L’EVOLUZIONE DEL WEB

Il World Wide Web: dalla nascita alla concezione odierna.

La nascita

Il 6 agosto 1991, l’informatico britannico Tim Berners-Lee inaugurò il cosiddetto World Wide Web (letteralmente «ragnatela intorno al mondo»), un servizio che ancora oggi permette di accedere a informazioni disponibili in Internet, oppure di inserirne altre. Così i dati che la Rete era già capace di trasportare di dispositivo in dispositivo, diventavano più fruibili grazie all’utilizzo degli ipermedia. Un ipermedia, infatti, è un ipertesto che supporta anche contenuti multimediali, quindi foto e video oltre che documenti di testo, e che contiene link, cioè collegamenti ad altri ipermedia

Così i siti Web, essendo connessi gli uni agli altri, è come se formassero una ragnatela che può estendersi indefinitamente. Pertanto si dice che possa avvolgere il mondo.

Una curiosità: il primo sito Web che fu creato è ancora visibile al seguente link http://info.cern.ch/hypertext/WWW/TheProject.html.

Le tappe dell’evoluzione

Per come Berners-Lee aveva ideato il sistema, l’utente era limitato alla lettura e alla visualizzazione dei contenuti, per questo si parla di read only web, sottolineando il carattere statico di questa prima versione.

Presto, però, la possibilità di interazione tra utente e sito, che il web 1.0 lasciava solo intravedere, si amplia. Attraverso alcuni siti, di cui mIRC è un celebre esempio, si sviluppano le prime chat. Potremmo definire questa prima evoluzione “web 1.5”, perché anticipa quello che pochi anni più tardi diventerà abituale.

Nel 1999, infatti, è l’era web 2.0, detto Read-Write-Publish. È il carattere sociale e partecipativo che lo qualifica: nei blog, emblema di questa versione, gli utenti comunicano facilmente tra loro.

Una domanda: a chi di noi, facendo una ricerca sul web, non è capitato di sentirsi incompreso quando i risultati prodotti non erano attinenti a quanto ricercato?

Si pone un problema di semantica, che il web 3.0 approfondisce.

Sono i primi anni del nuovo millennio, i motori di ricerca dei browser diventano più funzionali. Il web semantico è capace di comprendere con maggior precisione il significato delle parole digitate dall’utente grazie all’introduzione dell’intelligenza artificiale. L’entrata in gioco dell’intelligenza artificiale è accompagnata dall’esigenza di avere a disposizione una gran mole di dati. Si può dire che, da questo momento, si “offre la possibilità di utilizzare Internet come un enorme «database», da utilizzare in diverse applicazioni per recuperare dati da fornire all’utenza”¹. Cioè l’Internet diventa un deposito dati di notevoli dimensioni; questi dati vengono elaborati in modo tale che possano essere maneggiabili dalle I.A.

Il web oggi

Questi due concetti di database “potenziato, come una miniera di dati, e di intelligenza artificiale, in grado di estrarre dati da questa miniera, stanno a fondamento della versione del web che si utilizza oggi.

All’utente vengono presentati dati che rispondono alle sue esigenze con precisione sempre maggiore.

Il web 4.0, infatti, è detto “simbiotico” e non è altro che un potenziamento del 3.0: i database diventano Big Data; l’intelligenza artificiale permette un maggiore sviluppo della grafica; se dal web 3.0 si era iniziato a parlare di interfacce tridimensionali, ora si è capaci di riprodurre veri e propri ambienti che simulano la realtà (realtà aumentata).

Non solo, l’approdo dell’intelligenza artificiale fuori dal web è il fattore di sviluppo principale della cosiddetta domotica. Gli elettrodomestici comunicano con gli uomini attraverso macchine intelligenti, dando vita a nuove categorie di relazione: l’uomo dialoga con le macchine e le macchine possono farlo tra loro. Si parla di Internet of Things (IoT) in questo senso, cioè anche oggetti “inanimati” contribuiscono a comporre la Rete.

