IL DISCERNIMENTO: RICONOSCERE, INTERPRETARE, SCEGLIERE COME PARADIGMA PER LA PASTORALE DIGITALE NELL’EPOCA DIGITALE

IL DISCERNIMENTO: RICONOSCERE, INTERPRETARE, SCEGLIERE COME PARADIGMA PER LA PASTORALE DIGITALE NELL’EPOCA DIGITALE

 

“Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono”

(1 Tess 5,21)

SAMALALI Antonio – Cristiano cattolico

Introduzione 

Se qualcuno mi domandasse cos’è il discernimento, risponderei in base a questo versetto “Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono” Infetti, discernimento è una arte che consiste nel sapere vivere. Oggi, più che mai viviamo in una epoca della complessità. L’aria che respiriamo ogni giorno in questa società dove ci troviamo e ci moviamo di modo relazionale.  Infatti, è fondamentale ricordare che teologiche «una vera comunicazione è sempre aperta, scruta ogni elemento, consiste nel riconoscere che siamo sempre alla ricerca di una maggiore conoscenza[1]»

 

  1. lo sguardo olistico concettuale del discernimento

Esistono molteplici discernimenti:vocazionale, discernimento spirituale, discernimento antropologico, discernimento digitale e così via. Però, tutte queste angolature trovano il loro senso nell’uomo, con l’uomo e per l’uomo. Il conoscere è un atto globale che integra tutta la persona[2].

Il concetto stesso del discernimento entrare nel ambito però, il termine il discernimento viene dal verbo greco Krìnein e latino cernere, significando una attività di valutazione e di distinzione, oppure, l’intensità dell’operazione. In altre parole, il discernerne significa vagliare, tra-scegliere, giudicare. Invece dal punto di vista biblico, il termine è declinato con i verbi diakrìnei e dokimàzein. Il primo significa separare, vegliare, valutare, selezionare; invece il secondo indica investigare, esaminare, approvare.

 

  1. il discernimento ecclesiale
    • Il discernimento nella scrittura

Troviamo tanti esempi su discernimento: Come mai questo tempo non sapete valutare” (Lc 12, 54); Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8, 31-32). Perciò con il salmista diciamo “lampada per i miei passi è la tua parola”. (Slam 105); “Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono” (1 Tes 5,21). Questa è una chiara dimostrazione della Scrittura come fonte del discernimento. Questa voce del Signore, abita anche nel suo cuore, nella sua mente perché «la coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità[3]»

 

  1. Itinerario del discernimento nell’ambiente digitale

La “disposizione interiore che emergere proprio dalla sensibilità, dai vari tipi di sensibilità”.  L’atteggiamento interiore e quella pratica, non sono inseparabile. Anzi, costituisce  “quell’esercizio ermeneutico che ci consente di cercare e trovare, di scoprire e dare un senso agli eventi disparati e frammentari della nostra esistenza[4]”.

In effetti, il pastore dell’ambiente digitali insieme alle pecore digitali devono vestirsi di grembiule delle “sensibilità pedagogico-propedeutiche”, come per esempio, sensibilità del pellegrino, intellettuale – l’ascolto della relata nella sua nudità, interrogandola senza pretesa dare una risposta preconfezionate.

 

  • Riconoscere

Riconoscere richiede alla persona che discernere alcuni atteggiamenti come il corago, veritieri e libertà interiore difronte alla realtà. Non solo questo, anche avere il coraggio e l’audacia in dare nome ai diversi sentimenti, emozioni che vita la vita personale stessa lo offre senza avere fredda in catalogare o aggettivare i diversi fenomeni o l’altro senza un maturo discernimento. Seguendo questo itinerario, sarà capace in cogliere il giusto in ogni situazione della vita.

Il riconoscere consiste in avere la capacità di essere consapervelo di tutto ciò che accade a fuori dell’uomo e a sua volta che ha incidenza nella sua vita. è riconoscere la realtà nella sua concretezza. È un momento in cui si ricorda il vissuto nella sua verità. Questo è il momento in cui chi desidera discernere, prima di formulare un qualsiasi giudizio, è invitato ad accogliere qualsiasi movimento interiore lo attraversi, per il fatto stesso che è quello che sta provando e non altro.

