testimonianza di vita.

Il nostro Istituto, fedele al carisma ricevuto, non può avere altra missione che quella della Chiesa nostra Madre: l’evangelizzazione, la promozione della vita cristiana nei fratelli, per l’edificazione del Corpo di Cristo e la salvezza del mondo. […] Presentiamo al mondo il messaggio della salvezza anche per mezzo di una catechesi viva, aggiornata e qualificata. Nelle parrocchie, nelle scuole, dove è possibile. […] Infatti, afferma la Fondatrice, «il vero ossigeno di cui oggi ha bisogno il Corpo mistico della Chiesa è la nostra gioia di esserle Figlie e di dimostrarlo a viso aperto, in modo che i fratelli, vedendoci, dicano: Dio esiste, ed è Amore» [10].

Guardando all’esperienza in rete delle Figlie della Chiesa, questa riflessione diviene campo di verifica ed auspicio ad aprire al “coraggio” dell’ascolto. Non è facile aprirsi alle differenze; non è facile neanche aprire i post all’opinione, che spesso è piena di pregiudizio e volgarità. Occorre tuttavia aprirsi all’ascolto della rete, educare all’opinione pazientemente. Ciò per passare dall’informazione alla comunicazione che fa comunione, onlife [11].
Ho creato un mini gruppo su WhatsApp con alcuni ragazzi che attraversano la mia vita di Palagiano, Fondi (Latina), Santo Stefano Briga (Messina) e di Salerno, ai quali ho lasciato alla loro visione un video di una religiosa e gli ho chiesto: «un’impressione e cosa suscita in loro». Questo è stato un piccolo risultato.

Un video può interpellare, ma occorre accoglierne le reazioni per comprendere il pensiero del nostro interlocutore, e di là cominciare un cammino insieme. Il Vangelo è ancora vivo e Dio t’incontra dove sei. Vi lascio un video…

…provocatorio.

Palma Mandorino

 


Bibliografia e sitografia

 [1] Pontificio Consiglio Per La Promozione Della Nuova Evangelizzazione, Direttorio per la Catechesi, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo Milano 2020, n. 371. 

[2] Treccani, Dizionario evangelizzare, in https://www.treccani.it/vocabolario/evangelizzare/ (Consultato il 04.01.2021).

[3] Francesco, Lettera Enciclica Fratelli Tutti, Editrice Àncora, Milano 2020, n. 63.

[4] Francesco, messaggio per la 48ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali, Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro, in http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20140124_messaggio-comunicazioni-sociali.html (Consultato il 04.01.2021).

[5] Francesco, messaggio per la 55ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali, «Vieni e vedi» (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono, in http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20210123_messaggio-comunicazioni-sociali.html (Consultato 24.01.2021). 

[6] Francesco, messaggio per la 48ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali, Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro, in http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20140124_messaggio-comunicazioni-sociali.html (Consultato il 24.01.2021).

[7] Fortunato AMMENDOLIA, Nelle periferie, cooperatori della “Bellezza”, in Orientamenti Pastorali 10/2017, Atti della 67a Settimana nazionale di aggiornamento pastorale, EDB. 

[8] Francesco, messaggio per la 55ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali, «Vieni e vedi» (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono, in http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20210123_messaggio-comunicazioni-sociali.html (Consultato 25.01.2021).

[9] Francesco, Lettera Enciclica Fratelli Tutti, Editrice Àncora, Milano 2020, n. 134.

[10] Figlie della Chiesa, Costituzioni, Figlie della Chiesa, Roma 19951, 79.1; 81. 

[11] Cfr. Fortunato AMMENDOLIA, Ascoltare la rete: il primo passo per una pastorale “onlife”, in Orientamenti Pastorali 3/2019, EDB.

Per video e immagini ho utilizzato i seguenti link, partendo dall’immagine in evidenza:
https://pixabay.com/it/illustrations/binario-uno-cyborg-cibernetica-2302728/
https://youtu.be/aYeV48eyPI
http://www.proclamarelaparola.it/parbuonsamaritanolc102537.mp3
https://pixabay.com/it/illustrations/smartphone-mano-fotomontaggio-volti-1445489/
https://pixabay.com/it/illustrations/binario-codice-donna-faccia-vista-1327492/
https://pixabay.com/it/photos/umano-google-polaroid-pinterest-3175027/
https://www.youtube.com/watch?v=b6_4_FNmfyQ




COMUNICARE CON RESPONSABILITÀ NEL CONTINENTE DIGITALE

«Vieni e vedi» (Gv 1, 43-46). Comunicare incontrando le persone come e dove sono. [1]
Papa Francesco scegliendo le parole dell’apostolo Filippo, fa ricordare che nel conoscere la vita degli altri, e partecipandovi, si comprende il senso delle cose. Il tempo di pandemia – con la distanza imposta dal lockdown – nel cambio epocale che stiamo vivendo, ha accelerato la necessità di una pastorale attenta alla comunicazione digitale. Una buona comunicazione a tutto tondo, infatti, “rende possibile la vicinanza necessaria per riconoscere ciò che è essenziale e comprendere davvero il senso delle cose”. [2]

Comunicare
Comunicare è un verbo che ha due soggetti attivi – “Io, e Tu” – che rendono la comunicazione scorrevole e quindi creano reciprocità. Nel comunicare è molto importante l’efficacia del messaggio trasmesso. Questo richiede una buona conoscenza dei mezzi di comunicazione e l’importanza delcontenuto. Il contesto della comunicazione richiede determinati elementi: il messaggio, che è il contenuto, ovvero il tema che si vuol trasmettere; l’emittente, che è la persona che invia il messaggio; il ricevente, che è la persona che riceve il messaggio; il contesto, ovvero la situazione in cui avviene la comunicazione; il canale, ovvero il mezzo attraverso cui passa la comunicazione; il codice, che è il linguaggio utilizzato per comunicare. [3]
L’atto di comunicazione, per essere tale, deve concludersi con la “ricezione” del messaggio da parte del destinatario, pena la nullità del medesimo; se spedisco una lettera e questa non arriva al destinatario l’atto comunicativo non si è attivato. Di fatto, l’atto comunicativo, si compie nel momento in cui genera un feedback, una qualche risposta.
Esistono due tipi di comunicazione. Primo tipo è la cosiddetta comunicazione di massa, che utilizza un particolare canale per trasferire informazioni a direzione unica: è un informare. Il secondo tipo di comunicazione è detto interpersonale: la comunicazione per antonomasia, dove i risultati che si possono conseguire sono sempre più efficaci. La comunicazione interpersonale, infatti, coinvolge due o più persone e si basa sempre su una relazione in cui gli interlocutori si collocano sullo stesso piano.
Dimostriamo empatia quando comunichiamo all’altro la nostra volontà di comprendere il suo punto di vista. L’empatia è la capacità di “mettersi nei panni dell’altro”. Riconoscere unicamente il proprio punto di vista significa “chiusura”, ed è assenza di volontà di ascoltare con altri. Il dialogo è necessario; la comunicazione obbliga a rivedere il modo di rapportarsi con le persone costruendo una nuova cultura che favorisca ascolto, alterità e collaborazione, anche a distanza.In ambito di fede, questo non vuol dire rinunciare al proprio credo, ma riconoscere il terreno su cui muovere passi di evangelizzazione. Il contesto, ovvero la situazione globale in cui l’atto comunicativo avviene, offre una chiave interpretativa. Ogni feedback manifesto va decodificato per una riformulazione del messaggio.

