La GMG a Lisbona 2023 un’esperienza unica, incancellabile e non scordabile

La Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) di poco conclusa a Lisbona è stata un’ispirazione di tanti giovani di tutto il mondo. In questo semplice e umile articolo, si cerca di fare una sintesi dei momenti, ispirazioni, condivisioni e percorsi vissuti durante quest’evento storico.

Tantissime persone riunite per lo stesso motivo, fare e vedere gesti di fratellanza, sentire i discorsi del Papa, momenti di preghiera, l’organizzazione stupende del popolo Portuguese. Tutto meraviglioso. Di ciò si poteva immaginare, però non di questa grandezza.

AL Parque Eduardo VII GMG Lisbona 14.jpg

Si noterà che l’esperienza dell GMG sarà espressa non solo dalle parole, ovvero con questi testi scritti ma anche dalle immagini, dai link che portano ad alcuni messaggi originali. Infatti non avrei le parole giuste per esprimere tutto ciò che ho personalmente vissuto, visto che ci sono stato anche Io. l’ho vissuto da vivo, un esperienza unica, incancellabile e non da scordare.

Il Pellegrino Italiano alla GMG

Il servizio nazionale per la pastorale giovanile della Conferenza Episcopale Italiana ha messo a disponibilità dei pellegrini italiani un libretto che doveva dare dei input ossia un itinerario da guidare il giovane Italiano in questa GMG.

Il libretto è stato utile perché non aveva solo indicazioni del percorso da seguire durante le catechesi.  Ma anche, pensieri da riflettere, canzoni basati su temi che ispirano. Infatti contiene orientazione che attira a esplorare la città di Lisbona e cetra.

Ad esempio il libretto con lo scritto Lisbona2023 Explora! Porta queste citazioni tra tante altre:

I giovani sanno abbastanza per essere prudenti, e quindi tentano l’impossibile e lo ottengono, generazione dopo generazione. Pearl S Buck

Il senso della vita è quello di trovare il vostro dono. Lo scopo della vita è quello di regalarlo. Pablo Picasso

Predicate il vangelo, e se è proprio necessario usate anche le parole. Francesco d’Assisi

Messaggi toccati del Santo Padre

I messaggi di Papa Francesco erano chiari, corti e precisi. Il Pontefice che ha continuato e richiamare che la Chiesa dovrebbe essere inclusiva e aperta al dialogo col mondo attuale ha colpito i cuori di tutti nei suoi messaggi e discorsi. Si riportano queste tre frasi che sono state molto sottolineate durante diversi momenti.

Papa Francesco GMG Lisbona

Nel discorso della apertura Il Papa ha parlato a migliaia di giovani radunati per una sola causa. In tutta onestà, si sono messo in risalto questi tre messaggi:

<Siano giorni in cui il tuo nome, il tuo nome, il tuo nome, il tuo nome attraverso fratelli e sorelle di tante lingue e nazioni – vediamo tante bandiere – che lo pronunciano con amicizia, risuoni come una notizia unica nella storia, perché unico è il palpito di Dio per te. Siano giorni in cui fissare nel cuore che siamo amati così come siamo, non come vorremmo essere: come siamo adesso. Questo è il punto di partenza della GMG, ma soprattutto della vita>[1].

La Chiesa non è «la comunità dei migliori» ma «la Madre di tutti»: un approdo fraterno e accogliente per ciascuno, dove vige la logica delle «braccia aperte» e non del «dito puntato», perché tutti — giovani e vecchi, sani e malati, giusti e peccatori — sono importanti e nessuno è «inutile» o «superfluo»[2].

Durante la veglia il Papa ha concluso il suo discorso invitando i giovani che nella vita bisogna allenarsi a camminare sapendo che si può cadere ma ciò che è importante è rialzarsi. Che niente è gratis se non l’amore di Cristo. Ecco!

<Vi lascio questi spunti. Camminare e, se si cade, rialzarsi; camminare con una meta; allenarsi tutti i giorni nella vita. Nella vita, nulla è gratis, tutto si paga. Solo una cosa è gratis: l’amore di Gesù! Quindi, con questo gratis che abbiamo – l’amore di Gesù – e con la voglia di camminare, camminiamo nella speranza, guardiamo alle nostre radici e andiamo avanti, senza paura. Non abbiate paura. Grazie! Ciao!>[3]

La Via crucis; testi e riflessioni commoventi

Questo incontro di preghiera animato visivamente dai giovani ha toccato i cuori. Qualche giovane si è commosso fino al pianto, ha pregato tramite le proprie lacrime. Mettendosi in sintonia e riflessione con l’invito di questa preghiera e percorso di salvezza.

La via Crucis

Il messaggio centrale della via crucis era basato sul testo di Luca 1, 39; <Maria si alzò e si mise in cammino. Gesù imparò da sua Madre: mentre portava la Croce, Gesù dovette alzarsi e rimettersi in cammino. Signore, insegna a noi giovani ad alzarci e andare avanti. Anche quando la vita è difficile>[4].

Si può trovare qui tutto il testo della Via Crucis di Lisbona con Papa Francesco.

Ce l’abbiamo fatta! I giovani di San Giulio a Lisbona e a Tomar

La comunità parrocchiale tramite il Parroco, Padre Giovanni ha dato una possibilità a un ventina di giovani i quali hanno partecipato alla GMG. Siamo partiti da Rome il 31/07/2023 e rientrati l’8/08/2023. Oltre a questo, siamo stati accolti a Tomar dove passavamo la notte e i momenti di catechesi.

Relax, condivisione, incontro, GMG Lisbona 2.jpg

Si parla di un gruppo che ha camminato insieme con lo stesso obiettivo di vivere l’esperienza della GMG con gioia, condivisione, ascolto, pazienza e amicizia, preghiera e comunione.

Durante le nostre condivisioni si è parlato della fratellanza dei popoli riuniti per la GMG. La Preghiera della via crucis era una preghiera extra ordinaria che ha colpito tutti di noi.

Chiara non scorderà la frase che il Papa ha ribadito cioè <L’unica cosa che si può fare a una persona a farlo alzarsi, prenderlo per mano>. La giovane dice che porterà sempre questo messaggio nel proprio cuore.

Arianna una delle responsabili del nostro gruppo ha accennato che attraverso la potenza dello spirito Santo siamo riusciti a passare tra tanti disagi. Ad esempio la paura di partire per una nuova esperienza, affrontare le camminate, fare lunghe file, stare sotto il sole e cetra.

Lei ha detto durante una dei nostri momenti di condivisione e di preghiera che gli ha toccato il gesto di un brasiliano che a lei ha regalato un rosario. Arianna dice che questo è stato un gesto ricordabile e lo porterà sempre con sé. Ha richiamato che conviene riportare l’entusiasmo del GMG a casa, nella parrocchia e che durante la messa ci sia questo entusiasmo.

Riflessione, Condivisione, Ascolto, Preghiera San Giulio GMG Lisbona

In modo analogo, Valerio ha ricordato tanto i momenti di preghiera che abbiamo esercitato, <momenti di Dio tra noi>, quanto come ci siamo comportati! Alla grande! La volontà con cui la gente si è prestata, la volontà, la decisione, la convinzione di fare esperienza e vivere i momenti, tutto incredibile. Le folle, ascoltare, faticare fisicamente anche psicologicamente però la gente ci stava.

