IL DIGITALE E MULTIMEDIALE IN AMBIENTE OSPEDALIERO

1. RACCONTO PERSONALE

Sappiamo tutti che la permanenza più o meno lunga in ambiente ospedaliero è difficilmente riconducibile ad una bella e piacevole esperienza. Non molto tempo fa anch’io ho sperimentato il dispiacere di soggiornare per un lungo periodo nella stanza 402 del reparto di malattie infettive, dell’ospedale pediatrico Gesù Bambino di Roma. Il mio terzo bambino, Nicola, aveva una rara sindrome da dover curare. Ricordo, una volta entrata, di non essere più uscita da quella stanza fino al giorno delle dimissioni di mio figlio. La reclusione è stata il secondo “mostro” da dover combattere, dopo aver scoperto il problema vero e proprio. I giorni trascorrevano senza essere avvertiti e si era costretti a spostarsi da un letto a una sedia. Sullo sfondo di questa scena ho ringraziato il buon Dio dell’esistenza  del digitale e del multimediale. Lo smartphone ed il televisore sono stati la mia ancora di salvezza: poter comunicare con i propri cari, condividere le proprie angosce legate al momento e uscire fuori da quella stanza anche solo virtualmente mi ha aiutato a non sprofondare nell’angoscia. Nonostante l’aiuto della tecnologia, avvertii la mancanza di un sostegno spirituale, una figura religiosa con la quale poter condividere il dolore più profondo.

Circa un anno dopo ci fu un ulteriore ricovero, ma questa volta Nicola era più grande, si trovava in quella fase dove era in grado di camminare e non capiva perché dovesse restare fermo sul letto, legato a dei macchinari. Anche in questo caso la tecnologia mi ha aiutata, i cartoni animati e le canzoncine per bambini sono stati i nostri compagni di viaggio.

2. DIGITALE E MULTIMEDIALE

Sulla base di questa personale esperienza vissuta, nasce la mia riflessione: penso ai bambini e ai ragazzi più grandi di Nicola, che dovrebbero frequentare ad esempio la scuola, il catechismo, altre attività di vario genere e credo che sia davvero un’ingiustizia non poterlo fare. Non solo, credo che il campo digitale e multimediale possa diventare (come nel mio caso), un sostegno, un punto di riferimento importantissimo. Partecipare alle videolezioni è sicuramente un supporto in più, non solo dal punto di vista didattico, ma anche per dare la possibilità di sentirsi parte integrante della propria classe. Domanda: possiamo fare altro?

3. DIGITALE E MULTIMEDIALE CON “IVO VA A SCUOLA”

Avete mai sentito parlare di “Ivo va a scuola”? E’ un progetto che nasce tra la collaborazione di Elmec informatica ed Eolo. Ha l’obbiettivo di aiutare bambini e ragazzi a frequentare le lezioni scolastiche. Consiste in un tablet che montato sopra ad un robot motorizzato viene collegato ad un pc, dal quale lo studente può non solo restare aggiornato ma ha la possibilità di assistere alle lezioni dal proprio banco di scuola. Ivo da la possibilità di spostarsi all’ interno del plesso scolastico nei momenti ricreativi, favorendo la possibilità di stare insieme ai propri compagni anche nei momenti di svago e non solo di studio. Tutto questo previene e limita il sorgere di problemi psicosociali dovuti all’isolamento obbligatorio causato dalla malattia. A questo punto riaffiora la mia domanda: possiamo fare altro?

4. “MISSIONE: ESSERE GRANDI INSIEME”

Altro grande progetto, questa volta avviato dalla Fondazione dell’Ospedale pediatrico Buzzi di Milano e IBM, chiamato “Missione: essere grandi insieme”. Ha come obbiettivo l’ accrescimento della competenza digitale e multimediale di bambini e ragazzi, dai 6 ai 13 anni. Il lavoro si svolge attraverso percorsi educativi e di intrattenimento per mezzo dei giochi. Riportiamo di seguito i nomi delle attività con le loro caratteristiche:

  • “Smonting”: è un’attività che si basa sul sensibilizzare e incentivare al riciclo tecnologico. La manualità è il punto forte di questa iniziativa;
  • “Gioca con il robottino”: Gino robottino è il protagonista di quest’attività. Aiuta i bambini ad accrescere la propria fantasia ed immaginazione;
  • “Favole nell’aria”: una delle più antiche attività che non passerà mai di moda è quella di condividere, raccontare e inventare favole.
  • “Cybersecurity”: pensata per ragazzi più grandi, ai quali bisogna far comprendere che dietro un gioco sul pc, oppure dietro un social networks, c’è sempre una persona che va rispettata;
  • “Creazione di chatbot”: anche quest’ultima attività è stata pensata per i ragazzi più grandi e consiste nel dar vita ad un assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale di IBM.

Bellissime iniziative alle quali manca sempre un qualcosa! Quindi insisto di nuovo: possiamo fare altro?

5. “EDELWEISS” QUASI 30 ANNI DI DIGITALE E MULTIMEDIALE

Altro grande progetto che a mio avviso non dovrebbe passare inosservato è quello di “Edelweiss”. Nato dalla collaborazione fra l’Istituto Tecnologie Didattiche del CNR, la scuola dell’Ospedale Pediatrico Giannina Gaslini di Genova e la Hewlett Packard Italia. Gli obiettivi di questo progetto sono essenzialmente gli stessi di cui abbiamo trattato finora. A mio avviso, l’aspetto più interessante è che l’iniziazione di questo progetto risale al lontano ’96 e vede protagonista il gemellaggio fra la scuola “G.Govi” di Genova e la scuola interna dell’Ospedale “Gaslini”. Con il trascorrere del tempo, questo progetto si è aperto anche a scuole distribuite su tutto il nostro territorio nazionale. Il servizio si basa sulla comunicazione via posta elettronica, ma non solo. Gli insegnanti hanno un ruolo fondamentale, quello di mettere in contatto bambini e ragazzi appartenenti a scuole diverse ma con lo stesso livello scolare. In questo modo il bambino si troverà a relazionarsi con realtà scolastiche molto diverse dalla propria.

Avviandomi verso la conclusione, mi rendo conto che ciò che manca in tutti questi progetti è proprio una ricerca interiore, l’aspetto spirituale, quello più profondo che in questi casi inevitabilmente affiora. Si ha un forte bisogno di essere accompagnati e sostenuti nella Fede. Quindi, si! Possiamo fare altro! Una pastorale digitale che doni “una sorta di respiro” a tutte quelle persone che ne sentono il bisogno.

                                        

Manuela Gabrielli

B225

Sitografia:

https://tech4future.info/tecnologia-bambini-in-ospedale-ibm/ (14/06/2021), (25/01/2024)

https://sites.google.com/site/guglielmotrentin/home/ricerca/didattica-inclusiva/edelweiss (11/11/2018), (25/01/2024)

https://www.elmec.com/ivo-robot

 

Bibliografia:

F. AMMENDOLIA – R.PETRICCA, Chiesa e Pastorale digitale, In uscita verso una società 5.0, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2023.

