Le diocesi e le parrocchie…in rete!

Introduzione

In questo articolo si parlerà di un tema particolarmente importante dal punto di vista pastorale: l’uso degli ambienti digitali e i nuovi canali di comunicazione all’interno della vita parrocchiale e diocesana. Per farlo mi piacerebbe farvi conoscere la mia esperienza. Sono diversi anni, che mi occupo della comunicazione digitale della mia diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino. Nello specifico mi occupo della gestione dei profili social della diocesi e della pastorale giovanile diocesana, nonché del sito dedicato proprio alla pastorale giovanile della nostra diocesi, ovvero di tutti quegli spazi che oggi ricadono sotto la definizione di “ambiente digitale”. Prima, però, verrà presentato l’argomento con delle riflessioni legate  proprio agli ambienti digitali, ai vantaggi e ai benefici che la tecnologia e gli strumenti che essa ci fornisce e di come essi possano diventare un supporto utile e valido per permetterci di essere promotori e dispensatori della Parola di Dio e dei suoi insegnamenti.

  1. Un nuovo modo di comunicare, nuove vie per l’evangelizzazione

“Internet e le reti sociali hanno creato un nuovo modo di comunicare e stabilire legami”[1]. Credo non ci sia frase migliore per iniziare un articolo sugli ambienti digitali e i nuovi canali di comunicazione all’interno della vita parrocchiale e diocesana. Questo incipit è preso dalla Esortazione Apostolica post sinodale “Christus vivit” di Papa Francesco del 25 marzo 2019. Il Santo Padre, nel corso del suo pontificato dimostra di voler aprirsi alle novità, di non chiudere e confinare la Parola di Cristo all’interno dei soliti confini dati dai tempi antichi.

Va, altresì, specificato che l’interesse della Chiesa per Internet e l’apertura favorevole verso di esso non è una novità del pontificato di Francesco. Già il Concilio Vaticano II, parlando dei nascenti mezzi di comunicazione sociale, li definì «meravigliose invenzioni tecniche»[2]. Andando avanti, Giovanni Paolo II è stato, effettivamente, il primo papa a confrontarsi con il mondo del web. Egli ne ha ben presto intuito le potenzialità tanto da definirlo, in occasione della 34° Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, «un nuovo forum per proclamare il Vangelo»[3]. Lo stesso, dicasi per Benedetto XVI, il quale sempre all’interno della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, la 43esima, dichiarò: «Se usate per favorire la comprensione e la solidarietà umana, la rete di Internet e le nuove tecnologie informatiche rappresentano un vero dono per l’umanità»[4].

Tutte queste autorevoli voci ci permettono di introdurre il discorso relativo agli ambienti digitali e come essi possano essere usati dalla pastorale. In queste poche righe a disposizioni, inoltre, ho scelto di descrivere una situazione reale, la mia, per far vedere da vicino cosa effettivamente una diocesi cerca di fare nell’ambito delle comunicazioni sociali e, perché no, di trovare in quanti leggeranno, dei consigli utili per migliorare.

1.1 Gli ambienti digitali. Un nuovo “spazio” per la pastorale

Prima di entrare nello specifico della mia esperienza all’interno di questo “mondo”, credo sia necessario approfondire il discorso relativo agli ambienti digitali. Cosa sono?

Tecnicamente si definisce un ambiente digitale quello «Spazio immateriale creato attraverso l’uso del linguaggio informatico e reso accessibile da dispositivi elettronici e digitali»[5]. Di fatto, ricadono in questa definizione tutti quegli “spazi” generati da un computer o, più in generale, attraverso linguaggi di programmazione che rendono altamente interattiva e di facile fruizione la vita online.

Questo perenne stato di iper-connessione ci viene, oggi, fornito proprio dai diversi ambienti digitali che frequentiamo, ormai quotidianamente. Siti web e Social Network su tutti, ma anche videogiochi, cinema di animazione, cinema digitale e 3D, il Vr e Ar, tutti luoghi dove è possibile creare contesti di interazione sociale, potenziare le proprie capacità di relazione e di interconnessione. In questi ambienti, infatti, non siamo solo semplici visitatori, non ci accontentiamo solo di ciò che ci viene fornito da quel determinato ambiente o da chi lo gestisce. L’uso delle tecniche di grafica, di app di editing rendono l’utente fruitore e al tempo stesso produttore di questi nuovi ambienti mediali.

Per molto tempo abbiamo inteso Internet come una cosa separata dalla nostra vita. A partire dalla prima rivoluzione digitale, e con la nascita dei primi siti web, sono comparsi i primi ambienti dove poter lasciare la propria impronta. I blog, My space, ecc. permettevano di costruirsi un mondo parallelo, dove metterci in contatto con altre persone. Al tempo stesso, però, la tecnologia, non ancora sviluppata come ai nostri giorni ci costringeva ad avere un tasto di “off”, facendoci tornare alla dimensione reale.

In seguito sono arrivati i Social Network e, ancora per un po’, anche questi hanno rappresentato una dimensione in cui si poteva fare on-off. La svolta epocale è arrivata, però, quando sono incominciati ad arrivare nelle nostre tasche gli smartphone. Con l’avvento di questa tecnologia rivoluzionaria la dimensione reale e quella virtuale hanno iniziato ad intrecciarsi senza soluzione di continuità nella nostra vita. Basti pensare a quante conversazioni iniziano in una dimensione (magari in una chat) e continuano nell’altra (ci incontriamo e si continua la stessa conversazione faccia a faccia) in maniera cosi naturale e sopratutto disinvolta.

In questo intreccio di dimensioni online e offline, emerge, dunque una nuova dimensione quella on-life, in cui la strada, il parco, il centro-commerciale, la parrocchia si sovrappongono e si accostano ad internet, i siti web, i social network, l’e-commerce come se fossero tutti luoghi a cui possiamo accedere. E’ a questo livello che incomincia ad aver senso parlare di “ambiente digitale”. Quando cioè togliamo ad internet quel significato che ha avuto per molto tempo, ovvero quello di essere uno strumento. In realtà, oggi, possiamo dargli un significato nuovo: essere luogo, essere un ambiente.

