Formazione per essere ad gentes, come nel cuore di Dio

Ogni persona, uomo o donna che sia, ha una sua vocazione; ovvero, un suo particolare “posto” nel progetto di Dio a servizio dell’umanità in cammino verso il Regno. Diventare prete, quindi, è rispondere ad una particolare chiamata: consacrarsi totalmente a Dio per portare il Vangelo nella propria terra d’origine ma anche nel mondo intero. Una chiamata particolare, la cui risposta matura in un processo di formazione continua.

 

Chiamato ad essere presbitero “ad gentes”, chiamato alla formazione

Mi chiamo Augusto Faustino. Sono un giovane proveniente dal distretto di Mecanhelas, nel Nord del Mozambico. Ho deciso di diventare prete perché affascinato dal lavoro svolto dai “Missionari della Consolata” nella mia parrocchia d’appartenenza. Infatti, mentre frequentavo la scuola superiore, partecipavo attivamente a vari gruppi parrocchiali da essi animati. L’instancabile opera di quei missionari, che erano giunti tra noi da terre lontane e che quotidianamente diffondevano il Vangelo, fece risuonare in me un appello: “Seguimi!”. Non si trattava solo della chiamata a diventare sacerdote, ma di esserlo allo stile di quei missionari, come lo aveva intuito nel 1901 il fondatore del loro Istituto, il Beato Giuseppe Allamano[1]: portare il Vangelo a tutti coloro che non lo conoscevano o non avevano ancora avuto la possibilità di essere evangelizzati.  Missione ad gentes, quindi.

«Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura» (Mc 16, 15): è questo il mandato che ha toccato profondamente la mia vita fino ad arrivare al punto di farmi decidere.

Questo processo di invio di sacerdoti nelle rispettive missioni necessità di una preparazione specifica, perché nella missione non si proclama soltanto il Vangelo, ma ci sono anche altre sfide come l’istruzione, l’assistenza sanitaria e tutte quelle per garantire una vita degna ad ogni persona. Per questo il fondatore dell’Istituto Missioni Consolata ha sempre insistito sulla formazione intellettuale di tutti i missionari che partivano per le missioni. Diceva: «Il sacerdote ignorante è poi un vero idolo di tristezza e di amarezza anche per l’Istituto, che lo allevò e gli fornì con tanti sacrifici i mezzi di istruirsi e rendersi idoneo all’apostolato»[2]. La visione formativa del Beato Allamano era molto chiara e su questo argomento aggiungeva: «Un prete ignorante è una tristezza nella chiesa. È come una luce fioca. Un prete ignorante diventa più dannoso di un prete malvagio».[3]

Quindi, per me, rispondere a quella chiamata, è stato anzitutto accettare un cammino di formazione; “forma” che Dio avrebbe dato giorno dopo giorno alla mia vita.

 

Formazione: per passare dall’indecisione alla decisione

Con il Concilio di Trento, la Chiesa Cattolica stabilisce che per favorire una preparazione accurata degli aspiranti al sacerdozio la formazione avvenga in un ambiente di seminario[4]. Questo diventa allora il luogo propizio per i giovani che si avviano alla formazione sacerdotale. Vivendo in comunità, sono aiutati a comprendere il vero senso del processo della loro formazione. Per questo, sia le congregazioni che le diocesi hanno sempre cercato di formare i loro membri nei seminari.

Durante gli studi secondari mi veniva sempre fatta la domanda: “Cosa vorresti fare da grande? Qual è il tuo progetto di vita per il futuro?”. Entrare in seminario era qualcosa a cui non pensavo, perché l’unica idea chiara che avevo allora era quella di continuare gli studi all’università, formare una bella famiglia, ecc. Circa la formazione del prete pensavo che fosse ridotta solo alla conoscenza della Sacra Scrittura. Ovviamente, la mia idea nasceva da una visione limitata della vita sacerdotale. Per questo, non pensavo che la formazione considerasse altre materie e la vita nella sua totalità. Ho cominciato a purificare le mie idee dopo l’ingresso in seminario. Certamente le mie risposte sono cambiate nel corso degli anni.

