IL DIGITALE E MULTIMEDIALE IN AMBIENTE OSPEDALIERO

1. RACCONTO PERSONALE

Sappiamo tutti che la permanenza più o meno lunga in ambiente ospedaliero è difficilmente riconducibile ad una bella e piacevole esperienza. Non molto tempo fa anch’io ho sperimentato il dispiacere di soggiornare per un lungo periodo nella stanza 402 del reparto di malattie infettive, dell’ospedale pediatrico Gesù Bambino di Roma. Il mio terzo bambino, Nicola, aveva una rara sindrome da dover curare. Ricordo, una volta entrata, di non essere più uscita da quella stanza fino al giorno delle dimissioni di mio figlio. La reclusione è stata il secondo “mostro” da dover combattere, dopo aver scoperto il problema vero e proprio. I giorni trascorrevano senza essere avvertiti e si era costretti a spostarsi da un letto a una sedia. Sullo sfondo di questa scena ho ringraziato il buon Dio dell’esistenza  del digitale e del multimediale. Lo smartphone ed il televisore sono stati la mia ancora di salvezza: poter comunicare con i propri cari, condividere le proprie angosce legate al momento e uscire fuori da quella stanza anche solo virtualmente mi ha aiutato a non sprofondare nell’angoscia. Nonostante l’aiuto della tecnologia, avvertii la mancanza di un sostegno spirituale, una figura religiosa con la quale poter condividere il dolore più profondo.

Circa un anno dopo ci fu un ulteriore ricovero, ma questa volta Nicola era più grande, si trovava in quella fase dove era in grado di camminare e non capiva perché dovesse restare fermo sul letto, legato a dei macchinari. Anche in questo caso la tecnologia mi ha aiutata, i cartoni animati e le canzoncine per bambini sono stati i nostri compagni di viaggio.

2. DIGITALE E MULTIMEDIALE

Sulla base di questa personale esperienza vissuta, nasce la mia riflessione: penso ai bambini e ai ragazzi più grandi di Nicola, che dovrebbero frequentare ad esempio la scuola, il catechismo, altre attività di vario genere e credo che sia davvero un’ingiustizia non poterlo fare. Non solo, credo che il campo digitale e multimediale possa diventare (come nel mio caso), un sostegno, un punto di riferimento importantissimo. Partecipare alle videolezioni è sicuramente un supporto in più, non solo dal punto di vista didattico, ma anche per dare la possibilità di sentirsi parte integrante della propria classe. Domanda: possiamo fare altro?

3. DIGITALE E MULTIMEDIALE CON “IVO VA A SCUOLA”

Avete mai sentito parlare di “Ivo va a scuola”? E’ un progetto che nasce tra la collaborazione di Elmec informatica ed Eolo. Ha l’obbiettivo di aiutare bambini e ragazzi a frequentare le lezioni scolastiche. Consiste in un tablet che montato sopra ad un robot motorizzato viene collegato ad un pc, dal quale lo studente può non solo restare aggiornato ma ha la possibilità di assistere alle lezioni dal proprio banco di scuola. Ivo da la possibilità di spostarsi all’ interno del plesso scolastico nei momenti ricreativi, favorendo la possibilità di stare insieme ai propri compagni anche nei momenti di svago e non solo di studio. Tutto questo previene e limita il sorgere di problemi psicosociali dovuti all’isolamento obbligatorio causato dalla malattia. A questo punto riaffiora la mia domanda: possiamo fare altro?

4. “MISSIONE: ESSERE GRANDI INSIEME”

Altro grande progetto, questa volta avviato dalla Fondazione dell’Ospedale pediatrico Buzzi di Milano e IBM, chiamato “Missione: essere grandi insieme”. Ha come obbiettivo l’ accrescimento della competenza digitale e multimediale di bambini e ragazzi, dai 6 ai 13 anni. Il lavoro si svolge attraverso percorsi educativi e di intrattenimento per mezzo dei giochi. Riportiamo di seguito i nomi delle attività con le loro caratteristiche:

  • “Smonting”: è un’attività che si basa sul sensibilizzare e incentivare al riciclo tecnologico. La manualità è il punto forte di questa iniziativa;
  • “Gioca con il robottino”: Gino robottino è il protagonista di quest’attività. Aiuta i bambini ad accrescere la propria fantasia ed immaginazione;
  • “Favole nell’aria”: una delle più antiche attività che non passerà mai di moda è quella di condividere, raccontare e inventare favole.
  • “Cybersecurity”: pensata per ragazzi più grandi, ai quali bisogna far comprendere che dietro un gioco sul pc, oppure dietro un social networks, c’è sempre una persona che va rispettata;
  • “Creazione di chatbot”: anche quest’ultima attività è stata pensata per i ragazzi più grandi e consiste nel dar vita ad un assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale di IBM.

Bellissime iniziative alle quali manca sempre un qualcosa! Quindi insisto di nuovo: possiamo fare altro?

5. “EDELWEISS” QUASI 30 ANNI DI DIGITALE E MULTIMEDIALE

Altro grande progetto che a mio avviso non dovrebbe passare inosservato è quello di “Edelweiss”. Nato dalla collaborazione fra l’Istituto Tecnologie Didattiche del CNR, la scuola dell’Ospedale Pediatrico Giannina Gaslini di Genova e la Hewlett Packard Italia. Gli obiettivi di questo progetto sono essenzialmente gli stessi di cui abbiamo trattato finora. A mio avviso, l’aspetto più interessante è che l’iniziazione di questo progetto risale al lontano ’96 e vede protagonista il gemellaggio fra la scuola “G.Govi” di Genova e la scuola interna dell’Ospedale “Gaslini”. Con il trascorrere del tempo, questo progetto si è aperto anche a scuole distribuite su tutto il nostro territorio nazionale. Il servizio si basa sulla comunicazione via posta elettronica, ma non solo. Gli insegnanti hanno un ruolo fondamentale, quello di mettere in contatto bambini e ragazzi appartenenti a scuole diverse ma con lo stesso livello scolare. In questo modo il bambino si troverà a relazionarsi con realtà scolastiche molto diverse dalla propria.