I destinatari, ovvero il target
Mandato fondamentale della Chiesa è quello della evangelizzazione. Infatti nel decreto conciliare Ad gentes, al n. 1 leggiamo che la Chiesa “inviata per mandato divino alle genti per essere «sacramento universale di salvezza» … si sforza di portare l’annuncio del Vangelo a tutti gli uomini”. La Chiesa, quindi, fortemente responsabile del mandato di Cristo non può non attivare tutti gli strumenti perché la Parola di Dio possa essere portata nei contesti di vita, primo tra tutti quello della famiglia. Sarà suo compito vedere, ascoltare le esigenze nuove del popolo cristiano per proporre, con fedeltà, il messaggio di Cristo alle persone, servendosi di nuove vie, anche tecnologiche, al fine di creare una cultura dell’autentico “amore”. Consapevoli delle grandi responsabilità che abbiamo in quanto uomini e donne di Chiesa, ecco che il Papa Francesco ci esorta fortemente a vivere come “Chiesa in uscita”, per raggiungere le persone nelle situazioni reali di vita.
«Vieni e vedi»(Gv 1, 43-46). È invito ad un’esperienza. Esperienza è “conoscenza acquisita attraverso il contatto diretto con la realtà”.[4] Quando uno fa esperienza, testimonia una realtà: la conoscenza di quella realtà è profonda e la trasmette con certezza e convinzioni. Questo invito l’aveva usato Gesù quando Andrea e Giovanni gli avevano chiesto: Maestro dove abiti? Gesù rispose: «venite e vedete». Dopo un vissuto insieme, saranno loro a portare l’esperienza, la testimonianza, perché conoscono la verità. Per aver un saper profondo delle cose, delle realtà,potrebbe essere difficile trovare parole giuste per spiegare: modo privilegiato, dunque, è fare l’esperienza.Ciò contrasta fake news, ed esalta la verità. Nei new media, si può essere presenza che incontra e trasfigura, e permette di cogliere la bellezza della vita cristiana.
«Comunicare incontrando le persone come e dove sono». Ciò invita alla relazione. L’uomo è un essere relazionale ed è soltanto quando si creano buoni rapporti che si ha la possibilità di comunicare oppure trasmettere. Gesù manda i suoi discepoli a due a due: questo perché esperiscano anzitutto relazione tra loro, e poi andando al popolo favoriscano relazioni/Relazione (Lc 10,1-9).Bisogna curare la relazione, e questo si fa prendendo l’iniziativa di andare tra le persone, creare contatto, fare esperienza della loro realtà di vita. Poi viene l’annuncio.

Per una pastorale digitale
Anche per la comunicazione digitale deve considerare la capacità di aprire ad una relazione umanizzante. Con un click si entra nell’universo di Internet. Facciamo parte di questo continente digitale! Un continente formato da esseri umani di tutte le culture, etnie e molteplici confessioni religiose e tendenze politiche. “Essere missione” in questo continente digitale richiede molta attenzione e responsabilità.
Siamo responsabili di tutto ciò che scriviamo e pubblichiamo su internet e sui social media. Abbiamo, infatti, il potere di raggiungere un gran numero di persone – potenzialmente ogni essere umano – con quello che scriviamo e condividiamo. Quando scriviamo qualcosa a nostro nome, siamo responsabili di ciò che pubblichiamo davanti a tutti. Comunicare nel digitale richiede una costante attenzione alla nostra privacy e sicurezza.
Quando comunichiamo e condividiamo informazioni per conto delle istituzioni che rappresentiamo, dobbiamo sempre essere attenti a trasmettere i valori e la missione dell’istituzione, nonché a garantirne l’immagine, la credibilità e la trasparenza. Il continente digitale è un ecosistema sociale e culturale. Ci offre grandi opportunità per essere connessi con le persone e avere accesso al mondo della cultura, dell’economia, della politica, dell’istruzione e della religione.
Il continente digitale ci sfida oggi ad essere comunicatori dei valori della vita, della verità e della speranza. Il mondo digitale ci sfida a sperimentare relazioni umanizzanti e solidarietà, per costruire la fratellanza umana tra tutti ipopoli e le nazioni. È nostra responsabilità etica, promuovere la solidarietà digitale.
L’uso dei media digitali, se da un lato permette di raggiungere molte persone contemporaneamente e quindi trasmettere dei messaggi ricchi dal punto di vista spirituale, dall’altro non vuole escludere il contatto personale, il quale è sempre più arricchente. Da ciò ne consegue che il fedele connesso con la piattaforma digitale possa trovare nei messaggi ricevuti un incoraggiamento, motivazioni valide per trasmettere un feedback in linea con quanto ha ricevuto.

“Dio ti incontra dove sei”: un vecchio detto
Come si legge nel comunicato della Sala Stampa Vaticana, “l’annuncio cristiano prima che di parole, è fatto di sguardi, testimonianze, esperienze, incontri, vicinanza. In una parola, vita”. È, quindi, nel manifestare interesse per la vita degli altri, nel partecipare alle gioie e ai dolori di ognuno, che si conosce la verità e si comprende il senso delle cose. [5]
Di fatto, si tratta di inserirsi nella dinamica di quella “pastorale in conversione”, indicataci da Papa Francesco nell’esortazione Evangelii Gaudium. Occorre, quindi, una forma di pastorale con una forte accentuazione evangelizzante, che sappia ridire la fede anche attraverso un linguaggio adatto ai tempi e alle persone. Anche attraverso l’utilizzo e la valorizzazione delle potenzialità del digitale.
Dio è Comunicazione. La Chiesa, quindi, per sua natura, è una realtà comunicativa. Comunicazione ad intra e ad extra. La comunicazione digitale, nel panorama dell’evangelizzazione, definisce nuovi areopaghi moderni. Come la complessa galassia del web che ha unificato la società, rendendola un villaggio globale:le nuove generazioni, soprattutto, crescono secondo modi e stili attivati dalle dinamiche web. Nell’esortazione Evangelii nuntiandi, papa Paolo VI già indicava nei mezzi di comunicazione di massa una forte opportunità di evangelizzazione.
Questo significa che abbiamo la missione di lavorare per l’inclusione digitale, in modo che tutte le persone abbiano il diritto di comunicare, di usare i media digitali per la loro formazione, per il loro ingresso nel mondo della conoscenza, del lavoro, delle relazioni umane nel loro gruppo o comunità. A tal proposito, considerando una mia esperienza nel continente digitale con l’App “WhatsApp”, posso dire che essa mi permette di dialogare con mie consorelle in altre case dell’Istituto. La comunicazione diviene più difficile se penso all’Africa, in cui è vivo il problema del digital divide. Mi piacerebbe dialogare con la gente dei villaggi in periferia, ma qui, diversamente dai grandi centri urbani, ogni connessione è limitata, se non assente.

Apriamo vie, opportune, che permettano a Dio di incontrare l’uomo.

Io e la mia terra, l'Africa
Io e la mia terra, l’Africa

 

Bibliografia e sitografia

[1] Papa Francesco, Messaggio del Santo Padre Francesco per la 55.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 29.09.2020

[2] Cfr. B. Capelli in https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2020-09/papa-francesco-tema-giornata-mondiale-comunicazioni-sociali.html (Consultato 13 gennaio 2021)

[3] Cfr. F. Bochicchio in https://www.formazionescienzesociali.unisalento.it/c/document_library/get_file?uuid=a0ca2694-e44d-4d9e-be2d-d9ee84ed6f81&groupId=886128
(Consultato 15 gennaio 2021)

[4] Corriere della sera/Dizionari in https://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/E/esperienza.shtml (Consultato 26 gennaio 2021)

[5] https://settimanadellacomunicazione.it/messaggio-del-papa/ (Consultato 13 gennaio 2021)

 

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Connessi ma isolati o isolati ma connessi?

Connessi ma isolati o isolati ma connessi?

