Internet è un dono di Dio

Internet è un dono di Dio.

E’ un’ affermazione espressa per la prima volta nel 2009 dal Premio Nobel per la Pace cinese Xiaobo ed è stata ripresa più volte, anche da Papa Francesco nel suo messaggio per la XLVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali [1].

Ma perché internet si traduca davvero in un dono di Dio è necessario impegnarsi per un uso non superficiale e irresponsabile.

Utilizzare consapevolmente il web è necessario, sostiene Papa Francesco, recuperando la “lentezza”. Si chiede il Papa nel suddetto messaggio: “Che cosa ci aiuta nell’ambiente digitale a crescere in umanità e nella comprensione reciproca? Ad esempio, dobbiamo recuperare un certo senso di lentezza e di calma. Questo richiede tempo e capacità di fare silenzio per ascoltare. Abbiamo anche bisogno di essere pazienti se vogliamo capire chi è diverso da noi: la persona esprime pienamente se stessa non quando è semplicemente tollerata, ma quando sa di essere davvero accolta”[2].

In verità, l’interesse della Chiesa per Internet è da sempre, poiché essa riserva profonda attenzione ai mezzi di comunicazione sociale, che sono il risultato del processo storico scientifico per mezzo del quale l’umanità avanza nella scoperta del creato [3]. I Vescovi, inoltre, affermano che “La nuova evangelizzazione è dunque un’attitudine, uno stile audace. È la capacità da parte del cristianesimo di saper leggere e decifrare i nuovi scenari che in questi ultimi decenni sono venuti creandosi dentro la storia degli uomini, per abitarli e trasformarli in luoghi di testimonianza e di annuncio del Vangelo” [4].

Inoltre, la Chiesa è convinta del fatto che i mezzi di comunicazione sociale siano, come ha affermato il Concilio Vaticano II, “meravigliose invenzioni tecniche”, che pur facendo già molto per soddisfare le necessità umane, possono fare ancora di più [5].

Quindi l’approccio della Chiesa ai mezzi di comunicazione sociale è stato sostanzialmente positivo. In particolare, internet è considerato un fattore culturale che svolge un importante ruolo nella nostra storia, poiché contribuisce ad apportare cambiamenti rivoluzionari nel commercio, nell’educazione, nella politica, nel giornalismo, nel rapporto fra nazione e nazione e cultura e cultura, cambiamenti riguardanti non solo il modo in cui le persone comunicano, ma anche quello in cui interpretano la propria vita.

 

Opportunità e sfide.

Internet possiede caratteristiche eccezionali. È infatti caratterizzato da istantaneità e immediatezza, è presente in tutto il mondo, decentrato, interattivo, indefinitamente espandibile per quanto riguarda i contenuti, flessibile, molto adattabile. È egualitario, nel senso che chiunque, con gli strumenti necessari e una modesta abilità tecnica, può essere attivamente presente nel ciberspazio, trasmettere al mondo il proprio messaggio e richiedere ascolto. Permette l’anonimato, il gioco di ruoli e il perdersi in fantasticherie nell’ambito di una comunità. Secondo i gusti dei singoli utenti, si presta in egual misura a una partecipazione attiva e a un assorbimento passivo[6].

Poiché annunciare il Vangelo a persone immerse nella cultura dei mezzi di comunicazione sociale richiede l’attenta considerazione degli stessi strumenti, la Chiesa ha sempre avvertito il bisogno di comprendere Internet. Ciò per comunicare efficacemente con le persone immerse in questo mondo virtuale e per utilizzarlo al meglio.

Internet è importante per molte attività ecclesiali quali l’evangelizzazione, la ri-evangelizzazione, la nuova evangelizzazione e la tradizionale opera missionaria “ad gentes”, la catechesi e altri tipi di educazione, notizie e informazioni, l’apologetica, governo, amministrazione e alcune forme di direzione spirituale e pastorale.

Sebbene il mondo virtuale di internet non possa sostituire una relazione autentica tra persone o la vita sacramentale e della liturgia o l’annuncio diretto del Vangelo, può certamente integrarli e completarli, arricchendo la vita di fede degli utilizzatori.

