Il metaverso e la fede: opportunità da cogliere e rischi da gestire

Il metaverso e la fedeOpportunità da cogliere e rischi da gestire

          [FRUTTI DELLA TECNOLOGIA]
Prima di provare a riflettere sulle opportunità che abbiamo, cerchiamo di comprendere bene di cosa parliamo.

“Metaverso” è un termine coniato da Neal Stephenson nel libro, appartenente alla cultura cyberpunk, “Snow Crash” nel 1992, descritto dall’autore come una sorta di realtà virtuale condivisa tramite Internet, dove si può essere rappresentati attraverso il proprio Avatar, permeando aspetti fondamentali della nostra realtà.

Le applicazioni del metaverso sono infinite, così come le attività che possono essere svolte al suo interno con risparmi in termini di costi ed efficienza.

E’ uno spazio virtuale in cui le differenze con la realtà si assottigliano, fino ad essere quasi impercettibili.

Il metaverso diventa, quindi, uno spazio libero e aperto che si contrappone a una vita reale claustrofobica e, in questo spazio, la differenza tra le classi sociali è rappresentata dalla risoluzione del proprio avatar e dalla possibilità di accesso a luoghi esclusivi.

La chiesa da sempre nei secoli si è confrontata con il progresso tecnologico, filosofico, antropologico in modi diversi: a volte con durezza e prendendo le distanze, a volte condannando, ma anche cercando il dialogo.

Oggi più che mai la Chiesa ha bisogno di conoscere le opportunità che la tecnologia ci offre, ha bisogno di conoscere i nuovi linguaggi, per mettersi in ascolto, dialogare, testimoniare e annunciare.

Il Vaticano, infatti, ha riferito che sta lavorando per portare una collezione di opere d’arte nel metaveso ed ha fondato Humanity 2.0, un’organizzazione senza scopo di lucro che esplora l’interazione della cultura e della vita con i media e la tecnologia.

Se si procede con delle ricerche in rete, diverse sono le riflessioni che troviamo sul rapporto tra metaverso e fede, con visioni completamente opposte, due fra le tante, mi hanno particolarmente colpito (ne condivido una parte per entrambe):

  • In un’intervista al sito dell’Instituto Humanitas Unisinos, Sbardelotto ha affermato: “Potremmo perfino dire che lo stesso rito religioso, ad esempio, è un metaverso ante litteram. Storicamente, i fedeli – indipendentemente dalla tradizione religiosa – si rivolgono a un luogo geologalizzato specifico, e attraverso gesti, oggetti e parole ritualizzati compiono l’esperienza di un universo trascendente, in una dimensione spazio-temporale sacra che dà nuovo signifciato al recinto fisico del tempio e alla durata cronologica del rito….”.

 (https://it.aleteia.org/2021/11/05/metaverso-e-i-suoi-possibili-impatti-sulla-pratica-della-fede/)

  • Come il metaverso creerà un inferno virtuale sulla terra. Un mondo isolato e disconnesso dalla realtà e dalla natura delle cose, può alimentare passioni sfrenate opposte ad ogni regola morale. Una tale realtà potrebbe passare rapidamente da Alice nel Paese delle Meraviglie a manicomio. Ne abbiamo già parlato qui. Qui l’indice degli articoli sulla realtà distopica e il transumanesimo.

( Http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2021/11/come-il-metaverso-creera-un-inferno.html ).

Le domande che possiamo porci sono molte e poche sono le risposte, viene da pensare che sta trovando sempre più riscontri nella realtà, la “società liquida” di Bauman,  infatti in molte, troppe realtà, si sono “liquefatti” i valori, i legami affettivi familiari, interpersonali, sociali e le istituzioni normative.

Emerge la “latitanza o la irrilevanza” del pensiero filosofico di matrice umanistica e illuministica. Come tutto questo incide sulle scelte morali dell’uomo? Una prospettiva interessante è quella proposta dal neuro scienziato Simon Baron-Cohen nel suo libro “La scienza del male”.

