Testimoniare la verità con responsabilità nel digitale

Testimoniare la verità con responsabilità nel digitale non è facile. Il mondo del digitale è talmente grande che bisogna imparare a saper discernere con responsabilità come abitarlo. È un ambiente vasto dove come in tutti gli ambienti vanno abitati in modo sapiente per testimoniare la verità con responsabilità anche perché oggi siamo sempre connessi 24 ore su 24. Noi cristiani abitiamo questo ambiente, ma come? Papa Francesco nel suo messaggio per la 55esima giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, scrive: «Tutti siamo «chiamati a essere testimoni della verità: ad andare, vedere e condividere». Provare a raggiungere le persone li dove sono»[1]. Il messaggio è ben sintetizzato nel seguente video:

 

Responsabilità nel testimoniare nel web

Per testimoniare con responsabilità dobbiamo saper discernere quello che si deve o non si deve dire, ciò che si deve o non deve condividere, perché il virtuale è reale, tutto quello che condividiamo parla di noi e tutto quello che scriviamo ci rappresenta. È interessante il seguente video, è per bambini, ma è molto utile anche per noi adulti che condividiamo notizie senza avere un criterio. Il papa richiama proprio a questa attenzione, infatti nell’enciclica Fratelli Tutti scrive: I valori della libertà, del rispetto reciproco e della solidarietà possono essere trasmessi fin dalla più tenera età. […] Anche gli operatori culturali e dei mezzi di comunicazione sociale hanno responsabilità nel campo dell’educazione e della formazione, specialmente nelle società contemporanee, in cui l’accesso a strumenti di informazione e di comunicazione è sempre più diffuso»[2].

Viviamo il digitale

In questo tempo dove ci ha visti ancora più connessi per via dello lockdown, a causa del covid-19, ci siamo resi conto che si ha bisogno di imparare, di educarci ad abitare questo nuovo continente. Noi cristiani dobbiamo chiederci come testimoniare la nostra fede, come annunciare la buona notizia nel web, come catturare l’attenzione delle migliaia di folle che scorrono il loro tempo sui social?
Nel web, il nostro testimoniare la verità con responsabilità, sicuramente deve essere un messaggio che deve essere forte, semplice. Deve far porre delle domande e spingere l’interlocutore ad entrare in dialogo con colui che ha postato un’immagine, un video sui social.

Testimoniare la verità con responsabilità
Testimoniare la bellezza che solo il Creatore può regalare

Testimoniare la verità

In questo tempo la Chiesa si è aperta al digitale abbiamo avuto diverse dirette con preghiere, “celebrazioni eucaristiche” e altri momenti per cercare di essere presenti in questo tempo. Sicuramente è stato un supporto ma c’è ancora molto da fare perché si parli di Pastorale digitale. Pastorale deriva dal termine Pastore e il pastore va incontro al suo gregge e lo raduna. A questo siamo chiamate a essere portavoce testimoni di un messaggio di speranza e amore anche in questo tempo difficile. Si può cominciare a parlare di pastorale digitale nel momento in cui crediamo che i mezzi di comunicazione fanno in modo di continuare la nostra vita in modo naturale, alcuni esempi li vogliamo raccontare.

L’importanza dei mezzi di comunicazione

Riportiamo due video testimonianza sull’importanza dei mezzi di comunicazione, e di quanto se n’è capita l’importanza in questo tempo di pandemia. Questo ci spinge a comprendere che per restare vicine a tutte le persone amiche e famigliari che per qualsiasi motivo sono lontani l’uno dall’altro, questi mezzi ci aiutano a sentirci più vicini.

