L’EVOLUZIONE DEL WEB

Il World Wide Web: dalla nascita alla concezione odierna.

La nascita

Il 6 agosto 1991, l’informatico britannico Tim Berners-Lee inaugurò il cosiddetto World Wide Web (letteralmente «ragnatela intorno al mondo»), un servizio che ancora oggi permette di accedere a informazioni disponibili in Internet, oppure di inserirne altre. Così i dati che la Rete era già capace di trasportare di dispositivo in dispositivo, diventavano più fruibili grazie all’utilizzo degli ipermedia. Un ipermedia, infatti, è un ipertesto che supporta anche contenuti multimediali, quindi foto e video oltre che documenti di testo, e che contiene link, cioè collegamenti ad altri ipermedia

Così i siti Web, essendo connessi gli uni agli altri, è come se formassero una ragnatela che può estendersi indefinitamente. Pertanto si dice che possa avvolgere il mondo.

Una curiosità: il primo sito Web che fu creato è ancora visibile al seguente link http://info.cern.ch/hypertext/WWW/TheProject.html.

Le tappe dell’evoluzione

Per come Berners-Lee aveva ideato il sistema, l’utente era limitato alla lettura e alla visualizzazione dei contenuti, per questo si parla di read only web, sottolineando il carattere statico di questa prima versione.

Presto, però, la possibilità di interazione tra utente e sito, che il web 1.0 lasciava solo intravedere, si amplia. Attraverso alcuni siti, di cui mIRC è un celebre esempio, si sviluppano le prime chat. Potremmo definire questa prima evoluzione “web 1.5”, perché anticipa quello che pochi anni più tardi diventerà abituale.

Nel 1999, infatti, è l’era web 2.0, detto Read-Write-Publish. È il carattere sociale e partecipativo che lo qualifica: nei blog, emblema di questa versione, gli utenti comunicano facilmente tra loro.

Una domanda: a chi di noi, facendo una ricerca sul web, non è capitato di sentirsi incompreso quando i risultati prodotti non erano attinenti a quanto ricercato?

Si pone un problema di semantica, che il web 3.0 approfondisce.

Sono i primi anni del nuovo millennio, i motori di ricerca dei browser diventano più funzionali. Il web semantico è capace di comprendere con maggior precisione il significato delle parole digitate dall’utente grazie all’introduzione dell’intelligenza artificiale. L’entrata in gioco dell’intelligenza artificiale è accompagnata dall’esigenza di avere a disposizione una gran mole di dati. Si può dire che, da questo momento, si “offre la possibilità di utilizzare Internet come un enorme «database», da utilizzare in diverse applicazioni per recuperare dati da fornire all’utenza”¹. Cioè l’Internet diventa un deposito dati di notevoli dimensioni; questi dati vengono elaborati in modo tale che possano essere maneggiabili dalle I.A.

Il web oggi

Questi due concetti di database “potenziato, come una miniera di dati, e di intelligenza artificiale, in grado di estrarre dati da questa miniera, stanno a fondamento della versione del web che si utilizza oggi.

All’utente vengono presentati dati che rispondono alle sue esigenze con precisione sempre maggiore.

Il web 4.0, infatti, è detto “simbiotico” e non è altro che un potenziamento del 3.0: i database diventano Big Data; l’intelligenza artificiale permette un maggiore sviluppo della grafica; se dal web 3.0 si era iniziato a parlare di interfacce tridimensionali, ora si è capaci di riprodurre veri e propri ambienti che simulano la realtà (realtà aumentata).

Non solo, l’approdo dell’intelligenza artificiale fuori dal web è il fattore di sviluppo principale della cosiddetta domotica. Gli elettrodomestici comunicano con gli uomini attraverso macchine intelligenti, dando vita a nuove categorie di relazione: l’uomo dialoga con le macchine e le macchine possono farlo tra loro. Si parla di Internet of Things (IoT) in questo senso, cioè anche oggetti “inanimati” contribuiscono a comporre la Rete.

Un altro fattore che in questo contesto gioca un ruolo da protagonista è la sicurezza dei dati. La necessità di garantire una trasmissione di contenuti protetti fa in modo che il Web, fino a questo punto esteso soltanto superficialmente (Surface Web), si sviluppi anche in profondità. Deepweb Darkweb sono due modi per indicare questo lato della ragnatela in cui circolano documenti criptati e non tracciabili.

Il web domani

Lo sguardo si volge già verso prospettive ancora più ampie. “Nonostante il web 4.0 sia ancora in fase di sviluppo, la versione successiva è già in fase di definizione. Il web 5.0 mira a consentire comunicazioni web così come si interagisce nel mondo reale”². Il punto di svolta sarebbe segnato dall’integrazione delle componenti emozionali e sensoriali: il web diventa capace di percepire le emozioni dell’utente e di stimolare sensazioni nel suo corpo.