“La rete è un’occasione per promuovere l’incontro con gli altri, ma può anche potenziare il nostro auto-isolamento, come una ragnatela capace di intrappolare… Questa dinamica drammatica manifesta un grave strappo nel tessuto relazionale della società, una lacerazione che non possiamo ignorare”. Papa Francesco

 

Un contesto ipertecnologico e della connessione

L’era in cui noi viviamo è un’era digitale. Nessun ambito della vita è escluso dall’uso della tecnologia e dalla connessione: famiglia, scuola, lavoro, ufficio, finanza, politica, mercato ecc. L’ampiezza significativa dell’uso digitale nei vari ambiti umani porterebbe ad affermare che viviamo nell’era ‘ipertecnologica’ e nella società ‘ipertecnoligica’ dove tutto è pass attraverso lo uso della tecnologia e della rete. Il nostro modo di essere e di relazionarsi non sono esclusi alla eccessiva digitalizzazione. Anzi l’uso della tecnologia e della connessione è accresciuto per migliorare le prestazioni della comunicazione e relazione. I social danno un piattaforma per interagire, per socializzare e scambiare le informazioni, le risorse ecc. I vantaggi del uso della rete e dei social sono tanti. La semplificazione e la comodità di fare le cose con una velocità allucinante è un semplice esempio. La disponibilità di un’enorme risorsa di informazione è un altro esempio. Scambiare o condividere l’informazioni con più persone in breve tempo possible, che fino poche decenni fa era impensabile, oggi è alla portata di tutti. Non rimane più la barriera o il limite geografica per contattare e interagire con le persone. Nondimeno, possiamo constatare in modo più naturale gli svantaggi del cattivo uso della tecnologia, della rete e dei social network. È da notare che“ la digitalità non è più semplice evasione, ma si è progressivamente delineata come una dimensione del reale , che incide profondamente sulla struttura e l’organizzazione della mente umana.”[1]

Nuove forme di dipendenze

Uno degli effetti collaterali della rete e dell’essere iperconnessi è una vera e propria dipendenza. Uso eccessivo di internet e i social addirittura costituisce altre forme di dipendenze. Il fatto di essere connessi sempre su internet e di conseguenza a essere sempre in una piattaforma virtuale rischia di scadere in un uso eccessivo e problematico. Ciò incide soprattutto sulla persona e nel suo assetto esistenziale. Si tende a vivere più nel mondo virtuale che nel mondo reale. Tonino Cantelmi nel suo libro Tecnoliquidità osserva che la società va verso una colossale dipendenza dalla connessione. Internet addiction e dipendenza dai social sono alcuni esempi da notare.[2] L’autismo digitale[3] sarebbe una delle conseguenze della dipendenza dalla tecnologia e dalla rete, anzi è una malattia che rende l’uomo incapace di relazionarsi e di comunicare. Un altra forma di dipendenza viene notata quando la memoria viene delegata alla macchina o alla rete. In tanto, tutto fa il telefono e tutte le risorse e le informazione sono disponibili nell’internet. Basta fare un semplice click e tutto è alla portata di mano. Praticamente, la testa viene sostituita dalla rete e dal telefono, e poi segue anche la rinuncia alla razionalità.[4] Tutto questo perpetua l’individualismo, l’narcisismo, e il modo egoistico di vivere. Vittorino Andreoli, nel suo libro La vita digitale, nota che “la semplificazione eccessiva del cervello e della mente ripiega l’uomo dirigendo nel senso contrario all’evoluzione, e cioè verso un’involuzione”.[5]

 Connessi ma isolati

Connessi ma isolati: Una epidemia silenziosa così intitola il libro di Manfred Spitzer, un noto medico psichiatra tedesco che osserva e analizza la malattia più grande del nostro Millennium ‘solitudine’. La solitudine viene presentato come una vera malattia della nostra società e ciò colpisce non soltanto i giovani ma anche gli anziani. Il volume cerca, attraverso i dati scientifici, di dimostrare le conseguenze devastanti del cattivo uso della tecnologia e della connessione: solitudine[6], stess[7], depressione e mortalità[8]. La vita quotidiana, con la sua concretezza, ci presenta i casi gravi di solitudine, depressione e mortalità in particolare tra i giovani.

Fanno venire i brividi nel pensare tutte queste conseguenze e altre. Dobbiamo interrogarci sul serio quale sarà è il futuro di questa società ipertecnologica e della connessione? Quale sarà il futuro di questa generazione che dove si nasce e si muore con la tecnologia in mano? Questo ci costringe di ripensare e di rivalutare lo uso di nuove tecnologie.

Consapevolezza, responsabilità e impegno

Bisogna rendersi conto che, ormai, questo è il nostro mondo e non possiamo tornare indietro. Dobbiamo crescere nella consapevolezza, nella responsabilità e nell’impegno per poter affrontare bene la situazione e trovare dei rimedi. Dobbiamo impegnarci a costruire un futuro migliore con maggior consapevolezza, responsabilità e impegno. ‘Knowledge is power’ detto inglese dice la conoscenza è un potere. La consapevolezza della realtà con i vantaggi e i problemi e responsabilità nel reagire possono essere i modi per affrontare la situazione bene. Dobbiamo conoscere in fondo la realtà e sapere come usare questo mezzo affinché possa essere uno strumento per il nostro bene. Creare la consapevolezza del corretto uso della tecnologia, della rete e dei social network rimane un compito e un grosso impegno a tutti i livelli: le famiglie, le scuole, il lavoro, gli uffici, le parrocchie e le associazioni. Il limite del tempo e spazio: il mondo dell’internet è così ampio che quasi ingloberebbe tutto e di più. Così con il tempo dell’uso cioè consumerebbe tutto il tempo dell’uomo. Per quanto riguarda uso della tecnologia, la rete e i social, occorre imparare a dare dei limiti alluso del digitale per lasciare il tempo e lo spazio necessario alle persone e alle relazioni da costruire in modo significativo. Rete come complemento alla relazione reale e concreta: l’uso di internet e dei social network sia così che non sostituiscono le relazioni concrete e reali della quotidianità anzi diventano un complemento alle relazioni reali e autentici pur nella sua diversità e complessità.

Papa Francesco e uso della rete

Nel suo messaggio per la 53ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2019 intitolato ‘ Siamo membra gli uni degli alti (Ef 4,25). Dalle social network communities alla comunità umana.’[9] Riconosce l’importanza della rete nella società odierna ma allo stesso tempo esige il bisogno di creare e promuovere la comunità umana.  Il buon uso possa essere una benedizione per l’umanità invece il cattivo uso della tecnologia ci condurrà verso le nuove forme di schiavitù e di conseguenza la morte. “Se internet rappresenta una possibilità straordinaria di accesso al sapere, è vero anche che si è rivelato come uno dei luoghi più esposti alla disinformazione e alla distorsione consapevole e mirata dei fatti e delle relazioni interpersonali, che spesso assumono la forma del discredito”[10].

