Il cristiano Cattolico presente nei social media

Chiamati ad essere presente in questa realtà

Ormai siamo immersi nel mondo dei social media, siamo invitati ad utilizzare questi mezzi per evangelizzare, non possiamo fare finta di questa realtà e dobbiamo trarre il meglio di questa tecnologia per comunicare la gioia del Vangelo e accettare il mandato di Gesù: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15).  Questo Vangelo è un incontro personale con Cristo come lo ricorda papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangeli Gaudium: “Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta”. (Evangeli Gaudium 3).

Il vaticano II, con il decreto su gli strumenti di comunicazione sociale, invitava il popolo di Dio al retto uso dei mezzi di comunicazione: “La Chiesa Cattolica giudica suo dovere predicare l’annuncio della salvezza anche mediante gli strumenti della comunicazione sociale, nonché indirizzare gli uomini al retto uso degli stessi”(I.M 3). Gli ultimi successori di Pietro: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e in modo speciale papa Francesco ci danno l’esempio di non avere paura davanti a questa era digitale.

 

 

 

 

Il messaggio ha sempre passato con gli strumenti del suo contesto

Fin dai primi tempi i cristiani, hanno utilizzato tutti i mezzi a disposizione nel loro contesto per annunciare il messaggio evangelico. La chiesa ha sempre tenuto a cuore il mandato di Gesù e è andata al di là delle barriere della geografia, portando la Buona Notizia con gli strumenti a sua disposizione, la storia ci ha lacciato traccia.

Viaggi missionari per la predicazione

Lettere alle comunità 

Libri

 

Teatro

immagini

Tutti questi modi hanno contribuito all’impegno dei cristiani nell’annuncio del Vangelo fino ad arrivare  all’epoca moderna, dove ci confrontiamo  ai nuovi strumenti di comunicazione che si presentano come un’opportunità per continuare ad annunciare la gioia del Vangelo. Come ci lo ricorda il Concilio Vaticano II, “Questi mezzi utilizzati correttamente, potranno essere di grande aiuto per continuare la nostra missione di discepoli missionari di Cristo”.

 

L’uso d’internet ha qualcosa a vedere con noi

La Lumen Gentium ci ricorda che “Ad ogni discepolo di Cristo incombe  il dovere di seminare per quanto gli compete la fede”. (L.G 17).  Questo dovere possiamo compierlo  nella semplicità della nostra vita. oggi tutti noi, almeno abbiamo uno smartphone, vediamo come ogni sorta d’informazione circola nei social media, perché non potere anche nella nostra quotidianità comunicare la nostra fede?

Come leggiamo nell’ Evangeli Gaudium: “È la gioia che si vive tra le piccole cose della vita quotidiana, come risposta all’invito affettuoso di Dio nostro Padre: «Figlio, per quanto ti è possibile, trattati bene … Non privarti di un giorno felice» (Sir 14,11.14). Quanta tenerezza paterna si intuisce dietro queste parole!”

A questo proposito è molto interessante vedere alcuni laici, sacerdoti, religiose che piano piano si hanno lasciato sedurre dell’invito di papa quando ci parla di “USCIRE” nell’ esortazione:  “La Chiesa “in uscita” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano. “Primerear – prendere l’iniziativa”: vogliate scusarmi per questo neologismo. La comunità evangelizzatrice sperimenta che il Signore ha preso l’iniziativa, l’ha preceduta nell’amore (cfr 1 Gv 4,10), e per questo essa sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi. Vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dell’aver sperimentato l’infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva. Osiamo un po’ di più di prendere l’iniziativa! Come conseguenza, la Chiesa sa “coinvolgersi”. (Evangeli Gaudium 24).

 

 

Quando farlo?

Il momento è adesso, la missione è perenne, il messaggio è costante, non bisogna aspettare una chiamata. questo è il campo che ci sta davanti, e questo ci richiama alla necessità di essere evangelizzatori. Ogni cristiano è portatore di questa gioia ed invitato a testimoniare una vita che irradia amore.

Papa Francesco invita i giovani nell’esortazione  post sinodale  “Christus vivit” «L’ambiente digitale caratterizza il mondo contemporaneo. Larghe fasce dell’umanità vi sono immerse in maniera ordinaria e continua. Non si tratta più soltanto di “usare” strumenti di comunicazione, ma di vivere in una cultura ampiamente digitalizzata che ha impatti profondissimi sulla nozione di tempo e di spazio, sulla percezione di sé, degli altri e del mondo, sul modo di comunicare, di apprendere, di informarsi, di entrare in relazione con gli altri. Un approccio alla realtà che tende a privilegiare l’immagine rispetto all’ascolto e alla lettura influenza il modo di imparare e lo sviluppo del senso critico… Internet e le reti sociali hanno creato un nuovo modo di comunicare e stabilire legami, e «sono una piazza in cui i giovani trascorrono molto tempo e si incontrano facilmente, anche se non tutti vi hanno ugualmente accesso, in particolare in alcune regioni del mondo. Essi costituiscono comunque una straordinaria opportunità di dialogo, incontro e scambio tra le persone, oltre che di accesso all’informazione e alla conoscenza. Inoltre, quello digitale è un contesto di partecipazione sociopolitica e di cittadinanza attiva, e può facilitare la circolazione di informazione indipendente capace di tutelare efficacemente le persone più vulnerabili palesando le violazioni dei loro diritti. In molti Paesi web social network rappresentano ormai un luogo irrinunciabile per raggiungere e coinvolgere i giovani, anche in iniziative e attività pastorali».

 

 

L’evangelizzazione digitale deve partire, se vuole essere comunicativa, dal legame Dio-uomo, da un Dio che discende per farsi comprendere, si apre verso l’esterno per poterlo conoscere

Ecco le parole che direbbe Gesù in quest’oggi a noi cristiani davanti alla sfida dei social media: Andate dunque, non avete paura. “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

 

 

Bibliografia

CONC. ECUM. VAT. II, Dec. Inter merifica, 3.

CONC. ECUM. VAT. II, Cost. Dogm. Sulla Chiesa Lumen Gentium“, 17.

Esort. Ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 24.

Esort. Ap. Christus vivit (25 marzo 2019), 86.

Raul Herrera Franco

 




Solidarietà: essere più umani

Il valore della solidarietà nei rapporti umani

L’ umanità si sviluppa, si riconoscono i diritti, ci sono scoperte, tanti mezzi e modi che beneficano tante persone. Ma scopriamo anche tanta gente bisognosa. Per questo che nei nostri tempi la solidarietà é un tema tanto vivo.

La Chiesa, chiamata a vivere e camminare con il mondo s’interroga sul concetto della solidarietà, essendo consapevole della sua missione e vocazione. Ha l’invito ad uscire da sé stessa, ad andare alle periferie non solo geografiche, ma principalmente quelle poco visibile, cioè esistenziali.

