L’era digitale, un cambiamento d’epoca.

Introduzione

Nel “Secondo racconto della creazione”, la Terra è ancora spoglia poiché né c’era stata pioggia, “né vi era l’uomo per coltivare il suolo, per far salire l’acqua dai canali e irrigare tutta la superficie.” Più di duemila anni dopo, il filosofo ateo Karl Marx individuerà nella “produzione della vita materiale” ciò che “umanizza” l’uomo e lo differenzia dagli animali. Il lavoro è una dimensione centrale della vita dell’uomo, che attraversa tutta la sua storia e la caratterizza: da capanne ha costruito grattacieli, dalla raccolta di frutta ha creato immense produzioni industriali di cibo, dall’impossibilità di traversare l’oceano è atterrato sulla Luna. Tutto questo grazie alla sua intelligenza e alla sua tecnica.

Oggi il nostro mondo è dominato dalla tecnica, tanto che Heidegger nel 1954 pubblicò il saggio “La questione della tecnica”, in cui, però, dava un taglio fortemente filosofico, più che scientifico, alla tematica. Questa tecnica è stata capace di semplificare e spesso giungere in aiuto dell’uomo (basti pensare allo sviluppo delle tecnologie mediche avvenuto in questi anni), ma è stata altrettanto capace di creare mostruosità (basti pensare all’attacco chimico di Ghūṭa). Allora, oggi più che mai, in quella che il Papa definisce più che un’epoca di cambiamento un cambiamento d’epoca, bisogna, perciò, che l’uomo impari a “far salire l’acqua dai canali” senza però essere tentato di costruire una nuova “Torre di Babele” (di cui troviamo un eloquente rappresentazione sulla copertina dell’omonimo album di Edoardo Bennato del 1976), tenendo sempre ben presenti vantaggi e svantaggi della tecnica; in quest’articolo cercherò di affrontare alcune tematiche, particolarmente calde, di questa “quarta rivoluzione industriale”.

 

Padre e figlio di una famiglia siriana orribilmente mutilati durante la guerra, saranno provvisti di speciali protesi una volta sbarcati in Italia.

 

Edoardo Bennato immagina la torre di Babele come una escalation di armi belliche, a partire dalla clava fino all’arma atomica.

 

Video live de “La torre di Babele”: la tecnologia non è ciò che permette all’uomo di migliorare la sua esistenza o esprimere la sua personalità, ma serve per “Strappare tutti i segreti alla natura” e, “guerra dopo guerra”, “conquistare tutto quello che è ancora da conquistare.

 

 

  • Dove parliamo? La “quarta rivoluzione industriale”

1.1 Schwab: “La quarta rivoluzione industriale”

Anzitutto dobbiamo capire “dove” parliamo. Schwab ha pubblicato nel 2016 un’opera dal titolo “La quarta rivoluzione industriale”, in cui illustra i caratteri fondamentali di un momento di cambiamenti senza precedenti nella storia dell’umanità. Secondo Schwab questa quarta rivoluzione industriale ha i suoi punti focali:

  • nella velocità: “diversamente dalle rivoluzioni industriali precedenti, che hanno avuto luogo a una velocità lineare, quella attuale sta avvenendo a una velocità esponenziale. Ciò trova il suo fondamento nella natura eterogenea del mondo in cui viviamo, che è costantemente interconnesso
  • nella portata e intensità: “la trasformazione si fonda sulla rivoluzione digitale e combina diverse tecnologie […] Suddetto cambiamento non riguarda solo il “che fare” e il “come”, ma anche il “chi” siamo.
  • nell’impatto sui sistemi: “Questo aspetto riguarda la trasformazione di interi sistemi, Paesi, aziende, settori e le società in generale.

