Carità è Condivisione

Gesù ci parla della Carità

«Amatevi gli uni gli altri come io ho amanto voi». Questo è il messaggio di Gesù: il cuore della vita cristiana, il principio base della vera Carità.

Papa Benedetto ci ricorda che Gesù è la Carità in persona.

Carità come centro della nostra missione
Carità, cuore della nostra missione

 

La carità nella Deus Caritas Est

La Deus Caritas Est ci mostra il volto di Dio caritatevole e ci invita ad essere carità a sua immagine.

 

Diritti di autore

L’immagine in articolo è presa dalla rete, è pubblica. La usiamo senza finalità di lucro.




MANTENERE VIVA LA SPERANZA

Un modo di “essere fratelli e sorelle”.

La realtà d’incertezza in cui viviamo, ci fa sperimentare la nostra fragilità, ci fa toccare con mano la nostra vulnerabilità; forse, le cose non torneranno ad essere come prima, ma ci si offre anche la grande opportunità di farci più consapevoli delle nostre risorse, della creatività, di quello che ci fa forti e di cui forse non ci siamo resi conto.

Di fronte a questo panorama, ci viene incontro come balsamo prezioso il fresco e fiducioso invito di Papa Francesco al numero 55 dell’Enciclica: “Fratelli tutti”:

Invito alla speranza, che «ci parla di una realtà che è radicata nel profondo dell’essere umano, indipendentemente dalle circostanze concrete e dai condizionamenti storici in cui vive. Ci parla di una sete, di un’aspirazione, di un anelito di pienezza, di vita realizzata, di un misurarsi con ciò che è grande, con ciò che riempie il cuore ed eleva lo spirito verso cose grandi, come la verità, la bontà e la bellezza, la giustizia e l’amore. […] La speranza è audace, sa guardare oltre la comodità personale, le piccole sicurezze e compensazioni  che restringono l’orizzonte, per aprirsi a grandi ideali che rendono la vita più bella e dignitosa». Camminiamo nella speranza. (1)

 

Con questa spinta a vedere oltre la realtà che stiamo vivendo, ad essere consapevoli che siamo capaci di aprirci a grandi ideali, a misurarsi con ciò che è grande, con ciò che riempie il cuore ed eleva lo spirito verso cose grandi, ci sentiamo chiamati ad alimentare relazioni, in modo che ci aiutino ad avvicinarci alle persone, specialmente alle malate e le loro famiglie, cerchiamo di entrare “on line”, per riuscire ad arrivare ad avere relazioni “on life. Sarebbe una forma di portare la tenerezza di Dio ad alcune persone che fanno parte di questa umanità sofferente.

 

Gesù Maestro e Pastore, ci ha dato l’esempio con la sua vita e ci dà la sua grazia per creare forme di vicinanza. La vicinanza, infatti, dice il Papa, è un balsamo prezioso, che dà sostegno e consolazione a chi soffre nella malattia.  In quanto cristiani, viviamo la prossimità come espressione dell’amore di Gesù Cristo, il buon Samaritano, che con compassione si è fatto vicino ad ogni essere umano, ferito dal peccato. (2)

Ribadisce il Papa: Il Signore è – non dimentichiamo – il Signore della compassione, della vicinanza, della tenerezza: tre parole da non dimenticare mai. Perché è lo stile del Signore: compassione, vicinanza, tenerezza.

Pregare in ogni momento, in ogni situazione, perché il Signore ci è vicino. E quando una preghiera è secondo il cuore di Gesù, ottiene miracoli. (3)

Con il desiderio di farci vicine ad alcune persone e sorelle ammalate e manifestare la nostra fraternità, e con la fiducia che il Signore ci è vicino, abbiamo preparato un piccolo video, inviandolo loro via whatsapp, con una proposta di preghiera, in modo di attivare con loro un dialogo. Cioè una forma di essere solidali e di unirci alle loro sofferenze, proponendo questa preghiera con la fiducia in Colui che è la Vita ed è venuto a darci vita abbondante (Gv 10,10).

 

In risposta a questo video, oltre il ringraziamento, sono giunte richieste e proposte:

  • Condividere in questi video scritti o meditazioni del nostro Fondatore, il Beato don Giacomo Alberione, sul come accogliere la malattia, o come fare un passo avanti nel trasformare queste sofferenze in apostolato.
  • Altre hanno condiviso il fatto che, oltre a commuoversi con la preghiera nel patire la malattia, sperimentano speranza e fiducia nel Signore della Vita.
  • È un momento che ha favorito l’incontro con Dio.
  • Hanno chiesto di lasciare uno spazio per presentare loro le proprie intenzioni.

Dopo questa piccola esperienza di avvicinamento attraverso il video inviato per whatsapp, abbiamo provato quanto sia importante e necessario continuare alimentando, attraverso questa via, la comunicazione e la relazione con le persone ammalate, per esprimere la nostra solidarietà fraterna e sororale, in modo da sostenerci nella fede nel Dio della Vita, ravvivare la speranza e esercitare la carità.

Maria del Refugio Saldate pddm

 

Sitografia:

  1. Francesco, Fratelli tutti, in http://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html (Consultato il 12-02-2021).

 

  1. Francesco, messaggio per la 29ma. giornata mondiale del malato, Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli (Mt 23,8). La relazione di fiducia alla base della cura dei malati.  http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/sick/documents/papa-francesco_20201220_giornata-malato.html (Consultato il 8-02-2021)

 

  1. Francesco, Udienza generale, Biblioteca del Palazzo Apostolico, Catechesi sulla preghiera Pregare nella vita quotidiana, mercoledì, 10 febbraio 2021. In http://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2021/documents/papa-francesco_20210210_udienza-generale.html (Consultato il 15-02-2021).

 

 

 




Come si fa sito web

Secondo sessione di come si fa sito web.

https://www.youtube.com/watch?v=eDvlruj1b1A

 




LA NOSTRA DIPENDENZA DA DIO MISERICORDIOSO

Nessun Dio nessuna vita, conosci Dio e conosci la vita

La nostra dipendenza da Dio Misericordioso
L’infinita Misericordia di Dio

Introduzione

Gli esseri umani sono esseri sociali e sono sempre impegnati con la loro vita. Siamo tutti molto impegnati con i nostri impegni. Non abbiamo tempo di viaggiare interiormente. Nella nostra vita quotidiana il fattore più importante è dipendere da Dio che è il nostro Padre misericordioso. Ma l’uomo moderno e le famiglie nucleari non hanno tempo di mandare con Dio. È il Padre di tutti e tutti possiamo dipendere da Lui solo, cioè il mio Dio Padre. Anche Gesù ha invitato con il suo invito al suo discepolo e a tutti noi: – “Rimanete in me, poiché rimango anche in voi”.

Nessun ramo può dare frutti da solo; deve rimanere nella vite. Né puoi dare frutti se non rimani in me. “Sono la vite; tu sei i rami. Se rimani in me e io in te, porterai molti frutti; a parte me non puoi fare niente. ” (Giovanni 15: 4-5). Noi esseri umani abbiamo sempre bisogno di accogliere l’invito del Dio misericordioso.

Pertanto, ogni volta e qualunque cosa possiamo dire che ci sono alcune persone che sono i miei migliori amici, familiari, parenti ecc., Ma abbiamo tutti dei limiti. Possono soddisfarci con materiali e cose come regali nella nostra vita quotidiana. Ma c’è solo una persona che può concedere i miei desideri di cuore, la saggezza e la conoscenza non è altro che Dio.

È come il mio amico che posso parlare con lui perché credo che mi conoscesse quando ero nel grembo di mia madre. “Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo e prima che tu nascessi, ti ho consacrato; Ti ho nominato profeta per le nazioni ”. (Ger 1: 5). Solo lui può soddisfare tutti i miei desideri e bisogni.

Il Padre misericordioso conosce tutti i problemi o le lotte che affrontiamo. L’unica soluzione è fidarsi di Dio. Ora la fiducia non significa presumere che Dio alla fine darà ciò che vuoi. No, la fiducia è credere che starai bene con qualunque cosa il Signore voglia. Poiché l’Eterno dà saggezza; dalla sua bocca derivano conoscenza e comprensione; (Pro 2: 6)

CAMMINANDO LONTANO DA DIO

Gli sciocchi dicono nei loro cuori: “Non c’è Dio”. Sono corrotti, compiono azioni abominevoli; non c’è nessuno che faccia del bene. (Sal 14: 1) Vorrei confrontare questa generazione attuale in quanto allontanando dal Signore alcuni degli incidenti in cui le persone non rispettavano il suo comandamento e non badavano alla sua presenza.

Il primo sarebbe: il popolo di Ninive nel libro di Giona per il cambiamento di cuore e il pentimento. “Giona iniziò a entrare in città un giorno di viaggio, e gridò, e disse:” Tra quaranta giorni, Ninive sarà rovesciata ” (Giona 3: 3-4).Ha camminato per tre giorni per attraversare la città da una parte all’altra, quindi la camminata di un giorno di Jonah non sarebbe stata all’altezza del centro città.

Il secondo sarebbe: “Stavano mangiando e bevendo, e si sposavano e venivano dati in matrimonio, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e venne il diluvio e li distrusse tutti.

Il terzo sarebbe: – Allo stesso modo, proprio come ai tempi di Lot: stavano mangiando e bevendo, comprando e vendendo, piantando e costruendo, ma il giorno in cui Lot lasciò Sodoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e distrusse tutti loro”. (Lc 17: 17-29).

COMUNICAZIONE

Quanto a me, il volo dell’uomo moderno da Dio è come quello del Figliol Prodigo (Lc 15) nel Nuovo Testamento. Il motivo che ho per questo pensiero è che più l’uomo è avanzato nella tecnologia e in molti altri campi si sta allontanando dal Signore e sta perdendo la fiducia in Dio e il rispetto per il bene. Più siamo comunicabili, più diventiamo occupati in questioni secolari per nulla interessate alle cose spirituali e a Dio. Non è più interessato a godere della presenza e cercare il Signore.

Ma questo talento e tutto ciò che abbiamo ottenuto da Dio, che abbiamo ottenuto per glorificare solo Dio. Il silenzio di Dio ha ritardato i piani di Dio. Il valore della sofferenza ha un valore inestimabile nel piano di Dio affinché tutto sia buono[1]. Le strutture di comunicazione sono disponibili in molti modi. Ma stiamo diventando egoisti e non abbiamo fiducia nel Signore. Inoltre, siamo interessati ad andare per cose mondane, il più delle volte seduti davanti ai media Facebook, Twitter, Tiktok, WhatsApp ecc.

Mentre stiamo godendo di tutti i tipi di comunicazioni nella nostra vita di oggi. Siamo come quello del figliol prodigo che non realizza o riconosce l’amore e la cura del Padre che ci benedice molte grazie e amore. Ma molti dei nostri problemi nel vivere per Gesù derivano dal problema alla radice che pensiamo di poterlo fare perché i campi della tecnologia e della comunicazione che siamo avanzati sentiamo di avere molta libertà.

Partiamo dal presupposto che abbiamo il potere. Quindi, abbiamo iniziato a provare a spingere il cammello attraverso l’occhio di un ago. E il nostro problema principale non è la fiducia nel Signore, ma la maggior parte delle volte diventiamo come quello del folle ricco del Nuovo Testamento “E dirò alla mia anima, Anima, che hai molti beni deposti per molti anni; rilassati, mangia, bevi, sii allegro. ” (Lc 12,19).

In questo pericoloso periodo di pandemia, Dio ricorda a tutti noi. “Ma Dio gli disse: ‘Stolto! Questa stessa notte ti viene richiesta la vita. E le cose che hai preparato, di chi saranno? ‘”(Lc 12,20). Dimentichiamo anche la certezza di Gesù a tutti noi “Io sono la vite; tu sei i rami. Coloro che dimorano in me e io in loro portano molti frutti, perché a parte me non puoi fare nulla. ” (15: 5).

