L’era digitale, un cambiamento d’epoca.

Introduzione

Nel “Secondo racconto della creazione”, la Terra è ancora spoglia poiché né c’era stata pioggia, “né vi era l’uomo per coltivare il suolo, per far salire l’acqua dai canali e irrigare tutta la superficie.” Più di duemila anni dopo, il filosofo ateo Karl Marx individuerà nella “produzione della vita materiale” ciò che “umanizza” l’uomo e lo differenzia dagli animali. Il lavoro è una dimensione centrale della vita dell’uomo, che attraversa tutta la sua storia e la caratterizza: da capanne ha costruito grattacieli, dalla raccolta di frutta ha creato immense produzioni industriali di cibo, dall’impossibilità di traversare l’oceano è atterrato sulla Luna. Tutto questo grazie alla sua intelligenza e alla sua tecnica.

Oggi il nostro mondo è dominato dalla tecnica, tanto che Heidegger nel 1954 pubblicò il saggio “La questione della tecnica”, in cui, però, dava un taglio fortemente filosofico, più che scientifico, alla tematica. Questa tecnica è stata capace di semplificare e spesso giungere in aiuto dell’uomo (basti pensare allo sviluppo delle tecnologie mediche avvenuto in questi anni), ma è stata altrettanto capace di creare mostruosità (basti pensare all’attacco chimico di Ghūṭa). Allora, oggi più che mai, in quella che il Papa definisce più che un’epoca di cambiamento un cambiamento d’epoca, bisogna, perciò, che l’uomo impari a “far salire l’acqua dai canali” senza però essere tentato di costruire una nuova “Torre di Babele” (di cui troviamo un eloquente rappresentazione sulla copertina dell’omonimo album di Edoardo Bennato del 1976), tenendo sempre ben presenti vantaggi e svantaggi della tecnica; in quest’articolo cercherò di affrontare alcune tematiche, particolarmente calde, di questa “quarta rivoluzione industriale”.

 

Padre e figlio di una famiglia siriana orribilmente mutilati durante la guerra, saranno provvisti di speciali protesi una volta sbarcati in Italia.

 

Edoardo Bennato immagina la torre di Babele come una escalation di armi belliche, a partire dalla clava fino all’arma atomica.

 

Video live de “La torre di Babele”: la tecnologia non è ciò che permette all’uomo di migliorare la sua esistenza o esprimere la sua personalità, ma serve per “Strappare tutti i segreti alla natura” e, “guerra dopo guerra”, “conquistare tutto quello che è ancora da conquistare.

 

 

  • Dove parliamo? La “quarta rivoluzione industriale”

1.1 Schwab: “La quarta rivoluzione industriale”

Anzitutto dobbiamo capire “dove” parliamo. Schwab ha pubblicato nel 2016 un’opera dal titolo “La quarta rivoluzione industriale”, in cui illustra i caratteri fondamentali di un momento di cambiamenti senza precedenti nella storia dell’umanità. Secondo Schwab questa quarta rivoluzione industriale ha i suoi punti focali:

  • nella velocità: “diversamente dalle rivoluzioni industriali precedenti, che hanno avuto luogo a una velocità lineare, quella attuale sta avvenendo a una velocità esponenziale. Ciò trova il suo fondamento nella natura eterogenea del mondo in cui viviamo, che è costantemente interconnesso
  • nella portata e intensità: “la trasformazione si fonda sulla rivoluzione digitale e combina diverse tecnologie […] Suddetto cambiamento non riguarda solo il “che fare” e il “come”, ma anche il “chi” siamo.
  • nell’impatto sui sistemi: “Questo aspetto riguarda la trasformazione di interi sistemi, Paesi, aziende, settori e le società in generale.

Ci troviamo quindi di fronte a un cambiamento di portata esponenziale, che richiede all’uomo di rivedere la concezione del mondo che ha avuto fino a questo momento. Ormai la realtà digitale non è più “un’altra realtà”, ma entra a pieno titolo nella realtà effettiva, e chi non la accetta rischia di rimanere tagliato fuori. Ogni giorno ci rendiamo conto di come, sempre maggiormente, la tecnologia sta sostituendo l’uomo nelle sue mansioni routinarie e più agevolmente codificabili; ma più che concentrarci su ciò che stiamo perdendo, dovremmo cercare di cogliere gli aspetti positivi che da questa realtà possono scaturire, come un incremento delle capacità di problem solving, di adattabilità e creatività e tutte le altre attività in cui le macchine non possono sostituire l’uomo.

 

1.2  “Biosfera” e “infosfera”

La più grande trasformazione, immediata e di carattere quotidiano, è quella che siamo perennemente connessi e interconnessi con tutto il mondo. Floridi, nel 2017, affermava che oggigiorno ci sia bisogno di parlare di una “infosfera” (oramai parte integrante a pieno titolo della “biosfera umana”), generata dalle ICT (Information and Communication Technologies), ossia “tecnologie riguardanti i sistemi integrati di telecomunicazione (linee di comunicazione cablate e senza fili), i computer, le tecnologie audio-video e relativi software, che permettono agli utenti di creare, immagazzinare e scambiare informazioni.”. Il compito dell’uomo, di fronte a questa immensità di informazioni, è quello di non lasciarsi trasportare verso un mondo anche a lui non totalmente conosciuto, ma di prendere il controllo di questo “cervello collettivo”, che in continuazione produce informazioni e le mette a disposizione di tutti coloro che hanno la possibilità di connettersi, di imparare a percorrere questa, riprendendo la definizione di De Kerckhove,“superstrada elettronica”, che ha totalmente vinto su tutte le altre vie di comunicazione.