 




TECNOLOGIE E STUDENTI NAI NELLE SCUOLE

E’ necessario descrivere una realtà che è sempre più vicina e predominante nella nostra vita quotidiana, come anche nelle scuole in cui si insegna. Una realtà che ci dimostra come la didattica-digitale e tutte le strumentazioni tecnologiche siano divenute essenziali per stimolare l’interazione, l’attenzione, la curiosità degli studenti e che, in particolari circostanze, sono l’unica risorsa utile per poter stabilire un dialogo ed una relazione con gli alunni che si interfacciano con l’attuale vita scolastica, considerando i grandi cambiamenti del periodo storico al quale siamo sottoposti.
Tutto è divenuto alla portata di tutti in un solo click, ci si rende conto della necessità di avere uno smartphone, un device, un tablet, un pc dunque strumenti che per noi insegnanti e per gli studenti grandi e piccini, sono divenuti essenziali per svolgere qualsiasi tipo di attività. Questo svela come sia divenuto necessario essere all’altezza delle aspettative e delle conoscenze tecnologiche, di un mondo che si estende su piattaforme e spazi misurabili in Mega-bite o Giga-bite e su velocità di linee Wi-Fi che ci richiedono costantemente una risposta rapida per poter essere al passo con i tempi. Bisogna imparare a guardare un fenomeno da più prospettive per comprenderne e apprezzarne le qualità ed eventualmente considerarne le possibili criticità, dunque una prospettiva univoca ci porterebbe a considerare questo fenomeno secondo un atteggiamento di chiusura, rifiutando la necessaria apertura con cui siamo invitati a rispondere. Il digital learning non può essere compreso e apprezzato se si considerano gli standard e le categorie classiche d’insegnamento. Apparentemente potrebbe risultare deperimento o addirittura impoverimento delle attività didattiche non considerando però uno degli aspetti fondamentali della scuola digitale: ci permette di entrare in comunicazione e interconnessione con studenti di altre culture, i cosiddetti studenti NAI, studenti stranieri neo-arrivati in Italia, considerati studenti BES (bisogni educativi speciali).
Progettare una scuola inclusiva ci porta parallelamente a considerare la necessità di servirsi di strumenti, piattaforme e comunicazioni digitali che mostrano come si possa ridurre la distanza culturale, religiosa e sociale. Non bisogna quindi vedere il “digital” come un male di cui doversi al più presto liberare, ma come un grande mezzo messo a nostra disposizione per favorire le condizioni apprenditive di coloro che hanno difficoltà, che hanno bisogni speciali (BES) e per coloro che scappano da guerre e si rifugiano nelle nostre scuole.

Proviamo a riflettere su come possiamo relazionarci con uno studente straniero rifugiato nel nostro paese.

LIMITI E POSSIBILI SOLUZIONI

Sappiamo che oggi accogliere un ragazzo o una ragazza di un’altra nazionalità comporta la necessità di essere pronti ad introdurre misure apprenditive, compensative e dispensative che forniscano allo studente non solo una tranquillità e serenità all’interno del gruppo classe ma che abbia la possibilità di metterlo in relazione con compagni ed insegnanti, dove però la difficoltà linguistica diventa una barriera insormontabile se dovessimo pensare ad una scuola fatta di dizionari e libri cartacei.
Ad oggi nella scuola sono presenti ragazzi e ragazze stranieri provenienti da paesi come il Pakistan con la loro lingua Urdu, lingua che a livello grammaticale e strutturale è analoga a quella della lingua hindi in cui la differenza sostanziale è a livello grafico, infatti mentre l’hindi ricorre all’alfabeto devanagari, l’urdu utilizza i segni grafici arabo-persiani.
Altri provenienti dal Marocco in cui la lingua parlata e scritta è l’arabo fatto di simboli calligrafici e suoni lontani dalle lingue neo-latine oppure rifugiati provenienti dall’Ucraina con il loro alfabeto cirillico che nell’immediato devono riuscire a superare non solo la disperazione di essere fuggiti da zone di guerra, ma necessariamente essere inseriti in un ambiente scolastico in cui il limite della lingua diventa un ulteriore disagio da affrontare.

Come ci si relaziona con questa multiculturalità nelle scuole?
Per prima cosa si cerca di dotare gli alunni di tablet o pc. Si riesce così ad avere un mezzo che, tramite le piattaforme di traduzione, può permettere la rapida comunicazione con i compagni e con gli insegnanti. Nel caso in cui le lingue utilizzino simbologie ed alfabeti differenti dal nostro (come nel caso della simbologia delle lingue Urdu, Arabo e Cirillico) il primo ostacolo potrebbero essere le tastiere dei nostri computer, mentre attraverso l’utilizzo delle piattaforme di traduzione diventa veramente molto facile cambiare rapidamente tastiera e permettere ai ragazzi di potersi esprimere liberamente comunicando i loro bisogni, soprattutto quando in molti casi non c’è la possibilità di comunicare tramite lingue straniere comuni come l’inglese o il francese. A tutte queste prime apparenti difficoltà si può rimediare con programmi che prevedono traduzioni immersive di interi testi e che possono garantire anche la possibilità di un aiuto vocale che suggerisca loro la corretta pronuncia dei termini. Diventa possibile condividere file, esercizi di pronuncia vocale su piattaforme digitali scolastiche potendo rendere questi ragazzi totalmente autonomi nella gestione delle applicazioni. Tutto il materiale digitale può essere istantaneamente condiviso con l’intera classe grazie alle LIM (Lavagna Multimediale Interattiva) installate nelle aule, che permettono la condivisione simultanea del file. Diventa a questo punto necessaria la formazione dei docenti nell’utilizzo delle attrezzature per rendere sempre migliori le opportunità di utilizzo dei mezzi didattici tecnologici. Vengono messi in rete video tutorial sull’utilizzo di mezzi che permettano di elaborare file didattici modificabili e audio-riproducibili nelle varie lingue https://www.youtube.com/watch?v=q4aMiA-6vqM&t=619s.

 

RICERCHE E MEZZI

Questi strumenti possono essere facilmente sfruttabili tramite le lavagne digitali, già presenti da tempo nelle nostre scuole, che tramite il loro naturale collegamento con PC, rendono accessibile l’attività didattica senza creare una differenziazione massiva nelle attività che relegherebbero lo studente NAI  in disparte, ciò invece permette di rendere partecipi tutti gli studenti senza incentivare o alimentare la difficoltà di integrazione e comunicazione. A tal riguardo è stata condotta una ricerca da Caterina Braghin, Emanuela Cotroneo e Alessandra Giglio1, studiose nella Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli studi di Genova, che sostiene come le tecnologie didattiche favoriscono la comunicazione tra docenti e discenti di lingue e culture diverse. In una prospettiva di didattica laboratoriale, è opportuno creare uno spazio attrezzato che includa le TIC (Tecnologie per l’Informazione e la Comunicazione), grazie alle quali l’insegnante riesce più agilmente a gestire la varietà delle situazioni, le diverse necessità e i bisogni linguistici di ogni studente, che variano a seconda della loro competenza linguistica. Come sostiene la Prof.ssa Sara Ferrari “L’utilizzo della LIM, dei computer con software specifici e delle risorse offerte dal Web rende l’apprendimento più immediato e anche divertente, e ovviamente più adatto allo stile comunicativo dei giovani, compresi i NAI. L’importante, però, è fare in modo che le strumentazioni tecnologiche a disposizione non sostituiscano il grande valore della relazione umana che deve nascere e svilupparsi tra il docente e gli studenti e tra gli studenti all’interno del gruppo.”2.

