L’EVOLUZIONE DEL WEB

Il World Wide Web: dalla nascita alla concezione odierna.

La nascita

Il 6 agosto 1991, l’informatico britannico Tim Berners-Lee inaugurò il cosiddetto World Wide Web (letteralmente «ragnatela intorno al mondo»), un servizio che ancora oggi permette di accedere a informazioni disponibili in Internet, oppure di inserirne altre. Così i dati che la Rete era già capace di trasportare di dispositivo in dispositivo, diventavano più fruibili grazie all’utilizzo degli ipermedia. Un ipermedia, infatti, è un ipertesto che supporta anche contenuti multimediali, quindi foto e video oltre che documenti di testo, e che contiene link, cioè collegamenti ad altri ipermedia

Così i siti Web, essendo connessi gli uni agli altri, è come se formassero una ragnatela che può estendersi indefinitamente. Pertanto si dice che possa avvolgere il mondo.

Una curiosità: il primo sito Web che fu creato è ancora visibile al seguente link http://info.cern.ch/hypertext/WWW/TheProject.html.

Le tappe dell’evoluzione

Per come Berners-Lee aveva ideato il sistema, l’utente era limitato alla lettura e alla visualizzazione dei contenuti, per questo si parla di read only web, sottolineando il carattere statico di questa prima versione.

Presto, però, la possibilità di interazione tra utente e sito, che il web 1.0 lasciava solo intravedere, si amplia. Attraverso alcuni siti, di cui mIRC è un celebre esempio, si sviluppano le prime chat. Potremmo definire questa prima evoluzione “web 1.5”, perché anticipa quello che pochi anni più tardi diventerà abituale.

Nel 1999, infatti, è l’era web 2.0, detto Read-Write-Publish. È il carattere sociale e partecipativo che lo qualifica: nei blog, emblema di questa versione, gli utenti comunicano facilmente tra loro.

Una domanda: a chi di noi, facendo una ricerca sul web, non è capitato di sentirsi incompreso quando i risultati prodotti non erano attinenti a quanto ricercato?

Si pone un problema di semantica, che il web 3.0 approfondisce.

Sono i primi anni del nuovo millennio, i motori di ricerca dei browser diventano più funzionali. Il web semantico è capace di comprendere con maggior precisione il significato delle parole digitate dall’utente grazie all’introduzione dell’intelligenza artificiale. L’entrata in gioco dell’intelligenza artificiale è accompagnata dall’esigenza di avere a disposizione una gran mole di dati. Si può dire che, da questo momento, si “offre la possibilità di utilizzare Internet come un enorme «database», da utilizzare in diverse applicazioni per recuperare dati da fornire all’utenza”¹. Cioè l’Internet diventa un deposito dati di notevoli dimensioni; questi dati vengono elaborati in modo tale che possano essere maneggiabili dalle I.A.

Il web oggi

Questi due concetti di database “potenziato, come una miniera di dati, e di intelligenza artificiale, in grado di estrarre dati da questa miniera, stanno a fondamento della versione del web che si utilizza oggi.

All’utente vengono presentati dati che rispondono alle sue esigenze con precisione sempre maggiore.

Il web 4.0, infatti, è detto “simbiotico” e non è altro che un potenziamento del 3.0: i database diventano Big Data; l’intelligenza artificiale permette un maggiore sviluppo della grafica; se dal web 3.0 si era iniziato a parlare di interfacce tridimensionali, ora si è capaci di riprodurre veri e propri ambienti che simulano la realtà (realtà aumentata).

Non solo, l’approdo dell’intelligenza artificiale fuori dal web è il fattore di sviluppo principale della cosiddetta domotica. Gli elettrodomestici comunicano con gli uomini attraverso macchine intelligenti, dando vita a nuove categorie di relazione: l’uomo dialoga con le macchine e le macchine possono farlo tra loro. Si parla di Internet of Things (IoT) in questo senso, cioè anche oggetti “inanimati” contribuiscono a comporre la Rete.