Il papa sottolinea che, “La rete è un’occasione per promuovere l’incontro con gli altri, ma può anche potenziare il nostro auto-isolamento, come una ragnatela capace di intrappolare. Sono i ragazzi ad essere più esposti all’illusione che i social web possa appagarli totalmente sul piano relazionale, fino al fenomeno pericoloso dei giovani “eremiti sociali” che rischiano di estraniarsi completamente dalla società. Questa dinamica drammatica manifesta un grave strappo nel tessuto relazionale della società, una lacerazione che non possiamo ignorare”[11]. Attraverso la metafora del corpo e sue membra ci invita alla comunione e alla relazione. Il sommo pontefice dice, “La metafora del corpo e delle membra ci porta a riflettere sulla nostra identità, che è fondata sulla comunione e sull’alterità. Come cristiani ci riconosciamo tutti membra dell’unico corpo di cui Cristo è il capo. Questo ci aiuta a non vedere le persone come potenziali concorrenti, ma a considerare anche i nemici come persone. Non c’è più bisogno dell’avversario per auto-definirsi, perché lo sguardo di inclusione che impariamo da Cristo ci fa scoprire l’alterità in modo nuovo, come parte integrante e condizione della relazione e della prossimità.”[12]

La tecnologia, la rete e i social sono le benedizioni per l’umanità. Bisogna saperli usare in maniera giusta che possano aiutare a vivere le relazioni effettive e migliori per costruire un mondo miglior dove la convivenza sociale sia più semplice. L’uomo per natura è un essere relazionale. Ha il bisogno profondo dell’incontro con altro nella sua autenticità. La tecnologia, internet e i social network vanno utilizzati con maggior responsabilità e consapevolezza affinché possano soddisfare il bisogno dell’uomo dell’incontro con altro nella sua concretezza ed autenticità. Abbiamo bisogno della formazione affinché possiamo essere più consapevoli, più responsabili e più liberi per vivere una vita degna ed umana.

 

[1] T. Cantelmi, Tecnoliquidità:La psicologia ai tempi di internet, la mente tecnoliquida, Edizioni San Paolo, Cinsello Balsamo, 2013, 108.

[2] Ibid., 116 -133.

[3] V. Andreoli, La vita digitale, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2008, 205.

[4] Ibid., 206.

[5] Ibid., 207.

[6] M. Spitzer, Connessi ma isolati: Un’epidemia silenziosa, Corbaccio, Milano 2018, 11- 39

[7] Ibid.,81-102.

[8] Ibid., 139-150.

[9] Papa Francesco, Messaggio del Santo Padre Francesco per la 53ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2019, « “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25)Dalle social network communities alla comunità umana ».  24 Gennaio 2019.

[10] Ibid.

[11] Ibid.

[12] Ibid.

Bibliografia

Andreoli Vittorino, La vita digitale, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2008.

Spitzer Manfred, Connessi ma isolati: Una epidemia silenziosa, Milano, Corbaccio 2018.

Cantelmi Tonino, Tecnoliquidità: La psicologia ai tempi di internet: la mente tecnoliquida, Cinisello Balsamo, San Paolo Edizioni, 2013.

Papa Francesco, Messaggio del Santo Padre Francesco per la 53ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2019, « “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25)Dalle social network communities alla comunità umana ».  24 Gennaio 2019.

 

 

Hemant Pradip Ekka

 

 

 

 

 




Il pastore: comunicatore della giusta informazione

Il pastore: comunicatore della giusta informazione

autore Filip Subotić

Il compito di questo articolo tratterà come il pastore deve essere competente per comunicare le informazioni utili, in specifico quelle che provengono dal internet. La parola di importanza sta proprio sulla comunicazione, perchè oggi siamo bombardati dalle informazioni inutili e pure da quelle oscurate. Quando dico oscurate mi riferisco a quelle trasmesse in modo tecnico, molto dificile per ripetere e quasi imposibili da imparare. Per quello il pastore nei tempi moderni deve prendere cura di trasmettere la informazione comprensibile o indirizare al popolo alla giusta fonte. Oggi troppa gente giudica o rifiuta quelle fonti ma se sono fatte dalle persone che possiedono la formazione giusta, cioè avere non solo chiarezza dell’informazione utile ma sopratutto stimolante per le persone, quella è la informazione che deve essere indicata. In questo articolo chiedero di coprire alcuni sorgini fruttuose per la crescita ai vari campi.

Il decreto Optatam Totius parla di questo punto nel n.11 «… La disciplina nella vita di seminario deve considerarsi non solo come un sostegno della vita comune e della carità, ma anche come un elemento necessario di una formazione completa in vista di acquistare il dominio di sé, assicurare il pieno sviluppo della personalità e formare quelle altre disposizioni di animo che giovano moltissimo a rendere equilibrata e fruttuosa l’attività della Chiesa.»[1]

1. TED Talks (Technology Entertainment Design) https://www.ted.com/#/

Il sito [2] presenta discorsi da persone che condividono le loro esperienze su un certo argomento, oppure un tema preparato da una persona qualificata con grado accademico su questi argomenti. Le tematiche sono varie e la ricchezza del contenuto è enorme. Dalle innovazioni, tecnologia, economia, disegno, salute; fino alle testimonianze delle persone con i consigli come ordinare la nostra vita e per acquistare le massime capacità. I convegni presentati sono fatti da vari posti al mondo e per quello tutto il contenuto è in inglese.

2. Be inspired canale di Youtube https://www.youtube.com/channel/UCaKZDEMDdQc8t6GzFj1_TDw

Il sito [3] ben organizzato è pieno di ricco contenuto. Contiene varie interviste di personaggi famosi e le loro testimonianze, oppure, tematiche ben preparate da specialisti delle scienze applicate. Riguardano pure lo sport, la qualificazione professionale, l’orizzonte culturale etc. I video sono di durata adeguata tra 6 a 30 minuti e il contenuto è da insegnamento. Il sito presenta una varietà di contenuti fino a consigli di famosi scienziati, atleti, attori etc. Un mio video preferito, che commuove ognuno che lo ascolta, è fatto dal biologo dr. Bruce Lipton che spiega come siamo programmati alla nascita https://www.youtube.com/watch?v=7TivZYFlbX8.

3. I video di Derek Prince https://www.youtube.com/watch?v=MFOPC6gsFec

Tutti i video disponibili di Derek Prince [4] sono molto densi su una tema. Offrono un percorso vasto oltre il baccalaureato di Teologia. I video sono lunghi, li considero però fruttuosi per la formazione teologica. Peter Derek Vaughan Prince (1915-2003) era insegnante di Bibbia, e il suo programma radiofonico quotidiano, Derek Prince Legacy Radio, era trasmesso in tutto il mondo in varie lingue.

4. I miei favoriti canali di Youtube delle scienze alimentari https://www.youtube.com/channel/UCe0TLA0EsQbE-MjuHXevj2A e la spiegazione animata di come funziona la teoria in prattica https://www.youtube.com/channel/UCadiU6WTKl65HUwEih1XLYg

Il primo è il canale del Jeff Cavaliere [5], famoso online istruttore del fitness. Il suo grado accademico e la sua biografia possono letti qui. Offre i migliori esercizi gratuitamente con la spiegazione e annota gli errori comuni degli esercizi fisici. Si possono trovare sul canale di Youtube Athlean-X. Mentre il suo sito contiene un intero programma sia per la palestra sia in privato con alcuni esercizi raccomandati.

Il canale Picture Fit [6] affronta le conoscenze che normalmente non vengono spieate dagli instruttori di palestra. Si tratta di tematiche di scienze alimentari, benefici, consigli per i cibi, pericoli etc. Tutto che si deve sapere prima di fare un serio lavoro o/e la palestra.

5. Far From Average canale di Youtube sulla psicologia in esempio https://www.youtube.com/channel/UC6Iaz96RkYE-MOjnq5NPgqw

Il canale [7] che merita essere indicato è senz’altro Far Form Average, perchè tratta la psicologia dai vari punti di vista e in diversi aspetti. Il canale contiene i video che trattano la psicologia dal punto di vista maschia per aiutarci a comprendere i diversi punti di comportamento. I videi trattano la psicologia feminile con il senso di aiutarci a scegliere un maschio la ragazza ideale per lui però pure vengono trattati gli archetipi feminili in estremità per evitare. Dal punto di vista machile vengono trattati i sbagli quali siano consigliati per evitare o i valori e comportamenti buoni per aiutarci a costruire il comportamento e il carattere ideale. Il canale è molto fornito in contenuto e tratta psicologia prattica però si possono trovare i video quali trattano alcuni fondamenti psicologia. Il contenuto è sempre in agiunta e si trovano sempre nuovi videi che meritano essere visti.