Evidentemente, come tutti sanno, oggi non è facile scegliere il cammino della missione ad gentes. In modo particolare non lo è per i giovani, a causa dell’incertezza in cui vivono: la maggior parte di essi, infatti, non sempre affianca agli studi, cammini di serio discernimento sul futuro a partire dai propri desideri. Nella mia esperienza personale, invece, c’erano stati quei missionari.

Se ogni sacerdote raccontasse l’esperienza che lo ha portato ad abbracciare il ministero sacerdotale, vedremmo che le motivazioni sono varie. La testimonianza del Cardinale Tarcisio Bertone, che si racconta nell’età del ginnasio, ce lo evidenzia:

[5]

 

La formazione, per una missione “ad gentes” senza paure

Oggi, unitamente a portare il Vangelo a chi non lo conosce, è sempre più necessario portarlo anche a coloro che l’hanno già conosciuto, ma che lo stanno dimenticando. Per cui la formazione di coloro che sono chiamati al sacerdozio, dovrà essere fatta in modo tale che essi siano resi capaci di capire il vero senso della missione e come essere missionari del Vangelo, oggi.

La formazione è un cammino nel quale si inizia a mettere un fondamento saldo per poter superare la paura e avere il coraggio di affrontare le varie sfide che possono sorgere lungo la vita. Il nome “Consolata”, che mi fa figlio di questa congregazione, certamente mi sarà di accompagnamento quando possibili insidie genereranno paura e faranno vacillare la mia fede.

Prima di intraprendere il cammino formativo per la missione ad gentes avevo delle paure. Innanzitutto, quella di non riuscire a raggiungere la meta pensando ai lunghi anni della formazione. Tante volte, infatti, parenti e amici mi hanno ripetuto che non sarei stato in grado di raggiungere la meta del mio percorso formativo sacerdotale perché era considerata difficile; la cultura del mio paese, poi, svaluta il sacerdozio.  Ad incoraggiarmi sono state le parole di Gesù: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio» (Lc 18, 27); mi hanno sempre accompagnato e incoraggiato durante il percorso della formazione per la missione ad gentes.

 

La formazione del missionario della Consolata

Formazione per essere ad gentes, come nel cuore di Dio
Seminario della Consolata

La preparazione dei futuri Missionari della Consolata avviene in un ambiente di seminario. Per questo i giovani, dopo un periodo di accompagnamento e, presa una decisione, entrano in seminario. Primo grande tempo di formazione è il momento che segue ed è articolato in alcune tappe: anno propedeutico, filosofia, noviziato e teologia. Il momento fondamentale di questo percorso è la tappa del noviziato che ha come obiettivo principale quello di: «formare il giovane alla consacrazione per la missione ad gentes, per tutta la vita, nella comunione fraterna, nella professione dei consigli evangelici e avendo Maria modello e guida»[6]. Il giovane in formazione, al termine del noviziato, «deve giungere alla decisione libera e matura, alla luce della fede, di essere missionario della Consolata»[7].

Tutta la formazione sacerdotale mira a preparare i giovani missionari in tutti i campi possibili: teologico, spirituale, pastorale, accademica, interculturale, ecc.

Ogni istituto missionario ha quelle particolarità che lo identificano e, nello stesso tempo, differenziano dagli altri. Per cui anche la famiglia dei Missionari della Consolata possiede una fisionomia e caratteristiche proprie. È da queste che mi sono lasciato guidare fondando la mia vita in particolare sull’Eucaristia e lasciandomi ispirare da tutti quelli che sono i principi del fondatore:

  • L’amore all’Eucaristia che è la fonte e il vertice dell’evangelizzazione ed è al centro della vita di ogni missionario e di ogni comunità.
  • La devozione mariana esaltando Maria con il titolo di “Consolata” e per portare la consolazione a tutti coloro che ne hanno bisogno.
  • La partecipazione all’evangelizzazione nella Chiesa.
  • L’amore alla Sacra Liturgia quale preziosa eredità lasciataci dal fondatore.
  • Lo spirito di famiglia in cui tutti i membri si sentono e si accolgono come fratelli.
  • La stima e l’amore per il lavoro, anche manuale, per il buon funzionamento della comunità. [8]

Nel mio percorso di formazione sacerdotale ho sempre cercato di identificarmi con queste caratteristiche.  La formazione in seminario termina nel momento in cui il missionario acquisisce queste caratteristiche. È evidente però che la formazione dura tutta la vita ed esige molto “apertura”.