Nell’Internet of Senses o Internet Overthings è aperta la porta di accesso non solo alla creazione di alter ego digitali (questo riguarda più il Metaverso), quanto ad uno stile di vita che Luciano Floridi ha definito onlife. Quella onlife è “un’esistenza nella quale la barriera fra reale e virtuale – più propriamente, tra mondo fisico e mondo digitale – è caduta, non c’è più differenza tra online offline, ma c’è appunto un’esistenza onlife“³.

 

Alcuni spunti di riflessione

La vita onlife non è una realtà lontana dalle nostre abitudini: Il Manifesto Onlife è stato pubblicato nel 2013. Semplicemente lo sviluppo tecnologico, incrementando le interazioni uomo-macchina, farà in modo che servizi sempre più sofisticati diventeranno di uso comune.

C’è da chiedersi in che modo l’onlife cambia la vita degli uomini. Come si può continuare a sostenere lo sviluppo indirizzandolo verso una valorizzazione della persona umana? E in questo contesto, la Chiesa come può sfruttare i servizi offerti dalla tecnologia per la sua opera missionaria?

 

Note:

1) Evoluzione del web: dal 1.0 al 4.0, in https://www.manthone.edu.it/old/wp-content/uploads/2016/04/Evoluzione-del-Web-Dal-1.0-al-4.0.pdf, (ultima consultazione: 01/02/2024).

2) Dal web 1.0 al Web 5.0, in https://blog.hostingperte.it/dal-web-1-0-al-web-5-0, (ultima consultazione: 01/02/2024).

3) F. AMMENDOLIA- R. PETRICCA, Chiesa e pastorale digitaleIn uscita verso una società 5.0, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2023, p.24.

 

BIBLIOGRAFIA e SITOGRAFIA:

F. AMMENDOLIA- R. PETRICCA, Chiesa e pastorale digitaleIn uscita verso una società 5.0, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2023.

G. MOSCA, Uno spazio che migliora il rapporto uomo-computer: benvenuti nel Web 5.0, in https://www.repubblica.it/tecnologia/2022/06/24/news/che_cose_il_web_50_e_perche_se_ne_parla_relativamente_poco-354334166/, (ultima consultazione: 01/02/2024).

F. BRANCALE, Web 1.0 web 2.0 e web 3.0: spiegazioni e differenze, in https://www.themarketingfreaks.com/2014/02/web-1-0-web-2-0-e-web-3-0/, (ultima consultazione: 01/02/2024).

Dal web 1.0 al Web 5.0, in https://blog.hostingperte.it/dal-web-1-0-al-web-5-0, (ultima consultazione: 01/02/2024).

Evoluzione del Web Social(e). Dall’1.0 al 4.0, in https://www.pensodigitale.it/2019/03/26/evoluzione-del-web-sociale-dall1-0-al-4-0/, (ultima consultazione: 01/02/2024).

Evoluzione del web: dal 1.0 al 4.0, in https://www.manthone.edu.it/old/wp-content/uploads/2016/04/Evoluzione-del-Web-Dal-1.0-al-4.0.pdf, (ultima consultazione: 01/02/2024).

 

Policy e liberatorie

Le immagini sono state prese dai seguenti siti:

Immagine di copertina https://www.analyticsinsight.net/building-intelligent-iot-with-the-power-of-artificial-intelligence/;

https://seeklogo.com/vector-logo/446770/web-icon;

https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fwww.linkedin.com%2Fpulse%2Funraveling-evolution-internet-web-10-20-promise-30-completegurus&psig=AOvVaw369dbwV5HwQlx4GCo1qS39&ust=1706911198966000&source=images&cd=vfe&opi=89978449&ved=0CBIQjRxqFwoTCMDxkPGRi4QDFQAAAAAdAAAAABAJ;

https://www.brandignity.com/2012/11/6-reasons-why-social-networking-is-so-popular-these-days/;

https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fwww.repubblica.it%2Ftecnologia%2F2022%2F06%2F24%2Fnews%2Fche_cose_il_web_50_e_perche_se_ne_parla_relativamente_poco-354334166%2F&psig=AOvVaw0aSMYO7ULXosuLPAbng8uu&ust=1706912036727000&source=images&cd=vfe&opi=89978449&ved=0CBIQjRxqFwoTCMj60v-Ui4QDFQAAAAAdAAAAABAE;

https://hfitaly.com/il-future-manufacturing-e-il-rapporto-tra-uomo-e-macchina/;

Il loro utilizzo è vincolato a quanto disposto dagli autori delle pagine web menzionate.

Si autorizza la diffusione e l’utilizzo (totale o parziale) di questo articolo con l’obbligo di menzionare l’autore e la fonte.