Un altro fattore che in questo contesto gioca un ruolo da protagonista è la sicurezza dei dati. La necessità di garantire una trasmissione di contenuti protetti fa in modo che il Web, fino a questo punto esteso soltanto superficialmente (Surface Web), si sviluppi anche in profondità. Deepweb Darkweb sono due modi per indicare questo lato della ragnatela in cui circolano documenti criptati e non tracciabili.

Il web domani

Lo sguardo si volge già verso prospettive ancora più ampie. “Nonostante il web 4.0 sia ancora in fase di sviluppo, la versione successiva è già in fase di definizione. Il web 5.0 mira a consentire comunicazioni web così come si interagisce nel mondo reale”². Il punto di svolta sarebbe segnato dall’integrazione delle componenti emozionali e sensoriali: il web diventa capace di percepire le emozioni dell’utente e di stimolare sensazioni nel suo corpo.

Nell’Internet of Senses o Internet Overthings è aperta la porta di accesso non solo alla creazione di alter ego digitali (questo riguarda più il Metaverso), quanto ad uno stile di vita che Luciano Floridi ha definito onlife. Quella onlife è “un’esistenza nella quale la barriera fra reale e virtuale – più propriamente, tra mondo fisico e mondo digitale – è caduta, non c’è più differenza tra online offline, ma c’è appunto un’esistenza onlife“³.

 

Alcuni spunti di riflessione

La vita onlife non è una realtà lontana dalle nostre abitudini: Il Manifesto Onlife è stato pubblicato nel 2013. Semplicemente lo sviluppo tecnologico, incrementando le interazioni uomo-macchina, farà in modo che servizi sempre più sofisticati diventeranno di uso comune.

C’è da chiedersi in che modo l’onlife cambia la vita degli uomini. Come si può continuare a sostenere lo sviluppo indirizzandolo verso una valorizzazione della persona umana? E in questo contesto, la Chiesa come può sfruttare i servizi offerti dalla tecnologia per la sua opera missionaria?

 

Note:

1) Evoluzione del web: dal 1.0 al 4.0, in https://www.manthone.edu.it/old/wp-content/uploads/2016/04/Evoluzione-del-Web-Dal-1.0-al-4.0.pdf, (ultima consultazione: 01/02/2024).

2) Dal web 1.0 al Web 5.0, in https://blog.hostingperte.it/dal-web-1-0-al-web-5-0, (ultima consultazione: 01/02/2024).

3) F. AMMENDOLIA- R. PETRICCA, Chiesa e pastorale digitaleIn uscita verso una società 5.0, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2023, p.24.

 

BIBLIOGRAFIA e SITOGRAFIA:

F. AMMENDOLIA- R. PETRICCA, Chiesa e pastorale digitaleIn uscita verso una società 5.0, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2023.

G. MOSCA, Uno spazio che migliora il rapporto uomo-computer: benvenuti nel Web 5.0, in https://www.repubblica.it/tecnologia/2022/06/24/news/che_cose_il_web_50_e_perche_se_ne_parla_relativamente_poco-354334166/, (ultima consultazione: 01/02/2024).

F. BRANCALE, Web 1.0 web 2.0 e web 3.0: spiegazioni e differenze, in https://www.themarketingfreaks.com/2014/02/web-1-0-web-2-0-e-web-3-0/, (ultima consultazione: 01/02/2024).

Dal web 1.0 al Web 5.0, in https://blog.hostingperte.it/dal-web-1-0-al-web-5-0, (ultima consultazione: 01/02/2024).

Evoluzione del Web Social(e). Dall’1.0 al 4.0, in https://www.pensodigitale.it/2019/03/26/evoluzione-del-web-sociale-dall1-0-al-4-0/, (ultima consultazione: 01/02/2024).