Il primo livello si tratta solo di constatare quello che è in me: riconoscere, per esserne consapevoli e non lasciarsi agire da emozioni, pensieri e sensazioni; solo così, successivamente nella seconda tappa, si potrà agire su di esse, grazie all’intelletto e alla volontà. Il modello biblico, è il giovane Salomone che chiede ‘semplicemente’ un cuore docile all’ascolto, capace di riconoscere quello che succede, accogliendo la realtà come si presenta e saper da qui operare scelte sapienti, avendo distinto il bene dal male.  Il discernimento è una medicina per guarire i «nostri sensi obesi, supernutriti d’un sacco di cibo-spazzatura e in pericoloso delirio d’onnipotenza, che stanno smarrendo la loro vocazione originaria, quella di consentirci di stabilire un rapporto con ciò che è vero, bello e buono. E quando i sensi perdono la loro identità noi stessi corriamo i rischi di perdere i sensi[5]».

 

  • Interpretare

Dopo di riconoscere la realtà nella sua concretezza, ora possono essere interpretati, compresi, a luce del Vangelo. Questo è un vero momento del discernimento delle ‘mozioni’ o tutto ciò che succede nel cuore umano. È il momento d’interpretare quello che si è riconosciuto alla luce della Parola di Dio. In questa fase, oltre alla memoria, la facoltà dell’intelletto permette di diventare sempre più lucidi rispetto a ciò che si è percepito.

Da riconoscere la valutazione nel discernimento che avviene necessariamente all’interno di una relazione personale con Gesù Cristo e nella sua sequela. Gesù è fonte e modello della nostra scelta.  Pertanto, il discernimento è un invito all’l’uomo a riconoscere la presenza di Dio nella sua vita, nel suo agire attraverso lo spirito buono, protagonista di tutto il nostro essere. Inoltre, il cammino del discernimento deve portarci all’amore verso gli altri.

Dal punto di vista tecnico, l’interpretazione della relata richieda una competenza, i criteri adeguando per non svolare nei propri modi di leggerne la realtà. Al stesso tempo, bisogna avere il coraggio, apertura sincera e autentica. Ma prima di tutto il riconoscimento dei propri limiti (culturale, psicologica, sociale.). solo cosi che il discernimento arrivare a cogliere i suoi frutti senza indugio. Se da una parte bisogna avere la coscienza dei suoi limite interiore dall’altra è necessario la libertà di azione.

 

3.3 Scegliere

La scelta è la terza tappa di questo itinerario. È una scelta accompagna dalla volontà, libertà e responsabilità. Infatti l’itinerario rappresenta un pellegrinaggio, faticoso ma gioioso. Non tutto chiaro perché siamo emerso nei nostri limiti umani però abbiamo anche alle per volare e arrivare dove il Signore ci chiede di andare. In questa ultima fase, l’uomo nella libertà, volontà e responsabilità sceglie, rispondendo a una chiamata divina, giungendo a una risoluzione, possibilmente precisa, puntuale e concreta.

La domanda fondamentale che deve rispondere è che cosa fare qui e ora, la sua risposta ha comporta anche la sua vita. Il discernimento digitale, è mettere in gioca la sua esistenza. Per questo diciamo che il discernimento ha due faccia una del come e l’altra del chi della vita. Per cristiano, il discernimento digitale, la scelta del ‘che cosa fare’ in concreto per il Regno di Dio presuppone la scelta dello stile di vita adottato da Cristo, la scelta del ‘come’ vivere che è proprio di Cristo. Questa scelta, a sua volta, comporta la scelta del `chi’, della persona di Cristo: si tratta della scelta di seguire Cristo, di stare con Lui, di servirlo da discepolo. Infine, essere nell’ambiente digitale deve avere come modello Gesù. Per questo il Papa Francesco, ci ricorda che «nella vita non è tutto nero su bianco o bianco su nero. No! Nella vita prevalgono le sfumature di grigio. Occorre allora insegnare a discernere in questo grigio»

 

Conclusione

“Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono” (1 Tss. 5,21). Questo è il discernimento digitale. Ogni situazione è una situazione, come dice Papa « non esistono semplici ricette[6]» È il compimento del Riconoscere, Interpretare, Scegliere.  Il discernimento è un cammino individuale ma al stesso tempo comunitario perché nessuno di noi è un fiume senza legame con il mare. Oggi, non basta solo le competenze tecniche ma bisogna anche quelle del Spirito capace di riconoscere “il falso nelle notizie false”. È una epoca in cui Fake news prende più spazio, fa più notizie. Queste, sono le nuove sfide e di difille comprensione frutto del «cambiamento epocale[7]». «Il Signore è attivo e all’opera nel mondo[8]». È necessario avere questa arte perché la nostra epoca «ha bisogno di questa sapienza per umanizzare tutte le sue nuove scoperte[9]» Seguire questo cammino, è «lasciarsi guidare dal Signore[10]»