“Siamo tutti nella stessa barca”, quindi ci rendiamo conto dei bisogni gli uni degli altri, questa é una opportunità per uscire da noi stessi.

Noi esseri umani siamo capaci di grandi eroismi per il bene degli altri, ma é importante coltivare il valore della solidarietà, considerata come: «Il rapporto di fratellanza e di reciproco sostegno che collega i singoli componenti di una collettività nel sentimento appunto di questa loro appartenenza a una società medesima e nella coscienza dei comuni interessi e delle comuni finalità» (1).

 

Papa Francesco e la solidarietà

Nell’enciclica sociale Fratelli tutti ci fa una chiamata speciale e ci dice:

“Desidero mettere in risalto la solidarietà come  virtù morale atteggiamento sociale, frutto della conversione personale, esige un impegno da parte di una molteplicità di soggetti, che hanno responsabilità di carattere educativo e formativo. I valori della libertà, del rispetto reciproco e della solidarietà possono essere trasmessi fin dalla più tenera età.” [FT 114]

Come Papa Francesco nella sua esperienza fin da bambino, ricorda che la sua nonna ha segnato il suo cammino di fede, gli parlava di Gesù, gli insegnava il Catechismo .

Così la famiglia nel compito di trasmettere i valori umani e cristiani gioca un ruolo molto importante, specialmente con la testimonianza dei genitori.

 

Essere umano, essere solidale

Anche i giovani sono sensibili a questo valore, soprattutto quando è stato loro inculcato in famiglia e ancora rafforzato quando i genitori attuano questo valore nella vita quotidiana in diversi modi.

La solidarietà si esprime concretamente nel servizio, che può assumere forme molto diverse nel modo di farsi carico degli altri. Il servizio è in gran parte avere cura della fragilità. Servire significa avere cura di coloro che sono fragili nelle nostre famiglie, nelle nostre società, nel nostro popolo. In questo impegno ogni uno è capace di mettere da parte le sue esigenze, aspettative, i suoi desideri di onnipotenza davanti allo sguardo concreto dei più fragile. [Cfr. FT 115]

Anche se a volte ci sembra che la nostra civiltà ha dimenticando questo valore della solidarietà, i più poveri ci insegnano come uscire di noi stessi condividendo lo poco che hanno, come ce lo ricorda la parabola del Buon samaritano: Lc 10, 29-37.

Avvicinandoci ad alcuni giovani, ci siamo resi conto che sono molto sensibili e disposti ad aiutare i più bisognosi. Soprattutto quando sono accompagnati ad esercitare questo valore.

 

Solidarietà: c’è bisogno di cuori e mani

E così che vogliamo proporre la sfida di essere solidali, perché anche tu hai l’opportunità di “dare una mano”. 

Usa Facebook per raccontaci la tua esperienza vissuta.

Puoi inviarci una mail: luisadellatrinita@gmail.com oppure luisacontreras@gmail.com

 


Diritti di autore

I video sono di proprietà – realizzati a fini pastorali -; non possono essere utilizzati in altri lavori senza una richiesta esplicita agli autori.

Maria del Refugio Saldate
Margaret Kaleli
Luisa Contreras Castillo

La sequenza musicale è tratta da: Credo negli esseri umani ( Marco Mengoni); le opere d’arte riportate nel video sono dallo scultore canadese Timothy P. Schmalz, ubicate e pubblicamente visibili presso Presidio Ospedaliero Santo Spirito in Sassia.

Laboratorio di pastorale digitale “Come si fa un sito web (modulo 2)” tenuto presso la Pontificia Università Urbaniana (a.a. 2020-2021). Docente: prof. Riccardo Petricca. Esperto di pastorale digitale: dott. Fortunato Ammendolia (Centro di Orientamento Pastorale – Roma).

 

Note

1. cfr. https://www.treccani.it/vocabolario/solidarieta/ (consultato il 21 giugno 2021).




I giovani protagonisti della chiesa  

Introduzione

I giovani protagonisti della chiesa; Forza della chiesa
Chiesa con giovani

Al di là di tutte le definizioni, i giovani sono la parte più dinamica di chiesa esocietà il periodo della gioventù è la fase più affascinante della vita. Quando pensiamo ai giovani, facciamo riferimento a tutto ciò che è bello nella vita,come la moda, lo sport, l’arte, i media, le nuove tecnologie, ildivertimento,l’avventura, le relazioni, l’idealismo, la creatività e i grandi sogni.I giovani protagonisti della Chiesa devono fare le proprie responsibilità è quindi imperativo che la gioventù non sia vista solo come un’età, ma come uno stato d’animo e un atteggiamento.

Ogni generazione reagisce e si adatta in base alla sua esperienza con la generazione precedente. La gioventù è uno stato naturalmente ribelle. Per i giovani il profitto economico non è la priorità, essi sono molto preoccupati l’uno per l’altro, si accettano e sono inclinati ad aiutarsi a vicenda. Sono meno prevenuti nei confronti degli altri e meno ossessionati dagli status symbol.

  1. La filosofia del “sono migliore di te perché sono ricco, bianco e libero” non ha molta attrattiva. Però sono fragili e facilmentediventano vittime e schiavi del sesso, della droga o dell’alcool per sfuggire alla depressione.Secondo Cline Bell, (1984) la cura pastorale deve rispondere al bisogno che tutti hanno di calore, di nutrimento, di sostegno e di cura. La Chiesa può lavorare come facilitatore del vero amore verso chi ha sete di esso. In particolare verso coloro che sprofondano nella crisi.

La chiesa e gioventù

Come già detto, i giovani ricevono un’attenzione preferenziale in questi giorni; ma chi sono questi giovani di cui parliamo? Come possono essere descritti? Le Nazioni Unite classificano i giovani quelli compresi nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni.[1] La fascia di età che il Sinodo dei giovani considerava era tra i 16 e i 29 anni.[2] Ma molte altre organizzazioni tendono ad allungare l’età con gli occhi sull’opportunitàfunzionale e sui benefici pratici.

Uno studio sulle categorie giovanili relativo ai consumatori osserva che “la tradizionale definizione demografica di ‘gioventù’ non è più applicabile nella società odierna, e i marketer dovrebbero rivolgersi ai consumatori in base al loro impegno e alla loro partecipazione alla cultura giovanile piuttosto che alla loro età cronologica “[3]. La loro forte convinzione è che, in termini pratici, coloro che appartengono alla fascia di età tra i 25 e i 34 anni dovrebbero, a tutti gli effetti, essere considerati ‘giovani’. La tendenza odierna non è quella di parlare rigidamente dei giovani come categoria d’età, ma piuttosto di parlare di cultura giovanile con un’ampia categoria d’età sullo sfondo. Questo approccio è significativo, in modo che non siano considerati come una categoria di destinatari che entrano ed escono dalle “porte girevoli” delle organizzazioni, ma siano rispettati come partner nella missione,  condividendo un cammino continuo nella Chiesa e nel mondo.