I mezzi inoltre aiutano ad approfondire la propria fede, a cercare delle risposte anche qui abbiamo una piccola testimonianza

Imparare a raccontarsi: per testimoniare la verità con responsabilità

Tenendo presente il video provocazione fatto per bambini, ci fa comprendere che sentiamo il bisogno di raccontarci e di cercare storie. Questo mondo affascinante ci fa comprendere quanto sia importante essere veri e comunicare il bisogno di raccontarsi, di “rivestirsi” di storie per custodire la propria vita. Non tessiamo solo abiti, ma anche racconti: infatti, la capacità umana di “tessere” conduce sia ai tessuti, sia ai testi. Le storie di ogni tempo hanno un “telaio” comune: la struttura prevede degli “eroi”, anche quotidiani, che per inseguire un sogno affrontano situazioni difficili, combattono il male sospinti da una forza che li rende coraggiosi, quella dell’amore. [3] Così leggiamo nell’articolo dell’Avvenire del 24 gennaio 2020.

A tal proposito ci si è mossi in tante direzioni: vediamo la testimonianza dei genitori di suor Joaquina che parlano di come hanno vissuto la vocazione della loro figlia.

Potremmo dire che si può parlare di pastorale famigliare digitale dove si comincia a raccontarsi attraverso le proprie famiglie per allargare piano piano anche ad altre realtà.

Testimoniare questo è far comprendere come abitare questo mondo per non restare solo delle vetrine ma che diventi luogo per attestare che si può comunicare in modo positivo anche in questo luogo. Questa esperienza ci fa comprendere come questi mezzi non sono solo mezzi che fanno diventare delle isole solitari ma che aiutano nella vicinanza…

Testimoniamo con delle risposte

Il secondo video che abbiamo inserito nel nostro articolo era provocatorio e abbiamo chiesto come viviamo nel digitale. Come testimoniare la verità con responsabilità nel digitale ci sono giunte queste risposte che inseriamo di seguito:

Testimoniare la verità con responsabilità - Testimonianza

Testimoniare la verità con responsabilità - TestimonianzaTestimoniare la verità con responsabilità - Testimonianza

Cos’è la verità

La verità cos’è? Lo chiedeva Pilato a Gesù!!! Il Signore è stato molto esplicito la verità è lui stesso che la testimonia, ma oggi cosa si intende per verità? Quale concetto abbiamo? A chi ci rivolgiamo per capire che cos’è la verità? Oggi siamo chiamati a testimoniare la verità con responsabilità nella vita quotidiana dove incontriamo la gente più disparata la quale è in cerca di verità. C’è un cantante di fama internazionale che ha scritto una canzone che secondo noi è molto provocatoria dove parla di verità e lancia diverse identità che oggi diamo alla verità. Ascolta e lascia un commento su quello che secondo te è la verità.

Joaquina Heredia Molina
Palma Mandorino

Diritti di autore

I video sono di nostra proprietà – realizzati a fini pastorali -; non possono essere utilizzati in altri lavori senza una richiesta esplicita all’autore.
Joaquina Heredia Molina

L’immagine è di proprietà – realizzati a fini pastorali -; non può essere utilizzata in altri lavori senza una richiesta esplicita all’autore.
Palma Mandorino

Questo articolo è stato sviluppato nel laboratorio di pastorale digitale del corso Come si fa un Sito Web II  (CS1011) svolto presso il Pontificio Università Urbaniana con professori Petricca ed Ammendolia, è a stretto utilizzo pastorale e laboratoriale.


Bibliografia e sitografia

[1] Francesco, messaggio per la 55ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali, «Vieni e vedi» (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono, in http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20210123_messaggio-comunicazioni-sociali.html (Consultato 24.01.2021).
[2] Francesco, Lettera Enciclica Fratelli Tutti, Editrice Àncora, Milano 2020, n. 114.
[3] https://www.avvenire.it/papa/pagine/giornata-delle-comunicazioni-sociali-2020

Per video e immagini ho utilizzato i seguenti link, partendo dall’immagine in evidenza:
https://pixabay.com/it/illustrations/social-media-sociale-marketing-5187243/
https://www.youtube.com/watch?v=xQfsGof-3us
https://www.youtube.com/watch?v=Xap5H36DXsw&t=611s
https://www.youtube.com/watch?v=oo67Yp5hbmM

Successivamente l’immagine sulla bellezza, le varie testimonianze e i video testimonianza sono state realizzati da noi o da collaboratori.