 

La missione “ad gentes” e le sfide: quale formazione per l’oggi?

La missione ad gentes oggi porta con sé delle sfide anche per chi si prepara. In particolare, la formazione non può sottovalutare il mondo digitale; questo però, richiede molta preparazione per sapere “camminare” bene in questo ambito. Pertanto, la missione ad gentes deve necessariamente ampliare l’orizzonte di riflessione e anche i temi che deve approfondire; c’è una missione nel web, nei social, nel dark web, non sconnessa dalla vita reale.

La mia formazione mi ha permesso di cambiare. Se all’inizio per me era difficile interagire facilmente con gli altri, a poco a poco, il cammino formativo mi ha permesso di cambiare il mio modo di relazionarmi con loro cambiando il mio modo di essere e di stare con gli altri o con persone diverse.

La mia formazione durante questi anni non si è limitata semplicemente all’area accademica o spirituale, ma è stata una formazione integrale che tiene presente tutti gli aspetti della dimensione della mia persona. Di conseguenza, è stato anche il momento per imparare ad affrontare le paure che possono apparire nel corso della vita e nella missione.

La formazione sacerdotale che ho ricevuto ha sempre guardato a tutti gli aspetti affinché fossi preparato ad affrontare le possibili sfide che possono presentarsi nella vita. È stato quindi il momento propizio per lasciarsi formare, non solo allo scopo di diventare sacerdote, ma anche una persona più matura integralmente. Il grande impegno personale è sempre stato quello di lasciarmi modellare per essere una persona che sa vivere con gli altri.

Non vorrei essere una lampada spenta che viene vinta dall’oscurità della notte. Cerco, quindi, una formazione che non sia mediocre e di impegnarmi per poter aiutare anche gli altri a scoprire nella vita la propria vera vocazione: sia chi è chiamato a formare una famiglia sia chi è chiamato a rispondere al Signore mettendosi al servizio totale degli altri.

In conclusione, bisogna prendere sempre sul serio “il sogno” che Dio ha su ognuno di noi, per la nostra felicità.

Per quanto riguarda la mia formazione, di certo, una domanda alla luce del brano di Mc 4,35-41 emerge: Saprò, nella barca di Pietro, avere serenità, come vorrebbe Gesù, nel momento in cui c’è la tempesta?  Come gli apostoli, dirò a Gesù di svegliarsi perché sto affondando? Oppure, avrò il coraggio di affrontare il mare in tempesta, confidando in Dio? E tu che leggi, quale formazione segui per vivere al meglio la tua mission? Proviamo a parlare? Grazie per aver ascoltato la mia storia. A me piacerebbe, ascoltare la tua, per provare a camminare insieme, senza forzature.

 


SITOGRAFIA

Pagina web di Giuseppe Allamano

https://it.zenit.org/articles/il-concilio-di-trento-e-l-istituzione-dei-seminari-prima-parte/

http://www.youtube.com/watch?v=pqz1Fp7Bl70

 

BIBLIOGRAFIA

ALLAMANO J., Pontos de Luz. Pensamentos do Beato José Allamano, Ed. Missões Consolata, Fatima 2003.

ISTITUTO MISSIONI CONSOLATA, Ratio Formationis IMC, Roma 2006.

ISTITUTO MISSIONI CONSOLATA, Costituzioni e Direttorio Generale, Roma 2006.

SALES, L., La vita spirituale. Dalle conversazioni ascetiche del servo di Dio Giuseppe Allamano fondatore dei missionari e delle missionarie della Consolata, Ed. Missioni Consolata, Torino 1963.


[1] Cfr. https://www.giuseppeallamano.consolata.org/ Giuseppe Allamano è nato a Castelnuovo d’Asti il 21 gennaio 1851 ed è morto a Torino il 16 febbraio 1926. Fu sacerdote della diocesi di Torino dove, successivamente, fu formatore in seminario e, per 46 anni rettore del Santuario della Consolata e del Convitto Ecclesiastico della diocesi. Fondò due Istituti uno di ramo maschile e l’altro di ramo femminine: Missionari della Consolata il 29 gennaio 1901 e poi le Suore Missionarie della Consolata nel 1910. Fu beatificato da Papa Giovanni Paolo II il 7 ottobre 1990 in Piazza San Pietro a Roma.