In tutte le generazioni la Chiesa ha avuto un apprezzamento e una preferenza speciale per i giovani, secondo l’esempio di vita e la mente del suo giovane Maestro. Come ha scritto Papa Giovanni Paolo II nell’Anno Internazionale della Gioventù, “La Chiesa guarda ai giovani; o meglio, la Chiesa vede se stessa in modo speciale nei giovani – in voi come gruppo e in ciascuno di voi come individui”. La Chiesa ha molto da dare e da ricevere dai giovani,Goventù è vita della chiese.

Uno sforzo consapevole per camminare con i giovani e per dialogare con questa difficile realtà, trasformerà sicuramente il cuore e il volto della Chiesa. Oggi la Chiesa ha bisogno di cercare e riscoprire il mondo dei giovani, un mondo fresco. Si tratta infatti di un mondo in rapido cambiamento e quindi occorre un continuo sforzo per una maggiore comprensione e ciò manterrà la Chiesa giovane e attuale. Essi formano una realtà complessa, che va da una realtà altamente urbanizzata e occidentalizzata ad una più arretrata e rurale, con un diverso spettro di condizioni economiche e sociali.

Essere giovani è una grande gioia e un peso. Comprendere e avvicinarsi a loro è il primo passo della missione della Chiesa. Ma dove sono questi giovani? Dove possiamo trovarli? Incontrare giovani uomini e donne, individualmente e in gruppo ed essere presenti a essi costituisce l’inizio di una missione urgente per la Chiesa di oggi. Come possiamo parlare con loro di Gesù e come essi stessi a loro volta possono parlare con i loro amici? Nei nostri villaggi e nelle nostre città, forse l’ambiente parrocchiale è l’ambiente privilegiato per raggiungerli. Anche la scuola e i ministeri del campus sono strumenti molto efficaci.

Un modo nuovo consiste nel contattarli con i mezzi informatici. L’evangelizzazione tra pari come professionisti, lavoratori può essere una realtà molto fruttuosa. Migranti/ostelli sono luoghi e opportunità in cui la Chiesa deve essere presente. Incontrare i giovani dove si trovano,usare il loro “linguaggio” e rispondere alle loro aspirazioni, li aiuterà a scoprire Gesù e a cominciare una nuova vita con Lui.[4]

La gioventù: Il futuro pastorale della chiesa

         Papa Francesco ha sfidato i giovani dicendo che non devono essere “addormentati”, perché, come parte amata della Chiesa di oggi, hanno il dovere e la responsabilità di portare la loro gioia e il loro ottimismo al mondo. “Come giovani cristiani – ha detto Papa Francesco – non siete solo una parte del futuro della Chiesa, ma siete anche una parte necessaria e amata del presente della Chiesa. Voi siete il presente della Chiesa”, sia che siate “al lavoro, che studiate, che abbiate iniziato una carriera o che abbiate risposto alle chiamate al matrimonio, alla vita religiosa o al sacerdozio”. Papa Francesco ha concluso incoraggiandoli ad intraprendere questa strada, e ha dichiarato: “Giovani, svegliatevi!”. Se vogliamo cercare di raggiungere un gran numero di persone, dobbiamo cominciare dai bambini e dai giovani.

Ogni chiesa (soprattutto se si crede veramente che i giovani siano il futuro della chiesa) dovrebbe avere i migliori programmi per bambini e per i giovani. I bambini assorbono tutto e sono così impressionabili. Dopo i 21 anni c’è il rischio di perderli e, se le loro fondamenta non sono solide, si allontanano da Cristo e dalla Chiesa. Dobbiamo conquistarli quando sono giovani, in modo da non perderli quando crescono.

Il documento finale del Sinodo dei giovani votato dai 249 padri sinodali, riafferma che “Dio ama ogni persona e così anche la CHIESA, rinnovando il suo impegno contro ogni discriminazione e violenza basata sull’orientamento sessuale”. La pastorale e il sostegno ai nostri giovani fratelli e sorelle è un’attenzione speciale nell’opera della nostra Chiesa. Continua dicendo che i giovani si trovano in uno stato di transizione da un’infanzia in gran parte definita dai genitori a un’età adulta autodeterminata, e la maggior parte dei giovani vive questa come una fase difficile della vita. Essi cercano i propri obiettivi e i propri standard di vita, mentre scrutano criticamente i valori e le norme esistenti nel loro ambiente.

La tensione tra il Vangelo e altre visioni religiose ed etiche in una società sempre più secolarizzata ha un effetto scoraggiante. I giovani sono testimoni dell’emarginazione della fede cristiana alla chiesa  e di come le chiese stiano perdendo il loro significato. Sempre più spesso le chiese diventano istituzioni anonime e non sono più accettate come autorità morale. La pastorale e il sostegno ai nostri giovani fratelli e sorelle richiedono un’attenzione speciale nell’opera della nostra Chiesa. Coloro che aiutano i giovani ad essere attivi nella Chiesa promuovono il suo futuro. È oggi che si definiscono gli standard della Chiesa di domani.

Guidare i giovani

Aiutare i giovani a non lasciarsi schiavizzare da attrazioni, affiliazioni e da insidie della vita moderna è un compito erculeo per il Paese, la comunità e la Chiesa. Spesso i giovani si lasciano abbagliare dal divertimento facile, rifuggendo dall’impegno di prepararsi seriamente alle responsabilità della vita.

Il mondo giovanile contemporaneo e le questioni correlate non solo mettono in discussione la coscienza sociale ma disturbano il sonno della maggior parte degli insegnanti, dei genitori, degli anziani che si prendono cura di loro, dei leader della comunità e dei pianificatori socio-economici. Persone di diverse aree strutturali della chiesa e della società stanno facendo brainstorming per cercare come affrontare il bisogno più urgente di ogni società, cioè come prendersi cura dei giovani. Sono stati sperimentati diversi approcci, sia vecchi che nuovi. Ecco alcuni dei modi di inquadramento e animazione giovanile:

1) Fare amicizia – Essere solo un amico per i giovani in difficoltà.

2) Consulenza – Sviluppare l’autoconsapevolezza, fornire supporto.

3) Life Skills Group Work – Imparare le abilità di vita come la comunicazione efficace, la risoluzione dei conflitti e il processo decisionale.

4) Apprendimento del servizio – Imparare come si serve la comunità.

5) Mentoring – Coaching, ‘camminare’ con un giovane per un lungo periodo di tempo.

6) Mediazione familiare – Giocare a fare il paciere.

7) Colloqui con i genitori – Condividere la comprensione dei giovani con i genitori di adolescenti.

8) Formazione dei volontari – Fornire ai volontari le conoscenze e le competenze necessarie per aiutare i giovani a rischio e le loro famiglie.

9) Avventura all’aperto – come kayak, arrampicata su roccia, mountain bike, trekking, ecc.

10) Sportivo/attività ricreative – come calcio, Pallacanestro, pesca, ecc.