La Professoressa Ferrari nell’articolo propone, in base al grado di conoscenza della lingua, una panoramica di siti Web, corsi, app e materiali interattivi adatti agli studenti per una fruizione autonoma e per efficaci attività che si possono svolgere all’interno dei laboratori scolastici, ad esempio:

CONCLUSIONE

Per una vera e propria scuola che si definisca inclusiva, dotarsi di mezzi tecnologici e di personale qualificato a livello tecnologico sembrerebbe essere una sfida ma anche un dovere, perché bisognerebbe offrire la migliore possibilità e prospettiva di insegnamento che non si lasci abbattere dalle barriere linguistiche o di culture e tradizioni anche religiose, per permettere una crescita collettiva e comunitaria, incentivando l’interculturalità.
Per terminare riportiamo le parole dell’insegnante Michela Ferrari di scuola primaria presso l’ I.C. Manzoni di Cormano, formatrice iscritta all’albo dei formatori Oppinforma che si occupa di didattica per competenze e nuove tecnologie: “Appare necessario un cambiamento dei modelli d’insegnamento che punti a promuovere sia pratiche più operative, sia un ripensamento del setting educativo finalizzato all’integrazione di spazi, tempi, regole, di percorsi di training, finalizzati alla condivisione della scelta del tipo di supporto e, soprattutto, all’acquisizione da parte degli alunni di competenze conoscitive e di gestione dello strumento, al fine di sfruttarne al meglio le potenzialità durante le attività proposte. L’insegnante dovrebbe ridurre i momenti di lezione frontale inserendo l’apprendimento cooperativo, il tutoring, l’uso condiviso e multifunzione delle TIC, la didattica metacognitiva, e proponendo materiali didattici adattati alle esigenze degli alunni. […] E’ fondamentale pensare e progettare una scuola che sia adatta e funzionale ad ogni bisogno, insomma una scuola per tutti. La pedagogia dovrebbe, in questo senso, essere funzionale alla possibilità di permettere a tutti di progredire e di poter percepire il proprio progresso.”3.

Sara Romano

 

SITOGRAFIA

http://www.youtube.com\watch?v=q4aMiA-6vqM&t=619s [ultima visualizzazione: 22 maggio 2022]

http://www.researchgate.net/publication/259658907_Le_tecnologie_didattiche_nella_classe_di_lingua_italiana_per_stranieri_Il_caso_degli_apprendenti_cinesi_del_Progetto_Marco_Polo [ultima consultazione: 22 maggio 2022]

http://icnord1brescia.edu.it/wp-content/uploads/sites/358/le-tecnologie-digitali-nella-didattica-dellitaliano-L2.pdf [ultima consultazione: 22 maggio 2022]

http://oppi.it/wp-content/uploads/2017/05/oppinfo121_051-059_michela_ferrari.pdf [ ultima consultazione: 22 maggio 2022 ]

http://www.raiscuola.rai.it/italianoperstranieri [ ultima consultazione: 22 maggio 2022]

http://parliamoitaliano.altevista.org [ ultima consultazione: 22 maggio 2022 ]

http://www.busuu.com/it [ ultima consultazione: 22 maggio 2022 ]

http://it.mondly.com [ ultima consultazione: 22 maggio 2022]

NOTE

 




TECNOLOGIA E DISABILITA’ VISIVA NELLE SCUOLE

In base ai dati dell’INPS un milione di persone in Italia sono ipovedenti, di questi una buona parte si trova nell’età dell’istruzione obbligatoria. Tra gli studenti che presentano un deficit visivo alcune volte si associano anche problemi di natura motoria o cognitiva, altre volte l’unica area compromessa è quella visiva.

Poniamoci ora di fronte al caso di un ragazzo ipovedente senza problemi di natura motoria o cognitiva. Immaginiamolo in una classe di un po’ di anni fa in cui non era presente la LIM o la possibilità di avere un pc portatile. Il ragazzo si trovava a dover studiare su libri di testo scritti con caratteri minuscoli, poteva utilizzare righelli ingranditori, ma ciò comportava un aumento del tempo di lettura e quindi una ricaduta sul rendimento scolastico. Anche copiare dalla lavagna poteva risultare un ostacolo, nonostante la sua postazione fosse messa a distanza ravvicinata; eseguire un compito scritto in autonomia risultava difficoltoso in quanto scrivere a mano per troppo tempo avrebbe potuto affaticare la vista. Questi sono solo alcuni esempi che dimostrano come un problema visivo possa compromettere l’autonomia nello studio e quindi anche il rendimento scolastico di una persona.

Vediamo quindi ora quanto l’utilizzo di ausili informatici abbia influito sull’autonomia degli studenti ipovedenti.

PC

Da qualche anno a questa parte è stata data la possibilità ad alunni con disabilità visiva di utilizzare in classe un pc, personale o acquistato dalla scuola. Ciò ha comportato un grande vantaggio per l’inclusione e l’autonomia: in primis l’utilizzo di libri digitali con sintesi vocali e materiale accessibile gioca un ruolo di grande rilievo nell’autonomia.

Oltre all’utilizzo dei libri digitali il computer agevola anche lo svolgimento di compiti scritti o lo studio orale soprattutto anche grazie all’utilizzo di ausili tifloinformatici come sintesi vocali o software di ingrandimento per il pc. Un elenco completo si trova qui: http://www.ausilinformatici.it/

A tal riguardo la ricercatrice Michela Ott 4 , in riferimento all’integrazione formativa degli studenti disabili, nota un duplice uso del computer a scuola: abilitante o riabilitante.

  • Abilitante: “il computer può essere usato per mettere il disabile in condizione di svolgere attività altrimenti precluse (es. scrivere per i disabili motori gravi)”
  • Riabilitante: “il computer può essere usato come supporto alla didattica tradizionale per migliorarne l’efficacia, andando a colmare eventuali carenze, a stimolare processi cognitivi e/o operativi complessi, a promuovere l’acquisizione di capacità operative in alcuni settori, a strutturare il metodo di apprendimento, a consentire percorsi di approfondimento.”

LIM

Negli ultimi anni si è anche diffuso, nelle scuole italiane, l’utilizzo della LIM (Lavagna Multimediale Interattiva) in classe. La lavagna interattiva compone, con un computer ed un videoproiettore qualsiasi, un sistema interattivo in cui il proiettore, collegato al PC tramite cavo video, proietta l’immagine sulla superficie della lavagna che è collegata al computer solo da un cavo USB. La LIM si è rivelata uno strumento di facilitazione e integrazione della didattica per tutti gli studenti, e in particolar modo per gli studenti con disabilità.

In merito all’utilizzo della LIM in una classe in cui sia presente un ragazzo ipovedente la Dott.ssa Francesca Caprino dice che “le comuni lavagne di ardesia costituiscono da sempre una barriera per gli alunni ipovedenti. Per ovviare a queste difficoltà si è ricorsi, finora, ad ausili tiflodidattici quali le lavagne a tracciamento luminoso costruite con materiali che si illuminano a contatto con speciali pennarelli a sfioramento oppure specifici ausili ottici (monocoli, binocoli) utilizzati direttamente dall’alunno (come nell’esempio in figura). Le lavagne interattive, in virtù del loro essere connesse ad un personal computer sul quale può essere installato un programma di ingrandimento (come ad esempio Zoom Text o il meno sofisticato Magnifier, freeware che si trova in tutti i pacchetti Windows), permettono di mostrare alla classe testi ed immagini aumentandone significativamente il grado di leggibilità e visibilità (non solo ingrandendone le dimensioni, ma anche lavorando su altri parametri come ad esempio il font, il contrasto, etc). Queste lavagne possono inoltre interagire anche con altri dispositivi, quali ad esempio una telecamera digitale o un microscopio, consentendo a bambini e ragazzi con deficit della vista di partecipare attivamente a laboratori di scienze ed altre attività didattiche altrimenti non accessibili.” 5

Possiamo riassumere dicendo che tre sono i principali ambiti di utilizzo delle tecnologie informatiche a scuola per gli studenti ipovedenti:

  1. Strumento di lavoro personale (maggiore autonomia)
  2. Partecipazione alle attività della classe basate sulle tecnologie informatiche (maggiore inclusione)
  3. Strumento per le insegnanti per produrre materiale accessibile per lo studente ipovedente.