 

 

Bibliografia

PIGHIN Claudio, Pastorale della comunicazione, evangelizzazione e nuova cultura dei media, Urbaniana University Press, Roma,

CENCINI Amedeo, I Passi del discernimento «…chiamati a formare le coscienze non a pretendere sostituirle

Enciclopedia di Pastorale Fondamenti, Piemmee,

VATICANO II Gaudium et spes

PAPA FRANCESCO, Amoris laetitia, Roma,

BENETO XVI, Luz do mundo, o Papa, a Igreja e os sinais dos tempos, Vaticana

[1] PIGHIN Claudio, Pastorale della comunicazione, evangelizazione e nuuova cultura dei media, Urbaniana University Press, Roma, 2004, p. 46

[2] Cf. Enciclopedia di Pastorale Fondamenti, Piemmee, 1992

[3] VATICANO II Gaudium et spes, Roma, 1965, n. 16

[4] Cfr. CENCINI Amedeo, I Passi del discernimento «…chiamati a formare le coscienze non a pretendere sostituirle», San Paolo, Milano, 2019, p.  16

[5] Cfr. CENCINI Amedeo, I Passi del discernimento «…chiamati a formare le coscienze non a pretendere sostituirle», p.  19

[6] PAPA FRANCESCO, Amoris laetitia, Roma, 2016, p 298

[7] Cfr. Il Discorso del Papa Francesco, Firenze, 10.11.2015

[8] Fake news riguarda la disinformazione diffusa online o nei media tradizionali. Informazioni infondate. La loro diffusione può rispondere a obiettivi voluti, influenzare le scelte politiche e favorire ricavi economici. (Papa Francisco).

 

[9]Cfr. VATICANO II Gaudium et spes, n. 15

[10] Cfr. BENETO XVI, Luz do mundo, o Papa, a Igreja e os sinais dos tempos, Vaticana, 2011, p. 22




I GIOVANI, LA FEDE, IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE E IL WEB

Se guardiamo a quanto ci attende dietro l’angolo del tempo possiamo immaginare che la pervasività del Web sin dall’inizio della vita costringerà la società a strutturarsi diversamente in alcuni elementi che le sono caratteristici, dai più semplici a quelli più complessi.

Con la profilatura degli individui l’adolescenza sarà segnata dal rifiuto di essere una fonte di dati, e si cercherà di ingannare i sistemi fornendo false risposte o compromettendo in qualche modo la rilevazione.

Avremo sempre più bisogno di spazi di silenzio, di non connessione dove poter essere noi stessi non come informazioni, ma a partire dalla nostra corporeità e dalla spiritualità che possiamo coltivare. L’isolamento dei monasteri di clausura e degli eremi diventerà un bene prezioso.

Possiamo immaginare che la fiducia che oggi le persone nutrono nei confronti di ciò che incontrano nel Web, sia come contenuti che come contatti, sarà molto diversa. L’assenza progressiva di verità, e del suo bisogno, genererà una serie sempre più consistente di esperienze negative che porteranno a un clima di maggiore diffidenza e a una chiusura in circoli ristretti di relazioni e condivisioni.

La Chiesa in questo scenario avrà un ruolo importante, soprattutto educativo, stando molto attenta a non farsi trascinare dallo spirito del mondo. Essa potrà farsi garante della conoscenza e della custodia di una parte di essa, così come di parte della memoria collettiva.

In questo articolo si vogliono proporre alcune direzioni di pensiero in proposito ed eventuali strategie digitali e non. Un esempio è stato fornito durante il corso svolto al Pontificio Collegio Leoniano da don Alessandro Rea, direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale delle comunicazioni sociali della diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, il quale ha presentato le caratteristiche fondamentali del giornalismo e il suo canale youtube “Parla Giovane”: https://www.youtube.com/watch?v=ECFaP1lm4rE. Per don Alessandro punto di partenza deve essere il diritto stabilito dall’articolo 21 della costituzione, ovvero quello di informare.