1.2 Una rete per connetterci

Da sempre impegnato nella vita attiva della mia parrocchia, nel 2016, al rientro dalla Giornata Mondiale dei Giovani, celebrata in quell’anno a Cracovia, mi continuavano a tornare alla mente le Parole di Papa Francesco, pronunciate durante l’omelia nella Santa messa che concludeva quella GMG:

“Abbiate il coraggio di insegnarci, abbiate il coraggio di insegnare a noi che è più facile costruire ponti che innalzare muri! Abbiamo bisogno di imparare questo. E tutti insieme chiediamo che esigiate da noi di percorrere le strade della fraternità. Che siate voi i nostri accusatori, se noi scegliamo la via dei muri, la via dell’inimicizia, la via della guerra. Costruire ponti: sapete qual è il primo ponte da costruire? Un ponte che possiamo realizzare qui e ora: stringerci la mano, darci la mano. Forza, fatelo adesso. Fate questo ponte umano, datevi la mano, tutti voi: è il ponte primordiale, è il ponte umano, è il primo, è il modello. Sempre c’è il rischio – l’ho detto l’altro giorno – di rimanere con la mano tesa, ma nella vita bisogna rischiare, chi non rischia non vince”

In quella esperienza ebbi la possibilità di approfondire la conoscenza con il responsabile della pastorale giovanile della mia diocesi, il quale, tra le altre cose, mi disse che era suo desiderio di formare una equipe diocesana che allargasse le possibilità in favore delle realtà giovanili della nostra terra, espandendo i mezzi di comunicazioni e le possibilità di interagire. Al rientro dalla GMG, mi tornava nella mente quella frase, quasi come un mantra: «Abbiate il coraggio di insegnarci, abbiate il coraggio di insegnare a noi che è più facile costruire ponti che innalzare muri!» e, nello stesso tempo, mi domandavo: “Posso fare qualcosa anche io per contribuire alla costruzione di un ponte?”.

Terminate le vacanze estive, vidi un annuncio, sul gruppo della Pastorale giovanile diocesana: si cercavano volontari per formare una prima equipe della pastorale giovanile. L’idea, concepita in quel di Cracovia, stava nascendo. Capii subito che era la risposta alla mia domanda, che c’era il bisogno, quanto mai necessario, di creare, un ponte, o se vogliamo utilizzare un termine che si sposa bene che il mondo della tecnologia, una rete, che collegasse i giovani della nostra diocesi. Insomma di creare un ambiente digitale, facilmente fruibile, che permettesse di conoscersi e di frequentarsi. E’ iniziata cosi, quella che chiamo un avventura, con le inevitabili difficoltà chiaramente.

Un impegno del genere, richiede sacrifici, ore davanti ad uno schermo, nottate a scrivere, scadenze da rispettare, ma se è vero che le difficoltà ci sono e ci saranno, sull’altro piatto della bilancia dobbiamo, invece, inserire tutte le soddisfazioni che un compito del genere porta in dote. Il sapere di essere d’aiuto, il riuscire a collegare ragazzi delle diverse realtà e a confluire tutto in un unico spazio dove potersi rapportare, dove potersi confrontare, dove potersi informare e crescere, dove poter fare nuove conoscenze e nuove amicizie, dopotutto non è per questo che è nato il Web?

Chiaramente per arrivare a tutto questo, c’è bisogno di una buona preparazione, bisogna saper usare quelli che sono i potenti mezzi, messi a disposizione della tecnologia. Non è questo lo spazio giusto, ma sappiamo bene quali possono essere le insidie e i pericoli che Internet può generare se usato impropriamente. Un’altra cosa molto importante, è quella di tenere a mente che quando si carica in rete un qualsiasi contenuto, sia esso un testo, una foto o un video, una chat, quel contenuto diventa…online, in rete, di accesso pubblico. Attualmente si parla di una popolazione “data driven”, ovvero “guidata dai dati”, un fiume in piena che noi stessi produciamo. Ecco, quindi, che abbiamo dovuto studiare quelle che sono le norme in merito, penso, ad esempio, al “Testo Unico sulla Privacy” (Codice in materia di protezione dei dati personali, D. Lgs. 30 giugno 2003, n. 196).

     1.2.1 Le caratteristiche del nostro sito web

Tornando alla nostra esperienza, il sito, ad oggi, conta più di cento articoli e un discreto numero di visitatori quotidiani. Nello specifico il sito è stato realizzato con la piattaforma Joomla!, un content management system (CMS) per la realizzazione di siti web.

Esso è dotato di diverse sezioni classiche, come la “Homepage” o “Chi siamo”, che racchiude con una simpatica presentazioni l’intento del nostro sito, la sezione dedicata agli articoli, le risorse in possesso dei nostri visitatori, all’interno delle quali è possibile interagire attraverso la webmail o vedere video, realizzati dal nostro vescovo, come poter consultare documenti pontifici, una sezione dedicata alla fotogallery della pastorale giovanile diocesana, ed infine una sezione dedicate alle gmg. Oltre questo un collegamento con il sito web della pastorale giovanile italiana, permette ai nostri visitatori di restare aggiornati sulle iniziative proposte a livello nazionale.

Per scrivere un articolo, la piattaforma Joomla!, fornisce strumenti molto simili a wordpress.com.

  1. I canali social, strumento per restare al passo con i tempi

Oltre al sito, chiaramente, un altro ambiente digitale per stabilire questa rete di contatti è rappresentato dal mondo dei social network. Con i social network ci divertiamo, costruiamo legami ed amicizie, riceviamo notizie dal mondo e possiamo usarli addirittura per studiare e lavorare. E se questo, ormai, è vero per gran parte della popolazione mondiale, a maggior ragione vale per i giovani, che vedono questi social come una sorta di “piazza elettronica” dove potersi incontrare. Negli ultimi anni, il fenomeno social è cresciuto velocemente ed in maniera esponenziale che la generazione dei ragazzi di oggi è considerata la “Generazione social” o “Generazione 2.0”. Il loro maggior successo risiede, sicuramente:

  • nella velocità con cui si riescono a coprire elevate distanze in pochissime frazioni di secondo.
  • rappresenta un tipo di comunicazione globale, che permette di dialogare anche con persone che si trovano in continenti diversi dal nostro.
  • I social sono mezzi “comodi”, accessibili a chiunque ed in pochi click. Basta un indirizzo email ed una password e sei subito connesso con la realtà virtuale. Grazie ai social network puoi curare i tuoi rapporti interpersonali, non solo restando in contatto con chi già conosci ma anche facendo nuove amicizie e conoscenze.