Evoluzione del web: dal 1.0 al 4.0, in https://www.manthone.edu.it/old/wp-content/uploads/2016/04/Evoluzione-del-Web-Dal-1.0-al-4.0.pdf, (ultima consultazione: 01/02/2024).

 

Policy e liberatorie

Le immagini sono state prese dai seguenti siti:

Immagine di copertina https://www.analyticsinsight.net/building-intelligent-iot-with-the-power-of-artificial-intelligence/;

https://seeklogo.com/vector-logo/446770/web-icon;

https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fwww.linkedin.com%2Fpulse%2Funraveling-evolution-internet-web-10-20-promise-30-completegurus&psig=AOvVaw369dbwV5HwQlx4GCo1qS39&ust=1706911198966000&source=images&cd=vfe&opi=89978449&ved=0CBIQjRxqFwoTCMDxkPGRi4QDFQAAAAAdAAAAABAJ;

https://www.brandignity.com/2012/11/6-reasons-why-social-networking-is-so-popular-these-days/;

https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fwww.repubblica.it%2Ftecnologia%2F2022%2F06%2F24%2Fnews%2Fche_cose_il_web_50_e_perche_se_ne_parla_relativamente_poco-354334166%2F&psig=AOvVaw0aSMYO7ULXosuLPAbng8uu&ust=1706912036727000&source=images&cd=vfe&opi=89978449&ved=0CBIQjRxqFwoTCMj60v-Ui4QDFQAAAAAdAAAAABAE;

https://hfitaly.com/il-future-manufacturing-e-il-rapporto-tra-uomo-e-macchina/;

Il loro utilizzo è vincolato a quanto disposto dagli autori delle pagine web menzionate.

Si autorizza la diffusione e l’utilizzo (totale o parziale) di questo articolo con l’obbligo di menzionare l’autore e la fonte.

 

Andrea Cecconi

B221




SCEGLIERE – Sulla utilità della PASTORALE DIGITALE

PROGETTAZIONE DI UN VIDEO A PARTIRE DALL’INTERPRETAZIONE

Abbiamo scelto queste due idee dalla presentazione del secondo gruppo sulla utilità della pastorale digitale.

  1. Pensare a superare il limite di pensare che sempre si può incontrare le persone solo fisicamente:

Ciò vuol dire che bisogna tenere sempre insieme le due dimensioni.

    1. Contatto fisico.
    2. Contatto digitale.

Spesso ci troviamo una difficoltà di mantenere una comunicazione sana tra questi due dimensioni a causa della mancanza della conoscenza del giusto concetto di comunicazione. La comunicazione non è semplicemente una trasmissione dei dati e le idee, ma è un ‘cum munus’ cioè mettere insieme in senso, mettere relazione, dono, alterità. Quindi la comunicazione che riguarda la pastorale digitale non è solamente un annuncio passivo alle persone, anzì è una comunicazione attiva nella quale tutti partecipano e condividono le loro idee. Qui sempre si intende di non sottovalutare l’aspetto fisico, ma dare un valore relativo all’aspetto digitale della comunicazione del mondo contemporaneo.

 

Il sinodo dei Giovani ha presentato bene, a partire dalle testimonianze dei giovani stessi come «non si tratta più soltanto di “usare” strumenti di comunicazione, ma di vivere in una cultura ampiamente digitalizzata che ha impatti profondissimi sulla nozione di tempo e di spazio, sulla percezione di sé, degli altri e del mondo, sul modo di comunicare, di apprendere, di informarsi, di entrare in relazione con gli altri. Un approccio alla realtà chetende a privilegiare l’immagine rispetto all’ascolto e alla lettura influenza il modo di imparare e lo sviluppo del senso critico. È ormai chiaro che “l’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente digitale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani»