DECISIONE DI TORNARE AL PADRE

Ogni volta che le persone di Israele peccavano contro il Signore e si rivolgevano a Lui con pentimento di cuore, non le respingeva mai, ma le dava e le accettava molto generosamente. Quando il popolo di Ninive credeva in Dio; proclamarono un digiuno e tutti, grandi e piccoli, si vestirono di sacco. Quando la notizia raggiunse il re di Ninive, si alzò dal suo trono, si tolse la vestaglia, si coprì di sacco e si sedette in cenere. “Dio ha visto le loro opere, che si sono allontanate dalla loro via malvagia.

Dio ha ceduto al disastro che ha detto che avrebbe fatto a loro, e non l’ha fatto. ” (Giona 3:10). La grande speranza del re si realizza. Dio cede. Lui cambia idea. Si allontana dalla sua rabbia feroce. Quando penso a questo punto, ciò che viene in mente al momento è tornare al Padre in questo periodo di grande virus corona pandemico, è un suggerimento di invito per l’intera umanità alla schiena al padre celeste.

Anche quando Gesù ha iniziato il suo ministero pubblico, le prime parole usate da Gesù non sono altro che il pentimento del cuore “Gesù che dice:“ Il tempo è compiuto e il regno di Dio si è avvicinato; pentirsi e credere nella buona notizia ” (Mc 1:15). E in questo periodo pandemico molti si pongono le domande: perché Dio è così? Per questa domanda posso sicuramente dire nella mia vita che ho visto quando il mondo intero è tornato a Dio che questo momento è il periodo Pandemico.

Perché ora molti di loro hanno capito che senza la divinità la misericordia non può avere alcuna soluzione per essere guarita da questa malattia[2]. Tutti coloro che cercano la risposta della pazienza trovano finalmente la risposta nel silenzio di Dio. La mia risposta a questa situazione di questi grandi guai per ciò di cui abbiamo bisogno è di ritornare al Padre misericordioso come quello del Figlio prodigo: la misericordia è pensata per essere ricevuta da Dio e data agli altri in modo illimitato.

La nostra relazione con Dio e l’accoglienza della sua misericordia deve diventare il fondamento della nostra vita. Ogni persona che Dio mette nella nostra vita sperimenterà la misericordia di Dio attraverso di noi in un modo che Dio sceglie. Mentre restiamo aperti a Lui, Egli ci userà per formare santi vincoli d’amore con tutti coloro che sono disposti a ricevere quell’amore.

IL PERDONO DI DIO 

Ma quando venne da solo, disse: “Quante mani di mio padre hanno il pane abbastanza e risparmiano, ma qui sto morendo di fame! (Lc 15:17). Nella maggior parte delle traduzioni della Bibbia questo 17 versetto è tradotto come “Finalmente tornando in sé, ha detto che è tornato in sé” quando ha avuto voglia di morire di fame fisica ed è insopportabile per lui sopravvivere senza cibo. Ha vissuto lontano dalla verità della sua esistenza[3].

Il sentimento del suo dispiacere / pentimento per il suo peccato / azione sbagliata è il risultato dell’introspezione dentro di sé nel 17v. era in grado di accettare la sua indegnità e pensava di aver perso il diritto di essere il figlio (eredità) suo padre, come quello della preghiera di Esdra (Ezra 9: 6, 15)[4].

“Quindi, è partito e è andato da suo padre. Ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide ed era pieno di compassione; corse e gli mise le braccia attorno e lo baciò”. (Lc 15:20). Camminò verso suo padre con sentimenti estremi (cuore pesante) di dispiacere ma prima di raggiungere la sua casa il padre compassionevole corse giù dalla cima della casa e lo abbracciò senza alcuna esitazione.

Qui dobbiamo riflettere sull’atto del Padre che quando il figliol prodigo stava tornando dopo un lungo intervallo di anni e nessuna delle persone del villaggio che lo circondava poteva riconoscerlo come figlio di quel ricco padre, ma solo suo padre lo riconosceva persino il suo aspetto esteriore è sfigurato come un mendicante in abiti trasandati.

È per dire che solo Dio può vedere il cambiamento interiore di una persona (Sal 33: 13-14, 1 re 29:17, 1 Sam 16: 7). Come diceva un uomo, “Sono sempre fiducioso di andare a Dio con i miei peccati, perché il perdono è un affare di Dio. Il compito di Dio è amarmi e perdonarmi”.

DECISIONE DI TORNARE AL PADRE CON PENITENZA

Qui dobbiamo riflettere sulla reazione di un genitore normale quando uno dei figli della famiglia è fuggito come questo figlio / figlia prodigo, alcuni genitori accetteranno il proprio figlio / a? Non credo che il loro atteggiamento o reazione andrà bene. Ma direbbero quanto hanno speso il loro tempo e denaro per scoprire dove si trovasse e cercare aiuto per i media, la polizia e così via. E avrebbero espresso tutta la loro rabbia a quella particolare persona o non gliene sarebbe importato o non avrebbero aperto la bocca per dire una parola.

Ma la reazione del Padre in questa storia è esattamente opposta e molto accogliente non solo, ma dà abbracci a un verme e ricorda di aver chiesto dove si trovasse la vita passata perché questo Padre era nuovo e suo figlio è cambiato internamente. In altre parole, se facciamo uno sforzo verso un passo verso Dio, Dio scenderà dieci gradini per accettare i Suoi figli / figlie a braccia aperte che ritornano con un pesante fardello di vita. È così che Dio sente di noi quando noi, attraverso il peccato, lasciamo la sua presenza e attraverso il pentimento ritorniamo a lui “.

E anche, in questo periodo, i media sono stati molto buoni perché per Spiritualmente, mentalmente per tutto ciò che è molto utile. E attraverso la videochiamata possiamo chattare e chiamare i miei vicini e cari. Molti di loro hanno iniziato a scrivere molti buoni articoli in grado di dare speranza agli altri e di disegnare le immagini, studiare canzoni come incoraggiare gli altri e comprendere la famiglia, i vicini ecc. E ci ricorda anche le tradizioni dei programmi passati che fanno video e invio attraverso i media. In questo modo molte cose sono iniziate durante il periodo di blocco.

RUOLO DELLA COMUNICAZIONE

Il ruolo della comunicazione ha acquisito notevole importanza oggi. La Chiesa cattolica ha la responsabilità di proclamare la parola di Dio ai suoi membri. Una comunicazione efficace è importante per la missione e l’evangelizzazione. L’evangelizzazione è possibile attraverso i social network (Facebook, Twitter, video Viva, Zoom, app Whats, Instagram, You Tube ecc.).

Può essere raggiunto dalle persone molto velocemente. Il ministero dell’evangelizzazione è stato dato nelle parole di Gesù ai suoi discepoli: deriva il suo mandato dalle parole di Gesù nel Vangelo “vai in tutto il mondo e proclama la creazione della Buona Novella a tutti” (Marco 16:15).

Evangelizzazione significa quindi comunicazione della Buona Novella, tre temi principali nella presentazione del Vangelo: uno, i sermoni seguono un segno di potere; due, l’uso della Scrittura quando appropriato; e tre, comunicazione attraverso l’interazione personale, faccia a faccia. Predichiamo sulla storicità di Gesù e sulla risurrezione, senza temere la natura divisiva del Vangelo, mostrando il potere di Dio prima dell’annuncio del Vangelo.

Attraverso i media possiamo estendere la nostra relazione umana. Qualsiasi informazione relativa alla relazione umana, all’istruzione, ai programmi di consapevolezza, alle nostre lotte ed esperienze quotidiane, alla parola di Dio e a molti dei nostri amici e popoli. Attraverso la comunicazione diventiamo più vicini a molti amici. I media e la tecnologia hanno aiutato l’intera umanità ad essere più attiva nelle comunicazioni. L’intero universo diventa villaggio globalizzato a causa delle comunicazioni.

[1] Tyler B.,Shalom tidings Christian spiritual magazine, Kerala, India 2016.

[2] https://www.gotquestions.org/God-is-merciful.html

[3] Joseph Ratzinger Pope Benedict XVI.,  Jesus of Nazareth, New York, 205.

[4] Maurice  M., The life of our Lord Jesus Christ, B.Herder book 33 Queen square, London 1953.

SITOGRAFIA

http://forum-phil.pusc.it/articoli/v02-a04

https://youtu.be/GFsY7mQKhWk




Il Sinodo dell’Amazzonia – il celibato in pericolo?

Su le social media come Twitter e Facebook, le persone gridano al pericolo che passi la autorizzazione ai diaconi permanenti o a uomini sposati di accedere o di poter ricevere l’ordinazione sacerdotale. Un canale francese di nome France 2 ha annunciato nel suo giornale che la richiesta è stata accettata dalla maggior parte dei vescovi, ciò però ha provocato dalla parte degli utenti di lingua francese incomprensioni e indignazioni.




Non avere di piu’ ma essere di piu’

l’aspirazione dell’uomo per le cose materiali e’ sempre stata al centro della sua vita, accumulare piu’ cose possibile. A lui non frega niente finche’ che sta bene. Avere di piu’ e’ la caratteristica di chi vive per se’ (l’uomo per se stesso). Ma la persona che vuole  essere di piu’ e’ colui che vive per altri, preoccuppa del dolore/soffferenza degli altri. E’ qualcuno che dona se stesso incondizionatamente per migliorare il suo contesto. Percio’ egli prende l’incarico al livello personale, locale o globale per cambiare la vita della gente.




RELIGIONE E RELIGIONI

PONTIFICIA UNIVERSITÀ URBANIANA

Istituto Superiore di Catechesi e Spiritualità Missionaria

 

 

CS1010

COME SI FA UN SITO WEB

LA RELIGIONE E LE RELIGIONI

 

 

 

 

Docente:

Prof. Petricca

Studentessa: Happiness Eze                23731

 

 

 

 

Anno accademico 2018-2019

Roma

 

INTRODUZIONE

Religione e’ una cosa che regole la vita, come i sentimenti e manifestazioni di tribut, anche il modo che l’uomo da rispecto a DIO. questo antropologicalmente e’ cultural di ogni essere umano perche fa parte della nostra vita. in questo senso nella diversita della religione cioe’ religioni ogni uno ha sua e anche considere che sua puo essere meglio dell’ altra ma in realta qualunque sia,  siamo tutti creati da lo stesso Dio e abbiamo tutti lo stesso scopo cioe’ di lodare Dio e stare con lui  per tutte le nostro vita

 

 

 

CAPITOLO PRIMO

DIO NOSTRO PADRE

 

Padre Nostro” Abba, Padre, è il nome che Gesù usa per rivolgersi a Dio. Rivela la nuova relazione con Dio che deve caratterizzare la vita delle comunità (Gal 4,6; Rom 8,15). Diciamo “Padre nostro” e non “Padre mio”. L’aggettivo “nostro” mette l’accento sulla consapevolezza di appartenere tutti alla grande famiglia umana di tutte le razze e credo. Pregare il Padre ed entrare nell’intimità con lui, vuol dire anche mettersi in sintonia con le grida di tutti i fratelli e le sorelle per il pane di ogni giorno. Vuol dire cercare in primo luogo il Regno di Dio. L’esperienza di Dio come Padre nostro è il fondamento della fraternità universale[1]

L’espressione “che sei nei cieli” mostra  infine l’adeguatezza e l’idoneità della nostra preghiera. Infatti la  preghiera che preghiamo ha le dovute condizioni se nella formula “che sei nei cieli” prendiamo i cieli per i beni spirituali ed eterni, nei quali è riposta la nostra eterna felicità. E questo ha due motive.