E’ stata sperimentata (anche in questo tempo di pandemia) l’importanza per la Chiesa di poter comunicare con gruppi particolari come giovani, anziani e persone costrette a casa, persone che vivono in aree remote, e comunque con persone che altrimenti non sarebbe possibile raggiungere. Ormai tutte le Parrocchie, Diocesi, Congregazioni religiose e Istituzioni legate alla Chiesa, programmi e organizzazioni di tutti tipi utilizzano Internet per questi ed altri scopi.

La Chiesa utilizza Internet anche come strumento di comunicazione interna, perché ha presente la sua natura speciale di mezzo diretto, immediato, interattivo e partecipativo. “Un flusso bidirezionale di informazione e opinioni fra Pastori e fedeli, la libertà di espressione sensibile al benessere della comunità e al ruolo del Magistero nel promuoverlo, e un’opinione pubblica responsabile sono tutte espressioni importanti del diritto fondamentale al dialogo e all’informazione in seno alla Chiesa” [7]. Internet è un efficace strumento tecnologico per concretizzare questo concetto.

 

Criticità e alert.

Pur enfatizzando gli aspetti positivi di Internet, è importante essere chiari su quelli negativi. I mezzi di comunicazione possono essere realmente elemento di unità e di comprensione reciproca e, al contrario, possono farsi portatori di una visione deformata dell’esistenza, della famiglia, dei valori religiosi, sociali ed etici; di una visione non rispettosa della dignità della persona umana.

In particolare, esiste una reale preoccupazione circa: gli effetti più gravi della pornografia e della violenza sugli individui e sulla società a cui tutti, specie i più indifesi, possono accedere; le “fake news” che si possono ascoltare; le pubblicazioni fantasiose che si possono leggere.

E così accade che i valori morali di un individuo possano essere annullati da elementi esterni deplorevoli, dappertutto e troppo facilmente accessibili attraverso il web.[8]

Ecco perché è necessario che la Chiesa susciti e accompagni processi, pur senza imporre percorsi a persone che sono sempre uniche e libere. E’ comunque difficile offrire ricette precostituite, perché «si tratta di sottoporre gli stessi fattori positivi ad attento discernimento, perché non si isolino l’uno dall’altro e non vengano in contrasto tra loro, assolutizzandosi e combattendosi a vicenda. Altrettanto si dica dei fattori negativi: non sono da respingere in blocco e senza distinzioni, perché in ciascuno di essi può nascondersi un qualche valore, che attende di essere liberato e ricondotto alla sua verità piena”.[9]

 

La comunicazione di Papa Francesco.

Papa Francesco è un Papa touch, che ama il contatto diretto, personale, non mediato. I gesti di Francesco parlano da soli e le sue parole sono programmatici di opere. Le parole e i gesti si incontrano e si completano vicendevolmente, e soprattutto hanno un comune denominatore: abitare con speranza il nostro tempo e  favorire la prossimità.

Ecco che “Incontro” è una delle parole più evocative e presenti nella Evangelii gaudium. A partire da questa dimensione necessaria, che caratterizza l’essere umano, Papa Francesco ci indica chiaramente alcune grandi vie per abitare ed interpretare i nostri giorni, un mondo in cui i mass media, soprattutto quelli digitali, sono così massicciamente presenti. Nel suo messaggio per la XLVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali il Papa ci spiega qual è l’immagine del cristiano comunicatore, una immagine da meditare e dalla quale lasciarsi guidare.

Prima di tutto, la comunicazione è una conquista più umana che tecnologica. Internet può facilitare od ostacolare, agevola la connessione, perché azzera le distanze, ma non facilita né la comunione né la prossimità. La rete non ci rende più socievoli, né più isolati. Non può essere dunque un alibi che ci libera da responsabilità che invece sono solo degli uomini.

Poi, bisogna comprendere la comunicazione in termini di prossimità, perché essa non è primariamente una trasmissione di contenuti, ma  è riduzione di distanze. Non sono tanto le strategie, a fare la comunicazione, che nasce dal superamento di ciò che divide, e dal fare crescere ciò che ci accomuna, facendosi reciprocamente dono di sé. Concepire  che la comunicazione sia portatrice di prossimità, e non sia mera trasmissione ha importanti conseguenze anche sull’ annuncio della fede in tutte le sue forme.