 

Andrea Cecconi

B221




Limiti e Possibilità dei Social Media

I Social Media sono una serie di applicativi Internet-based che seguono ideologicamente e tecnologicamente i concetti fondamentali del Web 2.01 allo scopo di generare User Generated Content (o UGC, ovvero contenuto generato dagli utenti finali). Possiamo suddividere i Social Media in diverse categorie: Progetti collaborativi (Wikipedia), Social Networking (Facebook), Comunità per la condivisone dei contenuti (Youtube), Videogame con mondi virtuali online (World of Warcraft), reti sociali virtuali (Club Penguin), Piattaforme di messaggistica (Whatsapp), microblogging (Twitter) o ibridi (ad esempio Tik Tok che è in parte comunità di condivisione dei contenuti ed in parte piattaforma di Social Networking).
Ogni Social Media si basa su sette pilastri2:

  • Identità. È il personaggio che l’individuo crea nel mondo virtuale. Coincide con la persona reale nella misura in cui l’utente decide di condividere le sue informazioni personali. Persona reale e identità virtuale non collimano necessariamente.
  • Presenza. È la partecipazione attiva dell’utente e l’aspettativa di questo di raggiungere altri individui.
  • Relazione. È il rapporto sociale virtuale che si intesse tra gli utenti.
  • Reputazione. È la percezione del rango sociale degli utenti.
  • Gruppi. È l’aggregazione di diversi utenti finali con il fine di creare comunità.
  • Conversazione. È la comunicazione tra i diversi utenti.
  • Condivisione. È la ricezione, invio, scambio e distribuzione dell’UGC.

Potremmo dunque definire i Social come degli ambienti nei quali sono contenute e scambiate costantemente informazioni. Un paragone potrebbe essere quello di un banchetto nel quale ogni partecipante può prendere o aggiungere una portata sulla tavola. I piatti sono le informazioni costantemente permutate tra di loro.

Le piattaforme sociali sono diventate degli strumenti essenziali per la nostra vita sociale e professionale. Difatti, queste permettono di poter scambiare informazioni molto rapidamente e di raggiungere moltissime persone. Per questo motivo politici, agenzie pubblicitarie e movimenti ideologici fanno costante utilizzo di questi mezzi.

I Social Media sono le nuove agorà del XXI secolo ed hanno un grandissimo potenziale di bene, possono essere infatti veicoli di Verità per permettere lo sviluppo umano, morale, sociale e spirituale della persona. Purtroppo però, essendo mezzi, possono essere utilizzati anche per scopi nocivi, per indottrinare, accecare, dividere, soggiogare le masse e sveltire il degrado dei costumi. Afferma infatti il Concilio nel Decreto sui Mezzi di Comunicazione Sociale Inter Mirifica: «La Chiesa nostra madre riconosce che questi strumenti se bene adoperati, offrono al genere umano grandi vantaggi, perché contribuiscono efficacemente a sollevare e ad arricchire lo spirito, nonché a diffondere e a consolidare il regno di Dio. Ma essa sa pure che l’uomo può adoperarli contro i disegni del Creatore e volgerli a propria rovina; anzi, il suo cuore di madre è addolorato per i danni che molto sovente il loro cattivo uso ha provocato all’umanità»3.

In questo articolo, cercheremo di valutare le potenzialità e le criticità dei Social Media al fine di poterli meglio sfruttare per una pastorale e didattica efficace.

I Limiti dei Social Media

I principali problemi dei Social Media sono: la disinformazione, la pornografia e la dipendenza da quest’ultimi.

Lᴀ Dɪsɪɴғᴏʀᴍᴀᴢɪᴏɴᴇ

La disinformazione è la diffusione di notizie false. Data la loro efficacia comunicativa, i Social Media sono terreno fertile per il propagarsi di menzogne che si trovano incoraggiate da un lato da un cieco algoritmo che ha come unico scopo l’intrattenere il più possibile l’utente sul sito, di modo che gli possa venir propinata più pubblicità possibile, e dall’altro dal contesto culturale in cui viviamo dove domina un forte individualismo4 che considera il prossimo non come un fratello ma come un nemico dal quale guardarsi.
Gli algoritmi sono delle particolari funzioni logico-matematiche che, sulla base di alcuni dati forniti dall’utente5, regolano la visualizzazione degli UGC al fine di poter inserire tra questi pubblicità rilevante e mirata.6 L’algoritmo controlla l’utente e cerca di prevedere le sue scelte tentando di intuire i suoi sentimenti. Il problema però, oltre che per la privacy, è che l’algoritmo non discrimina tra il vero ed il falso e dunque rischia di proporre notizie false7. «Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità.»8 La disinformazione genera confusione e alimenta la diffidenza tra le persone. Il pericolo più grande che ne deriva è la facilità della manipolazione dell’opinione pubblica e delle masse, che sfocia in deliri collettivi. Come diceva Hanna Arendt «Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione tra realtà e finzione, tra vero e falso, non esiste più.»9. L’effetto più grave della disinformazione è l’esplosione delle folle in isterie collettive che si esplicano tramite il fenomeno della Herd Mentality, ovvero la tendenza dell’individuo a seguire un particolare trend o un particolare comportamento, soprattutto negativo, e che in altri contesti la persona non avrebbe mai fatto perché “Lo fanno anche gli altri”10. Diventa pericoloso quando a muovere le masse c’è un’ideologia che, nutrita da odio e paura per mezzo della disinformazione, spinge le persone a commettere atti violenti11.