L’uomo e’ creato solo per Dio a niente altro, se’ cosi signfica che la vita di per se e’ preghiera, lode e continua adorazione a Dio, affinche siamo in questo mondo abbiamo il dovere di rivolgersi al Dio che determine ogni esistenza. Siracide 2 parla dell fedelta, da consiglio al chi voule essere un buon figli di Dio cioe’ di avere timore di Dio, insenso di tenere o osservare la comandamento di Dio e fulggiere il male, libri di sapienza mostra l’opposizione tra il giusto e gli empi, cosa dobbiamo imparare qui e’ che il giusto sara ricordato da sempre. Dio creatore  per vivere con Dio bisogno il timor di Dio, il timore non è paura ma la avvicinata a Dio. Anche questo è uno di dono dello spirito. Non credere di essere saggi , temi il signore e sta lontano dal male.

Amore di Dio verso il suo popolo non ha limiti, e’ un amore unico che ambiente l’amore di ogni essere umano, chi non sa amare il suo prossimo non sappra anche amare Dio nor guistare la amore di Dio, perche Dio non divide amore con nessuno, cioe’ nostro Dio voule che siamo per Lui e solo per Lui, se resteremo fedele a Dio vivere per sempre con Lui, questo vere al compimento quando riuscieremo al vedere il vouto di Dio in ogni uomo.

Primo:  perché così si accende in noi il desiderio delle realtà celesti. Il nostro desiderio deve essere rivolto là dove abbiamo il Padre, perché là c’è la nostra eredità. Dicono gli Apostoli: “Cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio” (Col 3,1) e “per una eredità che non si corrompe,(1pt1,4).

Secondo: perche con questo la nostra vita si modella fino a diventare celeste, noi diventiamo conformi al padre celeste, secondo quanto si legge: “quale è il celeste, cosi anche i celesti” (1 cor 15, 48). Infatti il desiderio di cose celesti e una vita celeste sono le due cose che rendono l’orante idoneo a chiedere. E per esse la preghiera ha quello che deve avere per domandare.

L’uomo può rivolgersi a Dio come un figlio, chiamandolo “Padre”, come ha fatto Gesù. Questa familiarità del rapporto con Dio nasce nei cristiani dalla consapevolezza di essere figli nel Figlio, è ricordata molte volte nel Nuovo Testamento. È infatti una nota qualificante, che segnala l’originalità cristiana.

1] Parole Nuove – Commenti al Vangelo e alla LiturgiaCommenti al Vangelo TESTO Commento Matteo 6,7-15 a cura dei Carmelitani   (03/03/2009).

 

CAPITOLO SECONDO

RELIGIONE E RELIGIONI

 

Religione e’ fiori con diversi colori, Abbiamo una religione ma diviso in diversi credenza. Religione è una particularita di credenze, vissuti, riti che coinvolgono l’essere umano, modo di vivere tradizionale or anche culturale.

Le religioni hanno le loro idee, molto diverse dalla verità centrata su Dio che si trova nella Bibbia e qui dobbiamo fisare nostro squado per fa ci aprofondire perche’ diversi religione.

Le vie dell’uomo sono tutte estremamente peccaminose: il cuore è ingannevole sopra ogni cosa e disperatamente malvagio: chi può saperlo? Io, il Signore, scruto il cuore, provo le redini, fino ad ogni uomo secondo le sue vie e secondo il frutto del suo agire (Geremia 17: 9-10). Poiché l’uomo è così malvagio, è normale che le idee dell’uomo sull’eternità e sulla salvezza siano gravemente corrotte.

diversi penseri delle religioni

Le diverse posizioni di fronte alle religioni determinano comprensioni differenziate riguardo all”attività missionaria’ della chiesa e al ‘dialogo interreligioso’. Se le religioni sono anch’esse vie alla salvezza (posizione pluralista), allora la conversione non è più l’obiettivo primario della missione, in quanto ciò che importa è che ciascuno, animato dalla testimonianza degli altri, viva profondamente la propria fede.

Il libri di Qoelet analizza l’esistenza umana come essere nel tempo e che si conclude con la morte. In essa si può essere felici, ma È importante prendere coscienza che c’è Dio che trascende il mondo. Il suo agire è perfetto ed egli giudica anche il male. L’uomo però non riesce a capire l’agire di Dio. Personalmente può solo affidarsi a ciò che gli viene accordato da Dio istante per istante. La teologia dell’alleanza come schema interpretativo del reale e della storia aveva usato il binomio “fedeltà/benedizione” e “infedeltà/maledizione”.

Le Leggi

Dall’uomo non dipende né la legge cosmica, né la successione dei momenti e voler capire ciò significherebbe comprendere Dio, ma ciò è impossibile. Il problema del valore della vita per procurare all’uomo l’immortalità, ma ciò si era mostrato pura follia perché l’uomo è stato creato mortale.

Religione

Per il Qoelet l’unica religione possibile è quella del “timor di Dio” ci conduce all’osservanza dei comandamenti. Il timor di Dio è garanzia di dare a Dio ciò che gli è dovuto, esso diviene anche fonte di sapienza (Pv 9,10).

La religione si basa sull fedi e credenze quando si tratta dell’accettazione dei poteri sovrumana sotto forma di Dio o degli dei. D’altra parte la teologia è lo studio del pensiero teistico. Ciò è particolarmente vero per il cristianesimo. Il teismo è l’accettazione della presenza di Dio o del potere sovrumano.

La nozione biblica di verità è diversa, perchè si fonda su un esperienza religiosa, quella dell’incontro con Dio ⁅…⁆ la verita in senso cristiano no è quindi il campo immenso del reale, che noi doveremo conquistare con uno sforzo di pensiero, ma è la verità del vangelo, la parola rivelatrice del padre, presente in Gesừ Cristo ed illuminata dallo Spirito, che dobbiamo accogliere nella fede perchè trasformi le nostre esistenza. La verità di salvezza risplende per noi nella persona del Cristo, che è insieme mediatore e pienezza della rivelazione, e ci è autenticamente comunicta nei libri santi [1].

[1] I. De La Potterie, dizionario di teologia biblica a cura di Giovanni viola e Ambretta milanoli, edizione italiana 1976 Pg.1356-1363.

 

CAPITOLO TERZO

EVANGELIZZAZIONE E DIALOGO INTERRELIGIOSO OGGI

 

La via della verità, la via giusta

Le diverse posizioni di fronte alle religioni determinano comprensioni differenziate riguardo all”attività missionaria’ della chiesa e al ‘dialogo interreligioso’. Se le religioni sono anch’esse vie alla salvezza (posizione pluralista), allora la conversione non è più l’obiettivo primario della missione, in quanto ciò che importa è che ciascuno, animato dalla testimonianza degli altri, viva profondamente la propria fede.

La posizione inclusivista da parte sua non considera più la missione come un impegno per impedire la dannazione dei non evangelizzati (posizione esclusivista). Riconoscendo anche l’azione universale dello Spirito Santo, osserva che essa, nell’economia salvifica voluta da Dio, possiede una dinamica di incarnazione che la porta a esprimersi e ad oggettivarsi: in tal modo la proclamazione della parola conduce a pienezza questa stessa dinamica. Non significa soltanto una tematizzazione della trascendenza, ma la sua maggiore realizzazione, ponendo l’uomo di fronte a una decisione radicale: l’annuncio e l’accettazione esplicita della fede fa aumentare le possibilità di salvezza e anche la responsabilità personale. Inoltre la missione si considera oggi come rivolta non soltanto agli individui, ma soprattutto ai popoli e alle culture.

Dialogo tra le religione

Il dialogo interreligioso si fonda teologicamente sia sulla comune origine di tutti gli esseri umani creati a immagine di Dio, sia sul comune destino che è la pienezza di vita in Dio, sia sull’unico piano divino di salvezza mediante Gesù Cristo, sia sulla presenza attiva dello Spirito divino tra i seguaci di altre tradizioni religiose (Dialogo e annuncio, n. 28):

È necessario che la Chiesa sia presente in questi raggruppamenti umani attraverso i suo} figli, che vivono in mezzo ad essi o ad essi sono inviati. Tutti i cristiani infatti, dovunque vivano, sono tenuti a manifestare con l’esempio della loro vita e con la testimonianza della loro parola l’uomo nuovo, di cui sono stati rivestiti nel battesimo, e la forza dello Spirito Santo, da cui sono stati rinvigoriti nella cresima; sicché gli altri, vedendone le buone opere, glorifichino Dio Padre (58) e comprendano più pienamente il significato genuino della vita umana e l’universale legame di solidarietà degli uomini tra loro[1].

La presenza dello Spinto Santo non si dà allo stesso modo nella tradizione biblica e nelle altre religioni, poiché Gesù Cristo è la pienezza della rivelazione. Tuttavia esperienze e intuizioni, espressioni e comprensioni diverse, provenienti a volte dallo stesso “avvenimento trascendentale”, danno grande valore al dialogo interreligioso. Proprio attraverso questo si può svolgere il processo personale di interpretazione e di comprensione dell’azione salvifica di Dio:

Tutti gli uomini sono chiamati a formare il popolo di Dio. Perciò questo popolo, pur restando uno e unico, si deve estendere a tutto il mondo e a tutti i secoli, affinché si adempia l’intenzione della volontà di Dio, il quale in principio creò la natura umana una e volle infine radunare insieme i suoi figli dispersi (cfr. Gv 11,52). A questo scopo Dio mandò il Figlio suo, al quale conferì il dominio di tutte le cose (cfr. Eb 1,2), perché fosse maestro, re e sacerdote di tutti, capo del nuovo e universale popolo dei figli di Dio. Per questo infine Dio mandò lo Spirito del Figlio suo, Signore e vivificatore, il quale per tutta la Chiesa e per tutti e singoli i credenti è principio di associazione e di unità, nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere (cfr. At 2,42). In tutte quindi le nazioni della terra è radicato un solo popolo di Dio, poiché di mezzo a tutte le stirpi egli prende i cittadini del suo regno non terreno ma celeste[2]

“Una fede che non si è fatta cultura è una fede che non è stata pienamente recepita, non è stata interamente pensata, non è stata fedelmente vissuta”. Queste parole di papa Giovanni Paolo ii nel suo lettere al cardinale segretario di stato, precisano l’importanza dell’inculturazione della fede. Si costata che la religione è il cuore di ogni cultura, come istanza di senso ultimo e forza strutturante fondamentale. In tal modo l’inculturazione della fede non può prescindere dall’incontro con le religioni, che dovrebbe realizzarsi soprattutto attraverso il dialogo interreligioso

« Tuttavia Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità »[3]

[1] CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, decreto su l’attivita’ missionaria della Chiesa, ad gentes divnitus,7 dicembre 1965, n. 11, EV/1 (1962-1965),  631.

[2] CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen Gentium, 28 ottobre 1965, n. 13, in EV/1 (1962-1965) EDB, Bologna 1976, pg.147.

[3] Ipd. N. 9.

 

CONCUSIONE

 

Siamo tanti ma siamo una , quindi chi non sa amare il suo prossimo non può essere un buon religious in qualunque religion che sei, proviamo a riconscere che in ogni uomo ce Dio perche siamo tutti dalla stessa famiglia di Dio,

in fine la vera religione e’ solo la religione che ha Dio al centro della suo culto e ha il timore di Dio che lo aiuta ad rimare fedele nel suo union con suo creatore Dio padre. Riconsciendo Dio in ogni uomo e evitando il male, non e’ facile pero andiamo avanti con gioia il signore ci aiuta.