CONCLUSIONE

Per concludere riportiamo le parole del pedagogista Ugo Valle: “Con l’approvazione della Legge-quadro 104 del 1992 sull’handicap, il discorso sull’utilizzo degli ausili tecnologici come aiuto a tutti i soggetti diversamente abili si è fatto più stringente e, di pari passo, si è iniziato a costruire strumenti tecnologici ed elaborare programmi adatti alle varie tipologie di difficoltà. Questi strumenti e i relativi programmi possono favorire la comunicazione, l’autonomia e in genere l’integrazione sociale dei soggetti diversamente abili. La possibilità di compensare, con un ausilio tecnologico, le funzioni compromesse in questi soggetti, con l’intento di rinforzarne l’autostima attraverso la facilitazione dell’apprendimento, riveste una notevole importanza educativo-didattica, oltre che psicologica sotto il profilo sia individuale sia sociale. Parlare di scuola inclusiva significa, pertanto, considerare sia l’accessibilità dello spazio fisico sia il setting di apprendimento: questi due ambiti sono alla base della riflessione sui disturbi dell’apprendimento. Per i suddetti motivi, l’utilizzo in classe del computer portatile come mezzo per l’apprendimento di contenuti disciplinari specifici, grazie a software didattici predisposti e ambienti informatici ove simulare qualsiasi situazione (reale o ipotetica), permette a tutti gli studenti che presentano deficit e difficoltà di interagire costruttivamente con i compagni di classe e con i docenti. La possibilità di autocorrezione, la velocità di elaborazione, l’immediatezza del feedback e la correzione tecnicamente ‘pulita’ sono fattori che facilitano e stimolano l’apprendimento. I software per l’apprendimento, le sintesi vocali, le lavagne interattive multimediali (Lim), i netbook e i tablet creano una ‘rete integrata’ che permette, grazie a linguaggi diversi e multimodali, di potenziare l’autostima dei soggetti con disabilità/difficoltà e favorire la loro autonomia” 6

Maria Vittoria De Santis

 

Sitografia

http://www.ausilinformatici.it/ [ultima consultazione: 3 febbraio 2022]

http://www.tdjournal.itd.cnr.it/files/pdfarticles/PDF13/integrazione.pdf [ultima consultazione: 3 febbraio 2022]

https://www.leonardoausili.com/approfondimenti/a/le-lavagne-interattive-e-le-possibili-applicazioni-con-alunni-in-difficolta-101.html [ultima consultazione: 3 febbraio 2022]

https://laricerca.loescher.it/tecnologie-e-disabilita/ [ultima consultazione: 3 febbraio 2022]

 

 

 

 

 

 

NOTE




La scuola al tempo del Covid tra DAD, DDI e tutela della privacy

La necessità di gestire l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19  ha modificato radicalmente lo scenario della scuola italiana. 

Siamo passati da una didattica tradizionale che si svolgeva in un luogo protetto e ben definito qual è l’aula, ad un insegnamento impartito senza la relazione diretta docente-discente, in aule virtuali che superano i confini spazio-temporali e necessitano l’abbandono delle metodologie tradizionali per fare ricorso alla cosiddette nuove tecnologie.

C’è da dire che il MIUR, già dal 2007,  aveva iniziato a sostenere ed incoraggiare progetti volti ad integrare la didattica “tradizionale” con l’utilizzo delle nuove tecnologie, promuovendo l’innovazione tecnologica della Scuola con interventi che hanno reso possibile l’acquisto di strumentazioni (PC, Lim, realizzazione di ambienti di apprendimento innovativo…) che hanno portato il digitale in classe.7

Qualche anno dopo, il Piano Nazionale Scuola Digitale, che è un pilastro della Legge 107/2015 (la cosiddetta “Buona Scuola”)8 ha previsto lo stanziamento di diversi fondi atti proprio a favorire l’innovazione tecnologica nelle Scuole, consentendo un balzo in avanti senza perdere di vista l’obiettivo principale del sistema educativo, ovvero quello di realizzare “lo sviluppo armonico e integrale della persona”. 9

L’emergenza epidemiologica generata dal COVID-19, con la conseguente sospensione di tutte le attività didattiche in presenza nel corso del 2020, ha sicuramente dato una violenta accelerata all’attivazione pratica di queste innovazioni, in tutte le istituzioni scolastiche e non solo in quelle “pioniere” che già da tempo avevano messo in pratica un modello didattico blended, rendendo necessario sostituire la tradizionale didattica in presenza con la famigerata didattica a distanza.

Ma cosa si intende per Didattica a distanza?

La didattica a distanza (DAD) è definita dalla Nota prot. 388 del 17 marzo 2020 del MIUR: 

Il collegamento diretto o indiretto, immediato o differito, attraverso videoconferenze, videolezioni, chat di gruppo; la trasmissione ragionata di materiali didattici, attraverso il caricamento degli stessi su piattaforme digitali e l’impiego dei registri di classe in tutte le loro funzioni di comunicazione e di supporto alla didattica, con successiva rielaborazione e discussione operata direttamente o indirettamente con il docente, l’interazione su sistemi e app interattive educative propriamente digitali”. 10

Da questa definizione emerge chiaramente che la didattica a distanza non è semplicemente il “fare lezione al computer”, ma presuppone la realizzazione di un ambiente di apprendimento, seppur virtuale, in cui permanga la relazione tra docente e alunno.

 

La tutela dei dati personali nella didattica a distanza

Cambiando lo scenario in cui questo ambiente di apprendimento si realizza, si pongono all’attenzione questioni riguardanti la liceità e lamcorrettezza del trattamento dei dati personali. Il Garante della Privacy è intervenuto tempestivamente nel chiarire queste questioni emanando il Provvedimento del 26.03.2020 “Didattica a distanza: prime indicazioni”. 11 Il documento si sviluppa essenzialmente in cinque punti fondamentali:

  1. Base giuridica del trattamento dei dati personali. Non è necessario individuare una nuova base giuridica rispetto alla tradizionale didattica in presenza, in quanto la scuola continua a fare quello che aveva sempre fatto finora, avvalendosi però di strumenti diversi, quindi il trattamento è riconducibile alle finalità istituzionali della scuola. Ne deriva che non è richiesto alcun consenso preventivo agli studenti e alle famiglie per l’utilizzo di queste nuove tecnologie;
  2. Privacy by design e by default: scelta e configurazione degli strumenti da utilizzare. La scuola per utilizzare queste nuove tecnologie nella didattica, non può fare leva su mezzi propri, ma deve utilizzare strumenti che veicolano la didattica e che richiedono una raccolta e una trasmissione dei dati. La scelta e la configurazione degli strumenti da utilizzare deve tener conto già in fase di progettazione i problemi che potrebbero verificarsi e prevenire i rischi, in modo da tutelare gli utenti;
  3. l ruolo dei fornitori dei servizi on line e delle piattaforme. Ogni volta che si fa uso di una delle diverse piattaforme per la didattica on line, moltissimi dati dei fruitori di questi strumenti vengono raccolti e trasmessi. Si potrebbe correre il rischio di costituire un possibile target di consumatori collegando questi dati a soggetti che forniscono servizi pubblicitari e di marketing. Per questo motivo è indispensabile individuare come responsabile del trattamento dati un soggetto che non può essere l’insegnante o la scuola, ma deve necessariamente essere  il fornitore delle piattaforme che si utilizzano. Solo in questo modo si potranno avere adeguate garanzie sul piano della protezione dei dati;
  4. Limitazione delle finalità del trattamento. I dati trattati per conto della scuola devono essere utilizzati solo per la didattica a distanza e al termine del progetto dovranno essere cancellati dalla piattaforma. La scuola è chiamata a vigilare su questo.
  5. Liceità, correttezza e trasparenza del trattamento La scuola deve assicurare la trasparenza del trattamento fornendo agli interessati apposita informativa sul trattamento dei dati personali (ex art. 13 GDPR).