Lᴀ Pᴏʀɴᴏɢʀᴀғɪᴀ

Altra piaga dei Social Media è la pornografia che è la più vile reiterazione del mestiere più antico del mondo, una maledizione di schiavitù per chi la produce e per chi la consuma ed una delle più grandi mancanze di rispetto della dignità umana.
La pornografia è al contempo frutto e catalizzatore di un particolare fenomeno detto Ipersessualizzazione che è la «smodata esibizione dei caratteri e dei messaggi sessuali»12. Si è intrufolata nella nostra società dopo la rivoluzione del sessantotto per mezzo della televisione, delle riviste ed infine grazie ad Internet. Nei Social Media, assume connotazioni particolari ed estremamente preoccupanti perché annichilisce l’essere umano riducendo ad un mero pezzo di carne 13, sfruttando le sue debolezze per fini di guadagno14.
Difatti, basta aprire la homepage di un qualsiasi Social Network per essere sommersi da immagini suggestive. In effetti, questo tipo di contenuti risulta essere maggiormente presente perché genera parecchio traffico e viene favoreggiato dall’algoritmo. Il problema però sta nel fatto che questo tipo di contenuto sconvenevole finisce inevitabilmente per essere visionato da bambini i quali sviluppano una concezione distorta della sessualità e del loro corpo 15 e scambiano l’impudicizia per virtù e modello da imitare. Questo porta alla creazione di un circolo vizioso: coloro che vedono materiale osceno ed il successo chequesto ottiene desiderano imitarlo, finendo per generare altro materiale osceno. È per questo motivo che addirittura ragazzine finiscono per condividere loro foto e video in pose eccessivamente provocanti, svendendo il proprio corpo per qualche Like ed esponendosi a molestie. Non trascurabile è inoltre la schiavitù che causa la pornografia per la quale, tramite la stimolazione della parte bassa del cervello, scatena una fortissima reazione chimica che costringe colui che la consuma a visionare contenuti sempre più osceni e perversi16.

Lᴀ ᴅɪᴘᴇɴᴅᴇɴᴢᴀ ᴅᴀɪ Sᴏᴄɪᴀʟ Mᴇᴅɪᴀ

È da considerare infine il dilagante problema della dipendenza patologica dagli stessi Social Media. Due sono i fattori che rendono assuefacenti i Social: da una parte la struttura stessa di queste piattaforme è disegnata per creare dipendenza, per mezzo della manipolazione anzitutto emotiva e poi psicologica della persona17 e dall’altro lato bisogna tenere conto di alcuni fattori psichici che predispongono gli utenti all’assuefazione, quali ad esempio una bassa autostima18.
Tra le scelte di design pensate appositamente per creare dipendenza, oltre all’effetto sempre presente dell’onnisciente algoritmo che monitora l’utente intuendo le sue reazioni e manipolando le sue emozioni mostrandogli contenuti che possono interessarlo, vi sono19:

  • Endless scrolling/Streaming. Questa è la tattica che utilizzano i Social Media focalizzati sulla condivisione e visione degli UGC. Consiste nel riproporre materiale senza interruzione.
  • Endowment effect/mere-exposure effect. Consiste nel legare l’utente alla piattaforma tramite l’impegno e le risorse spese in essa. È legato con l’effetto della semplice esposizione che consiste nel fatto che maggiore è il tempo che si passa ad osservare qualcosa di neutro, maggiore sarà l’attrazione per quell’oggetto.
  • Social pressure. È l’imporre una coercizione sociale che costringe l’utente ad usare la piattaforma.20
  • Social comparison and social reward. Invita gli utenti a paragonarsi tra di loro e ad apparire per ricevere un’ appagante ricompensa21.

Queste strategie attecchiscono particolarmente su persone che soffrono di bassa stima le quali ricercano approvazione dagli altri, creando un alter ego simulato che finisce per assorbire le attenzioni della persona che trascura il suo vero io per nutrire ed accrescere quello virtuale. Il distacco dal reale per immergersi nel virtuale rischia di causare forme di depressione o ansia22.

Le possibilità del Social Media

Fortunatamente, però, I Social Media non hanno solo lati negativi. In effetti, essendo mezzi possono essere veicoli di Bene e di Verità. Difatti, le piattaforme sociali sono in grado di interrompere l’isolamento sociale sia dei singoli che di popolazioni intere e possono permettere lo sviluppo e la crescita personale, intellettuale e spirituale della persona. Afferma infatti il Concilio nell’Inter Mirifica: «La Chiesa nostra madre riconosce che questi strumenti se bene adoperati, offrono al genere umano grandi vantaggi, perché contribuiscono efficacemente a sollevare e ad arricchire lo spirito, nonché a diffondere e a consolidare il regno di Dio.» 23.