Avviandomi verso la conclusione, mi rendo conto che ciò che manca in tutti questi progetti è proprio una ricerca interiore, l’aspetto spirituale, quello più profondo che in questi casi inevitabilmente affiora. Si ha un forte bisogno di essere accompagnati e sostenuti nella Fede. Quindi, si! Possiamo fare altro! Una pastorale digitale che doni “una sorta di respiro” a tutte quelle persone che ne sentono il bisogno.

                                        

Manuela Gabrielli

B225

Sitografia:

https://tech4future.info/tecnologia-bambini-in-ospedale-ibm/ (14/06/2021), (25/01/2024)

https://sites.google.com/site/guglielmotrentin/home/ricerca/didattica-inclusiva/edelweiss (11/11/2018), (25/01/2024)

https://www.elmec.com/ivo-robot

 

Bibliografia:

F. AMMENDOLIA – R.PETRICCA, Chiesa e Pastorale digitale, In uscita verso una società 5.0, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2023.

 




La conversione di Antonio

La conversione: che cos’è?

Invito il lettore a scoprire il significato di conversione attraverso il seguente racconto di fantasia. Una storia non banale, da me pensata, per evidenziare i tratti salienti di quello che è un processo, che coinvolge Dio, l’uomo, lo spazio, il tempo, e persone.

 

Il punto iniziale della conversione di Antonio

O quam tristis et afflícta

Fuit illa benedícta

Mater Unigéniti![1]

 

Oh, quanto triste e afflitta
fu la benedetta
Madre dell’Unigenito!

Sono le parole di un canto mariano che attirarono l’attenzione di Antonio, più di due mesi fa, mentre passava davanti a una chiesa. Parole che lo avrebbero indirizzato verso la sua professione di fede in Cristo. Era sera e il sole tramontava. Vide un raduno di persone. «Che cosa c’è!!!?», si domandò Antonio.  «Mi avvicinai per vedere cosa accadeva. Ero colpito dai gesti accompagnati da un canto bello che non avevo mai sentito, il cui significato non potevo capire perché in una lingua mai conosciuta. Si leggevano una decina di frasi, pronunciate con molto rispetto, lì su un grande schermo di quasi tre metri di lunghezza e due di altezza. Vidi – dice Antonio – in quello schermo, un uomo vestito di bianco. Di fronte a quello schermo, ad una trentina di metri, c’erano uomini e donne in fila. La persona a capo di questa fila portava con sé un “patibolo” a forma quasi di lettera T».

Antonio non sapeva che aveva imboccato la strada della sua conversione. Era molto immerso in questo evento; provava commozione. Diceva in sé: «Al momento ancora non capisco questa scena che mi appare sullo schermo. Perché? Perché vedo un poliziotto, una donna vestita da infermiera e altri personaggi che non riesco ad identificare?».

Chi è Antonio? Dalla “lontananza” alla conversione

Antonio è un giovane, di 32 anni. Nato nel 1988 in un villaggio molto lontano dalla città capitale del suo paese, il Monzambico, una delle cosiddette terre di missione. Aveva ricevuto educazione elementare e secondaria nello stesso villaggio di nome Kasumva; si era infine laureato in medicina. Battezzato nella Chiesa cattolica pochi giorni dopo la sua nascita, non fu praticante per tanti anni, per il fatto che i suoi genitori erano morti mentre era ancora un infante.

Antonio, quindi, non aveva avuto nessuno che lo guidasse nel cammino di fede. Ora Antonio si trovava di fronte ad un evento che non aveva mai sperimentato nella sua vita. Quelle sonorità, quelle parole, lo attraevano. Attivavano conversione, ed invitavano a confessare le parole «Non posso più vivere senza fede in Gesù Cristo». Quel gruppo di persone che Antonio vedeva erano fedeli cattolici che pregavano la via crucis con il Santo Padre Francesco telematicamente. Cantavano lo stesso canto intonato nel video.

 

La forza della parola di Dio nella conversione

Il silenzio di quel popolo radunato, non era un silenzio vuoto, ma un silenzio che portava all’incontro con Dio. Un silenzio orante. Il silenzio che invita Dio a dimorare nel cuore del suo popolo.[2] «Questa gente radunata – pensava Antonio – fa gesti che non capisco. Le mani giunte e poi si prostrano e si alzano. Hanno lo sguardo fisso verso lo schermo, e la testa un po’ piegata».

Un istante dopo udii queste parole: Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi[3]

 

L’interrogarsi di Antonio come punto di partenza

Dopo una pausa silenziosa, seguì un’altra lettura. Anche quella toccò il cuore di Antonio. Si chiedeva: «Chi è questo uomo che si è caricato delle nostre sofferenze? Perché? Quali sono le nostre colpe per cui egli è stato trafitto?… ». Un fiume di domande tutte nuove. La metanoia ha le sue strade per ciascuno.

 

Il ruolo della comunità credente nella conversione

In quel gruppo di persone intorno allo schermo c’era una persona che portava il microfono. Poiché la via crucis con il Papa si svolgeva in italiano, un uomo, buon conoscitore della lingua italiana, traduceva ogni frase: nel Mozambico dove si parla il Portoghese, come seconda lingua, sarebbe stato impossibile capire ciò che era detto in lingua italiana.[4] Ecco, l’espressione nella lingua del posto è fondamentale per la conversione di Antonio.