[2] Sales, L., La vita spirituale. Dalle conversazioni ascetiche del servo di Dio Giuseppe Allamano fondatore dei missionari e delle missionarie della Consolata, ed. Missioni Consolata, Torino 1963, p 186.

[3] Originale in portoghese: “Um padre ignorante é uma tristeza na igreja. É como uma luz apagada. Um padre ignorante torna-se mais nocivo que um padre mau”.  ALLAMANO J., Pontos de Luz. Pensamentos do Beato José Allamano, Ed. Missões Consolata, Fatima 2003, p 25.

[6] ISTITUTO MISSIONI CONSOLATA, Ratio Formationis IMC, Roma 2006, n. 87.

[7] Ibidem n. 87.

[8] ISTITUTO MISSIONI CONSOLATA, Costituzioni e Direttorio Generale, Roma 2006, nn. 10-16


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IL CONTESTO CONTEMPORANEO DELLA VITA SPIRITUALE Una formazione che si avvale anche del digitale

IL CONTESTO CONTEMPORANEO DELLA VITA SPIRITUALE

Una formazione che si avvale anche del digitale

 

 

INTRODUZIONE

La formazione permanente è soprattutto per aiutare la persona più in se stessi, per credere di più nella vita, per credere di più nella comunità e nella Chiesa e per credere di più in Cristo. Ciò richiede una conversione a un nuovo atteggiamento di apprendimento nella vita religiosa. Umano, spirituale, intellettuale e ogni altra forma di formazione sono mezzi costanti per rimanere sul sentiero. Gesù dice «impara da me» (Mt 11, 29). La nostra prima formazione è ben organizzata. La Formazione permanente è ancora un termine diffuso e per la maggior parte dei gruppi religiosi è ancora un campo diffuso. La responsabilità della formazione permanente è prima di tutto legata alla volontà della persona religiosa. La vita religiosa avrebbe bisogno di una rinascita di «autodisciplina autonoma»[1]. Si tratta di una buona e sana gestione del mio tempo personale per lo studio, il riposo e il relax in corrispondenza con la mia vita comunitaria e forse il lavoro al di fuori della comunità. I sacrifici saranno sicuramente richiesti come comunità e la missione prenderà la maggior parte del tempo dalla mia vita.

Per tutte le dimensioni e le fasi della vita religiosa abbiamo bisogno di una guida. C’è bisogno di confessori adatti, direttori spirituali e consulenti. «Adatto» significa avere una guida che mi sfida piuttosto che mi piace. Aggiungerei anche buoni amici alle possibili guide. I buoni amici sono quelli che mi amano e rispettano la mia vocazione, i miei fratelli e le mie sorelle e la missione del mio istituto. Spesso quegli estranei facilitano la comprensione, la discussione e la condivisione. La comunità è il fondamento della nostra formazione permanente. Attraverso l’esperienza della vita, della preghiera e dello studio, tutta la vita della comunità dovrebbe innanzitutto portare ad una comprensione più profonda del «Mistero di Cristo». Una buona atmosfera comunitaria è la chiave per una crescita di successo nella vita religiosa. L’atmosfera stessa ha un carattere formativo. I superiori devono indicare gli strumenti necessari per un’adeguata formazione umana, spirituale, dottrinale e professionale. Devono essere attenti ai tempi di una comunità riguardo all’equilibrio dei tempi per l’impegno della comunità e la formazione permanente dell’individuo. I superiori sono responsabili per l’atmosfera nella comunità. In parte è anche una buona e amorevole cultura di correzione e apprezzamento.