Ci troviamo quindi di fronte a un cambiamento di portata esponenziale, che richiede all’uomo di rivedere la concezione del mondo che ha avuto fino a questo momento. Ormai la realtà digitale non è più “un’altra realtà”, ma entra a pieno titolo nella realtà effettiva, e chi non la accetta rischia di rimanere tagliato fuori. Ogni giorno ci rendiamo conto di come, sempre maggiormente, la tecnologia sta sostituendo l’uomo nelle sue mansioni routinarie e più agevolmente codificabili; ma più che concentrarci su ciò che stiamo perdendo, dovremmo cercare di cogliere gli aspetti positivi che da questa realtà possono scaturire, come un incremento delle capacità di problem solving, di adattabilità e creatività e tutte le altre attività in cui le macchine non possono sostituire l’uomo.

 

1.2  “Biosfera” e “infosfera”

La più grande trasformazione, immediata e di carattere quotidiano, è quella che siamo perennemente connessi e interconnessi con tutto il mondo. Floridi, nel 2017, affermava che oggigiorno ci sia bisogno di parlare di una “infosfera” (oramai parte integrante a pieno titolo della “biosfera umana”), generata dalle ICT (Information and Communication Technologies), ossia “tecnologie riguardanti i sistemi integrati di telecomunicazione (linee di comunicazione cablate e senza fili), i computer, le tecnologie audio-video e relativi software, che permettono agli utenti di creare, immagazzinare e scambiare informazioni.”. Il compito dell’uomo, di fronte a questa immensità di informazioni, è quello di non lasciarsi trasportare verso un mondo anche a lui non totalmente conosciuto, ma di prendere il controllo di questo “cervello collettivo”, che in continuazione produce informazioni e le mette a disposizione di tutti coloro che hanno la possibilità di connettersi, di imparare a percorrere questa, riprendendo la definizione di De Kerckhove,“superstrada elettronica”, che ha totalmente vinto su tutte le altre vie di comunicazione.

 

1.3 Le ICT: limitazioni e pericoli

Le ICT stanno portando a una vera e propria “trasformazione antropologica”, in quanto sono capaci di mettere in comunicazione nello stesso momento le parti più disparate del globo, e, perciò, di mettere in comunicazione aspetti culturali estremamente diversi tra loro. Questa elaborazione e trattamento delle informazioni che aprono tutti coloro che si connettono a un universo di informazioni, sono le migliori risorse che le ICT ci possono offrire, ma c’è da considerare che non tutti possono fruire di queste vie di comunicazione, oltre che per motivi economici, spesso anche per motivi culturali; argomento trattato, tra l’altro, anche dal neo-rieletto presidente della Repubblica, che, durante il giuramento dinanzi al Parlamento, ha tenuto un discorso sulla dignità dell’uomo e ha parlato di come i divari (fra cui quello tecnologico) costituiscano “il freno di ogni prospettiva di crescita”! Basti pensare a un anziano che deve ritirare qualcosa in Posta, ma non ha conoscenze e abilità sufficienti per prendere un appuntamento tramite applicazione e è così costretto a fare anche un’ora di fila in piedi e esposto all’intemperie, realtà con cui mi sono imbattuto diverse volte svolgendo il mio servizio con la Comunità di Sant’Egidio. Altra caratteristica da considerare è quella delle fake news. Purtroppo l’internet spesso lascia spazio a notizie false, che trovano nella rete un’opportunità di avere forti risonanze, un po’ come se le “chiacchiere da bar”, che prima restavano confinate, per l’appunto, nel bar, ora approfittino dell’interconnessione e della facilità della comunicazione per diffondersi e incrementarsi, usando la rete come un’enorme cassa di risonanza (come afferma Reyes in “I social network, polarizzazione e democrazia: dall’incanto al disincanto”): così facendo, più che entrare in un luogo dove si possa mettere in discussione la propria idea, si escludono tutti coloro che non la pensano come noi e si creano spazi virtuali per gruppi con gusti e credenze condivise. Inoltre, la possibilità di condividere sulla propria pagina social network ogni post, porta spesso alla condivisione affrettata di notizie che neanche abbiamo letto integralmente!