 




Il pastore: comunicatore della giusta informazione

Il pastore: comunicatore della giusta informazione

autore Filip Subotić

Il compito di questo articolo tratterà come il pastore deve essere competente per comunicare le informazioni utili, in specifico quelle che provengono dal internet. La parola di importanza sta proprio sulla comunicazione, perchè oggi siamo bombardati dalle informazioni inutili e pure da quelle oscurate. Quando dico oscurate mi riferisco a quelle trasmesse in modo tecnico, molto dificile per ripetere e quasi imposibili da imparare. Per quello il pastore nei tempi moderni deve prendere cura di trasmettere la informazione comprensibile o indirizare al popolo alla giusta fonte. Oggi troppa gente giudica o rifiuta quelle fonti ma se sono fatte dalle persone che possiedono la formazione giusta, cioè avere non solo chiarezza dell’informazione utile ma sopratutto stimolante per le persone, quella è la informazione che deve essere indicata. In questo articolo chiedero di coprire alcuni sorgini fruttuose per la crescita ai vari campi.

Il decreto Optatam Totius parla di questo punto nel n.11 «… La disciplina nella vita di seminario deve considerarsi non solo come un sostegno della vita comune e della carità, ma anche come un elemento necessario di una formazione completa in vista di acquistare il dominio di sé, assicurare il pieno sviluppo della personalità e formare quelle altre disposizioni di animo che giovano moltissimo a rendere equilibrata e fruttuosa l’attività della Chiesa.»[1]

1. TED Talks (Technology Entertainment Design) https://www.ted.com/#/

Il sito [2] presenta discorsi da persone che condividono le loro esperienze su un certo argomento, oppure un tema preparato da una persona qualificata con grado accademico su questi argomenti. Le tematiche sono varie e la ricchezza del contenuto è enorme. Dalle innovazioni, tecnologia, economia, disegno, salute; fino alle testimonianze delle persone con i consigli come ordinare la nostra vita e per acquistare le massime capacità. I convegni presentati sono fatti da vari posti al mondo e per quello tutto il contenuto è in inglese.

2. Be inspired canale di Youtube https://www.youtube.com/channel/UCaKZDEMDdQc8t6GzFj1_TDw

Il sito [3] ben organizzato è pieno di ricco contenuto. Contiene varie interviste di personaggi famosi e le loro testimonianze, oppure, tematiche ben preparate da specialisti delle scienze applicate. Riguardano pure lo sport, la qualificazione professionale, l’orizzonte culturale etc. I video sono di durata adeguata tra 6 a 30 minuti e il contenuto è da insegnamento. Il sito presenta una varietà di contenuti fino a consigli di famosi scienziati, atleti, attori etc. Un mio video preferito, che commuove ognuno che lo ascolta, è fatto dal biologo dr. Bruce Lipton che spiega come siamo programmati alla nascita https://www.youtube.com/watch?v=7TivZYFlbX8.

3. I video di Derek Prince https://www.youtube.com/watch?v=MFOPC6gsFec

Tutti i video disponibili di Derek Prince [4] sono molto densi su una tema. Offrono un percorso vasto oltre il baccalaureato di Teologia. I video sono lunghi, li considero però fruttuosi per la formazione teologica. Peter Derek Vaughan Prince (1915-2003) era insegnante di Bibbia, e il suo programma radiofonico quotidiano, Derek Prince Legacy Radio, era trasmesso in tutto il mondo in varie lingue.

4. I miei favoriti canali di Youtube delle scienze alimentari https://www.youtube.com/channel/UCe0TLA0EsQbE-MjuHXevj2A e la spiegazione animata di come funziona la teoria in prattica https://www.youtube.com/channel/UCadiU6WTKl65HUwEih1XLYg

Il primo è il canale del Jeff Cavaliere [5], famoso online istruttore del fitness. Il suo grado accademico e la sua biografia possono letti qui. Offre i migliori esercizi gratuitamente con la spiegazione e annota gli errori comuni degli esercizi fisici. Si possono trovare sul canale di Youtube Athlean-X. Mentre il suo sito contiene un intero programma sia per la palestra sia in privato con alcuni esercizi raccomandati.

Il canale Picture Fit [6] affronta le conoscenze che normalmente non vengono spieate dagli instruttori di palestra. Si tratta di tematiche di scienze alimentari, benefici, consigli per i cibi, pericoli etc. Tutto che si deve sapere prima di fare un serio lavoro o/e la palestra.

5. Far From Average canale di Youtube sulla psicologia in esempio https://www.youtube.com/channel/UC6Iaz96RkYE-MOjnq5NPgqw

Il canale [7] che merita essere indicato è senz’altro Far Form Average, perchè tratta la psicologia dai vari punti di vista e in diversi aspetti. Il canale contiene i video che trattano la psicologia dal punto di vista maschia per aiutarci a comprendere i diversi punti di comportamento. I videi trattano la psicologia feminile con il senso di aiutarci a scegliere un maschio la ragazza ideale per lui però pure vengono trattati gli archetipi feminili in estremità per evitare. Dal punto di vista machile vengono trattati i sbagli quali siano consigliati per evitare o i valori e comportamenti buoni per aiutarci a costruire il comportamento e il carattere ideale. Il canale è molto fornito in contenuto e tratta psicologia prattica però si possono trovare i video quali trattano alcuni fondamenti psicologia. Il contenuto è sempre in agiunta e si trovano sempre nuovi videi che meritano essere visti.

 

 

Per concludere…

Ho raccomandato questi mezzi, per offrire un piccolo orizzonte che comprende lo spirito, l’anima e il corpo della persona. Ovviamnte ci stanno molti altri, ho cercato di raccomandare quelli che sono più affidabili. Canali con contenuto dato da persone con preparazione ed esperienza. Alcuni offrono nozioni, altri aiutano a crescere nel pensare e nel riflettere però tutti comunicano le informazioni che stimolano la crescita personale.

Oggi non tutti hanno accesso alla formazione universitaria. Però non vuol dire che dobbiamo smettere di interessarci prima di fare le scelte per la nostra vita. La fame per sapere deve essere nutrita da giusti fonti che sono disponibili ed il pastore è proprio colui che comunica le informazioni oltre la teologia. In antichità le persone andavano dai preti per qualsiasi aiuto di quale avevano bisogno. Ora ci sono psicologi, medici, educatori di vario grado…però quello non vuol dire che i pastori non possono essere la competizione. Nel mondo di troppi contenuti qualcuno deve essere competente di comunicarci a noi quello che è necessario a sappere ed è pastore ottimo mezzo per stimolare la crescita delle persone.

[1] http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19651028_optatam-totius_it.html (acesso: 05.03.2019.)

[2] https://www.ted.com/#/ (acesso: 05.03.2019.)

[3] https://www.youtube.com/channel/UCaKZDEMDdQc8t6GzFj1_TDw (acesso: 05.03.2019.)

[4] https://www.youtube.com/watch?v=MFOPC6gsFec (acesso: 05.03.2019.)

[5] https://www.youtube.com/channel/UCe0TLA0EsQbE-MjuHXevj2A (acesso: 05.03.2019.)

[6] https://www.youtube.com/channel/UCadiU6WTKl65HUwEih1XLYg (acesso: 05.03.2019.)

[7] https://www.youtube.com/channel/UC6Iaz96RkYE-MOjnq5NPgqw (acesso: 05.03.2019.)




Oltre il Confine

“All’improvviso c’è una luce che mi squarcia il cuore sento
una mano che mi prende senza alcun timore ed una voce
che mi parla in una lingua nuova qui sei al sicuro… vai”:
sono i gesti concreti della vera accoglienza e solidarietà che
evocano le parole di Gesù: “Venite, benedetti del Padre mio…
perché ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25,35).

Quello dell’accoglienza degli immigrati è oggi un tema che fa molto discutere e, spesso, assistiamo a ingiuste chiusure proprio da parte del governo.
Non è possibile non rendersi conto che di fronte ad un problema come quello del fenomeno immigrazione si dovrebbero cercare delle soluzioni, delle strade possibili e non fingere che ciò non ci riguardi.
Il problema non è risolvibile in Italia? D’accordo, si tratta anzitutto di esseri umani che rischiano la vita, intanto vanno accolti, dopodiché portiamo il problema in Europa, quindi risolviamolo insieme agli altri membri.
È aberrante il pensiero che questi immigrati che fuggono disperatamente dai lager libici per salvare la propria vita, quella dei propri figli, raggiunte le coste di Lampedusa vengano rispediti in quei lager.
Caspita ma la nostra cultura da dove deriva? Non affonda le proprie radici in quell’ humanitas classica di cui siamo figli? Quella di Virgilio, di Cicerone, del Petrarca… com’è accettabile che abbiamo smarrito le nostre radici, com’è accettabile che la nostra cultura, laica che sia, abbia perso ogni barlume di umanità?
Accogliere vite umane che rischiano di morire non è affare facoltativo, è un debito di giustizia verso il più debole che è costretto a fuggire. È poi questione di solidarietà, perché i problemi di chi ha più bisogno, sono anche i nostri.
Salvini si sta comportando come un padre di famiglia che davanti ad un problema invece di affrontarlo, si tira indietro se ne lava le mani.
E che cos’è oggi la società globale se non una grande famiglia?
Il periodo storico in cui si parlava di Stati nazionali è cultura vecchia, appartiene all’Ottocento; oggi siamo parte di un mondo globalizzato dove i problemi di ciascuno diventano i problemi di tutti. I filosofi contemporanei parlano di “interdipendenza”… Non possiamo scandalizzarci se una parte del mondo non occidentalizzato coltiva sentimenti di odio, desideri di vendetta quando il vero scandalo è a monte ed è il nostro egoismo esacerbato ai danni dell’altro.
Papa Francesco che per altro è uno dei più grandi intellettuali del nostro tempo, parla di cultura dello “scarto”. Secondo questa definizione gli ultimi, il nostro scarto appunto, sono direttamente responsabilità nostra, responsabilità di chi pensa solo per sé stesso.
Siamo parte di una grande famiglia, sempre più multietnica, multireligiosa, frutto di un mondo globalizzato. La sfida che ancora ci attende è quella di globalizzare l’accoglienza e la solidarietà.

 

Angela Taglialatela




Come noi pessiamo sul Quaresima

Quaresima

  1. Quaresima

significa letteralmente “40 giorni prima della Pasqua”. Si tratta, infatti, di un periodo che precede una delle più grandi feste cristiane, la Pasqua appunto, che celebra la Resurrezione di Gesù, figlio di Dio.

Il periodo di Quaresima è visto da tutti i cristiani come un’opportunità per avvicinarsi ancora di più a Dio, alla fede.

Per le Scritture, il corpo è immagine e somiglianza di Dio. È grammatica di Dio che si inscrive nella nostra pelle. È la lingua materna di Dio». (Josè Tolentino Mendonça – poeta e teologo portoghese – “La mistica dell’istante” – Vita e Pensiero 2015).

Dio è sempre accanto a noi, possiamo sentire la sua presenza al nostro fianco in tanti modi, in particolare attraverso il dono dei cinque sensi.

Vista, udito, tatto, gusto e olfatto sono il punto di partenza per cogliere il bello delle cose che ci circondano e per entrare in relazione con le persone che incontriamo nel corso delle nostre giornate e con Dio. Attraverso il nostro corpo possiamo fare esperienza di Dio e testimoniare in prima persona il Suo grande Amore per noi.

