IO E LA RETE

  1. Io e la rete… in breve

Cercherò di sviluppare alcuni punti sulle nuove tecnologie digitali e la pastorale, mettendo a fuoco il mio rapporto personale con la rete. Sono entrata nell’utilizzo del web, dei social, del “vivere in internet”, soprattutto per restare connessa con il mondo e per tenermi aggiornata sul Magistero della Chiesa. Abito la rete, perché essa è un nuovo luogo teologico. Infine, come via di comunione, non solo con le persone italiane, ma con una prospettiva internazionale, essendo io di nazionalità ugandese.

 

L’uomo, figlio della rete

Nel mare magnum della rete possiamo trovare le tracce di una nuova antropologia, che come cristiani non possiamo sottovalutare. Tenendo conto che esiste un’altra dimensione di uomo, figlio della rete, definito nei social come homo electricus [1] In questa dimensione di uomo che vive e naviga nel web, ci sono anche io alla ricerca di rintracciare e di contribuire a una dimensione cristologica.

 

Io e la rete … sì, ma come?

Vorrei esservi presente con i valori cristiani che ci insegna il Vangelo per poter far risaltare gli ambiti della pastorale, e il loro collegamento, ovvero: 1) la liturgia, 2) la catechesi 3) e la carità. Ambiti che ci portano a considerare, come esista un duplice movimento: “del sacro” che si muove verso l’uomo e dell’uomo che viene elevato verso la pienezza. La liturgia è la via privilegiata per l’incontro tra Dio e l’uomo; la catechesi è luogo di annuncio, la carità è prossimità e vicinanza. Oggi possiamo vedere come l’agire pastorale della Chiesa (nella liturgia, nella catechesi e nella carità) si apre alla sfera “digitale”, cercando anche in essa una via di comunione e di fraternità universale, attuando ciò che anche Papa Francesco ci chiede nell’Evangeli gaudium, quando parla di conversione pastorale in senso missionario. Ed è proprio così che io voglio vivere il mio rapporto con la rete.

In un mondo in cui il digitale è ormai super presente, anche la Chiesa non può pensare di continuare a vivere e ad agire rimanendo assente da questo “continente”, Ciò non è certo facile, va fatto con un grande discernimento e con tanta prudenza per rimanere fedeli alla propria vocazione di discepoli di Cristo. Per essere pescatori di uomini, annunciatori del Vangelo, di una Chiesa in uscita, evangelizzatrice, missionaria e misericordiosa.

 

Io e la rete … per rivelare quello che sono

Perché senza la rete non ci può essere futuro per nessuno, neanche per me. Attraverso i social network un gruppo di persone può mantenere i rapporti anche a distanza, e condividere il quotidiano, grazie ad applicazioni come Facebook, Twitter, YouTube ecc. … Che permettono di far interagire le persone tra di loro.
Come sarebbe il mondo oggi senza la rete? Di certo più povero, perché il mondo di internet ha in sé non solo tante insidie pericolose e negative, ma anche tante potenzialità e risorse. Che possono abbattere muri, far comunicare più velocemente e condividere esperienze con un maggior numero di persone. Io credo che nel nostro essere Chiesa in uscita è possibile abitare la rete senza tradire ciò che io sono come cristiano e credente, trovando in essa un valido aiuto e uno strumento anche per la pastorale, utilizzando gli strumenti che la rete stessa mi offre, come i video.

Nel tempo della pandemia abbiamo potuto conoscere, tramite la rete, forme di spiritualità e liturgie diverse, che ci hanno messo in comunicazione con un linguaggio nuovo, più comprensibile alle nuove generazioni [2]. Visto che l’evangelizzazione pur considerando le culture in cui è presente, richiede una particolare attenzione ai cambiamenti generazionali, come pure al mutare degli strumenti della comunicazione sociale, con linguaggi nuovi oggi più amati e conosciuti dai giovani.