Difatti, un utilizzo sano di questi mezzi può aiutare e guidare alla formazione ed al consolidamento della propria identità 24, per mezzo del confronto con gli altri, sia in positivo, tramite l’inserimento in gruppi di persone che condividono i medesimi interessi, il medesimo stato di vita ed il medesimo modo di pensare, che in negativo, instaurando un dibatto con persone che hanno interessi, situazioni e visioni diverse.

Inoltre, i Social Media possono assistere studenti e docenti nel loro compito di apprendimento e insegnamento, per mezzo di materiali audiovisivi e testuali, consentendo l’accesso a materiali e studi ai quali non si sarebbe potuto accedere per limitazioni fisiche o addirittura temporali25.

Infine, bisogna considerare l’enorme potenziale pastorale che queste piattaforme posseggono. Infatti, costituendo esse la nuova agorà, sono dei luoghi per mezzo dei quali si possono avvicinare molti cuori i quali, induriti dai tempi bui nei quali viviamo, cercano una Speranza. È necessario perciò istruire ed educare al retto utilizzo di queste piattaforme26 per impedire che diventino nocive. Inoltre, è essenziale che si valorizzi anzitutto il mondo reale, nel quale si gioca la vita vera, consentendo ai Social Media di raggiungere il loro fine, ovvero quello di essere mezzi per la costruzione di una società migliore.

Conclusione

In conclusione, i Social Media rappresentano una grandissima sfida, per la Chiesa in particolare e per l’umanità in generale. Per limitare i problemi ad esso correlati e sviluppare appieno il loro potenziale pastorale, didattico e di perfezionamento personale è necessario che anzitutto si attribuisca alla vita reale la sua dignità e che quest’ultima non venga sostituita da quella virtuale dei Social Media ai quali deve essere attribuito il loro valore effettivo, ovvero quelli di essere mezzi per favorire la relazione interpersonale per costruire una realtà reale e degli ambienti virtuali migliori.

Emanuele Maria Castella
Si ringrazia la Prof.ssa Eleonora Sparano per la cortese collaborazione

 

Bibliografia

a) Fonti edite

I. Libri

Aʀᴇɴᴅᴛ, Hanna, Le origini del totalitarismo, trad. A. Guadagnin, Giulio Einaudi Editore, Torino 2009.

Bᴀᴜᴍᴀɴɴ, Zygmunt, Le sfide dell’etica, trad. G. Bettini, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano 1996.

Fʀᴀᴅᴅ, Matt, The Porn Myth: Exposing the Truth Behind the Fantasy of Pornography, Ignatius Press, San Francisco 2017.

II. Studi

Kɪᴇᴛᴢᴍᴀɴɴ, Jan K, – Hᴇʀᴍᴋᴇɴs, Kristopher – MᴄCᴀʀᴛʜʏ, Ian P. – Sɪʟᴠᴇsᴛʀᴇ, Bruno S, «Social media? Get serious! Understanding the functional building blocks of social media» in Business Horizons, 54 (2011)

Sitografia

a) Fonti edite

I. Articoli di cronaca

Fᴀɴᴅᴏs, Nicholas – Cᴏᴄʜʀᴀɴᴇ, Emily, «After Pro-Trump Mob Storms Capitol, Congress Confirms Biden’s Win», in The New York Times, 6 gen. 2021. https://www.nytimes.com/2021/01/06/us/politics/congress-gop-subvert-election.html?searchResultPosition=3 [ultima consultazione: 2 dicembre 2021].

II. Articoli Informativi

DIGITAL MARKETING INSTITUTE, «How Do Social Media Algorithms Work?» in Social Media Marketing, 2019. https://digitalmarketinginstitute.com/blog/how-do-social-media-algorithms-work [ultima consultazione: 2 dicembre 2021].

GNU OPERATING SYSTEM, «Proprietary Addictions» in Malware. https://www.gnu.org/proprietary/proprietary-addictions.html [ultima consultazione: 2 dicembre 2021].

III. Documentari

Oʀʟᴏᴡsᴋɪ, Jeff, The Social Dilemma, https://www.netflix.com/it/title/81254224 [ultima consultazione: 2 dicembre 2021]

IV. Documenti Magisteriali

Cᴏɴᴄɪʟɪᴏ Eᴄᴜᴍᴇɴɪᴄᴏ Vᴀᴛɪᴄᴀɴᴏ II, dec. Sugli strumenti di Comunicazione Sociale Inter Mirifica, 4 dic. 1963. http://www.vatican.va/archive/ist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19631204_intermirifica_it.Html. [ultima consultazione: 2 dicembre 2021].