11) Campeggi – Cercando di comprendere le diverse culture e di servire le comunità svantaggiate, ecc.

Nella Chiesa la questione del tutoraggio dei giovani è molto pressante in quanto è parte integrante della missione della Chiesa e della sua stessa esistenza.

 Conclusione

            Dobbiamo accompagnare i giovani come ha fatto Gesù. uno sguardo amorevole (la chiamata dei primi discepoli, Gv 1, 35-51); una parola autorevole (l’insegnamento nella sinagoga di Cafarnao, Lc 4, 32); la capacità di “diventare il prossimo” (la parabola del samaritano, Lc 10: 25-37); una scelta di “camminare accanto” (i discepoli di Emmaus, Lc 24, 13-35) e un autentico testimone, andando senza paura contro le idee preconcette (la lavanda dei piedi all’ultima cena, Gv 13, 1-20). Questi passi descrivono come Gesù ha incontrato il popolo.Tutti i giovani sono pastori l’uno per l’altro. Parrocchie, comunità religiose, associazioni, adulti credibili (genitori, clero, religiosi e insegnanti) sono pastori della gioventù.[5)

I giovani esercitano un’influenza molto importante nella società moderna. Le circostanze della loro vita, le loro abitudini di pensiero, i rapporti con le loro famiglie, si sono completamente trasformate negli ultimi anni. La crescita della loro importanza sociale richiede alla Chiesa un rinnovato impegno apostolico. I giovani non sono spirituali: amano soprattutto il gioco e il divertimento. Sono spinti dai media, dal divertimento e dalla ricerca del piacere. Tenendo presente queste inclinazioni occorre inventare iniziative accattivanti.

Queste affermazioni sono in parte vere per i giovani in generale, ma allo stesso tempo incredibilmente false quando ci avviciniamo a loro. La gioventù è una realtà complessa, non solo per gli anziani, ma anche per i giovani stessi. Da lontano possono sembrare dei piantagrane, ma quando riusciamo ad avvicinarli a Cristo e condividerlo con loro, essi diventano i più amabili e affezionati amici della Chiesa. Tra le fitte nubi di pessimismo, ciò costituisce uno squarcio di sereno per il futuro della Chiesa.

[1] UNESCO., By youth, with youth, for youth, Accessed 24 July 2019.<https://en.unesco.org/youth>

[2] POPE FRANCIS., Christus Vivit. Post-Synodal Apostolic Exhortation. 2019, 68.

[3]  http://www.marketingcharts.com/topics/asia- pacific/ youth-no-longer-defined-by-chronological-age-35-is-new-18-6530/

[4]  JOSEPH SMITH    No time bound division Asian Youth day mass 2014 Reference: Teachings of Presidents of the Church: (2007)  Youth synod final document.p.42

[5) PREPARATORY DOCUMENT FOR XV ORDINARY GENERAL ASSEMBLY., Young People, the Faith, and Vocational  Discernment, 2017.




Connessi ma isolati o isolati ma connessi?

Connessi ma isolati o isolati ma connessi?

“La rete è un’occasione per promuovere l’incontro con gli altri, ma può anche potenziare il nostro auto-isolamento, come una ragnatela capace di intrappolare… Questa dinamica drammatica manifesta un grave strappo nel tessuto relazionale della società, una lacerazione che non possiamo ignorare”. Papa Francesco

 

Un contesto ipertecnologico e della connessione

L’era in cui noi viviamo è un’era digitale. Nessun ambito della vita è escluso dall’uso della tecnologia e dalla connessione: famiglia, scuola, lavoro, ufficio, finanza, politica, mercato ecc. L’ampiezza significativa dell’uso digitale nei vari ambiti umani porterebbe ad affermare che viviamo nell’era ‘ipertecnologica’ e nella società ‘ipertecnoligica’ dove tutto è pass attraverso lo uso della tecnologia e della rete. Il nostro modo di essere e di relazionarsi non sono esclusi alla eccessiva digitalizzazione. Anzi l’uso della tecnologia e della connessione è accresciuto per migliorare le prestazioni della comunicazione e relazione. I social danno un piattaforma per interagire, per socializzare e scambiare le informazioni, le risorse ecc. I vantaggi del uso della rete e dei social sono tanti. La semplificazione e la comodità di fare le cose con una velocità allucinante è un semplice esempio. La disponibilità di un’enorme risorsa di informazione è un altro esempio. Scambiare o condividere l’informazioni con più persone in breve tempo possible, che fino poche decenni fa era impensabile, oggi è alla portata di tutti. Non rimane più la barriera o il limite geografica per contattare e interagire con le persone. Nondimeno, possiamo constatare in modo più naturale gli svantaggi del cattivo uso della tecnologia, della rete e dei social network. È da notare che“ la digitalità non è più semplice evasione, ma si è progressivamente delineata come una dimensione del reale , che incide profondamente sulla struttura e l’organizzazione della mente umana.”[1]

Nuove forme di dipendenze

Uno degli effetti collaterali della rete e dell’essere iperconnessi è una vera e propria dipendenza. Uso eccessivo di internet e i social addirittura costituisce altre forme di dipendenze. Il fatto di essere connessi sempre su internet e di conseguenza a essere sempre in una piattaforma virtuale rischia di scadere in un uso eccessivo e problematico. Ciò incide soprattutto sulla persona e nel suo assetto esistenziale. Si tende a vivere più nel mondo virtuale che nel mondo reale. Tonino Cantelmi nel suo libro Tecnoliquidità osserva che la società va verso una colossale dipendenza dalla connessione. Internet addiction e dipendenza dai social sono alcuni esempi da notare.[2] L’autismo digitale[3] sarebbe una delle conseguenze della dipendenza dalla tecnologia e dalla rete, anzi è una malattia che rende l’uomo incapace di relazionarsi e di comunicare. Un altra forma di dipendenza viene notata quando la memoria viene delegata alla macchina o alla rete. In tanto, tutto fa il telefono e tutte le risorse e le informazione sono disponibili nell’internet. Basta fare un semplice click e tutto è alla portata di mano. Praticamente, la testa viene sostituita dalla rete e dal telefono, e poi segue anche la rinuncia alla razionalità.[4] Tutto questo perpetua l’individualismo, l’narcisismo, e il modo egoistico di vivere. Vittorino Andreoli, nel suo libro La vita digitale, nota che “la semplificazione eccessiva del cervello e della mente ripiega l’uomo dirigendo nel senso contrario all’evoluzione, e cioè verso un’involuzione”.[5]

 Connessi ma isolati

Connessi ma isolati: Una epidemia silenziosa così intitola il libro di Manfred Spitzer, un noto medico psichiatra tedesco che osserva e analizza la malattia più grande del nostro Millennium ‘solitudine’. La solitudine viene presentato come una vera malattia della nostra società e ciò colpisce non soltanto i giovani ma anche gli anziani. Il volume cerca, attraverso i dati scientifici, di dimostrare le conseguenze devastanti del cattivo uso della tecnologia e della connessione: solitudine[6], stess[7], depressione e mortalità[8]. La vita quotidiana, con la sua concretezza, ci presenta i casi gravi di solitudine, depressione e mortalità in particolare tra i giovani.