 

Io e la rete … per comunicare bene

In questo senso ho trovato particolarmente utile il documento, del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica in internet [3], nel quale ci vengono dati alcuni suggerimenti di essere dei navigatori sapienti nel mondo digitale.
Nel mio essere in rete, il mondo digitale mi offre diverse risorse, che posso usare per portare avanti la mia missione personale. Come consacrata, il mio «io e la rete» non può essere vissuto fuori della sequela di Cristo. Per portare Gesù con un linguaggio più comprensibile ai giovani di oggi, più attraente che calamita le nuove generazioni, un linguaggio fatto di immagini, di suoni, di musica, degli emoji , ma anche di video, di spezzoni di film, di flash mob. [4]

 

Io e la rete … per un apostolato “completo”

Con il Convegno di Firenze del 2015, un nuovo umanesimo in Gesù Cristo, si è reso visibile attraverso un sito web che ha dato spazio  al metodo sinodale, ovvero un convergere di prassi e riflessioni, condivise anche digitalmente. L’apostolato non può non percorrere le vie digitali, sia per essere conosciuto, sia per essere attuato. Io scelgo di stare nella rete, come canale per un “apostolato completo” che sa cogliere in Cristo un umanesimo nuovo, in cerca di risonanze, di esperienze e di incontri, anche nel digitale. [5]

 

Io e la rete … sollecitata da …

Personalmente, mi ha colpito ed ho ammirato il prof. Baccarini che pur avendo un’età avanzata utilizzava il tablet per fare lezione. Questo mi ha sollecitata, a superare la mia “ritrosia” nell’utilizzo della rete, comprendendo che la rete non ha età.
Una più potente sollecitudine mi viene oggi in questo tempo di pandemia, a causa del Covid-19. Momento in cui i mezzi di comunicazione ci sono rivelati utilissimi, per non rendere sterile il distanziamento sociale, ma per riempirlo di contatti e di condivisioni di genere diverso tra loro. Non solo per restare informati e farci compagnia in questa reclusione forzata che dovevamo vivere, ma anche per essere aiutati nel lavoro e nello studio. Così come succede per noi studenti del Leoniano, nel nostro piccolo stiamo sperimentando un nuovo modo di partecipare alle lezioni, via Skype o YouTube.

 

Io e la rete … nella Chiesa

La Chiesa ci sta aiutando a comprendere come superare con la fede questo momento difficile del corona virus, creando un sito apposito per accompagnarci in una pastorale “blindata”, che ci è di monito per eventuali futuri “lockdown”. È una sfida nuova, che la Chiesa italiana affronta anche con il sostegno del mondo digitale. Facendosi vicina a tutti noi che siamo nelle nostre case, dove riscopriamo il valore del silenzio, della famiglia e di una preghiera nuova e diversa, e potendo viverla, in modo particolare, con il supporto di un sito apposito: www.chiciseparerà.chiesacattolica.it.

 

Io e la rete … senza dipendenza

Dipendenza alla rete
Dipendenza alla rete

Stare troppo tempo su internet può portare ad una “dipendenza”: l’ideale sarebbe usarla con “discernimento”.
Facendo in modo che il mio stare nella rete non monopolizzi totalmente la mia vita. Ma sia funzionale a ciò che mi serve, a poter comunicare e dire una parola di condivisione e di testimonianza. Uno stare nella rete, senza catene, senza vivere ciò che esprime simbolicamente l’immagine riportata.

 

Io e la rete … Ma come?

Assumendo la responsabilità di ciò che comunico. Evitando di usare la rete come “secchio di immondizia” su cui svuotare tutta la mia rabbia e negatività, e fake news che servono solo a danneggiare.
• Costruendo relazioni significative, anche se a distanza. Sapendo che le parole, le immagini, i suoni che utilizzo possono essere un ponte di collegamento e di comunicazione, oppure un muro, un recinto chiuso.
• Per non alimentare e far esplodere aggressività e rabbia repressa, la scelta migliore è discernere quale risposta dare x risolver il conflitto. Sapendo che anche il silenzio comunica, e che dovremmo imparare a usarlo “bene”. Evitando la spettacolarizzazione dei sentimenti, custodendo invece la riservatezza e l’intimità del vivere privato, per stare nella rete con prudenza e moderazione.

 

Io e la rete … secondo Francesco

Papa Francesco: dal reale al digitale
Papa Francesco: dal reale al digitale

Papa Francesco ci dice: Andare incontro agli altri, farsi prossimo, su tutte le strade del mondo. Anche su quelle digitali … I media possono aiutarci in questo, particolarmente oggi. Quando le reti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi … La vita dell’umanità, sempre ferita e bisognosa di tenerezza, di amare e di essere amata, passa anche per le strade digitali. … Come agire, dunque, da buoni comunicatori ispirati al Vangelo?  [Gv 7,53-8,11]
La testimonianza cristiana, non si fa con un bombardamento di messaggi religiosi, ma con la volontà di donare sé stessi agli altri attraverso la disponibilità. … Questa sfida, richiede profondità, attenzione alla vita, sensibilità spirituale. E necessita “energie fresche e un’immaginazione nuova”. L’obiettivo è farsi prossimo e, come il buon samaritano, curare le ferite. La nostra comunicazione sia olio profumato per il dolore e vino buono per l’allegria. Non abbiate timore – esorta – di farvi cittadini dell’ambiente digitale. [Lc 10, 25-37]

 

Io e la rete … Ma cosa è la pastorale digitale?