Un altro fattore che in questo contesto gioca un ruolo da protagonista è la sicurezza dei dati. La necessità di garantire una trasmissione di contenuti protetti fa in modo che il Web, fino a questo punto esteso soltanto superficialmente (Surface Web), si sviluppi anche in profondità. Deepweb Darkweb sono due modi per indicare questo lato della ragnatela in cui circolano documenti criptati e non tracciabili.

Il web domani

Lo sguardo si volge già verso prospettive ancora più ampie. “Nonostante il web 4.0 sia ancora in fase di sviluppo, la versione successiva è già in fase di definizione. Il web 5.0 mira a consentire comunicazioni web così come si interagisce nel mondo reale”². Il punto di svolta sarebbe segnato dall’integrazione delle componenti emozionali e sensoriali: il web diventa capace di percepire le emozioni dell’utente e di stimolare sensazioni nel suo corpo.

Nell’Internet of Senses o Internet Overthings è aperta la porta di accesso non solo alla creazione di alter ego digitali (questo riguarda più il Metaverso), quanto ad uno stile di vita che Luciano Floridi ha definito onlife. Quella onlife è “un’esistenza nella quale la barriera fra reale e virtuale – più propriamente, tra mondo fisico e mondo digitale – è caduta, non c’è più differenza tra online offline, ma c’è appunto un’esistenza onlife“³.

 

Alcuni spunti di riflessione

La vita onlife non è una realtà lontana dalle nostre abitudini: Il Manifesto Onlife è stato pubblicato nel 2013. Semplicemente lo sviluppo tecnologico, incrementando le interazioni uomo-macchina, farà in modo che servizi sempre più sofisticati diventeranno di uso comune.

C’è da chiedersi in che modo l’onlife cambia la vita degli uomini. Come si può continuare a sostenere lo sviluppo indirizzandolo verso una valorizzazione della persona umana? E in questo contesto, la Chiesa come può sfruttare i servizi offerti dalla tecnologia per la sua opera missionaria?

 

Note:

1) Evoluzione del web: dal 1.0 al 4.0, in https://www.manthone.edu.it/old/wp-content/uploads/2016/04/Evoluzione-del-Web-Dal-1.0-al-4.0.pdf, (ultima consultazione: 01/02/2024).

2) Dal web 1.0 al Web 5.0, in https://blog.hostingperte.it/dal-web-1-0-al-web-5-0, (ultima consultazione: 01/02/2024).

3) F. AMMENDOLIA- R. PETRICCA, Chiesa e pastorale digitaleIn uscita verso una società 5.0, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2023, p.24.

 

BIBLIOGRAFIA e SITOGRAFIA:

F. AMMENDOLIA- R. PETRICCA, Chiesa e pastorale digitaleIn uscita verso una società 5.0, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2023.

G. MOSCA, Uno spazio che migliora il rapporto uomo-computer: benvenuti nel Web 5.0, in https://www.repubblica.it/tecnologia/2022/06/24/news/che_cose_il_web_50_e_perche_se_ne_parla_relativamente_poco-354334166/, (ultima consultazione: 01/02/2024).

F. BRANCALE, Web 1.0 web 2.0 e web 3.0: spiegazioni e differenze, in https://www.themarketingfreaks.com/2014/02/web-1-0-web-2-0-e-web-3-0/, (ultima consultazione: 01/02/2024).

Dal web 1.0 al Web 5.0, in https://blog.hostingperte.it/dal-web-1-0-al-web-5-0, (ultima consultazione: 01/02/2024).

Evoluzione del Web Social(e). Dall’1.0 al 4.0, in https://www.pensodigitale.it/2019/03/26/evoluzione-del-web-sociale-dall1-0-al-4-0/, (ultima consultazione: 01/02/2024).

Evoluzione del web: dal 1.0 al 4.0, in https://www.manthone.edu.it/old/wp-content/uploads/2016/04/Evoluzione-del-Web-Dal-1.0-al-4.0.pdf, (ultima consultazione: 01/02/2024).

