Nella comunità cristiana il povero non soltanto quello che non ha niente da mangiare, ma è colui che non sa vivere questa presenza di Cristo. «Nell’antico testamento i poveri di Jahvè sono uomini e donne che proprio per la loro condizione di sottomissione e di dipendenza nutrono la speranza della futura liberazione messianica». In questo stato quindi la povertà comprende in sé l’intreccio di uno status sociologo con una propensione religiosa «povero come colui che allora, che è privo dei beni essenziali che sono però da definire, secondo il contesto sociale».
Invece nel nuovo testamento sono nominati uniti ad altre categorie di persone, storpi, ciechi, zoppi, sono presenti come bisognosi ai quali si devono distribuire i propri beni e quando si vuole fare loro l’elemosina, si deve sottrare da quanto si ha per vivere, in diverse occasioni sono additati come destinatari del lieto annunzio del Regno, perché siano particolarmente umili e disponibili. Nella linea dei poveri di Jahvè essi sono persone umili e giuste sulla linea dell’antico testamento. È proprio così anche per i poveri della mia diocesi sono gli zoppi.
I poveri nella diocesi di Ranchi
Io penso alla mia diocesi di appartenenza, emergono anzitutto i volti dei poveri. Il povero non è soltanto quello che non ha niente di cui vivere, ma è colui che non sa essere ad immagine di Cristo. Il povero è colui che non sa amare, perché se ama vuol dire che già ha trovato il Cristo. Nella mia diocesi di Ranchi lo vedi molta gente povera a volte la famiglia intera è povera.
Il volto del povero di Ranchi è il volto di uomini e donne che vivono situazioni di solitudine, di chi porta in sé la sofferenza. I poveri sono quelli che veramente non hanno da mangiare materialmente. Lo scenario lavorativo che si presenta al povero è fatto di impieghi e spesso molto precari e mal retribuiti e soprattutto poco garantiti. E la disoccupazione è sempre in crescita.
La mancanza dell’educazione anche porta la disoccupazione- soltanto dopo l’arrivo dei missionari, ha messo il seme dell’educazione, i missionari gesuiti hanno aperto le prime scuole nel paese. Prima dei missionari soltanto i ricchi potevano accedere alle scuole ai loro figli, i figli dei poveri erano destinati al lavoro nei campi perciò il paese per molto tempo ha subito la piaga dell’analfabetismo. Si vede molto questa differenza tra poveri e ricchi. Specialmente quelli che sono nei villaggi sono poveri, perché non vengono dati la dignità abbondanza. I ricchi sempre vanno in crescita e il povero sempre va impoverendo, perché c’è questa sottomissione anche tra i poveri e poveri, quando una va in crescita l’altra lo impedisce a crescere. Ecco perché la povertà della diocesi è molto particolare.
I poveri nella diocesi di Ranchi: causa
La povertà della Diocesi di Ranchi è molto particolare perché c’è un ritardo civilizzazione, essendo una zona abitata da un popolo indigene il processo di civilizzazione è avvenuto molto lentamente che ha fatto sì che il paese si è sviluppato in ritardo.
La povertà a Ranchi è molto vasta. Prima cosa è la mancanza delle tecnologie: Come ho citato sopra che Ranchi è un paese ricco di risorse primarie. Maggior parte delle risorse (materiale primarie) vengono trasportati da Ranchi in tutto l’india. Pur essendo ricco dei materiali primarie è un paese povero a causa delle mancanze delle tecnologie. I grandi imprendi territoriali comprano i loro materiali in meno costi e dopo aver elaborato lo stesso materiale viene venduto nello stesso paese in doppio costo.
Popoli: I veri residenti del paese sono l’indigente ma i popoli sono mischiati ad oggi tutti i lavori che richiedono grande sforzo mentale e nei posti più importanti maggiormente sono impiegati i popoli di altri stati e i popoli residenti paese sono senza lavoro o lavorano lavori semplici questo che fa economia del paese non cresce e la povertà sta in aumento.
I poveri di Ranchi e Dio
Il povero confida in Dio, perché non può appoggiarsi su sé stesso. Invece il ricco confida in sé e in ciò che possiede. Loro sono più consapevoli che il Signore ha cura di loro li ama così come sono. Molte volte si dimenticano che sono poveri perché sono talmente contenti che non hanno altro da pensare, solo Dio ma a volte succede anche al contrario. Questa povertà lo porta anche alla solitudine, entrano in crisi e a volte succedono prendono la strada di suicidarsi.
La gente è molto legata alla sua fede, ecco perché a volte dicono per esempio quando esci dalla propria terra dicono di non perdere la fiducia in Dio. Nel momento di difficoltà lo aiutano l’un l’altro senza nessuna distinzione. La mia esperienza personale mi dice che per avere un rapporto forte con il Signore la gente deve avere una conoscenza del catechismo buono e fruttuoso. Perché se il fondamento è debole è certo che la casa crolla.