In altre parole, abbiamo vissuto segni che parlano senza parola. Soprattutto quando fatti insieme, quando vissuti assieme, hanno fatto la differenza. Dunque, questo è stato il dono e desiderio del nostro gruppo! ecco essere riuniti – fare amicizia.
Ancora di più, Laura e Flavio ad esempio hanno ringraziato lo sforzo del gruppo dicendo;

<Prima di tutto grazie!! Questa esperienza é stata fantastica perché abbiamo fatto un cammino insieme con il Signore ma a volte si faticava ma con il sorriso si andava avanti e ci si sopportava avvicenda> Laura

<Vi ringrazio anche io per questa bellissima esperienza: è stata utile per aumentare il mio spirito di iniziativa e di avventura, caratteristiche che da sempre sto cercando di sviluppare>. Flavio

Camminare insieme, incontro con gli altri San Giulio.jpg

È necessario ricordare che Dio vuole arrivare a qualcuno attraverso di noi, attraverso di me e te. Maria lo fece andando incontro la sua cugina Elisabetta [5] «Si alzò e andò in fretta» (Lc 1,39).

Si può dire che il messaggio centrale da portare dalla GMG è motivato dalle parole che hanno radici dai discorsi del Pontefice. Brillare non solo se stessi ma essere luce per gli altri. Aiutare gli altri a trovare la loro luce rimane più importante. Il verbo ascoltare al quale ci richiama il sinodo attuale e non avere paura [6]. Queste sono parole da mettere al cuore in modo che siano fecondi e facciano frutti.

Infine

I discorsi del Papa hanno mostrato un grande sforzo della chiesa che cerca sempre di vicinarsi alla vita dei giovani, un invito di dialogo tra vecchi-giovani, i nonni con i nipoti. Una ispirazione alla fecondità dei giovani. Il popolo gortuguese che con piccoli gesti di accoglienza, di saluti, sorriso e abbraccio ha altrettanto colpito tutti.

Il Parque Eduardo VII (Foto Bruno Seabra JMJ 2023)
Il Parque Eduardo VII (Foto Bruno Seabra JMJ 2023)

Sottolineiamo che si parlava intorno da 800.000 a 1.500.000 di giovani (fonte dell’ansa.it e dell’avvenire.it ). D’altra parte il Santo Padre anche lui ha commentato durante il suo volo di rientro in Italia che “quella di Lisbona è la Giornata mondiale migliore tra quelle che ho visto”. “I giovani una sorpresa”… I dati concreti, veri, dicevano che erano più di un milione. Di più.> [7]

La veglia

Sarà sempre ricordato che la GMG di Lisbona 2023 ha revivificato lo spirito di andare avanti. I momenti di preghiere, i discorsi, l’amicizia e l’entusiasmo che ha tirato fuori intuizioni e motivazioni di vita. Che non era solo di giovani ma anche di famiglia, e di più piccoli. Sarebbe stato aperto a tutti in paragone con altre GMG secondo coloro che hanno già fatto la medesima esperienza degli anni precedenti.

Come punto finale, si riporta che Il libretto del servizio nazionale per la pastorale giovanile Italiana al ritorno della GMG ha invitato il pellegrino con questa raccomandazione. <Non aver fretta di tirare le somme, la semina ha bisogno di tempo affinché il seme buono porti frutto. Raccogli parole e immagini di ciò che hai esplorato e preparati a farne memoria Vitale> [8].

Tumusime Yowasi
Seminarista Missionario della Consolata.
tumusiimejoas@gmail.com

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Momenti vari (Foto)

Camminare insieme, incontro con gli altri 4.jpg

Esplora Lisbona, Camminare insieme, incontro con gli altri

Esplorare Fatima, Camminare insieme, incontro con gli altri 9
Esplorare Fatima e incontro con gli altri.

Yowasi Incontra i propri compaesani Ugandesi

Riflessione, Condivisione, Ascolto, Preghiera San Giulio GMG Lisbona

Catechesi San Giulio GMG Tomar

Veglia GMG al Parco Tejo Lisbona 3.jpg

Una sveglia nella mattinata della domenica dopo la veglia della GMG. Dj Set di musica electronica di Padre Guilherme Peixoto. Ha vivificato i giovani dopo una notte sui secchi a pelo!

Citazioni e Approfondimenti

[1]  https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2023-08/papa-francesco-discorso-cerimonia-accoglienza-gmg-lisbona.html
[2] https://www.osservatoreromano.va/it/news/2023-08/quo-179/todos-todos-todos.html
[3] https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2023/august/documents/20230805-portogallo-veglia-giovani.html
[4] https://www.agensir.it/chiesa/2023/08/04/testi-della-via-crucis-di-lisbona-con-papa-francesco/
[5] Cf..Tema – Il vangelo della GMG (Luca 1,39)
[6] https://www.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2023/documents/20230806-portogallo-omelia-gmg.html
[7] https://www.agensir.it/quotidiano/2023/8/7/papa-francesco-ai-giornalisti-quella-di-lisbona-e-la-giornata-mondiale-migliore-tra-quelle-che-ho-visto-i-giovani-una-sorpresa/
[8] Libretto del servizio nazionale per la pastorale giovanile della Conferenza Episcopale Italiana, 31. 

Le foto di Cristiana Gennari, Ansa, Bruno Seabra, Ap photo utilizzate sono prese da internet per utilizzo senza lucro




Internet è un dono di Dio

Internet è un dono di Dio.

E’ un’ affermazione espressa per la prima volta nel 2009 dal Premio Nobel per la Pace cinese Xiaobo ed è stata ripresa più volte, anche da Papa Francesco nel suo messaggio per la XLVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali [1].

Ma perché internet si traduca davvero in un dono di Dio è necessario impegnarsi per un uso non superficiale e irresponsabile.

Utilizzare consapevolmente il web è necessario, sostiene Papa Francesco, recuperando la “lentezza”. Si chiede il Papa nel suddetto messaggio: “Che cosa ci aiuta nell’ambiente digitale a crescere in umanità e nella comprensione reciproca? Ad esempio, dobbiamo recuperare un certo senso di lentezza e di calma. Questo richiede tempo e capacità di fare silenzio per ascoltare. Abbiamo anche bisogno di essere pazienti se vogliamo capire chi è diverso da noi: la persona esprime pienamente se stessa non quando è semplicemente tollerata, ma quando sa di essere davvero accolta”[2].

In verità, l’interesse della Chiesa per Internet è da sempre, poiché essa riserva profonda attenzione ai mezzi di comunicazione sociale, che sono il risultato del processo storico scientifico per mezzo del quale l’umanità avanza nella scoperta del creato [3]. I Vescovi, inoltre, affermano che “La nuova evangelizzazione è dunque un’attitudine, uno stile audace. È la capacità da parte del cristianesimo di saper leggere e decifrare i nuovi scenari che in questi ultimi decenni sono venuti creandosi dentro la storia degli uomini, per abitarli e trasformarli in luoghi di testimonianza e di annuncio del Vangelo” [4].

Inoltre, la Chiesa è convinta del fatto che i mezzi di comunicazione sociale siano, come ha affermato il Concilio Vaticano II, “meravigliose invenzioni tecniche”, che pur facendo già molto per soddisfare le necessità umane, possono fare ancora di più [5].

Quindi l’approccio della Chiesa ai mezzi di comunicazione sociale è stato sostanzialmente positivo. In particolare, internet è considerato un fattore culturale che svolge un importante ruolo nella nostra storia, poiché contribuisce ad apportare cambiamenti rivoluzionari nel commercio, nell’educazione, nella politica, nel giornalismo, nel rapporto fra nazione e nazione e cultura e cultura, cambiamenti riguardanti non solo il modo in cui le persone comunicano, ma anche quello in cui interpretano la propria vita.

 

Opportunità e sfide.

Internet possiede caratteristiche eccezionali. È infatti caratterizzato da istantaneità e immediatezza, è presente in tutto il mondo, decentrato, interattivo, indefinitamente espandibile per quanto riguarda i contenuti, flessibile, molto adattabile. È egualitario, nel senso che chiunque, con gli strumenti necessari e una modesta abilità tecnica, può essere attivamente presente nel ciberspazio, trasmettere al mondo il proprio messaggio e richiedere ascolto. Permette l’anonimato, il gioco di ruoli e il perdersi in fantasticherie nell’ambito di una comunità. Secondo i gusti dei singoli utenti, si presta in egual misura a una partecipazione attiva e a un assorbimento passivo[6].