 

 

Per concludere…

Ho raccomandato questi mezzi, per offrire un piccolo orizzonte che comprende lo spirito, l’anima e il corpo della persona. Ovviamnte ci stanno molti altri, ho cercato di raccomandare quelli che sono più affidabili. Canali con contenuto dato da persone con preparazione ed esperienza. Alcuni offrono nozioni, altri aiutano a crescere nel pensare e nel riflettere però tutti comunicano le informazioni che stimolano la crescita personale.

Oggi non tutti hanno accesso alla formazione universitaria. Però non vuol dire che dobbiamo smettere di interessarci prima di fare le scelte per la nostra vita. La fame per sapere deve essere nutrita da giusti fonti che sono disponibili ed il pastore è proprio colui che comunica le informazioni oltre la teologia. In antichità le persone andavano dai preti per qualsiasi aiuto di quale avevano bisogno. Ora ci sono psicologi, medici, educatori di vario grado…però quello non vuol dire che i pastori non possono essere la competizione. Nel mondo di troppi contenuti qualcuno deve essere competente di comunicarci a noi quello che è necessario a sappere ed è pastore ottimo mezzo per stimolare la crescita delle persone.

[1] http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19651028_optatam-totius_it.html (acesso: 05.03.2019.)

[2] https://www.ted.com/#/ (acesso: 05.03.2019.)

[3] https://www.youtube.com/channel/UCaKZDEMDdQc8t6GzFj1_TDw (acesso: 05.03.2019.)

[4] https://www.youtube.com/watch?v=MFOPC6gsFec (acesso: 05.03.2019.)

[5] https://www.youtube.com/channel/UCe0TLA0EsQbE-MjuHXevj2A (acesso: 05.03.2019.)

[6] https://www.youtube.com/channel/UCadiU6WTKl65HUwEih1XLYg (acesso: 05.03.2019.)

[7] https://www.youtube.com/channel/UC6Iaz96RkYE-MOjnq5NPgqw (acesso: 05.03.2019.)




QUANDO LA COMUNICAZIONE CI PERMETTE DI SAPERE CHI SIAMO

Le francescane missionarie di Gesù Bambino e il “salvataggio dati” della propria storia

La Chiesa non può ignorare i cambiamenti, molti e senza precedenti, causati dal progresso in questo importante ed onnipresente aspetto della vita moderna…È importante guardare a queste nuove risorse come a strumenti che Dio, per mezzo della intelligenza e della ingegnosità umana, ha posto a nostra disposizione.

Sembra naturale pensare che queste parole siano tratte dall’ultimo messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali: i cambiamenti senza precedenti sono certamente dovuti ai fenomeni come  l’industria 4.0, i big data e le nuove risorse sono senza dubbio i social, internet delle cose, la robotica…

E invece ancora una volta la storia ci stupisce perché il brano è uno stralcio, sì del Messaggio per la Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali, ma quello del 1993, che portava il titolo «Videocassette e audiocassette nella formazione della cultura e della coscienza».

 

I tapes: i media degli anni ’80 e ’90

 

Proprio così, videocassette e le audiocassette. Quelle che oggi riempiono le nostre cantine e le nostre soffitte.

Papa Giovanni Paolo II dedica un intero discorso a questi mezzi che a quel tempo costituivano una grande risorsa  perché permettevano «di avere a portata di mano e di trasportare con facilità un numero illimitato di programmi audiovisivi» (Videocassette e audiocassette nella formazione della cultura e della coscienza, Messaggio del Santo Padre Giovanni Paolo II per la XXVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 1993ma di cui, allo stesso tempo -come per ogni nuovo media nelle mani dell’uomo- si ignoravano e (si temevano) le conseguenze.

Proprio come oggi: contenuti da trasmettere, memorie da salvare attraverso media che ri-mediano i media precedenti. (P. C. Rivoltella, 2018). Dall’invenzione della scrittura, infatti, l’uomo ha cercato mezzi, dispositivi sempre più avanzati (e capienti) per registrare informazioni, trasmetterle, salvarle.

Ri-mediazione è la rappresentazione di un medium nell’altro, è riprendere lo specifico comunicativo del mezzo che ha dominato la precedente stagione dello sviluppo della comunicazione aggiornandolo e ridefinendolo, ma sempre nella continuità rispetto alla sua funzione. (P. C. Rivoltella, Quale presenza ecclesiale nell’attuale contesto comunicativo, 71a ASSEMBLEA GENERALE, CEI, Roma, 21 – 24 maggio 2018)

Il processo evolutivo della comunicazione: dalla scrittura al typing

 

Al centro di tutto questo c’è, quindi, la necessità, insita nell’essere umano, di non dimenticare. Fare memoria, appunto. L’uomo biblico ascolta da Dio l’invito a fare memoria per vivere.

…perché tu possa raccontare e fissare nella memoria di tuo figlio e del figlio di tuo figlio come mi sono preso gioco degli Egiziani e i segni che ho compiuti in mezzo a loro: così saprete che io sono il Signore!” (Es 10, 2)

 

La necessità di “salvare dati” molto spesso viene da situazioni in cui la trasmissione della storia, così come essa è davvero accaduta, viene minacciata.

Così è successo a una donna vissuta alla fine dell’800: Barbara Micarelli, divenuta con la professione dei voti suor Maria Giuseppa di Gesù Bambino.

Memorie importantissime da conservarsi sempre[…] lasciate da me.

Dalle qui accluse memorie veggano le mie care figlie come è volontà di Dio che esse siano con me poverella vere figlie del poverello di Assisi, e sappiamo apprezzare si gran tesoro, di essere state cioè annoverate tra l’ordine Serafico.(Scritto 1)

Suor Maria Giuseppa di Gesù Bambino

“Andate e annunciate…” raccontare la Buona Notizia e la propria storia è la I missione della Chiesa. Se la comunicazione è l’unica possibilità di tramandare avvenimenti, di raccontare la vita nella sua bellezza e nel suo mistero, essa, allora, diventa, nella storia di suor Maria Giuseppa non un’opzione tra le altre, ma esigenza, sola strada perché quella “visione chiara e precisa” ricevuta da Dio, potesse continuare a portare frutti:

Consacrarmi al bene dei miseri, degli orfani, degli abbandonati, e per giunta divenire madre spirituale di anime col creare un Istituto di Suore che con me lavorassero nella Chiesa di Dio. (scritto 4)

 

 

Consegnare alle generazioni future la verità di una storia, della sua storia con Dio. Anche questo è un tema che sembra, nel tempo delle fake news, quanto mai attuale.

Con questa espressione [fake news] ci si riferisce a informazioni infondate, basate su dati inesistenti o distorti e mirate a ingannare e persino a manipolare il lettore. La loro diffusione può rispondere a obiettivi voluti, influenzare le scelte politiche e favorire ricavi economici. (La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace, Messaggio Del Santo Padre Francesco Per La LII Giornata Mondiale Delle Comunicazioni Sociali, 2018)

Il tentativo continuo di un vero e proprio “salvataggio dati” emerge chiaramente dalle lettere scritte da suor Maria Giuseppa lungo i suoi anni di vita religiosa, unito al desiderio di verità.