Alla fine dell’evento, Antonio si avvicinò a quella persona che traduceva. «Sono Antonio»; e stese la mano destra verso di lui. «Sono Carlo, piacere».

Un dialogo breve, in cui Antonio chiese un appuntamento per il giorno dopo; un appuntamento in cui esternare domande. Carlo, infatti, è uomo di fede, colto, ben formato nella dottrina della fede cattolica, catechista che insegna le materie di fede cattolica nella parrocchia. Il catechista Carlo è noto in tutta la sua diocesi per la competenza accademica in materia di fede e la sua affascinante pedagogia; è apprezzato da molta gente. Queste sue competenze saranno messe a disposizione nel processo di conversione di Antonio.

Antonio chiese: «Chi é quell’uomo di cui ho sentito parlare nel vostro raduno che si è caricato delle nostre sofferenze?».  «Si chiama Gesù», risponde Carlo. «Sì, Gesù Cristo nostro Salvatore», aggiunse Carlo. «Ma chi è Gesù, questo Gesù Cristo di cui mi parli?». Nel discorrere Carlo, si rese conto di avere di fronte una persona in ricerca.

 

La pedagogia catechistica nella conversione

Carlo spiegava; istruiva Antonio, che era commosso e molto interessato nel dialogo. Alla fine di quella catechesi, dalla bocca di Antonio, uscì spontanea la frase: «Non posso più vivere senza la fede in Cristo». Era una confessione di fede forte, fatta dopo tanti anni di vita vissuta senza pensare a Dio, pur essendo battezzato. È il punto di non ritorno della sua conversione. Il dialogo tra Carlo e Antonio, evoca quel cammino di Filippo e l’eunuco funzionario di Candace negli Atti degli Apostoli, che alla fine portò al battessimo di quest’ultimo.[5]

È impressionante che ora, già da più di due mesi dopo la sua conversione, Antonio frequenta la chiesa della sua parrocchia. Adesso ha il tempo per lodare Dio e per sé stesso, senza trascurare il lavoro. Antonio ha fatto l’esperienza personale di Gesù che ha cambiato radicalmente la sua vita. Gli è bastato un solo brano della parola di Dio per cambiare la sua vita.

È una situazione che lo ha coinvolto specificamente nella sua persona, una situazione concreta, esterna e interna e lo conduce alla conversione.[6] Davvero, «nell’esperienza il soggetto non può distaccarsi da ciò che vive, nel senso che, fare esperienza di… significa fare esperienza di sé stesso».[7] Non si può copiare l’esperienza dell’altro.È così che la via crucis del Venerdì Santo con il Santo Padre ha potuto scrivere una nuova pagina nella vita di Antonio. Inoltre, Antonio si è iscritto per seguire la catechesi che lo porta a ricevere la santa comunione e il sacramento della cresima.

 

Verso la conclusione

Malgrado questa nuova vita che vive Antonio, non ha smesso il suo mestiere, anzi per la sua conversione è divenuto più efficiente di prima, capace di ascolto degli altri e collabora bene con i suoi compagni. «Non dimentico mai di pregare a casa», è solito dire, quando racconta la sua storia. Questo è ciò che Papa Francesco nella Gaudete et exsultate chiama «l’attività che santifica».

Conversione
La conversione di Antonio è un evento che coinvolge tutta la Chiesa partendo dal suo fondatore Gesù cristo

 

Per il fatto che Antonio ha fatto la metanoia continuando con il suo lavoro, sottolinea che egli non abbia relegato la dedizione alla vita spirituale e l’impegno nel mondo a un posto secondario, «come se fossero [gli impegni suoi] distrazioni nel cammino della santificazione e della pace interiore.»[8] Ecco, la Parola di Dio non nega il mondo opera alla sua santificazione. La metanoia di un fedele inoltre, è una strada che coinvolge tutta la Chiesa.

La testimonianza di vita data dal Catechista Carlo, contribuendo così a la trasformazione di vita di Antonio, senza dubbio sottolinea per sé bene quel passo del Concilio Vaticano II in Ad gentes, il quale insiste che, la Chiesa non si può considerare realmente fondata senza l’apostolato del laicato autentico. «non può infatti il Vangelo penetrare ben addentro nella mentalità, nel costume, nell’attività di un popolo, se manca la presenza dinamica dei laici…»[9]

 

Conclusione

In realtà, ogni Venerdì Santo il Santo Padre celebra la via crucis al Colosseo. Luogo dove nei primi secoli della religione cristiana sono stati martirizzati tanti Santi dai Romani. La celebrazione della passione di Gesù in forma di via crucis al Colosseo è una tradizione che sale al settecento voluta da papa Benedetto XIV.[10] Ecco, questo influisce il cambiamento di vita alla fede in Cristo.

Quest’anno, a causa dell’emergenza COVID-19, non si è potuto mantenere tale tradizione. Tuttavia, la celebrazione è stata svolta sulla piazza San Pietro, avendo come partecipanti, la presenza solo del Santo Padre Francesco, i cerimonieri pontefici e altre poche persone per la lettura delle stazioni. Il popolo di Dio nel mondo, secondo le possibilità, ha potuto seguire la diretta TV.

Infatti, i pensieri di Dio non sono mai stati quelli dell’uomo (Is 55, 8-9) e, questo evento, ha facilitato la conversione di Antonio. La discrezione in un piccolo filmato può essere riferito a https://youtu.be/Coe6i4DiPbo.