Il Sinodo su Giovani, Fede e discernimento Vocazionale, tra i diversi inviti che ha fatto, oltre a quello di abitare il continente digitale, ha segnato una tappa decisiva verso un modo diverso di essere Chiesa e di lavorare nella Chiesa .

Spesso si dice che dobbiamo lavorare di più in rete o insieme. Nel Web tutto è interconnesso, l’interconnessione la fa esistere senza barriere salvo quelle tecniche, senza preclusioni che non siano di tipo sistemico, e comunque tutte transitorie (Papa Francesco, I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Documento preparatorio 13 Gennaio 2017).

Nel Web, senza nessuna difficoltà, si parla ogni lingua possibile e nel Web la circolazione delle informazioni non è una concessione, è la vitalità del sistema. Sotto questo profilo il Web, in qualche modo, è strutturato ed esiste generosamente, oserei dire in modo «cattolico», cioè universale. Il Web mi pare ci insegni così che fare rete significa non occupare spazi, bensì condivisione effettiva di tutto quello che si possiede e non solo di quello che si ritiene utile e strumentale a una alleanza finalizzata ad alcuni obiettivi.

La pastorale del futuro consiste non solo nel fare insieme, ma ancor prima nel mettere tutto a disposizione di chi ci sta accanto, nell’essere così generosi da non considerarsi proprietari di nulla di quanto ci è stato dato in amministrazione. Si può pensare ad una pastorale in cui chi ha conoscenze sia invitato a mettere parola, permettendo così a chi deve fare discernimento di avere un quadro davvero il più ampio e completo possibile.

Spesso si ha la sensazione che molte delle nostre riunioni e assemblee siano convocate per avallare decisioni già prese in altre stanze e che i pareri che sono richiesti assumano un valore di facciata e non quel peso sinodale di cui spesso ci si limita a scrivere. Anche il professore Fortunato Ammendolia durante la sua lezione tenuta presso il Pontificio Collegio Leoniano, rispondendo alla domanda: “Che cos’è la pastorale digitale?”, afferma: “Non è il semplice uso del digitale in pastorale, un power point al posto del cartellone… la comunione di cui vive la Chiesa si attua mediante processi; dobbiamo afferrare e applicare il metodo del discernimento: vedere, giudicare e agire. Serve educare i media, ma i media siamo noi in quanto soggetti di azioni creative per generare pensieri ispirati alle più alte proprietà etiche ed estetiche”.

Il Web ci restituisce una modalità autentica di comunione, esercitata in un ambito che non è quello ecclesiale, ovviamente, ma che pare funzionare e dare delle possibilità, se non delle risposte, efficaci ed efficienti al mondo che abitiamo.

Il mondo digitale è molto spesso ostico, non fosse altro per i neologismi che lo popolano e per l’infrastruttura tecnologica che lo determina sempre di più, e rischia per molti di assomigliare ad una giungla impenetrabile. Per questo è vitale che la si attraversi talora guidati, talora scortati, talora semplicemente accompagnati dalle nuove generazioni.

I nativi digitali sanno muoversi anche se, spesso, non sanno distinguere tutti i pericoli e avvertire le singole possibilità. Lavorare nel Web insieme, fianco a fianco rappresenta un’occasione unica di collaborazione tra generazioni, di pastorale condivisa in cui si portano insieme le responsabilità, ove il protagonismo giovanile può trovare spazi inediti e qualificati dove esprimersi. Mi pare importante, in questo senso, non demandare semplicemente, non chiedere ai giovani di essere il «braccio operativo», ma educare educandosi, lavorare all’impresa in modo congiunto e alla pari (Paola Castellucci, Dall’ipertesto al web. Storia culturale dell’informatica. 2009).

Un’altra considerazione riguarda il dilemma sempre presente tra abitare territori altrui e riservare territori nostri. Se delle iniziative che creano spazi confessionali sono lodevoli, nello stesso tempo è determinante che vi sia anche un bilanciamento delle risorse negli spazi misti, sapendo che a qualche cosa sarà necessario rinunciare, anche con fatica, ma che proprio queste situazioni ci abiliteranno a non abbandonare la sostanza delle cose adattandola alle mutate condizioni, che è quanto il cristianesimo ha sempre saputo fare negli ultimi duemila anni.