 

Un modello di Governance Privacy

Alla luce delle indicazioni di questo Provvedimento ogni scuola deve costruire un proprio modello di governance della privacy da applicare alla Didattica a Distanza che sia pienamente conforme al Regolamento.

Infatti sono proprio le scuole, in quanto titolari del trattamento, a scegliere e regolamentare i modelli e gli strumenti che ritiene più efficaci per l’attuazione della Didattica a distanza .

Il titolare del trattamento sarà il Dirigente Scolastico ovvero la persona che determina le finalità e i mezzi del trattamento dei dati personali.

Accanto alla figura del titolare del trattamento si pone la figura del Data Protection Officer (DPO), ovvero il Responsabile della protezione dei dati (RPD). Può essere un soggetto interno o esterno alla scuola ed è colui che assicura l’applicazione del quadro normativo vigente nel trattamento dei dati. Svolge attività di sensibilizzazione e formazione all’interno dell’istituzione scolastica sui temi della privacy e del trattamento dati.

Segue poi la figura dei cosiddetti Presidi Privacy (animatore digitale e componenti del team per l’innovazione) che forniscono garanzie in materia di protezione dei dati personali in quanto utilizzano la loro esperienza e le loro conoscenze per mettere in pratica misure di sicurezza mirate ad evitare rischi sul titolare del trattamento.

Ci sono poi le Persone autorizzate al trattamento (docenti) ovvero tutti coloro che effettuano operazioni  sui dati personali, sotto l’autorità e seguendo le indicazioni fornite dal titolare del trattamento.

Infine c’è il Responsabile esterno al trattamento che è il soggetto terzo, fornitore della piattaforma per la didattica on line, ovvero colui che tratta dati personali per conto del titolare, mettendo in atto misure tecniche ed organizzative  per la protezione dei dati.

Compiti del titolare del trattamento

Il titolare del trattamento deve scegliere gli strumenti per realizzare la didattica digitale, tenendo conto del fatto che questi strumenti devono avere garanzie offerte sul piano della protezione dei dati personali. Questo vuol dire che la scelta deve ricadere su piattaforme che hanno servizi strettamente necessari alla didattica, minimizzando i dati personali da trattare (Principio by design e by default) 12 evitando sistemi di registrazione come social login o forme di geolocalizzazione, che aumentano il rischio del titolare del trattamento. 

La valutazione dell’impatto privacy, invece, si rende necessaria solo qualora vengano utilizzate nuove soluzione tecnologiche particolarmente invasive.

Il titolare del trattamento ha inoltre il dovere di predisporre l’informativa al trattamento dei dati personali e di sensibilizzare tutti i fruitori degli strumenti per la didattica digitale ad un uso consapevole degli strumenti tecnologici. Deve vigilare sull’attività svolta dal Responsabile del trattamento nonché sul corretto utilizzo degli strumenti tecnologici nel contesto lavorativo e gestire eventuali situazioni in cui si verificasse una violazione della privacy (Data Breach).

Dalla DAD alla DDI

Ad oggi, terminata la fase acuta dell’emergenza pandemica, che aveva reso necessario l’adozione di misure restrittive su tutto il territorio nazionale, la DAD è stata sostituita dalla DDI (Didattica Digitale Integrata), ovvero una forma di integrazione della didattica in presenza, erogata nella Scuola dell’Infanzia, Primaria e Secondaria di Primo grado, solo nel caso dovessero intervenire situazioni legate alla positività al Covid, invece, nella Scuola Secondaria di Secondo grado, come modalità integrata della didattica in presenza.

La DAD, svolta totalmente in modalità virtuale, costituisce una componente della DDI e non la esaurisce completamente. Di fronte all’eccezionalità di un evento come la pandemia da Covid-19, la DAD è stato lo strumento emergenziale che ha permesso alla scuola italiana di continuare a svolgere la sua funzione, nonostante le restrizioni imposte dal lock down.  In un primissimo momento, in cui le linee teoriche di questa nuova modalità di fare scuola non erano ancora ben definite, ogni istituzione scolastica ha cercato di organizzarsi al meglio, affidandosi allo spirito di iniziativa dei Dirigenti Scolastici e dei singoli docenti, laddove le linee guida nazionali non erano abbastanza chiare ed esaustive.  

Nel corso dell’estate del 2020, il MIUR ha elaborato e inviato alle scuole un documento contenente le “indicazioni operative affinché ciascun Istituto scolastico possa dotarsi, capitalizzando l’esperienza maturata durante i mesi di chiusura, di un Piano scolastico per la didattica digitale integrata13, coniando il nuovo acrostico di DDI. Possiamo dunque affermare che la DDI diventa la risposta non più immediata, ma ragionata e strutturata, all’eventualità che possano verificarsi in futuro, nuove situazioni che non rendano possibile fare scuola in presenza a causa delle condizioni pandemiche. In questo documento denominato “Linee guida per la Didattica digitale integrata” viene fornito un quadro normativo di riferimento ben definito, che ribadisce come la “progettazione della didattica in modalità digitale deve tenere conto del contesto e assicurare la sostenibilità delle attività proposte e un generale livello di inclusività, evitando che i contenuti e le metodologie siano la mera trasposizione di quanto solitamente viene svolto in presenza“. 14

Tutte le scuole di ogni ordine e grado, a partire dal mese di settembre 2020, hanno, dunque, integrato il proprio Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) alla luce di queste linee guida, elaborando il proprio Piano scolastico per la Didattica digitale integrata, nel quale la DDI viene strutturata attraverso attività sincrone, ovvero svolte in tempo reale,  e attività asincrone, “per consentire di ottimizzare l’offerta didattica con i ritmi di apprendimento, avendo cura di prevedere sufficienti momenti di pausa. 15

Non poteva mancare, in questo riordino e ridefinizione delle  linee generali della DDI, una particolare sottolineatura alla questione del trattamento dei dati personali. 

Il MIUR, in collaborazione con l’Autorità Garante della Privacy con la nota prot. 11600 del 3 settembre 2020, ha redatto un nuovo documento in cui sono fornite le indicazioni generali riguardo la protezione dei dati nella DDI. Quest’ultimo documento, predisposto da un gruppo di lavoro congiunto Ministero dell’istruzione-Ufficio del Garante, amplia e chiarisce le prime indicazioni che erano state formulate con il Provvedimento 64 del 26.03.2020 di cui si è parlato in precedenza, applicandole al nuovo strumento della didattica digitale integrata.