 

 


 

LIBERATORIA

Le foto e video utilizzati in questo articolo

i. la foto in evidenza l’ho presa dallo schermo che proiettava la via crucis su Youtube di Vaticano TV dal vivo, per l’uso esclusivamente di questo articolo.

ii.  La foto nell’articolo è realizzato da me graficamente, unendo insieme varie foto, per l’uso esclusivamente di questo articolo.

iii. Il primo video nell’articolo l’ho preso dal Youtube, è esposto al pubblico.

iv. Il secondo video alla fine dell’articolo l’ho realizzato personalmente per l’uso esclusivamente di questo articolo.


BIBLIOGRAFIA

 

BIBBIA

Sacra Bibbia, Edizione ufficiale della CEI, Elledici, Herenveen 2010.

 

MAGISTERO

Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione Lumen gentium, (21 novembre 1964), in Flanery Austin (ed.), Rekha Printers, New Delhi 2010, 715-758.

PAPA FRANCESCO, Esortazione apostolica Gaudete et exultate, Libreria editrice Vaticana, 2018.

 

STUDI

«Colosseo», in Claudio Rendina (a cura di), Enciclopedia di Roma, I, Newtown & Compton editori, Roma 2005, pp.324-325.

Liturgia delle ore secondo il rito Romano. La preghiera del mattino e della sera, Libreria editrice vaticana, Roma 2005.

Brandys, «Via crucis» in Pio Paschi et alii (a cura di), Enciclopedia cattolica, XII, Casa editrice G. S. Sansoni, Firenze 1954, coll.1348-1349.

Sarah Robert, La forza del silenzio contro la dittatura del rumore, Edizioni Cantagalli, Siena 2017.

Zuccaro Cataldo, Teologia morale fondamentale, Queriniana, Brescia, 2013.

[1] Liturgia delle ore secondo il rito Romano. La preghiera del mattino e della sera, Libreria editrice vaticana, Roma 2005. P. 1836.

[2] Cfr. R. Sarah, La forza del silenzio contro la dittatura del rumore, Edizioni Cantagalli, Siena 2017, pp. 27-28.

[3] Is 53,4-6.

[4] Il termine via crucis sta per indicare «il viaggio che Gesù, carico della Croce, fece dal pretorio di Pilato al Monte Calvario, dove fu crocifisso e morì». Mentre non si sa esattamente l’origine di questa pietà popolare diffusa in tutto il mondo, attribuendola solo tra i secoli XII-XVIII molto probabilmente dai Frati Minori, la via crucis è riconosciuta la sua diffusione da san Leonardo da Porto Maurizio nel corso delle sue missioni per l’Italia (1731-1751).

Per approfondimento si lega M. Brandys, «Via crucis» in Pio Paschi et alii (a cura di), Enciclopedia cattolica, XII, Casa editrice G. S. Sansoni, Firenze 1954, coll.1348-1349

[5] At 8,26-40.

[6] Per l’esperienza dell’incontro con Gesù si legga C. Zuccaro, Teologia morale fondamentale, Queriniana, Brescia, 2013, p.152.

[7] Ibidem.

[8] PAPA FRANCESCO, Esortazione apostolica Gaudete et exultate, Libreria editrice Vaticana, 2018, n.27.

[9] Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione Lumen gentium, (21 novembre 1964), in Flanery Austin (ed.),Rekha Printers, New Delhi 2010, n.21.

[10] Cfr. «Colosseo», in Claudio Rendina (a cura di), Enciclopedia di Roma, I, Newtown & Compton editori, Roma 2005, pp.324-325.

 




La forza della fede che vince il mondo

Per risvegliare la fede dopo una guerra

La forza della fede che vince il mondo: una serie di commedie
Il libro di Dorothy L. Sayers

Alla fine della seconda guerra mondiale, gran parte dell’Europa e dell’Asia, e parti dell’Africa, furono distrutte. Combattimenti e bombardamenti avevano distrutto città e paesi, distrutto ponti e ferrovie e bruciato la campagna. La guerra aveva preso molte vite militari e civili. C’era carenza di cibo, carburante e tutti i tipi di prodotti di consumo. In una situazione del genere era molto difficile per le persone aggrapparsi alla loro fede in Dio. Inoltre, le generazione giovane andava sviluppando un’immagine molto negativa di Dio.  

Pertanto J. W. Welch, il direttore di Religious Broadcasting BBC, nel 1940 chiese allo scrittore inglese Dorthey L. Sayers di scrivere una serie di spettacoli sulla vita di Gesù, per la trasmissione della BBC della domenica, in orario di programmazione per bambini. Sayers accettò.  La sua prima opera fu trasmessa la domenica prima di Natale del 1941. Il ciclo di rappresentazioni consisteva in dodici rappresentazioni che descrivevano eventi specifici della vita di Gesù, dalla sua nascita alla sua morte e resurrezione. Queste opere sono state pubblicate nel libro “L’uomo nato per essere re” (The Man Born to be King)[1]

Sayers ha dato così al mondo una reinterpretazione della dottrina cristiana, senza ledere in alcun modo i principi centrali di quella stessa dottrina. Ha strappato via secoli di tristezza e tristezza, per rivelare l’emozionante impulso drammatico, che sta alla radice dell’eredità cristiana. Instillò nel pubblico la fede che poteva vincere il mondo.

 

La fede: questione del passato?

[1 Giovanni 5:4-5] 4Poiché tutto quello che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. 5Chi è che vince il mondo, se non colui che crede che Gesù è il Figlio di Dio?

I miei amici mi hanno invitato a partecipare all’atto tratto dal libro di Sayers, dal titolo “A Certain Nobleman”, in italiano, “Un certo nobile”. Conosciute le motivazioni alla base del libro di Sayers, ho messo in relazione quanto scritto con gli eventi distruttivi che hanno interessato questo primo ventennio del terzo millennio: incendi, inondazioni, terremoti, pestilenze e pandemia. Ogni giorno le persone in tutto il mondo si trovano ad affrontare diversi ostacoli e la loro fede diventa instabile. Sembra che Dio non abbia il controllo e che i segni e le meraviglie narrati nella Bibbia siano per il passato e non per il presente.