Poiché annunciare il Vangelo a persone immerse nella cultura dei mezzi di comunicazione sociale richiede l’attenta considerazione degli stessi strumenti, la Chiesa ha sempre avvertito il bisogno di comprendere Internet. Ciò per comunicare efficacemente con le persone immerse in questo mondo virtuale e per utilizzarlo al meglio.

Internet è importante per molte attività ecclesiali quali l’evangelizzazione, la ri-evangelizzazione, la nuova evangelizzazione e la tradizionale opera missionaria “ad gentes”, la catechesi e altri tipi di educazione, notizie e informazioni, l’apologetica, governo, amministrazione e alcune forme di direzione spirituale e pastorale.

Sebbene il mondo virtuale di internet non possa sostituire una relazione autentica tra persone o la vita sacramentale e della liturgia o l’annuncio diretto del Vangelo, può certamente integrarli e completarli, arricchendo la vita di fede degli utilizzatori.

E’ stata sperimentata (anche in questo tempo di pandemia) l’importanza per la Chiesa di poter comunicare con gruppi particolari come giovani, anziani e persone costrette a casa, persone che vivono in aree remote, e comunque con persone che altrimenti non sarebbe possibile raggiungere. Ormai tutte le Parrocchie, Diocesi, Congregazioni religiose e Istituzioni legate alla Chiesa, programmi e organizzazioni di tutti tipi utilizzano Internet per questi ed altri scopi.

La Chiesa utilizza Internet anche come strumento di comunicazione interna, perché ha presente la sua natura speciale di mezzo diretto, immediato, interattivo e partecipativo. “Un flusso bidirezionale di informazione e opinioni fra Pastori e fedeli, la libertà di espressione sensibile al benessere della comunità e al ruolo del Magistero nel promuoverlo, e un’opinione pubblica responsabile sono tutte espressioni importanti del diritto fondamentale al dialogo e all’informazione in seno alla Chiesa” [7]. Internet è un efficace strumento tecnologico per concretizzare questo concetto.

 

Criticità e alert.

Pur enfatizzando gli aspetti positivi di Internet, è importante essere chiari su quelli negativi. I mezzi di comunicazione possono essere realmente elemento di unità e di comprensione reciproca e, al contrario, possono farsi portatori di una visione deformata dell’esistenza, della famiglia, dei valori religiosi, sociali ed etici; di una visione non rispettosa della dignità della persona umana.

In particolare, esiste una reale preoccupazione circa: gli effetti più gravi della pornografia e della violenza sugli individui e sulla società a cui tutti, specie i più indifesi, possono accedere; le “fake news” che si possono ascoltare; le pubblicazioni fantasiose che si possono leggere.

E così accade che i valori morali di un individuo possano essere annullati da elementi esterni deplorevoli, dappertutto e troppo facilmente accessibili attraverso il web.[8]

Ecco perché è necessario che la Chiesa susciti e accompagni processi, pur senza imporre percorsi a persone che sono sempre uniche e libere. E’ comunque difficile offrire ricette precostituite, perché «si tratta di sottoporre gli stessi fattori positivi ad attento discernimento, perché non si isolino l’uno dall’altro e non vengano in contrasto tra loro, assolutizzandosi e combattendosi a vicenda. Altrettanto si dica dei fattori negativi: non sono da respingere in blocco e senza distinzioni, perché in ciascuno di essi può nascondersi un qualche valore, che attende di essere liberato e ricondotto alla sua verità piena”.[9]

 

La comunicazione di Papa Francesco.

Papa Francesco è un Papa touch, che ama il contatto diretto, personale, non mediato. I gesti di Francesco parlano da soli e le sue parole sono programmatici di opere. Le parole e i gesti si incontrano e si completano vicendevolmente, e soprattutto hanno un comune denominatore: abitare con speranza il nostro tempo e  favorire la prossimità.

Ecco che “Incontro” è una delle parole più evocative e presenti nella Evangelii gaudium. A partire da questa dimensione necessaria, che caratterizza l’essere umano, Papa Francesco ci indica chiaramente alcune grandi vie per abitare ed interpretare i nostri giorni, un mondo in cui i mass media, soprattutto quelli digitali, sono così massicciamente presenti. Nel suo messaggio per la XLVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali il Papa ci spiega qual è l’immagine del cristiano comunicatore, una immagine da meditare e dalla quale lasciarsi guidare.

Prima di tutto, la comunicazione è una conquista più umana che tecnologica. Internet può facilitare od ostacolare, agevola la connessione, perché azzera le distanze, ma non facilita né la comunione né la prossimità. La rete non ci rende più socievoli, né più isolati. Non può essere dunque un alibi che ci libera da responsabilità che invece sono solo degli uomini.

Poi, bisogna comprendere la comunicazione in termini di prossimità, perché essa non è primariamente una trasmissione di contenuti, ma  è riduzione di distanze. Non sono tanto le strategie, a fare la comunicazione, che nasce dal superamento di ciò che divide, e dal fare crescere ciò che ci accomuna, facendosi reciprocamente dono di sé. Concepire  che la comunicazione sia portatrice di prossimità, e non sia mera trasmissione ha importanti conseguenze anche sull’ annuncio della fede in tutte le sue forme.

Quanto alla credibilità del cristiano che comunica, quando la parola e la vita sono in sintonia profonda e il cuore si ė lasciato toccare e trasformare dall’incontro con l’Altro, egli è certamente autorevole: la sua testimonianza e in grado di portare bellezza in tutti gli ambiti, anche quelli digitali. Infatti il messaggio non scaturisce da noi, che invece ne siamo stati ‘fecondati’; piuttosto è mosso da una bellezza e una gioia grandi che non possiamo tenere per noi: essere cristiani ė condividere. E in questa luce, il web non è un ostacolo, ma un aiuto.

Il fatto, poi, che in rete il corpo non ci sia, non è elemento necessariamente negativo, poiché potrebbe disincarnare le relazioni: Francesco ci assicura che se siamo capaci di accarezzare, siamo capaci anche di ‘carezze digitali’.

E’ un’immagine che viene valorizzata dalle parole di “Evangelii gaudium” : “Oggi, quando le reti e gli strumenti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi, sentiamo la sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio. In questo modo, le maggiori possibilità di comunicazione si tradurranno in maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti. Se potessimo seguire questa strada, sarebbe una cosa tanto buona, tanto risanatrice, tanto liberatrice, tanto generatrice di speranza!”. [10]

 

Christus vivit.

Nella Esortazione Apostolica post-sinodale del 2019 il Papa non nasconde la delicatezza del compito “L’immersione nel mondo virtuale ha favorito una sorta di “migrazione digitale”, vale a dire un distanziamento dalla famiglia, dai valori culturali e religiosi, che conduce molte persone verso un mondo di solitudine e di auto-invenzione, fino a sperimentare una mancanza di radici, benché rimangano fisicamente nello stesso luogo. La vita nuova e traboccante dei giovani, che preme e cerca di affermare la propria personalità, affronta oggi una nuova sfida: interagire con un mondo reale e virtuale in cui si addentrano da soli come in un continente sconosciuto. I giovani di oggi sono i primi a operare questa sintesi tra ciò che è personale, ciò che è specifico di una cultura e ciò che è globale. Questo però richiede che riescano a passare dal contatto virtuale a una comunicazione buona e sana”. [11]

 

Laudato Si’.