Noi cristiani abbiamo delle risposte valide rispetto alla vita e al futuro dell’umanità, ma queste risposte sono accettate solo agendo concretamente in questa piazza, rispettando le regole che ci vengono poste e negoziate e senza ulteriori timidezze.

La vita per l’uomo contemporaneo assomiglia molto a un programma da computare prima e realizzare poi e la cultura corrente, fortemente influenzata dal linguaggio digitale, non fa che rafforzare questa visione. Anche l’educazione di cui siamo stati e siamo destinatari va in questa direzione: la scuola non ci insegna prima di tutto ad essere e vivere, ma a fare e rispondere a certe esigenze.

Possono gli ostacoli diventare opportunità? Sì, e partiamo da un indiscusso successo televisivo: la trasmissione in diretta e in replica all’ora di cena del rosario dalla grotta di Lourdes. Si tratta di un’esperienza vissuta da persone di una certa età, ma che dimostrano come anche in un media sia possibile vivere un’esperienza spirituale intensa e autentica, una comunione spirituale con un luogo e con persone che in quel medesimo istante condividono la stessa esperienza religiosa. Analoghe esperienze vengono vissute attraverso le trasmissioni di Radio Maria e ad altre emittenti cattoliche, sempre per un pubblico di una certa fascia.

Anche i giovani hanno vissuto non in presenza, ma in diretta «streaming», le Giornate Mondiali della Gioventù quando si sono celebrate in Paesi troppo lontani per essere raggiunti dal loro budget. Il rischio che questo tipo di trasmissioni si trasformino in un semplice spettacolo è certamente alto, soprattutto presso un pubblico non troppo avvertito, tuttavia è evidente che sono strade percorribili, si tratta semplicemente di governarle con intelligenza, gusto e capacità comunicativa.

Nel web qualunque parola ha un ruolo centrale, possiamo immaginare dunque che ruolo possa avere la Parola della Scrittura, e quanto possa essere performativa se trasmessa favorendo le condizioni esterne. Si potrebbe ricreare quella partecipazione propria della liturgia anche nel Web andando a toccare quelle corde sensibili dell’umano digitale. La vera sfida sarà quella di ottenere sufficiente attenzione attraverso strumenti che, per il fatto stesso di essere tra le nostre mani, generano una sorta di «rumore di fondo» dal momento che sono tecnologie pensate per portare l’attenzione costantemente altrove.

Come una nuova terra di missione il Web attende uomini e donne che le permettano di entrare in relazione con la Parola: non è dunque una perdita di tempo né un servizio meno importante di altri quello di spendersi in questa direzione, e poterlo fare mettendo in campo generazioni diverse è un ulteriore guadagno.

Il Web è un contenitore sconfinato, m a in esso parte delle diversità rischiano di essere cancellate e perdute. Così un’azione pastorale importante è la salvaguardia di memorie destinate all’oblio: esistono in tal senso delle banche di memoria che custodiscono semplici storie di vita che aiutano a ricordare anche un modello di vita.

Nel panorama pastorale esistono diversi siti cattolici che raggruppano, dopo un discernimento fatto sito per sito, siti cattolici, oppure esistono siti che contengono materiale utile per la pastorale o altri che si propongono come filtri efficaci per evitare che i minori non accedano a contenuti non adatti alla loro età. Molti sono i canali Youtube dedicati all’omiletica, alla predicazione e alla catechesi che hanno permesso a un pubblico più ampio e vasto di approfittare della sapienza di biblisti, pastori, laici.

Quello che ancora non esiste, invece, è un sistema che permetta di individuare tali risorse in modo automatizzato e nello stesso tempo che dia sufficienti garanzie di affidabilità quanto a contenuti. Una soluzione è quella dei motori di ricerca per così dire di secondo livello, ossia motori che non analizzano tutto il Web ma soltanto alcuni siti definiti (AA.vv, IT 2020. Il futuro dell’information technology in Italia. 2014).

Un esempio sono i motori di ricerca per viaggi e turismo o quelli legati alle assicurazioni, di cui si fa ampia pubblicità: essi perlopiù non hanno dati proprietari, ma aggregano dati di altri siti e altri motori, garantendo però che i risultati di ricerca siano pertinenti rispetto al tema.

Tali motori, nei casi evidenziati, realizzano anche una comparazione dei dati, che però è di tipo numerico. Non è impossibile pensare che algoritmi più sofisticati possano discettare sull’ortodossia di un testo: siamo qui nell’ordine del futuribile, non però in quello della fantascienza. Tali strumenti presuppongono un certo investimento economico e di pensiero, ovviamente, ma sono certamente alla portata delle nostre comunità.