 

L’esempio di Maria, a Cana

La prima scena della commedia è ambientata a Cana di Galilea, e rievoca l’evento della trasformazione dell’acqua in vino. Maria, la madre di Gesù, amica di Susannah, madre dello sposo, è nella casa delle nozze. 

Maria : «Ora possiamo apparecchiare la tavola. Ma oh… Susannah! Ecco un messaggio che è appena arrivato da mio figlio. Lui sta arrivando.»

Susannah: «Oh, sono così felice che il nostro invito gli è giunto e vi ha aderito!»

Maria: «E sta portando sei amici.»

Il capo del servizio: «Altri sette posti?»

Maria: «Mi dispiace tanto. Hai organizzato tutto alla perfezione.»

Susannah: «Ci abbiamo pensato soltanto all’ultimo minuto, sentendo che era nel quartiere.»

Il capo del servizio: «Non importa, signora. Ricaveremo quei posti in qualche modo… . Ruben! Sposta più vicino quei tavoli e impostane un altro qui. . . e altri due divani. … Issacar! Corri sul tetto e tieni d’occhio la festa nuziale.»

Gesù sarebbe stato ospite a quel matrimonio. Era stato chiamato dal rabbino locale per dire agli ospiti che cos’è il Regno e come prepararsi al suo arrivo. … Così, Gesù, si alza in piedi, e intrattiene ed edifica gli ospiti a quel matrimonio con la parabola delle vergini avvedute e stolte, molto appropriata per un matrimonio. Tra gli ospiti che Sayers colloca nella casa delle nozze c’è il nobile di Capernaum, Beniamino; è considerato l’ospite principale del matrimonio. Questi è molto meravigliato ma anche turbato da ciò che sente dire Gesù. 

Susannah: «Bene, mio ​​signore Beniamino! È stato bello e breve, no? E non ha gridato o denunciato niente e nessuno. Solo una storia semplice.»

Beniamino: «Non lo so – Non lo so. È un dato di fatto: si dovrebbe pensare di più alla religione e tutto il resto. . . . “Troppo tardi” – è un brutto pensiero – che ne dici, rabbino Salomone?»

Rabbino (profondamente commosso): «“Troppo tardi” – Ho ottant’anni e ho pensato “troppo tardi” – è troppo tardi per vedere il Regno – ma lo Sposo è arrivato a mezzanotte.»

La festa continua… finisce il vino. Maria, che crede nel potere miracoloso che Gesù ha, gli chiede di aiutarli. Ha fede in Cristo e, per la difficile situazione, chiede che l’intera famiglia sia salvata dall’imbarazzo.

La forza della fede che vince il mondo: La fede di Maria in Gesù
Gesù è Maria – nozze di Cana

Ruben (inorridito): «Niente più vino! Santi profeti! Cosa dobbiamo fare adesso?

Maria: «Questo è terribile. Aspetta un attimo. Mio figlio penserà a un modo: Gesù! (più urgentemente) Gesù!»

Gesù: «Si, mamma?»

Maria: «Non hanno vino. (Silenzio) Senti, figlio mio? Non hanno vino. Dobbiamo fare qualcosa per aiutarli. Velocemente. Pensaci tu!»

Gesù: «Il mio momento non è ancora arrivato.»

Maria: «Servo! Qualunque cosa ti dica di fare, fallo.»

Gesù: «I sei grandi vasi d’acqua lì – riempili d’acqua.»

Ruben: «Con acqua?»

Maria: «Velocemente.»

Ruben: «Tutte e sei le pentole sono riempite fino all’orlo di acqua.»

Gesù: «Attingi ora e portane al maestro di tavola.»

 

Dinanzi alla malattia 

Al nobile Beniamino tornato a Capernaum, viene detto che suo figlio ha solo poche ore di vita. Egli ricorda le parole dette da Gesù al matrimonio e, nonostante la sua vacillante fede, sella i cavalli e corre di nuovo a Cana: qui, Sayers colloca la scena in Gesù accoglie la supplica di un padre di guarire suo figlio. Un altro miracolo è fatto. La fede in Cristo guaritore permette di superare la difficile situazione.

Beniamino (disperatamente): «Oh! Non so cosa sto dicendo. . . . Non importa me. . . . Signore, vieni giù prima che mio figlio muoia.»

            (pausa)

Gesù: «Torna a casa.»

           (Beniamino è pronto a lanciare un grido di protesta)

Gesù: «Tuo figlio vivrà.»

Beniamino (gettato via dal suo equilibrio): «Ma tu – ma tu -»

Giovanni (con un sussurro angosciato): «O caro Dio, lascia che ci creda»

Gesù: «Te lo dico, vivrà.»

Beniamino (dopo una pausa durante la quale lo immaginiamo guardare Gesù ansiosamente negli occhi … ): 

            «Ti credo.»

Gesù: «Come hai creduto, così sarà. Vai in pace.»

 

Avere fede nel progetto di salvezza

Questa commedia mi ha dato un modo diverso di leggere la Bibbia: il Vecchio Testamento come profezia del nuovo. Il vero grande miracolo della storia è in Gesù. Paolo scrive di Gesù:

[Ebrei 10:7] Allora ho detto: “Ecco, vengo” (nel rotolo del libro è scritto di me) “per fare, o Dio, la tua volontà”»

All’inizio, Dio ha creato i cieli e la terra. Ha fatto le piante, gli animali e gli umani e ha detto che tutto è bene. [Genesi 3: 8] Quindi nel bel mezzo della giornata, Dio veniva e aveva comunione con Adamo ed Eva. Ma quando peccarono furono puniti e furono gettati fuori dal giardino dell’Eden. Da quel momento in poi, Dio non è più venuto a parlare direttamente con loro. Ma Dio li amava e voleva salvarli dai loro peccati. Quindi iniziò a parlare con loro del suo piano di redenzione, in una forma di segni, e grandi eventi.