 

Policy e liberatorie

Le immagini sono state prese dai seguenti siti:

Immagine di copertina https://www.analyticsinsight.net/building-intelligent-iot-with-the-power-of-artificial-intelligence/;

https://seeklogo.com/vector-logo/446770/web-icon;

https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fwww.linkedin.com%2Fpulse%2Funraveling-evolution-internet-web-10-20-promise-30-completegurus&psig=AOvVaw369dbwV5HwQlx4GCo1qS39&ust=1706911198966000&source=images&cd=vfe&opi=89978449&ved=0CBIQjRxqFwoTCMDxkPGRi4QDFQAAAAAdAAAAABAJ;

https://www.brandignity.com/2012/11/6-reasons-why-social-networking-is-so-popular-these-days/;

https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fwww.repubblica.it%2Ftecnologia%2F2022%2F06%2F24%2Fnews%2Fche_cose_il_web_50_e_perche_se_ne_parla_relativamente_poco-354334166%2F&psig=AOvVaw0aSMYO7ULXosuLPAbng8uu&ust=1706912036727000&source=images&cd=vfe&opi=89978449&ved=0CBIQjRxqFwoTCMj60v-Ui4QDFQAAAAAdAAAAABAE;

https://hfitaly.com/il-future-manufacturing-e-il-rapporto-tra-uomo-e-macchina/;

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Si autorizza la diffusione e l’utilizzo (totale o parziale) di questo articolo con l’obbligo di menzionare l’autore e la fonte.

 

Andrea Cecconi

B221




I GIOVANI, LA FEDE, IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE E IL WEB

Se guardiamo a quanto ci attende dietro l’angolo del tempo possiamo immaginare che la pervasività del Web sin dall’inizio della vita costringerà la società a strutturarsi diversamente in alcuni elementi che le sono caratteristici, dai più semplici a quelli più complessi.

Con la profilatura degli individui l’adolescenza sarà segnata dal rifiuto di essere una fonte di dati, e si cercherà di ingannare i sistemi fornendo false risposte o compromettendo in qualche modo la rilevazione.

Avremo sempre più bisogno di spazi di silenzio, di non connessione dove poter essere noi stessi non come informazioni, ma a partire dalla nostra corporeità e dalla spiritualità che possiamo coltivare. L’isolamento dei monasteri di clausura e degli eremi diventerà un bene prezioso.

Possiamo immaginare che la fiducia che oggi le persone nutrono nei confronti di ciò che incontrano nel Web, sia come contenuti che come contatti, sarà molto diversa. L’assenza progressiva di verità, e del suo bisogno, genererà una serie sempre più consistente di esperienze negative che porteranno a un clima di maggiore diffidenza e a una chiusura in circoli ristretti di relazioni e condivisioni.

La Chiesa in questo scenario avrà un ruolo importante, soprattutto educativo, stando molto attenta a non farsi trascinare dallo spirito del mondo. Essa potrà farsi garante della conoscenza e della custodia di una parte di essa, così come di parte della memoria collettiva.

In questo articolo si vogliono proporre alcune direzioni di pensiero in proposito ed eventuali strategie digitali e non. Un esempio è stato fornito durante il corso svolto al Pontificio Collegio Leoniano da don Alessandro Rea, direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale delle comunicazioni sociali della diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, il quale ha presentato le caratteristiche fondamentali del giornalismo e il suo canale youtube “Parla Giovane”: https://www.youtube.com/watch?v=ECFaP1lm4rE. Per don Alessandro punto di partenza deve essere il diritto stabilito dall’articolo 21 della costituzione, ovvero quello di informare.

Il Sinodo su Giovani, Fede e discernimento Vocazionale, tra i diversi inviti che ha fatto, oltre a quello di abitare il continente digitale, ha segnato una tappa decisiva verso un modo diverso di essere Chiesa e di lavorare nella Chiesa .

Spesso si dice che dobbiamo lavorare di più in rete o insieme. Nel Web tutto è interconnesso, l’interconnessione la fa esistere senza barriere salvo quelle tecniche, senza preclusioni che non siano di tipo sistemico, e comunque tutte transitorie (Papa Francesco, I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Documento preparatorio 13 Gennaio 2017).

Nel Web, senza nessuna difficoltà, si parla ogni lingua possibile e nel Web la circolazione delle informazioni non è una concessione, è la vitalità del sistema. Sotto questo profilo il Web, in qualche modo, è strutturato ed esiste generosamente, oserei dire in modo «cattolico», cioè universale. Il Web mi pare ci insegni così che fare rete significa non occupare spazi, bensì condivisione effettiva di tutto quello che si possiede e non solo di quello che si ritiene utile e strumentale a una alleanza finalizzata ad alcuni obiettivi.