In questo nuovo documento vengono dettagliate le “Misure tecniche organizzative legate alla sicurezza16 ribadendo la neccessità che il Dirigente scolastico in collaborazione con il RPD, si assicurino che i dati personali vengano protetti dall’uso improprio, dalla perdita e da danni accidentali esemplificando alcune misure da adottare:

  • adozione di adeguate procedure di identificazione e di autenticazione informatica degli utenti e utilizzo di robusti processi di assegnazione agli di credenziali o dispositivi di autenticazione ovvero utilizzare sistemi che permettano un processo di accesso alle piattaforme attraverso la combinazione di credenziali sicure e password efficaci, in quanto queste costituiscono la chiave che permette l’accesso ai propri dati personali. E’ altresì opportuno ricordare agli utenti di utilizzare password complesse, difficili da decifrare da conservare con cura proprio per evitare intrusioni nei propri profili;
  • definizione di differenti profili di autorizzazione da attribuire ai soggetti autorizzati in modo da garantire un accesso selettivo ai dati creando profili diversificati a seconda della tipologia di utente (docenti, genitori, studenti)  in modo da escludere l’eventualità che, ad esempio, gli studenti possano, con il loro profilo, accedere ai dati dei docenti. A tal proposito è importante che ogni categoria di utenti abbia accesso solo a quelle applicazioni strettamente necessarie alla didattica, limitando l’accesso a funzionalità non necessarie allo scopo;
  • definizione di password policy adeguate  stabilendo regole di generazione complesse delle password che dovranno rispettare determinate caratteristiche (lunghezza, inserimento di caratteri speciali…) e che richiedano un aggiornamento periodico delle stesse;
  • formazione e sensibilizzazione degli utenti che devono essere consapevoli delle responsabilità che derivano da un uso improprio delle piattaforme e dei rischi relativi alla gestione superficiale delle credenziali di accesso che non possono essere condivise e devono essere custodite con cura.Un altro compito essenziale che il dirigente scolastico, sentito il RPD, dovrà assolvere è quello  di richiedere al fornitore dei servizi garanzie circa l’impossibilità di  trasferire i dati fuori  dall’Unione Europea o di monitorare le attività degli utenti. A tal fine si rende necessario  nominare tale soggetto come responsabile del trattamento con contratto o altro atto giuridico (art. 28 del Regolamento), precisando obblighi specifici.

Un’attenzione particolare viene infine data all’utilizzo delle webcam che “deve in ogni caso avvenire nel rispetto dei diritti delle persone coinvolte e della tutela dei dati personali. Nel contesto della didattica digitale, l’utilizzo della webcam durante le sessioni educative costituisce la modalità più immediata attraverso la quale il docente può verificare se l’alunno segue la lezione, ma spetta in ogni caso alle istituzioni scolastiche stabilire le modalità di trattamento dei dati personali e in che modo regolamentare l’utilizzo della webcam da parte degli studenti che dovrà avvenire esclusivamente, come sopra precisato, nel rispetto dei diritti delle persone coinvolte”.17 Le video-lezioni in quanto tali prevedono un transito di immagini, spesso di minori, che necessitano di particolare tutela.  I fruitori di queste piattaforme devono essere opportunamente informati sui rischi che incorrono diffondendo queste immagini o anche altro materiale di proprietà intellettuale degli utenti (ad esempio elaborati prodotti dagli studenti e che riportano dati personali, oppure registrazioni audio, non autorizzate, di lezioni tenute dal docente) al di fuori delle attività strettamente didattiche, rischi che potrebbero comportare responsabilità sia civili che penali. Ricordiamo che nel 2017 è stato introdotto nel codice penale il reato di “Diffusione di riprese e registrazioni fraudolente” che punisce “chiunque, al fine di recare danno all’altrui reputazione o immagine, diffonde con qualsiasi mezzo riprese audio o video, compiute fraudolentemente, di incontri privati o registrazioni, pur esse fraudolente, di conversazioni […] svolte in sua presenza o con la sua partecipazione” (art. 617 septies CP).

Infine per quanto riguarda la valutazione d’impatto (DPIA) pur permanendone l’obbligatorietà solo nel caso di “ricorso a piattaforme di gestione della didattica che offrono funzioni più avanzate e complesse che la scuola decida di utilizzare e che comportano un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone fisiche”18 si consiglia di verificare nuovamente, al di là delle scelte effettuate nell’anno scolastico precedente, la necessità di effettuarla.19

Conclusione

I percorsi avviati attraverso la DAD e la DDI, hanno aperto la strada a nuovi orizzonti che la scuola italiana è chiamata a  percorrere, aprendo scenari di didattica mista che possono rispondere alle esigenze di apprendimento di ogni singolo alunno, in modo da sviluppare una forma di apprendimento individualizzato. Questo punto di forza potrebbe, però, trasformarsi in una criticità laddove questi  percorsi non fossero gestiti anche sotto l’aspetto del trattamento dei dati personali. Nella scuola digitale la nostra vita passa attraverso gli schermi e le piattaforme che raccolgono immagini, dati, informazioni e non può essere ammessa l’eventualità di una violazione alla riservatezza della propria vita.  Ci rassicura, in tal senso, l’attenzione  che il Garante pone nell’emanazione di norme che regolano l’attività di didattica a distanza e la ricezione delle stesse da parte delle istituzioni scolastiche. Infatti, nonostante DAD e DDI, siano termini diventati famosi ai più, in riferimento alla pandemia, le potenzialità di questi strumenti erano già note da  tempo e di sicuro il loro utilizzo non si arresterà con la fine dell’emergenza sanitaria. 

Già dal 2006 la scuola italiana aveva iniziato ad orientare  le proprie azioni alla realizzazione delle Competenze Chiave Europee, ovvero quelle competenze “di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personali, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione“. 20. La competenza digitale è una di queste.

Nelle “Indicazioni Nazionali e nuovi scenari“, in riferimento alla competenza digitale, leggiamo: “Solo in minima parte (la competenza digitale) è alimentata dalle conoscenze e dalle abilità tecniche, che pure bisogna insegnare. I nostri ragazzi, anche se definiti nativi digitali, spesso non sanno usare le macchine, utilizzare i software fondamentali, fogli di calcolo, elaboratori di testo, navigare in rete per cercare informazioni in modo consapevole. Sono tutte abilità che vanno insegnate. Tuttavia, come suggeriscono anche i documenti europei sulla educazione digitale, le abilità tecniche non bastano. La maggior parte della competenza è costituita dal sapere, cercare, scegliere, valutare le informazioni in rete e nella responsabilità nell’uso dei mezzi, per non nuocere a sé stessi e agli altri“. 21.

Al di là dell’acquisizione della mera competenza digitale, un modello educativo misto che utilizza risorse digitali a supporto e completamento della didattica tradizionale, appare estremamente efficace per la realizzazione di un insegnamento calibrato sulle esigenze dello studente, promuovendo e facilitando l’approfondimento anche interdisciplinare e consentendo la realizzazione di attività di recupero e potenziamento personalizzate. 22

La DDI consentendo all’insegnante, la possibilità di spaziare tra le attività in presenza e le attività multimediali, si rivela uno strumento particolarmente efficace, quando opportunamente applicata, agli alunni con disabilità. Le risorse digitali permettono infatti, a partire dai punti di forza che questi alunni presentano, il potenziamento dei punti deboli, attraverso azioni mirate. Si pensi ad esempio ai software per la letto-scrittura, che permettono agli alunni dislessici la lettura e la comprensione di testi che altrimenti risulterebbe difficoltosa, oppure all’utilizzo del Pc e degli strumenti per l’autocorrezione da parte degli studenti che presentino problemi di disortografia.