ALLA SCOPERTA DEL CONTINENTE “DIGITALE”

Un nuovo “continente”

Nel “Direttorio per la Catechesi” pubblicato il 25 giugno del 2020, al numero 371 si legge: «Nel processo dell’annuncio del Vangelo, la vera domanda non è come utilizzare le nuove tecnologie per evangelizzare, ma come diventare una presenza evangelizzatrice nel continente digitale» [1].
In pochi anni è cambiato il modo di guardare il digitale – nella pastorale –: in precedenza, infatti, si pensava ai new media come “mezzi”, strumenti da utilizzare per la catechesi, e in altri ambiti. Non si considerava quindi che sarebbero diventati veri e propri luoghi d’incontro dove le distanze non contano.

Presenza evangelizzatrice

Parto dalla parola evangelizzare, che significa «predicare il Vangelo» [2]; il primo essere umano a farlo è stato Gesù Cristo, ed è da lui che dobbiamo imparare.
Non si tratta di imporre la propria cultura, il proprio modo di pensare, ma di farsi proposta, essere presenza anche in questo nuovo continente. Come? Bella domanda! Imparare da colui che non ha mai imposto nulla, anzi si è reso prossimo, si è messo in ascolto dei vicini e dei lontani, dei dotti e degli ignoranti, non ha fatto distinzione di culture, età, colore di pelle. Ha annunciato “il Regno dei Cieli”, chinandosi su coloro che erano infermi, prendendo per mano tutti coloro che imploravano il suo aiuto, sanando coloro che gridavano e chiedevano la guarigione, aprendo alla fede. Insegnava la prossimità attraverso le parabole come quella del buon samaritano.

Papa Francesco ha utilizzato la parabola nella sua ultima Enciclica Fratelli tutti: con essa vuole aiutarci a comprendere come vivere da fratelli, attraverso una presenza più vera ed efficace. Scrive:

Uno si è fermato, gli ha donato vicinanza, lo ha curato con le sue stesse mani, ha pagato di tasca propria e si è occupato di lui. Soprattutto gli ha dato una cosa su cui in questo mondo frettoloso lesiniamo tanto: gli ha dato il proprio tempo. Sicuramente egli aveva i suoi programmi per usare quella giornata secondo i suoi bisogni, impegni o desideri. Ma è stato capace di mettere tutto da parte davanti a quel ferito, e senza conoscerlo lo ha considerato degno di ricevere il dono del suo tempo [3].

Ciò che mi stupisce di papa Francesco è la coerenza nei suoi discorsi, quest’affermazione della “Fratelli tutti” mi è subito tornata in mente il “messaggio per la 48ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali”:

media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa. Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti [4].

Dall’intreccio di queste ultime due citazioni del pontefice si deduce che occorre farsi prossimo sia nella concretezza della vita, sia nel digitale, ovvero “onlife”.

 

Prossimità

Incontrare l’altro, nel nuovo continente

L’incontro nel nuovo continente è una vera e propria sfida, tra la veloce diffusione dei contenuti oltre ogni spazio a noi noto, e la memorizzazione permanente di essi. Francesco nell’ultimo messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali ci aiuta a comprendere dei fondamenti:

La rete, con le sue innumerevoli espressioni social, può moltiplicare la capacità di racconto e di condivisione: tanti occhi in più aperti sul mondo, un flusso continuo di immagini e testimonianze. La tecnologia digitale ci dà la possibilità di una informazione di prima mano e tempestiva, a volte molto utile: pensiamo a certe emergenze in occasione delle quali le prime notizie e anche le prime comunicazioni di servizio alle popolazioni viaggiano proprio sul web. È uno strumento formidabile, che ci responsabilizza tutti come utenti e come fruitori. Potenzialmente tutti possiamo diventare testimoni di eventi che altrimenti sarebbero trascurati dai media tradizionali, dare un nostro contributo civile, far emergere più storie, anche positive [5].