 

  1. Noviziato

 

Il noviziato di solito significa un edificio in cui gli uomini e le donne in formazione si fermano per un anno o due, ma per noviziato si intende un processo e non un edificio. Il noviziato, l’edificio, simboleggia le «strutture esterne che prima davano direzione, ordine e unità al programma di formazione»[2]. Nel noviziato l’accento è posto sulla conformità alle strutture esterne. Il buon novizio è colui che segue tutte le regole: chi è sempre nel tempo per la preghiera, la liturgia e i pasti; chi fa il suo lavoro fedelmente e bene; chi obbedisce e non sfida l’autorità. «Il noviziato è fondamentalmente una questione di formazione spirituale, e comporta il radicale riorientamento dell’intera persona, fino alle radici del proprio essere e il centro effettivo della propria coscienza»[3].In tal modo il noviziato, al contrario del noviziato, non si concentra sulle strutture esterne, ma sulle dinamiche interne dell’identità e della crescita della persona. Nel noviziato, alla persona è chiesto di guardare dentro, di mettere in discussione non solo le prestazioni esterne ma i motivi interiori. Perché faccio quello che faccio? Perché reagisco agli altri nel modo in cui lo faccio? Cosa penso veramente di me stesso e di Dio?[4]

 

  • Il tipo di persona richiesta per il Noviziato

 

Una profonda accettazione di sé e fiducia in se stessi. È un ordine alto all’età di diciassette anni. Alcuni da una famiglia amorevole, ed erano stati affermati da loro e dagli amici lungo la strada. Buone vocazioni, normalmente provengono da case felici. La grazia può lavorare nella situazione umana meno promettente; ma quanto è più facile sospettare e diffidare in modo sano della propria motivazione, in modo che possa avvenire il riorientamento desiderato, se siamo sicuri nella nostra identità e nel fatto che siamo amati.se la persona non è pronta per questa sfida di confronto personale, un processo che è calcolato per essere formativo diventa distruttivo. Nel modello del noviziato del passato, era più facile modellare l’albero (a modelli di comportamento esterni) se si iniziava presto. Ma per il noviziato e l’auto-interrogatorio che comporta-che è doloroso al suo meglio-è necessaria una maturità molto maggiore.

La maturità, l’accettazione di sé, la volontà di confrontarsi con le proprie contraddizioni e ambiguità interiori e il desiderio di trovare la volontà di Dio per la propria vita sono le caratteristiche richieste per sottoporsi al processo di noviziato. Questo non è limitato alla vita religiosa, ma è cruciale per ogni autentica esperienza di direzione spirituale.

 

1.2. I mezzi per ottenere una formazione di Noviziato

 

La formazione in Cristo è un processo che dura tutta la vita. Dal punto di vista del novizio, è chiaro perché è così. Siamo sempre sulla strada per diventare persone orientate verso Dio, incentrate su Dio[5].Dato l’atteggiamento di base di apertura, auto-accettazione, interiorità e centrato su Dio, quali mezzi possono aiutare nel processo di formazione del noviziato.

La chiesa deve imperare ad adattarsi a vivere nel mondo di oggi. Il mondo di oggi e’ mondo digitale. Nell’ambito pastorale soprattutto giovanile, la chiesa deve usare un linguaggio adattato per i giovani di oggi che sono immersi nel mondo digitale. È necessario che la Chiesa approfondisca la propria comprensione della tecnologia, e in particolare di internet, in modo da discernere come abitarla, anche come terreno fertile per la evangelizzazione. I mezzi digitali più diffusi come Whatsapp, Tik Tok, Instagram ,You tube, Skype ecc. possono essere visti come luogo di educazione alla vocazione in senso ampio come è emerso dal più recente sinodo, quello sui giovani. Le congregazioni religiose devono aprirsi in tal senso.

 

1.2.1. La vita in una comunità di fede e preghiera

 

Siamo, per natura e per grazia, persone in comunità. Per natura apprendiamo i nostri valori, i nostri modi di amare e di agire, dalle comunità in cui siamo formati; ma anche, e soprattutto, per grazia. Da tutta l’eternità il nostro Dio è comunità:

 

Tre persone in un solo Dio. Dio non è mai stato in grado di dire “io” è sempre stato “noi”. E la nostra vocazione è entrare nella comunità, la famiglia di Dio. Concretamente, questo significa che la vita della comunità è un elemento essenziale nella formazione cristiana. Questo è il motivo per cui la famiglia è la “chiesa poco chiara” e perché, come abbiamo detto prima, le buone vocazioni religiose provengono normalmente da buone famiglie[6].