  1. Comunicare bene e efficacemente:

I punti di partenza per una buona comunicazione dovrebbero essere, senza dubbio, la formazione della coscienza e conoscenza della realtà del mondo contemporaneo la dove noi viviamo. E’ un esigenza del tempo di adattare alla pastorale digitale. In tale contento è importante capire come mi presento on line. Cosa vedono o sanno gli altri di me? Hai mai provato a farti un’idea di te stesso a partire da quello che posti o dalle foto che pubblichi? Uno degli aspetti più delicati del mondo digitale è che senza neppure accorgersene ci siamo trasformati in personaggi pubblici, esposti ai commenti, ai like o dislike, complimenti o offese di tutti. Informazioni personali sono visibili a molti, la rete sembra conoscerti meglio di te perché attraverso le tue scelte, i video che vedi, le canzoni che ascolti, la rete ti propone un mondo a tua immagine e somiglianza, una gabbia dorata e autocentrata in cui trovi quello che altri credono tu voglia trovare.

Quindi la chiesa esplicitamente incorraragia usare questi strumenti prudentemente per raggiungere alle periferie e includere tutti nella famiglia umana. Quindi noi come futuri annunciatori del Vangelo dobbiamo ben sapere gestire questi nuovi mezzi di comunicazione per poter rispondere efficacemente alle domande del nostro tempo.

 

 

 

Per facilitare e esprimere meglio la nostra idea di onlife abbiamo messo una canzone di Francesco Gabbani  che si descrive la vita quotidiana quanto depende su Social Media.

 

 

https://www.diocesilazio.it/visione-di-insieme-sulla-utilita-della-pastorale-digitale/

Diritti d’autore: L’immagine in evidenza è il risultato di una elaborazione grafica, su immagine diffusa gratuitamente in Rete. Utilizzo senza fini di lucro, con finalità didattiche. L’eventuale utilizzatore è tenuto a mettere in calce a ciascuna pagina in cui è pubblicata quanto segue: “Immagine diffusa gratuitamente in rete e pubblicata su:https://mobileministryforum.org/wp-content/uploads/2017/07/YPGG-Tiedeck; elaborata graficamente e resa disponibile gratuitamente su: http://romasociale.com/nasce-il-primo-servizio-italiano-di-apostolatdigitale/; un altro immagine preso da,https://i1.wp.com/romasociale.com/wp-content/uploads/2019/11/chiesadigitale.jpg?resize=621%2C794, https://wp.cruxnow.com/wp-content/uploads/2022/02/20220207T1115-SYNOD-PROCESS-REPORTS-1517028.JPG, video è preso dal youtube, una canzone di Francesco  Gabbani,https://youtu.be/y8cRTh15jIc.




Note di Pastorale Digitale

Vorrei proporre in questo breve articolo le caratteristiche salienti del corso di informatica che si è svolto quest’anno nel nostro istituto. Credo sia interessante porre in atto una riflessione sul ruolo che il mondo digitale possa ricoprire all’interno della pastorale della Chiesa, nell’ottica di un annuncio del Vangelo alla generazione contemporanea. Mi avvarrò per far questo di alcuni concetti che sono stati espressi dal prof. Fortunato Ammendolia (qui il suo sito web) in un incontro tenuto durante l’anno e di altri che con il prof. Riccardo Petricca abbiamo affrontati durante l’anno.

 

Digitale e reale

Ho parlato intenzionalmente di “mondo digitale” perché vorrei scongiurare il rischio di ridurre l’apporto pastorale del digitale al solo campo strumentale, il digitale non è solo un mezzo, se lo considerassimo così forse abbiamo un’idea che ancora separa il virtuale dal reale, una scissione netta tra online e offline che come propone Luciano Floridi va ripensata; lui propone di parlare invece di onlife [1], un digitale integrato nella vita analogica. Per approfondire il discorso del rapporto tra reale e virtuale ripropongo qui sotto un video di WeCa (la community italiana dei web master cattolici):

 