Alla luce di quanto detto, l’utilizzo del digitale nella scuola, nel rispetto delle specificità di ognuno e con tutte le garanzie che il sistema della tutela dei dati offre, potrebbe veramente dare alla scuola italiana una svolta verso una innovazione metodologica capace di “sostenere il diritto a un’istruzione, a una formazione e a un apprendimento permanente di qualità e inclusivi
e assicurare a tutti le opportunità di sviluppare le competenze chiave23, nell’ottica “dello sviluppo di competenze per la cittadinanza attiva e la sostenibilità“. 24

Catia Di Mario

 

Sitografia

Samuele Calzone, Claudia Chellini, Competenze digitali e fabbisogni formativi dei docenti, marzo 2016, https://www.miur.gov.it/documents/20182/6080206/rapporto_indire_Competenze_digitali_Rapporto_DOCENTI.pdf/57d66dff-947d-4587-9c45-356c53c6562d?version=1.0

Regolamento recante indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione, a norma dell’articolo 1, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009,n. 89 http://www.indicazioninazionali.it/2018/08/26/indicazioni-2012/ (ultima consultazione 24 gennaio 2022)

Piano Nazionale Scuola Digitale, https://www.miur.gov.it/scuola-digitale (ultima consultazione 24 gennaio 2022)

Nota prot. 388 del 17 marzo 2020 (Versione 1.0),  https://www.miur.gov.it/ricerca-tag/-/asset_publisher/oHKi7zkjcLkW/document/id/2598016 (ultima consultazione 20 gennaio 2022)

Didattica a distanza e tutela della privacy, webinar del 5 maggio 2020, https://www.indire.it/2020/05/20/didattica-a-distanza-e-tutela-della-privacy-tutte-le-risposte-alle-domande-poste-durante-il-webinar/

Provvedimento del 26 marzo 2020 – “Didattica a distanza: prime indicazioni”,  https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9300784 (ultima consultazione 24 gennaio 2022)

https://www.istruzione.it/rientriamoascuola/allegati/Didattica-Digitale-Integrata-e-tutela-della-privacy-Indicazioni-generali.pdf (ultima consultazione 24 gennaio 2022)

https://www.garanteprivacy.it/home/attivita-e-documenti (ultima consultazione 5 gennaio 2022)

https://www.istruzione.it/rientriamoascuola/index.html (ultima consultazione 25 gennaio 2022)

Regolamento Ue 2016/679 Aggiornato alle rettifiche pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea 127 del 23 maggio 2018, https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/6264597(ultima consultazione 05 gennaio 2022)

Didattica Digitale Integrata e tutela della privacy: indicazioni generalihttps://www.istruzione.it/rientriamoascuola/allegati/Didattica-Digitale-Integrata-e-tutela-della-privacy-Indicazioni-generali.pdf (ultima consultazione 27 gennaio 2022)

Infografica DPIAhttps://www.istruzione.it/rientriamoascuola/allegati/Didattica-Digitale-Integrata-e-tutela-della-privacy-Indicazioni-generali.pdf (ultima consultazione 27 gennaio 2022)

Linee guida per la Didattica Digitale integrata, https://www.miur.gov.it/documents/20182/0/ALL.+A+_+Linee_Guida_DDI_.pdf/f0eeb0b4-bb7e-1d8e-4809-a359a8a7512f (ultima consultazione 31 gennaio 2022)

Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006, relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente” , https://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2006:394:0010:0018:it:PDF  (ultima consultazione 31 gennaio 2022)

Indicazioni Nazionali nuovi scenari, https://www.miur.gov.it/documents/20182/0/Indicazioni+nazionali+e+nuovi+scenari/ (ultima consultazione 31 gennaio 2022)

La Scuola delle Intelligenze multiple: diversificare per valorizzare”, https://www.metaintelligenze.it/la-scuola-delle-intelligenze-multiple-diversificare-per-valorizzare/ (ultima consultazione 31 gennaio 2022)

Raccomandazione del consiglio del 22 maggio 2018 relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente, https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32018H0604(01),  (ultima consultazione 31 gennaio 2022)

Note




SCUOLA, DAL COVID ALLA TECNOLOGIA

Era un tranquillo e normale 4 marzo del 2020, quello in cui ci siamo trovati davanti ad un qualcosa di inimmaginabile. Il Virus denominato “COVID-19”, un nemico tanto piccolo quanto sconosciuto, e proprio per questo, apparentemente invincibile, aveva cominciato ad invadere la nostra penisola italiana, costringendo il governo alla chiusura delle scuola. L’11 marzo del 2020 non solo l’Italia, ma tutto il mondo sembrava inginocchiarsi davanti a questo infido rivale, tanto da costringere, il Direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, a dichiarare che il COVID-19 rappresentava una pandemia globale, riconoscendo che il virus avrebbe irrimediabilmente colpito ogni parte del globo. Ciò che avevamo potuto solo immaginare o vedere nei film d’azione, era diventato realtà. Dal mese di marzo del 2020 ad oggi, le nostre vite sono state sconvolte, la nostra libertà è stata limitata, le nostre abitudini, i nostri progetti hanno subito delle deviazioni o arresti e la nostra invisibile battaglia è ancora in atto. Il COVID-19 si è infiltrato in ogni ambito e così alle difficoltà sanitarie si sono aggiunte quelle economiche e sociali.

 

 

La DAD  a difesa della scuola

Anche la scuola si è trovata repentinamente sotto attacco ed i suoi principali attori, gli studenti, supportati dagli insegnanti hanno dato il massimo per reggere all’urto. L’intero mondo scolastico e formativo si è trovato davanti ad una nuova sigla: DAD (didattica a distanza), ovvero un tipo di formazione e insegnamento in cui non vi è una condivisione di uno spazio e un’interazione fisica tra docente e studenti, ma tutto è mediato dall’utilizzo di mezzi tecnologici. I sistemi educativi di tutto il mondo hanno sofferto la pandemia a livello sia scolastico sia accademico. Ovunque si è cercato di assicurare una celere risposta mediante piattaforme digitali per la didattica a distanza, la cui efficacia è stata però condizionata da vari fattori, principalmente da una marcata disparità delle opportunità educative e tecnologiche.

 

 

Per anni il dibattito politico si era riempito la bocca di parole altisonanti come rivoluzione digitale, rinascimento digitale, intelligenza artificiale nell’educazione, ma la pandemia ha anticipato l’esame per ognuno di noi. La scuola si è svegliata di soprassalto dall’urgente chiamata a rinnovarsi e a trovare tutte le forme possibili per non lasciare indietro studenti e famiglie, “ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa” [1]. Dopo oltre un anno di convivenza con questo nostro nemico, che speriamo presto di debellare definitivamente, è impossibile non riflettere sull’immane supporto che la tecnologia ha offerto alla scuola e alla formazione dei giovani.

 

 

La tecnologia rimedio all’ignoranza

Molti articoli e dibattiti si sono incentrati sulla DAD, sono stati sottolineati i suoi elementi positivi e quelli negativi. Ma non è questo il fine del presente articolo, anzi si desidera sottolineare come, il COVID-19, paradossalmente, ci ha “aiutato” a comprendere profondamente come la tecnologia può aiutare nella didattica. I docenti, con non pochi sforzi, si sono impegnati per aggiornarsi e poter trarre profitto dai mezzi di comunicazione utilizzati. Basti pensare alle video lezioni sulle varie piattaforme che hanno permesso di organizzare l’incontro, seppur a distanza, tra studenti e docenti. La tecnologia ha apportato numerosi vantaggi nell’ambito formativo, come ad esempio il fatto che gli studenti e i docenti si sono potuti concentrare sulla formazione senza la necessità di spostarsi dalla propria abitazione, risparmiando così anche tempo. Nei luoghi in cui è stato possibile, la tecnologia ha permesso la conciliazione del desiderio di crescita personale con i vari impegni lavorativi. Un altro pregio è che spesso la didattica a distanza permette la riduzione dei costi e quindi la possibilità di offrire una formazione a prezzi più agevolati e pertanto è accessibile a più persone. Possiamo dire che la tecnologia, nei periodi di chiusure forzate o di quarantene obbligatorie, ha permesso di salvaguardare la cultura e la formazione, aiutando le scuole a fornire il proprio servizio e a continuare il percorso didattico attraverso lezioni online, registrazioni, compiti e contatti diretti o indiretti con i propri studenti.  Occorre soprattutto ammettere che i mezzi di comunicazione hanno permesso, principalmente agli studenti più piccoli di non perdere l’abitudine all’incontro con gli insegnanti e gli altri compagni di scuola.