Dio disse a Mosè di raccontare questi prodigi:

[Esodo 10:2] e perché tu possa raccontare ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli quello che ho operato in Egitto e i segni che ho fatti in mezzo a loro. Così saprete che io sono il Signore».

Queste storie hanno sviluppato una fede che supera i problemi di questo mondo e aiuta a uscire dalla rovina. Inoltre, hanno incoraggiato gli uomini a guardare in avanti, alla rivelazione di Suo Figlio con fede e speranza. Durante tutto l’Antico Testamento, Gesù è profetizzato come l’unico e solo Mediatore di Dio Altissimo, marciando intenzionalmente verso la sua incarnazione come Salvatore. Gesù è al centro delle Scritture: è modellato, promesso e presente dalla Genesi in poi nella Bibbia. Ciò che sta a collegamento tra l’Antico e il Nuovo Testamento non è semplicemente un piano o una promessa; è una persona. È il Messia e l’adempimento della profezia.

Dopo il sacrificio sulla croce, Gesù disse ai suoi discepoli di diventare suoi testimoni fino ai confini della terra. Raccontare storie sulla loro esperienza con Gesù e il suo ministero terreno. Ma non è stato sempre facile. Processati e condannati a morte; minacciati, non si fermarono mai!

[Atti 4:18-20] 18 E, avendoli chiamati, imposero loro di non parlare né insegnare affatto nel nome di Gesù. 19 Ma Pietro e Giovanni risposero loro: «Giudicate voi se è giusto, davanti a Dio, ubbidire a voi anziché a Dio. 20 Quanto a noi, non possiamo non parlare delle cose che abbiamo viste e udite».

 

Avere fede è non essere profeti di sventure

Oggi noi come discepoli di Dio abbiamo la responsabilità di raccontare al mondo la grandezza di nostro Signore e le sue potenti opere che ha compiuto nelle nostre vite, nelle nostre comunità e nazioni, in modo che le nostre storie possano cambiare la vita degli altri. La pandemia del 2020 può essere per gli uomini occasione per mettersi in ricerca di chi possa realmente aiutarci. La nostra testimonianza, la nostra narrazione “vivente” aprirà all’esperienza della fede. Chi si convertirà potrà fare esperienza di vita vittoriosa.

[Psalmi 96:3-6]3 Proclamate la sua gloria fra le nazioni #e i suoi prodigi fra tutti i popoli! 4 Perché il Signore è grande e degno di sovrana lode; #egli è tremendo sopra tutti gli dèi. 5 Poiché tutti gli dèi delle nazioni sono idoli vani; #il Signore, invece, ha fatto i cieli. 6 Splendore e maestà sono davanti a lui, #forza e bellezza stanno nel suo santuario.

La fede di Maria in Gesù a Cana…; La fede del nobile Beniamino in Gesù… . Così la nostra fede in Gesù … può chiedere salvezza per questo mondo.

 

CHI PARLA DI FEDE, OGGI, IN QUESTE GUERRE BATTERIOLOGICHE O DI POPOLO?

L’arcivescovo di Canterbury ha chiesto un atto ecumenico di culto durante la festa di Pentecoste 2020. Papa Francesco si è unito all’arcivescovo Justin e ai leader della Chiesa ortodossa, protestante e pentecostale. Mostra che “Il tuo regno viene” sta diventando un movimento di preghiera veramente ecumenico e globale. 

Questa azione rafforza i legami di fraternità che sono cruciali nella nostra ricerca per guarire il nostro mondo spezzato. Arriva in un momento in cui il mondo non è in grado di affrontare lo spirito di incertezza, disillusione e violenza che ora prevale. Questo servizio ecumenico viene come un appello a tutti i cristiani di essere attenti al desiderio di Dio. Ci ricorda la nostra responsabilià di lavorare e comminare insieme come testimoni della compassione di Dio per gli uomini e le donne di tutte le generazioni. 

 


Sitografia

[1]https://scalar.usc.edu/works/the-space-between-literature-and-culture-1914-1945/vol11_2015_dinsman

 

Diritti d’autore per immagini e video

Le foto e il video sono presi dalla rete e sono senza diritti d’autore, quindi di uso pubblico.




I GIOVANI, LA FEDE, IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE E IL WEB

Se guardiamo a quanto ci attende dietro l’angolo del tempo possiamo immaginare che la pervasività del Web sin dall’inizio della vita costringerà la società a strutturarsi diversamente in alcuni elementi che le sono caratteristici, dai più semplici a quelli più complessi.

Con la profilatura degli individui l’adolescenza sarà segnata dal rifiuto di essere una fonte di dati, e si cercherà di ingannare i sistemi fornendo false risposte o compromettendo in qualche modo la rilevazione.

Avremo sempre più bisogno di spazi di silenzio, di non connessione dove poter essere noi stessi non come informazioni, ma a partire dalla nostra corporeità e dalla spiritualità che possiamo coltivare. L’isolamento dei monasteri di clausura e degli eremi diventerà un bene prezioso.

Possiamo immaginare che la fiducia che oggi le persone nutrono nei confronti di ciò che incontrano nel Web, sia come contenuti che come contatti, sarà molto diversa. L’assenza progressiva di verità, e del suo bisogno, genererà una serie sempre più consistente di esperienze negative che porteranno a un clima di maggiore diffidenza e a una chiusura in circoli ristretti di relazioni e condivisioni.