Non solo un mezzo

Questo ci permette di pensare al digitale allora non più solo come ad un mezzo per l’annuncio del Vangelo, ma ad un vero e proprio luogo. Del resto è nel senso comune l’accostamento dei siti internet e dei social network a moderne piazze! Il nostro annuncio deve aver luogo nella piazza digitale, come nella piazza reale. Credo che questo sia il primo importante concetto appreso nel corso: non basta più una pastorale che si serva del digitale, ma una pastorale pensata per incontrare l’altro nel digitale; non è sufficiente, per usare l’efficace immagine del prof. Ammendolia nel suo intervento a lezione, fare un PowerPoint al posto di un cartellone! Mi si perdoni il paragone insufficiente ma non possiamo pensare che si faccia pastorale giovanile mettendo giovani ad animare incontri, ma incontrando i giovani. L’aggettivo della nostra pastorale specifica non tanto lo strumento quanto il luogo dell’incontro e le persone che lo frequentano, così ad esempio la pastorale scolastica, la pastorale familiare, ecc.

La pastorale digitale è allora annuncio ad un mondo popolato da un altro cui ci facciamo incontro, e neanche questo dobbiamo dimenticare! Proprio nel momento in cui il mondo virtuale sembra voler sottolineare l’anonimato dell’altro, o lo vuole considerare nella superficialità di una condivisione di apparenza o comunque necessariamente mediata, la pastorale digitale dovrà valorizzare l’altro che incontra tramite la mediazione del virtuale. Per approfondire l’aspetto “teorico” della pastorale digitale credo sia importante leggere il Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa edito dalla CEI [2]: “Comunicazione e missione” (qui il file PDF), che a più riprese insiste sulla stretta relazione tra l’evento salvifico della Rivelazione del Verbo e l’annuncio al mondo contemporaneo.

 

Nel concreto…

Quali sono gli strumenti che ci possiamo proporre come operatori pastorali per una pastorale digitale efficace? Credo che ne possiamo individuare due principalmente:

  1. uno ad extra, che valorizza la missionarietà della pastorale digitale, che è il servirsi di internet per conoscere il mondo cui vado ad annunciare (“amate ciò che amano i giovani” diceva Don Bosco [3]), in questo per esempio aiutano i social network; per usare un’analogia il social network è la moderna piazza, da frequentare per conoscere i destinatari del mio annuncio; si tenga presente che il social network oltre ad essere luogo dove si apprende quanto vivono i giovani è anche il luogo ideale per comunicare loro il messaggio evangelico, con il loro linguaggio, con i loro tempi, è da preferire un video YouTube ad un lungo post su Facebook per esempio, un messaggio Whatsapp piuttosto che un volantino…

    Le icone di alcuni dei principali Social Network. Hanno una natura molto varia, alcuni di essi come YouTube sono piattaforme di condivisione video, altri audio come Spotify e Soundcloud, altri ancora di foto, di messaggistica, o di post.

     

  2. un’altro strumento invece ad intra, che serve a creare stabilità e identità, permette l’accoglienza, la presentazione organica, l’utilizzo di strumenti di cui avere una padronanza piena, sono i siti web. Una caratteristica necessaria nell’aprirsi a questi strumenti è la loro sostenibilità dal punto di vista della dedizione pratica: meglio uno strumento in meno per curare meglio quanto già ho in funzione, piuttosto che una moltiplicazione non curata che è solo frammentazione. In primo piano deve esserci la cura, che caratterizza ogni carità.

I due strumenti non si devono escludere l’un l’altro, ma è necessario integrarli. Nel corso delle lezioni abbiamo visto quanto sia facile creare e gestire siti web con l’ausilio di un CSM [4], come ad esempio WordPress, e molti plugin permettono un’integrazione immediata tra le due realtà.