 

 

Anche nella lettera enciclica “Laudato si’ ” il Papa ribadisce che internet e le reti sociali “sono una piazza in cui i giovani trascorrono molto tempo e si incontrano facilmente, anche se non tutti vi hanno ugualmente accesso, in particolare in alcune regioni del mondo. Essi costituiscono comunque una straordinaria opportunità di dialogo, incontro e scambio tra le persone, oltre che di accesso all’informazione e alla conoscenza. Inoltre, quello digitale è un contesto di partecipazione sociopolitica e di cittadinanza attiva, e può facilitare la circolazione di informazione indipendente capace di tutelare efficacemente le persone più vulnerabili palesando le violazioni dei loro diritti. In molti Paesi web e social network rappresentano ormai un luogo irrinunciabile per raggiungere e coinvolgere i giovani, anche in iniziative e attività pastorali”[12].

 

Conclusione: Pastorale digitale 2.0.

Gli auspici di Papa Francesco si concretizzano ora nella esperienza pastorale delle Chiese particolari. Dall’ottobre 2014 è stato istituito per la diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo il Servizio di Pastorale digitale, un team di esperti e di volontari che mette competenze e passione a servizio dell’annuncio del Vangelo.

Nella postfazione al libro “Pastorale digitale 2.0” di Riccardo Petricca, che descrive proprio l’incipit e la ratio di quest’ultima esperienza, il Vescovo diocesano Mons. Gerardo Antonazzo conclude, spiegando accuratamente il senso di una Chiesa che accoglie davvero il dono e la risorsa della rete: “Come Chiesa non immettiamo informazioni in rete per dare semplice “notizia” delle attività della diocesi. Desideriamo, piuttosto tenacemente, “mettere in comunione” la vivacità poliedrica di una Chiesa che si riconosce nelle storie di vita di tutti i volti e i nomi di persone e di comunità che condividono la fede in Gesù Cristo, incarnata nel tessuto culturale e sociale del nostro territorio. Il cammino di ciascuno diventa la crescita di tutti! La Chiesa è comunione perché vive la storia di una grande famiglia. Con la pastorale digitale vogliamo che questa fraternità sia concretamente costruita e vissuta attraverso il “racconto”, diventi sinfonia di anime che si incontrano, volti che si incrociano nel segno della fraternità spirituale, membra attive che si abbracciano per la composizione di un corpo ben  articolato, pietre vive cementate dall’amore per  un grande e  stupendo edificio spirituale” [13].

Giuseppe Basile

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA 

[1] https://www.diocesisora.it/pdigitale/quando-internet-e-un-dono-di-dio/

[2] https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20140124_messaggio-comunicazioni-sociali.html

[3] CfConcilio Vaticano II, Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudium et spesCittà del Vaticano 1965, 34.

[4] Sinodo dei Vescovi, La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Lineamenta, Città del Vaticano 2011, 6.

[5] Cf. Concilio Vaticano II, Decreto sui mezzi di Comunicazione sociale Inter mirifica, Città del Vaticano 1963, 1.

[6] Cf. Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica in Internet, Città del Vaticano 2002, 7.

[7] Cf. Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica nelle Comunicazioni sociali, Città del Vaticano 2000, 26.

[8] Cf. Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Pornografia e Violenza nei Mezzi di Comunicazione sociale, Città del Vaticano 1989,7.

[9] S. Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica post-sinodale, Pastores dabo vobis , Città del Vaticano 1992, 10.

[10] Francesco, Esortazione Apostolica Evangelii gaudium, Città del Vaticano 2013, 87.

[11] Francesco, Esortazione Apostolica post-sinodale, Christus vivit , Città del Vaticano 2019., 90.

[12] Francesco, Lettera enciclica Laudato si’ , Città del Vaticano 2015, 106.

[13] Petricca R., Pastorale digitale 2.0. Roma 2015, postfazione.

 

BIBLIOGRAFIA

 

Concilio Vaticano II, Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudium et spes,  Città del Vaticano 1965.

Concilio Vaticano II, Decreto sui mezzi di Comunicazione sociale Inter mirifica, Città del Vaticano 1963.

Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica in Internet. Città del Vaticano 2002.

Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica nelle Comunicazioni sociali,  Città del Vaticano 2000.

Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Pornografia e Violenza nei Mezzi di Comunicazione sociale,  Città del Vaticano 1989.

Sinodo dei Vescovi, La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Lineamenta, Città del Vaticano 2011.

Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica post-sinodale, Pastores dabo vobis, Città del Vaticano 1992.

Francesco, Esortazione Apostolica Evangelii gaudium,  Città del Vaticano 2013.

Francesco, Esortazione Apostolica post-sinodale, Christus vivit , Città del Vaticano 2019.

Francesco, Lettera enciclica Laudato si’, Città del Vaticano 2015.

Riccardo Petricca, Pastorale digitale 2.0., Roma 2015.

 

SITOGRAFIA

 

Francesco<https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-

francesco_20140124_messaggio-comunicazioni-sociali.html>

Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo <https://www.diocesisora.it/pdigitale/quando-internet-e-un-dono-di-dio/>

 

DIRITTI D’AUTORE

Le immagini e i video in articolo sono presi dalla rete, sono pubbliche. Si usano senza finalità di lucro.

 

 




Il cristiano Cattolico presente nei social media

Chiamati ad essere presente in questa realtà

Ormai siamo immersi nel mondo dei social media, siamo invitati ad utilizzare questi mezzi per evangelizzare, non possiamo fare finta di questa realtà e dobbiamo trarre il meglio di questa tecnologia per comunicare la gioia del Vangelo e accettare il mandato di Gesù: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15).  Questo Vangelo è un incontro personale con Cristo come lo ricorda papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangeli Gaudium: “Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta”. (Evangeli Gaudium 3).

Il vaticano II, con il decreto su gli strumenti di comunicazione sociale, invitava il popolo di Dio al retto uso dei mezzi di comunicazione: “La Chiesa Cattolica giudica suo dovere predicare l’annuncio della salvezza anche mediante gli strumenti della comunicazione sociale, nonché indirizzare gli uomini al retto uso degli stessi”(I.M 3). Gli ultimi successori di Pietro: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e in modo speciale papa Francesco ci danno l’esempio di non avere paura davanti a questa era digitale.

 

 

 

 

Il messaggio ha sempre passato con gli strumenti del suo contesto

Fin dai primi tempi i cristiani, hanno utilizzato tutti i mezzi a disposizione nel loro contesto per annunciare il messaggio evangelico. La chiesa ha sempre tenuto a cuore il mandato di Gesù e è andata al di là delle barriere della geografia, portando la Buona Notizia con gli strumenti a sua disposizione, la storia ci ha lacciato traccia.

Viaggi missionari per la predicazione

Lettere alle comunità 

Libri

 

Teatro

immagini

Tutti questi modi hanno contribuito all’impegno dei cristiani nell’annuncio del Vangelo fino ad arrivare  all’epoca moderna, dove ci confrontiamo  ai nuovi strumenti di comunicazione che si presentano come un’opportunità per continuare ad annunciare la gioia del Vangelo. Come ci lo ricorda il Concilio Vaticano II, “Questi mezzi utilizzati correttamente, potranno essere di grande aiuto per continuare la nostra missione di discepoli missionari di Cristo”.

 

L’uso d’internet ha qualcosa a vedere con noi

La Lumen Gentium ci ricorda che “Ad ogni discepolo di Cristo incombe  il dovere di seminare per quanto gli compete la fede”. (L.G 17).  Questo dovere possiamo compierlo  nella semplicità della nostra vita. oggi tutti noi, almeno abbiamo uno smartphone, vediamo come ogni sorta d’informazione circola nei social media, perché non potere anche nella nostra quotidianità comunicare la nostra fede?

Come leggiamo nell’ Evangeli Gaudium: “È la gioia che si vive tra le piccole cose della vita quotidiana, come risposta all’invito affettuoso di Dio nostro Padre: «Figlio, per quanto ti è possibile, trattati bene … Non privarti di un giorno felice» (Sir 14,11.14). Quanta tenerezza paterna si intuisce dietro queste parole!”