Il male è un “deficit” di empatia, fatto che rende alcuni soggetti incapaci di capire la propria mente in termini di emozioni e sentimenti, di percepire l’altro come umano e dunque di “sintonizzarsi” sugli stati soggettivi di altri.

Esperimenti di brain imaging hanno confermato questa teoria, documentando una “ipoattività marcata” dei meccanismi cerebrali dell’empatia.

La natura del male, sia male fisico (conseguenza dell’imperfezione umana), sia male morale (conseguenza del libero arbitrio), sia male metafisico (identificato con il non-essere), teorizzata fin dall’antichità, è da sempre per i filosofi un mistero.

Un enigma in verità che è “familiare” a ciascuno, poiché nel corso della nostra vita noi tutti ne facciamo triste esperienza.

Il metaverso dunque porterà una vera e propria rivoluzione nel concetto stesso di realtà circostante, in maniera simile alla rivoluzione copernicana di kant e ovviamente come sempre, le novità portano con sé curiosità, perplessità, pregiudizi, paure, dubbi.  Non staremo qui ad esprimere giudizi, ma tentiamo di capire cosa può offrirci.

Mi viene da pensare alla grande opportunità che potremmo avere nel diffondere con maggior facilità la “Buona Notizia”, sia nel poter raggiungere chi fisicamente non può partecipare ad incontri o celebrazioni, sia nel consentire di raggiungere luoghi lontani, inaccessibili per una serie di motivi culturali-sociali-economici.

Di contro il grande rischio è che tutto questo possa essere un’opportunità riservata a pochi, sia per una questione economica, ma anche sociale e culturale. Inoltre bisogna tener ben presente che il metaverso, per come viene inteso oggi, essendo un mondo o più mondi, realizzati da società private con ovvio desiderio di profitto, offre un’esistenza subordinata alla creazione di una sovrastruttura tecnologica immaginata da altri, quindi una realtà definita in virtù dell’esperienza e degli intenti di chi la crea.

Nascono spontanee alcune domande: “C’è il rischio che la nostra autocoscienza possa essere offuscata a favore di una omologazione culturale dell’individuo? E in tal caso avrebbe senso il libero arbitrio? L’appartenenza a questa realtà sarà una libera scelta, oppure un “obbligo” come l’iscrizione ai social media moderni? Si riuscirà in futuro a restare sufficientemente distaccati da questo mondo virtuale, riuscendo a distinguere realtà e immaginazione, cos’è bene e cos’è male?”

Giovanni Paolo II aveva compreso l’importanza del mondo digitale e nel  suo messaggio per 33ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 1999 dirà: “…La cultura “della sapienza”, propria della Chiesa può evitare che la cultura “dell’informazione” dei mezzi di comunicazione sociale divenga un accumularsi di fatti senza senso…la cultura ecclesiale “della gioia” può salvare la cultura “dello svago” dei mezzi di comunicazione sociale dal divenire fuga senz’anima dalla verità e dalla responsabilità; i mezzi di comunicazione sociale possono aiutare la Chiesa a comprendere meglio come comunicare con le persone in modo attraente e persino piacevole …”.

(https://www.chiesaecomunicazione.com/doc/messaggio-gmcs-1999_mass-media_presenza-amica-accanto-a-chi-e-alla-ricerca-del-padre_1999.php)

Benedetto XVI nel 2013 si esprimeva così: “Lo sviluppo delle reti sociali richiede impegno: le persone sono coinvolte nel costruire relazioni e trovare amicizie, nel cercare risposte alle loro domande, nel divertirsi, ma anche nell’essere stimolati intellettualmente e condividere competenze e conoscenze. I network diventano così, sempre più, parte del tessuto stesso della società in quanto uniscono le persone sulla base di questi bisogni fondamentali. Le reti sociali sono dunque alimentate da ispirazioni radicate nel cuore dell’uomo” [1].

La Chiesa non resterà a guardare, salvaguardando le interazioni personali, l’identità comunitaria, la realtà fisica nella celebrazione dei Sacramenti, dovrà in un futuro non così lontano, inserirsi sempre più, in maniera incisiva, nel mondo virtuale del metaverso, come presenza forte e come porto sicuro. Dovrà farlo, a mio avviso, anche rivoluzionando la formazione del clero e dei fedeli stessi.