Al minuto 03:21 di questo video abbiamo un chiaro esempio di pagine che diffondono fake news.

https://attivissimo.blogspot.com/search?q=creare+una+fake+news&max-results=20&by-date=true

A 07:00 del video presente a questo link abbiamo un esempio chiaro di come si diffondano le fake news.

 

  • Con chi parliamo? “Nativi” e “immigrati” digitali.

Secondo interrogativo che dobbiamo porci quando trattiamo il mondo digitale è con chi stiamo parlando? Prensky, nel 2001, scrive il saggio “Nativi digitali, immigrati digitali”, in cui, per l’appunto fa la tanto contestata distinzione fra nativi e immigrati del digitale. Per nativi digitali vengono considerate quelle persone nate dopo il 1985, che hanno vissuto in costante contatto colla tecnologia e collo sviluppo tecnologico del XX secolo.

 

2.1 “Menti ipertestuali”

Questo ha portato un ulteriore disparità, oltre a quella canonica dovuta alle generazioni, tra educati e educatori. Gli educatori, in primis gli insegnanti, si sono ritrovati a dover rielaborare non tanto “ciò” che bisogna insegnare, quanto il “come” insegnarlo: citando lo stesso Prensky bisogna “imparare nuovi modi per fare cose vecchie”. La caratteristica più rappresentativa del nuovo “linguaggio” dei nativi digitali è quello delle menti ipertestuali. La Treccani riporta questa dizione di Ipertesto: “In informatica, testo organizzato in un insieme di moduli elementari che ne rende possibile la lettura, integrale o parziale, secondo diversi percorsi logici (ciascuno dotato di autonomia di significato), scelti dal lettore in base a sue personali esigenze.”. Per comprendere meglio il significato di questo lemma, consultiamo anche “L’enciclopedia per ragazzi”, sempre della Treccani: “Un ipertesto è un testo che non deve essere letto necessariamente dall’inizio alla fine, bensì secondo diversi percorsi.”, ancora “La maggior parte dei testi e documenti che conosciamo (e può trattarsi di romanzi, film o brani musicali) sono sequenziali. Devono cioè essere letti (o visti, o ascoltati) seguendo un ordine preciso. Dalla prima all’ultima pagina, nel caso di un libro. Un ipertesto, come un qualunque sito web, è invece costituito da un insieme di elementi, pagine di testo od oggetti multimediali che possono essere consultati nell’ordine scelto dallo stesso lettore. Ordine che può cambiare ogni volta che il lettore ritorna a consultare quel testo.”. Praticamente, un ipertesto si differenzia da un testo sequenziale in quanto si può passare da un punto a un altro senza perdere il filo del discorso.

 

2.2 Lost in navigation

Ma questa acquisizione ha portato alla perdita della capacità di restare per molto tempo concentrati su un solo argomento e su contenuti scritti e orali. Alcuni docenti hanno definito la portata dell’attenzione degli studenti comparandola a quella di un moscerino; ciò è sostenuto anche da quanto dimostrato da uno studio Microsoft: la durata dell’attenzione è passata dai 12 secondi del 2000 agli 8 del 2013, scendendo al di sotto di quella dei pesci rossi che è invece di 9 secondi. Uno studio della Stanford University ha dimostrato che questa scarsa capacità di attenzione comporta difficoltà anche quando bisogna distinguere tra notizie vere e false: il 52% dei ragazzi ha ritenuto che un video sgranato fosse utilizzabile come prova per contestare il risultato delle elezioni primarie democratiche americane del 2016. In mezzo all’infinità di informazioni a cui si può accedere, per un popolo così “distratto”, perciò, c’è il serio rischio di perdersi. Ma questo non è l’unico rischio a cui bisogna prestare attenzione: la cosiddetta Generazione Z, quella che ha vissuto sulla propria pelle, la digitalizzazione del XX secolo, è predisposta anche a altri rischi, che ci vengono elencati nell’opera “The New Millennium Learners: Challenging our Views”, da Pedró:

  1. Aumento del “cyberspazio” a prezzo del crescente isolamente fisico.
  2. I momenti dedicati all’attività digitale aumentano e sovrastano anche quelli che dovrebbero essere dedicati al riposo.
  3. Le risposte immediate sono la norma anche nella comunicazione personale.
  4. Si preferiscono messaggi multimediali a messaggi testuali.

simpatico spot dell’UE

2.3 Multitasking

Il costante contatto con apparecchiature multimediali, quindi, ha portato i nativi digitali a avere un’attenzione divisa e a facilitare, in questo modo, il saper operare in multitasking. Il multitasking è la capacità di compiere due attività contemporaneamente e si è sviluppato in maniera esponenziale con il rapido progresso tecnologico e digitale della nostra epoca. Il multitasking comporta aspetti negativi, quali l’incapacità di un’alta concentrazione e l’aumento di stress, che possono portare a un maggior rischio di depressione e ansia, e a risultati qualitativamente inferiori. Ciò nasce, però, soprattutto a causa della mancanza di abitudine a operare in multitasking. Infatti, uno studio di Sarayu Caulfield e Alexandra Ulmer ha dimostrato che ragazzi abituati a operare con mezzi digitali sin dalla prima infanzia, e perciò abituati a lavorare in multitasking, riescono a produrre migliori risultati in ambienti con distrattori che in ambienti privi di quest’ultimi. Un ulteriore filone di studi sta prendendo in considerazione gli effetti della combinazione di compiti motori e compiti cognitivi: lo studio ha infatti coinvolto pazienti con malattia di Parkinson e anziani in salute e ha dimostrato che svolgendo compiti cognitivi mentre erano impegnati a pedalare, i loro risultati tendevano a migliorare rispetto a quando le attività venivano svolte in una stanza tranquilla. Questo ha anche una spiegazione fisica: operare in multitasking tende, cerebralmente, a un rilascio di dopamina, norepinefrina ed epinefrina che migliorano la velocità e l’efficienza del cervello, in particolare nei lobi frontali. Anche secondo Jenkins, come argomenta nel suo saggio “Culture partecipative e competenze digitali. Media education per il XXI secolo.”, questa divisione tra attenzione e multitasking non va vista come un’opposizione e va invece cercato un punto di incontro per poter permettere di sviluppare nuove abilità.

 

  • Come parliamo? Nuove esigenze di comunicazione

lI superamento delle barriere geografiche fa nascere il bisogno di una nuova lingua, “una lingua franca, trasversale rispetto alle altre culture, che consente la condivisione e la produzione di cultura”, la definiscono Rivoltella e Rossi nel saggio “Il corpo e la macchina”; esempio esplicativo di questo nuovo linguaggio è il “meme”. Questa è la definizione che ne riporta la Treccani: “singolo elemento di una cultura o di un sistema di comportamento, replicabile e trasmissibile per imitazione da un individuo a un altro o da uno strumento di comunicazione ed espressione a un altro”. Il termine fu coniato da Richard Dawkins nel 1976, ma non aveva ancora l’accezione digitale odierna. Sempre citando la Treccani: “I memi digitali sono contenuti virali in grado di monopolizzare l’attenzione degli utenti sul web. Un video, un disegno, una foto diventa meme quando la sua «replicabilità», che dipende dalla capacità di suscitare un’emozione, è massima.” Affinché un meme possa avere successo c’è bisogno che la sua comprensibilità sia massima: la maggior parte dei meme sono infatti in un inglese elementare e rappresentano un’immagine famosa o di immediata comprensione. Il meme è un input multimediale rapido che richiede pochissimi secondi di concentrazione affinché venga compreso e possa suscitare ilarità. Il successo di questa forma comunicativa risiede nella sua immediatezza che soddisfa, come già detto in precedenza, l’attenzione del “moscerino”, che preferisce non concentrarsi a lungo su uno stesso argomento.