 

1.3 Le ICT: limitazioni e pericoli

Le ICT stanno portando a una vera e propria “trasformazione antropologica”, in quanto sono capaci di mettere in comunicazione nello stesso momento le parti più disparate del globo, e, perciò, di mettere in comunicazione aspetti culturali estremamente diversi tra loro. Questa elaborazione e trattamento delle informazioni che aprono tutti coloro che si connettono a un universo di informazioni, sono le migliori risorse che le ICT ci possono offrire, ma c’è da considerare che non tutti possono fruire di queste vie di comunicazione, oltre che per motivi economici, spesso anche per motivi culturali; argomento trattato, tra l’altro, anche dal neo-rieletto presidente della Repubblica, che, durante il giuramento dinanzi al Parlamento, ha tenuto un discorso sulla dignità dell’uomo e ha parlato di come i divari (fra cui quello tecnologico) costituiscano “il freno di ogni prospettiva di crescita”! Basti pensare a un anziano che deve ritirare qualcosa in Posta, ma non ha conoscenze e abilità sufficienti per prendere un appuntamento tramite applicazione e è così costretto a fare anche un’ora di fila in piedi e esposto all’intemperie, realtà con cui mi sono imbattuto diverse volte svolgendo il mio servizio con la Comunità di Sant’Egidio. Altra caratteristica da considerare è quella delle fake news. Purtroppo l’internet spesso lascia spazio a notizie false, che trovano nella rete un’opportunità di avere forti risonanze, un po’ come se le “chiacchiere da bar”, che prima restavano confinate, per l’appunto, nel bar, ora approfittino dell’interconnessione e della facilità della comunicazione per diffondersi e incrementarsi, usando la rete come un’enorme cassa di risonanza (come afferma Reyes in “I social network, polarizzazione e democrazia: dall’incanto al disincanto”): così facendo, più che entrare in un luogo dove si possa mettere in discussione la propria idea, si escludono tutti coloro che non la pensano come noi e si creano spazi virtuali per gruppi con gusti e credenze condivise. Inoltre, la possibilità di condividere sulla propria pagina social network ogni post, porta spesso alla condivisione affrettata di notizie che neanche abbiamo letto integralmente!

Al minuto 03:21 di questo video abbiamo un chiaro esempio di pagine che diffondono fake news.

https://attivissimo.blogspot.com/search?q=creare+una+fake+news&max-results=20&by-date=true

A 07:00 del video presente a questo link abbiamo un esempio chiaro di come si diffondano le fake news.

 

  • Con chi parliamo? “Nativi” e “immigrati” digitali.

Secondo interrogativo che dobbiamo porci quando trattiamo il mondo digitale è con chi stiamo parlando? Prensky, nel 2001, scrive il saggio “Nativi digitali, immigrati digitali”, in cui, per l’appunto fa la tanto contestata distinzione fra nativi e immigrati del digitale. Per nativi digitali vengono considerate quelle persone nate dopo il 1985, che hanno vissuto in costante contatto colla tecnologia e collo sviluppo tecnologico del XX secolo.

 

2.1 “Menti ipertestuali”

Questo ha portato un ulteriore disparità, oltre a quella canonica dovuta alle generazioni, tra educati e educatori. Gli educatori, in primis gli insegnanti, si sono ritrovati a dover rielaborare non tanto “ciò” che bisogna insegnare, quanto il “come” insegnarlo: citando lo stesso Prensky bisogna “imparare nuovi modi per fare cose vecchie”. La caratteristica più rappresentativa del nuovo “linguaggio” dei nativi digitali è quello delle menti ipertestuali. La Treccani riporta questa dizione di Ipertesto: “In informatica, testo organizzato in un insieme di moduli elementari che ne rende possibile la lettura, integrale o parziale, secondo diversi percorsi logici (ciascuno dotato di autonomia di significato), scelti dal lettore in base a sue personali esigenze.”. Per comprendere meglio il significato di questo lemma, consultiamo anche “L’enciclopedia per ragazzi”, sempre della Treccani: “Un ipertesto è un testo che non deve essere letto necessariamente dall’inizio alla fine, bensì secondo diversi percorsi.”, ancora “La maggior parte dei testi e documenti che conosciamo (e può trattarsi di romanzi, film o brani musicali) sono sequenziali. Devono cioè essere letti (o visti, o ascoltati) seguendo un ordine preciso. Dalla prima all’ultima pagina, nel caso di un libro. Un ipertesto, come un qualunque sito web, è invece costituito da un insieme di elementi, pagine di testo od oggetti multimediali che possono essere consultati nell’ordine scelto dallo stesso lettore. Ordine che può cambiare ogni volta che il lettore ritorna a consultare quel testo.”. Praticamente, un ipertesto si differenzia da un testo sequenziale in quanto si può passare da un punto a un altro senza perdere il filo del discorso.