Sono proprio questi tre fattori, o se vogliamo vantaggi (la comunicazione globale, facile accessibilità, e la velocità), che ci hanno spinto a non limitare il nostro impegno alla sola cura del sito della pastorale giovanile. Infatti, il limite del sito web è proprio la mancanza di interazione, il rapporto che non si instaura. Ad oggi abbiamo un canale sulle maggiori piattaforme social: Facebook, Instagram, Whatsapp e Youtube, Twitter. In questi canali è possibile ricevere notizie, appuntamenti e inviti agli eventi organizzati, si trovano video e foto degli eventi, in più c’è la possibilità di interagire, di confrontarsi, di conoscere, di stringere nuove amicizie. Attraverso essi è più facile avere un feedback in tempo reale. Mi viene in mente l’utilizzo dei qr code che aprono una sezione commenti dove poter rivolgere domande  e riflessioni personali, senza magari “l’ansia da microfono”.

Possiamo, dunque, concludere questo paragrafo, ribadendo che questi canali social, se usati nella maniera corretta, quella sostanzialmente per la quale sono stati creati, ci permettono di avvicinare quella fascia d’età, da sempre restia alla Chiesa, etichettata come vecchia, superata, fuori moda, costruendo un legame che nasce proprio da un ambiente che è il loro “habitat” preferito per poi proseguire nel mondo reale.

  1. La comunicazione digitale in tempo di Pandemia

Un ultimo paragrafo lo voglio dedicare alla situazione che, tuttora, stiamo vivendo. Infatti, specialmente nel primo lockdown, dovuto alla Pandemia da Coronavirus, l’unica possibilità di tenersi in contatto erano fornite proprio dai diversi ambienti digitali:

  • i sistemi di messaggistica (Whatsapp, Wechat, Telegram)
  • i canali social (Facebook, Instagram, Twitter)
  • piattaforme VoIP (Skype, Google Meet, Zoom)

Questi ambienti, poi sono diventati imprescindibili, anche per poter lavorare, a scuola, per gestire la pandemia. Allo stesso tempo le parrocchie e gli oratori, ma in generale la Chiesa si sono scoperti più social. La Pandemia, che aveva interdetto l’accesso alle celebrazioni eucaristiche come anche a qualsiasi altra attività parrocchiale o oratoriale, ha costretto la Chiesa ad approfondire o, in alcuni casi, a scoprire questi canali di comunicazione, di rapporto alternativi proprio per evitare che le pecore, senza la guida del pastore, e impaurite da ciò che passava sotto i loro occhi, potessero smarrirsi completamente. Ed ecco che abbiamo assistito alle Sante Messe da seguire in tv o in streaming, incontri di catechesi o di formazione online e tutto ciò che poteva essere utile per andare avanti insieme, seppur a distanza.

Come Unità Pastorale abbiamo cercato fin da subito di creare una rete con tutte le persone della nostra parrocchia lanciando un hastag (#ViciniPurSeLontani), e con la creazione, in soli due giorni, di un canale Youtube: Il Catechista 3.0, che vanta anche una pagina Facebook. Il canale, ad oggi, conta oltre i 100 video realizzati e si è rivelato essere un ottimo strumento per farci stare “vicini pur se lontani”. Il primo video realizzato fu una via crucis online, animate dai disegni dei bambini e dalla voce dei ragazzi.

Il video di questa Via Crucis è disponibili qui:

3.1 Le rubriche del Catechista 3.0

Da quel giorno, poi abbiamo avuto una scaletta fissa: Il sabato, il Rosario online con i disegni dei nostri bambini, la Domenica, la Santa Messa in diretta streaming, il lunedì e il mercoledì ci davano la buonanotte le preghiere dei bambini più piccoli. Nei restanti giorni, una rubrica dedicata a diverse tematiche: il martedì spazio all’arte sacra del nostro paese, con studi dedicati alla storia e alla struttura delle chiese cittadine, dei quadri e delle statue dal prezioso valore artistico; il giovedì era il turno della rubrica sulla Bibbia dal titolo “Divertiamoci con la Bibbia”, una maniera simpatica per approfondire i testi e i racconti presenti nel nostro Testo Sacro; il venerdì spazio alla creatività, con la nostra home artist che ogni settimana ci inviava video tutorial per realizzare oggetti carini con ciò che avevamo in casa, per chiudere con un’altra rubrica, di sabato, dedicata agli argomenti di catechismo.

Qui alcuni video:

Conclusione

La conclusione che emerge, basandoci anche su questa esperienza concreta, sta nel sottolineare come questi ambienti digitali, siano un elemento imprescindibile per la Chiesa per restare al passo con i tempi. La rete di comunicazioni, di interazioni, di socialità che essa crea deve essere considerata un sostegno fondamentale per quella prima rete voluta da Cristo. Il mondo social può e deve essere quel mattone che contribuisce alla realizzazione del famoso ponte che genera un mondo più social…e

Andrea Pesillici

Note:

[1] https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20190325_christus-vivit.html#_ftn34

[2] Concilio Vaticano II, Decreto sui mezzi di Comunicazione sociale Inter mirifica, n. 1, https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/pccs/documents/rc_pc_pccs_doc_20020228_church-internet_it.html#_ftn2

[3] https://www.famigliacristiana.it/articolo-canonizzazioni/wojtyla-primo-pontefice-digitale.aspx

[4] https://lavignadelsignore.blogspot.com/2009/01/il-papa-internet-un-dono-per-lumanit.html

[5] https://www.treccani.it/enciclopedia/ambiente-digitale_%28Lessico-del-XXI-Secolo%29/#:~:text=%E2%80%93%20Spazio%20immateriale%20creato%20attraverso%20l,sul%20piano%20visivo%20e%20sonoro.