 

Esempi di meme

 

 

Per concludere il discorso sulla comunicazione è importante ribadire che nella realtà digitale non abbiamo la stessa possibilità di comunicare che abbiamo nella realtà, in quanto non possiamo contare sulla comunicazione non verbale, che comprende gesti, mimica, …  e sul tono della voce, che può un determinato taglio a un discorso o anche il suo opposto.

 

  • Etichette

Mi vorrei soffermare brevemente sulla dizione di nativi e immigrati digitali che ho usato ricorrentemente. La distinzione tra nativi e immigrati digitali rischia di diventare una classificazione e un preconcetto o etichetta; questo discorso è strettamente legate al discorso sulle generazioni e proprio per questo mi vorrei soffermare sulla distinzione operata da Gabriele Qualizza che pone l’accento su “collocazione”, ossia “una condizione di fatto, che accomuna quanti hanno il medesimo posizionamento in relazione al processo storico e dunque sono esposti a influenze culturali dello stesso tipo: una situazione in cui “ci si trova” ” e su legame, ossia “un orientamento comune, cioè in una partecipazione consapevole alle trasformazioni che investono il proprio tempo.” Solo avere un “legame” colla propria generazione porta a una “generazione effettiva”, ossia a un partecipazione piena. Tutto ciò per ribadire quanto le etichette siano solo etichette e sarebbe più lecito parlare di “attitudine digitale”.

 

Conclusione

L’evoluzione dell’uomo, sia essa economica, sociale, culturale, passa sempre attraverso il lavoro, che punta a migliorare le sue condizioni di vita e a permettergli una sempre più completa reaIizzazione. Lo sviluppo odierno della tecnica ha portato con sé molte innovazioni positive, ma al tempo stesso molti pericoli e rischi. Le nuove tecnologie ci pongono di fronte a un mondo in continua evoluzione e che porta, perciò, sempre nuove sfide, anche solo per la capacità di rimanere aggiornati. Acquisire una buona attitudine digitale, perciò, non è indispensabile solo per fini lavorativi e per poter fruire in maniera migliore della “infosfera”, che è ormai una realtà concreta e inscindibile della nostra vita quotidiana, ma anche per essere attuali e poter operare cristianamente nell’oggi, in quanto, un uomo che non partecipa alla realtà digitale, non partecipa a una parte della realtà effettiva! È perciò indispensabile incrementare la nostra conoscenza e essere capaci di restare al passo coi tempi, se si vuole essere veramente protagonisti di quella che non è un epoca di cambiamento, ma un cambiamento d’epoca!

 

Bibliografia

Autor, D.H. (2015). Why Are There Still So Many Jobs? The History and Future of Workplace Automation. «Journal of Economic Perspectives», 29/3, pp.3-30.

Ceruti, M. (2018). Il tempo della complessità. Milano: Raffaello Cortina Editore.

De Kerckhove, D. (1997). The skin of culture. Investigatig the new electronic reality. London: Kogan Page.

De Kerckhove, D. (2016). La rete ci renderà stupidi? Roma: Lit Edizioni.

Dominici, P. (2014). Dentro la società interconnessa. La cultura della complessità per abitare i confini e le tensioni della civiltà ipertecnologica. Milano: FrancoAngeli.

Floridi, L. (2017). La quarta rivoluzione. Come l’infosfera sta trasformando il mondo. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Heidegger. (1953). La questione della tecnica.

Jenkins, H. (2010). Culture partecipative e competenze digitali. Media education per il XXI secolo. Milano: Guerini e Associati.

La Sacra Bibbia. (1968). Edizioni Paoline, Gen. 2, 5-6.

Marx, K. (1867).  L’ideologia tedesca, trad. it. di F.Codino, Editori Riuniti, Roma 2000

OECD (2003). Promise and Problems of E-Democracy. Challenges of online citizen engagement. Paris: OECD Publishing.

Pedró, F. (2006). The New Millennium Learners: Challenging our Views on ICT and Learning. Paris: CERI-OECD.

Prensky, M. (2001). Digital Natives, Digital Immigrants. Part I. «On the Horizon», 9/5, MCB University Press, pp.1-6.