Una tecnologia più abbordabile riguarda invece l’aggregazione delle notizie e delle informazioni da siti di informazione cattolica ufficiali: tali aggregatori di fatto sono già disponibili e utilizzarli con proprietà sarebbe un vantaggio interessante.

Per concludere, considerando che il Web è un bene planetario che ha bisogno di una cultura e una visione planetaria, affidata a un’opinione pubblica che proprio grazie al Web sta diventando giorno dopo giorno planetaria al di là delle barriere linguistiche e culturali, ma da cui ancora parti del pianeta sono escluse per mancanza di connessione e di adeguata consapevolezza, la Chiesa possiede già un atteggiamento mentale, un’attitudine e una cultura globale.

Il Web ci consegna l’ebbrezza dell’infinito e delle sue infinite possibilità, la sensazione che nulla di quanto ci circonda possa più farci paura, e quello che ancora ci è ignoto ci presenta il fianco debole attraverso il quale penetrare nella conoscenza di tutto.

La rivoluzione digitale (che è solo l’ultimo degli esiti della modernità e post modernità, ma con un potenziale esistenziale di portata mai sino ad ora così ampio, come abbiamo avuto modo di abbozzare in questo articolo) diventa un concreto campo di azione ove la teologia si può mettere in discussione e a servizio dell’umano per approfondire le questioni teoretiche, filosofiche ed ermeneutiche che il tempo presente va cercando e a cui, come abbiamo auspicato in diversi punti, anche noi siamo invitati.

Valerio Testa




IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE NELLA SACRA SCRITTURA

Il discernimento vocazionale della persona nella sacra scrittura

L`uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio è chiamato, nella sua vocazione e missione, ad entrare con Lui in un dialogo di amore, affinché divenga il Suo rappresentante sulla terra [1]. Senza questo dialogo fra Dio e l`uomo, non può esserci nessuna relazione, né comunicazione e  dunque neanche un discernimento. Questa dimensione – il discernimento – è una realtà relazionale nella quale possiamo comprendere la volontà divina[2]Questo rapporto si fonda sulla libertà dell’uomo di scegliere i mezzi per raggiungere  questa sublime virtù. 

Nella Sacra Scrittura si distinguono tre tipi di discernimento: il discernimento naturale, il discernimento soprannaturale, e il discernimento spirituale.

IL DISCERNIMENTO NATURALE

Questo discernimento si riferisce a ciò che è percettibile e conoscibile dall’uomo, e avviene attraverso l`osservazione e l`analisi delle situazioni che gli si presentano. Ciò presuppone alcune qualità come: l`intelligenza e il buon senso. L`esempio lo troviamo nel Vangelo di Luca quando Gesù, a chi cercava di metterLo alla prova, disse: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: ” Viene la pioggia” e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Ci sarà caldo” e così accade. Ipocriti! Sapete giudicare l`aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non giudicate da voi stessi ciò che giusto?”» (Lc 12, 54-57).

IL DISCERNIMENTO SOPRANNATURALE

Il discernimento soprannaturale attrae forza dalla Parola di Dio e dall`esperienze spirituale. Questa capacità ravviva nell’uomo la consapevolezza di poterr distinguere il bene dal male. Un esempio lo troviamo nel racconto della vocazione di Samuele per mezzo dell’ anziano sacerdote Eli, il quale, discernendo l`origine della chiamata, gli insegna a rispondere alla volontà divina (Cf. 1Sam 3, 10-18)[3].

IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE

San Paolo esprime chiaramente questo terzo tipo di discernimento quando disse «Ciascuno esamini se stesso e poi mangi il pane e beva il calice; perché chi mangia e beve senza discernere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (1Cor 11, 29.31).

La storia della spiritualità cristiana considera come indispensabile, al fine di conoscere la volontà di Dio, il discernimento spirituale quale “occhio e lampada del corpo” (Mt 6, 22-23)  A riguardo San Paolo indusse i credenti cristiani, che si ponevano davanti all’Eucarestia, ad esaminare la propria coscienza ovvero li esortava  al discernimento spirituale. Chi vuole accostarsi all’Eucarestia deve necessariamente predisporre la propria coscienza secondo i dettami della Chiesa (Fede e Carità) per ricevere degnamente il corpo di Gesù[4]

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Tutti i cristiani, con il Battesimo sono chiamati a compiere un’“uscita” missionaria che presuppone un discernimento personale e comunitario. Ciò, infatti, consente che la fede in Cristo si diffonda in ogni angolo della terra[5].