Ma un’ultima riflessione mi sorge spontanea: i contenuti delle fede troveranno certamente nel metaverso una opportunità grande di condivisione e visibilità, ma la fede come esperienza di vita vissuta, spesa, donata, troverà, in questa realtà virtuale, il modo di esprimersi, crescere, essere compresa e percepita veramente?

Il metaverso, in sintesi, porta con sé una serie di domande e riflessioni alle quali è necessario tentare di dare una risposta, in quanto dobbiamo prepararci a viverlo, a fronteggiarne le opportunità, i rischi e le incognite.

[1] Benedetto XVI, Messaggio per la 47ma giornata delle comunicazioni sociali “Reti sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione”, Roma 12 maggio 2013.

Maria Beatrice Mariani




RENDERE RAGIONE DELLA SPERANZA NEL MONDO ATTRAVERSO IL MONDO WEB

RENDERE RAGIONE DELLA SPERANZA NEL MONDO ATTRAVERSO IL MONDO WEB

 La missione della Chiesa, sia dal punto di vista di un’autentica capacità di comunione ecclesiale, sia dell’annuncio da rivolgere ai lontani, esige oggi che si considerino la comunicazione e la cultura non tanto fattori strumentali quanto piuttosto dimensioni essenziali dell’evangelizzazione e dell’azione pastorale.

I nostri giorni, come ricordava Giovanni Paolo II parlando dei mass media, «non basta usarli per diffondere il messaggio cristiano e il Magistero della Chiesa, ma occorre integrare il messaggio stesso in questa nuova cultura creata dalla comunicazione moderna»[1]. Si impone una necessaria rivisitazione del rapporto tra contenuto e forma di comunicazione in quanto la forma ormai è parte integrante del contenuto.

Siamo in un tempo che ci ha permesso di vedere la vita della Chiesa sembra reggersi solo sui pilastri della liturgia, della catechesi e della carità, mentre la comunicazione, quando viene presa in considerazione, è relegata a fattore strumentale, di cui qualcuno si fa carico più per passione personale che per una effettiva considerazione teologica e pastorale, lasciandoci vedere la maggiore difficoltà incontrata in questo percorso riguarda la reale capacità dei diversi soggetti ecclesiali ad assumere fino in fondo la sfida delle comunicazioni sociali.

I nuovi media, e l’interazione sempre più stretta tra questi e quelli tradizionali, offrono nuove opportunità per dare voce al Vangelo, su questo siamo solo agli inizi, diventa necessario che la Chiesa s’interroghi su che cosa il Signore le chiede per far arrivare la sua voce fino agli estremi confini degli sviluppi mediatici, perché questi rappresentano i veri confini della terra.

L’uomo infatti si legge nella Gaudium et Spes, «specialmente con l’aiuto della scienza e della tecnica, ha dilatato e continuamente dilata il suo dominio su tutta intera quasi la natura e, con l’aiuto soprattutto degli accresciuti mezzi di molte forme di scambio tra le nazioni, la famiglia umana poco a poco è venuta a riconoscersi e a costituirsi come una comunità unitaria nel mondo intero»[2].

Dobbiamo riconoscere gli spazi virtuali si sovrappongono a quelli reali e le distanze si misurano in possibilità di accesso, non più in chilometri. Attraverso Internet si può entrare in comunicazione, in tempo reale, con ogni angolo della terra e potenzialmente con ogni uomo[3].

Ma che cosa sono questi media? Più che meri strumenti sono «riflessi dell’umano». Quando parliamo di media in un certo senso stiamo parlando di noi, quindi, più che definire il concetto di «media», occorre comprendere la natura del legame sociale «uomo-media», rendersi conto che «non sono i media a mutare l’uomo, ma è l’uomo a intervenire in essi, ad «adoperarli» come proprio riflesso per qualsiasi istanza e bisogno. Di conseguenza i media sono «proiezioni dell’umano», cioè progetti dell’uomo, nel senso che è l’uomo a proiettarsi in essi[4].