Questo cammino quaresimale vuole essere un itinerario alla scoperta e ri-scoperta dei cinque sensi capaci di farci prendere coscienza di ciò che siamo e di condurci fra le braccia del Padre. Proveremo insieme a dare senso e gusto alla nostra vita, ad ascoltare con il cuore, a profumare di bontà, a ri-donare vita e a guardare con amore alle persone e al mondo circostante. L’esperienza della vista di uno splendido tramonto, del profumo inebriante di un fiore primaverile, del caldo abbraccio di un amico perduto e ritrovato … potranno così trasformarsi nell’esperienza dell’incontro con Dio; istanti unici in cui la vita dell’uomo e quella di Dio si avvicinano fino al punto di accarezzarsi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




SACRA FAMIGLIA – SECONDA SERIE di Vincenzo Ruggiero Perrino

SACRA FAMIGLIA

SECONDA SERIE

di Vincenzo Ruggiero Perrino

 

 

Episodio 2

Questa mattina su Nazareth il sole non si decide ad uscire da dietro le nuvole. Non essendoci le lezioni a scuola, Gesù, Giovanni e gli altri amici, cominciando a sentire un po’ di noia, hanno deciso di fare un giro nella piazza del paese, per cercare di ingannare il tempo prima di pranzo. Come di consueto, i banchi del mercato, che quotidianamente animano il paese, hanno portato nuove mercanzie e ovunque c’è una vitalità che subito entusiasma i ragazzi.

C’è gente che cammina velocemente tra i banchi, comprando le cose che occorrono in casa; altri si fermano a parlare delle novità che vengono da Sepphoris o da altri centri più grandi; altri ancora parlano più a bassa voce, quasi stessero cospirando contro gli invasori romani; ci sono anche qualche scriba e qualche sacerdote che con aria altezzosa passeggiano nella piazza. Insomma: dappertutto le persone sembrano indaffarate nelle più varie attività.

«Ehi, guardate quel tizio che sta comprando le stoffe da Eli, il mercante di Cafarnao!», esclama uno degli amici.

«Beh, che ha di strano?», chiede un altro.

«Come che ha di strano? Guarda com’è ciccione: sembra una palla!», replica l’altro, scatenando ovviamente l’ilarità e le risate di tutti gli altri.

Allo sfottò si accoda pure Giovanni che dice: «Scommettiamo che se gli diamo una spinta lo facciamo rotolare fin davanti casa?».

Gesù si volta incrociando lo sguardo del cugino, quasi disapprovando quello che ha appena detto. Tuttavia, le risate degli altri a quelle battute sono così contagiose, che anche lui non può fare a meno di sorridere.

«E quella signora lì?», rincara la dose anche la piccola Sara, indicando con il dito verso una donna che sta acquistando delle erbe.

Tutti si girano dalla parte indicata e notano una donna molto ben vestita, ma con un naso talmente sporgente da far ridere tutti senza che ci sia bisogno di dire alcunché.

«Per la barba di Mosè, se quella si gira da questa parte, con il naso che si ritrova finisce che ci cava un occhio!», conclude un altro, facendo sì, con quella battuta, che le risate diventano proprio inarrestabili.

Passata la ridarella un po’ a tutti, Gesù, invece, ad un tratto dice: «Guardate, piuttosto, quell’uomo», indicando una figura lontana nella folla.

La figura indicata da Gesù è praticamente dall’altra parte della piazza, lontana da tutto e da tutti. Ad occhio e croce sembra un uomo completamente avvolto in una lunga veste scura, che porta una specie di campanaccio appeso al collo, e si regge ad un lungo bastone.

«Gesù, ma come hai fatto a notare quell’uomo così da lontano?», gli chiede il cugino.

«Ho la vista lunga, io…».

«Sì, vabbè, ma che ha di speciale quello lì? Non ha niente che faccia ridere», fa notare un altro amico.

«Infatti… Ascoltate bene…».

I ragazzini tutti si mettono in ascolto, ma il frastuono della piazza impedisce loro di capire alcunché. Tuttavia, avvicinandosi quell’uomo riescono a notare che al suo passaggio le persone si allontanano e man mano tacciono.

Poi, finalmente riescono a sentire ciò che quello va gridando: «Impuro! Impuro!». Al che comprendono che si tratta di un lebbroso.

«È un malato di lebbra!», esclama qualcuno di loro, provocando immediatamente il fuggi fuggi generale.

Soltanto Gesù resta dov’è, nonostante che quell’uomo sembri dirigersi proprio nella direzione dove si trova lui. Anche i sacerdoti e gli scribi che stavano facendo compere al mercato si allontanano, cominciando ad insultare il malato, intimandogli di rispettare la legge di Mosè e di ritornare nuovamente fuori dal paese.

Gesù comincia a dire a gran voce: «Dove scappate tutti quanti?».

Uno dei venditori del mercato gli risponde con apprensione: «Ragazzo mio, faresti bene ad allontanarti anche tu, se non vuoi rischiare di rimanere contagiato».

Pure Giovanni, che s’era poco prima allontanato con gli altri ragazzini, gli grida: «Gesù, non fare pazzie, vieni via. È molto pericoloso!».

Gli si avvicina uno scriba e afferratolo per il braccio lo trascina via quasi di peso, dicendogli: «Tu non sei per caso il figlio di Giuseppe? Conosco bene tuo padre! Vieni via, per l’amor del cielo!».

Convinto di averlo convinto a starsene buono, fintanto che il lebbroso non si sia allontanato definitivamente, lo scriba allenta la presa. Allora, Gesù riesce a sgattaiolare e raggiunge quell’uomo.

«Pazzo, torna qui!», gli grida dietro lo scriba.

E il sacerdote a lui: «Vallo a riprendere!».

«Fossi matto! Mica voglio ammalarmi. Se vuole infettarsi, peggio per lui!».

Scambiate poche parole con quell’uomo, che nessuno riesce ad udire, Gesù lo riporta al centro della piazza.

Giovanni gli dice: «Lascialo andare via. Non vedi che è malato?».

«I malati siete voi! Ma di testa! Quest’uomo è perfettamente sano!», dice a tutti Gesù.

«Ragazzo mio, tu devi aver perso il senno», gli dice, con aria di superiorità, un sacerdote.

Anche una delle donne del mercato commenta: «Poverino, così piccolo e già fuori di sé! Compiango i suoi genitori…».

«Siete voi che non sapete guardare oltre le apparenze! Guardate!», e detto questo fa cenno al lebbroso di togliersi di dosso la lunga veste.

Infatti, il suo corpo non presenta più alcuna piaga: è un uomo sano.

«Ma…», riesce solo a dire il sacerdote.

Pian piano tutti quelli che erano presenti nella piazza si avvicinano, increduli per quello che è accaduto: un uomo malato di lebbra, praticamente guarito sotto i loro occhi. Anche quello stesso uomo stenta a credere di non aver più alcuna infezione sul corpo.

«Che diamine è successo?», si sente qualcuno chiedere.

«Assolutamente niente, se non che voi sapete solo giudicare, senza veramente conoscere la verità», replica Gesù.

Anche i suoi amici gli si fanno incontro, e, raggiuntolo, Giovanni gli chiede:

«Ma com’è possibile. Lo abbiamo visto tutti che era malato, e ora non lo è più!».

Gesù fa un sorriso a tutti e poi dice: «Ma voi siete veramente sicuri che quest’uomo fosse malato?».

«Ragazzo», è lo stesso uomo a parlare, «ti garantisco che fino a pochi minuti fa io ero malato, e ora non lo sono più!».

«Tanto meglio, no?», gli risponde Gesù.

«Se era malato, deve presentarsi al tempio per fare le sue offerte», fa notare uno degli scribi.

Senza dar peso a quell’ultima precisazione, Gesù gli dice: «L’importante è che tu ora stia bene, e faccia tesoro della tua guarigione, tornando a lavorare e a stare in mezzo agli altri!». Poi, rivolto al sacerdote e a tutti gli altri della folla: «Dico bene?».

«Dici bene, ragazzo!», dicono un po’ tutti.

Poi, ripresa la parola gli dice: «Avete udito ciò che ha detto poc’anzi lo scriba? Che se costui era davvero malato, essendo guarito, deve presentarsi al tempio per le offerte».

«Sì, è così», conferma un sacerdote.

Allora Gesù si rivolge all’uomo: «Se anche tu dici che prima eri malato, devi fare ciò che ti dicono costoro».

Poi, circondato dai suoi amici, dice alla folla: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Quanto essi dicono, bisogna farlo certamente, ma non ci si deve comportare secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. A loro piace imporre alla gente regole e leggi, che poco o niente hanno a che fare con Dio, e poi sono i primi a disattenderle. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: amano sedere ai primi posti nelle sinagoghe e nei banchetti d’onore. Avete notato come passeggiano qui nella piazza per ricevere i vostri omaggi e saluti? E come si riempiono di orgoglio quando li chiamate “maestri” e “padri”? Ma in realtà, bisogna soltanto ascoltare ciò che dicono, e ciò che essi dicono è che uno solo è il padre, ed è quello che sta in cielo!».

«Come ti permetti, saputello?», gli dice uno di quei sacerdoti.

«E tu come ti sei permesso di giudicare costui un lebbroso, senza nemmeno verificare se fosse guarito?».

Visto che quello tace, Gesù aggiunge: «Taci? Allora nemmeno io ti dirò perché mi sono permesso di dire ciò che ho detto!».

E conclusa la frase, si gira e si avvia, seguito da Giovanni verso casa, lasciando tutti con un palmo di naso.

Camminando camminando, Giovanni gli chiede: «Prima hai detto che non bisogna chiamare nessuno “maestro” o “padre”, però hai fatto seguire solo l’esempio di chi sia il vero “Padre”. E chi è il vero “Maestro”?».

Gesù lo guarda, sorride come sempre fa quando gli viene rivolta qualche domanda del genere, e poi gli risponde: «Questo ti sarà chiaro tra una trentina di anni…».

«Ti pareva che non mi rispondevi così!».

«Andiamo, va’, che il pranzo sarà quasi pronto».

E detto questo gli da uno scapaccione e corre avanti.

«Corri corri, che tanto ti prendo», replica Giovanni, cominciando a corrergli dietro.




CHIESA 3.0 dell’era del Web

CHIESA 3.0 dell’era del WEB

 

«Nel progetto di Dio, la comunicazione è una modalità essenziale per vivere la comunione. L’essere umano, immagine e somiglianza del Creatore, è capace di esprimere e condividere il vero, il buono, il bello»
Papa Francesco

La Chiesa ha sempre avuto una particolare attenzione alla comunicazione dell’annuncio del Vangelo a tutte le genti di tutti tempi e di tutti luoghi della terra. Questo ha comportato nel tempo l’utilizzo dei più svariati mezzi di comunicazione pur nella consapevolezza che questi erano usati anche per diffondere valori negativi per la società. Dalla prima Bibbia passando per la televisione, che in Italia era originariamente fortemente impregnata dalle direttive vaticane, fino ad essere la prima istituzione religiosa ad abbracciare Internet, la Chiesa è sempre stata lungimirante nel comprendere la portata rivoluzionaria delle innovazioni tecnologiche.