A questo proposito è molto interessante vedere alcuni laici, sacerdoti, religiose che piano piano si hanno lasciato sedurre dell’invito di papa quando ci parla di “USCIRE” nell’ esortazione:  “La Chiesa “in uscita” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano. “Primerear – prendere l’iniziativa”: vogliate scusarmi per questo neologismo. La comunità evangelizzatrice sperimenta che il Signore ha preso l’iniziativa, l’ha preceduta nell’amore (cfr 1 Gv 4,10), e per questo essa sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi. Vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dell’aver sperimentato l’infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva. Osiamo un po’ di più di prendere l’iniziativa! Come conseguenza, la Chiesa sa “coinvolgersi”. (Evangeli Gaudium 24).

 

 

Quando farlo?

Il momento è adesso, la missione è perenne, il messaggio è costante, non bisogna aspettare una chiamata. questo è il campo che ci sta davanti, e questo ci richiama alla necessità di essere evangelizzatori. Ogni cristiano è portatore di questa gioia ed invitato a testimoniare una vita che irradia amore.

Papa Francesco invita i giovani nell’esortazione  post sinodale  “Christus vivit” «L’ambiente digitale caratterizza il mondo contemporaneo. Larghe fasce dell’umanità vi sono immerse in maniera ordinaria e continua. Non si tratta più soltanto di “usare” strumenti di comunicazione, ma di vivere in una cultura ampiamente digitalizzata che ha impatti profondissimi sulla nozione di tempo e di spazio, sulla percezione di sé, degli altri e del mondo, sul modo di comunicare, di apprendere, di informarsi, di entrare in relazione con gli altri. Un approccio alla realtà che tende a privilegiare l’immagine rispetto all’ascolto e alla lettura influenza il modo di imparare e lo sviluppo del senso critico… Internet e le reti sociali hanno creato un nuovo modo di comunicare e stabilire legami, e «sono una piazza in cui i giovani trascorrono molto tempo e si incontrano facilmente, anche se non tutti vi hanno ugualmente accesso, in particolare in alcune regioni del mondo. Essi costituiscono comunque una straordinaria opportunità di dialogo, incontro e scambio tra le persone, oltre che di accesso all’informazione e alla conoscenza. Inoltre, quello digitale è un contesto di partecipazione sociopolitica e di cittadinanza attiva, e può facilitare la circolazione di informazione indipendente capace di tutelare efficacemente le persone più vulnerabili palesando le violazioni dei loro diritti. In molti Paesi web social network rappresentano ormai un luogo irrinunciabile per raggiungere e coinvolgere i giovani, anche in iniziative e attività pastorali».

 

 

L’evangelizzazione digitale deve partire, se vuole essere comunicativa, dal legame Dio-uomo, da un Dio che discende per farsi comprendere, si apre verso l’esterno per poterlo conoscere

Ecco le parole che direbbe Gesù in quest’oggi a noi cristiani davanti alla sfida dei social media: Andate dunque, non avete paura. “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

 

 

Bibliografia

CONC. ECUM. VAT. II, Dec. Inter merifica, 3.

CONC. ECUM. VAT. II, Cost. Dogm. Sulla Chiesa Lumen Gentium“, 17.

Esort. Ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 24.

Esort. Ap. Christus vivit (25 marzo 2019), 86.

Raul Herrera Franco

 




PRETI IN CLERGYPHONE

Per relazioni digitali generative

 

INTRODUZIONE

 

Il digitale rappresenta senz’altro una straordinaria opportunità per l’uomo, e per il prete. Difatti, apre un ventaglio di possibilità che, però, occorre saper utilizzare bene nella pastorale. In quest’era di rivoluzione digitale, la tecnologia è divenuta un luogo da abitare, uno spazio in cui si intrecciano idee, volti, parole, opinioni, iniziative, emozioni, processi relazionali.

Il video del sacerdote youtuber don Alberto Ravagnani è uno dei tanti bei testimoni di «prete in clergyphone»[1].

 

https://youtu.be/NgU-XEJWYOg

 

Don Alberto Ravagnani – come tanti altri sacerdoti della sua generazione – usa i mass media, in particolare i social media, per raccontarsi, per dare la propria testimonianza. «La Chiesa è sempre stata presente laddove ci sono le persone. Gli spazi offerti dalla tv o dal web si aggiungono a quelli fisici. Gli uni non sostituiscono gli altri. Si è capito bene durante il recente lockdown quando i sacerdoti hanno aperto dei profili social perché dovevano tener chiuse, necessariamente, le chiese»[2].

 

Il prete influencer

 

Pastorale nell’onlife

Il presente articolo vuole offrire degli spunti per vivere relazioni digitali generative, che attuino una pastorale integrata nell’onlife. Il virtuale è molto più reale di quel che ci rendiamo conto. La realtà dell’on-line ha risvolti nella vita sensibile — in quanto c’è un rapporto tra reale e virtuale — ed è qui che si inserisce la nostra riflessione e il nostro impegno[3].

Difatti, ci sono connessioni e scambio di informazioni tra persone online, ma questo ha effetti sul mondo reale. Per questo è stato coniato il termine dell’onlife. Addirittura relazioni tra oggetti come un televisore, un’auto, un sensore stradale, un satellite… Per la prima volta, anziché creare delle macchine che si interfacciano con il mondo, stiamo modificando il mondo in modo che si possa interfacciare con le macchine!

Questo a riprova che pur essendo l’onlife immateriale, esso ha una cogenza concreta nella strutturazione della realtà, una cogenza sempre più significativa.

 

Le community dall’on-line all’on-life. Cambia la rete, cambia la pastorale

https://www.weca.it/tutorial/le-community-dallon-line-allon-life-cambia-la-rete-cambia-la-pastorale/

 

Ricordiamoci, tuttavia, che l’impegno nella comunicazione consiste nella chiarezza missionaria con cui si annuncia Chi abbiamo incontrato e che lo facciamo con gioia. «La nuova evangelizzazione si propone in questi contesti non come un dovere, un peso ulteriore da portare, ma come quel farmaco capace di ridare gioia e vita»[4].

 

Responsabili delle relazioni

Il sacerdote più che mai deve rispondere a questo rapido mutamento del mondo ripensandosi per rispondere adeguatamente all’umanità. Questo non significa snaturarsi, al contrario è il rimanere fedele alla sua missione di annunciare Cristo lì dove è presente l’uomo e la donna, nel qui ed ora.

 

Da qui il suo situarsi e progettarsi nel mondo, e nel mondo dell’onlife, come prete in clergyphone, ovvero con l’abito che lo veste, il clergyman integrato con lo smartphone. Il neologismo è stato ripreso dal libro del sacerdote della Diocesi di Concordia-Pordenone, nel Friuli, Giacomo Ruggeri. Nel suo testo «Prete in clergyphone» egli intraprende un discernimento e una formazione sacerdotale nelle relazioni digitali per il seminarista, il prete, il vescovo, il religioso che ha in tasca lo smartphone, mezzo che utilizza per pensare e decidere, pregare e celebrare, relazionarsi e incontrarsi, vivere e morire. L’uso di questo strumento, diventato non solo utilissimo, ma perfino necessario, comporta una nuova capacità di discernere che varca la soglia dell’avere o no il profilo social network[5].

 

Annunciare Cristo nei social

 

DAI NATIVI DIGITALI AI DIGITALI DISCERNENTI

 

«È finito, perciò il tempo di riflettere sul futuro della Chiesa, è tempo di mettere mano alla Chiesa del futuro»[6]. La Chiesa tutta, e i pastori in primis, deve prendere atto di una conversione paradigmatica, ovvero passare da una Chiesa che, tramite i suoi riti e le sue promesse, dà luce alla vita degli adulti ad una Chiesa che dà alla luce gli adulti che oggi servono grazie all’incontro con Cristo[7].