Pertanto, se è «l’umanità a proiettare se stessa nei media» Internet è una realtà che ormai fa parte della vita quotidiana: non una opzione, ma un dato di fatto. Ci si presenta come un tessuto connettivo delle esperienze umane creando un ambiente digitale nel quale l’uomo impara a informarsi, a conoscere il mondo, a stringere e mantenere in vita le relazioni, contribuendo a definire anche un modo di abitare il mondo e di organizzarlo, guidando e ispirando i comportamenti individuali, familiari, sociali[5].

La Chiesa è chiamata ad agire anche nella Rete proprio perché il Web, oggi strutturato con social media – non è un mondo virtuale, parallelo a quello reale, ma «parte della realtà quotidiana di molte persone, frutto dell’interazione umana». Come ci ricorda il papa emerito Benedetto XVI Per cui «l’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani»[6]. L’evangelizzazione non può non considerare questa realtà.

This picture released by Vatican newspaper L’Osservatore Romano shows Pope Benedict XVI tweets for fist time at the end of general audience in Paolo VI Hall, Vatican City, Vatican, 12 December 2012. ANSA /OSSERVATORE ROMANO – EDITORIAL USE ONLY

Infatti, ha scritto Benedetto XVI «Quando le persone si scambiano informazioni, stanno già condividendo se stesse, la loro visione del mondo, le loro speranze, i loro ideali»[7]. è essenziale che sia riconosciuto tra i membri della chiesa che la fede non solo si «trasmette», ma soprattutto può essere suscitata nell’incontro personale, nelle relazioni autentiche. come ci ricorda il documento Aparecida «I siti Internet possono rinforzare e stimolare un interscambio di esperienze e informazioni che intensificano l’esperienza religiosa, fornendo accompagnamento e orientamento»[8].

La vera sfida per la Chiesa consiste nell’aprirsi a questa «svolta mediale», abbandonare una modalità di presenza a vetrina per assumere la logica del contatto.

Per un’idea del genere ci viene in aiuto le parole del Papa Francesco «la sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio» In questo senso «i canali digitali sono un campo fondamentale nella nuova «Uscità Missionaria»[9].

Per tali motivi dovremmo per primo compiere lo sforzo di imparare i linguaggi e le forme di comunicazione digitale per entrare in sintonia con le dinamiche dei social media ed evitare così il rischio di rendere l’evangelizzazione e l’immagine stessa della Chiesa irrilevanti agli occhi di una società dove sembra che, per esserci e agire, occorre possedere anche una chiara identità digitale, dove più che presentare il Vangelo come il libro che contiene tutte le risposte, bisognerebbe imparare a presentarlo come il libro che contiene tutte le domande giuste[10]. poiché cadremmo nell’errore di presentare un messaggio accanto agli altri, una risposta tra le tante.

Come secondo momento dobbiamo riconoscere la vita spirituale dell’uomo contemporaneo è certamente toccata dal mondo in cui le persone scoprono e vivono le dinamiche proprie della Rete, che sono interattive e immersive[11]. L’uomo che ha una certa abitudine all’esperienza di internet infatti appare più pronto all’interazione che all’interiorizzazione, già che l’uomo di oggi ritiene valide le esperienze nelle quali è richiesta la sua «partecipazione» e il suo coinvolgimento, già che è molto sensibile a queste esperienze.

Innanzitutto siamo di fronte a un’azione che richiede competenza, strategia e non improvvisazione; bisogna prima progettare il cosa, il come e il perché della comunicazione. affinché il nostro messaggio abbia un’immagine vera e non sia per andare al passo del momento delle diverse circostanze. La capacità di utilizzare i nuovi linguaggi è richiesta non tanto per essere al passo coi tempi, ma proprio per permettere all’infinita ricchezza del Vangelo di trovare forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti.

Come membri della chiesa dobbiamo essere chiari che Evangelizzare, non a una «emittenza» di contenuti religiosi, ma a una «condivisione» del Vangelo, per questo oggi i social offrono l’opportunità di rendere più significativa l’esperienza vissuta soggettivamente, proprio grazie alla pubblicazione e alla condivisione in una rete di relazioni; alla base è la consapevolezza che ciascuno di noi è un living link. L’interattività è la cifra radicale di questo lifestreaming[12].