I poveri a Ranchi: l’intervento della Chiesa
Il ruolo della Chiesa cattolica al servizio dei poveri è molto vitale. La chiesa si sta impegnando attivamente nelle campagne per il ripristino di terreni e foreste, nonché nella promozione delle industrie agroalimentari. Si sta sforzando per promuovere industrie su base agroalimentare sta fermando la migrazione dei giovani istruiti dalle aree urbane nei villaggi in cerca di lavoro. Questo è l’unico modo per motivare questi giovani a tornare nei loro villaggi dopo aver ottenuto la migliore istruzione nelle aree urbane. Oltre a impartire un’istruzione formale e tradizionale, la chiesa sta lanciando una vigorosa compagnia di alfabetizzazione per impedire ai tribali poveri e innocenti di cadere preda di cose come l’indebitamento. La chiesa sta aiutando a creare una forte lobby per far sì che la politica sanitaria tribale facesse parte della politica sanitaria nazionale del governo dell’India.
La chiesa si sta sviluppando piano piano i modi per impartire l’educazione nelle sue iniziazioni attraverso linguaggi di madre lingue / lingue regionali. Ed anche io personalmente per la diocesi vorrei formare un metodo tecnologico per lavorare tutto al meglio, specialmente per i giovani sposi che decidono di sposarsi in chiesa gli dobbiamo dare una informazione tecnologica affinché possano veramente fruttificare la loro vita attraverso tutti questi strumenti. Sì è vero che è diffuso tanto la funzione della tecnologia ma molti giovani invece di guardare il lato positivo della cosa lo vedono un modo sbagliato che porta alla strada non buona e molti lo decidono anche di non fare nulla nella vita. Infatti molti giovani stanca in cerca di lavoro decidono di stare a casa e vivere una vita indegna.
Le beatitudini
Nella diocesi di Ranchi secondo i due beatitudini sono veramente attuali perché io personalmente ho visto che molta gente mancanza di giustizia lo vive anche adesso. E i poveri lo vivono questa bellezza della povertà, riescono a scoprirlo come il dono di Dio. E sanno la benevolenza di Dio che sceglie proprio coloro che sembrano i poveri, gli inutili, gli scomodi, coloro che restano liberi e sono in grado di accogliere il regno, il dono di Dio, la gioia di essere i figli del Padre, sceglie anche quelli che accolgono. Per noi cristiani già abbiamo l’insegnamento della povertà e il suo frutto. Come vediamo nelle beatitudini:
(a) «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3)
Il Vangelo ci invita a riconoscere la verità del nostro cuore, per vedere dove riponiamo la sicurezza della nostra vita. Normalmente noi vediamo che il ricco si sente sicuro delle sue ricchezze, se gli manca qualcosa non riesce a sopravvivere, invece il povero si adegua di quello che ha, senza sprecare di quello che ha. Come Gesù stesso c’è l’la detto nella parabola del ricco stolto, parlando di quell’uomo sicuro di sé, come uno sciocco, non pensava che poteva morire quello stesso giorno. (cfr. Lc 12,16-21). «La ricchezza non ti assicurano nulla». Quando il cuore è pieno delle ricchezze delle cose che non servono a niente e ci impediscono di vivere la parola di Dio.
(b) «Beati quelli che hanno fame di giustizia, perché saranno saziati» (Mt 5,6)
Il concetto di giustizia nei poveri di Ranchi è molto vissuto, ma molte volte non lo vivono perché la società non gli permette. I poveri vengono chiamati giusti, chi si sforza sinceramente di adempiere la volontà di Dio. La fame e la sete occorre, cioè amare e ricercare con tutte le forze quello che rende l’uomo giusto dinanzi a Dio. Chi vuole veramente la santità cristiana lo valorizza dei mezzi, che la chiesa lo offre a tutti gli uomini e insegna a radicare nella loro vita.
Conclusione
“Facciamo l’uomo a nostra immagine, seconda la nostra somiglianza” (Gn 1.26). Dio ci ha creati nella sua immagine e somiglianza quindi tutti sono uguali, tutti abbiamo stessa dignità, stesso dovere e diritto. Nel questo caso anche i poveri devono resettarsi nella communita perché i poveri sono anche figli di Dio.
I poveri di Ranchi non sono i poveri nell’ambito di materiale pero li manca anche l’amore di Dio. Hanno bisogno di l’amore di Dio pero a stesso tempo hanno bisogno di l’aiuto di materiale. Questa mancanza si può recuperare soltanto dalla chiesa. Quando ritornerò nella mia diocesi, dedicherò la mia vita per servizio dei poveri. Nella nostra scola cattolica li darò consenso per studiare i figli dei poveri, mostrerò i giovani la strada concreata per loro futuro, vado nei villaggi sperduti per conoscere la realtà della povertà e vivere nella loro sofferenza. Così si può sradicare la povertà della diocesi di Ranchi.
Bibliografia
- M. e A. LAURORA, La povertà ci interpella, Un amore preferenziale per i poveri in Carità e Giustizia, città della editrice Assisi, (13 marzo 2012).
- FEBRIS, La scelta dei poveri nella Bibbia, Ancora, Milano 1996.
- BETTAZZI, La chiesa dei poveri dal Concilio a Papa Francesco, Editrice Pazzini, 2014, p. 16-17.