La Chiesa in questo scenario avrà un ruolo importante, soprattutto educativo, stando molto attenta a non farsi trascinare dallo spirito del mondo. Essa potrà farsi garante della conoscenza e della custodia di una parte di essa, così come di parte della memoria collettiva.

In questo articolo si vogliono proporre alcune direzioni di pensiero in proposito ed eventuali strategie digitali e non. Un esempio è stato fornito durante il corso svolto al Pontificio Collegio Leoniano da don Alessandro Rea, direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale delle comunicazioni sociali della diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, il quale ha presentato le caratteristiche fondamentali del giornalismo e il suo canale youtube “Parla Giovane”: https://www.youtube.com/watch?v=ECFaP1lm4rE. Per don Alessandro punto di partenza deve essere il diritto stabilito dall’articolo 21 della costituzione, ovvero quello di informare.

Il Sinodo su Giovani, Fede e discernimento Vocazionale, tra i diversi inviti che ha fatto, oltre a quello di abitare il continente digitale, ha segnato una tappa decisiva verso un modo diverso di essere Chiesa e di lavorare nella Chiesa .

Spesso si dice che dobbiamo lavorare di più in rete o insieme. Nel Web tutto è interconnesso, l’interconnessione la fa esistere senza barriere salvo quelle tecniche, senza preclusioni che non siano di tipo sistemico, e comunque tutte transitorie (Papa Francesco, I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Documento preparatorio 13 Gennaio 2017).

Nel Web, senza nessuna difficoltà, si parla ogni lingua possibile e nel Web la circolazione delle informazioni non è una concessione, è la vitalità del sistema. Sotto questo profilo il Web, in qualche modo, è strutturato ed esiste generosamente, oserei dire in modo «cattolico», cioè universale. Il Web mi pare ci insegni così che fare rete significa non occupare spazi, bensì condivisione effettiva di tutto quello che si possiede e non solo di quello che si ritiene utile e strumentale a una alleanza finalizzata ad alcuni obiettivi.

La pastorale del futuro consiste non solo nel fare insieme, ma ancor prima nel mettere tutto a disposizione di chi ci sta accanto, nell’essere così generosi da non considerarsi proprietari di nulla di quanto ci è stato dato in amministrazione. Si può pensare ad una pastorale in cui chi ha conoscenze sia invitato a mettere parola, permettendo così a chi deve fare discernimento di avere un quadro davvero il più ampio e completo possibile.

Spesso si ha la sensazione che molte delle nostre riunioni e assemblee siano convocate per avallare decisioni già prese in altre stanze e che i pareri che sono richiesti assumano un valore di facciata e non quel peso sinodale di cui spesso ci si limita a scrivere. Anche il professore Fortunato Ammendolia durante la sua lezione tenuta presso il Pontificio Collegio Leoniano, rispondendo alla domanda: “Che cos’è la pastorale digitale?”, afferma: “Non è il semplice uso del digitale in pastorale, un power point al posto del cartellone… la comunione di cui vive la Chiesa si attua mediante processi; dobbiamo afferrare e applicare il metodo del discernimento: vedere, giudicare e agire. Serve educare i media, ma i media siamo noi in quanto soggetti di azioni creative per generare pensieri ispirati alle più alte proprietà etiche ed estetiche”.

Il Web ci restituisce una modalità autentica di comunione, esercitata in un ambito che non è quello ecclesiale, ovviamente, ma che pare funzionare e dare delle possibilità, se non delle risposte, efficaci ed efficienti al mondo che abitiamo.

Il mondo digitale è molto spesso ostico, non fosse altro per i neologismi che lo popolano e per l’infrastruttura tecnologica che lo determina sempre di più, e rischia per molti di assomigliare ad una giungla impenetrabile. Per questo è vitale che la si attraversi talora guidati, talora scortati, talora semplicemente accompagnati dalle nuove generazioni.

I nativi digitali sanno muoversi anche se, spesso, non sanno distinguere tutti i pericoli e avvertire le singole possibilità. Lavorare nel Web insieme, fianco a fianco rappresenta un’occasione unica di collaborazione tra generazioni, di pastorale condivisa in cui si portano insieme le responsabilità, ove il protagonismo giovanile può trovare spazi inediti e qualificati dove esprimersi. Mi pare importante, in questo senso, non demandare semplicemente, non chiedere ai giovani di essere il «braccio operativo», ma educare educandosi, lavorare all’impresa in modo congiunto e alla pari (Paola Castellucci, Dall’ipertesto al web. Storia culturale dell’informatica. 2009).

Un’altra considerazione riguarda il dilemma sempre presente tra abitare territori altrui e riservare territori nostri. Se delle iniziative che creano spazi confessionali sono lodevoli, nello stesso tempo è determinante che vi sia anche un bilanciamento delle risorse negli spazi misti, sapendo che a qualche cosa sarà necessario rinunciare, anche con fatica, ma che proprio queste situazioni ci abiliteranno a non abbandonare la sostanza delle cose adattandola alle mutate condizioni, che è quanto il cristianesimo ha sempre saputo fare negli ultimi duemila anni.

Noi cristiani abbiamo delle risposte valide rispetto alla vita e al futuro dell’umanità, ma queste risposte sono accettate solo agendo concretamente in questa piazza, rispettando le regole che ci vengono poste e negoziate e senza ulteriori timidezze.