IV. Studi

Bᴜʀᴀɴ Kᴏ̈sᴇ, Özge – Dᴏɢ̆ᴀɴ, Aze, «The relationship between social media addiction and self-esteem among Turkish university students» in Addicta: The Turkish Journal on Addictions, 6 (2018), pp. 175−190. http://dx.doi.org/10.15805/addicta.2019.6.1.0036 [ultima consultazione: 2 dicembre 2021].

Gᴀɢɴᴇ́, Louis, «Hypersexualisation» in Perspective infirmière: revue officielle de l’Ordre des infirmières et infirmiers du Québec, 11/2, 2014, pp. 23-25. https://www.oiiq.org/sites/default/files/uploads/periodiques/Perspective/vol11no2/08-societe.pdf  [ultima consultazione: 2 dicembre 2021].

Hᴏᴀɴɢ Mɪɴɢ, Hanh – Fʀᴀɴɢᴏᴜ, Satu-Maarit, The Online Identity Construction of a Teenage Vietnamese Girl, Unversity of Lapland, [2018?], p. 9 https://www.academia.edu/12940758/The_Online_Identity_Construction_Case_Study [ultima consultazione: 2 dicembre 2021].

Hᴜɢʜᴇs, Sean, The Effects of Social Media on Depression Anxiety and Stress, Dublin Business School, Dublin 2018. https://esource.dbs.ie/bitstream/handle/10788/3481/ba_hughes_s_2018.pdf?sequence=1&isAllowed=y [ultima consultazione: 2 dicembre 2021].

Kᴜʀᴅɪ, Abdurhman The Effects of Herd Mentality on Behavior, Houston Baptist University, 2021 https://www.proquest.com/openview/8ac4c5b5e05f4180347a1a684691a9d2/1?pq-origsite=gscholar&cbl=18750&diss=y [ultima consultazione: 2 dicembre 2021].

Mᴏɴᴛᴀɢ, Christian – Lᴀᴄʜᴍᴀɴɴ, Bernd – Hᴇʀʀʟɪᴄʜ, Marc – Zᴡᴇɪɢ, Katharina «Addictive Features of Social Media/Messenger Platforms and Freemium Games against the Background of Psychological and Economic Theories» in Int. J. Environ. Res. Public Health, 16 (2019), 2612. https://doi.org/10.3390/ijerph16142612 [ultima consultaizone: 2 dicembre 2021].

Sᴀɴɢᴇᴀᴅᴏ, Sarah R. «Impact of Pornography Use in Adolescent Boys: Boys’ Self-Reports on Their Use of Pornography» in Senior Honors Projects, 2016, Paper 477, https://digitalcommons.uri.edu/srhonorsprog/477 [ultima consultazione: 2 dicembre 2021].

NOTE




IO E LA RETE

  1. Io e la rete… in breve

Cercherò di sviluppare alcuni punti sulle nuove tecnologie digitali e la pastorale, mettendo a fuoco il mio rapporto personale con la rete. Sono entrata nell’utilizzo del web, dei social, del “vivere in internet”, soprattutto per restare connessa con il mondo e per tenermi aggiornata sul Magistero della Chiesa. Abito la rete, perché essa è un nuovo luogo teologico. Infine, come via di comunione, non solo con le persone italiane, ma con una prospettiva internazionale, essendo io di nazionalità ugandese.

 

L’uomo, figlio della rete

Nel mare magnum della rete possiamo trovare le tracce di una nuova antropologia, che come cristiani non possiamo sottovalutare. Tenendo conto che esiste un’altra dimensione di uomo, figlio della rete, definito nei social come homo electricus [1] In questa dimensione di uomo che vive e naviga nel web, ci sono anche io alla ricerca di rintracciare e di contribuire a una dimensione cristologica.

 

Io e la rete … sì, ma come?

Vorrei esservi presente con i valori cristiani che ci insegna il Vangelo per poter far risaltare gli ambiti della pastorale, e il loro collegamento, ovvero: 1) la liturgia, 2) la catechesi 3) e la carità. Ambiti che ci portano a considerare, come esista un duplice movimento: “del sacro” che si muove verso l’uomo e dell’uomo che viene elevato verso la pienezza. La liturgia è la via privilegiata per l’incontro tra Dio e l’uomo; la catechesi è luogo di annuncio, la carità è prossimità e vicinanza. Oggi possiamo vedere come l’agire pastorale della Chiesa (nella liturgia, nella catechesi e nella carità) si apre alla sfera “digitale”, cercando anche in essa una via di comunione e di fraternità universale, attuando ciò che anche Papa Francesco ci chiede nell’Evangeli gaudium, quando parla di conversione pastorale in senso missionario. Ed è proprio così che io voglio vivere il mio rapporto con la rete.

In un mondo in cui il digitale è ormai super presente, anche la Chiesa non può pensare di continuare a vivere e ad agire rimanendo assente da questo “continente”, Ciò non è certo facile, va fatto con un grande discernimento e con tanta prudenza per rimanere fedeli alla propria vocazione di discepoli di Cristo. Per essere pescatori di uomini, annunciatori del Vangelo, di una Chiesa in uscita, evangelizzatrice, missionaria e misericordiosa.