 

2.2 Lost in navigation

Ma questa acquisizione ha portato alla perdita della capacità di restare per molto tempo concentrati su un solo argomento e su contenuti scritti e orali. Alcuni docenti hanno definito la portata dell’attenzione degli studenti comparandola a quella di un moscerino; ciò è sostenuto anche da quanto dimostrato da uno studio Microsoft: la durata dell’attenzione è passata dai 12 secondi del 2000 agli 8 del 2013, scendendo al di sotto di quella dei pesci rossi che è invece di 9 secondi. Uno studio della Stanford University ha dimostrato che questa scarsa capacità di attenzione comporta difficoltà anche quando bisogna distinguere tra notizie vere e false: il 52% dei ragazzi ha ritenuto che un video sgranato fosse utilizzabile come prova per contestare il risultato delle elezioni primarie democratiche americane del 2016. In mezzo all’infinità di informazioni a cui si può accedere, per un popolo così “distratto”, perciò, c’è il serio rischio di perdersi. Ma questo non è l’unico rischio a cui bisogna prestare attenzione: la cosiddetta Generazione Z, quella che ha vissuto sulla propria pelle, la digitalizzazione del XX secolo, è predisposta anche a altri rischi, che ci vengono elencati nell’opera “The New Millennium Learners: Challenging our Views”, da Pedró:

  1. Aumento del “cyberspazio” a prezzo del crescente isolamente fisico.
  2. I momenti dedicati all’attività digitale aumentano e sovrastano anche quelli che dovrebbero essere dedicati al riposo.
  3. Le risposte immediate sono la norma anche nella comunicazione personale.
  4. Si preferiscono messaggi multimediali a messaggi testuali.

simpatico spot dell’UE

2.3 Multitasking

Il costante contatto con apparecchiature multimediali, quindi, ha portato i nativi digitali a avere un’attenzione divisa e a facilitare, in questo modo, il saper operare in multitasking. Il multitasking è la capacità di compiere due attività contemporaneamente e si è sviluppato in maniera esponenziale con il rapido progresso tecnologico e digitale della nostra epoca. Il multitasking comporta aspetti negativi, quali l’incapacità di un’alta concentrazione e l’aumento di stress, che possono portare a un maggior rischio di depressione e ansia, e a risultati qualitativamente inferiori. Ciò nasce, però, soprattutto a causa della mancanza di abitudine a operare in multitasking. Infatti, uno studio di Sarayu Caulfield e Alexandra Ulmer ha dimostrato che ragazzi abituati a operare con mezzi digitali sin dalla prima infanzia, e perciò abituati a lavorare in multitasking, riescono a produrre migliori risultati in ambienti con distrattori che in ambienti privi di quest’ultimi. Un ulteriore filone di studi sta prendendo in considerazione gli effetti della combinazione di compiti motori e compiti cognitivi: lo studio ha infatti coinvolto pazienti con malattia di Parkinson e anziani in salute e ha dimostrato che svolgendo compiti cognitivi mentre erano impegnati a pedalare, i loro risultati tendevano a migliorare rispetto a quando le attività venivano svolte in una stanza tranquilla. Questo ha anche una spiegazione fisica: operare in multitasking tende, cerebralmente, a un rilascio di dopamina, norepinefrina ed epinefrina che migliorano la velocità e l’efficienza del cervello, in particolare nei lobi frontali. Anche secondo Jenkins, come argomenta nel suo saggio “Culture partecipative e competenze digitali. Media education per il XXI secolo.”, questa divisione tra attenzione e multitasking non va vista come un’opposizione e va invece cercato un punto di incontro per poter permettere di sviluppare nuove abilità.

 

  • Come parliamo? Nuove esigenze di comunicazione

lI superamento delle barriere geografiche fa nascere il bisogno di una nuova lingua, “una lingua franca, trasversale rispetto alle altre culture, che consente la condivisione e la produzione di cultura”, la definiscono Rivoltella e Rossi nel saggio “Il corpo e la macchina”; esempio esplicativo di questo nuovo linguaggio è il “meme”. Questa è la definizione che ne riporta la Treccani: “singolo elemento di una cultura o di un sistema di comportamento, replicabile e trasmissibile per imitazione da un individuo a un altro o da uno strumento di comunicazione ed espressione a un altro”. Il termine fu coniato da Richard Dawkins nel 1976, ma non aveva ancora l’accezione digitale odierna. Sempre citando la Treccani: “I memi digitali sono contenuti virali in grado di monopolizzare l’attenzione degli utenti sul web. Un video, un disegno, una foto diventa meme quando la sua «replicabilità», che dipende dalla capacità di suscitare un’emozione, è massima.” Affinché un meme possa avere successo c’è bisogno che la sua comprensibilità sia massima: la maggior parte dei meme sono infatti in un inglese elementare e rappresentano un’immagine famosa o di immediata comprensione. Il meme è un input multimediale rapido che richiede pochissimi secondi di concentrazione affinché venga compreso e possa suscitare ilarità. Il successo di questa forma comunicativa risiede nella sua immediatezza che soddisfa, come già detto in precedenza, l’attenzione del “moscerino”, che preferisce non concentrarsi a lungo su uno stesso argomento.

 

Esempi di meme

 

 

Per concludere il discorso sulla comunicazione è importante ribadire che nella realtà digitale non abbiamo la stessa possibilità di comunicare che abbiamo nella realtà, in quanto non possiamo contare sulla comunicazione non verbale, che comprende gesti, mimica, …  e sul tono della voce, che può un determinato taglio a un discorso o anche il suo opposto.