Quanto alla credibilità del cristiano che comunica, quando la parola e la vita sono in sintonia profonda e il cuore si ė lasciato toccare e trasformare dall’incontro con l’Altro, egli è certamente autorevole: la sua testimonianza e in grado di portare bellezza in tutti gli ambiti, anche quelli digitali. Infatti il messaggio non scaturisce da noi, che invece ne siamo stati ‘fecondati’; piuttosto è mosso da una bellezza e una gioia grandi che non possiamo tenere per noi: essere cristiani ė condividere. E in questa luce, il web non è un ostacolo, ma un aiuto.

Il fatto, poi, che in rete il corpo non ci sia, non è elemento necessariamente negativo, poiché potrebbe disincarnare le relazioni: Francesco ci assicura che se siamo capaci di accarezzare, siamo capaci anche di ‘carezze digitali’.

E’ un’immagine che viene valorizzata dalle parole di “Evangelii gaudium” : “Oggi, quando le reti e gli strumenti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi, sentiamo la sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio. In questo modo, le maggiori possibilità di comunicazione si tradurranno in maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti. Se potessimo seguire questa strada, sarebbe una cosa tanto buona, tanto risanatrice, tanto liberatrice, tanto generatrice di speranza!”. [10]

 

Christus vivit.

Nella Esortazione Apostolica post-sinodale del 2019 il Papa non nasconde la delicatezza del compito “L’immersione nel mondo virtuale ha favorito una sorta di “migrazione digitale”, vale a dire un distanziamento dalla famiglia, dai valori culturali e religiosi, che conduce molte persone verso un mondo di solitudine e di auto-invenzione, fino a sperimentare una mancanza di radici, benché rimangano fisicamente nello stesso luogo. La vita nuova e traboccante dei giovani, che preme e cerca di affermare la propria personalità, affronta oggi una nuova sfida: interagire con un mondo reale e virtuale in cui si addentrano da soli come in un continente sconosciuto. I giovani di oggi sono i primi a operare questa sintesi tra ciò che è personale, ciò che è specifico di una cultura e ciò che è globale. Questo però richiede che riescano a passare dal contatto virtuale a una comunicazione buona e sana”. [11]

 

Laudato Si’.

 

 

Anche nella lettera enciclica “Laudato si’ ” il Papa ribadisce che internet e le reti sociali “sono una piazza in cui i giovani trascorrono molto tempo e si incontrano facilmente, anche se non tutti vi hanno ugualmente accesso, in particolare in alcune regioni del mondo. Essi costituiscono comunque una straordinaria opportunità di dialogo, incontro e scambio tra le persone, oltre che di accesso all’informazione e alla conoscenza. Inoltre, quello digitale è un contesto di partecipazione sociopolitica e di cittadinanza attiva, e può facilitare la circolazione di informazione indipendente capace di tutelare efficacemente le persone più vulnerabili palesando le violazioni dei loro diritti. In molti Paesi web e social network rappresentano ormai un luogo irrinunciabile per raggiungere e coinvolgere i giovani, anche in iniziative e attività pastorali”[12].

 

Conclusione: Pastorale digitale 2.0.

Gli auspici di Papa Francesco si concretizzano ora nella esperienza pastorale delle Chiese particolari. Dall’ottobre 2014 è stato istituito per la diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo il Servizio di Pastorale digitale, un team di esperti e di volontari che mette competenze e passione a servizio dell’annuncio del Vangelo.

Nella postfazione al libro “Pastorale digitale 2.0” di Riccardo Petricca, che descrive proprio l’incipit e la ratio di quest’ultima esperienza, il Vescovo diocesano Mons. Gerardo Antonazzo conclude, spiegando accuratamente il senso di una Chiesa che accoglie davvero il dono e la risorsa della rete: “Come Chiesa non immettiamo informazioni in rete per dare semplice “notizia” delle attività della diocesi. Desideriamo, piuttosto tenacemente, “mettere in comunione” la vivacità poliedrica di una Chiesa che si riconosce nelle storie di vita di tutti i volti e i nomi di persone e di comunità che condividono la fede in Gesù Cristo, incarnata nel tessuto culturale e sociale del nostro territorio. Il cammino di ciascuno diventa la crescita di tutti! La Chiesa è comunione perché vive la storia di una grande famiglia. Con la pastorale digitale vogliamo che questa fraternità sia concretamente costruita e vissuta attraverso il “racconto”, diventi sinfonia di anime che si incontrano, volti che si incrociano nel segno della fraternità spirituale, membra attive che si abbracciano per la composizione di un corpo ben  articolato, pietre vive cementate dall’amore per  un grande e  stupendo edificio spirituale” [13].