Essere responsabili di testimoniare con poche parole e molti fatti, attraverso la concretezza di una Parola che s’incarna e tocca, che parla da sé. È proprio il messaggio del vangelo che ci porta ad andare contro corrente: non basta passare lungo la riva del digitale ma prendere il largo, imparare a tracciare la rotta in questo mare immenso e tanto “profondo” da nascondere anche dei lati oscuri. Il Signore ci insegna a “non avere paura” anzi ci invita ad osare; a sedare la tempesta ci penserà Lui, e sempre Lui ci prenderà per mano nel momento del bisogno. Noi non dobbiamo stancarci di essere presenza viva, testimoni di un amore che va oltre uno schermo, un click, un video, o un’immagine. Siamo chiamati a testimoniare che è bello incontrarsi anche nella mediazione di uno schermo, a raccontarci con una frase, a mettere un like a una storia o a un post, consapevoli che tutto questo – che è già realtà di un incontro – necessità di ricadute nella vita concreta: impariamo, cioè, a sporcarci le mani “onlife”.

Abitare il nuovo continente

L’abitare il continente digitale da parte del credente, va ben oltre il costruirsi “vetrine” o lanciare messaggi: significa coinvolgersi, non rimanere distaccati. Francesco scrive:

«Occorre che la connessione sia accompagnata dall’incontro vero. Non possiamo vivere da soli, rinchiusi in noi stessi. Abbiamo bisogno di amare ed essere amati. Abbiamo bisogno di tenerezza. Non sono le strategie comunicative a garantire la bellezza, la bontà e la verità della comunicazione. Anche il mondo dei media non può essere alieno dalla cura per l’umanità, ed è chiamato ad esprimere tenerezza. La rete digitale può essere un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane. La neutralità dei media è solo apparente: solo chi comunica mettendo in gioco se stesso può rappresentare un punto di riferimento. Il coinvolgimento personale è la radice stessa dell’affidabilità di un comunicatore. Proprio per questo la testimonianza cristiana, grazie alla rete, può raggiungere le periferie esistenziali» [6].

Nella cura per l’umanità ricade pure l’attenzione alle periferie digitali:

manifestazione più o meno evidente, in svariati casi “occultata”, di una periferia esistenziale nel continente    digitale […] verso cui uscire per un’azione liberante [7].

Ed ancora, poiché molti cercano nel web quello che non riescono a trovare nel mondo quotidiano – nel bene o nel male – sta a chi “lavora” nella rete aiutare a discernere, con amore. Il credente è chiamato ad essere voce di quella Parola – Gesù – che è Via, verità e vita. Sempre papa Francesco scrive:

La buona novella del Vangelo si è diffusa nel mondo grazie a incontri da persona a persona, da cuore a cuore. Uomini e donne che hanno accettato lo stesso invito: “Vieni e vedi”, e sono rimaste colpite da un “di più” di umanità che traspariva nello sguardo, nella parola e nei gesti di persone che testimoniavano Gesù Cristo. Tutti gli strumenti sono importanti, e quel grande comunicatore che si chiamava Paolo di Tarso si sarebbe certamente servito della posta elettronica e dei messaggi social; ma furono la sua fede, la sua speranza e la sua carità a impressionare i contemporanei che lo sentirono predicare ed ebbero la fortuna di passare del tempo con lui, di vederlo durante un’assemblea o in un colloquio individuale [8].

Social media

Comunicare nel nuovo continente

Sappiamo che in questo continente c’è una realtà complessa che supera la nostra immaginazione ed è fatta di culture diverse, di modi di pensare diversi, lingue diverse: tutto questo non ci deve spaventare, anzi dobbiamo considerarlo come una grande opportunità. Significa imparare a conoscersi e a rispettarsi per quello che siamo senza paura. Papa Francesco ci aiuta a comprendere come comunicare:

abbiamo bisogno di comunicare, di scoprire le ricchezze di ognuno, di valorizzare ciò che ci unisce e di guardare alle differenze come possibilità di crescita nel rispetto di tutti. È necessario un dialogo paziente e fiducioso, in modo che le persone, le famiglie e le comunità possano trasmettere i valori della propria cultura e accogliere il bene proveniente dalle esperienze altrui [9].