Sitografia:

  • Concilio Vaticano II, Decreto sui mezzi di Comunicazione sociale Inter mirifica (22 feb. 2002), n. 1, https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/pccs/documents/rc_pc_pccs_doc_20020228_church-internet_it.html#_ftn2;
  • Francesco, Esort, Ap. Christus vivit (25 mar. 2019) in https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20190325_christus-vivit.html#_ftn34;
  • Marco Sanavio, “Wojtila, primo pontefice “digitale”” in https://www.famigliacristiana.it/articolo-canonizzazioni/wojtyla-primo-pontefice-digitale.aspx;
  • “Il messaggio del Papa per la Giornata delle Comunicazioni Sociali: Internet è un dono per l’umanità, sia messo al servizio dei più bisognosi” in https://lavignadelsignore.blogspot.com/2009/01/il-papa-internet-un-dono-per-lumanit.html




T’incontro nella comunione

Educarci alla comunicazione

 

Iperconnessi è lo stato in cui attualmente ci troviamo e ne ha parlato molto bene anche il cantautore Vasco Brondi. Siamo nell’era digitale e ci domandiamo come abitare questo mondo? Ecco, allora, T’incontro nella comunione, una proposta nata dalla programmazione del Progetto Policoro Regionale del Lazio «sollecitati dalla pubblicazione della Fratelli tutti[1] e dalla preparazione della 49a edizione delle settimane sociali dal tema Il pianeta che speriamo»[2]. Questa offerta formativa

ha come obiettivo la formazione e l’avvio di un percorso di conoscenza delle realtà giovanili sul territorio regionale, al fine di progettare una nuova esperienza di formazione regionale. […]

[La mission è quella di] una pastorale che risponda ai bisogni di singoli territori e che accolga anche il respiro di prospettive più ampie, che tenda a unire le risorse, coinvolga in un pensiero che doni senso di realtà e al tempo stesso non trascuri di essere vicino al cammino di ciascuno. […] [È una] opportunità per migliorare il servizio nelle diocesi e nei territori.

La pastorale è infatti organica, richiede più sguardi e diversificazione di funzioni per essere: la voce di una sola Parola e le mani di molti modi di farsi carità[3].

 

Mi sono lasciato ispirare dal primo modulo della serie di webinar formativi inerente alla comunicazione, tema emergente nel mondo educativo giovanile e che la situazione pandemica ha reso ancora più urgente. Fruttuosa è stata la collaborazione al progetto di molti uffici regionali. Oltre al coordinamento regionale del Progetto Policoro Lazio hanno interagito gli uffici regionali di Pastorale Giovanile, di Pastorale Sociale e del Lavoro, delle Comunicazioni Sociali e di Pastorale Vocazionale.

 

 

Proposta

 

La proposta di un possibile percorso per educarci alla comunicazione in quest’era di iperconnessione si compone di due parti: nella prima desidero parlarvi dell’oggetto, il cosa, il contenuto, ossia «comunicare, volto di una comunità in comunione»; poi cercherò di tratteggiare lo stile, il come, l’attività ovvero «educaci alla comunicazione, la comunione all’opera».

 

Mio intento sarà quello di incontrarci nella comunione, quella di Dio, per sentirci ed essere Chiesa, comunità che cammina rivolta verso l’Uno e Trino e che si incontra educandosi alla comunicazione. Comunicare oggi nell’era digitale richiede un linguaggio che sia digitale.

Mai l’uomo sarebbe riuscito a scoprire l’intimità di Dio se questo non si fosse manifestato o rivelato. […] Il Dio della fede cristiana si è rivelato come un Dio trinitario, nel quale coincidono l’unità e la pluralità, un solo Dio e tre persone, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. […] Solo a partire dalla comunione intratrinitaria si può comprendere il progetto di comunione e comunicazione che definisce la vocazione dell’umanità secondo la fede cristiana; solo a partire dalla comunione intratrinitaria si può comprendere il valore e il significato della comunione umana[4].

 

Occorre stabilirsi e non fuggire questo «continente digitale»[5] e «pensare come possiamo sfruttare le potenzialità dei media di comunicazione che dovrebbero diventare un luogo da abitare: esserci dentro per capire contenuti e dinamiche e accompagnarlo, per far sì che diventi uno strumento della Grazia»[6].

Per fare questo non possiamo stare da soli, ma sentirci parte di questo continente digitale e riscoprire la dimensione della prossimità e della missionarietà che è precipua della fede cristiana. Incontrarci anche con l’uso dei social e dei mezzi che la comunicazione di massa mette a disposizione ci renderà compagni di viaggio. «Ciò che mette in relazione le persone è la comunicazione. Mi piace sottolineare come in italiano esistono due parole che si avvicinano molto tra di loro e ci fanno comprendere questo significato: la parola “comunicazione” e la parola “comunione”»[7].

 

In comunione, possiamo sentirci «comunità digitale» reale tanto quanto una comunità territoriale, dunque capace di comunicare e annunciare il Vangelo, sebbene con modalità precise e linguaggi precipui, così come sarà più avanti meglio specificato.

 

COMUNICARE, VOLTO DI UNA COMUNITÀ IN COMUNIONE

 

La parola “comunicare” viene dal latino cum-munus e vuol dire portare insieme un munus, ovvero un dono che è al contempo un impegno

 

È doveroso definire, mettere una linea di contorno circa il termine «comunicare» per intendere univocamente il suo significato e non generare equivoci. «La parola “comunicare” viene dal latino cummunus e vuol dire portare insieme un munus, ovvero un dono che è al contempo un impegno. Munus ha, infatti, entrambi i significati: dono e impegno, regalo e onere. La comunicazione è quindi sempre un evento dialogico, avviene tra almeno due persone: non sono io che comunico, ma siamo noi che comunichiamo»[8].

 

Non ho alcuna pretesa di esaurire il tema della comunicazione e in particolare quella digitale. Non mi vorrei lasciare assorbire dall’assillo quotidiano dell’essere al corrente di tutto e nel minor tempo possibile[9]. Lo spirito che mi anima è quello di metterci in cammino, in comunione, nel continente digitale; offrire il mio contributo condividendo e mettendomi dunque in dialogo con altri compagni. Lo stile è proprio quello di Dio che chiama ogni uomo alla comunione con Lui al di là dei propri talenti, capacità, abilità, ecc. «Fuori dalla relazione non c’è comunicazione, non c’è comunione, non c’è vita»[10].

 

L’impegno della chiarezza e del dono gratuito

La realtà dell’on-line ha risvolti nella vita sensibile — in quanto c’è un rapporto tra reale e virtuale — ed è qui che si inserisce la nostra riflessione e il nostro impegno

 

Circoscritto il verbo comunicare, occorre fare una precisazione che è premessa importante nell’atto della comunicazione. Ci muoviamo nel mondo digitale non per conquistarlo, per avere primariamente uno spazio, ma per rispondere al dono gratuito dell’incontro con una Persona, Cristo Gesù, che — come ha ricordato papa Benedetto XVI — «dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva»[11].