 

Esperienza personale e breve riflessione

Riporto per concludere una breve riflessione a partire dalla mia esperienza. Mi è stato chiesto quest’anno, e quello precedente, di occuparmi del sito web del Pontificio Collegio Leoniano. Quando ho ricevuto l’incarico, in equipe con altri seminaristi del Servizio Pubblicazioni, il sito web presentava un aspetto abbastanza spartano pur avendo alle spalle l’ottimo WordPress (qui uno screenshot da Wayback Machine), abbiamo proposto una modifica alla grafica – prediligendo un tema chiaro – e all’impostazione generale del sito mettendo più in luce gli eventi recenti della comunità. Il risultato è il sito attualmente online, Nella nostra esperienza però ci siamo resi sempre più conto che al sito andava affiancato anche una presenza viva sui social che potesse raggiungere (ed ecco la pastorale “ad extra”) più utenti, in particolare i giovani.

Per questo abbiamo aumentato la nostra attenzione nella gestione di InstagramFacebookTwitterYouTube. Sappiamo però che possiamo fare ancora molto, in particolare penso ad alcuni contenuti che possano presentare ancora meglio la vita del Seminario, magari attraverso un video montato in maniera accattivante, o itnerviste. La chiave perché il nostro lavoro sia una pastorale digitale credo resti la medesima: riflettere su chi è il fruitore del sito; nel nostro caso ex alunni che vogliono “rivedere casa” o giovani incuriositi dalla nostra realtà.

Un’altra esperienza che ho piacere di riportare è un progetto diocesano messo in piedi quest’anno assieme ad altri due giovani della Diocesi: “Il Suo Disegno“, un portale di pastorale vocazionale “in digitale” e pubblicato in “Beta” pubblica il 12 maggio scorso. Qui, avendo qualche libertà in più, abbiamo pensato ad alcune funzioni utili per integrare onlineoffline:

  • pubblicando alcuni sussidi e materiali preparati da noi per i responsabili dei gruppi ministranti e vocazionali, e in questo il mondo digitale si riversa poi nel reale [qui il link alla sezione];
  • preparando una piattaforma che permetta di interagire come community nel quale ciascun utente ha la possibilità di gestire una propria pagina e “accumulare punti” partecipando ad eventi diocesani (tramite un QRCode riscatta dei “trofei” per la partecipazione), in questo modo il mondo reale si riversa nel digitale [qui il link].

Anche qui c’è un orizzonte ideale che è l’integrazione del digitale anche in altre aree pastorali oltre quella vocazionale, per esempio nella catechesi. Sarebbe bello se i ragazzi del catechismo possano da casa accedere a spiegazioni, video di approfondimento, quiz e giochi sul tema dell’incontro avuto in parrocchia, e poi tornando lì discuterne ancora. Ancora una volta penso che il nodo cruciale sia una visione integrale della pastorale digitale:

che sia un’azione di pastori incontro a persone (pastorale) e che sappia coniugare il mondo reale e quello virtuale (digitale) in una sinergia proficua in cui l’uno si potenzia nell’altro, e il secondo integri il primo, con l’obiettivo di tornare sempre alla persona per condurla a Cristo.

di Paolo F.

Nota sulle immagini (copyright): ho usato tutte immagini di pubblico dominio o prodotte da me a partire da immagini con licenze che me lo consentissero. Dell’immagine in copertina sono io l’autore, credo che renda bene l’idea della Pastorale Digitale come strumento per andare incontro all’Uomo per riportarlo a Dio.

Note, bibliografia e spiegazioni.
[1] L. FLORIDI, The Online Manifesto, SpringerOpen, Londra 2009.

[2] CEI, Comunicazione e missione. Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione dela Chiesa, LEV, Città del Vaticano 2004.
[3] Citato per esempio da V. DEL CROCE, «I Ladri di Carrozzelle stravedono per la vita» in Bollettino Salesiano (n. di Ottobre 2017), Torino 2017.
[4]Content Management System per approfondire: https://it.wikipedia.org/wiki/Content_management_system