 

Io e la rete … per rivelare quello che sono

Perché senza la rete non ci può essere futuro per nessuno, neanche per me. Attraverso i social network un gruppo di persone può mantenere i rapporti anche a distanza, e condividere il quotidiano, grazie ad applicazioni come Facebook, Twitter, YouTube ecc. … Che permettono di far interagire le persone tra di loro.
Come sarebbe il mondo oggi senza la rete? Di certo più povero, perché il mondo di internet ha in sé non solo tante insidie pericolose e negative, ma anche tante potenzialità e risorse. Che possono abbattere muri, far comunicare più velocemente e condividere esperienze con un maggior numero di persone. Io credo che nel nostro essere Chiesa in uscita è possibile abitare la rete senza tradire ciò che io sono come cristiano e credente, trovando in essa un valido aiuto e uno strumento anche per la pastorale, utilizzando gli strumenti che la rete stessa mi offre, come i video.

Nel tempo della pandemia abbiamo potuto conoscere, tramite la rete, forme di spiritualità e liturgie diverse, che ci hanno messo in comunicazione con un linguaggio nuovo, più comprensibile alle nuove generazioni [2]. Visto che l’evangelizzazione pur considerando le culture in cui è presente, richiede una particolare attenzione ai cambiamenti generazionali, come pure al mutare degli strumenti della comunicazione sociale, con linguaggi nuovi oggi più amati e conosciuti dai giovani.

 

Io e la rete … per comunicare bene

In questo senso ho trovato particolarmente utile il documento, del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica in internet [3], nel quale ci vengono dati alcuni suggerimenti di essere dei navigatori sapienti nel mondo digitale.
Nel mio essere in rete, il mondo digitale mi offre diverse risorse, che posso usare per portare avanti la mia missione personale. Come consacrata, il mio «io e la rete» non può essere vissuto fuori della sequela di Cristo. Per portare Gesù con un linguaggio più comprensibile ai giovani di oggi, più attraente che calamita le nuove generazioni, un linguaggio fatto di immagini, di suoni, di musica, degli emoji , ma anche di video, di spezzoni di film, di flash mob. [4]

 

Io e la rete … per un apostolato “completo”

Con il Convegno di Firenze del 2015, un nuovo umanesimo in Gesù Cristo, si è reso visibile attraverso un sito web che ha dato spazio  al metodo sinodale, ovvero un convergere di prassi e riflessioni, condivise anche digitalmente. L’apostolato non può non percorrere le vie digitali, sia per essere conosciuto, sia per essere attuato. Io scelgo di stare nella rete, come canale per un “apostolato completo” che sa cogliere in Cristo un umanesimo nuovo, in cerca di risonanze, di esperienze e di incontri, anche nel digitale. [5]

 

Io e la rete … sollecitata da …

Personalmente, mi ha colpito ed ho ammirato il prof. Baccarini che pur avendo un’età avanzata utilizzava il tablet per fare lezione. Questo mi ha sollecitata, a superare la mia “ritrosia” nell’utilizzo della rete, comprendendo che la rete non ha età.
Una più potente sollecitudine mi viene oggi in questo tempo di pandemia, a causa del Covid-19. Momento in cui i mezzi di comunicazione ci sono rivelati utilissimi, per non rendere sterile il distanziamento sociale, ma per riempirlo di contatti e di condivisioni di genere diverso tra loro. Non solo per restare informati e farci compagnia in questa reclusione forzata che dovevamo vivere, ma anche per essere aiutati nel lavoro e nello studio. Così come succede per noi studenti del Leoniano, nel nostro piccolo stiamo sperimentando un nuovo modo di partecipare alle lezioni, via Skype o YouTube.

 

Io e la rete … nella Chiesa

La Chiesa ci sta aiutando a comprendere come superare con la fede questo momento difficile del corona virus, creando un sito apposito per accompagnarci in una pastorale “blindata”, che ci è di monito per eventuali futuri “lockdown”. È una sfida nuova, che la Chiesa italiana affronta anche con il sostegno del mondo digitale. Facendosi vicina a tutti noi che siamo nelle nostre case, dove riscopriamo il valore del silenzio, della famiglia e di una preghiera nuova e diversa, e potendo viverla, in modo particolare, con il supporto di un sito apposito: www.chiciseparerà.chiesacattolica.it.

 

Io e la rete … senza dipendenza

Dipendenza alla rete
Dipendenza alla rete

Stare troppo tempo su internet può portare ad una “dipendenza”: l’ideale sarebbe usarla con “discernimento”.
Facendo in modo che il mio stare nella rete non monopolizzi totalmente la mia vita. Ma sia funzionale a ciò che mi serve, a poter comunicare e dire una parola di condivisione e di testimonianza. Uno stare nella rete, senza catene, senza vivere ciò che esprime simbolicamente l’immagine riportata.