È l’Amore che muove tutto, che crea, che ci mette in movimento. «Perché, se qualcuno ha accolto questo amore che gli ridona il senso della vita, come può contenere il desiderio di comunicarlo agli altri?»[12]. Ecco cosa comunicare: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10, 8). Il dono che Dio vuole fare a tutti gli uomini è se stesso, il «Dio con noi» (Mt 1, 23), la sua compagnia per le strade della vita, la sua luce. Sono doni senza prezzo, che superano ogni nostra capacità di restituzione e ricompensa.

 

Che bello scoprire che non siamo soli né i soli ad aver incontrato Cristo, ma c’è tutta una comunità in comunione col medesimo Padre che lo comunica con gioia. È la gioia del Vangelo da comunicare e da tramettere anche nel mondo digitale. Una gioia che non si codifica, ma che traspare dal modo con cui lo si comunica. Occorre dunque fermarci per formarci alla comunione divina e ricordarci che il virtuale è reale[13].

 

 

Per rendere comprensibile questo passaggio si utilizza nel linguaggio digitale il termine on-life[14]Il virtuale è molto più reale di quel che ci rendiamo conto. La realtà dell’on-line ha risvolti nella vita sensibile — in quanto c’è un rapporto tra reale e virtuale — ed è qui che si inserisce la nostra riflessione e il nostro impegno.

Ricordiamoci che l’impegno nella comunicazione consiste nella chiarezza missionaria con cui si annuncia Chi abbiamo incontrato e che lo facciamo con gioia. «La nuova evangelizzazione si propone in questi contesti non come un dovere, un peso ulteriore da portare, ma come quel farmaco capace di ridare gioia e vita»[15].

 

La disponibilità ad accogliere e far maturare

Nel continente digitale c’è tutto un mondo pieno di occasioni per manifestare il volto di una comunità in comunione, quella cristiana

 

Dopo la premessa maggiore che «la Chiesa conosce un solo criterio per rinnovare ogni giorno la speranza: [ovvero] essa sa che “fedele è Dio”, dal quale siamo stati “chiamati alla comunione del Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!” (1Cor 1,9)»[16], ci disponiamo ad un rinnovato slancio missionario nell’ambiente digitale che «richiede non solo di abitarlo e di promuovere le sue potenzialità comunicative in vista dell’annuncio cristiano, ma anche di impregnare di Vangelo le sue culture e le sue dinamiche»[17].

 

Nel continente digitale c’è tutto un mondo pieno di occasioni per manifestare il volto di una comunità in comunione, quella cristiana. È un «luogo di vita [che] offre tante opportunità inedite, soprattutto per quanto riguarda l’accesso all’informazione e la costruzione di legami a distanza, ma presenta anche rischi»[18]. Comunicare, allora, non è solo uno spostamento e scambio di ordine materiale, quantificato in termini di bit — dall’inglese binary digit, numero binario — ma spazio di amicizia. Il rischio di massificazione o di generazione di «nuove individualità solitarie capaci di comunicare con tutti, ma senza intimità personale con nessuno»[19] è dentro la rete, e proprio per questo non si può restare fermi.

 

La disponibilità ad accogliere l’impegno di abitare, interagire, formarsi nel continente digitale non vuole rispondere subito a un’urgenza, come ad esempio quella dell’attuale situazione pandemica che ha richiesto un lockdown e la riduzione del movimento fisico — che ha permesso di ampliare in maniera esponenziale l’attività in rete — ma per essere fedeli alla missione di Cristo. «Dunque, la fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo. Ora io dico: forse non hanno udito? Tutt’altro: Per tutta la terra è corsa la loro voce, e fino agli estremi confini del mondo le loro parole» (Rm 10, 17-18). La maturazione personale e comunitaria di questo mandato ci farà trasmettere quel volto di una comunità in comunione che sa riflettere l’ardore e la passione per Gesù e comunicare on-life questa Buona Notizia.

 

EDUCARCI ALLA COMUNICAZIONE, LA COMUNIONE ALL’OPERA

 

I discepoli di Cristo comunicano l’amore di Dio per l’umanità esprimendolo con la propria vita e in tutti gli ambiti della vita, anche quello digitale

 

Come esprimere la comunione che noi cristiani viviamo? «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13, 35). I discepoli di Cristo comunicano l’amore di Dio per l’umanità esprimendolo con la propria vita e in tutti gli ambiti della vita, anche quello digitale. Occorre educarci alla comunicazione e questo non lo si fa elaborando teorie, ma facendo comunione, vivendo la comunione di Gesù Cristo col Padre, nello Spirito Santo. È una vocazione impegnativa, anzi è una chiamata alla responsabilità e la rinuncia comporterebbe il non desiderare un futuro buono, una vita piena.

 

Non tratterò di modalità esecutive, di tecniche per comunicare in modo efficace ed efficiente, ma mio intento è quello di «suscitare una consapevolezza culturale e spirituale che possa riversarsi in un’azione soprattutto educativa rispetto agli aspetti critici legati all’infosfera. […] L’infosfera non è uno strumento, ma è l’ambiente popolato dalle informazioni, in cui vivono le informazioni e in cui anche noi viviamo»[20].

 

«È finito, perciò il tempo di riflettere sul futuro della Chiesa, è tempo di mettere mano alla Chiesa del futuro»[21]. Questo senza dimenticare la propria tradizione e anche gli esempi di educazione alla comunicazione di persone che con la propria vita hanno reso testimonianza al Vangelo e donato vie percorribili per vedere come la comunione è all’opera. Sono esistenze generose che hanno annunciato quanto prima hanno ricevuto e che nella trasmissione di questo dono anche noi oggi godiamo dei frutti vivi e operanti nella vita della Chiesa[22].

 

Gesù Cristo, modello di educatore comunicativo

L’evangelizzazione digitale deve partire, se vuole essere comunicativa, dal legame Dio-uomo, da un Dio che discende per farsi comprendere, si apre verso l’esterno per poterlo conoscere

 

Il modello esemplare cui ispirarsi per rispondere alla necessità di educare l’uomo per una vita responsabile nell’era della comunicazione di massa anche digitale è Gesù Cristo.