In tutto deve primeggiare la verità e mai i raggiri e le astuzie del mondo (lett. 136)

…per la sola gloria di Dio amore alla verità e trionfo della giustizia (lett.314)

Anche per le francescane missionarie di Gesù Bambino si fa urgente la domanda che si è posta la Conferenza Episcopale Italiana nell’ultima Assemblea Generale:

come sia possibile articolare la comunicazione della e nella Chiesa ricavandone spunti per la riflessione teologica, l’attitudine educativa e la progettazione pastorale.(Comunicato Finale, 71a ASSEMBLEA GENERALE, CEI, Roma, 21 – 24 maggio 2018).

Come raccogliere un’eredità che questa famiglia religiosa riceve fin dalle sue origini? Come continuare quel desiderio, quella missione “fondativa” di raccontare la Buona Notizia, raccontare la Bellezza della Vita Consacrata, assumendosi «la responsabilità personale di ciascuno nella comunicazione della verità» (La verità vi farà liberi Papa Francesco, 2018)?

Se «la storia della comunicazione e dei media non è una storia di rivoluzioni, ma di continuità [in cui] i media successivi ri-mediano i media precedenti» (P. C. Rivoltella, Quale presenza…), allora diventa possibile guardare alla sfida comunicativa che ci sta davanti non come a un passo faticoso e a volte troppo lungo da dover compiere, ma come a un accorgersi della storia in cui siamo innestate, per vivere valori che rimangono tali, ma con possibilità aumentate, abitando i luoghi dove oggi è possibile incontrare quei “miseri, orfani, abbandonati” al cui bene suor Maria Giuseppa desiderò consacrarsi.

Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale. È importante l’attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l’uomo d’oggi e portarlo all’incontro con Cristo: una Chiesa che accompagna il cammino sa mettersi in cammino con tutti. (Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro, Messaggio Del Santo Padre Francesco per la XLVIII Giornata Mondiale Delle Comunicazioni Sociali, 2014)




Corso Web: abitare al meglio il mondo digitale

[…] In questo mondo, i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa. Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto. La cultura dell’incontro richiede che siamo disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri. I media possono aiutarci in questo, particolarmente oggi, quando le reti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi. In particolare internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio […]

Prendendo spunto dalle parole di Papa Francesco nel suo messaggio per la XLVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, ho partecipato ad un Corso laboratorio teorico pratico “Come si fa un Sito Web” nella Pontificia Università Urbaniana, promosso dalla UISG (Unione Internazionale Superiore Generali) e guidato dal professore Ing. Riccardo Petricca.

Mi sono sentita attratta dai temi da sviluppare durante il semestre e ho accolto subito l’invito ricevuto sulla Newsletter della UISG, per acquistare una maggior conoscenza di base su come fare un sito web, per comprendere e soprattutto come utilizzare questa ricchezza del mondo digitale per evangelizzare, far conoscere il nostro carisma e missione come Figlie di San Camillo.

Durante il semestre, ad ogni incontro, ho approfittato con grande curiosità ed entusiasmo le lezioni dando un nome tecnico a certe azioni che fin d’ora facevo automaticamente quando pubblico sul blog; ho provato molta gioia scoprire che già nel 1957, con la Enciclica Miranda Prorsus Papa Pio XII ponderava le potenzialità dei mezzi di comunicazione elettronica per l’evangelizzazione; ho imparato ad istallare e creare un sito su WordPress; avere con chiarezza il messaggio che si vuol fare passare; le modalità da scegliere sono fondamentali, per poter comunicare con efficacia; della necessita di fare un PIANO DI COMUNICAZIONE dell’Istituto; di lavorare in equipe; di una buona formazione specifica di base per le persone incaricate della comunicazione; di provvedere delle risorse tecniche in considerazione del budget economico della Congregazione; di prendere consapevolezza che la comunicazione oggi è una missione in sé ed è, allo stesso tempo, un impegno trasversale della missione della Congregazione.

Tra l’altro togliere la paura di utilizzare questi mezzi durante la formazione delle giovani coinvolgendo alle formatrici e suore più grandi per saper discernere l’uso corretto del social network.

[…] La differenza generazionale nell’uso dei media la viviamo anche nelle comunità religiose. La formatrice spesso si trova impreparata ad abitare con sapienza questo nuovo mondo e a farlo diventare parte del processo formativo. La sfida è formare ai media e formare attraverso i media digitali.

È giusto lasciare che le formande usino cellulari e tablet personali? Non esiste una risposta valida per tutte le situazioni. Ciò che è importante è avviare un dialogo e un discernimento condiviso per comprendere le diverse posizioni e, soprattutto, i diversi mondi interpretativi. Noi, non più giovani, abbiamo appreso ad abitare il digitale dopo anni di mondo analogico (lineare) e quindi è facile percepire una separazione tra offline e online; anche se questa frattura si sta attenuando sempre più.

A mio modesto parere ‘vietare’ non è un atteggiamento fruttuoso e che porta a una maturazione delle capacità di discernimento e decisione della persona. Questo vale anche per le nuove generazioni. Dobbiamo stimolare un senso di responsabilità nell’abitare il digitale, e formare cittadine e cittadini digitali consapevoli […]

Comunicare per costruire una comunità globale

Patrizia Morgante, Educatrice, counsellor, facilitatrice, attualmente Responsabile della comunicazione della UISG.

 

Mi sembra opportuno, per spiegare il nostro carisma camilliano in relazione alla comunicazione sul web, condividere una parte del Messaggio di Papa Francesco per la Giornata delle Comunicazioni 2014.

Per raccontare la vita di San Camillo de Lellis e il suo carisma trasmesso a noi dai nostri Beati Fondatori padre Luigi Tezza (camilliano) e madre Giuseppina Vannini, spesso mi rivolgo al passo evangelico del Buon Samaritano, lì si trova il modo di agire e operare con il nostro prossimo. In questo messaggio il Santo Padre applica la parabola del Buon Samaritano al nuovo ambiente digitale nel modo di comunicare:

[…] come si manifesta la “prossimità” nell’uso dei mezzi di comunicazione e nel nuovo ambiente creato dalle tecnologie digitali? Trovo una risposta nella parabola del buon samaritano, che è anche una parabola del comunicatore. Chi comunica, infatti, si fa prossimo. E il buon samaritano non solo si fa prossimo, ma si fa carico di quell’uomo che vede mezzo morto sul ciglio della strada. Gesù inverte la prospettiva: non si tratta di riconoscere l’altro come un mio simile, ma della mia capacità di farmi simile all’altro. Comunicare significa quindi prendere consapevolezza di essere umani, figli di Dio. Mi piace definire questo potere della comunicazione come “prossimità”.

Quando la comunicazione ha il prevalente scopo di indurre al consumo o alla manipolazione delle persone, ci troviamo di fronte a un’aggressione violenta come quella subita dall’uomo percosso dai briganti e abbandonato lungo la strada, come leggiamo nella parabola. In lui il levita e il sacerdote non vedono un loro prossimo, ma un estraneo da cui era meglio tenersi a distanza. A quel tempo, ciò che li condizionava erano le regole della purità rituale. Oggi, noi corriamo il rischio che alcuni media ci condizionino al punto da farci ignorare il nostro prossimo reale.

Non basta passare lungo le “strade” digitali, cioè semplicemente essere connessi: occorre che la connessione sia accompagnata dall’incontro vero. Non possiamo vivere da soli, rinchiusi in noi stessi. Abbiamo bisogno di amare ed essere amati. Abbiamo bisogno di tenerezza. Non sono le strategie comunicative a garantire la bellezza, la bontà e la verità della comunicazione. Anche il mondo dei media non può essere alieno dalla cura per l’umanità, ed è chiamato ad esprimere tenerezza. La rete digitale può essere un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane. La neutralità dei media è solo apparente: solo chi comunica mettendo in gioco se stesso può rappresentare un punto di riferimento. Il coinvolgimento personale è la radice stessa dell’affidabilità di un comunicatore. Proprio per questo la testimonianza cristiana, grazie alla rete, può raggiungere le periferie esistenziali.