La pastorale digitale è lo stare della Chiesa nell’ambiente digitale: un abitare necessario perché tante vite possano essere incontrate, accompagnate, trasfigurate. Ciò fa parte di quello sforzo missionario della Chiesa nell’evangelizzare il mondo di oggi. [6] Oggi si può parlare di pastorale digitale per riferirsi ad un nuovo ambito in cui la Chiesa si trova a lavorare, ed io con lei, con l’unico intento di servire l’umanità, per essere vicina ai problemi, alle difficoltà e alle attese dell’uomo e della donna di oggi.

 

Tu e la rete … Cosa ne pensi?

I motori di ricerca (ad esempio Google) hanno permesso di rintracciare qualsivoglia informazione in rete. Informazione a portata di “mano”. Le vecchie “enciclopedie” cartacee sembrano superate. Dall’attendibilità delle enciclopedie impariamo che sul web dobbiamo distinguere sull’affidabilità della fonte. Vista l’importanza odierna del mondo digitale, tu cosa vi cerchi? Come si sono modificati i nostri rapporti relazionali? In che cosa il mondo digitale può aiutare la Chiesa nella sua missione? Qual è la tua esperienza di Chiesa in rete? Amico o amica, credente o non credente che tu sia, puoi rispondermi. Mi aiuterai a concretizzare il mio sogno: “Io e la rete”.

 


BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

[1] Cfr encyclopedia of information and security, 2007].

[2] cfr F. CERETTI, M. PADULA, Umanità mediale. Teoria sociale e prospettive educative, Pisa 2016.

[3].http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/pccs/documents/rc_pc_pccs_doc_20020228_ethics-internet_it.html

[4].https://www.youtube.com/watch?v=bonlRzfe3o0; https://www.youtube.com/watch?v=4_jqUSb_FLM;
Flash mob in un video del Grest, Suore Cistercensi, Anagni 2019.

[5].Cfr. Fortunato Ammendolia, www.firenze2015.it. Un luogo di nuovo umanesimo, in Orientamenti Pastorali 6-2015, EDB.

[6].Cfr. Fortunato Ammendolia, Introduzione a riflessioni ed esperienze di pastorale digitale, in Orientamenti Pastorali 5-2016, EDB

 

Cfr. anche.
D. POMPILI, Il nuovo nell’antico, comunicazione e testimonianza nell’era digitale, Milano 2011
C. CANGIÀ, I consacrati e la rete. Abitare internet con sapienza, Roma 2013
https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/papa-comunicazioni-sociali-cultura-incontro
https://elementidipastoraledigitale.wordpress.com/2016/05/17/la-pastorale-digitale-non-e-una-sorta-di-messaggistica-religiosa-comunicare-il-vangelo-con-la-logica-della-prossimita/https://www.youtube.com/watch?v=4_jqUSb_FLM www.firenze2015.it

 

 

 




Connessi ma isolati o isolati ma connessi?

Connessi ma isolati o isolati ma connessi?

“La rete è un’occasione per promuovere l’incontro con gli altri, ma può anche potenziare il nostro auto-isolamento, come una ragnatela capace di intrappolare… Questa dinamica drammatica manifesta un grave strappo nel tessuto relazionale della società, una lacerazione che non possiamo ignorare”. Papa Francesco

 

Un contesto ipertecnologico e della connessione

L’era in cui noi viviamo è un’era digitale. Nessun ambito della vita è escluso dall’uso della tecnologia e dalla connessione: famiglia, scuola, lavoro, ufficio, finanza, politica, mercato ecc. L’ampiezza significativa dell’uso digitale nei vari ambiti umani porterebbe ad affermare che viviamo nell’era ‘ipertecnologica’ e nella società ‘ipertecnoligica’ dove tutto è pass attraverso lo uso della tecnologia e della rete. Il nostro modo di essere e di relazionarsi non sono esclusi alla eccessiva digitalizzazione. Anzi l’uso della tecnologia e della connessione è accresciuto per migliorare le prestazioni della comunicazione e relazione. I social danno un piattaforma per interagire, per socializzare e scambiare le informazioni, le risorse ecc. I vantaggi del uso della rete e dei social sono tanti. La semplificazione e la comodità di fare le cose con una velocità allucinante è un semplice esempio. La disponibilità di un’enorme risorsa di informazione è un altro esempio. Scambiare o condividere l’informazioni con più persone in breve tempo possible, che fino poche decenni fa era impensabile, oggi è alla portata di tutti. Non rimane più la barriera o il limite geografica per contattare e interagire con le persone. Nondimeno, possiamo constatare in modo più naturale gli svantaggi del cattivo uso della tecnologia, della rete e dei social network. È da notare che“ la digitalità non è più semplice evasione, ma si è progressivamente delineata come una dimensione del reale , che incide profondamente sulla struttura e l’organizzazione della mente umana.”[1]