Fanno venire i brividi nel pensare tutte queste conseguenze e altre. Dobbiamo interrogarci sul serio quale sarà è il futuro di questa società ipertecnologica e della connessione? Quale sarà il futuro di questa generazione che dove si nasce e si muore con la tecnologia in mano? Questo ci costringe di ripensare e di rivalutare lo uso di nuove tecnologie.

Consapevolezza, responsabilità e impegno

Bisogna rendersi conto che, ormai, questo è il nostro mondo e non possiamo tornare indietro. Dobbiamo crescere nella consapevolezza, nella responsabilità e nell’impegno per poter affrontare bene la situazione e trovare dei rimedi. Dobbiamo impegnarci a costruire un futuro migliore con maggior consapevolezza, responsabilità e impegno. ‘Knowledge is power’ detto inglese dice la conoscenza è un potere. La consapevolezza della realtà con i vantaggi e i problemi e responsabilità nel reagire possono essere i modi per affrontare la situazione bene. Dobbiamo conoscere in fondo la realtà e sapere come usare questo mezzo affinché possa essere uno strumento per il nostro bene. Creare la consapevolezza del corretto uso della tecnologia, della rete e dei social network rimane un compito e un grosso impegno a tutti i livelli: le famiglie, le scuole, il lavoro, gli uffici, le parrocchie e le associazioni. Il limite del tempo e spazio: il mondo dell’internet è così ampio che quasi ingloberebbe tutto e di più. Così con il tempo dell’uso cioè consumerebbe tutto il tempo dell’uomo. Per quanto riguarda uso della tecnologia, la rete e i social, occorre imparare a dare dei limiti alluso del digitale per lasciare il tempo e lo spazio necessario alle persone e alle relazioni da costruire in modo significativo. Rete come complemento alla relazione reale e concreta: l’uso di internet e dei social network sia così che non sostituiscono le relazioni concrete e reali della quotidianità anzi diventano un complemento alle relazioni reali e autentici pur nella sua diversità e complessità.

Papa Francesco e uso della rete

Nel suo messaggio per la 53ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2019 intitolato ‘ Siamo membra gli uni degli alti (Ef 4,25). Dalle social network communities alla comunità umana.’[9] Riconosce l’importanza della rete nella società odierna ma allo stesso tempo esige il bisogno di creare e promuovere la comunità umana.  Il buon uso possa essere una benedizione per l’umanità invece il cattivo uso della tecnologia ci condurrà verso le nuove forme di schiavitù e di conseguenza la morte. “Se internet rappresenta una possibilità straordinaria di accesso al sapere, è vero anche che si è rivelato come uno dei luoghi più esposti alla disinformazione e alla distorsione consapevole e mirata dei fatti e delle relazioni interpersonali, che spesso assumono la forma del discredito”[10].

Il papa sottolinea che, “La rete è un’occasione per promuovere l’incontro con gli altri, ma può anche potenziare il nostro auto-isolamento, come una ragnatela capace di intrappolare. Sono i ragazzi ad essere più esposti all’illusione che i social web possa appagarli totalmente sul piano relazionale, fino al fenomeno pericoloso dei giovani “eremiti sociali” che rischiano di estraniarsi completamente dalla società. Questa dinamica drammatica manifesta un grave strappo nel tessuto relazionale della società, una lacerazione che non possiamo ignorare”[11]. Attraverso la metafora del corpo e sue membra ci invita alla comunione e alla relazione. Il sommo pontefice dice, “La metafora del corpo e delle membra ci porta a riflettere sulla nostra identità, che è fondata sulla comunione e sull’alterità. Come cristiani ci riconosciamo tutti membra dell’unico corpo di cui Cristo è il capo. Questo ci aiuta a non vedere le persone come potenziali concorrenti, ma a considerare anche i nemici come persone. Non c’è più bisogno dell’avversario per auto-definirsi, perché lo sguardo di inclusione che impariamo da Cristo ci fa scoprire l’alterità in modo nuovo, come parte integrante e condizione della relazione e della prossimità.”[12]

La tecnologia, la rete e i social sono le benedizioni per l’umanità. Bisogna saperli usare in maniera giusta che possano aiutare a vivere le relazioni effettive e migliori per costruire un mondo miglior dove la convivenza sociale sia più semplice. L’uomo per natura è un essere relazionale. Ha il bisogno profondo dell’incontro con altro nella sua autenticità. La tecnologia, internet e i social network vanno utilizzati con maggior responsabilità e consapevolezza affinché possano soddisfare il bisogno dell’uomo dell’incontro con altro nella sua concretezza ed autenticità. Abbiamo bisogno della formazione affinché possiamo essere più consapevoli, più responsabili e più liberi per vivere una vita degna ed umana.

 

[1] T. Cantelmi, Tecnoliquidità:La psicologia ai tempi di internet, la mente tecnoliquida, Edizioni San Paolo, Cinsello Balsamo, 2013, 108.

[2] Ibid., 116 -133.

[3] V. Andreoli, La vita digitale, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2008, 205.

[4] Ibid., 206.

[5] Ibid., 207.

[6] M. Spitzer, Connessi ma isolati: Un’epidemia silenziosa, Corbaccio, Milano 2018, 11- 39

[7] Ibid.,81-102.

[8] Ibid., 139-150.

[9] Papa Francesco, Messaggio del Santo Padre Francesco per la 53ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2019, « “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25)Dalle social network communities alla comunità umana ».  24 Gennaio 2019.

[10] Ibid.

[11] Ibid.

[12] Ibid.

Bibliografia

Andreoli Vittorino, La vita digitale, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2008.

Spitzer Manfred, Connessi ma isolati: Una epidemia silenziosa, Milano, Corbaccio 2018.

Cantelmi Tonino, Tecnoliquidità: La psicologia ai tempi di internet: la mente tecnoliquida, Cinisello Balsamo, San Paolo Edizioni, 2013.

Papa Francesco, Messaggio del Santo Padre Francesco per la 53ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2019, « “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25)Dalle social network communities alla comunità umana ».  24 Gennaio 2019.

 

 

Hemant Pradip Ekka

 

 

 

 

 




I GIOVANI, LA FEDE, IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE E IL WEB

Se guardiamo a quanto ci attende dietro l’angolo del tempo possiamo immaginare che la pervasività del Web sin dall’inizio della vita costringerà la società a strutturarsi diversamente in alcuni elementi che le sono caratteristici, dai più semplici a quelli più complessi.

Con la profilatura degli individui l’adolescenza sarà segnata dal rifiuto di essere una fonte di dati, e si cercherà di ingannare i sistemi fornendo false risposte o compromettendo in qualche modo la rilevazione.