 

Io e la rete … Ma come?

Assumendo la responsabilità di ciò che comunico. Evitando di usare la rete come “secchio di immondizia” su cui svuotare tutta la mia rabbia e negatività, e fake news che servono solo a danneggiare.
• Costruendo relazioni significative, anche se a distanza. Sapendo che le parole, le immagini, i suoni che utilizzo possono essere un ponte di collegamento e di comunicazione, oppure un muro, un recinto chiuso.
• Per non alimentare e far esplodere aggressività e rabbia repressa, la scelta migliore è discernere quale risposta dare x risolver il conflitto. Sapendo che anche il silenzio comunica, e che dovremmo imparare a usarlo “bene”. Evitando la spettacolarizzazione dei sentimenti, custodendo invece la riservatezza e l’intimità del vivere privato, per stare nella rete con prudenza e moderazione.

 

Io e la rete … secondo Francesco

Papa Francesco: dal reale al digitale
Papa Francesco: dal reale al digitale

Papa Francesco ci dice: Andare incontro agli altri, farsi prossimo, su tutte le strade del mondo. Anche su quelle digitali … I media possono aiutarci in questo, particolarmente oggi. Quando le reti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi … La vita dell’umanità, sempre ferita e bisognosa di tenerezza, di amare e di essere amata, passa anche per le strade digitali. … Come agire, dunque, da buoni comunicatori ispirati al Vangelo?  [Gv 7,53-8,11]
La testimonianza cristiana, non si fa con un bombardamento di messaggi religiosi, ma con la volontà di donare sé stessi agli altri attraverso la disponibilità. … Questa sfida, richiede profondità, attenzione alla vita, sensibilità spirituale. E necessita “energie fresche e un’immaginazione nuova”. L’obiettivo è farsi prossimo e, come il buon samaritano, curare le ferite. La nostra comunicazione sia olio profumato per il dolore e vino buono per l’allegria. Non abbiate timore – esorta – di farvi cittadini dell’ambiente digitale. [Lc 10, 25-37]

 

Io e la rete … Ma cosa è la pastorale digitale?

La pastorale digitale è lo stare della Chiesa nell’ambiente digitale: un abitare necessario perché tante vite possano essere incontrate, accompagnate, trasfigurate. Ciò fa parte di quello sforzo missionario della Chiesa nell’evangelizzare il mondo di oggi. [6] Oggi si può parlare di pastorale digitale per riferirsi ad un nuovo ambito in cui la Chiesa si trova a lavorare, ed io con lei, con l’unico intento di servire l’umanità, per essere vicina ai problemi, alle difficoltà e alle attese dell’uomo e della donna di oggi.

 

Tu e la rete … Cosa ne pensi?

I motori di ricerca (ad esempio Google) hanno permesso di rintracciare qualsivoglia informazione in rete. Informazione a portata di “mano”. Le vecchie “enciclopedie” cartacee sembrano superate. Dall’attendibilità delle enciclopedie impariamo che sul web dobbiamo distinguere sull’affidabilità della fonte. Vista l’importanza odierna del mondo digitale, tu cosa vi cerchi? Come si sono modificati i nostri rapporti relazionali? In che cosa il mondo digitale può aiutare la Chiesa nella sua missione? Qual è la tua esperienza di Chiesa in rete? Amico o amica, credente o non credente che tu sia, puoi rispondermi. Mi aiuterai a concretizzare il mio sogno: “Io e la rete”.

 


BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

[1] Cfr encyclopedia of information and security, 2007].

[2] cfr F. CERETTI, M. PADULA, Umanità mediale. Teoria sociale e prospettive educative, Pisa 2016.

[3].http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/pccs/documents/rc_pc_pccs_doc_20020228_ethics-internet_it.html

[4].https://www.youtube.com/watch?v=bonlRzfe3o0; https://www.youtube.com/watch?v=4_jqUSb_FLM;
Flash mob in un video del Grest, Suore Cistercensi, Anagni 2019.

[5].Cfr. Fortunato Ammendolia, www.firenze2015.it. Un luogo di nuovo umanesimo, in Orientamenti Pastorali 6-2015, EDB.

[6].Cfr. Fortunato Ammendolia, Introduzione a riflessioni ed esperienze di pastorale digitale, in Orientamenti Pastorali 5-2016, EDB

 

Cfr. anche.
D. POMPILI, Il nuovo nell’antico, comunicazione e testimonianza nell’era digitale, Milano 2011
C. CANGIÀ, I consacrati e la rete. Abitare internet con sapienza, Roma 2013
https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/papa-comunicazioni-sociali-cultura-incontro
https://elementidipastoraledigitale.wordpress.com/2016/05/17/la-pastorale-digitale-non-e-una-sorta-di-messaggistica-religiosa-comunicare-il-vangelo-con-la-logica-della-prossimita/https://www.youtube.com/watch?v=4_jqUSb_FLM www.firenze2015.it