Per questo motivo è fondamentale tenere presenti i seguenti aspetti per affrontare le grandi sfide poste dalla cultura mediatica:

– Dotarsi un prezioso strumento per dare alla sua azione pastorale nel campo delle comunicazioni sociali una progettualità ampia e articolata. «internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, è un dono di Dio»[13]

– Sapersi inserire nel dialogo con gli uomini e le donne di oggi, per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze. Andando dalla pastorale centrata sui contenuti alla pastorale centrata sulle persone

-Non bisogna mai rispondere a domande che nessuno si pone[14].

– Avere una maggiore consapevolezza tra i fedeli che la Chiesa esiste per la comunicazione della fede sia nei termini di un’accoglienza piena della comunicazione che viene da Dio attraverso la Rivelazione e la Tradizione sia nell’ottica del compito di annuncio sempre nuovo e attuale del Vangelo di Gesù Cristo che compete alla Chiesa nel mondo odierno.

– Riconoscere il potere dei «media» come «prossimità»[15].

-La vita della Chiesa è chiamata ad assumere una forma sempre più comunicativa e partecipativa, tenendo presente tra tutti i membri della chiesa che Comunicare dunque non significa più trasmettere ma condividere che permette di far emergere non solo le relazioni tra me e te, ma le mie relazioni e le tue relazioni.

– l’inserimento in tutta l’azione pastorale (catechesi, liturgia, carità) di un’attenzione sistematica alla dimensione comunicativa per intercettare i linguaggi dell’attuale cultura mediatica, senza perdere la specificità dei codici comunicativi religiosi.

Perché alla fine i veri comunicatori sono i cercatori di Dio che non si sentono mai arrivati e che mettono in gioco la propria ragione e il proprio cuore come ci ha ricordato magistralmente Benedetto XVI: «La cosa nuova dell’annuncio cristiano è la possibilità di dire ora a tutti i popoli: Egli si è mostrato. Egli personalmente. E adesso è aperta la via verso di Lui. La novità dell’annuncio cristiano non consiste in un pensiero ma in un fatto: Egli si è mostrato. Ma questo non è un fatto cieco, ma un fatto che, esso stesso, è Logos presenza della Ragione eterna nella nostra carne. “Verbum caro factum est”[16]: proprio così nel fatto ora c’è il Logos, il Logos presente in mezzo a noi. Il fatto è ragionevole». Certamente occorre sempre l’umiltà della ragione per poter accoglierlo; occorre l’umiltà dell’uomo che risponde all’umiltà di Dio[17].

So che la rete non è certo priva di ambiguità e utopie. In ogni caso la società fondata sulle reti di connessione comincia a porre sfide davvero significative sia alla pastorale sia alla comprensione stessa della fede cristiana, a partire dal suo linguaggio di espressione. Le sfide sono esigenti. Il nostro compito lo è altrettanto[18].

Facciamo proprie nella nostra vita sacerdotale le parole del papa Giovanni Paolo II «farsi interpreti delle odierne istanze culturali, impegnandoci a vivere questa epoca della comunicazione non come tempo di alienazione e di smarrimento, ma come tempo prezioso per la ricerca della verità e per lo sviluppo della comunione tra le persone e i popoli»[19].

  

  [1] Messaggio del santo padre Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Redemptoris missino, 37

[2] Cf Gaudium et spes n.33a.

[3] cf H. Haker – E. Borgman – St.van Erp [edd.] Cyber-spazio, cyber- etica, cyber-teologia, Con, XLI (2005/1) 1-147).

[4] Cf. l. PALERMO, «La Chiesa mediale. Sfide, strutture, prassi per la comunicazione digitale», Paoline, Milano 2017. In< https://elementidipastoraledigitale.wordpress.com/2017/02/27/la-chiesa-mediale-sfide-strutture-prassi-per-la-comunicazione-digitale/#more-1736>.