Per imparare a comunicare dobbiamo avere un cuore sempre aperto che faccia spazio ad ogni persona in questa realtà dove c’è tanto bisogno di “colori”. Costruiamo un ponte-arcobaleno che ci porti ad avere uno sguardo nuovo su ogni luogo, dove portare la buona notizia significa testimoniare e annunciare che Dio esiste ed è amore.
Madre Maria Oliva Bonaldo la fondatrice delle Figlie della Chiesa – Congregazione religiosa a cui appartengo – se vivesse ancora ci spingerebbe ad abitare questo continente per poter gridare, testimoniare, e far conoscere la Chiesa nata dal costato di Cristo, senza inventarsi chissà che cosa ma con la semplice testimonianza di vita.

Il nostro Istituto, fedele al carisma ricevuto, non può avere altra missione che quella della Chiesa nostra Madre: l’evangelizzazione, la promozione della vita cristiana nei fratelli, per l’edificazione del Corpo di Cristo e la salvezza del mondo. […] Presentiamo al mondo il messaggio della salvezza anche per mezzo di una catechesi viva, aggiornata e qualificata. Nelle parrocchie, nelle scuole, dove è possibile. […] Infatti, afferma la Fondatrice, «il vero ossigeno di cui oggi ha bisogno il Corpo mistico della Chiesa è la nostra gioia di esserle Figlie e di dimostrarlo a viso aperto, in modo che i fratelli, vedendoci, dicano: Dio esiste, ed è Amore» [10].

Guardando all’esperienza in rete delle Figlie della Chiesa, questa riflessione diviene campo di verifica ed auspicio ad aprire al “coraggio” dell’ascolto. Non è facile aprirsi alle differenze; non è facile neanche aprire i post all’opinione, che spesso è piena di pregiudizio e volgarità. Occorre tuttavia aprirsi all’ascolto della rete, educare all’opinione pazientemente. Ciò per passare dall’informazione alla comunicazione che fa comunione, onlife [11].
Ho creato un mini gruppo su WhatsApp con alcuni ragazzi che attraversano la mia vita di Palagiano, Fondi (Latina), Santo Stefano Briga (Messina) e di Salerno, ai quali ho lasciato alla loro visione un video di una religiosa e gli ho chiesto: «un’impressione e cosa suscita in loro». Questo è stato un piccolo risultato.

Un video può interpellare, ma occorre accoglierne le reazioni per comprendere il pensiero del nostro interlocutore, e di là cominciare un cammino insieme. Il Vangelo è ancora vivo e Dio t’incontra dove sei. Vi lascio un video…

…provocatorio.

Palma Mandorino

 


Bibliografia e sitografia

 [1] Pontificio Consiglio Per La Promozione Della Nuova Evangelizzazione, Direttorio per la Catechesi, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo Milano 2020, n. 371. 

[2] Treccani, Dizionario evangelizzare, in https://www.treccani.it/vocabolario/evangelizzare/ (Consultato il 04.01.2021).

[3] Francesco, Lettera Enciclica Fratelli Tutti, Editrice Àncora, Milano 2020, n. 63.

[4] Francesco, messaggio per la 48ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali, Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro, in http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20140124_messaggio-comunicazioni-sociali.html (Consultato il 04.01.2021).

[5] Francesco, messaggio per la 55ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali, «Vieni e vedi» (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono, in http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20210123_messaggio-comunicazioni-sociali.html (Consultato 24.01.2021). 

[6] Francesco, messaggio per la 48ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali, Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro, in http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20140124_messaggio-comunicazioni-sociali.html (Consultato il 24.01.2021).

[7] Fortunato AMMENDOLIA, Nelle periferie, cooperatori della “Bellezza”, in Orientamenti Pastorali 10/2017, Atti della 67a Settimana nazionale di aggiornamento pastorale, EDB. 

[8] Francesco, messaggio per la 55ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali, «Vieni e vedi» (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono, in http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20210123_messaggio-comunicazioni-sociali.html (Consultato 25.01.2021).