 

La missione del prete in rete

Con questa provocazione ci addentriamo al compito, alla missione, al ministero del prete in clergyphone. Certamente è un nativo digitale, cioè «è abituato fin da giovane o giovanissimo a utilizzare le tecnologie digitali, essendo nato nell’era della rete e di internet»[8].

 

Il nativo digitale

 

Conosce questa realtà, ne è immerso. La maneggia quasi in modo spontaneo, come se fosse connaturato in essa. Ed è qui che si inserisce la nostra riflessione. L’atto meccanico deve poter essere discreto, frutto di discernimento. Altrimenti, ci si lascia trascinare dalla corrente della rete senza capire l’indirizzo, il dove essa ci ha condotto.

 

Paradossalmente, per creare uno strumento digitale di relazioni egli perde ogni connessione reale con i suoi soci, dimostrando che l’inclusione digitale non significa necessariamente avere relazioni autentiche: siamo connessi, ma non necessariamente nel senso originale della parola, ovvero amici.

Però anche quando le relazioni sono autentiche, quando i contatti di Facebook sono persone che effettivamente desiderano avere un rapporto di amicizia e relazioni consistenti, possono essere sufficienti al bisogno di cura che l’essere umano porta con sé?[9]

 

«Amici» di Facebook

 

L’agire ecclesiale

Proprio perché l’uomo e la donna di oggi si sentono profondamente a casa nella socialità digitalizzata, il prete può fare la differenza, può essere presenza dell’agire ecclesiale. Questo suo mettersi in rete è motivato dalla constatazione che «dove c’è la persona, lì vi è un’esistenza in relazione, in interazione, sempre e comunque»[10]. A questo soggiace la base teologica dell’incarnazione che non è stato solo l’evento mirabile di 2000 anni fa, ma è proprio lo stile dell’agire stesso di Dio[11].

 

Profilo «incarnato» di Gesù

 

Col cuore di Cristo

In questo il sacerdote, in quanto pastore col cuore di Cristo, può affiancarsi alle persone, aiutandoli e accompagnandoli nell’esercitare il discernimento nel digitale. Questo ministero è «il servizio della consapevolezza profonda, quell’invito ad aprire gli occhi nel flusso delle connessioni digitali su ciò che scrivo, nella foto che posto, nel commento che lascio, nel profilo che apro perché imparo a decifrare, riconoscere, distinguere, capire, riflettere, accettare, accogliere, scegliere, decidere e agire con digitale intelligenza»[12].

 

Chiamati all’amicizia

 

Il prete, proprio perché ha intenzione di promuovere un processo di relazione digitale generative, non fa le cose da solo; «dovrebbe accogliere con gratitudine e addirittura cercare e promuovere questa fraterna chiarezza dei collaboratori»[13].

 

Con quale stile, dunque, il prete è chiamato ad abitare il digitale? Con il ministero di servizio che è quello del cuore di Cristo. Difatti, l’identità del presbitero, come quella di ogni cristiano, deriva dalla relazione con Gesù. È un’identità donata da riattingere sempre nel rapporto con Chi l’ha concessa. È proprio perché il prete è il rappresentante di Gesù che da Lui apprende la modalità di essere, ed è sempre Gesù che porta senso e traccia la via di azione.

 

PUNTI DI DEONTOLOGIA DIGITALE SACERDOTALE

 

Prima di affrontare lo stile delineato precedentemente, si rende necessario ribadire che il sacerdote agisce nella persona della Chiesa ed è nella Chiesa che ritrova continuamente «una identità da rimodellare nell’incontro con Colui che ha fatto percepire originariamente di aver trovato grazia ai suoi occhi»[14].

 

Per esercitare come sacerdote lo stile di consapevolezza e di discernimento nelle relazioni social network.

 

1) Tutti i mezzi di comunicazione sono beni dati in dono e per questo ne implicano una conoscenza matura e responsabile.

 

2) Vi è una relazione reciproca tra l’essere umano e il mondo digitale, dunque una circolarità costante nella vita del sacerdote espressa nell’onlife.

 

3) Il sacerdote deve saper cercare e trovare Dio nei luoghi e nelle persone, dunque anche nelle dinamiche digitali.

 

4) Tre verbi indicano quella cura pastorale che regola la relazione nei social network: avvertire, sentire, nominare. La non cura – espressa in superficialità e in prudenza – può costargli caro.

 

5) La presenza del sacerdote nel digitale è già comunicazione della sua identità prima ancora che delle sue azioni, come commenti, inserimenti di foto o video, post.

 

Nello stare on-life si annuncia quanto ci è a cuore il Vangelo

 

6) L’apertura di profili social deve essere preceduta da motivazioni oneste da verificare e ridimensionare nel corso del tempo.

 

7) Essere consapevoli delle molte dipendenze inconsce che la rete digitale può ingenerare e dunque influire sul proprio mandato missionario.

 

8) L’essere sacerdote in rete implica una responsabilità e una esposizione maggiore. Occorre prudenza affinché le proprie azioni non si trasformino in tragedia.

 

9) Importante è l’amicizia e la confidenza col proprio presbiterio che non solo può ascoltare le problematiche sorte in rete, ancor più può aiutare a risolvere le questioni sorte nelle dinamiche digitali.

 

10) Il sacerdote può cogliere questo ambito digitale come grazia per coltivare l’appartenenza ecclesiale della sua esistenza a servizio del regno di Dio[15].

 

CONCLUSIONE

 

In conclusione, possiamo affermare che è positivo il fatto che la Chiesa, attraverso i pastori, sia presente nell’ambito dei social e nella rete internet in generale. Tuttavia, «ci si dimentica troppo spesso che in primo luogo la testimonianza non è relegata solamente nell’ambito del “fare”, ma soprattutto che essa, alla sua origine e a livello esteriore, si pone come un “dire”»[16].

 

Siamo veicoli che portano alla luce il potenziale nascosto

 

Per questo motivo occorre non solo una maggiore attenzione a ciò che si pubblica ma anche una sorta di professionalismo che permette un ministero della cura che genera realmente relazioni. In questo dinamismo è importante tra i presbiteri e al contempo con i laici comunicarsi le proprie esperienze, dialogare. In fondo,

per essere agenti di mutamento essi debbono essere contemplativi nel cuore, capaci di sentire la Parola di Dio in mezzo al pianto dei bambini, scorgendone il Volto oltre il velame sudicio della miseria. […]

In questa prospettiva il ministro diventa un catalizzatore cioè una persona in grado di portare alla luce il potenziale nascosto della comunità, avviandola ad una azione sociale creativa[17].

 

Ecco allora l’identità e la missione dei preti in clergyphone che abitano il digitale per relazioni generative volte ad essere fedeli al mandato di Cristo nella Chiesa.

 

Davide Lai

studente del II anno Filosofia,

Istituto Teologico Leoniano di Anagni

 

SIGLE E ABBREVIAZIONI

 

capp.               capitoli

Cf.                   Confronta

ed.                  editor (= a cura di)

Ibid.                Ibidem (=in quello stesso luogo)

vol.                  volume

WeCa              Web Cattolici

 

BIBLIOGRAFIA

 

Armando Matteo, Pastorale 4.0. Eclissi dell’adulto e trasmissione della fede alle nuove generazioni, Milano 2020.

Giacomo Canobbio, Inviati per servire. Ripensare il ministero, Brescia 2020.

Giacomo Ruggeri, Prete in clergyphone. Discernimento e formazione sacerdotale nelle relazioni digitali, Trapani 2008.

Gianfranco Poli – Marco Cardinali, La comunicazione in prospettiva teologica, Torino 1998.

Giorgio Agagliati, Poche chiacchiere! Come comunicare bene in parrocchia, Torino 2018.