 

  • Etichette

Mi vorrei soffermare brevemente sulla dizione di nativi e immigrati digitali che ho usato ricorrentemente. La distinzione tra nativi e immigrati digitali rischia di diventare una classificazione e un preconcetto o etichetta; questo discorso è strettamente legate al discorso sulle generazioni e proprio per questo mi vorrei soffermare sulla distinzione operata da Gabriele Qualizza che pone l’accento su “collocazione”, ossia “una condizione di fatto, che accomuna quanti hanno il medesimo posizionamento in relazione al processo storico e dunque sono esposti a influenze culturali dello stesso tipo: una situazione in cui “ci si trova” ” e su legame, ossia “un orientamento comune, cioè in una partecipazione consapevole alle trasformazioni che investono il proprio tempo.” Solo avere un “legame” colla propria generazione porta a una “generazione effettiva”, ossia a un partecipazione piena. Tutto ciò per ribadire quanto le etichette siano solo etichette e sarebbe più lecito parlare di “attitudine digitale”.

 

Conclusione

L’evoluzione dell’uomo, sia essa economica, sociale, culturale, passa sempre attraverso il lavoro, che punta a migliorare le sue condizioni di vita e a permettergli una sempre più completa reaIizzazione. Lo sviluppo odierno della tecnica ha portato con sé molte innovazioni positive, ma al tempo stesso molti pericoli e rischi. Le nuove tecnologie ci pongono di fronte a un mondo in continua evoluzione e che porta, perciò, sempre nuove sfide, anche solo per la capacità di rimanere aggiornati. Acquisire una buona attitudine digitale, perciò, non è indispensabile solo per fini lavorativi e per poter fruire in maniera migliore della “infosfera”, che è ormai una realtà concreta e inscindibile della nostra vita quotidiana, ma anche per essere attuali e poter operare cristianamente nell’oggi, in quanto, un uomo che non partecipa alla realtà digitale, non partecipa a una parte della realtà effettiva! È perciò indispensabile incrementare la nostra conoscenza e essere capaci di restare al passo coi tempi, se si vuole essere veramente protagonisti di quella che non è un epoca di cambiamento, ma un cambiamento d’epoca!

 

Bibliografia

Autor, D.H. (2015). Why Are There Still So Many Jobs? The History and Future of Workplace Automation. «Journal of Economic Perspectives», 29/3, pp.3-30.

Ceruti, M. (2018). Il tempo della complessità. Milano: Raffaello Cortina Editore.

De Kerckhove, D. (1997). The skin of culture. Investigatig the new electronic reality. London: Kogan Page.

De Kerckhove, D. (2016). La rete ci renderà stupidi? Roma: Lit Edizioni.

Dominici, P. (2014). Dentro la società interconnessa. La cultura della complessità per abitare i confini e le tensioni della civiltà ipertecnologica. Milano: FrancoAngeli.

Floridi, L. (2017). La quarta rivoluzione. Come l’infosfera sta trasformando il mondo. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Heidegger. (1953). La questione della tecnica.

Jenkins, H. (2010). Culture partecipative e competenze digitali. Media education per il XXI secolo. Milano: Guerini e Associati.

La Sacra Bibbia. (1968). Edizioni Paoline, Gen. 2, 5-6.

Marx, K. (1867).  L’ideologia tedesca, trad. it. di F.Codino, Editori Riuniti, Roma 2000

OECD (2003). Promise and Problems of E-Democracy. Challenges of online citizen engagement. Paris: OECD Publishing.

Pedró, F. (2006). The New Millennium Learners: Challenging our Views on ICT and Learning. Paris: CERI-OECD.

Prensky, M. (2001). Digital Natives, Digital Immigrants. Part I. «On the Horizon», 9/5, MCB University Press, pp.1-6.

Qualizza Gabriele. (2020). Migrazioni digitali: da Facebook a Instagram. Innovazioni, we sense generazionale e partecipazione in rete. In Di fronte al futuro. I giovani e le sfide della partecipazione. a cura di Giovanni Delli Zotti e Gabriele Blasutig. L’Harmattan italia.

Reyes, J.M. (2018). Social network, polarizzazione e democrazia: dall’entusiasmo al disincanto.

Rivoltella, P.C. (2008). La comunicazione nell’era digitale. Prospettive di intervento formativo. Relazione all’Incontro Mondiale delle Facoltà di Comunicazione delle Università Cattoliche. Pubblicazione online: http://images.comune.savona.it/IT/f/ServiziSociali/la/lacomunicazionedigitale.pdf.

Rivoltella, P.C. (2012). Apprendere al tempo dei media digitali: comportamenti, apprendimenti e competenze delle giovani generazioni. «LEND – Linguistica e Nuova Didattica», 1-2012, pp.1-9.

Rivoltella, P.C., Rossi, P.G. (2019). Il corpo e la macchina. Tecnologia, cultura, educazione. Brescia: Editrice Morcelliana.

Schwab, K. (2016). The Fourth Industrial Revolution. New York: Crown Business.

Suerz, M. (2015). L’agire comunicativo tra processi di democratizzazione, partecipazione e trasparenza. La conquista di una democrazia “di massa” nell’era della società dell’informazione. «Tigor: rivista di scienze della comunicazione e di argomentazione giuridica», VII/2-2015, pp.59-71.