Avremo sempre più bisogno di spazi di silenzio, di non connessione dove poter essere noi stessi non come informazioni, ma a partire dalla nostra corporeità e dalla spiritualità che possiamo coltivare. L’isolamento dei monasteri di clausura e degli eremi diventerà un bene prezioso.

Possiamo immaginare che la fiducia che oggi le persone nutrono nei confronti di ciò che incontrano nel Web, sia come contenuti che come contatti, sarà molto diversa. L’assenza progressiva di verità, e del suo bisogno, genererà una serie sempre più consistente di esperienze negative che porteranno a un clima di maggiore diffidenza e a una chiusura in circoli ristretti di relazioni e condivisioni.

La Chiesa in questo scenario avrà un ruolo importante, soprattutto educativo, stando molto attenta a non farsi trascinare dallo spirito del mondo. Essa potrà farsi garante della conoscenza e della custodia di una parte di essa, così come di parte della memoria collettiva.

In questo articolo si vogliono proporre alcune direzioni di pensiero in proposito ed eventuali strategie digitali e non. Un esempio è stato fornito durante il corso svolto al Pontificio Collegio Leoniano da don Alessandro Rea, direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale delle comunicazioni sociali della diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, il quale ha presentato le caratteristiche fondamentali del giornalismo e il suo canale youtube “Parla Giovane”: https://www.youtube.com/watch?v=ECFaP1lm4rE. Per don Alessandro punto di partenza deve essere il diritto stabilito dall’articolo 21 della costituzione, ovvero quello di informare.

Il Sinodo su Giovani, Fede e discernimento Vocazionale, tra i diversi inviti che ha fatto, oltre a quello di abitare il continente digitale, ha segnato una tappa decisiva verso un modo diverso di essere Chiesa e di lavorare nella Chiesa .

Spesso si dice che dobbiamo lavorare di più in rete o insieme. Nel Web tutto è interconnesso, l’interconnessione la fa esistere senza barriere salvo quelle tecniche, senza preclusioni che non siano di tipo sistemico, e comunque tutte transitorie (Papa Francesco, I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Documento preparatorio 13 Gennaio 2017).

Nel Web, senza nessuna difficoltà, si parla ogni lingua possibile e nel Web la circolazione delle informazioni non è una concessione, è la vitalità del sistema. Sotto questo profilo il Web, in qualche modo, è strutturato ed esiste generosamente, oserei dire in modo «cattolico», cioè universale. Il Web mi pare ci insegni così che fare rete significa non occupare spazi, bensì condivisione effettiva di tutto quello che si possiede e non solo di quello che si ritiene utile e strumentale a una alleanza finalizzata ad alcuni obiettivi.

La pastorale del futuro consiste non solo nel fare insieme, ma ancor prima nel mettere tutto a disposizione di chi ci sta accanto, nell’essere così generosi da non considerarsi proprietari di nulla di quanto ci è stato dato in amministrazione. Si può pensare ad una pastorale in cui chi ha conoscenze sia invitato a mettere parola, permettendo così a chi deve fare discernimento di avere un quadro davvero il più ampio e completo possibile.

Spesso si ha la sensazione che molte delle nostre riunioni e assemblee siano convocate per avallare decisioni già prese in altre stanze e che i pareri che sono richiesti assumano un valore di facciata e non quel peso sinodale di cui spesso ci si limita a scrivere. Anche il professore Fortunato Ammendolia durante la sua lezione tenuta presso il Pontificio Collegio Leoniano, rispondendo alla domanda: “Che cos’è la pastorale digitale?”, afferma: “Non è il semplice uso del digitale in pastorale, un power point al posto del cartellone… la comunione di cui vive la Chiesa si attua mediante processi; dobbiamo afferrare e applicare il metodo del discernimento: vedere, giudicare e agire. Serve educare i media, ma i media siamo noi in quanto soggetti di azioni creative per generare pensieri ispirati alle più alte proprietà etiche ed estetiche”.

Il Web ci restituisce una modalità autentica di comunione, esercitata in un ambito che non è quello ecclesiale, ovviamente, ma che pare funzionare e dare delle possibilità, se non delle risposte, efficaci ed efficienti al mondo che abitiamo.

Il mondo digitale è molto spesso ostico, non fosse altro per i neologismi che lo popolano e per l’infrastruttura tecnologica che lo determina sempre di più, e rischia per molti di assomigliare ad una giungla impenetrabile. Per questo è vitale che la si attraversi talora guidati, talora scortati, talora semplicemente accompagnati dalle nuove generazioni.

I nativi digitali sanno muoversi anche se, spesso, non sanno distinguere tutti i pericoli e avvertire le singole possibilità. Lavorare nel Web insieme, fianco a fianco rappresenta un’occasione unica di collaborazione tra generazioni, di pastorale condivisa in cui si portano insieme le responsabilità, ove il protagonismo giovanile può trovare spazi inediti e qualificati dove esprimersi. Mi pare importante, in questo senso, non demandare semplicemente, non chiedere ai giovani di essere il «braccio operativo», ma educare educandosi, lavorare all’impresa in modo congiunto e alla pari (Paola Castellucci, Dall’ipertesto al web. Storia culturale dell’informatica. 2009).

Un’altra considerazione riguarda il dilemma sempre presente tra abitare territori altrui e riservare territori nostri. Se delle iniziative che creano spazi confessionali sono lodevoli, nello stesso tempo è determinante che vi sia anche un bilanciamento delle risorse negli spazi misti, sapendo che a qualche cosa sarà necessario rinunciare, anche con fatica, ma che proprio queste situazioni ci abiliteranno a non abbandonare la sostanza delle cose adattandola alle mutate condizioni, che è quanto il cristianesimo ha sempre saputo fare negli ultimi duemila anni.

Noi cristiani abbiamo delle risposte valide rispetto alla vita e al futuro dell’umanità, ma queste risposte sono accettate solo agendo concretamente in questa piazza, rispettando le regole che ci vengono poste e negoziate e senza ulteriori timidezze.

La vita per l’uomo contemporaneo assomiglia molto a un programma da computare prima e realizzare poi e la cultura corrente, fortemente influenzata dal linguaggio digitale, non fa che rafforzare questa visione. Anche l’educazione di cui siamo stati e siamo destinatari va in questa direzione: la scuola non ci insegna prima di tutto ad essere e vivere, ma a fare e rispondere a certe esigenze.

Possono gli ostacoli diventare opportunità? Sì, e partiamo da un indiscusso successo televisivo: la trasmissione in diretta e in replica all’ora di cena del rosario dalla grotta di Lourdes. Si tratta di un’esperienza vissuta da persone di una certa età, ma che dimostrano come anche in un media sia possibile vivere un’esperienza spirituale intensa e autentica, una comunione spirituale con un luogo e con persone che in quel medesimo istante condividono la stessa esperienza religiosa. Analoghe esperienze vengono vissute attraverso le trasmissioni di Radio Maria e ad altre emittenti cattoliche, sempre per un pubblico di una certa fascia.