Qualizza Gabriele. (2020). Migrazioni digitali: da Facebook a Instagram. Innovazioni, we sense generazionale e partecipazione in rete. In Di fronte al futuro. I giovani e le sfide della partecipazione. a cura di Giovanni Delli Zotti e Gabriele Blasutig. L’Harmattan italia.

Reyes, J.M. (2018). Social network, polarizzazione e democrazia: dall’entusiasmo al disincanto.

Rivoltella, P.C. (2008). La comunicazione nell’era digitale. Prospettive di intervento formativo. Relazione all’Incontro Mondiale delle Facoltà di Comunicazione delle Università Cattoliche. Pubblicazione online: http://images.comune.savona.it/IT/f/ServiziSociali/la/lacomunicazionedigitale.pdf.

Rivoltella, P.C. (2012). Apprendere al tempo dei media digitali: comportamenti, apprendimenti e competenze delle giovani generazioni. «LEND – Linguistica e Nuova Didattica», 1-2012, pp.1-9.

Rivoltella, P.C., Rossi, P.G. (2019). Il corpo e la macchina. Tecnologia, cultura, educazione. Brescia: Editrice Morcelliana.

Schwab, K. (2016). The Fourth Industrial Revolution. New York: Crown Business.

Suerz, M. (2015). L’agire comunicativo tra processi di democratizzazione, partecipazione e trasparenza. La conquista di una democrazia “di massa” nell’era della società dell’informazione. «Tigor: rivista di scienze della comunicazione e di argomentazione giuridica», VII/2-2015, pp.59-71.

 

Sitografia

https://www.osservatoreromano.va/it/news/2020-08/guida-al-discernimento-nel-cambiamento-d-epoca.html

https://www.theguardian.com/world/2013/sep/02/syria-crisis-french-intelligence-assad

https://www.ilmessaggero.it/mondo/bimbo_simbolo_guerra_siria_arriva_italia_cure_a_bologna-6452558.html

https://www.treccani.it/enciclopedia/ict_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/

https://www.huffingtonpost.it/politica/2022/02/03/news/mattarella_dignita_-8652635/

https://www.treccani.it/enciclopedia/ipertesto/

https://www.treccani.it/enciclopedia/ipertesto_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/

https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/teen/2020/08/03/generazione-z-vocabolario-minimo-per-capire-lo-slang-dei-ragazzi_fa541e35-09f5-4c30-b471-0dcbb153738e.html

https://www.stateofmind.it/tag/multitasking/

https://www.treccani.it/vocabolario/meme_%28Neologismi%29/




La chiesa all’avanguardia nell’era digitale

 

 

La verità vi farà liberi

La Chiesa all’avanguardia nell’era digitale

La Chiesa Cattolica è stata da sempre all’avanguardia e attenta a tutti i mezzi e le modalità di comunicazione: tipografie, giornali, TV, radio, internet… e si è implicata direttamente nella formazione al buon uso e nella diffusione di questi mezzi. Ha sempre studiato da vicino e discusso nel suo interno le problematiche della comunicazione a tutti i livelli e nelle varie epoche, e ha seguito il suo sviluppo nel mondo.

Il Papa Pio XII, istituisce la Giornata Mondiale delle Cumunicazioni già il 30 gennaio 1948.

Il Papa Francesco nel suo messaggio per la 48esima Giornata mondiale delle Comunicazioni, ci esorta a mettere la comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro

[Domenica, 1 giugno 2014]

“In questo mondo, i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa. Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto. La cultura dell’incontro richiede che siamo disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri. I media possono aiutarci in questo, particolarmente oggi, quando le reti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi. In particolare internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio. ”

La comunicazione è, in definitiva, una conquista più umana che tecnologica. Dunque, che cosa ci aiuta nell’ambiente digitale a crescere in umanità e nella comprensione reciproca?