 

Sitografia

https://www.osservatoreromano.va/it/news/2020-08/guida-al-discernimento-nel-cambiamento-d-epoca.html

https://www.theguardian.com/world/2013/sep/02/syria-crisis-french-intelligence-assad

https://www.ilmessaggero.it/mondo/bimbo_simbolo_guerra_siria_arriva_italia_cure_a_bologna-6452558.html

https://www.treccani.it/enciclopedia/ict_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/

https://www.huffingtonpost.it/politica/2022/02/03/news/mattarella_dignita_-8652635/

https://www.treccani.it/enciclopedia/ipertesto/

https://www.treccani.it/enciclopedia/ipertesto_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/

https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/teen/2020/08/03/generazione-z-vocabolario-minimo-per-capire-lo-slang-dei-ragazzi_fa541e35-09f5-4c30-b471-0dcbb153738e.html

https://www.stateofmind.it/tag/multitasking/

https://www.treccani.it/vocabolario/meme_%28Neologismi%29/




Testimoniare la verità con responsabilità nel digitale

Testimoniare la verità con responsabilità nel digitale non è facile. Il mondo del digitale è talmente grande che bisogna imparare a saper discernere con responsabilità come abitarlo. È un ambiente vasto dove come in tutti gli ambienti vanno abitati in modo sapiente per testimoniare la verità con responsabilità anche perché oggi siamo sempre connessi 24 ore su 24. Noi cristiani abitiamo questo ambiente, ma come? Papa Francesco nel suo messaggio per la 55esima giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, scrive: «Tutti siamo «chiamati a essere testimoni della verità: ad andare, vedere e condividere». Provare a raggiungere le persone li dove sono»[1]. Il messaggio è ben sintetizzato nel seguente video:

 

Responsabilità nel testimoniare nel web

Per testimoniare con responsabilità dobbiamo saper discernere quello che si deve o non si deve dire, ciò che si deve o non deve condividere, perché il virtuale è reale, tutto quello che condividiamo parla di noi e tutto quello che scriviamo ci rappresenta. È interessante il seguente video, è per bambini, ma è molto utile anche per noi adulti che condividiamo notizie senza avere un criterio. Il papa richiama proprio a questa attenzione, infatti nell’enciclica Fratelli Tutti scrive: I valori della libertà, del rispetto reciproco e della solidarietà possono essere trasmessi fin dalla più tenera età. […] Anche gli operatori culturali e dei mezzi di comunicazione sociale hanno responsabilità nel campo dell’educazione e della formazione, specialmente nelle società contemporanee, in cui l’accesso a strumenti di informazione e di comunicazione è sempre più diffuso»[2].

Viviamo il digitale

In questo tempo dove ci ha visti ancora più connessi per via dello lockdown, a causa del covid-19, ci siamo resi conto che si ha bisogno di imparare, di educarci ad abitare questo nuovo continente. Noi cristiani dobbiamo chiederci come testimoniare la nostra fede, come annunciare la buona notizia nel web, come catturare l’attenzione delle migliaia di folle che scorrono il loro tempo sui social?
Nel web, il nostro testimoniare la verità con responsabilità, sicuramente deve essere un messaggio che deve essere forte, semplice. Deve far porre delle domande e spingere l’interlocutore ad entrare in dialogo con colui che ha postato un’immagine, un video sui social.

Testimoniare la verità con responsabilità
Testimoniare la bellezza che solo il Creatore può regalare

Testimoniare la verità

In questo tempo la Chiesa si è aperta al digitale abbiamo avuto diverse dirette con preghiere, “celebrazioni eucaristiche” e altri momenti per cercare di essere presenti in questo tempo. Sicuramente è stato un supporto ma c’è ancora molto da fare perché si parli di Pastorale digitale. Pastorale deriva dal termine Pastore e il pastore va incontro al suo gregge e lo raduna. A questo siamo chiamate a essere portavoce testimoni di un messaggio di speranza e amore anche in questo tempo difficile. Si può cominciare a parlare di pastorale digitale nel momento in cui crediamo che i mezzi di comunicazione fanno in modo di continuare la nostra vita in modo naturale, alcuni esempi li vogliamo raccontare.

L’importanza dei mezzi di comunicazione

Riportiamo due video testimonianza sull’importanza dei mezzi di comunicazione, e di quanto se n’è capita l’importanza in questo tempo di pandemia. Questo ci spinge a comprendere che per restare vicine a tutte le persone amiche e famigliari che per qualsiasi motivo sono lontani l’uno dall’altro, questi mezzi ci aiutano a sentirci più vicini.

I mezzi inoltre aiutano ad approfondire la propria fede, a cercare delle risposte anche qui abbiamo una piccola testimonianza

Imparare a raccontarsi: per testimoniare la verità con responsabilità

Tenendo presente il video provocazione fatto per bambini, ci fa comprendere che sentiamo il bisogno di raccontarci e di cercare storie. Questo mondo affascinante ci fa comprendere quanto sia importante essere veri e comunicare il bisogno di raccontarsi, di “rivestirsi” di storie per custodire la propria vita. Non tessiamo solo abiti, ma anche racconti: infatti, la capacità umana di “tessere” conduce sia ai tessuti, sia ai testi. Le storie di ogni tempo hanno un “telaio” comune: la struttura prevede degli “eroi”, anche quotidiani, che per inseguire un sogno affrontano situazioni difficili, combattono il male sospinti da una forza che li rende coraggiosi, quella dell’amore. [3] Così leggiamo nell’articolo dell’Avvenire del 24 gennaio 2020.