[9] Francesco, Lettera Enciclica Fratelli Tutti, Editrice Àncora, Milano 2020, n. 134.

[10] Figlie della Chiesa, Costituzioni, Figlie della Chiesa, Roma 19951, 79.1; 81. 

[11] Cfr. Fortunato AMMENDOLIA, Ascoltare la rete: il primo passo per una pastorale “onlife”, in Orientamenti Pastorali 3/2019, EDB.

Per video e immagini ho utilizzato i seguenti link, partendo dall’immagine in evidenza:
https://pixabay.com/it/illustrations/binario-uno-cyborg-cibernetica-2302728/
https://youtu.be/aYeV48eyPI
http://www.proclamarelaparola.it/parbuonsamaritanolc102537.mp3
https://pixabay.com/it/illustrations/smartphone-mano-fotomontaggio-volti-1445489/
https://pixabay.com/it/illustrations/binario-codice-donna-faccia-vista-1327492/
https://pixabay.com/it/photos/umano-google-polaroid-pinterest-3175027/
https://www.youtube.com/watch?v=b6_4_FNmfyQ




COMUNICARE CON RESPONSABILITÀ NEL CONTINENTE DIGITALE

«Vieni e vedi» (Gv 1, 43-46). Comunicare incontrando le persone come e dove sono. [1]
Papa Francesco scegliendo le parole dell’apostolo Filippo, fa ricordare che nel conoscere la vita degli altri, e partecipandovi, si comprende il senso delle cose. Il tempo di pandemia – con la distanza imposta dal lockdown – nel cambio epocale che stiamo vivendo, ha accelerato la necessità di una pastorale attenta alla comunicazione digitale. Una buona comunicazione a tutto tondo, infatti, “rende possibile la vicinanza necessaria per riconoscere ciò che è essenziale e comprendere davvero il senso delle cose”. [2]

Comunicare
Comunicare è un verbo che ha due soggetti attivi – “Io, e Tu” – che rendono la comunicazione scorrevole e quindi creano reciprocità. Nel comunicare è molto importante l’efficacia del messaggio trasmesso. Questo richiede una buona conoscenza dei mezzi di comunicazione e l’importanza delcontenuto. Il contesto della comunicazione richiede determinati elementi: il messaggio, che è il contenuto, ovvero il tema che si vuol trasmettere; l’emittente, che è la persona che invia il messaggio; il ricevente, che è la persona che riceve il messaggio; il contesto, ovvero la situazione in cui avviene la comunicazione; il canale, ovvero il mezzo attraverso cui passa la comunicazione; il codice, che è il linguaggio utilizzato per comunicare. [3]
L’atto di comunicazione, per essere tale, deve concludersi con la “ricezione” del messaggio da parte del destinatario, pena la nullità del medesimo; se spedisco una lettera e questa non arriva al destinatario l’atto comunicativo non si è attivato. Di fatto, l’atto comunicativo, si compie nel momento in cui genera un feedback, una qualche risposta.
Esistono due tipi di comunicazione. Primo tipo è la cosiddetta comunicazione di massa, che utilizza un particolare canale per trasferire informazioni a direzione unica: è un informare. Il secondo tipo di comunicazione è detto interpersonale: la comunicazione per antonomasia, dove i risultati che si possono conseguire sono sempre più efficaci. La comunicazione interpersonale, infatti, coinvolge due o più persone e si basa sempre su una relazione in cui gli interlocutori si collocano sullo stesso piano.
Dimostriamo empatia quando comunichiamo all’altro la nostra volontà di comprendere il suo punto di vista. L’empatia è la capacità di “mettersi nei panni dell’altro”. Riconoscere unicamente il proprio punto di vista significa “chiusura”, ed è assenza di volontà di ascoltare con altri. Il dialogo è necessario; la comunicazione obbliga a rivedere il modo di rapportarsi con le persone costruendo una nuova cultura che favorisca ascolto, alterità e collaborazione, anche a distanza.In ambito di fede, questo non vuol dire rinunciare al proprio credo, ma riconoscere il terreno su cui muovere passi di evangelizzazione. Il contesto, ovvero la situazione globale in cui l’atto comunicativo avviene, offre una chiave interpretativa. Ogni feedback manifesto va decodificato per una riformulazione del messaggio.