Chiesa ed Internet
Il Concilio Vaticano II ha ritenuto che i mezzi di comunicazione sociale sono “meravigliose invenzioni tecniche” per mezzo dei quali l’umanità ha la possibilità di avanzare “sempre più nella scoperta delle risorse e dei valori racchiusi in tutto quanto il creato”. In questo modo la Chiesa si è sempre prodigata di coniugare tecnologia e pastorale al fine di fare cultura che oggi ha assunto una caratterizzazione particolare tanto da indicare la nostra contemporaneità come “l’era del web”.
Nuovi linguaggi e strutture
Bisogna differenziare innanzitutto Internet dal web: mentre la rete Internet è l’infrastruttura tecnologica su cui viaggiano i dati, il Web o World Wide Web ( WWW ), è uno dei servizi, forse quello più usato, per il trasferimento e visualizzazione dei dati sotto la forma di un ipertesto: ad esempio una cosa è visualizzare una pagina web sul browser, un’altra cosa è scaricare la posta elettronica sul proprio computer. Questo sistema di comunicazione è basato sul protocollo di comunicazione HTTP ( Hyper Text Transfer Protocol ) e sul linguaggio HTML che consente agli utenti di leggere il linguaggio informatico.
Cenni storici
La rete internet nacque all’inizio degli anni ’70 per mettere in comunicazione gli elaboratori elettronici degli enti governativi e militari e successivamente anche per le istituzioni accademiche.
Il primo sito Web della storia fu realizzato da Tim Berners- Lee al CERN per comunicare un insieme di documenti statici. Una decina d’anni dopo il CERN decise di mettere a disposizione del pubblico il WWW rinunciando ai suoi diritti d’autore. Nel 1993 nasce Mosaic, il primo browser (l’applicazione per il recupero, la presentazione e la navigazione di risorse sul Web) e nello stesso anno in Sardegna fu creato il primo sito Web italiano (il secondo in Europa). L’iniziale comunicazione di documenti statici fu arricchito in seguito dalla possibilità di partecipazione degli utenti, l’apertura e l’effetto rete con la creazione di forum e gruppi per sfruttare le informazioni ed interagire. Link.  CRS4

Un nuovo universo esistenziale
La rete digitale non può essere considerata solo come uno strumento della comunicazione, ma un nuovo contesto esistenziale perché stimola alla relazione e alla comunicazione, opera un cambiamento nella progettualità, provoca sentimenti empatici e spinge all’azione. Questo ha comportato per esempio la gestione del gruppo da parte di un moderatore a cui viene data la possibilità di intervenire per far rispettare le regole. Ogni gruppo ha il suo regolamento il cui contenuto viene riportato nelle Frequently Asked Questions o FAQ che vanno prima lette attentamente dai nuovi partecipanti per osservare le regole e quanto scrivono gli altri iscritti. Nel messaggio o post è conveniente non assumere posizioni provocatorie in quanto è molto facile generare discussioni (flame) non costruttive. L’evoluzione del Web ha però anche raggiunto grande estensione di collegamenti virtuali e documentali da poter essere definito come un mezzo comune di informazioni per tutti gli uomini.

Mezzi e strumenti a disposizione
Il Web fornisce l’opportunità di aumentare la propria visibilità, trovare il pubblico giusto, investire il proprio budget in maniera efficiente riducendo gli sprechi e controllando in tempo reale i risultati che sono pertanto, misurabili.
Il blog è la piattaforma che permette di avere un software proprietario con un prodotto unico senza vincolo sui requisiti come avviene invece per una piattaforma di mercato che ha un budget economico più basso.
I Content Management Systems sono prodotti di mercato che permettono modifiche e creazioni di contenuti, tra questi il Word Press è quello più utilizzato nel mondo per la peculiare facilità di installazione e gestione con una grande community che permette supporto e aggiornamenti, una grande disponibilità di Template e Plugin (programmi che aggiungono nuove funzionalità come quella di ottimizzare il sito web come quello gratuito del SEO o a pagamento del SEM per ottenere maggior visibilità , blocco degli indirizzi il indesiderati, statistiche), gratis oppure professional. WordPress dà la possibilità di modificare ogni aspetto del sito: la grafica, la posizione dei menu, la larghezza del layout, i colori.
Per effettuare un’adeguata comunicazione ed interazione nella rete digitale occorre effettuare un piano strategico che deve prevedere il possesso di idonee competenze per sviluppare un pensiero critico verso i media, conoscere le pratiche che rendono la comunicazione rispettosa di altre culture, la raccolta dati della realtà, la relativa analisi (sfide, debolezze, nodi, individuare vision, finalità, obiettivi, attività, tempi, risorse, indici, programmare gli spazi social, prevedere ed effettuare l’implementazione del sito e dare la valutazione periodica).
L’attività di creazione e di gestione di un sito Web all’ interno dell’azione pastorale ecclesiale deve essere sostenuta con la preghiera e la fiducia nello Spirito Santo, vero responsabile della missione della “Chiesa 3.0 dell’era del Web”.

 




QUANDO LA COMUNICAZIONE CI PERMETTE DI SAPERE CHI SIAMO

Le francescane missionarie di Gesù Bambino e il “salvataggio dati” della propria storia

La Chiesa non può ignorare i cambiamenti, molti e senza precedenti, causati dal progresso in questo importante ed onnipresente aspetto della vita moderna…È importante guardare a queste nuove risorse come a strumenti che Dio, per mezzo della intelligenza e della ingegnosità umana, ha posto a nostra disposizione.

Sembra naturale pensare che queste parole siano tratte dall’ultimo messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali: i cambiamenti senza precedenti sono certamente dovuti ai fenomeni come  l’industria 4.0, i big data e le nuove risorse sono senza dubbio i social, internet delle cose, la robotica…

E invece ancora una volta la storia ci stupisce perché il brano è uno stralcio, sì del Messaggio per la Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali, ma quello del 1993, che portava il titolo «Videocassette e audiocassette nella formazione della cultura e della coscienza».

 

I tapes: i media degli anni ’80 e ’90

 

Proprio così, videocassette e le audiocassette. Quelle che oggi riempiono le nostre cantine e le nostre soffitte.

Papa Giovanni Paolo II dedica un intero discorso a questi mezzi che a quel tempo costituivano una grande risorsa  perché permettevano «di avere a portata di mano e di trasportare con facilità un numero illimitato di programmi audiovisivi» (Videocassette e audiocassette nella formazione della cultura e della coscienza, Messaggio del Santo Padre Giovanni Paolo II per la XXVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 1993ma di cui, allo stesso tempo -come per ogni nuovo media nelle mani dell’uomo- si ignoravano e (si temevano) le conseguenze.

Proprio come oggi: contenuti da trasmettere, memorie da salvare attraverso media che ri-mediano i media precedenti. (P. C. Rivoltella, 2018). Dall’invenzione della scrittura, infatti, l’uomo ha cercato mezzi, dispositivi sempre più avanzati (e capienti) per registrare informazioni, trasmetterle, salvarle.

Ri-mediazione è la rappresentazione di un medium nell’altro, è riprendere lo specifico comunicativo del mezzo che ha dominato la precedente stagione dello sviluppo della comunicazione aggiornandolo e ridefinendolo, ma sempre nella continuità rispetto alla sua funzione. (P. C. Rivoltella, Quale presenza ecclesiale nell’attuale contesto comunicativo, 71a ASSEMBLEA GENERALE, CEI, Roma, 21 – 24 maggio 2018)

Il processo evolutivo della comunicazione: dalla scrittura al typing

 

Al centro di tutto questo c’è, quindi, la necessità, insita nell’essere umano, di non dimenticare. Fare memoria, appunto. L’uomo biblico ascolta da Dio l’invito a fare memoria per vivere.

…perché tu possa raccontare e fissare nella memoria di tuo figlio e del figlio di tuo figlio come mi sono preso gioco degli Egiziani e i segni che ho compiuti in mezzo a loro: così saprete che io sono il Signore!” (Es 10, 2)

 

La necessità di “salvare dati” molto spesso viene da situazioni in cui la trasmissione della storia, così come essa è davvero accaduta, viene minacciata.

Così è successo a una donna vissuta alla fine dell’800: Barbara Micarelli, divenuta con la professione dei voti suor Maria Giuseppa di Gesù Bambino.

Memorie importantissime da conservarsi sempre[…] lasciate da me.

Dalle qui accluse memorie veggano le mie care figlie come è volontà di Dio che esse siano con me poverella vere figlie del poverello di Assisi, e sappiamo apprezzare si gran tesoro, di essere state cioè annoverate tra l’ordine Serafico.(Scritto 1)

Suor Maria Giuseppa di Gesù Bambino

“Andate e annunciate…” raccontare la Buona Notizia e la propria storia è la I missione della Chiesa. Se la comunicazione è l’unica possibilità di tramandare avvenimenti, di raccontare la vita nella sua bellezza e nel suo mistero, essa, allora, diventa, nella storia di suor Maria Giuseppa non un’opzione tra le altre, ma esigenza, sola strada perché quella “visione chiara e precisa” ricevuta da Dio, potesse continuare a portare frutti:

Consacrarmi al bene dei miseri, degli orfani, degli abbandonati, e per giunta divenire madre spirituale di anime col creare un Istituto di Suore che con me lavorassero nella Chiesa di Dio. (scritto 4)

 

 

Consegnare alle generazioni future la verità di una storia, della sua storia con Dio. Anche questo è un tema che sembra, nel tempo delle fake news, quanto mai attuale.

Con questa espressione [fake news] ci si riferisce a informazioni infondate, basate su dati inesistenti o distorti e mirate a ingannare e persino a manipolare il lettore. La loro diffusione può rispondere a obiettivi voluti, influenzare le scelte politiche e favorire ricavi economici. (La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace, Messaggio Del Santo Padre Francesco Per La LII Giornata Mondiale Delle Comunicazioni Sociali, 2018)

Il tentativo continuo di un vero e proprio “salvataggio dati” emerge chiaramente dalle lettere scritte da suor Maria Giuseppa lungo i suoi anni di vita religiosa, unito al desiderio di verità.

In tutto deve primeggiare la verità e mai i raggiri e le astuzie del mondo (lett. 136)

…per la sola gloria di Dio amore alla verità e trionfo della giustizia (lett.314)

Anche per le francescane missionarie di Gesù Bambino si fa urgente la domanda che si è posta la Conferenza Episcopale Italiana nell’ultima Assemblea Generale:

come sia possibile articolare la comunicazione della e nella Chiesa ricavandone spunti per la riflessione teologica, l’attitudine educativa e la progettazione pastorale.(Comunicato Finale, 71a ASSEMBLEA GENERALE, CEI, Roma, 21 – 24 maggio 2018).

Come raccogliere un’eredità che questa famiglia religiosa riceve fin dalle sue origini? Come continuare quel desiderio, quella missione “fondativa” di raccontare la Buona Notizia, raccontare la Bellezza della Vita Consacrata, assumendosi «la responsabilità personale di ciascuno nella comunicazione della verità» (La verità vi farà liberi Papa Francesco, 2018)?

Se «la storia della comunicazione e dei media non è una storia di rivoluzioni, ma di continuità [in cui] i media successivi ri-mediano i media precedenti» (P. C. Rivoltella, Quale presenza…), allora diventa possibile guardare alla sfida comunicativa che ci sta davanti non come a un passo faticoso e a volte troppo lungo da dover compiere, ma come a un accorgersi della storia in cui siamo innestate, per vivere valori che rimangono tali, ma con possibilità aumentate, abitando i luoghi dove oggi è possibile incontrare quei “miseri, orfani, abbandonati” al cui bene suor Maria Giuseppa desiderò consacrarsi.

Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale. È importante l’attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l’uomo d’oggi e portarlo all’incontro con Cristo: una Chiesa che accompagna il cammino sa mettersi in cammino con tutti. (Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro, Messaggio Del Santo Padre Francesco per la XLVIII Giornata Mondiale Delle Comunicazioni Sociali, 2014)




Corso Web: abitare al meglio il mondo digitale

[…] In questo mondo, i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa. Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto. La cultura dell’incontro richiede che siamo disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri. I media possono aiutarci in questo, particolarmente oggi, quando le reti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi. In particolare internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio […]

Prendendo spunto dalle parole di Papa Francesco nel suo messaggio per la XLVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, ho partecipato ad un Corso laboratorio teorico pratico “Come si fa un Sito Web” nella Pontificia Università Urbaniana, promosso dalla UISG (Unione Internazionale Superiore Generali) e guidato dal professore Ing. Riccardo Petricca.

Mi sono sentita attratta dai temi da sviluppare durante il semestre e ho accolto subito l’invito ricevuto sulla Newsletter della UISG, per acquistare una maggior conoscenza di base su come fare un sito web, per comprendere e soprattutto come utilizzare questa ricchezza del mondo digitale per evangelizzare, far conoscere il nostro carisma e missione come Figlie di San Camillo.