L’icona del buon samaritano, che fascia le ferite dell’uomo percosso versandovi sopra olio e vino, ci sia di guida. La nostra comunicazione sia olio profumato per il dolore e vino buono per l’allegria. La nostra luminosità non provenga da trucchi o effetti speciali, ma dal nostro farci prossimo di chi incontriamo ferito lungo il cammino, con amore, con tenerezza.

Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale. È importante l’attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l’uomo d’oggi e portarlo all’incontro con Cristo: una Chiesa che accompagna il cammino sa mettersi in cammino con tutti. In questo contesto la rivoluzione dei mezzi di comunicazione e dell’informazione è una grande e appassionante sfida, che richiede energie fresche e un’immaginazione nuova per trasmettere agli altri la bellezza di Dio.

Video – sintesi del carisma della Figlia di San Camillo

Sr. Fernanda Bongianino fsc




Chiesa e Comunicazione: dalla comunione all’azione

Dalla comunione all’azione

Presto, la Chiesa ha percepito la potenza dei mezzi di comunicazione e ha capito che “è dovere dei sacri pastori istruire e guidare i fedeli perché essi, anche con l’aiuto di questi strumenti, perseguano la salvezza e perfezione propria e di tutta la famiglia umana”[1]. È apparsa chiara per la Chiesa l’importanza incommensurabile della comunicazione. Ne vogliamo soltanto evidenziare alcuni aspetti che proponiamo di inserire in una prospettiva trinitaria, sottolineando le dimensioni della comunione, della missione e dell’azione.

 

  1. Comunione

La Chiesa non può essere ciò che è senza comunicazione. La sua stessa essenza lo richiede, la sua identità lo esige. In effetti, la Chiesa percepisce nel mistero della Trinità la fonte e il modello della sua vita che fondamentalmente è comunicazione[2]. E “di fatto, tutta la comunicazione umana si basa sulla comunione fra Padre, Figlio e Spirito Santo. Inoltre, la comunione trinitaria si estende all’umanità: il Figlio è il Verbo, eternamente ‘pronunciato’ dal Padre e, in Gesù Cristo e attraverso di lui, Figlio e Verbo incarnato, Dio comunica se stesso e la sua salvezza alle donne e agli uomini”[3]. Perciò , non può esserci comunità ecclesiale senza comunione, e nessuna comunione senza comunicazione, e nessuna evangelizzazione senza comunicazione.

Aprendo il suo ultimo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, Papa Francesco ricordava appunto che nel progetto di Dio, la comunicazione umana è una modalità essenziale per vivere la comunione”[4]. Riecheggia così la concezione costante della Chiesa, che aveva presto afferrato la relazione fondamentale tra comunione e comunicazione, specialmente contemplando Dio, Uno e Trino. La comunione tra le Persone divine avviene attraverso la comunicazione intra-trinitaria. Allo stesso modo, la Chiesa, comunità dei battezzati, è chiamata a realizzare la sua comunione interna mediante la comunicazione. Aetatis novae spiega molto bene che la Chiesa stessa è una communio, una comunione di persone e di comunità eucaristiche provenienti dalla Trinita e riflettendo la sua comunione[5]. Perché per realizzarsi come comunità e vivere a immagine del Dio Uno e Trino che adora, la Chiesa non può trascurare la comunicazione. Se tutto ciò sembra fornire una base teologica per la comunicazione della Chiesa, Benedetto XVI sottolinea come già anche a livello semplicemente umano “lo scambio di informazioni può diventare vera comunicazione, i collegamenti possono maturare in amicizia, le connessioni agevolare la comunione”[6]. Lo si vede a livello delle nostre famiglie e comunità in cui incomprensioni e divisioni derivano da una semplice mancanza di dialogo, di comunicazione. La comunicazione interna è quindi indispensabile per assicurare questa comunione in vista dell’efficacia della missione.

 

  1. Missione

La missione della Chiesa nasce sempre dalla contemplazione della Trinità. Le Persone della Santissima Trinità non si accontentano di comunicare l’una con l’altra nella loro comunione d’amore; si comunicano anche agli uomini. In Gesù, Dio si rivela agli uomini. Il Padre manda il Figlio che ce Lo fa conoscere e ci dà lo Spirito Santo. Anche la Chiesa è chiamata ad uscire nelle piazze e negli areopaghi moderni per annuciare la Buona Novella del Dio che ci chiama dalle tenebre alla sua luce ammirevole.

Per compiere ottimamente questa missione evangelizzatrice, la Chiesa non può fare a meno della comunicazione e dei mezzi di comunicazione. Infatti, “la comunicazione concorre a dare forma alla vocazione missionaria di tutta la Chiesa, e le reti sociali sono oggi uno dei luoghi in cui vivere questa vocazione a riscoprire la bellezza della fede, la bellezza dell’incontro con Cristo”[7]. E Papa Giovanni Paolo II riconosceva già che “Internet può offrire magnifiche opportunità di evangelizzazione se utilizzato con competenza e con una chiara consapevolezza della sua forza e delle sue debolezze”[8]. I mezzi di comunicazione sociale offrono davvero infinite possibilità per portare la Buona Novella fino ai confini della terra, al fine di fare di tutte le nazioni dei discepoli, secondo il precetto missionario ricevuto da Gesù Cristo. Non si tratta negativamente di un aggiornamento all’era del tempo ma, positivamente, dell’accoglienza entusiastica del potenziale offerto da questi mezzi di comunicazione di massa. In questo; “la capacità di utilizzare i nuovi linguaggi è richiesta non tanto per essere al passo coi tempi, ma proprio per permettere all’infinita ricchezza del Vangelo di trovare forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti”[9].

La Chiesa ha riconosciuto e sfrutta non soltanto la possibilità di raggiungere maggior numero di personne, ma anche il vantaggio della vicinanza e soprattutto quello di una presenza continua presso le persone. Questo è così importante per una Chiesa che è Mater et Magister. Papa Francesco sottolinea benissimo questa vicinanza partendo dalla parabola del buon Samaritano, che egli considera anche una parabola del comunicatore facendo notare la sovversione introdotta da Gesù. Per il Papa, “Chi comunica, infatti, si fa prossimo. E il buon Samaritano non solo si fa prossimo, ma si fa carico di quell’uomo che vede mezzo morto sul ciglio della strada. Gesù inverte la prospettiva: non si tratta di riconoscere l’altro come un mio simile, ma della mia capacità di farmi simile all’altro. Comunicare significa quindi prendere consapevolezza di essere umani, figli di Dio. Mi piace definire questo potere della comunicazione come ‘prossimità’” [10].

Grazie soprattutto ad Internet, questa vicinanza può diventare addirittura una permanente presenza formativa. Perché “Internet può anche facilitare il tipo di procedimento che l’evangelizzazione richiede. In particolare, in una cultura che non offre sostegno, la vita cristiana esige un’istruzione e una catechesi permanenti e questa è forse l’area in cui Internet può assicurare un aiuto eccellente”[11].