Henri Jozef Machiel Nouwen, Ministero creativo, Brescia 2008.

Luca Peyron, Incarnazione digitale. Custodire l’umano nell’infosfera, Torino 2019, 32.

Sinodo dei Vescovi, La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Lineamenta, Città del Vaticano 2011.

 

SITOGRAFIA

 

Alberto Ravagnani, Scienza e fede: chi ha ragione?: < https://youtu.be/NgU-XEJWYOg>.

Giovanni Molaschini, Viaggio nel mondo dei preti influencer: <https://www.rollingstone.it/pop-life/viaggio-nel-mondo-dei-preti-influencer/525252/>.

Treccani [ed.], «Nativo digitale»: <https://www.treccani.it/vocabolario/nativo-digitale_(Neologismi)/>.

WeCa [ed.], Le community dall’on-line all’on-life. Cambia la rete, cambia la pastorale: <https://www.weca.it/tutorial/le-community-dallon-line-allon-life-cambia-la-rete-cambia-la-pastorale/>.

 

Diritti d’autore per immagini e video

Le immagini e i video in articolo sono presi dalla rete, sono pubbliche. Si usano senza finalità di lucro.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

 

[1] Cf. Alberto Ravagnani, Scienza e fede: chi ha ragione?: <https://youtu.be/NgU-XEJWYOg>, [ultima consultazione: 03.12.2021].

[2] Cf. Giovanni Molaschini, Viaggio nel mondo dei preti influencer: <https://www.rollingstone.it/pop-life/viaggio-nel-mondo-dei-preti-influencer/525252/>, [ultima consultazione: 03.12.2021].

[3] Cf. WeCa [ed.], Le community dall’on-line all’on-life. Cambia la rete, cambia la pastorale: <https://www.weca.it/tutorial/le-community-dallon-line-allon-life-cambia-la-rete-cambia-la-pastorale/>, [ultima consultazione: 03.12.2021].

[4] Sinodo dei Vescovi, La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Lineamenta, Città del Vaticano 2011, 99.

[5] Cf. Ruggeri, G., Prete in clergyphone. Discernimento e formazione sacerdotale nelle relazioni digitali, Trapani 2008.

[6] Matteo, A., Pastorale 4.0. Eclissi dell’adulto e trasmissione della fede alle nuove generazioni, Milano 2020, 12.

[7] Ibid.

[8] Treccani [ed.], «Nativo digitale»: <https://www.treccani.it/vocabolario/nativo-digitale_(Neologismi)/>, [ultima consultazione: 03.12.2021].

[9] Peyron, L., Incarnazione digitale. Custodire l’umano nell’infosfera, Torino 2019, 32.

[10] Ruggeri, G., Prete in clergyphone. Discernimento e formazione sacerdotale nelle relazioni digitali, Trapani 2008, 93.

[11] Cf. Ibid., 94.

[12] Ibid., 95.

[13] Agagliati, G., Poche chiacchiere! Come comunicare bene in parrocchia, Torino 2018, 149.

[14] Canobbio, G., Inviati per servire. Ripensare il ministero, Brescia 2020, 81.

[15] Cf. Ruggeri, G., Prete in clergyphone. Discernimento e formazione sacerdotale nelle relazioni digitali, Trapani 2008, 143-144.

[16] Poli, G. F. – Cardinali, M., La comunicazione in prospettiva teologica, Torino 1998, 89.

[17] Nouwen, H. J. M., Ministero creativo, Brescia 2008, 95.




Testimoniare la verità con responsabilità nel digitale

Testimoniare la verità con responsabilità nel digitale non è facile. Il mondo del digitale è talmente grande che bisogna imparare a saper discernere con responsabilità come abitarlo. È un ambiente vasto dove come in tutti gli ambienti vanno abitati in modo sapiente per testimoniare la verità con responsabilità anche perché oggi siamo sempre connessi 24 ore su 24. Noi cristiani abitiamo questo ambiente, ma come? Papa Francesco nel suo messaggio per la 55esima giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, scrive: «Tutti siamo «chiamati a essere testimoni della verità: ad andare, vedere e condividere». Provare a raggiungere le persone li dove sono»[1]. Il messaggio è ben sintetizzato nel seguente video:

 

Responsabilità nel testimoniare nel web

Per testimoniare con responsabilità dobbiamo saper discernere quello che si deve o non si deve dire, ciò che si deve o non deve condividere, perché il virtuale è reale, tutto quello che condividiamo parla di noi e tutto quello che scriviamo ci rappresenta. È interessante il seguente video, è per bambini, ma è molto utile anche per noi adulti che condividiamo notizie senza avere un criterio. Il papa richiama proprio a questa attenzione, infatti nell’enciclica Fratelli Tutti scrive: I valori della libertà, del rispetto reciproco e della solidarietà possono essere trasmessi fin dalla più tenera età. […] Anche gli operatori culturali e dei mezzi di comunicazione sociale hanno responsabilità nel campo dell’educazione e della formazione, specialmente nelle società contemporanee, in cui l’accesso a strumenti di informazione e di comunicazione è sempre più diffuso»[2].

Viviamo il digitale

In questo tempo dove ci ha visti ancora più connessi per via dello lockdown, a causa del covid-19, ci siamo resi conto che si ha bisogno di imparare, di educarci ad abitare questo nuovo continente. Noi cristiani dobbiamo chiederci come testimoniare la nostra fede, come annunciare la buona notizia nel web, come catturare l’attenzione delle migliaia di folle che scorrono il loro tempo sui social?
Nel web, il nostro testimoniare la verità con responsabilità, sicuramente deve essere un messaggio che deve essere forte, semplice. Deve far porre delle domande e spingere l’interlocutore ad entrare in dialogo con colui che ha postato un’immagine, un video sui social.

Testimoniare la verità con responsabilità
Testimoniare la bellezza che solo il Creatore può regalare

Testimoniare la verità

In questo tempo la Chiesa si è aperta al digitale abbiamo avuto diverse dirette con preghiere, “celebrazioni eucaristiche” e altri momenti per cercare di essere presenti in questo tempo. Sicuramente è stato un supporto ma c’è ancora molto da fare perché si parli di Pastorale digitale. Pastorale deriva dal termine Pastore e il pastore va incontro al suo gregge e lo raduna. A questo siamo chiamate a essere portavoce testimoni di un messaggio di speranza e amore anche in questo tempo difficile. Si può cominciare a parlare di pastorale digitale nel momento in cui crediamo che i mezzi di comunicazione fanno in modo di continuare la nostra vita in modo naturale, alcuni esempi li vogliamo raccontare.

L’importanza dei mezzi di comunicazione

Riportiamo due video testimonianza sull’importanza dei mezzi di comunicazione, e di quanto se n’è capita l’importanza in questo tempo di pandemia. Questo ci spinge a comprendere che per restare vicine a tutte le persone amiche e famigliari che per qualsiasi motivo sono lontani l’uno dall’altro, questi mezzi ci aiutano a sentirci più vicini.

I mezzi inoltre aiutano ad approfondire la propria fede, a cercare delle risposte anche qui abbiamo una piccola testimonianza

Imparare a raccontarsi: per testimoniare la verità con responsabilità

Tenendo presente il video provocazione fatto per bambini, ci fa comprendere che sentiamo il bisogno di raccontarci e di cercare storie. Questo mondo affascinante ci fa comprendere quanto sia importante essere veri e comunicare il bisogno di raccontarsi, di “rivestirsi” di storie per custodire la propria vita. Non tessiamo solo abiti, ma anche racconti: infatti, la capacità umana di “tessere” conduce sia ai tessuti, sia ai testi. Le storie di ogni tempo hanno un “telaio” comune: la struttura prevede degli “eroi”, anche quotidiani, che per inseguire un sogno affrontano situazioni difficili, combattono il male sospinti da una forza che li rende coraggiosi, quella dell’amore. [3] Così leggiamo nell’articolo dell’Avvenire del 24 gennaio 2020.