La vita per l’uomo contemporaneo assomiglia molto a un programma da computare prima e realizzare poi e la cultura corrente, fortemente influenzata dal linguaggio digitale, non fa che rafforzare questa visione. Anche l’educazione di cui siamo stati e siamo destinatari va in questa direzione: la scuola non ci insegna prima di tutto ad essere e vivere, ma a fare e rispondere a certe esigenze.

Possono gli ostacoli diventare opportunità? Sì, e partiamo da un indiscusso successo televisivo: la trasmissione in diretta e in replica all’ora di cena del rosario dalla grotta di Lourdes. Si tratta di un’esperienza vissuta da persone di una certa età, ma che dimostrano come anche in un media sia possibile vivere un’esperienza spirituale intensa e autentica, una comunione spirituale con un luogo e con persone che in quel medesimo istante condividono la stessa esperienza religiosa. Analoghe esperienze vengono vissute attraverso le trasmissioni di Radio Maria e ad altre emittenti cattoliche, sempre per un pubblico di una certa fascia.

Anche i giovani hanno vissuto non in presenza, ma in diretta «streaming», le Giornate Mondiali della Gioventù quando si sono celebrate in Paesi troppo lontani per essere raggiunti dal loro budget. Il rischio che questo tipo di trasmissioni si trasformino in un semplice spettacolo è certamente alto, soprattutto presso un pubblico non troppo avvertito, tuttavia è evidente che sono strade percorribili, si tratta semplicemente di governarle con intelligenza, gusto e capacità comunicativa.

Nel web qualunque parola ha un ruolo centrale, possiamo immaginare dunque che ruolo possa avere la Parola della Scrittura, e quanto possa essere performativa se trasmessa favorendo le condizioni esterne. Si potrebbe ricreare quella partecipazione propria della liturgia anche nel Web andando a toccare quelle corde sensibili dell’umano digitale. La vera sfida sarà quella di ottenere sufficiente attenzione attraverso strumenti che, per il fatto stesso di essere tra le nostre mani, generano una sorta di «rumore di fondo» dal momento che sono tecnologie pensate per portare l’attenzione costantemente altrove.

Come una nuova terra di missione il Web attende uomini e donne che le permettano di entrare in relazione con la Parola: non è dunque una perdita di tempo né un servizio meno importante di altri quello di spendersi in questa direzione, e poterlo fare mettendo in campo generazioni diverse è un ulteriore guadagno.

Il Web è un contenitore sconfinato, m a in esso parte delle diversità rischiano di essere cancellate e perdute. Così un’azione pastorale importante è la salvaguardia di memorie destinate all’oblio: esistono in tal senso delle banche di memoria che custodiscono semplici storie di vita che aiutano a ricordare anche un modello di vita.

Nel panorama pastorale esistono diversi siti cattolici che raggruppano, dopo un discernimento fatto sito per sito, siti cattolici, oppure esistono siti che contengono materiale utile per la pastorale o altri che si propongono come filtri efficaci per evitare che i minori non accedano a contenuti non adatti alla loro età. Molti sono i canali Youtube dedicati all’omiletica, alla predicazione e alla catechesi che hanno permesso a un pubblico più ampio e vasto di approfittare della sapienza di biblisti, pastori, laici.

Quello che ancora non esiste, invece, è un sistema che permetta di individuare tali risorse in modo automatizzato e nello stesso tempo che dia sufficienti garanzie di affidabilità quanto a contenuti. Una soluzione è quella dei motori di ricerca per così dire di secondo livello, ossia motori che non analizzano tutto il Web ma soltanto alcuni siti definiti (AA.vv, IT 2020. Il futuro dell’information technology in Italia. 2014).

Un esempio sono i motori di ricerca per viaggi e turismo o quelli legati alle assicurazioni, di cui si fa ampia pubblicità: essi perlopiù non hanno dati proprietari, ma aggregano dati di altri siti e altri motori, garantendo però che i risultati di ricerca siano pertinenti rispetto al tema.

Tali motori, nei casi evidenziati, realizzano anche una comparazione dei dati, che però è di tipo numerico. Non è impossibile pensare che algoritmi più sofisticati possano discettare sull’ortodossia di un testo: siamo qui nell’ordine del futuribile, non però in quello della fantascienza. Tali strumenti presuppongono un certo investimento economico e di pensiero, ovviamente, ma sono certamente alla portata delle nostre comunità.

Una tecnologia più abbordabile riguarda invece l’aggregazione delle notizie e delle informazioni da siti di informazione cattolica ufficiali: tali aggregatori di fatto sono già disponibili e utilizzarli con proprietà sarebbe un vantaggio interessante.

Per concludere, considerando che il Web è un bene planetario che ha bisogno di una cultura e una visione planetaria, affidata a un’opinione pubblica che proprio grazie al Web sta diventando giorno dopo giorno planetaria al di là delle barriere linguistiche e culturali, ma da cui ancora parti del pianeta sono escluse per mancanza di connessione e di adeguata consapevolezza, la Chiesa possiede già un atteggiamento mentale, un’attitudine e una cultura globale.

Il Web ci consegna l’ebbrezza dell’infinito e delle sue infinite possibilità, la sensazione che nulla di quanto ci circonda possa più farci paura, e quello che ancora ci è ignoto ci presenta il fianco debole attraverso il quale penetrare nella conoscenza di tutto.

La rivoluzione digitale (che è solo l’ultimo degli esiti della modernità e post modernità, ma con un potenziale esistenziale di portata mai sino ad ora così ampio, come abbiamo avuto modo di abbozzare in questo articolo) diventa un concreto campo di azione ove la teologia si può mettere in discussione e a servizio dell’umano per approfondire le questioni teoretiche, filosofiche ed ermeneutiche che il tempo presente va cercando e a cui, come abbiamo auspicato in diversi punti, anche noi siamo invitati.

Valerio Testa