Giuseppe Basile

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA 

[1] https://www.diocesisora.it/pdigitale/quando-internet-e-un-dono-di-dio/

[2] https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20140124_messaggio-comunicazioni-sociali.html

[3] CfConcilio Vaticano II, Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudium et spesCittà del Vaticano 1965, 34.

[4] Sinodo dei Vescovi, La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Lineamenta, Città del Vaticano 2011, 6.

[5] Cf. Concilio Vaticano II, Decreto sui mezzi di Comunicazione sociale Inter mirifica, Città del Vaticano 1963, 1.

[6] Cf. Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica in Internet, Città del Vaticano 2002, 7.

[7] Cf. Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica nelle Comunicazioni sociali, Città del Vaticano 2000, 26.

[8] Cf. Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Pornografia e Violenza nei Mezzi di Comunicazione sociale, Città del Vaticano 1989,7.

[9] S. Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica post-sinodale, Pastores dabo vobis , Città del Vaticano 1992, 10.

[10] Francesco, Esortazione Apostolica Evangelii gaudium, Città del Vaticano 2013, 87.

[11] Francesco, Esortazione Apostolica post-sinodale, Christus vivit , Città del Vaticano 2019., 90.

[12] Francesco, Lettera enciclica Laudato si’ , Città del Vaticano 2015, 106.

[13] Petricca R., Pastorale digitale 2.0. Roma 2015, postfazione.

 

BIBLIOGRAFIA

 

Concilio Vaticano II, Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudium et spes,  Città del Vaticano 1965.

Concilio Vaticano II, Decreto sui mezzi di Comunicazione sociale Inter mirifica, Città del Vaticano 1963.

Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica in Internet. Città del Vaticano 2002.

Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica nelle Comunicazioni sociali,  Città del Vaticano 2000.

Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Pornografia e Violenza nei Mezzi di Comunicazione sociale,  Città del Vaticano 1989.

Sinodo dei Vescovi, La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Lineamenta, Città del Vaticano 2011.

Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica post-sinodale, Pastores dabo vobis, Città del Vaticano 1992.

Francesco, Esortazione Apostolica Evangelii gaudium,  Città del Vaticano 2013.

Francesco, Esortazione Apostolica post-sinodale, Christus vivit , Città del Vaticano 2019.

Francesco, Lettera enciclica Laudato si’, Città del Vaticano 2015.

Riccardo Petricca, Pastorale digitale 2.0., Roma 2015.

 

SITOGRAFIA

 

Francesco<https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-

francesco_20140124_messaggio-comunicazioni-sociali.html>

Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo <https://www.diocesisora.it/pdigitale/quando-internet-e-un-dono-di-dio/>

 

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Le comunicazioni sociali in Giovanni Paolo II: una intuizione profetica che può aiutarci nel nostro presente

Di Paolo Cola

Studente Istituto Teologico Leoniano di Anagni (FR)

«Carissimi fratelli e sorelle in Cristo, uomini e donne che avete a cuore la causa della dignità della persona umana, e voi, soprattutto, giovani del mondo intero, che dovrete scrivere una nuova pagina di storia per il duemila!»1 «La Chiesa – con il Concilio Vaticano II, del quale ricorre quest’anno il XX anniversario della conclusione, e poi con il successivo magistero – ha chiaramente riconosciuto la grande rilevanza dei mass-media nello sviluppo della persona umana. Sul piano dell’informazione, della formazione, della maturazione culturale, oltre che del divertimento e dell’impiego del tempo libero. Essa ha però anche precisato che essi sono strumenti al servizio dell’uomo e del bene comune, mezzi, e non fini»2.

Esordiva così Papa Giovanni Paolo II, nel suo messaggio in occasione della XIX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del maggio 1985, che fece eco alla proclamazione da parte delle Nazioni Unite, del 1985 come Anno Internazionale della Gioventù.

L’intuizione a favore delle giovani generazioni

Egli nel suo saluto iniziale, in maniera profetica, intuì appieno l’importanza e l’impatto che la trasformazione dei mezzi di comunicazione di massa avrebbero avuto negli anni a seguire. In particolare, indicò nelle giovani generazioni quelle che sarebbero state l’oggetto e gli utilizzatori di questi nuovi e dirompenti mezzi. Da li il richiamo all’aspetto della formazione e allo sviluppo umano della gioventù, che era e rimane le più esposta ai cambiamenti. Essendo in crescita, i giovani avrebbero dovuto ricevere una protezione particolare, più attenta alle loro esigenze.