Durante il semestre, ad ogni incontro, ho approfittato con grande curiosità ed entusiasmo le lezioni dando un nome tecnico a certe azioni che fin d’ora facevo automaticamente quando pubblico sul blog; ho provato molta gioia scoprire che già nel 1957, con la Enciclica Miranda Prorsus Papa Pio XII ponderava le potenzialità dei mezzi di comunicazione elettronica per l’evangelizzazione; ho imparato ad istallare e creare un sito su WordPress; avere con chiarezza il messaggio che si vuol fare passare; le modalità da scegliere sono fondamentali, per poter comunicare con efficacia; della necessita di fare un PIANO DI COMUNICAZIONE dell’Istituto; di lavorare in equipe; di una buona formazione specifica di base per le persone incaricate della comunicazione; di provvedere delle risorse tecniche in considerazione del budget economico della Congregazione; di prendere consapevolezza che la comunicazione oggi è una missione in sé ed è, allo stesso tempo, un impegno trasversale della missione della Congregazione.

Tra l’altro togliere la paura di utilizzare questi mezzi durante la formazione delle giovani coinvolgendo alle formatrici e suore più grandi per saper discernere l’uso corretto del social network.

[…] La differenza generazionale nell’uso dei media la viviamo anche nelle comunità religiose. La formatrice spesso si trova impreparata ad abitare con sapienza questo nuovo mondo e a farlo diventare parte del processo formativo. La sfida è formare ai media e formare attraverso i media digitali.

È giusto lasciare che le formande usino cellulari e tablet personali? Non esiste una risposta valida per tutte le situazioni. Ciò che è importante è avviare un dialogo e un discernimento condiviso per comprendere le diverse posizioni e, soprattutto, i diversi mondi interpretativi. Noi, non più giovani, abbiamo appreso ad abitare il digitale dopo anni di mondo analogico (lineare) e quindi è facile percepire una separazione tra offline e online; anche se questa frattura si sta attenuando sempre più.

A mio modesto parere ‘vietare’ non è un atteggiamento fruttuoso e che porta a una maturazione delle capacità di discernimento e decisione della persona. Questo vale anche per le nuove generazioni. Dobbiamo stimolare un senso di responsabilità nell’abitare il digitale, e formare cittadine e cittadini digitali consapevoli […]

Comunicare per costruire una comunità globale

Patrizia Morgante, Educatrice, counsellor, facilitatrice, attualmente Responsabile della comunicazione della UISG.

 

Mi sembra opportuno, per spiegare il nostro carisma camilliano in relazione alla comunicazione sul web, condividere una parte del Messaggio di Papa Francesco per la Giornata delle Comunicazioni 2014.

Per raccontare la vita di San Camillo de Lellis e il suo carisma trasmesso a noi dai nostri Beati Fondatori padre Luigi Tezza (camilliano) e madre Giuseppina Vannini, spesso mi rivolgo al passo evangelico del Buon Samaritano, lì si trova il modo di agire e operare con il nostro prossimo. In questo messaggio il Santo Padre applica la parabola del Buon Samaritano al nuovo ambiente digitale nel modo di comunicare:

[…] come si manifesta la “prossimità” nell’uso dei mezzi di comunicazione e nel nuovo ambiente creato dalle tecnologie digitali? Trovo una risposta nella parabola del buon samaritano, che è anche una parabola del comunicatore. Chi comunica, infatti, si fa prossimo. E il buon samaritano non solo si fa prossimo, ma si fa carico di quell’uomo che vede mezzo morto sul ciglio della strada. Gesù inverte la prospettiva: non si tratta di riconoscere l’altro come un mio simile, ma della mia capacità di farmi simile all’altro. Comunicare significa quindi prendere consapevolezza di essere umani, figli di Dio. Mi piace definire questo potere della comunicazione come “prossimità”.

Quando la comunicazione ha il prevalente scopo di indurre al consumo o alla manipolazione delle persone, ci troviamo di fronte a un’aggressione violenta come quella subita dall’uomo percosso dai briganti e abbandonato lungo la strada, come leggiamo nella parabola. In lui il levita e il sacerdote non vedono un loro prossimo, ma un estraneo da cui era meglio tenersi a distanza. A quel tempo, ciò che li condizionava erano le regole della purità rituale. Oggi, noi corriamo il rischio che alcuni media ci condizionino al punto da farci ignorare il nostro prossimo reale.

Non basta passare lungo le “strade” digitali, cioè semplicemente essere connessi: occorre che la connessione sia accompagnata dall’incontro vero. Non possiamo vivere da soli, rinchiusi in noi stessi. Abbiamo bisogno di amare ed essere amati. Abbiamo bisogno di tenerezza. Non sono le strategie comunicative a garantire la bellezza, la bontà e la verità della comunicazione. Anche il mondo dei media non può essere alieno dalla cura per l’umanità, ed è chiamato ad esprimere tenerezza. La rete digitale può essere un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane. La neutralità dei media è solo apparente: solo chi comunica mettendo in gioco se stesso può rappresentare un punto di riferimento. Il coinvolgimento personale è la radice stessa dell’affidabilità di un comunicatore. Proprio per questo la testimonianza cristiana, grazie alla rete, può raggiungere le periferie esistenziali.

L’icona del buon samaritano, che fascia le ferite dell’uomo percosso versandovi sopra olio e vino, ci sia di guida. La nostra comunicazione sia olio profumato per il dolore e vino buono per l’allegria. La nostra luminosità non provenga da trucchi o effetti speciali, ma dal nostro farci prossimo di chi incontriamo ferito lungo il cammino, con amore, con tenerezza.

Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale. È importante l’attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l’uomo d’oggi e portarlo all’incontro con Cristo: una Chiesa che accompagna il cammino sa mettersi in cammino con tutti. In questo contesto la rivoluzione dei mezzi di comunicazione e dell’informazione è una grande e appassionante sfida, che richiede energie fresche e un’immaginazione nuova per trasmettere agli altri la bellezza di Dio.

Video – sintesi del carisma della Figlia di San Camillo

Sr. Fernanda Bongianino fsc




UMANITA’, UN TESORO DA CONDIVIDERE

Come se gli mancasse l’aria per respirare. Chiedere ad un ragazzo di 13 anni di consegnarti il cellulare per un’ora è come chiedergli di rimanere in apnea. Ti resta a guardare con occhi sbarrati per un po’, perché subito non ci crede, non riesce a credere che tu glielo stia chiedendo davvero. Forse non riesce neanche a credere che sia possibile, che si possa sopravvivere senza smartphone. Ormai da qualche anno faccio l’animatrice in un gruppo di dopocresima parrocchiale ed ogni anno è sempre più forte la sensazione che gli adolescenti mi rimandano: “senza connessione ci sentiamo persi”. Forse la loro necessità è solo una: non sentirsi soli. Così dice il testo di una delle canzoni più ascoltate dai giovani di qualche tempo fa: “If this night is not forever at least we are together, I know I’m not alone” (dalla canzone Alone di Alan Walker uscita nel 2016) cosa vuol dire per noi adulti, per noi educatori, questa paura della solitudine? Basta condannare l’uso smodato dei social media o i rischi della iperconnessione?Cosa può fare la nostra pastorale giovanile per andare incontro ai giovani lì dove si trovano e quindi anche in rete?Cosa posso fare io insieme alla mia famiglia religiosa delle suore fancescane missionarie di Gesù Bambino?Mi ha molto colpito che l’intenzione di preghiera del Papa di questo giugno 2018 riguardi proprio le reti sociali.

Internet è un dono di Dio ed è una grande responsabilità…Approfittiamo delle possibilità di incontro e solidarietà che ci offrono le reti sociali e che la rete sociale non si un luogo di alienazione, sia un luogo concreto, un luogo ricco di umanità…”. (Papa Francesco, giugno 2018)

Ecco il video da cui ho estratto queste parole:

Il Papa prega per le reti sociali considerandole prima di tutto dono, una possibilità di cui diventare responsabili. Allora come declinare la nostra responsabilità nella pastorale digitale? Penso che la strada potremmo trovarla nella definizione che Papa Francesco ha dato delle reti sociali: “un luogo ricco di umanità”. Nel suo messaggio per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali del 2014 Papa Francesco definì i nuovi media ‘strade digitali’, dove la gente vive, strade ‘affollate di umanità spesso ferita: uomini e donne che cercano una salvezza o una speranza’. Per questo motivo la nostra presenza in rete ha senso solo se, incontrando la gente là dove essa veramente è, si riveste dei colori dell’umano: volto, parola, gesto. La pastorale della chiesa nel mondo digitale, a mio parere, non ha ricette o formule vincenti ma solo queste tre coordinate su cui poter camminare.

VOLTO

Vuol dire “metterci la faccia”. Ovvero non stare sul web per fare prediche ma per raccontare storie, per essere testimoni di vita, di incontri, di rinascite. Vuol dire essere incontrabili dentro quegli spazi dove tutti giorni la gente vive, fra cui i social ed esserci per raccontare come il vangelo sia concreto, vero e cambi la vita. Foto, post, video, tweet, qualsiasi sia il canale esso deve restituire un volto, esprimere prossimità, calore umano, occhi e vite dalle quali scorgere che il vangelo è credibile, il vangelo è affidabile.

Così afferma Papa Francesco nella sua esortazione apostolica del 2018 sulla santità nel mondo contemporaneo:

 Possiamo e dobbiamo cercare il Signore in ogni vita umana (Papa Francesco, Gaudete et exultate, 42)

Più che insegnamenti o dottrine i giovani oggi hanno bisogno di un vangelo incarnato e sperimentare che il Signore non rifiuta niente di ciò che abita le nostre vite, fosse anche un luogo digitale.

Suore francescane missionarie di Gesù Bambino durante una missione giovani.

PAROLA

E’ vero che siamo nell’epoca dell’immagine ma è altrettanto vero che i giovani hanno fame di significati. Anche se spesso le loro domande le rivolgono a Google e dilagano programmi televisivi o serie tv dai contenuti frivoli, i ‘nativi digitali’ –come oggi vengono definiti – sono capaci di immersioni oltre la superficie e chiedono il senso delle cose ovunque…anche ad una canzone! Per questo non possiamo permetterci di perdere una occasione ma esserci e offrire una parola semplice, immediata, che dia senso all’esistenza, che si rivolga alle domande profonde del cuore. A tal proposito Papa Francesco parla di ‘stordimento’.

Anche il consumo di informazione superficiale e le forme di comunicazione rapida e virtuale possono essere un fattore di stordimento che si porta via tutto il nostro tempo e ci allontana dalla carne sofferente dei fratelli. In mezzo a questa voragine attuale, il Vangelo risuona nuovamente per offrirci una vita diversa, più sana e più felice. (Papa Francesco, Gaudete et exultate108)

La Parola di Dio può essere offerta ai giovani in un modo fresco, immediato che offra una alternativa, una parola di gioia, di felicità. Il vangelo può trovarsi ‘a proprio agio’ anche in un post di Facebook purchè non sia manipolato, ‘annacquato’ ma proposto con la franchezza di chi sa che in nessun’altra parola c’è salvezza. Una parola che non si piega al lamento o al vittimismo ma propone una meta alta: la gioia dei santi.

Pastorale digitale: essere lì dove si cerca Dio.