A tal proposito ci si è mossi in tante direzioni: vediamo la testimonianza dei genitori di suor Joaquina che parlano di come hanno vissuto la vocazione della loro figlia.

Potremmo dire che si può parlare di pastorale famigliare digitale dove si comincia a raccontarsi attraverso le proprie famiglie per allargare piano piano anche ad altre realtà.

Testimoniare questo è far comprendere come abitare questo mondo per non restare solo delle vetrine ma che diventi luogo per attestare che si può comunicare in modo positivo anche in questo luogo. Questa esperienza ci fa comprendere come questi mezzi non sono solo mezzi che fanno diventare delle isole solitari ma che aiutano nella vicinanza…

Testimoniamo con delle risposte

Il secondo video che abbiamo inserito nel nostro articolo era provocatorio e abbiamo chiesto come viviamo nel digitale. Come testimoniare la verità con responsabilità nel digitale ci sono giunte queste risposte che inseriamo di seguito:

Testimoniare la verità con responsabilità - Testimonianza

Testimoniare la verità con responsabilità - TestimonianzaTestimoniare la verità con responsabilità - Testimonianza

Cos’è la verità

La verità cos’è? Lo chiedeva Pilato a Gesù!!! Il Signore è stato molto esplicito la verità è lui stesso che la testimonia, ma oggi cosa si intende per verità? Quale concetto abbiamo? A chi ci rivolgiamo per capire che cos’è la verità? Oggi siamo chiamati a testimoniare la verità con responsabilità nella vita quotidiana dove incontriamo la gente più disparata la quale è in cerca di verità. C’è un cantante di fama internazionale che ha scritto una canzone che secondo noi è molto provocatoria dove parla di verità e lancia diverse identità che oggi diamo alla verità. Ascolta e lascia un commento su quello che secondo te è la verità.

Joaquina Heredia Molina
Palma Mandorino

Diritti di autore

I video sono di nostra proprietà – realizzati a fini pastorali -; non possono essere utilizzati in altri lavori senza una richiesta esplicita all’autore.
Joaquina Heredia Molina

L’immagine è di proprietà – realizzati a fini pastorali -; non può essere utilizzata in altri lavori senza una richiesta esplicita all’autore.
Palma Mandorino

Questo articolo è stato sviluppato nel laboratorio di pastorale digitale del corso Come si fa un Sito Web II  (CS1011) svolto presso il Pontificio Università Urbaniana con professori Petricca ed Ammendolia, è a stretto utilizzo pastorale e laboratoriale.


Bibliografia e sitografia

[1] Francesco, messaggio per la 55ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali, «Vieni e vedi» (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono, in http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20210123_messaggio-comunicazioni-sociali.html (Consultato 24.01.2021).
[2] Francesco, Lettera Enciclica Fratelli Tutti, Editrice Àncora, Milano 2020, n. 114.
[3] https://www.avvenire.it/papa/pagine/giornata-delle-comunicazioni-sociali-2020

Per video e immagini ho utilizzato i seguenti link, partendo dall’immagine in evidenza:
https://pixabay.com/it/illustrations/social-media-sociale-marketing-5187243/
https://www.youtube.com/watch?v=xQfsGof-3us
https://www.youtube.com/watch?v=Xap5H36DXsw&t=611s
https://www.youtube.com/watch?v=oo67Yp5hbmM

Successivamente l’immagine sulla bellezza, le varie testimonianze e i video testimonianza sono state realizzati da noi o da collaboratori.




Metodo del discernimento, per me Anglicana

Hureem Salas

(Chiesa Anglicana)

La profezia della Bibbia “negli ultimi tempi, la conoscenza aumenterà” è stata adempiuta

Viviamo negli ultimi tempi, sui quali Gesù ha detto che verrà presto, per regnare per sempre.

(Apocalisse11:15)  Poi il settimo angelo suonò la tromba e nel cielo si alzarono voci potenti, che dicevano: «Il regno del mondo è passato al nostro Signore e al suo Cristo[2] ed egli regnerà nei secoli dei secoli».

Quando nacque Gesù Cristo, pochissime persone sapevano che era arrivato il Salvatore del mondo. Quando verrà di nuovo, non ci saranno dubbi su chi sia. Nessuno conosce l’ora esatta in cui Gesù verrà di nuovo (Matteo 24: 36). Il Signore ci ha anche dato diversi segni per farci sapere quando la Sua venuta è vicina. Nell’Antico Testamento un angelo disse al profeta Daniele uno dei segnali riguardanti la fine dei tempi che è “la conoscenza aumenterà”

(Daniele 12:4) Tu, Daniele, tieni nascoste queste parole e sigilla il libro sino al tempo della fine. Molti lo studieranno con cura e la conoscenza aumenterà”.