La pastorale del futuro consiste non solo nel fare insieme, ma ancor prima nel mettere tutto a disposizione di chi ci sta accanto, nell’essere così generosi da non considerarsi proprietari di nulla di quanto ci è stato dato in amministrazione. Si può pensare ad una pastorale in cui chi ha conoscenze sia invitato a mettere parola, permettendo così a chi deve fare discernimento di avere un quadro davvero il più ampio e completo possibile.

Spesso si ha la sensazione che molte delle nostre riunioni e assemblee siano convocate per avallare decisioni già prese in altre stanze e che i pareri che sono richiesti assumano un valore di facciata e non quel peso sinodale di cui spesso ci si limita a scrivere. Anche il professore Fortunato Ammendolia durante la sua lezione tenuta presso il Pontificio Collegio Leoniano, rispondendo alla domanda: “Che cos’è la pastorale digitale?”, afferma: “Non è il semplice uso del digitale in pastorale, un power point al posto del cartellone… la comunione di cui vive la Chiesa si attua mediante processi; dobbiamo afferrare e applicare il metodo del discernimento: vedere, giudicare e agire. Serve educare i media, ma i media siamo noi in quanto soggetti di azioni creative per generare pensieri ispirati alle più alte proprietà etiche ed estetiche”.

Il Web ci restituisce una modalità autentica di comunione, esercitata in un ambito che non è quello ecclesiale, ovviamente, ma che pare funzionare e dare delle possibilità, se non delle risposte, efficaci ed efficienti al mondo che abitiamo.

Il mondo digitale è molto spesso ostico, non fosse altro per i neologismi che lo popolano e per l’infrastruttura tecnologica che lo determina sempre di più, e rischia per molti di assomigliare ad una giungla impenetrabile. Per questo è vitale che la si attraversi talora guidati, talora scortati, talora semplicemente accompagnati dalle nuove generazioni.

I nativi digitali sanno muoversi anche se, spesso, non sanno distinguere tutti i pericoli e avvertire le singole possibilità. Lavorare nel Web insieme, fianco a fianco rappresenta un’occasione unica di collaborazione tra generazioni, di pastorale condivisa in cui si portano insieme le responsabilità, ove il protagonismo giovanile può trovare spazi inediti e qualificati dove esprimersi. Mi pare importante, in questo senso, non demandare semplicemente, non chiedere ai giovani di essere il «braccio operativo», ma educare educandosi, lavorare all’impresa in modo congiunto e alla pari (Paola Castellucci, Dall’ipertesto al web. Storia culturale dell’informatica. 2009).

Un’altra considerazione riguarda il dilemma sempre presente tra abitare territori altrui e riservare territori nostri. Se delle iniziative che creano spazi confessionali sono lodevoli, nello stesso tempo è determinante che vi sia anche un bilanciamento delle risorse negli spazi misti, sapendo che a qualche cosa sarà necessario rinunciare, anche con fatica, ma che proprio queste situazioni ci abiliteranno a non abbandonare la sostanza delle cose adattandola alle mutate condizioni, che è quanto il cristianesimo ha sempre saputo fare negli ultimi duemila anni.

Noi cristiani abbiamo delle risposte valide rispetto alla vita e al futuro dell’umanità, ma queste risposte sono accettate solo agendo concretamente in questa piazza, rispettando le regole che ci vengono poste e negoziate e senza ulteriori timidezze.

La vita per l’uomo contemporaneo assomiglia molto a un programma da computare prima e realizzare poi e la cultura corrente, fortemente influenzata dal linguaggio digitale, non fa che rafforzare questa visione. Anche l’educazione di cui siamo stati e siamo destinatari va in questa direzione: la scuola non ci insegna prima di tutto ad essere e vivere, ma a fare e rispondere a certe esigenze.