Anche i giovani hanno vissuto non in presenza, ma in diretta «streaming», le Giornate Mondiali della Gioventù quando si sono celebrate in Paesi troppo lontani per essere raggiunti dal loro budget. Il rischio che questo tipo di trasmissioni si trasformino in un semplice spettacolo è certamente alto, soprattutto presso un pubblico non troppo avvertito, tuttavia è evidente che sono strade percorribili, si tratta semplicemente di governarle con intelligenza, gusto e capacità comunicativa.

Nel web qualunque parola ha un ruolo centrale, possiamo immaginare dunque che ruolo possa avere la Parola della Scrittura, e quanto possa essere performativa se trasmessa favorendo le condizioni esterne. Si potrebbe ricreare quella partecipazione propria della liturgia anche nel Web andando a toccare quelle corde sensibili dell’umano digitale. La vera sfida sarà quella di ottenere sufficiente attenzione attraverso strumenti che, per il fatto stesso di essere tra le nostre mani, generano una sorta di «rumore di fondo» dal momento che sono tecnologie pensate per portare l’attenzione costantemente altrove.

Come una nuova terra di missione il Web attende uomini e donne che le permettano di entrare in relazione con la Parola: non è dunque una perdita di tempo né un servizio meno importante di altri quello di spendersi in questa direzione, e poterlo fare mettendo in campo generazioni diverse è un ulteriore guadagno.

Il Web è un contenitore sconfinato, m a in esso parte delle diversità rischiano di essere cancellate e perdute. Così un’azione pastorale importante è la salvaguardia di memorie destinate all’oblio: esistono in tal senso delle banche di memoria che custodiscono semplici storie di vita che aiutano a ricordare anche un modello di vita.

Nel panorama pastorale esistono diversi siti cattolici che raggruppano, dopo un discernimento fatto sito per sito, siti cattolici, oppure esistono siti che contengono materiale utile per la pastorale o altri che si propongono come filtri efficaci per evitare che i minori non accedano a contenuti non adatti alla loro età. Molti sono i canali Youtube dedicati all’omiletica, alla predicazione e alla catechesi che hanno permesso a un pubblico più ampio e vasto di approfittare della sapienza di biblisti, pastori, laici.

Quello che ancora non esiste, invece, è un sistema che permetta di individuare tali risorse in modo automatizzato e nello stesso tempo che dia sufficienti garanzie di affidabilità quanto a contenuti. Una soluzione è quella dei motori di ricerca per così dire di secondo livello, ossia motori che non analizzano tutto il Web ma soltanto alcuni siti definiti (AA.vv, IT 2020. Il futuro dell’information technology in Italia. 2014).

Un esempio sono i motori di ricerca per viaggi e turismo o quelli legati alle assicurazioni, di cui si fa ampia pubblicità: essi perlopiù non hanno dati proprietari, ma aggregano dati di altri siti e altri motori, garantendo però che i risultati di ricerca siano pertinenti rispetto al tema.

Tali motori, nei casi evidenziati, realizzano anche una comparazione dei dati, che però è di tipo numerico. Non è impossibile pensare che algoritmi più sofisticati possano discettare sull’ortodossia di un testo: siamo qui nell’ordine del futuribile, non però in quello della fantascienza. Tali strumenti presuppongono un certo investimento economico e di pensiero, ovviamente, ma sono certamente alla portata delle nostre comunità.

Una tecnologia più abbordabile riguarda invece l’aggregazione delle notizie e delle informazioni da siti di informazione cattolica ufficiali: tali aggregatori di fatto sono già disponibili e utilizzarli con proprietà sarebbe un vantaggio interessante.

Per concludere, considerando che il Web è un bene planetario che ha bisogno di una cultura e una visione planetaria, affidata a un’opinione pubblica che proprio grazie al Web sta diventando giorno dopo giorno planetaria al di là delle barriere linguistiche e culturali, ma da cui ancora parti del pianeta sono escluse per mancanza di connessione e di adeguata consapevolezza, la Chiesa possiede già un atteggiamento mentale, un’attitudine e una cultura globale.

Il Web ci consegna l’ebbrezza dell’infinito e delle sue infinite possibilità, la sensazione che nulla di quanto ci circonda possa più farci paura, e quello che ancora ci è ignoto ci presenta il fianco debole attraverso il quale penetrare nella conoscenza di tutto.

La rivoluzione digitale (che è solo l’ultimo degli esiti della modernità e post modernità, ma con un potenziale esistenziale di portata mai sino ad ora così ampio, come abbiamo avuto modo di abbozzare in questo articolo) diventa un concreto campo di azione ove la teologia si può mettere in discussione e a servizio dell’umano per approfondire le questioni teoretiche, filosofiche ed ermeneutiche che il tempo presente va cercando e a cui, come abbiamo auspicato in diversi punti, anche noi siamo invitati.

Valerio Testa




UMANITA’, UN TESORO DA CONDIVIDERE

Come se gli mancasse l’aria per respirare. Chiedere ad un ragazzo di 13 anni di consegnarti il cellulare per un’ora è come chiedergli di rimanere in apnea. Ti resta a guardare con occhi sbarrati per un po’, perché subito non ci crede, non riesce a credere che tu glielo stia chiedendo davvero. Forse non riesce neanche a credere che sia possibile, che si possa sopravvivere senza smartphone. Ormai da qualche anno faccio l’animatrice in un gruppo di dopocresima parrocchiale ed ogni anno è sempre più forte la sensazione che gli adolescenti mi rimandano: “senza connessione ci sentiamo persi”. Forse la loro necessità è solo una: non sentirsi soli. Così dice il testo di una delle canzoni più ascoltate dai giovani di qualche tempo fa: “If this night is not forever at least we are together, I know I’m not alone” (dalla canzone Alone di Alan Walker uscita nel 2016) cosa vuol dire per noi adulti, per noi educatori, questa paura della solitudine? Basta condannare l’uso smodato dei social media o i rischi della iperconnessione?Cosa può fare la nostra pastorale giovanile per andare incontro ai giovani lì dove si trovano e quindi anche in rete?Cosa posso fare io insieme alla mia famiglia religiosa delle suore fancescane missionarie di Gesù Bambino?Mi ha molto colpito che l’intenzione di preghiera del Papa di questo giugno 2018 riguardi proprio le reti sociali.