Il riferimento alla dignità su questo punto, è centrale. Lo inseriva proprio all’inizio del messaggio, legandolo per sempre a quel mondo della comunicazione sociale, avviato in un vertiginoso quanto complesso e imprevedibile sviluppo.

Rivoluzione tecnocratica

Si parlava già di un’epoca tecnotronica, per via della stretta relazione fra tecnologia ed elettronica. Un’epoca attraversata da non pochi problemi, connessi con l’elaborazione di un nuovo ordine mondiale dell’informazione e della comunicazione, in rapporto alle prospettive aperte dall’utilizzo dei satelliti e dal superamento delle barriere dell’etere3. Pensiamo che nel novembre del 1985, Microsoft pubblicava Windows per l’IBM PC: In quel periodo storico l’Italia invece assisteva all’avvento delle TV locali, che pian piano avevano assunto caratura nazionale – come TV commerciali – secondo il modello statunitense.

Gli effetti sulla persona

«Si tratta di una rivoluzione che non solo comporta un cambiamento nei sistemi e nelle tecniche di comunicazione, ma coinvolge l’intero universo culturale, sociale e spirituale della persona umana. Essa, di conseguenza, non può rispondere semplicemente a proprie regole interne, ma deve trarre i propri criteri di fondo dalla verità dell’uomo e sull’uomo, formato a immagine di Dio»4.

Interessante quel riferimento al connubio tra tecnologia ed elettronica, e alla complessità e imprevedibilità del fenomeno. A distanza di qualche anno avrebbe rivoluzionato non solo il modo di comunicare, ma anche quello del formarsi e quindi del costruirsi una propria visione del mondo e dei suoi cambiamenti. Per non parlare della vertiginosità citata, che oggi potremmo legare al concetto di “velocità” di trasmissione, che in poco meno di un decennio avrebbe caratterizzato moltissimi aspetti della vita di ciascuno di noi.

Le “videodipendenze” anticipatrici delle attuali dipendenze da internet

Ma il Papa non si fermava solo agli aspetti culturali e sociali, inserendo tra gli elementi da tenere sotto la lente di ingrandimento, anche quello spirituale. Aspetti che seppe legare assieme, come se l’uno dovesse tener conto dell’altro, per un sano sviluppo della persona umana. Dunque il Papa ha anticipato tutte le potenzialità ma anche i rischi che si celavano dietro questa nuova realtà. Già parlava di videodipendenza, essendo i giovani dei recettori che non hanno ancora maturato una sufficiente coscienza critica5.

Parole che oggi suonano attualissime dinanzi alla nuova “dipendenza da internet”, associata ad un comportamento irritabile e umore negativo quando se ne è deprivati6Altro aspetto altrettanto attuale è quello relativo alla molteplicità di informazioni e di immagini che arrivano direttamente nelle case. Informazioni che oggi hanno oltrepassato le mura domestiche per arrivare pressoché ovunque, portando con sé un dispositivo tablet.

La videopornografia erede della videodipendenza

Il Papa evidenziava già la pericolosità di certi messaggi, trasmessi in TV perfino nelle ore di maggior ascolto del pubblico giovanile, contrabbandati da una pubblicità sempre più aggressiva, o proposti da spettacoli, dove sembra che la vita dell’uomo sia regolata soltanto dalle leggi del sesso e della violenza7. Oggi il fenomeno della videopornografia, è uno degli aspetti più inquietanti di quel fenomeno allora ancora al crepuscolo. Il fenomeno raccoglie nel mondo circa 3,3 miliardi di accessi al mese, con fatturati che si aggirerebbero a 20 miliardi di dollari complessivamente, e che coinvolge purtroppo anche minori 8.  Tutto ciò provoca su di essi gravissimi disturbi di personalità. La prima volta che la porno-dipendenza è stata descritta risale al 1995, descrizione svolta da Kimberly Young e successivamente inserita nel DSM- Manuale Diagnostico e Statistico delle Malattie Mentali 9

Cosa fare? Un strumento antico: la sinodalità

Da qui il Santo Padre nel punto 5 esortava in maniera accorata gli operatori nella comunicazione sociale a una seria e profonda riflessione. In primis ricordandogli che il loro è un compito esaltante e, insieme, molto impegnativo. Dall’impiego che essi faranno delle loro risorse di ingegno e di professionalità, dipende in larga misura la formazione di quei giovani. Parliamo di quella generazione che, domani, dovrà migliorare questa nostra società impoverita dei suoi valori umani e spirituali e minacciata dall’autodistruzione. Cionondimeno esortava genitori ed educatori a tre atteggiamenti che possiamo fare nostri anche oggi: Il dialogo, il discernimento critico, la vigilanza. Esse sono condizioni indispensabili per educare il giovane a un comportamento responsabile nell’uso dei mass-media.