Possono gli ostacoli diventare opportunità? Sì, e partiamo da un indiscusso successo televisivo: la trasmissione in diretta e in replica all’ora di cena del rosario dalla grotta di Lourdes. Si tratta di un’esperienza vissuta da persone di una certa età, ma che dimostrano come anche in un media sia possibile vivere un’esperienza spirituale intensa e autentica, una comunione spirituale con un luogo e con persone che in quel medesimo istante condividono la stessa esperienza religiosa. Analoghe esperienze vengono vissute attraverso le trasmissioni di Radio Maria e ad altre emittenti cattoliche, sempre per un pubblico di una certa fascia.

Anche i giovani hanno vissuto non in presenza, ma in diretta «streaming», le Giornate Mondiali della Gioventù quando si sono celebrate in Paesi troppo lontani per essere raggiunti dal loro budget. Il rischio che questo tipo di trasmissioni si trasformino in un semplice spettacolo è certamente alto, soprattutto presso un pubblico non troppo avvertito, tuttavia è evidente che sono strade percorribili, si tratta semplicemente di governarle con intelligenza, gusto e capacità comunicativa.

Nel web qualunque parola ha un ruolo centrale, possiamo immaginare dunque che ruolo possa avere la Parola della Scrittura, e quanto possa essere performativa se trasmessa favorendo le condizioni esterne. Si potrebbe ricreare quella partecipazione propria della liturgia anche nel Web andando a toccare quelle corde sensibili dell’umano digitale. La vera sfida sarà quella di ottenere sufficiente attenzione attraverso strumenti che, per il fatto stesso di essere tra le nostre mani, generano una sorta di «rumore di fondo» dal momento che sono tecnologie pensate per portare l’attenzione costantemente altrove.

Come una nuova terra di missione il Web attende uomini e donne che le permettano di entrare in relazione con la Parola: non è dunque una perdita di tempo né un servizio meno importante di altri quello di spendersi in questa direzione, e poterlo fare mettendo in campo generazioni diverse è un ulteriore guadagno.

Il Web è un contenitore sconfinato, m a in esso parte delle diversità rischiano di essere cancellate e perdute. Così un’azione pastorale importante è la salvaguardia di memorie destinate all’oblio: esistono in tal senso delle banche di memoria che custodiscono semplici storie di vita che aiutano a ricordare anche un modello di vita.

Nel panorama pastorale esistono diversi siti cattolici che raggruppano, dopo un discernimento fatto sito per sito, siti cattolici, oppure esistono siti che contengono materiale utile per la pastorale o altri che si propongono come filtri efficaci per evitare che i minori non accedano a contenuti non adatti alla loro età. Molti sono i canali Youtube dedicati all’omiletica, alla predicazione e alla catechesi che hanno permesso a un pubblico più ampio e vasto di approfittare della sapienza di biblisti, pastori, laici.

Quello che ancora non esiste, invece, è un sistema che permetta di individuare tali risorse in modo automatizzato e nello stesso tempo che dia sufficienti garanzie di affidabilità quanto a contenuti. Una soluzione è quella dei motori di ricerca per così dire di secondo livello, ossia motori che non analizzano tutto il Web ma soltanto alcuni siti definiti (AA.vv, IT 2020. Il futuro dell’information technology in Italia. 2014).

Un esempio sono i motori di ricerca per viaggi e turismo o quelli legati alle assicurazioni, di cui si fa ampia pubblicità: essi perlopiù non hanno dati proprietari, ma aggregano dati di altri siti e altri motori, garantendo però che i risultati di ricerca siano pertinenti rispetto al tema.

Tali motori, nei casi evidenziati, realizzano anche una comparazione dei dati, che però è di tipo numerico. Non è impossibile pensare che algoritmi più sofisticati possano discettare sull’ortodossia di un testo: siamo qui nell’ordine del futuribile, non però in quello della fantascienza. Tali strumenti presuppongono un certo investimento economico e di pensiero, ovviamente, ma sono certamente alla portata delle nostre comunità.

Una tecnologia più abbordabile riguarda invece l’aggregazione delle notizie e delle informazioni da siti di informazione cattolica ufficiali: tali aggregatori di fatto sono già disponibili e utilizzarli con proprietà sarebbe un vantaggio interessante.