Nuove forme di dipendenze

Uno degli effetti collaterali della rete e dell’essere iperconnessi è una vera e propria dipendenza. Uso eccessivo di internet e i social addirittura costituisce altre forme di dipendenze. Il fatto di essere connessi sempre su internet e di conseguenza a essere sempre in una piattaforma virtuale rischia di scadere in un uso eccessivo e problematico. Ciò incide soprattutto sulla persona e nel suo assetto esistenziale. Si tende a vivere più nel mondo virtuale che nel mondo reale. Tonino Cantelmi nel suo libro Tecnoliquidità osserva che la società va verso una colossale dipendenza dalla connessione. Internet addiction e dipendenza dai social sono alcuni esempi da notare.[2] L’autismo digitale[3] sarebbe una delle conseguenze della dipendenza dalla tecnologia e dalla rete, anzi è una malattia che rende l’uomo incapace di relazionarsi e di comunicare. Un altra forma di dipendenza viene notata quando la memoria viene delegata alla macchina o alla rete. In tanto, tutto fa il telefono e tutte le risorse e le informazione sono disponibili nell’internet. Basta fare un semplice click e tutto è alla portata di mano. Praticamente, la testa viene sostituita dalla rete e dal telefono, e poi segue anche la rinuncia alla razionalità.[4] Tutto questo perpetua l’individualismo, l’narcisismo, e il modo egoistico di vivere. Vittorino Andreoli, nel suo libro La vita digitale, nota che “la semplificazione eccessiva del cervello e della mente ripiega l’uomo dirigendo nel senso contrario all’evoluzione, e cioè verso un’involuzione”.[5]

 Connessi ma isolati

Connessi ma isolati: Una epidemia silenziosa così intitola il libro di Manfred Spitzer, un noto medico psichiatra tedesco che osserva e analizza la malattia più grande del nostro Millennium ‘solitudine’. La solitudine viene presentato come una vera malattia della nostra società e ciò colpisce non soltanto i giovani ma anche gli anziani. Il volume cerca, attraverso i dati scientifici, di dimostrare le conseguenze devastanti del cattivo uso della tecnologia e della connessione: solitudine[6], stess[7], depressione e mortalità[8]. La vita quotidiana, con la sua concretezza, ci presenta i casi gravi di solitudine, depressione e mortalità in particolare tra i giovani.

Fanno venire i brividi nel pensare tutte queste conseguenze e altre. Dobbiamo interrogarci sul serio quale sarà è il futuro di questa società ipertecnologica e della connessione? Quale sarà il futuro di questa generazione che dove si nasce e si muore con la tecnologia in mano? Questo ci costringe di ripensare e di rivalutare lo uso di nuove tecnologie.

Consapevolezza, responsabilità e impegno

Bisogna rendersi conto che, ormai, questo è il nostro mondo e non possiamo tornare indietro. Dobbiamo crescere nella consapevolezza, nella responsabilità e nell’impegno per poter affrontare bene la situazione e trovare dei rimedi. Dobbiamo impegnarci a costruire un futuro migliore con maggior consapevolezza, responsabilità e impegno. ‘Knowledge is power’ detto inglese dice la conoscenza è un potere. La consapevolezza della realtà con i vantaggi e i problemi e responsabilità nel reagire possono essere i modi per affrontare la situazione bene. Dobbiamo conoscere in fondo la realtà e sapere come usare questo mezzo affinché possa essere uno strumento per il nostro bene. Creare la consapevolezza del corretto uso della tecnologia, della rete e dei social network rimane un compito e un grosso impegno a tutti i livelli: le famiglie, le scuole, il lavoro, gli uffici, le parrocchie e le associazioni. Il limite del tempo e spazio: il mondo dell’internet è così ampio che quasi ingloberebbe tutto e di più. Così con il tempo dell’uso cioè consumerebbe tutto il tempo dell’uomo. Per quanto riguarda uso della tecnologia, la rete e i social, occorre imparare a dare dei limiti alluso del digitale per lasciare il tempo e lo spazio necessario alle persone e alle relazioni da costruire in modo significativo. Rete come complemento alla relazione reale e concreta: l’uso di internet e dei social network sia così che non sostituiscono le relazioni concrete e reali della quotidianità anzi diventano un complemento alle relazioni reali e autentici pur nella sua diversità e complessità.