 

La comunità di adoratori riunita nell’eucaristia dovrebbe svolgere un ruolo formativo cruciale. Inoltre, per molti oggi, le comunità di preghiera laicale sono un fattore significativo nel processo di maturazione nella fede e nell’amore. Mentre il movimento carismatico ha avuto un grande valore qui, non tutte le comunità di preghiera sono carismatiche[7].

La formazione del Seminario riflette la stessa crescente consapevolezza dell’importanza della dimensione comunitaria. I novizi si confrontano, si educano e si formano l’un l’altro in un modo che un regista non è in grado di fare[8]. Di fronte a tali circostanze, è molto importante compiere ogni sforzo per fornire una comunità di fede e preghiera, all’interno della quale queste persone possano vivere e crescere.

 

 

1.2.2 Il Noviziato è un modello di formazione

Il formatore più importante è colui che dà il modello per conformarsi e impone l’adesione ad esso. Ma se lo scopo è il confronto onesto con la verità interiore di se stessi e di Dio che parla in noi, allora il ruolo dello spirito e della motivazione è centrale ed essenziale. Solo lì possono essere affrontate le domande cruciali di motivazione, sincerità e ascolto onesto della chiamata di Dio a questa persona. Naturalmente questa riflessione acquista valore se l’obbedienza va insieme con la gioia e con un’esistenza autenticamente libera. L’obbedienza sia libera e gioiosa, infatti, bisogna che sia vissuta come segue la di Gesù da un cuore innamorato di lui[9].

 

2.Il modo di  Comunicare la Vocazione

 

L’uso dei nuovi media potrebbe essere classificato come uno delle vie comunicative di tipo diretta e dichiarata. Un’istituzione o ufficio per pastorale vocazionale può organizzare e pianificare professionalmente la costruzione di un sito vocazionale con cui possono svolgere l’attività di animazione vocazionale.  Con questa modalità un animatore vocazionale può aprire e mantenere i contatti, le amicizie, le collaborazioni e si può essere “presenti all’altro” in un modo forte e significativo, sia che le persone si conoscano tra loro, sia che non sia dato.

Infatti, oggigiorno esistono vari siti vocazionali che sono ufficialmente e intenzionalmente costruiti (dai diocesani e istituzioni religiosi) come le modalità per svolgere l’attività di animazione vocazionale. Possiamo presentare qui, per esempio, www.mivocacion.com, il sito curato dalle Suore Domenicane spagnole della Presentazione. Suora Gemma Morato, la responsabile  in prima fila di questo sito spiega[10]:

Il sito www.mivocacion.com, da cui traggo questa e-mail, è nato nel luglio 2004, è stato presentato al Capitolo Generale della nostra Congregazione ed ha iniziato il suo viaggio cibernetico mediatico inspiegabilmente. Dall’Italia i contatti sono stati circa 2.000. Il sito è tradotto in quattro lingue: spagnolo, francese, inglese e italiano, anche se la maggior parte delle consultazioni è in spagnolo, in quanto i dati sono analizzati in Spagna.

Comunque i contatti hanno un’importanza relativa (c’è chi dice: detraetele dalla vostra Congregazione…); per noi invece, hanno importanza e priorità i messaggi ricevuti; sono più di 7.000 e a tutti abbiamo risposto, (tranne alcuni, per errore tecnico…). I messaggi hanno contenuti diversi e facendo una statistica si tratta di giovani tra i 19 e i 27 anni, di solito più ragazze che ragazzi (d’altronde è un sito di una Congregazione femminile).

I temi più frequenti sono:

  • La vocazione: discernimento, ricerca di una seconda opportunità, e/o di una comunità…
  • L’isolamento, la solitudine e soprattutto il vuoto che hanno in se stessi.
  • Situazioni estreme: aborto, emarginazione…

 

Ci sono molti che cercano di discernere la loro vocazione religiosa, altri invece cercano di condividere la propria vita e il proprio vuoto… eppure, noi non avremmo mai immaginato un sito sfacciatamente vocazionale (mivocacion.com) che invita alla vita religiosa e che permette a molte persone di scambiare tutto ciò che riguarda la propria vita e la propria fede, e soprattutto di condividere la loro esistenza.