Tuttavia questo cammino missionario non è esente dalle sfide: numerosi sono infatti gli ostacoli che si pongono fra l’uomo e Dio al fine di comprendere le intenzioni divine. Perciò «l`uomo Biblico è posto in contesto di scelta in cui deve operare un discernimento per mantenere integra la sua fedeltà verso Dio»[6].

E solo grazie al costante ascolto della Parola che si acquisisce il cosiddetto “senso spirituale”, ossia la capacità di discernere la presenza del Signore e la sua volontà.  Solo cosi si può dar vita ad una relazione vera con il Signore, condividendo con Lui lo sguardo e il sentire (cf. Ef. 4,13). Grazie a questa sensibilità spirituale – allenata al discernimento del bene e del male (cf, Eb. 5,14) – è possibile comprendere facilmente ciò che è buono e gradito a Dio (cfr. Romani 12, 2; Filippesi 1, 9-10).

Tuttavia, non bisogna illudersi che il discernimento sia soltanto conoscere la Parola di Dio, ma è necessario, anzi indispensabile metterlo in atto nella propria quotidianità facendo la volontà del Padre. Se un cristiano desidera crescere nelle virtù non può fare altro che iniziare un discernimento.

Ricordiamo, inoltre, che discernere è saper scegliere. Ma siamo sicuri di saperlo ancora fare?

LA FEDE: UN CAMMINO NELL’ERA DEI SOCIAL

Nella società digitalizzata, le persone sono costantemente bombardate di notizie di vario genere. Ciò ha completamente azzerato la nostra capacità di fare e stare nel silenzio rendendo difficile ritagliarsi quei momenti in cui ci allontaniamo dallo strafare della quotidianità per connetterci con Dio. Dunque,ad avviso di chi scrive, seppur in apparenza internet  e i suoi strumenti – social, blog ecc. – potrebbero costituire uno strumento  in contrasto con la fede, in realtà si configurano come validi mezzi per metterci in contatto con Dio e perché no di piccola provvidenza.

Ascoltando qualche giovane cristiano, ho compreso che il web nasconde una grande potenzialità: Dio si fa strumento. Spesso mi sono sentita dire, “se Dio è nelle piccole cose quotidiane che vivo, perché non posso ritrovarlo in una parola pronunciata in un film, in una canzone o in un post sui social?”. Pensiamo alle innumerevoli pagine cristiane presenti sui vari social? Questo sono un valido strumento che ci consente di avvicinarci a Dio e di sentirlo più vicino.

Allora non sembra possibile scindere la fede dal web. Anzi, questa connessione va valorizzata nelle sue potenzialità: quale strumento valido di comunicazione. Pensiamo a coloro che si occupano della pastorale, a chi organizza percorsi per giovani e meno giovani. Quale immensa potenzialità racchiude questo “non luogo”: riunire persone che altrimenti non avrebbero modo di incontrarsi. Pensiamo a Chiara Corbella,  la sua testimonianza di fede e vita è circolata in rete sulle varie piattaforme. Quanta Grazia! Tanti giovani si sono avvicinati alla fede proprio cosi, attraverso un video, un ‘intervista messa su You Tube, condivisa su Facebook. E allora perché non considerarlo come un valido strumento per supportare il discernimento. Per avvicinare i cuori a Dio, e si anche attraverso un post di Instagram!

Sr. Katherine Marie (Anuaritte Mujawariya)

 

[1]Cf. A.M.Lupo, I libri Sapienziali dell`AT, Un cammino di autocomprensione per imparare l`arte del vivere, Edizione OCD, Roma 2011, 226.

[2] Cf. G. Jeanguenin, discernere pensare e agire secondo Dio, Edizione san Paolo, Milano2008,149.

[3]Cf. Ibid., 23-24

[4]Ibid., 24-25.

[5]Francesco, Evangelii Gaudium, Esortazione apostolica, 24 novembre  2013, ANCORA, Milano 2013,  23-24.

[6]G. Jeanguenin, discernere pensare e agire secondo Dio, 25.