Quando il Concilio di Firenze sintetizza il mistero della comunione trinitaria non fa altro che presentare, pur in maniera inconsapevole, un modello perfetto di comunicazione: “Per questa unità il Padre è tutto nel Figlio, tutto nello Spirito Santo; il Figlio è tutto nel Padre, tutto nello Spirito Santo; lo Spirito è tutto nel Padre, tutto nel Figlio” (DS 1331). […]

Dio assume l’iniziativa di comunicarsi, ma la realizza in una maniera particolare che è quella di farsi carne, tempo, divenire, come l’uomo con il quale vuole entrare in contatto. Sembra che valgano anche per Dio, dunque, due degli assiomi fondamentali del processo comunicativo: è impossibile non comunicare ed è impossibile comunicare senza definire correttamente la relazione[23].

 

L’evangelizzazione digitale deve partire, se vuole essere comunicativa, dal legame Dio-uomo, da un Dio che discende per farsi comprendere, si apre verso l’esterno per poterlo conoscere. Così il linguaggio digitale deve essere concepito: un dare l’occasione propizia in rete di essere comprensibili, di trasmettere in questo canale la Grazia ricevuta e comunicarlo gratuitamente, senza aspettarsi un tornaconto, una resa.

 

Educarci

 

È proprio nello spirito dell’educare il tirare fuori ciò che di bello ciascuno ha dentro di sé; al tempo stesso non si retrocede, perché si è disposti a essere in comunione, a dialogare, a farsi accompagnare, a lasciarsi educare. È un cammino da fare insieme, in sinodalità.

«Il mio volto camminerà con voi» (Es 33,14). Cercare un volto è quello che tutti noi abbiamo fatto sin dal principio della nostra esistenza. Saremo volto di una comunità in comunione se saremo disposti a farci compagni di viaggio, in una relazione aperta dove possono intrecciarsi vite con l’occasione del virtuale che è reale.

 

Questa comunione all’opera ci fa testimoni credibili e appassionati oltre che umani e avvicinabili. Così i cristiani possono comunicare la propria esperienza di fede. La dimensione relazionale, lo scambio reciproco risulta essere vitale. Da solo il linguaggio digitale, gli elaborati elettronici, il tweet, la story di Instagram, ecc. «potranno anche fornire un numero sempre più copioso e certo di informazioni, ma non saranno mai in grado di produrre una testimonianza. L’aspetto singolare della testimonianza, rispetto all’esperienza, è la sua estroversione, cioè il suo indirizzarsi all’altro. […] La testimonianza si rivolge all’altro, è all’altro che il testimone vuole comunicarsi»[24].

 

Relazionarci

 

Non basta essere sempre connessi, ma è evidente che è necessario essere realmente in relazione. Dio, infatti, «si rivelò, in parole e in atti, al popolo che si era acquistato come l’unico Dio vivo e vero, in modo tale che Israele sperimentasse quale fosse il piano di Dio con gli uomini e, parlando Dio stesso per bocca dei profeti, lo comprendesse con sempre maggiore profondità e chiarezza e lo facesse conoscere con maggiore ampiezza alle genti» (DV 14). Non ci si può limitare, perciò, a postare un messaggio, a condividere una immagine bella, a reindirizzare verso meditazioni profonde, ecc. Bisogna abitare il continente digitale, entrare nelle storie umane e discorrere. Comunicarsi indicherà così sia comunione, lo stare uniti, in relazione, sia comunicare, trasmettere la Parola con la propria vita condivisa.

 

Gesù in questo è maestro e pedagogo, è la chiave ermeneutica. «Non si tratta tanto di inventare cose nuove, quanto di cominciare a dare nuovo vigore a ciò che in molti casi già esiste»[25]. Gesù Cristo è il modello per eccellenza di educatore comunicativo. A Lui ci rivolgiamo e preghiamo e possiamo anche ispirarci a degli esempi di persone — che saranno presentate di seguito — che hanno donato la loro vita per annunciare il Vangelo, servendosi dei mezzi che il loro tempo offriva.

 

Esempi di educazione alla comunicazione

 

Interagire con un mondo reale e virtuale[26] non è cosa da poco, ma un’indicazione principe può fare chiarezza su questa realtà: «la social-pastorale non esiste, evangelizzazione e pastorale presuppongono l’incontro, la comunità reale e non la virtual community. L’uso dei social, quindi, deve ispirarsi a questo criterio guida: non c’è comunicazione, non ci sono relazioni che vivono solo online. Il virtuale è utile strumento di collegamento […] ma sempre funzionale all’incontro personale»[27].

 

Beato Giacomo Alberione

Un grande esempio di comunicatore del Vangelo che ha saputo per primo evangelizzare con i mezzi di comunicazione sociale: il beato Giacomo Alberione

 

A tal proposito non si può non riportare un grande esempio di comunicatore del Vangelo che ha saputo per primo evangelizzare con i mezzi di comunicazione sociale: il beato Giacomo Alberione. Possiamo da lui riprendere il metodo utilizzato e attuarlo in chiave paradigmatica per la comunicazione digitale. Occorre una formazione, una certa professionalità perché

i contenuti del messaggio di salvezza, per essere trasmessi attraverso i mezzi di comunicazione, si devono tradurre secondo i canoni propri di tali mezzi, i quali hanno un loro linguaggio e metodo e leggi propri. Perciò, da chi opera in essi, si richiede alta capacità professionale e vera statura apostolica. La prima garantisce il rispetto della dinamica propria degli strumenti; la seconda, l’autenticità del messaggio[28].

Il lavoro è molto, ma non è impossibile se si ha una visione cristocentrica che guarda a — come spesso soleva ripetere don Alberione — Gesù Cristo Via, Verità e Vita. La relazione personale con Lui è trasformante.

 

Il beato Alberione soleva dire: «Il Signore accende le lampadine in avanti, man mano che si cammina ed occorre; non le accende tutte, subito all’inizio, quando ancora non occorrono; non spreca la luce; ma la dà sempre a “tempore opportuno”»[29].