Citando la Lettera Enciclica Miranda prorsus di Papa Pio XII del 1957, l’Istruzione Pastorale sui Mezzi di Comunicazione Sociale Communio et progressio, pubblicata nel 1971, ha sottolineato questo aspetto: « La Chiesa riconosce in questi strumenti dei “doni di Dio” destinati, secondo il disegno della Provvidenza, a unire gli uomini in vincoli fraterni, per renderli collaboratori dei Suoi disegni di salvezza ».[5] Rimaniamo di questa opinione anche a proposito di Internet.

             

Vediamo i vantaggi e gli svantaggi del’internet in particolare

L’internet offre all’uomo moderno molti vantaggi che migliorano la vita e lo aiuta a risparmiare tempo, denaro, offre modalità per trascorrere il tempo sentendosi meglio al meno per un momento. Sfortunatamente, l’uso dell’internet presenta anche alcuni problemi o pericoli, che sarebbe utile per chiunque entri in rete, di conoscerli per prenderne coscienza e per evitarli. Ecco alcuni vantaggi e pericoli dell’internet oggi:

Vantaggi dell’internet (quali benefici offre l’internet):

  • Accesso molto veloce e facile a tutti a un prezzo relativamente accessivo (circa 10 euro al mese, a seconda dell’abbonamento).
  • Internet offre: Tutti i tipi di informazioni provenienti da tutti i campi (politica, amministrazione, sport, agricoltura, meteo, informazioni legali – leggi, decisioni, ecc.) Presentate in tutte le forme: notizie, articoli, immagini, video ecc. Puoi iscriverti gratuitamente a tutti i tipi di newsletter, e riceverai solo le informazioni nei domeni che ti interessano. La ricchezza di informazioni su Internet può aiutarti a formare una visione più informata e agire di conseguenza.
  • Gli orari e l’aquisto di biglietti per i treni e altri mezzi di trasporto da qualsiasi paese senza uscire di casa( autobus, minibus, aerei, ecc.)
  • Notizie varie
  • Inormazioni di interesse pubblico
  • Meteo
  • Comuicazione e contgatti con istituzioni pubbliche e società private ( numeri di telefono e fax, indirizzi di posta, la possibilità di comunicazione per posta elettronica, ecc.)
  • Comunicazione rapida e facile con le persone in tutto il mondo attraverso le reti di socializzazione, e-mail, messenger, etc
  • Accesso ai corsi ONLINE
  • Trovare posti di lavoro
  • La possibilità di lavorare da casa
  • E-commercio: la possibilità di trovare e acquistare i prodotti desiderati al prezzo più basso sul mercato.
  • Pubblicità – l’opportunità di pubblicizzare il prodotto che si desidera vendere, tramite annunci o attraverso un sito web o blog personale, o attraverso annunci pubblicitari su altri siti, ecc.
  • La possibilità di rendere pubblica l’opinione personale – commentando diverse notizie, articoli, forum, siti Web, ecc. Gestendo il tuo sito web / blog…
  • Possibilità di imparare altre lingue straniere gratuitamente

Gli svantaggi dell’internet

I pericoli di Internet possono essere di due tipi: pericoli o rischi che possiamo evitare e pericoli o rischi che anche noi possiamo evitare

L’internet non è  gratuito sebbene il costo di un abbonamento mensile sia piuttosto basso (circa 10 euro), molti non possono permetterselo. Per non parlare delle persone più povere della nostra società … Tutte queste persone sono private di tutti i benefici dell’internet perché non possono pagare mensilmente per accedervi.

L’accesso a Internet è consentito, indipendentemente dall’età, indipendentemente dalle competenze e dall’esperienza nell’IT.

La qualità e la veridità delle informazioni non è sempre certa. Poiché chiunque può accedere all’internet, chiunque può pubblicare informazioni, può dire  falsità, disinformare o mentire su internet.

I dati personali non sono sicuri quando si utilizza l’internet.

In conclusione, l’internet è buono e molto utile se usato nel rispetto dell’altro.

Anisoara Prisecaru