Per concludere, considerando che il Web è un bene planetario che ha bisogno di una cultura e una visione planetaria, affidata a un’opinione pubblica che proprio grazie al Web sta diventando giorno dopo giorno planetaria al di là delle barriere linguistiche e culturali, ma da cui ancora parti del pianeta sono escluse per mancanza di connessione e di adeguata consapevolezza, la Chiesa possiede già un atteggiamento mentale, un’attitudine e una cultura globale.

Il Web ci consegna l’ebbrezza dell’infinito e delle sue infinite possibilità, la sensazione che nulla di quanto ci circonda possa più farci paura, e quello che ancora ci è ignoto ci presenta il fianco debole attraverso il quale penetrare nella conoscenza di tutto.

La rivoluzione digitale (che è solo l’ultimo degli esiti della modernità e post modernità, ma con un potenziale esistenziale di portata mai sino ad ora così ampio, come abbiamo avuto modo di abbozzare in questo articolo) diventa un concreto campo di azione ove la teologia si può mettere in discussione e a servizio dell’umano per approfondire le questioni teoretiche, filosofiche ed ermeneutiche che il tempo presente va cercando e a cui, come abbiamo auspicato in diversi punti, anche noi siamo invitati.

Valerio Testa




Corso Web: abitare al meglio il mondo digitale

[…] In questo mondo, i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa. Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto. La cultura dell’incontro richiede che siamo disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri. I media possono aiutarci in questo, particolarmente oggi, quando le reti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi. In particolare internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio […]

Prendendo spunto dalle parole di Papa Francesco nel suo messaggio per la XLVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, ho partecipato ad un Corso laboratorio teorico pratico “Come si fa un Sito Web” nella Pontificia Università Urbaniana, promosso dalla UISG (Unione Internazionale Superiore Generali) e guidato dal professore Ing. Riccardo Petricca.

Mi sono sentita attratta dai temi da sviluppare durante il semestre e ho accolto subito l’invito ricevuto sulla Newsletter della UISG, per acquistare una maggior conoscenza di base su come fare un sito web, per comprendere e soprattutto come utilizzare questa ricchezza del mondo digitale per evangelizzare, far conoscere il nostro carisma e missione come Figlie di San Camillo.

Durante il semestre, ad ogni incontro, ho approfittato con grande curiosità ed entusiasmo le lezioni dando un nome tecnico a certe azioni che fin d’ora facevo automaticamente quando pubblico sul blog; ho provato molta gioia scoprire che già nel 1957, con la Enciclica Miranda Prorsus Papa Pio XII ponderava le potenzialità dei mezzi di comunicazione elettronica per l’evangelizzazione; ho imparato ad istallare e creare un sito su WordPress; avere con chiarezza il messaggio che si vuol fare passare; le modalità da scegliere sono fondamentali, per poter comunicare con efficacia; della necessita di fare un PIANO DI COMUNICAZIONE dell’Istituto; di lavorare in equipe; di una buona formazione specifica di base per le persone incaricate della comunicazione; di provvedere delle risorse tecniche in considerazione del budget economico della Congregazione; di prendere consapevolezza che la comunicazione oggi è una missione in sé ed è, allo stesso tempo, un impegno trasversale della missione della Congregazione.

Tra l’altro togliere la paura di utilizzare questi mezzi durante la formazione delle giovani coinvolgendo alle formatrici e suore più grandi per saper discernere l’uso corretto del social network.

[…] La differenza generazionale nell’uso dei media la viviamo anche nelle comunità religiose. La formatrice spesso si trova impreparata ad abitare con sapienza questo nuovo mondo e a farlo diventare parte del processo formativo. La sfida è formare ai media e formare attraverso i media digitali.

È giusto lasciare che le formande usino cellulari e tablet personali? Non esiste una risposta valida per tutte le situazioni. Ciò che è importante è avviare un dialogo e un discernimento condiviso per comprendere le diverse posizioni e, soprattutto, i diversi mondi interpretativi. Noi, non più giovani, abbiamo appreso ad abitare il digitale dopo anni di mondo analogico (lineare) e quindi è facile percepire una separazione tra offline e online; anche se questa frattura si sta attenuando sempre più.