Oggi stesso possiamo vedere adempiere la profezia. Il nostro mondo oggi è innegabilmente digitale. Le nuove tecnologie – dai social media e sistemi GPS all’intelligenza artificiale e ai dispositivi intelligenti – rendono il pianeta in cui abitiamo irriconoscibile anche da vent’anni fa. Ha rivoluzionato il nostro mondo e ha reso le nostre vite più facili, più veloci, migliori e più divertenti. La tecnologia viene implementata in quasi tutti gli aspetti delle nostre vite e funzioni aziendali. Quindi abbracciarlo e imparare come usare la tecnologia in qualunque cosa facciamo è molto importante e raccomandato.

La chiesa sta usando piattaforme digitali per diffondere il messaggio del Regno di Dio

Nel nuovo testamento, lo scopo principale di Gesù sulla terra era diffondere la buona notizia sul regno di Dio. Quando stava tornando in paradiso, affidò questo compito ai suoi discepoli per diventare il suo testimone di tutta la terra.

(Atti 1:8) Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra».

Oggi la chiesa di Cristo sta usando la tecnologia per diffondere il Vangelo, usando molti strumenti digitali per comunicare in varie lingue, in tutto il mondo. Le chiese stanno abbracciando il cambiamento, incluso l’uso della tecnologia nei loro servizi, li aiuta a prosperare e crescere. La chiesa d’Inghilterra ha formato il gruppo digitale nel dipartimento delle comunicazioni, per sviluppare l’approccio della Chiesa d’Inghilterra al web, ai social media e alla più ampia innovazione tecnologica [1]. Le quattro aree chiave di lavoro focalizzate sono: Evangelismo, Discepolato, Condividere il buon lavoro delle chiese e Sviluppare campagne in momenti chiave dell’anno cristiano come la Quaresima, l’Avvento e il Natale. Ha incoraggiato la chiesa a condividere la Buona Novella di Gesù Cristo nell’era digitale.

D’altra parte, l’uso sbagliato dei social network sta avendo risultati negativi sulla vita nella realtà

Da un lato l’automazione ci ha aiutato nell’apprendimento e nel progresso della vita, dall’altro l’uso errato del mondo digitale sta avendo effetti dannosi sulla vita nella realtà. Il profeta Isaia disse

(Isaia 60:2) Infatti, ecco, le tenebre coprono la terra e una fitta oscurità avvolge i popoli; ma su di te sorge il Signore e la sua gloria appare su di te.

Molte piattaforme digitali sono state utilizzate per deviare le persone dalla verità. Il crimine informatico e la pirateria informatica fanno parte di questo Dark Web, che a volte include anche attività criminali (acquisto di droghe e armi illegali). Le giovani generazioni dei nostri giorni pensano che, perché, sono giovani e hanno accesso ai dispositivi digitali, quindi possono usarlo come vogliono, senza capire i risultati positivi e negativi delle loro vite. Ottenere istruzione e discernimento sull’uso della tecnologia è uno degli aspetti chiave per avanzare in modo sicuro in questo 21 ° secolo.

Oggi l’informazione e l’educazione su qualcosa possono diffondersi molto facilmente. Le notizie false vengono utilizzate per mettere in dubbio le menti delle persone, distruggere la reputazione di individui e organizzazioni dignitosi, dividere i gruppi l’uno contro l’altro e per molto altro ancora. Durante questo periodo i credenti possono stare al sicuro dalle notizie false, solo quando leggono la parola di Dio e la mettono in pratica nelle loro vite.

(Salmo 119:4-6) 4 Tu hai dato i tuoi precetti #perché siano osservati con cura. 5 Sia ferma la mia condotta #nell’osservanza dei tuoi statuti! 6 Non dovrò vergognarmi #quando considererò tutti i tuoi comandamenti.

è necessario sviluppare il discernimento digitale

I discepoli hanno chiesto a Gesù come andare avanti negli ultimi tempi? Disse Gesù

(Matteo 24:3-4) 3 Mentre egli era seduto sul monte degli Ulivi, i discepoli gli si avvicinarono in disparte, dicendo: «Dicci, quando avverranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine dell’età presente?» 4 Gesù rispose loro: «Guardate che nessuno vi seduca.

Gesù menzionò che la cosa principale è avere lo spirito di discernimento, al fine di distinguere tra verità e falso, bene e male.

(1 Giovanni 4:1) Carissimi, non crediate a ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio; perché molti falsi profeti sono sorti nel mondo.

Quindi il discernimento è la capacità di vedere nel mondo degli spiriti e di percepire il funzionamento di quel mondo degli spiriti. La Bibbia afferma che il discernimento degli spiriti è uno dei doni dello Spirito Santo (1 Corinzi 12: 10). Inoltre, il discernimento è uno degli attributi della Parola di Dio.

(Ebrei 4:12-13)12 Infatti la parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio, e penetrante fino a dividere l’anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore. 13 E non v’è nessuna creatura che possa nascondersi davanti a lui; ma tutte le cose sono nude e scoperte davanti agli occhi di colui al quale dobbiamo rendere conto.

Come possiamo sviluppare questo dono di discernimento in noi?

Dio è spirito, noi esseri umani siamo in forma fisica. Come può un essere fisico imitare un essere spirituale? Dio ha creato gli esseri umani a immagine di Dio

(Genesi 1:26) Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».