[5] A. SPADARO, «Le 6 grandi sfide della comunicazione digitale alla pastorale»,[ultima consultazione 03.20.2022],in < https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/notizie/attualita/le-6-grandi-sfide-della-comunicazione-digitale-alla-pastorale-32387>.

[6]Messaggio del santo padre Benedetto XVI dedica il messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali ai social network, 12 di maggio 2013. http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/messages/communications/documents/hf_ben-xvi_mes_20130124_47th-world-communications-day.html, Libreria Editrice Vaticana, 12 maggio 2013.

[7] Benedetto XVI nel suo Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni del 2013.

[8] Aparecida al n. 489.

[9] Evangelii Gaudium, 87.

[10] Cf. A. PALERMO, «La Chiesa mediale. Sfide, strutture, prassi per la comunicazione digitale», Paoline, Milano 2017. In <https://elementidipastoraledigitale.wordpress.com/2017/02/27/la-chiesa-mediale-sfide-strutture-prassi-per-la-comunicazione-digitale/#more-1736>.

[11] A. SPADARO, «Tecnologia e fede. Davvero l’uomo digitale è poco attento allo spirito »,[ultima consultazione il 5 de Dicembre 2018],in < https://www.avvenire.it/attualita/pagine/uomo-digitale-e-poco-attento-allo-spirito>

[12]A. SPADARO, «Le 6 grandi sfide della comunicazione digitale alla pastorale»,[ultima consultazione 03.20.2022],in < https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/notizie/attualita/le-6-grandi-sfide-della-comunicazione-digitale-alla-pastorale-32387>.

[13] » Messaggio del Santo padre Francisco  per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni 2014.

[14]  Evangelii Gaudium, 155.

[15] Messaggio del Santo padre Francisco per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni 2014.

[16] Gv 1,14

[17] Messaggio del santo padre Benedetto XVI  nel discorso a Parigi, 12 settembre 2008.

[18] A. SPADARO, «Le 6 grandi sfide della comunicazione digitale alla pastorale»,[ultima consultazione 03.20.2022],in < https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/notizie/attualita/le-6-grandi-sfide-della-comunicazione-digitale-alla-pastorale-32387>.

[19] Giovanni Paolo II, ai partecipanti al Convegno Parabole mediatiche. Fare cultura nel tempo della comunicazione, 9 novembre 2002

BIBLIOGRAFIA

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CONCILIO VATICANO II, DECRETO INTER MIRIFICA, 4 dicembre 1963 (AAS 56/1964) 145-157

______, COSTITUZIONE PASTORALE SULLA CHIESA NEL MONDO CONTEMPORANEO Gaudium et Spes, 7 dicembre 1965, EV 1 (1962-1965) 1319-1644.

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CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, Orientamenti per la formazione dei futuri sacerdoti circa gli strumenti della comunicazione sociale, 19 marzo 1986 (EV/10) nn. 75-195.

FRANCISCUS PP., «Exortazione Apostolica Evangelii Gaudium» il 24 de novembre del 2013.

GIOVANNI PAOLO II, «Lettera enciclica: Redemptoris missio», Roma, presso S. Pietro, 7 dicembre 1993.

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GIULIODORI. C., «La verità nei mezzi di comunicazione sociale», in Communio, 165 (1999), 54-63.

______, G. LORIZIO – V. SOZZI, edd., Globalizzazione, comunicazione e tradizione, San Paolo, Milano 2004.

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  1. HAKER – Espazio, cyber-etica, cyber-teologia, Concilium, XLI (1/2005) 1-147.

Messaggio del Santo padre Francisco per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni 2014.

PALLERMO. A., « La Chiesa mediale. Sfide, strutture, prassi per la comunicazione digitale», Paoline, Milano 2017. [ultima consultazione 03.01.2022],  In <https://elementidipastoraledigitale.wordpress.com/2017/02/27/la-chiesa-mediale-sfide-strutture-prassi-per-la-comunicazione-digitale/#more-1736>.