GESTO

Nel web tutto rischia di rimanere ‘possibile’ ma non concreto. Idee, immagini, suoni, identità…possono rimanere inconsistenti o addirittura ingannevoli. Il pericolo della disinformazione, delle fake news è stato il tema del messaggio messaggio del santo padre Francesco per la 52° giornata mondiale delle comunicazioni sociali. La logica dell’interazione  e della condivisione sembra innescare processi irreversibili e nocivi che finiscono per alimentare il diffondersi e radicarsi di pregiudizi, odio ed emarginazione. Cosa possiamo fare di fronte al propagarsi incontrastato del conflitto nella rete? Forse come comunicatori del vangelo possiamo rispondere solo con il contagio dei ‘piccoli gesti’. Gesti di bontà, di attenzione, di sollecitudine. Gesti nascosti, gesti verso il vicino di casa. Gesti, non propaganda. Gesti, non pubblicità. La rete può diventare il luogo dove divulgare quelle azioni, quelle pratiche, quelle scelte che possono cambiare il mondo. Essere come evangelizzatori nel web non è solo per affermare una presenza, per presentarsi come ‘la vetrina del vangelo’….bella ma statica! Siamo ‘online’ per annunciare che a tutti gli uomini è affidata una missione: rendere il mondo più bello, più umano, con la nostra vita. Far circolare gesti di bene, di amore, di solidarietà, di cura per essere testimoni di Cristo che è venuto perché “abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”(Gv 10,10).

Insieme ai giovani per…condividere!

Perciò, ad un ragazzo di 13 anni non servirà a nulla spegnere il cellulare per un’ora, per la durata dell’incontro in parrocchia, se non sarà accompagnato a ricercare e scoprire sempre la bellezza che c’è nel mondo, nelle persone, in se stesso. La loro fuga dalla solitudine ci spinge a raggiungerli lì, dove sono, chini sui loro smartphone per consegnare loro il tesoro più bello che abbiamo: siamo amati e siamo fatti per una vita eterna. E questo tesoro del vangelo è consegnato a noi per custodirlo, difenderlo ma anche diffonderlo, condividerlo o, come si direbbe oggi…to share!

 




LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE E LA COMUNICAZIONE SOCIALE

Il nostro impegno con il mondo dei mezzi di comunicazione sociale come una parte vitale di quella nuova evangelizzazione alla quale lo Spirito Santo chiama ora la Chiesa nel mondo. Il Papa Giovanni Paolo II sottolineato nella Lettera Apostolica Novo Millennio ineunte, «dobbiamo escogitare “un programma pastorale… che consenta l’annuncio di Cristo, di raggiungere le persone, plasmare le comunità, incidere in profondità mediante la testimonianza dei valori evangelici nella società e nella cultura”» (n. 29). Oggi non possiamo tacere o di non entrare nel mondo digitale è il momento di entrale nel mondo digitale per proclamare la buona novella al mondo interro, il vangelo non è per un mondo strettamente privato è per tutti uomini. «Gesù Cristo deve essere proclamato al mondo; e quindi la Chiesa deve entrare nel grande forum dei mezzi di comunicazione sociale con coraggio e fiducia»( n.2).
Gesù dice loro «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.»(Mc 16:15). Gesù manda agli apostoli in tutto mondo per proclamare il vangelo , di dare la buona novello agli uomini quindi non solo dobbiamo utilizzare i mezzi di comunicazione sociale per comunicare Cristo al mondo, ma dobbiamo anche predicare il Vangelo al mondo dei mezzi di comunicazione sociale. Oggi i mezzi diventa fa parete della nostra cultura il Vangelo vive sempre in dialogo con la cultura umana perché la Parola eterna non smette mai di essere presente nella Chiesa e nell’umanità. Se la Chiesa si allontana dalla cultura, il Vangelo stesso tace. Quindi, non dobbiamo temere di varcare la soglia culturale dell’attuale rivoluzione della comunicazione e dell’informazione. Per la Chiesa l’impresa consiste nel far sì che la verità di Cristo eserciti un’influenza su questo nuovo mondo, con tutte le sue promesse e i suoi interrogativi. Ciò implicherà, in particolare, la promozione di un’etica autenticamente umana per creare comunione piuttosto che alienazione fra gli individui (cfr Novo Millennio ineunte, n. 43) e solidarietà piuttosto che inimicizia fra i popoli.

 

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Cristo è la Buona Novella! Non abbiamo nulla da offrire se non Gesù, l’unico mediatore fra Dio e l’uomo (cfr 1 Tm 2, 5). Papa San Giovanni paolo II dice : evangelizzare significa semplicemente permettergli di essere visto e udito, poiché sappiamo che se non c’è spazio per Cristo, non c’è spazio per l’uomo. Ogni tipo di comunicazione deve dare a spazio a Cristo. Nella stampa, nella radio e nella televisione, nel mondo del cinema e di Internet, cercate di aprire le porte a Lui che tanto misericordiosamente è per noi la porta della salvezza. Allora, quello dei mezzi di comunicazione sociale sarà un mondo di autentica comunicazione, un mondo fatto non di illusione, ma di verità e di gioia.




La verità




LA VIA CRUCIS IN SUD SUDAN

LA TRADIZIONE DELLA CHIESA CATTOLICA PER VENERDÌ SANTA

In Sud Sudan i cattolici partecipano nella sofferenza del Signore verso Calvario. Prendendo la croce dagli alcuni fedeli per mostrare la fede portata avanti della madre chiesa.

In realtà, l’uomo che fa la drama di portare la croce non viene torturato fino alla morte, però si impegna quasi come aveva fatto Gesù in Calvario. È un gesto molto fondamentale ed attira le persone alla fedeltà in Cristo crocefisso.




Educazione e Media Digitali

In quest’anno universitario si è svolto, all’Istituto Teologico Leoniano di Anagni, un corso d’informatica tenuto dal professore Riccardo Petricca. Oltre vari insegnamenti utili sul tema dell’informatica da parte del professore, hanno contribuito alle lezioni vari professori d’Italia, i quali hanno tenuto delle lezioni veramente interessanti. Ogni argomento trattato sui Media digitali è stato degno di considerazione, soprattutto per la grandissima diffusione nell’umanità di internet, delle tecnologie e di tutto quello che riguarda il campo informatico. Il mio articolo si concentrerà sui temi trattati dal professore Massimiliano Padula nella sua lezione sull’educazione digitale; la foto e le altre citazioni in corsivo saranno prese dal materiale che lui ci ha spiegato in classe. Principalmente svolgerò l’articolo evidenziando l’importanza essenziale dell’educazione ai media digitali secondo 3 passaggi: prima una parte teorica, poi una parte pratica e infine una conclusione.

L’uomo di sempre ha bisogno di essere educato per dirigere nel giusto modo le proprie scelte e per compiere bene quello che ha scelto. Nel corso del tempo ogni generazione adulta ha sentito il compito di indirizzare i giovani ai valori da praticare nella vita. Questa educazione è sempre in relazione al contesto storico, in cui s’incarnano i valori in un modo o in un altro. Quindi, l’umanità tramanda dei valori eterni ed è chiamata a viverli nel concreto della storia in cui abita. Di fronte a questo essenziale insegnamento si presenta il rischio principale in cui può incorrere una generazione di adulti: il contesto storico che vuole determinare il cambiamento dei valori. Questa condizione storica la reputo rischiosa poiché il valore della famiglia, del rispetto, della fede, e tutti gli altri, hanno un valore in se stessi e non in base al tempo in cui si vive. Credo che un contesto storico possa aiutare un valore a determinarsi meglio, senza far perdere la sua essenziale importanza per regolare la vita dell’uomo. In base al tema dell’educazione digitale, possiamo benissimo vedere come l’argomento sui valori e il contesto storico calzi a pennello per descrivere cosa sta succedendo da trent’anni a oggi. Difatti, la straordinaria, velocissima e gigantesca evoluzione del mondo digitale ha portato ad un vero cambiamento della società in tutte quelle nazioni dove sono arrivati diffusamente i media digitali. Principalmente si evince un bisogno dell’uomo a vivere sempre di più in relazione a tutti quei mezzi che lo portano ad essere una persona digitale. Il motivo principale è che il mondo digitale offre l’opportunità di stare a contatto con innumerevoli realtà che riguardano la persona umana nella sua totalità: dalla salute al sacro, dal divertimento alla comunicazione, dallo sport alla politica e così via. In base a quest’ultima informazione possiamo trarre il primo insegnamento sull’educazione digitale: l’uomo ha ricevuto il dono dei media digitali per usarli bene affinché possa realizzare sempre più pienamente se stesso. Quindi, in se stessi internet e la tecnologia, e tutto quello che gli ruota attorno, non sono male, ma può essere negativo l’uso che ne possiamo fare. Ecco che qua subentra il rischio di cui parlavamo prima: questo mondo digitale può influenzare negativamente i valori essenziali se l’uomo contemporaneo non è bene educato su come, quando e quanto usarli. In particolare, voglio riportare una citazione di Alessandro d’Avena su quello che può determinare la concretizzazione di questo rischio negli ambiti della nostra vita: “[…] Andiamo così veloci che non riusciamo più a fare esperienza delle cose, trasmetterla alla generazione successiva. Non ci capiamo e ci capiamo sempre meno perché andiamo velocissimo. Il dialogo fra generazioni, già di per sé arduo, si inceppa sempre di più”. Con queste parole si evince che abbiamo bisogno di tornare a riflettere sui valori di sempre che debbono guidare anche questo mondo contemporaneo.

Passando alla parte pratica dell’articolo, voglio considerare il rapporto concreto che i media digitali incidono nella vita dell’umanità in relazione ai valori. Prima di tutto voglio affermare l’importanza del vivere la realtà che abitiamo senza dipendere dai media. Quindi, l’umanità ha bisogno di imparare a dominare i mezzi di comunicazione e non farsi dominare da essi. A questo proposito sono d’accordo con le parole del professore Padula che si oppone a un terra guidata dai media: “Per no media’s  land intendo una zona franca dai media, una porzione di tempo quotidiano (a tavola, ad esempio) in cui tutti i device vengono spenti, per riscoprire la piacevolezza della presenza e della conversazione”. Visto che la cellula principale della società è la famiglia, voglio ricordare il suo immenso valore per la vita umana per quanto riguarda l’educazione. Visto che la situazione attuale della famiglia è molto critica, sono messi in discussione anche gli altri valori che dovrebbero essere trasmessi in primis proprio dai genitori. Quello che si nota in generale è che molti adulti sono stati così tanto presi dal mondo sempre più tecnologico-mediatico che non sono riusciti a capire quanto poteva essere rischioso il non assumere un atteggiamento serio e responsabile verso le novità digitali che si presentavano. È veramente un dispiacere vedere genitori, figure educative e varie autorità più interessate alla vita digitale che a compiere bene il loro ruolo. Ecco perché è bene affermare che “sia gli adulti che i ragazzi hanno molto da imparare. […] La familiarità con l’ultimo gadget tecnologico o servizio è spesso meno importante del possedere la conoscenza critica necessaria per vivere in un ambiente di rete…”. Insomma, sia gli adulti che i giovani hanno un legame tale con i media che sono chiamati a compiere scelte concrete e nette su come vivere il loro rapporto nelle azioni quotidiane, affinché venga acquisito un vero senso critico in un mondo che sta diventando più virtuale che reale. Penso che bisogni fare una scelta fondamentale su chi vogliamo essere nella vita in relazione ai media: “Essere testimoni autentici (quando condividiamo, condividiamo noi stessi)”.

Concludendo l’articolo voglio ringraziare tutte quelle persone che vivono responsabilmente la loro esistenza e cercano di essere veramente integre in tutti gli ambiti della loro vita. Difatti, chi vive così rende bello anche l’uso dei media digitali, poiché essi sono una grandissima opportunità per l’umanità affinché possa trovare in essi tanto bene da diffondere il più possibile. Finisco con la citazione del professore Padula che ci mette davanti l’insegnamento più importante su noi e i media digitali: “Le tecnologie digitali, al di là degli algoritmi, sono semplicemente il traslato della nostra coscienza. Sta a noi colorarle di bellezza oppure ingrigirle e macchiarle di oscenità”.

 

Anagni, 4 giugno 2018                                                                                           Flavio Emanuele