Anche se gli esseri umani sono creati a immagine di Dio. Ma quelle qualità dell’immagine di Dio, in esse, sono distrutte a causa del peccato. Per ripristinare la sua immagine nell’uomo, Dio ha mandato suo figlio in questo mondo, a dare sacrifico di sangue per la remissione dei loro peccati. Quando qualcuno accetta Gesù come loro salvatore, purifica i peccati dall’interno. Solo allora lo Spirito Santo può risiedere in loro. Ciò porta a condurre le vite sotto la direzione dello Spirito Santo, mentre Gesù si muoveva sotto la direzione dello Spirito Santo.

(Luca 4:1, 14)1 Gesù, pieno di Spirito Santo, ritornò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto per quaranta giorni, dove era tentato dal diavolo. 14 Gesù, nella potenza dello Spirito, se ne tornò in Galilea; e la sua fama si sparse per tutta la regione.

Grazie all’aiuto dello Spirito Santo, possiamo discernere il bene dal male, ci insegna tutte le cose

(Giovanni 14:26) ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto.

È anche importante comprendere gli effetti negativi del mondo digitale sulla nostra vita. L’impegno con la tecnologia sta iniziando molto giovane. Le tecnologie digitali hanno reso più difficile, dire sul compito e dedicare un’attenzione costante. Ciò interferisce con la produttività del lavoro. Le relazioni nella vita reale sono meno sopportabili. Valori morali come l’amore, la gioia, la pace e la fiducia vengono effettuati. Un maggiore isolamento è un effetto negativo sulla propria vita; il tempo dedicato all’utilizzo delle tecnologie digitali potrebbe essere impiegato in altri modi più creativi e produttivi. Aumenta radicalmente le aspettative di risposte istantanee, questo non è salutare. Il costante accesso alle forme digitali di comunicazione può essere travolgente. È diventato uno strapiombo sempre presente su tutti gli aspetti della vita. È più difficile distogliere lo sguardo dallo schermo per goderti la vita mentre sta accadendo. Non c’è via di fuga.

Inoltre, i giovani adulti si collegano a gruppi e attività sbagliati che lasciano la verità fornita dalla parola di Dio. Questo porta al ritiro spirituale o emotivo. Inoltre le persone inizieranno anche a non avere fame delle cose di Dio. Si ritirerà dalla chiesa, dal popolo di Dio e dalla Sua Parola. La maggior parte dei credenti è stata colpita dal ritirare e lasciare il “primo amore per il Signore” (Apocalisse 2: 4).

Cercano risposte sulle loro domande sulla vita su Internet o chiedono aiuto ai loro amici sui loro social network. Ma nessuna risposta concreta può essere trovata a parte la parola di Dio

(Salmo 16:11) Tu m’insegni la via della vita; #ci sono gioie a sazietà in tua presenza; #alla tua destra vi sono delizie in eterno.

A causa dei fallimenti della vita, il loro spirito diventa spezzato e schiacciato. Non sono in grado di sfondare emotivamente o spiritualmente, la tendenza naturale è quindi di diventare ancora più scoraggiati, fino al punto di arrendersi.

Il gruppo di studio della Bibbia online, ci mantiene forti nella nostra fede, in questa era digitale

In queste situazioni inquietanti, è responsabilità della chiesa mostrare a queste persone l’amore e la gentilezza di Dio usando le piattaforme digitali. Usando la tecnologia possiamo creare programmi educativi, dove possono conoscere la verità della parola di Dio e possono essere liberati dalle loro schiavitù.

(Giovanni 8:32) conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».

Le persone possono facilmente unirsi a gruppi di studio biblici online. Lo studio di gruppo è così efficace che Gesù lo ha usato per addestrare gli uomini che sarebbero stati conosciuti come gli apostoli (Luca 6:12). Ulteriori informazioni vengono conservate quando vi è un coinvolgimento attivo, quindi viene migliorata l’alfabetizzazione biblica. Applicazione e responsabilità portano comprensione che sposta la Parola di Dio dall’intelletto al cuore. La trasformazione è incoraggiata (Romani 12: 2) e le nostre vite sono cambiate. Diventa anche un luogo in cui celebrare le vittorie della vita, ottenere supporto nella preghiera, essere incoraggiati nei momenti difficili e mantenerci responsabili nella nostra crescita personale. Offre un tempo strutturato per concentrarsi su argomenti che soddisfano i nostri bisogni o interessi.

I credenti sono il corpo di Cristo (Romani 12: 5); come tale, siamo le sue mani e piedi sulla terra, quelli che continueranno il suo lavoro. In primo Corinzi 12: 4–12, Romani 12: 4–8 ed Efesini 4: 11–13 elencano i doni dati al Corpo. Gli studi biblici di gruppo sono dove molte persone iniziano a identificare ed esprimere quei doni.

Tramite l’aiuto di Dio, superiamo lo spirito di errore presente nel mondo

(1 Giovanni 4:4-6)4 Voi siete da Dio, figlioli, e li avete vinti, perché colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo. 5 Costoro sono del mondo; perciò parlano come chi è del mondo e il mondo li ascolta. 6 Noi siamo da Dio; chi conosce Dio ascolta noi, chi non è da Dio non ci ascolta. Da questo conosciamo lo spirito della verità e lo spirito dell’errore.

(1 Corinzi 15:57) ma ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo.

Possiamo essere trionfanti in ogni area della vita, se discerniamo il male dal bene.

 

[1] https://www.churchofengland.org/about/renewal-reform/digital-team