San Paolo VI — che conosceva a fondo lo spirito e l’attività della sua Famiglia Paolina e ammirava profondamente il suo fondatore — ne ha tracciato un profilo sintetico e stupendo:

Eccolo: umile, silenzioso, instancabile, sempre vigile, sempre raccolto nei suoi pensieri, che corrono dalla preghiera all’opera (secondo la formula tradizionale: “ora et labora”), sempre intento a scrutare i “segni dei tempi”, cioè le più geniali forme di arrivare alle anime, il nostro Don Alberione ha dato alla Chiesa nuovi strumenti per esprimersi, nuovi mezzi per dare vigore e ampiezza al suo apostolato, nuova capacità e nuova coscienza della validità e della possibilità della sua missione nel mondo moderno e con mezzi moderni[30].

 

Beato Carlo Acutis

Il beato Acutis utilizzava i moderni mezzi di comunicazione informatici di cui era uno straordinario conoscitore. Aveva una così tanta passione e intelligenza riguardo ai computer e alla programmazione da essere nominato un «genio dell’informatica in cielo»

 

Altro beato è il giovane Carlo Acutis: «Eucaristia e computer, adorazione e libri di scuola, rosario e Facebook mi spingono a immaginare patrono del web e protettore di tutti i cybernauti questo ragazzo di 15 anni, “patito” di internet come i suoi coetanei, per di più convinto che debba diventare “veicolo di evangelizzazione e di catechesi”»[31].

Il beato Acutis utilizzava i moderni mezzi di comunicazione informatici di cui era uno straordinario conoscitore. Aveva una così tanta passione e intelligenza riguardo ai computer e alla programmazione da essere nominato un «genio dell’informatica in cielo»[32]. Nella sua parrocchia ha predisposto anche il sito internet.

 

Oltre all’affidabilità informatica, rendeva una testimonianza appassionata per l’Eucaristia, la sua “autostrada” per il Cielo. Carlo ha saputo dominare le tecnologie e le ha usate per diffondere il grande amore che aveva per l’Eucarestia. Ognuno di noi ha un dono, è dono che può mettere a disposizione e al servizio del bene.

 

Comunichiamo personalmente

 

Questi soli due esempi rimandano, oltre a ciò che hanno operato nella pastorale delle comunicazioni, anche e soprattutto allo sguardo da rivolgere a Cristo. In Lui hanno attinto la forza e Lui hanno cercato di imitare nel dare la vita, spendere tutta la loro esistenza. Sono stati meditatori, «mezzi di comunicazione», in riferimento alla mediazione di Cristo nei confronti del Padre. È in questa comunione con Dio che hanno potuto comunicare, operare. Lo sguardo verso Dio ci educa e tira fuori di noi come e cosa fare.

 

Una modalità di comunicazione che può funzionare davvero nel digitale, come certamente nel reale, è

da singolo a singolo. […] [Così si coglierà] che il destinatario sono proprio io, non un io qualunque e indifferente, o peggio indifferenziato. Devo percepire che è per me: devo sentire quello sguardo di Gesù per il discepolo amato, quello per lui e per lui solo. […] Quello che si deve cercare di generare non è tanto e non solo un messaggio che sia intellegibile e personalizzato, ma creare una conversazione su quel messaggio. […] Non è l’annuncio di Cristo che prima di tutto dobbiamo dare, ma l’annuncio che Cristo ha un messaggio, un messaggio per te[33].

 

Il Signore ci chiama per nome e con noi si intrattiene, discorre. «Venite e vedrete» (Gv 1, 39) risponde Gesù a chi Lo cerca, a chi desidera conoscere dove dimora il Maestro.

Anche noi possiamo far suscitare nel continente digitale la ricerca di Cristo quando chiamiamo per nome, quando conversiamo per queste vie social, quando accendiamo il desiderio di dialogare personalmente e rendiamo testimonianza della comunione all’opera. Ed essendo così, Dio ci educherà alla comunicazione, ci tirerà fuori il «che devo dire» (cf. Gv 12, 27) e fare.

 

 

In comunione

 

Mi avvio alla conclusione comunicandovi che ho cercato di illustrare le condizioni che renderanno possibile l’incontrarsi nella comunione di Dio, dando alcuni spunti scritturistici, teologici, cristocentrici, con esempi di vita spesa per la pastorale delle comunicazioni, per la missione d’incontrare l’altro. Non è un cammino, un operato in solitaria, ma in comunione della Chiesa tutta. In questo «sguardo fisso al futuro, già [si] scorge con immensa fiducia e caldo amore le meraviglie che a piene mani gli promette la già iniziata epoca spaziale della comunicazione sociale [e digitale]»[34].

Questa immensa fiducia riposta nella fedeltà di Dio ci fa guardare il mondo con occhi nuovi. La pastorale digitale così vissuta sarà impregnata dall’amore comunionale di Dio che si dona tutto per tutti e che attrae tutti a Sé. Perciò, mettiamoci in rete, nel continente digitale, in cerca di altri, educandoci alla comunicazione, quella imparata da un Altro e che per nome dell’Altro fa conoscere questo tesoro grandioso: l’incontro nella comunione.

 

Allora non si tratta di fare cose nuove, ma di fare nuove tutte le cose. «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21, 5). «Non dovete però pensare a quello che già fate, perché se no fate degli aggiustamenti. Mettete per un attimo tra parentesi quello che state facendo, e provate a raccontarvi tra di voi (la nostra è una fede narrativa) come sarebbe più bello, come sarebbe più importante, cosa è più importante, cosa può essere più attraente, più essenziale per le persone che incontriamo»[35].

 

Incontrando Gesù Cristo nella sua comunione diventeremo noi per primi quello a cui siamo chiamati, ossia essere santi. E con la testimonianza di vita — anche nel digitale — comunicheremo quel che viviamo e potremo così dire in modo credibile: «T’incontro nella comunione».

 

Paolo Larin

studente del II anno Filosofia,

Istituto Teologico Leoniano di Anagni

 

SIGLE E ABBREVIAZIONI

 

1Cor               1 Corinzi

Ap                   Apocalisse

Cf.                  Confronta

cur.                 curavit (=a cura di)

dir.                  direxit (=diretto da)

DS                  H. Denzinger – A. Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum definitionum

                       et declarationum de rebus fidei et morum.