Il Papa esortava quindi a ristabilire il giusto equilibrio, dopo l’eventuale impatto negativo con questi strumenti10

Nuovi strumenti come potenti canali di evangelizzazione

Tra le grandi opportunità offerte alla comunicazione sociale, il Papa evidenziava la possibilità che questi nuovi strumenti sarebbero potuti diventare potenti canali di trasmissione del Vangelo. Opportunità nuove sia a livello di pre-evangelizzazione sia di approfondimento ulteriore della fede, per favorire la promozione umana e cristiana della gioventù. Ma questo sarebbe potuto avvenire solo mediante una profonda azione educativa nella famiglia, nella scuola e nella parrocchia, attraverso catechesi e momenti di formazione. Un Vangelo presentato nella sua integralità, non tradito, non banalizzato, non ridotto strumentalmente a visioni socio-politiche, ma sull’esempio di Cristo perfetto comunicatore. Adeguarsi quindi ai recettori, alla mentalità dei giovani, al loro modo di parlare, al loro stato e condizione (Catechesi Tradendae, 35.39.40)11

Appello ai giovani: al lavoro per la pace!

Per ultimo, ma non per importanza, Giovanni Paolo II si rivolgeva direttamente ai giovani, che negli lunghi anni del suo pontificato sono stati una delle sue priorità, con un appello che definire profetico è poco.

“Carissimi giovani! Finora mi sono indirizzato al mondo degli adulti. Ma, in realtà, siete voi i primi destinatari di questo messaggio. L’importanza e il significato ultimo degli strumenti della comunicazione sociale dipendono, in definitiva, dall’uso che ne fa la libertà umana. Dipenderà quindi da voi, dall’uso che ne farete, dalla capacità critica con cui saprete utilizzarli, se questi strumenti serviranno alla vostra formazione umana e cristiana, o se invece essi si rivolteranno contro di voi, soffocando la vostra libertà e spegnendo la vostra sete di autenticità”12

Impegno e responsabilità

Il Papa intuì che il futuro dell’umanità sarebbe dipeso da come i giovani avrebbero affrontato e gestito questi strumenti. L’intensificarsi delle informazioni e delle comunicazioni avrebbe infatti modificato le forme del vivere sociale, come poi è avvenuto. L’esortazione era e rimane quella di tenere fisso lo sguardo sull’obiettivo comune: lavorare per una sola famiglia umana contro il disgregamento e la guerra; esortando ad essere «pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1 Pt 3, 15).

«Sì, proprio voi, perché da voi dipende il futuro, da voi dipende il termine di questo millennio e l’inizio del nuovo. Non siate, dunque, passivi; assumetevi le vostre responsabilità in tutti i campi a voi aperti nel nostro mondo!»13

Sitografia

(1) Giovanni Paolo II [Karol Wojtyla], papa, «Messaggio per la XIX Giornata Mondiale per le Comunicazioni Sociali» (19 magg.1985) [ultima consultazione: 13 gennaio 2022] https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/messages/communications/documents/hf_jp-ii_mes_15041985_world-communications-day.html 

(6) Cfr. Istituto di Psicologia e Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva, «Dipendenza da Internet»in IPSICO. [ultima consultazione: 13 gennaio 2022] https://www.ipsico.it/sintomi-cura/dipendenza-da-internet/ 

(8) Cfr. G. Rancilio, «Vite digitali. L’impero del porno online e la piaga dei minorenni», [ultima consultazione: 13 gennaio 2022] https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/l-impero-del-porno-onlinee-la-piaga-dei-minorenni 

(9) D. Lacomonico, «Dipendenza da pornopografia: Sintomi, Cause e come superarla» [ultima consultazione: 13 gennaio 2022] https://www.studiocolamonico.it/blog/dipendenza-pornografia/