A mio modesto parere ‘vietare’ non è un atteggiamento fruttuoso e che porta a una maturazione delle capacità di discernimento e decisione della persona. Questo vale anche per le nuove generazioni. Dobbiamo stimolare un senso di responsabilità nell’abitare il digitale, e formare cittadine e cittadini digitali consapevoli […]

Comunicare per costruire una comunità globale

Patrizia Morgante, Educatrice, counsellor, facilitatrice, attualmente Responsabile della comunicazione della UISG.

 

Mi sembra opportuno, per spiegare il nostro carisma camilliano in relazione alla comunicazione sul web, condividere una parte del Messaggio di Papa Francesco per la Giornata delle Comunicazioni 2014.

Per raccontare la vita di San Camillo de Lellis e il suo carisma trasmesso a noi dai nostri Beati Fondatori padre Luigi Tezza (camilliano) e madre Giuseppina Vannini, spesso mi rivolgo al passo evangelico del Buon Samaritano, lì si trova il modo di agire e operare con il nostro prossimo. In questo messaggio il Santo Padre applica la parabola del Buon Samaritano al nuovo ambiente digitale nel modo di comunicare:

[…] come si manifesta la “prossimità” nell’uso dei mezzi di comunicazione e nel nuovo ambiente creato dalle tecnologie digitali? Trovo una risposta nella parabola del buon samaritano, che è anche una parabola del comunicatore. Chi comunica, infatti, si fa prossimo. E il buon samaritano non solo si fa prossimo, ma si fa carico di quell’uomo che vede mezzo morto sul ciglio della strada. Gesù inverte la prospettiva: non si tratta di riconoscere l’altro come un mio simile, ma della mia capacità di farmi simile all’altro. Comunicare significa quindi prendere consapevolezza di essere umani, figli di Dio. Mi piace definire questo potere della comunicazione come “prossimità”.

Quando la comunicazione ha il prevalente scopo di indurre al consumo o alla manipolazione delle persone, ci troviamo di fronte a un’aggressione violenta come quella subita dall’uomo percosso dai briganti e abbandonato lungo la strada, come leggiamo nella parabola. In lui il levita e il sacerdote non vedono un loro prossimo, ma un estraneo da cui era meglio tenersi a distanza. A quel tempo, ciò che li condizionava erano le regole della purità rituale. Oggi, noi corriamo il rischio che alcuni media ci condizionino al punto da farci ignorare il nostro prossimo reale.

Non basta passare lungo le “strade” digitali, cioè semplicemente essere connessi: occorre che la connessione sia accompagnata dall’incontro vero. Non possiamo vivere da soli, rinchiusi in noi stessi. Abbiamo bisogno di amare ed essere amati. Abbiamo bisogno di tenerezza. Non sono le strategie comunicative a garantire la bellezza, la bontà e la verità della comunicazione. Anche il mondo dei media non può essere alieno dalla cura per l’umanità, ed è chiamato ad esprimere tenerezza. La rete digitale può essere un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane. La neutralità dei media è solo apparente: solo chi comunica mettendo in gioco se stesso può rappresentare un punto di riferimento. Il coinvolgimento personale è la radice stessa dell’affidabilità di un comunicatore. Proprio per questo la testimonianza cristiana, grazie alla rete, può raggiungere le periferie esistenziali.

L’icona del buon samaritano, che fascia le ferite dell’uomo percosso versandovi sopra olio e vino, ci sia di guida. La nostra comunicazione sia olio profumato per il dolore e vino buono per l’allegria. La nostra luminosità non provenga da trucchi o effetti speciali, ma dal nostro farci prossimo di chi incontriamo ferito lungo il cammino, con amore, con tenerezza.

Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale. È importante l’attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l’uomo d’oggi e portarlo all’incontro con Cristo: una Chiesa che accompagna il cammino sa mettersi in cammino con tutti. In questo contesto la rivoluzione dei mezzi di comunicazione e dell’informazione è una grande e appassionante sfida, che richiede energie fresche e un’immaginazione nuova per trasmettere agli altri la bellezza di Dio.

Video – sintesi del carisma della Figlia di San Camillo

Sr. Fernanda Bongianino fsc