 

 

 

Respiriamo, soffermiamoci, e riflettiamo. Quanto tempo avremmo perso senza l’ausilio della tecnologia? Quante energie avremmo sprecato? Quanta diffusione e apprendimento della cultura avremmo tralasciato? Quanti ragazzi, soprattutto nei luoghi più difficili, avremmo lasciato in disparte senza poter seminare in loro il più piccolo seme di curiosità e interesse culturale? Nessuno mette in dubbio il fatto che la scuola sia fatta di quotidianità, frequenza, vicinanza e collaborazione, anzi, il distanziamento sociale, che è stato imposto, è il contrario della sua vera essenza. Il contatto umano, lo scambio di idee, di conoscenze, non possono esistere se non tra i muri di un Istituto Scolastico. Tuttavia, grazie alla tecnologia, nonostante le porte fisiche della scuola siano state chiuse, essa è stata capace di accogliere gli allievi, attraverso gli smartphone, i tablet, i computer e quant’altro possa offrire la tecnologia. Grazie ad essa, il sistema educativo non ha rinunciato alla quotidianità, ha assicurato agli studenti la continuità didattica, anche se tra non poche difficoltà, e gli insegnanti sono riusciti a rimanere al fianco dei propri alunni per continuare il lavoro didattico e soprattutto, per dimostrare la loro vicinanza a bambini, ragazzi e giovani. I mezzi di comunicazione, anche quelli più semplici, in un clima così difficile di chiusura e distanziamento, hanno permesso alla scuola di aiutare studenti ed insegnanti ad “aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni” [2]. Ogni singolo membro della scuola è stato “salvato” dalla tecnologia, che ha permesso a tutti loro di farsi compagni, di darsi coraggio e di andare oltre la fatica fisica e soprattutto quella mentale. La tecnologia ha “salvato” la didattica, che seppur chiamata DAD, desidera ardentemente perseguire il suo fine, ovvero l’educazione delle future generazioni, promuovendo la crescita culturale attraverso lo scambio di informazioni, proposte per mezzo di lezioni da remoto e scambi di materiale didattico su gruppi di classroom.

 

 

Un cambiamento epocale

Naturalmente, l’uso massiccio della tecnologia in ogni ambito della nostra vita, soprattutto in quello scolastico e accademico, ci fa riflettere sul fatto che ci troviamo nel mezzo di un grande cambiamento culturale e valoriale. Se precedentemente gli strumenti informatici erano malvisti e mal sopportati in quanto generatori di distrazione, oggi, paradossalmente, risultano indispensabili. La tecnologia ha permesso con fatica, durante la rapida diffusione di una pandemia globale, il prosieguo dello studio e del lavoro, garantendo in tal modo i diritti sanciti dalla nostra Costituzione. Con la mediazione dei mezzi di comunicazione, studenti e docenti all’interno dei muri delle proprie camere e distanti tra loro, si sono quasi per magia ritrovati, insieme ed uniti, all’interno di un’aula virtuale e così hanno potuto continuare l’attività scolastica. La scuola dunque, grazie alla tecnologia, ha potuto portare avanti la propria missione.

 

 

Al centro della scuola rimane la persona

Il COVID-19 quindi è stato un grande banco di prova per le istituzioni formative ed educative, ma è stato anche un’importante esperienza che permetterà alla scuola di migliorare e di fare il salto di qualità. Non possiamo dimenticare che l’ambiente educativo sia fatto di persone che si incontrano, interagendo direttamente e “in presenza”. Tale presenza, non costituisce semplicemente un elemento accessorio all’attività educativa, ma anzi, è la sostanza stessa di quel rapporto di scambio e di dialogo tra docenti e discenti, che è indispensabile per la crescita della persona e per la comprensione della realtà. Tra le mura delle aule scolastiche, nelle biblioteche e nei laboratori universitari, vengono a crearsi e a costituirsi delle relazioni e dei legami. Non sono coinvolti, quindi, solo i bambini dell’infanzia o della scuola primaria, ma tutte le persone che dall’infanzia, all’adolescenza e nella prima età adulta si trovano nel sentiero della crescita psico-pedagogico che non può realizzarsi senza l’incontro con gli altri. Tale presenza dell’altro fa nascere le condizioni necessarie per lo sbocciare dell’inclusione e della creatività.

 

 

La pandemia ha coinvolto anche i docenti, mettendo in discussione il loro metodo di insegnamento e l’approccio verso gli studenti, dando vita ad un processo di cambiamento e di arricchimento del proprio bagaglio culturale e didattico. La missione ardua e complessa che i docenti si trovano a svolgere quotidianamente, in presenza o a distanza, “ha bisogno di essere sostenuta attraverso una solida formazione continua che sappia andare incontro alle esigenze dei tempi, senza perdere quella sintesi tra fede, cultura e vita, che costituisce la peculiare chiave di volta della missione educativa attuata nella scuola” [3].

 

 

Riforma della scuola: innovazione e tradizione

La scuola quindi, dovrà inevitabilmente prendere atto del fatto che ci troviamo nel punto di non ritorno. I tempi sono maturi e non è possibile voltarsi indietro, da una parte dovrà incentivare un uso sempre più consapevole dei mezzi informatici per gli studenti, gli insegnanti, e le famiglie. Solo così si riuscirà a cogliere con profitto quest’esperienza che stiamo vivendo, così inedita ed inaspettata, per promuovere il potenziamento delle tecnologie e favorire una strategia nazionale della crescita della banda ultra-rapida. Mai come in questo periodo, ci siamo resi conto della necessità di una buona e veloce connessione internet. D’altra parte la scuola dovrà continuare a tener conto del fatto che la al centro dell’azione educativa vi è la relazione con la persona concreta e tra le persone reali che costituiscono la comunità educativa. Questa relazione tra persone, non può accontentarsi dell’incontro mediato attraverso uno schermo o nelle connessioni digitali, che rimangono pur sempre distanti. Ci troviamo quindi all’inizio di una nuova era educativa, nella quale dovremo essere capaci di trovare percorsi formativi nuovi che ci consentano di crescere insieme utilizzando gli strumenti relazionali che ci offre la tecnologia di oggi, pur non rinunciando all’ascolto e all’incontro reale con l’altro, donando tempo per una comune riflessione e progettualità, facendo tesoro dei racconti personali e progetti condivisi, degli insegnamenti della storia e della saggezza delle generazioni passate. Solo in questo modo sapremo davvero trarre vantaggio da un periodo di straordinaria sofferenza, anche educativa, dovuta alla pandemia, che in alcune regioni del mondo, ha causato l’allontanamento di milioni di bambini dall’educazione e dalla formazione, facendoli rimanere indietro nelle opportunità di sviluppo sociale e cognitivo. La scuola quindi ha l’occasione di rinnovarsi e migliorarsi, facendo passi avanti, sostenuta dalla tecnologia, ma con lo sguardo indietro e nel presente, ricordando che essa ha a che fare con l’uomo, e questo, non può far a meno della relazione reale con gli altri.

 

Michele Bianchi, studente IV anno teologia, Pontificio Seminario Leoniano, Anagni (Fr).

 

Sitografia

[1] PAPA FRANCESCO, Momento straordinario di preghiera sul sagrato della Basilica di San Pietro, 27.03.2020. In http://www.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2020/documents/papa-francesco_20200327_omelia-epidemia.html

[2] PAPA FRANCESCO, Discorso al mondo della scuola italiana, Piazza San Pietro, 10 maggio 2014. In http://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2014/may/documents/papa-francesco_20140510_mondo-della-scuola.html

[3] CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, Lettera Circolare alle scuole, università e istituzioni educative, Città del Vaticano, 10 settembre 2020. In https://www.educationglobalcompact.org/it/villaggio-dell-educazione/lettera-circolare-a-scuole-universita-istituzioni-educative-855/