DV                  Dei Verbum

ecc.                eccetera

Es                   Esodo

Gv                   Giovanni

Ibid.                 Ibidem (=in quello stesso luogo)

LG                   Lumen Gentium

Mt                    Matteo

op.                   ordo predicatorum (=ordine dei predicatori, domenicani)

Rm                  Romani

ssp.                 Società San Paolo

tr.                     traduttore

 

BIBLIOGRAFIA

 

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SITOGRAFIA

 

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                            , Esortazione apostolica post-sinodale Christus vivit del santo padre Francesco ai giovani e a tutto il popolo di Dio (24 marzo 2019), 86-90, [ultima consultazione: 28.05.2021].

                             , Lettera enciclica Fratelli tutti del santo padre Francesco sulla fraternità e l’amicizia sociale (3 ottobre 2020), [ultima consultazione: 28.05.2021].

Paolo VI, papa, Discorso di Paolo VI ai partecipanti al capitolo generale della pia società san Paolo (28 giugno 1969), [ultima consultazione: 28.05.2021].

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

 

[1] Cf. Francesco, papa, Lettera enciclica Fratelli tutti del santo padre Francesco sulla fraternità e l’amicizia sociale (3 ottobre 2020), [ultima consultazione: 28.05.2021].

[2] Scigliuzzo, A., Un corso rivolto a tutte le realtà del territorio, Lazio Sette. Supplemento di Avvenire, 14 febbraio 2021, 1.

[3]                       , Comunicazione e accompagnamento. 12 webinar in due moduli per una formazione integrale, Millestrade. Mensile d’informazione della Diocesi Suburbicaria di Albano, anno 14 n. 129, febbraio 2021, 5.

[4] Martínez Díez, F., op., «Teologia della comunicazione», in Benito, A. [dir.], Dizionario di scienze e tecniche della comunicazione, Milano 1999, 1257.

[5] Cf. Benedetto XVI, papa, Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia. Messaggio del santo padre Benedetto XVI per la XLIII giornata mondiale delle comunicazioni sociali (24 maggio 2009), [ultima consultazione: 28.05.2021].

[6] Rocco, M., «Social ed evangelizzazione», in Leonianum (2019-2020), 7.

[7] Epicoco, L. M., Marta, Maria e Lazzaro. Tre meditazioni sui legami e l’amicizia, Perugia 2019, 33.

[8] Piccolo, G., Pensiero incompleto. Breve introduzione alle grandi domande della vita, Milano 2019, 79.

[9] Cf. Cantalamessa, R., Povertà, Milano 1996, 145-147.

[10] Manes, R. – Rogante, M., Giona e lo scandalo della tenerezza di Dio, Assisi 2017, 121.

[11] Benedetto XVI, papa, Lettera enciclica Deus caritas est del sommo pontefice Benedetto XVI ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, alle persone consacrate e a tutti i fedeli laici sull’amore cristiano (25 dicembre 2005), [ultima consultazione: 28.05.2021].

[12] Francesco, papa, Esortazione apostolica Evangelii gaudium del santo padre Francesco ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, alle persone consacrate e ai fedeli laici sull’ annuncio del vangelo nel mondo attuale (24 novembre 2013), [ultima consultazione: 28.05.2021].

[13] Cf. <https://www.youtube.com/watch?v=dC2JNEuYc0s>, [ultima consultazione: 28.05.2021].

[14] Cf. <https://www.weca.it/tutorial/le-community-dallon-line-allon-life-cambia-la-rete-cambia-la-pastorale/>, [ultima consultazione: 28.05.2021].

[15] Sinodo dei Vescovi, La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Lineamenta, Città del Vaticano 2011, 99.

[16] Assemblea Generale dei Vescovi italiani, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il primo decennio del Duemila, Milano 2001, 93.

[17] Sinodo dei Vescovi, I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Documento finale, Città del Vaticano 2018, 145-146.

[18] Sinodo dei Vescovi, I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Documento preparatorio e questionario, Torino 2017, 63.

[19] Savagnone, G., Comunicazione. Oltre il mito e l’utopia. Per una cultura conviviale, Milano 1997, 95.

[20] Peyron, L., Incarnazione digitale. Custodire l’umano nell’infosfera, Torino 2019, 9.17.

[21] Matteo, A., Pastorale 4.0. Eclissi dell’adulto e trasmissione della fede alle nuove generazioni, Milano 2020, 12.

[22] Cf. LG 17: «A ogni discepoli di Cristo incombe il dovere di diffondere, per parte sua, la fede».

[23] Lambiasi, F. – Tangorra, G., Gesù Cristo comunicatore. Cristologia e comunicazione, Milano 1997, 72.

[24] Ibid., 124.

[25] Conferenza Episcopale Italiana, Comunicazione e missione. Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa, Città del Vaticano 2004, 79.

[26] Cf. Francesco, papa, Esortazione apostolica post-sinodale Christus vivit del santo padre Francesco ai giovani e a tutto il popolo di Dio (24 marzo 2019), 86-90, [ultima consultazione: 28.05.2021].

[27] Agagliati, G., Poche chiacchiere! Come Comunicare in parrocchia, Torino 2018, 72.

[28] Spoletini, D., Don Alberione. Comunicatore del Vangelo, Roma 2003, 37-38.

[29] Esposito, R. F., ssp [cur.], Carissimi in san Paolo. Lettere, articoli, opuscoli, scritti inediti tratti dal bollettino interno «San Paolo» e dall’archivio generalizio (1933-1969), Milano 1971, 192.

[30] Paolo VI, papa, Discorso di Paolo VI ai partecipanti al capitolo generale della pia società san Paolo (28 giugno 1969), [ultima consultazione: 28.05.2021].

[31] Viganò, D. Edoardo, «Prefazione», in Gori, N., Un genio dell’informatica in cielo. Biografia del Servo di Dio Carlo Acutis, Città del Vaticano 2016, 5-6.

[32] Cf. Gori, N. [cur.], Eucaristia. La mia autostrada per il Cielo. Biografia di Carlo Acutis, Milano 2007, 57-61.

[33] Peyron, L., Incarnazione digitale. Custodire l’umano nell’infosfera, 125-126.

[34] Baragli, E. [tr.], L’istruzione pastorale “Communio et progressio”, Roma 1971, 127.

[35] Carletti, F., «Creatività pastorale, frutto del discernimento», in Diocesi Suburbicaria di Albano, Creativi per fare. Il discernimento all’opera, Albano Laziale 2019, 73.

 

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