I destinatari, ovvero il target
Mandato fondamentale della Chiesa è quello della evangelizzazione. Infatti nel decreto conciliare Ad gentes, al n. 1 leggiamo che la Chiesa “inviata per mandato divino alle genti per essere «sacramento universale di salvezza» … si sforza di portare l’annuncio del Vangelo a tutti gli uomini”. La Chiesa, quindi, fortemente responsabile del mandato di Cristo non può non attivare tutti gli strumenti perché la Parola di Dio possa essere portata nei contesti di vita, primo tra tutti quello della famiglia. Sarà suo compito vedere, ascoltare le esigenze nuove del popolo cristiano per proporre, con fedeltà, il messaggio di Cristo alle persone, servendosi di nuove vie, anche tecnologiche, al fine di creare una cultura dell’autentico “amore”. Consapevoli delle grandi responsabilità che abbiamo in quanto uomini e donne di Chiesa, ecco che il Papa Francesco ci esorta fortemente a vivere come “Chiesa in uscita”, per raggiungere le persone nelle situazioni reali di vita.
«Vieni e vedi»(Gv 1, 43-46). È invito ad un’esperienza. Esperienza è “conoscenza acquisita attraverso il contatto diretto con la realtà”.[4] Quando uno fa esperienza, testimonia una realtà: la conoscenza di quella realtà è profonda e la trasmette con certezza e convinzioni. Questo invito l’aveva usato Gesù quando Andrea e Giovanni gli avevano chiesto: Maestro dove abiti? Gesù rispose: «venite e vedete». Dopo un vissuto insieme, saranno loro a portare l’esperienza, la testimonianza, perché conoscono la verità. Per aver un saper profondo delle cose, delle realtà,potrebbe essere difficile trovare parole giuste per spiegare: modo privilegiato, dunque, è fare l’esperienza.Ciò contrasta fake news, ed esalta la verità. Nei new media, si può essere presenza che incontra e trasfigura, e permette di cogliere la bellezza della vita cristiana.
«Comunicare incontrando le persone come e dove sono». Ciò invita alla relazione. L’uomo è un essere relazionale ed è soltanto quando si creano buoni rapporti che si ha la possibilità di comunicare oppure trasmettere. Gesù manda i suoi discepoli a due a due: questo perché esperiscano anzitutto relazione tra loro, e poi andando al popolo favoriscano relazioni/Relazione (Lc 10,1-9).Bisogna curare la relazione, e questo si fa prendendo l’iniziativa di andare tra le persone, creare contatto, fare esperienza della loro realtà di vita. Poi viene l’annuncio.

Per una pastorale digitale
Anche per la comunicazione digitale deve considerare la capacità di aprire ad una relazione umanizzante. Con un click si entra nell’universo di Internet. Facciamo parte di questo continente digitale! Un continente formato da esseri umani di tutte le culture, etnie e molteplici confessioni religiose e tendenze politiche. “Essere missione” in questo continente digitale richiede molta attenzione e responsabilità.
Siamo responsabili di tutto ciò che scriviamo e pubblichiamo su internet e sui social media. Abbiamo, infatti, il potere di raggiungere un gran numero di persone – potenzialmente ogni essere umano – con quello che scriviamo e condividiamo. Quando scriviamo qualcosa a nostro nome, siamo responsabili di ciò che pubblichiamo davanti a tutti. Comunicare nel digitale richiede una costante attenzione alla nostra privacy e sicurezza.
Quando comunichiamo e condividiamo informazioni per conto delle istituzioni che rappresentiamo, dobbiamo sempre essere attenti a trasmettere i valori e la missione dell’istituzione, nonché a garantirne l’immagine, la credibilità e la trasparenza. Il continente digitale è un ecosistema sociale e culturale. Ci offre grandi opportunità per essere connessi con le persone e avere accesso al mondo della cultura, dell’economia, della politica, dell’istruzione e della religione.
Il continente digitale ci sfida oggi ad essere comunicatori dei valori della vita, della verità e della speranza. Il mondo digitale ci sfida a sperimentare relazioni umanizzanti e solidarietà, per costruire la fratellanza umana tra tutti ipopoli e le nazioni. È nostra responsabilità etica, promuovere la solidarietà digitale.
L’uso dei media digitali, se da un lato permette di raggiungere molte persone contemporaneamente e quindi trasmettere dei messaggi ricchi dal punto di vista spirituale, dall’altro non vuole escludere il contatto personale, il quale è sempre più arricchente. Da ciò ne consegue che il fedele connesso con la piattaforma digitale possa trovare nei messaggi ricevuti un incoraggiamento, motivazioni valide per trasmettere un feedback in linea con quanto ha ricevuto.