Altro lavoro interessante è il sito acjitalia.org in cui la Congregazione delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù, ha cercato di narrarsi in termini di carisma, spiritualità e storia con un linguaggio per le nuove generazioni. Nel sito è evidente l’opera di sintesi tra “nuovo” e “vecchio” (nova et vetera), il rispetto per tutta la storia della congregazione, unitamente all’invito ad immergersi nell’esperienza del donarsi totalmente al Signore.

 

 

CONCLUSIONI

 

 

La communita’ religiosa può offrire il suo essere comunità[11], capace di condivisione anche del tempo e diventare il luogo dell’incontro e del dialogo. Nessuno più ha tempo di stare con gli altri veramente, la comunità religiosa, quando funziona, dimostra di saper stare in mezzo alla gente, sa condividere le gioie piccole e grandi, è in grado di “spezzare” la quotidianità di giovani, anziani, malati, mamme. Cè un modo normale e semplice di stare con gli altri[12], anche senza avere il catechismo da fare, il gruppo liturgico, la festa missionaria, cose tutte importanti, ma riservate ad una specie di èlite della comunità cristiana[13].Le diverse vocazioni ecclesiali radicate nel Battesimo, interagiscono tra loro, in modo da esprimere visibilmente il sgno della comunione ecclesiale[14].

La riflessione sopracitata ci aiuta a capire che i nuovi media hanno il ruolo molto significativo e strategico per l’opera ecclesiale di tipo vocazionale. Essi sono l’ambiente, nuovo areopago in cui gli operatori pastorali possono costruire una comunione con le altre persone, promuovere la vocazione, proporre delle scelte di vita, e fare l’accompagnamento. È necessario, quindi, per gli operatori pastorale di imparare il linguaggio dei nuovi media, in modo da essere presenti in un modo proattivo e costruttivo in questo importante areopago. Come Pietro, «sono invitati ad utilizzare una rete – ma un diverso tipo di rete – che li farà pescatori di uomini, per raggiungere e servire il tutto in nome di Gesù».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

 

  1. STUDI

 

Thomas G., The friend of the bridegroom, Makati, Philippines 2000.

 

 

  1. REVISTE

 

Mazzuconi D., L’urgenza di ripensarsi insieme, in Consacrazione e Servizio, 7-8(2007)LXI, 75-95.

Monari L., Una risposta liberante alle esigenze radicali dell’esistenza, in Consacrazione e Servizio, 7-8(2007)LXI, 55-74.

Simionato T., Sentieri di speranza, in Consacrazione e Servizio, 7-8(2007)LXI, 11-27.

 

Scarmignan P., Gli orizzonti dello Spirito, in Consacrazione e Servizio, 7-8(2007)LXI, 44-54.

Morato, G.,  Educare la domanda e accompagnare la risposta vocazionale attraverso il web,       in «Rivista Vocazioni» 5 (2008), P. 27-30

 

 

  1. SITI INTERNET

 

http://www.internationalunionsuperiorsgeneral.org/ongoing-formation/ (consultato il 25 marzo 2019).

 

 

 

[1] Cf. http://www.internationalunionsuperiorsgeneral.org/ongoing-formation/ (consultato il 25 marzo 2019).

 

[2] G. Thomas, The friend of the bridegroom, Makati, Philippines 2000, 13.

[3] Cf. Ibid., 15.

[4] Cf. Ibid

[5] Cf. Ibid., 22.

[6] Ibid., 23.

[7] Cf. Ibid.

[8] Cf. Ibid.

[9] Cf. l. Monari, Una risposta liberante alle esigenze radicali dell’esigenze radicali dell’esistenza, in Consacrazione e Servizio, 7-8(2007) LXI, 65.

[10] Morato, G.,  Educare la domanda e accompagnare la risposta vocazionale attraverso il web,   in «Rivista Vocazioni» 5 (2008), P. 27-30.

 

 

[11] Cf. D. Mazzuconi, L’urgenza di ripensarsi insieme, in Consacrazione e Servizio 7-8(2007)LXI, 92.

[12] Cf. Ibi.

[13] Cf. Ibi.

[14] Cf. T. Simionato, Sentieri di speranza, in Consacrazione e Servizio, 7-8(2007)LXI, 25.