 

  1. Azioni

Avendo capito la necessità della comunicazione per la Chiesa, è chiaro bisogna entrare in questo mondo per usarlo al servizio dell’evangelizzazione. E la Chiesa si impegna a farlo. Tra l’altro, il grande aggiornamento del Concilio Vaticano II (1962-1965) ha dedicato un intero decreto ai mezzi di comunicazione sociale. L’Inter mirifica afferma “il diritto innato [della Chiesa] di usare e di possedere siffatti strumenti, nella misura in cui essi siano necessari o utili alla formazione cristiana e a ogni altra azione pastorale”[12]. I padri conciliari emettono anche alcune regole etiche da rispettare affinché lo scopo della comunicazione rispetti in sé i valori profondamente umani e autenticamente sociali.Da ormai 52 anni, la Chiesa ha anche istituito la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali per scoprire i mezzi di comunicazione proposti dalla Chiesa, per pregare per gli uomini e donne professionisti della comunicazione, per raccogliere fondi per sostenere i servizi diocesani dei mezzi di comunicazione sociale, ecc. La si celebra la settima domenica di Pasqua di ogni anno e un messaggio circostanziato del Santo Padre viene pubblicato il 24 gennaio dell’anno in corso, nella festa di San Francesco de Sales, patrono degli uomini e donne di media. Questi messaggi – che abbiamo anche noi citato – sono uno specchio della cura e dell’attenzione della Chiesa per questi mezzi di comunicazione. Quello di quest’anno 2018 s’intitola: La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace.Inoltre, unendo l’atto alla parola, la Chiesa stessa ha investito i mezzi di comunicazione dotandosi di vari strumenti di comunicazione: un quotidiano (Osservatore Romano), una radio (Radio Vaticana), una televisone (Centro Televisivo Vaticano) , dei siti web, delle applicazioni mobili, dei pontifici profili su twitter e Instagram. E, per una migliore sinergia di tutte queste entità, il Papa Francesco ha trasformato il Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali[13] in Segreteria per la comunicazione, assegnandole la tutela di “tutte le realtà che, in diversi modi, fino ad oggi, si sono occupate della comunicazione”, al fine di “rispondere sempre meglio alle esigenze della missione della Chiesa”[14]. Tutta la Chiesa, avendo compreso l’importanza della comunicazione, le diocesi, le istituzioni, le congregazioni religiose, le associazioni, non esitano più ad usarla per far conoscere Gesù Cristo e il suo messaggio. Questa è la via da seguire cercando sempre di imparare e adeguarsi alle tecnologie per un uso ottimo, e allo stesso tempo evitando le loro trappole e debolezze.

 

In somma, molto presto e molto rapidamente, la Chiesa è entrata nella comunicazione e ne divenne un protagonista avvisato. Frutto della comunicazione trinitaria, essa stessa si comprende anzitutto come mistero di comunione e missionaria dell’amore. Per assumere questa identità e rispondere a tale vocazione, la Chiesa scopre nei mezzi di comunicazione sociale strumenti privilegiati per raggiungere i confini della terra e dialogare con il mondo. Essa riconosce che i “metodi di comunicazione agevolata e di dialogo fra i suoi stessi membri possono rafforzare i legami di unità tra di loro. L’immediato accesso all’informazione rende possibile alla Chiesa di approfondire il dialogo col mondo contemporaneo […] La Chiesa può più rapidamente informare il mondo del suo ‘credo’ e spiegare le ragioni della sua posizione su ogni problema od evento. Può ascoltare più chiaramente la voce dell’opinione pubblica, ed entrare in un continuo dibattito con il mondo circostante, impegnandosi così più tempestivamente nella ricerca comune di soluzioni ai molti pressanti problemi dell’umanità”[15].

 

Note

[1] Concilio Ecumenico Vaticano II, Decreto Inter mirifica (4 dicembre 1963), n. 3.

[2] La Chiesa « che trova il suo fondamento nella comunione intima della Trinità ». Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Istruzione pasotrale Aetatis novae (22 febbraio 1992), n. 10; cf. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della chiesa cattolica su alcuni aspetti della Chiesa intesa come comunione, (28 maggio 1992), nn. 3-6.

[3] Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Istruzione Etica nelle comunicazioni sociali, (4 giugno 2000), n. 3.

[4] Francesco, Messaggio per la LII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace (24 Gennaio 2018).

[5] Cf. Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Aetatis novae, n°2

[6] Benedetto XVI, Messaggio per la XLVII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione (24 gennaio 2013).

[7] Francesco, Messaggio per la XLVIII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro (24 gennaio 2014).

[8] Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXXVI Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Internet: un nuovo Forum per proclamare il Vangelo (24 gennaio 2002), n. 3.

[9] Benedetto XVI, Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione.

[10] Francesco, Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro.

[11] Giovanni Paolo II, Internet: un nuovo Forum per proclamare il Vangelo, n. 3.

[12] Concilio Ecumenico Vaticano II, Inter mirifica, n. 3.

[13] Frutto delle successive trasformazioni della Pontificia Commissione di Consulenza e di revisione Ecclesiastica dei films a soggetto religioso o morale, creata da Pio XII il 30 gennaio 1948.

[14] Francesco, Motu proprio L’attuale contesto comunicativo (27 giugno 2015).

[15] Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXIV Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Il messaggio cristiano nell’attuale cultura informatica (24 gennaio 1990).

 

Bibliografia

Benedetto XVI, Messaggio per la XLVII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione (24 gennaio 2013).

Concilio Ecumenico Vaticano II, Decreto Inter mirifica (4 dicembre 1963)

Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della chiesa cattolica su alcuni aspetti della Chiesa intesa come comunione, (28 maggio 1992).

Francesco, Messaggio per la XLVIII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro (24 gennaio 2014).

––, Motu proprio L’attuale contesto comunicativo (27 giugno 2015).

––, Messaggio per la LII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace (24 Gennaio 2018).

Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXIV Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Il messaggio cristiano nell’attuale cultura informatica (24 gennaio 1990).

––, Messaggio per la XXXVI Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Internet: un nuovo Forum per proclamare il Vangelo (24 gennaio 2002).

Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Istruzione pasotrale Aetatis novae (22 febbraio 1992).

––, Istruzione Etica nelle comunicazioni sociali, (4 giugno 2000).




Una vita religiosa sempre più digitale*

Anche se non siamo ‘native digitali’, è possibile oggi vivere fuori dal mondo digitale? E se non è possibile farlo, come abitiamo questo mondo come Religiose? Cosa, il digitale, ci chiede di imparare come Leaders di un Istituto che è inserito nel XXI secolo?

Oggi esiste un grande spazio ecclesiale che è il mondo digitale: come siamo presenti come congregazione? Abbiamo un’identità digitale chiara? Cosa dice di noi il nostro sito? Cosa ‘postiamo’ sui social media per dire agli abitanti del digitale la bellezza che ancora può sgorgare dal nostro carisma? Siamo presenti con consapevolezza nel web 2.0?

C’è una sete di bellezza e di verità nel mondo digitale: chi meglio di una religiosa può incontrare questa sete e lasciarsi toccare e rispondere. Forse dobbiamo solo imparare a farlo in modo diverso. La rete non risponde alla logica verticistica e gerarchica tipica del mondo religioso. Dobbiamo imparare a essere uno tra tanti, ma senza rinunciare mai alla nostra parola evangelica; non essere invadenti, moralistici, giudicanti. La rete ci taglia fuori se vogliamo imporre; semplicemente non ci segue. La credibilità non è scontata, ce la dobbiamo guadagnare. Se vogliamo stare dentro dobbiamo accettare e stimolare il confronto autentico.

[…] Se non costruiamo una buona relazione con la stampa, sia cattolica che secolare, non cambieremo mai l’immagine che essa ha delle Religiose: se non siamo noi a raccontare chi siamo, lo faranno loro senza conoscerci. Se lasciamo spazi bianchi, la stampa li occuperà contribuendo a quel flusso pericoloso di notizie false (fake news), verso le quali Papa Francesco ci mette in guardia.

Quello che prima facevamo solo in parrocchia e nella piazza, oggi dobbiamo viverlo anche nel mondo digitale.

https://w2.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20180124_messaggio-comunicazioni-sociali.html

*Patrizia Morgante. Corso Web

Sr. Fernanda fsc