Internet è un dono di Dio ed è una grande responsabilità…Approfittiamo delle possibilità di incontro e solidarietà che ci offrono le reti sociali e che la rete sociale non si un luogo di alienazione, sia un luogo concreto, un luogo ricco di umanità…”. (Papa Francesco, giugno 2018)

Ecco il video da cui ho estratto queste parole:

Il Papa prega per le reti sociali considerandole prima di tutto dono, una possibilità di cui diventare responsabili. Allora come declinare la nostra responsabilità nella pastorale digitale? Penso che la strada potremmo trovarla nella definizione che Papa Francesco ha dato delle reti sociali: “un luogo ricco di umanità”. Nel suo messaggio per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali del 2014 Papa Francesco definì i nuovi media ‘strade digitali’, dove la gente vive, strade ‘affollate di umanità spesso ferita: uomini e donne che cercano una salvezza o una speranza’. Per questo motivo la nostra presenza in rete ha senso solo se, incontrando la gente là dove essa veramente è, si riveste dei colori dell’umano: volto, parola, gesto. La pastorale della chiesa nel mondo digitale, a mio parere, non ha ricette o formule vincenti ma solo queste tre coordinate su cui poter camminare.

VOLTO

Vuol dire “metterci la faccia”. Ovvero non stare sul web per fare prediche ma per raccontare storie, per essere testimoni di vita, di incontri, di rinascite. Vuol dire essere incontrabili dentro quegli spazi dove tutti giorni la gente vive, fra cui i social ed esserci per raccontare come il vangelo sia concreto, vero e cambi la vita. Foto, post, video, tweet, qualsiasi sia il canale esso deve restituire un volto, esprimere prossimità, calore umano, occhi e vite dalle quali scorgere che il vangelo è credibile, il vangelo è affidabile.

Così afferma Papa Francesco nella sua esortazione apostolica del 2018 sulla santità nel mondo contemporaneo:

 Possiamo e dobbiamo cercare il Signore in ogni vita umana (Papa Francesco, Gaudete et exultate, 42)

Più che insegnamenti o dottrine i giovani oggi hanno bisogno di un vangelo incarnato e sperimentare che il Signore non rifiuta niente di ciò che abita le nostre vite, fosse anche un luogo digitale.

Suore francescane missionarie di Gesù Bambino durante una missione giovani.

PAROLA

E’ vero che siamo nell’epoca dell’immagine ma è altrettanto vero che i giovani hanno fame di significati. Anche se spesso le loro domande le rivolgono a Google e dilagano programmi televisivi o serie tv dai contenuti frivoli, i ‘nativi digitali’ –come oggi vengono definiti – sono capaci di immersioni oltre la superficie e chiedono il senso delle cose ovunque…anche ad una canzone! Per questo non possiamo permetterci di perdere una occasione ma esserci e offrire una parola semplice, immediata, che dia senso all’esistenza, che si rivolga alle domande profonde del cuore. A tal proposito Papa Francesco parla di ‘stordimento’.

Anche il consumo di informazione superficiale e le forme di comunicazione rapida e virtuale possono essere un fattore di stordimento che si porta via tutto il nostro tempo e ci allontana dalla carne sofferente dei fratelli. In mezzo a questa voragine attuale, il Vangelo risuona nuovamente per offrirci una vita diversa, più sana e più felice. (Papa Francesco, Gaudete et exultate108)

La Parola di Dio può essere offerta ai giovani in un modo fresco, immediato che offra una alternativa, una parola di gioia, di felicità. Il vangelo può trovarsi ‘a proprio agio’ anche in un post di Facebook purchè non sia manipolato, ‘annacquato’ ma proposto con la franchezza di chi sa che in nessun’altra parola c’è salvezza. Una parola che non si piega al lamento o al vittimismo ma propone una meta alta: la gioia dei santi.

Pastorale digitale: essere lì dove si cerca Dio.

GESTO

Nel web tutto rischia di rimanere ‘possibile’ ma non concreto. Idee, immagini, suoni, identità…possono rimanere inconsistenti o addirittura ingannevoli. Il pericolo della disinformazione, delle fake news è stato il tema del messaggio messaggio del santo padre Francesco per la 52° giornata mondiale delle comunicazioni sociali. La logica dell’interazione  e della condivisione sembra innescare processi irreversibili e nocivi che finiscono per alimentare il diffondersi e radicarsi di pregiudizi, odio ed emarginazione. Cosa possiamo fare di fronte al propagarsi incontrastato del conflitto nella rete? Forse come comunicatori del vangelo possiamo rispondere solo con il contagio dei ‘piccoli gesti’. Gesti di bontà, di attenzione, di sollecitudine. Gesti nascosti, gesti verso il vicino di casa. Gesti, non propaganda. Gesti, non pubblicità. La rete può diventare il luogo dove divulgare quelle azioni, quelle pratiche, quelle scelte che possono cambiare il mondo. Essere come evangelizzatori nel web non è solo per affermare una presenza, per presentarsi come ‘la vetrina del vangelo’….bella ma statica! Siamo ‘online’ per annunciare che a tutti gli uomini è affidata una missione: rendere il mondo più bello, più umano, con la nostra vita. Far circolare gesti di bene, di amore, di solidarietà, di cura per essere testimoni di Cristo che è venuto perché “abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”(Gv 10,10).

Insieme ai giovani per…condividere!

Perciò, ad un ragazzo di 13 anni non servirà a nulla spegnere il cellulare per un’ora, per la durata dell’incontro in parrocchia, se non sarà accompagnato a ricercare e scoprire sempre la bellezza che c’è nel mondo, nelle persone, in se stesso. La loro fuga dalla solitudine ci spinge a raggiungerli lì, dove sono, chini sui loro smartphone per consegnare loro il tesoro più bello che abbiamo: siamo amati e siamo fatti per una vita eterna. E questo tesoro del vangelo è consegnato a noi per custodirlo, difenderlo ma anche diffonderlo, condividerlo o, come si direbbe oggi…to share!

 




L’unico mio respiro

Il 12 Maggio 2018 alle ore 21:00, all’Auditorium della Scuola Media G. Alessi di Assisi,  le Suore francescane Missionarie di Gesù Bambino presentano lo spettacolo di evangelizzazione: “L’unico mio respiro”. E’  realizzato da giovani per raccontare la storia di un Sì all’Amore…che diventa l’unico respiro della Vita!  E’ la storia di Barbara Micarelli, una ragazza dell’Aquila di fine ottocento, la madre fondatrice delle suore francescane missionarie di Gesù Bambino. Attraverso l’ascolto, il ballo, le immagini, saremo guidati a scoprire la bellezza di riconoscere che per ciascuno di noi c’è un disegno di Amore!  E questo disegno d’amore non è lontano da noi ma è tracciato già nella nostra umanità, come ci invita Papa Francesco nella esortazione apostolica Gaudete et Exsultate uscita ad inizio Aprile:

La santità non ti rende meno umano, perché è l’incontro della tua debolezza con la forza della grazia e per non aver più paura di puntare più in alto, lasciarti amare e liberare da Dio

Papa Francesco

Ecco la locandina di invito:

 

E un breve video di lancio che sta girando nei social.

Se vuoi avere più notizie sullo spettacolo visita il sito delle Suore Francescane missionarie di Gesù Bambino.