PONTIFICIO CONSIGLIO DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI, La Chiesa e Internet, 22 febbraio 2002, LEV, Città del Vaticano 2002.

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V CONFERENCIA GENERAL DEL EPISCOPADO LATINOAMERICANO Y DEL CARIBE, Aparecida, 13-31 di magio de 2007.

 

P.ELISARDO ALFONSO NAVARRO AMAYA M.E




La PAROLA s’incarna nel mondo digitale

IL VANGELO PORTATO OLTRE DAL DIGITALE

La PAROLA, il vangelo, fu uno delle prime cose ad essere scritte. Prima fu scritta sulle pergamene e poi sui papiri. Ciò fu fatto in vista di diffondere la Parola di Dio in molte regioni nel mondo.

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PAPIRO BIBLICO

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Nel XVI secolo, Johannes Gutenberg inventò la stampa(1), è il primo testo ad essere stampato in una gigantesca e spaventosa quantità fu la Bibbia. Questo promosse una diffusione incredibile del vangelo verso tutti, sia i ricchi che i poveri, perché la carta costava meno caro che le pergamene ed i papiri.

 

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Negli anni 1960 nacque il benedetto internet(2), anche questo fu una tappa positiva per la diffusione del Vangelo. Oggigiorno l’internet è diventato molto strumentale perché facilita molto l’opera evangelizzatrice in tante parti del mondo, difatti si può scaricare testi religiosi, quali la Bibbia e altri libri relativi alla religione propria sui cellulari, Tablet, ipod o computer. Ciò non esclude le difficoltà viste nelle zone meno sviluppate per quanto concerne la  presenza d’internet, laddove non c’è la connessione della rete facendo sicché l’uso d’internet ad evangelizzare sia un incubo, però si può scaricare i testi rilevante che si possono leggere mentre uno non ha la connessione internet.

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Con il boom del mondo di social media, si può condividere i testi biblici, riflessione bibliche anche le parole incoraggianti con una prospettiva di condividere la fede senza paura. E così si può coinvolgere anche i giovani facilmente nella lettura della Parola.

Il digitale pone delle sfide ma con la competenza adatta ed efficace è possibile risolverle (3).

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Tutti concentrati ai dispositivi e nessuno si occupa di nessuno. Dio per tutti noi ma ognuno con il suo dispositivo!! Ma grazie a Dio che usano il digitale ad evangelizzare ed informarsi.

La mia primissima esperienza con il mondo digitale

Dal 16 al 21 agosto 2011 ho avuto la possibilità di seguire la giornata mondiale della gioventù proprio nel mio paese,perlopiù, nel mio villaggio direttamente dalla Madrid,Spagna. Tutto questo ho fatto grazie all’internet ed i dispositivi tecnologico-digitali che mi hanno avvicinato a questa attività che mi stimava molto. L’esperienza fu talmente stupenda che mi sentivo d’essere stato proprio a Madrid dove la giornata mondiale della gioventù si svolgeva. Sono riuscito a seguire ogni evento e ogni discorso fatto da papa Benedetto XVI con tanta gioia.

Tutto questo era successo dopo aver fatto vari tentativi per seguire quest’evento sulla televisione che non era possibile. Un mio amico, un computer wizard, mi ha chiamato e mi ha detto,”sai che puoi seguire la giornata mondiale da casa tua?” Ma Io non ci credevo, mi ha dato una sfida che dovevo risolvere dopodiché mi avrebbe aiutato a seguire quest’evento che ci tenevo tanto. Ma la sfida.qual’era? Mi ha fatto una domanda che dovevo rispondere entro 10 minuti,e la domanda era; in quale città si svolge la GMG di 2011? Mamma mia! Che incubo! M’ero trovato ancora nei guai,ma subito dopo mi è venuta un’idea nella mia mente che potevo cercare sull’internet e dopo 30 secondi avevo la risposta con me.è cosi mio amico mi ha fatto godere questo evento che avevo atteso tanto. Ed’ora in poi ho  creduto sempre nella semplificazione della vita,interazioni e anche la  partecipazione a varie attività comportate dal digitale. viva il digitale!

Patrik Okwaro