Papa Francesco e uso della rete

Nel suo messaggio per la 53ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2019 intitolato ‘ Siamo membra gli uni degli alti (Ef 4,25). Dalle social network communities alla comunità umana.’[9] Riconosce l’importanza della rete nella società odierna ma allo stesso tempo esige il bisogno di creare e promuovere la comunità umana.  Il buon uso possa essere una benedizione per l’umanità invece il cattivo uso della tecnologia ci condurrà verso le nuove forme di schiavitù e di conseguenza la morte. “Se internet rappresenta una possibilità straordinaria di accesso al sapere, è vero anche che si è rivelato come uno dei luoghi più esposti alla disinformazione e alla distorsione consapevole e mirata dei fatti e delle relazioni interpersonali, che spesso assumono la forma del discredito”[10].

Il papa sottolinea che, “La rete è un’occasione per promuovere l’incontro con gli altri, ma può anche potenziare il nostro auto-isolamento, come una ragnatela capace di intrappolare. Sono i ragazzi ad essere più esposti all’illusione che i social web possa appagarli totalmente sul piano relazionale, fino al fenomeno pericoloso dei giovani “eremiti sociali” che rischiano di estraniarsi completamente dalla società. Questa dinamica drammatica manifesta un grave strappo nel tessuto relazionale della società, una lacerazione che non possiamo ignorare”[11]. Attraverso la metafora del corpo e sue membra ci invita alla comunione e alla relazione. Il sommo pontefice dice, “La metafora del corpo e delle membra ci porta a riflettere sulla nostra identità, che è fondata sulla comunione e sull’alterità. Come cristiani ci riconosciamo tutti membra dell’unico corpo di cui Cristo è il capo. Questo ci aiuta a non vedere le persone come potenziali concorrenti, ma a considerare anche i nemici come persone. Non c’è più bisogno dell’avversario per auto-definirsi, perché lo sguardo di inclusione che impariamo da Cristo ci fa scoprire l’alterità in modo nuovo, come parte integrante e condizione della relazione e della prossimità.”[12]

La tecnologia, la rete e i social sono le benedizioni per l’umanità. Bisogna saperli usare in maniera giusta che possano aiutare a vivere le relazioni effettive e migliori per costruire un mondo miglior dove la convivenza sociale sia più semplice. L’uomo per natura è un essere relazionale. Ha il bisogno profondo dell’incontro con altro nella sua autenticità. La tecnologia, internet e i social network vanno utilizzati con maggior responsabilità e consapevolezza affinché possano soddisfare il bisogno dell’uomo dell’incontro con altro nella sua concretezza ed autenticità. Abbiamo bisogno della formazione affinché possiamo essere più consapevoli, più responsabili e più liberi per vivere una vita degna ed umana.

 

[1] T. Cantelmi, Tecnoliquidità:La psicologia ai tempi di internet, la mente tecnoliquida, Edizioni San Paolo, Cinsello Balsamo, 2013, 108.

[2] Ibid., 116 -133.

[3] V. Andreoli, La vita digitale, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2008, 205.

[4] Ibid., 206.

[5] Ibid., 207.

[6] M. Spitzer, Connessi ma isolati: Un’epidemia silenziosa, Corbaccio, Milano 2018, 11- 39

[7] Ibid.,81-102.

[8] Ibid., 139-150.

[9] Papa Francesco, Messaggio del Santo Padre Francesco per la 53ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2019, « “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25)Dalle social network communities alla comunità umana ».  24 Gennaio 2019.

[10] Ibid.

[11] Ibid.

[12] Ibid.

Bibliografia

Andreoli Vittorino, La vita digitale, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2008.

Spitzer Manfred, Connessi ma isolati: Una epidemia silenziosa, Milano, Corbaccio 2018.

Cantelmi Tonino, Tecnoliquidità: La psicologia ai tempi di internet: la mente tecnoliquida, Cinisello Balsamo, San Paolo Edizioni, 2013.

Papa Francesco, Messaggio del Santo Padre Francesco per la 53ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2019, « “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25)Dalle social network communities alla comunità umana ».  24 Gennaio 2019.

 

 

Hemant Pradip Ekka