“Dio ti incontra dove sei”: un vecchio detto
Come si legge nel comunicato della Sala Stampa Vaticana, “l’annuncio cristiano prima che di parole, è fatto di sguardi, testimonianze, esperienze, incontri, vicinanza. In una parola, vita”. È, quindi, nel manifestare interesse per la vita degli altri, nel partecipare alle gioie e ai dolori di ognuno, che si conosce la verità e si comprende il senso delle cose. [5]
Di fatto, si tratta di inserirsi nella dinamica di quella “pastorale in conversione”, indicataci da Papa Francesco nell’esortazione Evangelii Gaudium. Occorre, quindi, una forma di pastorale con una forte accentuazione evangelizzante, che sappia ridire la fede anche attraverso un linguaggio adatto ai tempi e alle persone. Anche attraverso l’utilizzo e la valorizzazione delle potenzialità del digitale.
Dio è Comunicazione. La Chiesa, quindi, per sua natura, è una realtà comunicativa. Comunicazione ad intra e ad extra. La comunicazione digitale, nel panorama dell’evangelizzazione, definisce nuovi areopaghi moderni. Come la complessa galassia del web che ha unificato la società, rendendola un villaggio globale:le nuove generazioni, soprattutto, crescono secondo modi e stili attivati dalle dinamiche web. Nell’esortazione Evangelii nuntiandi, papa Paolo VI già indicava nei mezzi di comunicazione di massa una forte opportunità di evangelizzazione.
Questo significa che abbiamo la missione di lavorare per l’inclusione digitale, in modo che tutte le persone abbiano il diritto di comunicare, di usare i media digitali per la loro formazione, per il loro ingresso nel mondo della conoscenza, del lavoro, delle relazioni umane nel loro gruppo o comunità. A tal proposito, considerando una mia esperienza nel continente digitale con l’App “WhatsApp”, posso dire che essa mi permette di dialogare con mie consorelle in altre case dell’Istituto. La comunicazione diviene più difficile se penso all’Africa, in cui è vivo il problema del digital divide. Mi piacerebbe dialogare con la gente dei villaggi in periferia, ma qui, diversamente dai grandi centri urbani, ogni connessione è limitata, se non assente.

Apriamo vie, opportune, che permettano a Dio di incontrare l’uomo.

Io e la mia terra, l'Africa
Io e la mia terra, l’Africa

 

Bibliografia e sitografia

[1] Papa Francesco, Messaggio del Santo Padre Francesco per la 55.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 29.09.2020

[2] Cfr. B. Capelli in https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2020-09/papa-francesco-tema-giornata-mondiale-comunicazioni-sociali.html (Consultato 13 gennaio 2021)

[3] Cfr. F. Bochicchio in https://www.formazionescienzesociali.unisalento.it/c/document_library/get_file?uuid=a0ca2694-e44d-4d9e-be2d-d9ee84ed6f81&groupId=886128
(Consultato 15 gennaio 2021)

[4] Corriere della sera/Dizionari in https://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/E/esperienza.shtml (Consultato 26 gennaio 2021)

[5] https://settimanadellacomunicazione.it/messaggio-del-papa/ (Consultato 13 gennaio 2021)

 

Diritti d’autore

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