A tal proposito ci si è mossi in tante direzioni: vediamo la testimonianza dei genitori di suor Joaquina che parlano di come hanno vissuto la vocazione della loro figlia.

Potremmo dire che si può parlare di pastorale famigliare digitale dove si comincia a raccontarsi attraverso le proprie famiglie per allargare piano piano anche ad altre realtà.

Testimoniare questo è far comprendere come abitare questo mondo per non restare solo delle vetrine ma che diventi luogo per attestare che si può comunicare in modo positivo anche in questo luogo. Questa esperienza ci fa comprendere come questi mezzi non sono solo mezzi che fanno diventare delle isole solitari ma che aiutano nella vicinanza…

Testimoniamo con delle risposte

Il secondo video che abbiamo inserito nel nostro articolo era provocatorio e abbiamo chiesto come viviamo nel digitale. Come testimoniare la verità con responsabilità nel digitale ci sono giunte queste risposte che inseriamo di seguito:

Testimoniare la verità con responsabilità - Testimonianza

Testimoniare la verità con responsabilità - TestimonianzaTestimoniare la verità con responsabilità - Testimonianza

Cos’è la verità

La verità cos’è? Lo chiedeva Pilato a Gesù!!! Il Signore è stato molto esplicito la verità è lui stesso che la testimonia, ma oggi cosa si intende per verità? Quale concetto abbiamo? A chi ci rivolgiamo per capire che cos’è la verità? Oggi siamo chiamati a testimoniare la verità con responsabilità nella vita quotidiana dove incontriamo la gente più disparata la quale è in cerca di verità. C’è un cantante di fama internazionale che ha scritto una canzone che secondo noi è molto provocatoria dove parla di verità e lancia diverse identità che oggi diamo alla verità. Ascolta e lascia un commento su quello che secondo te è la verità.

Joaquina Heredia Molina
Palma Mandorino

Diritti di autore

I video sono di nostra proprietà – realizzati a fini pastorali -; non possono essere utilizzati in altri lavori senza una richiesta esplicita all’autore.
Joaquina Heredia Molina

L’immagine è di proprietà – realizzati a fini pastorali -; non può essere utilizzata in altri lavori senza una richiesta esplicita all’autore.
Palma Mandorino

Questo articolo è stato sviluppato nel laboratorio di pastorale digitale del corso Come si fa un Sito Web II  (CS1011) svolto presso il Pontificio Università Urbaniana con professori Petricca ed Ammendolia, è a stretto utilizzo pastorale e laboratoriale.


Bibliografia e sitografia

[1] Francesco, messaggio per la 55ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali, «Vieni e vedi» (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono, in http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20210123_messaggio-comunicazioni-sociali.html (Consultato 24.01.2021).
[2] Francesco, Lettera Enciclica Fratelli Tutti, Editrice Àncora, Milano 2020, n. 114.
[3] https://www.avvenire.it/papa/pagine/giornata-delle-comunicazioni-sociali-2020

Per video e immagini ho utilizzato i seguenti link, partendo dall’immagine in evidenza:
https://pixabay.com/it/illustrations/social-media-sociale-marketing-5187243/
https://www.youtube.com/watch?v=xQfsGof-3us
https://www.youtube.com/watch?v=Xap5H36DXsw&t=611s
https://www.youtube.com/watch?v=oo67Yp5hbmM

Successivamente l’immagine sulla bellezza, le varie testimonianze e i video testimonianza sono state realizzati da noi o da collaboratori.




Carità in comunità: preti secondo la forma del pane

La carità nel condividere il pane.
Carità vissuta nel mangiare assieme il pane

 

Farsi pane nella propria comunità in varie forme è il richiamo che vorremmo comunicare, la carità che dobbiamo vivere. Ci incarna, come figli dello stesso padre, nella fratellanza. Come l’arcivescovo di Bari-Bitonto ci dice: «Nell’assumere la forma del pane torneremo a nutrire di comunione i nostri vissuti»1.
Vediamo che nel nome della carità alcuni cercano di realizzare i propri interessi. In questo mondo si tende a condurre una vita transazionale, una vita in cui il guadagno viene considerato il motivo per amare. Cercheremo di fermarci sull’immagine del pane spezzato per esprimere come dovrebbe essere la carità vissuta nella comunità religiosa o sacerdotale. Cercheremo senz’altro di prendere l’esempio di Gesù Cristo; il modello vero nell’insegnare come noi dobbiamo vivere, come noi siamo pane spezzato per gli altri.

Dalla forma eucaristica del pane

Gesù si è spezzato sacrificando se stesso per la nostra salvezza, così anche noi nel partecipare in questo mistero pasquale siamo chiamati a imparare da Gesù Cristo di essere disponibile per l’altro dando noi stessi per gli altri con lo scopo dell’unità intima pane spezzato durante l’ultima cena e ha costituito la chiesa sull’Eucaristia. Rivitalizzati con l’Eucaristia ed essendo uniti alla fonte della carità piena; cioè ricevere per potere dare noi stessi agli altri.

L'Eucaristia, la forma del pane centrale.
Dalla forma dell’Eucaristia

Vediamo che «l’Eucaristia è un insieme di gesti comunitari; non è la somma di singole preghiere o azioni, ma un unico gesto che nasce dal sentirsi un cuore solo e una sola famiglia. Insieme si canta e si prega, insieme si proclama “Padre nostro”, insieme si va a ricevere la comunione»2. Di fronte all’Eucaristia lasciamoci trasformare da Dio.

Prendere la forma del pane nel mangiare insieme.

I due discepoli di Emmaus hanno riconosciuto Gesù nello spezzare il pane. Nella lingua Shona si dice “hukama hunozadziswa nekudya”, che vuol dire: le relazioni si realizzano mangiando. L’italiano ci da questa frase, la famiglia si costruisce a tavola. Quindi il mangiare insieme è un’espressione d’amore che trasforma la comunità in una famiglia, un simbolo di condivizione. Per avere frutti comuni dallo spezzare il pane insieme, mettiamoci intorno al tavolo allo stesso orario, meglio spegnere la televisione, silenziare il cellulare, perfino a conversare e ascoltare. Realizzeremo così un rito che produce effetti benefici sulle persone che lo vivono. Ecco la nostra umile carità agli altri.

La forma del pane nel lavorare

Nella seconda lettera ai Tessalonicesi (3,10) intendiamo anzi il messaggio dell’apostolo Paolo dove afferma che chi non lavora neppure fa parte nello spezzare il pane a tavola. Dunque siamo chiamati a sapere da dove arriva questo pane. La tradizione nostra ci ha insegnato che pregare e lavorare vanno insieme (ora et labora). Ci dà dunque, anche l’impegno di prendere cura del creato, la partecipazione all’opera creatrice di Dio, colui che ha amato ciò che ha creato, come ci insegna Papa Francesco nella Laudato si.

L’immagine del pane nel giocare insieme

lo sport, una nuova civiltà dell'amore
Forma del pane nel giocare assieme

Le comunità religiose, anzi sacerdotali (soprattutto quelle formative), spesso hanno uno spazio di incontro sportivo, e non è per caso questa scelta. Nel giocare insieme condividiamo il pane spezzato a tavola. Porta gioia quando si vince insieme. Il pallone e gli altri ambiti sportivi uniscono sia i giovani che gli adulti nei nostri tempi; di conseguenza, è un ambito pastorale da applicare con attenzione finché incontriamo queste persone.

Papa Giovanni Paolo II disse: «Lo sport può recare un valido apporto alla pacifica intesa fra i popoli e contribuire all’affermarsi nel mondo della nuova civiltà dell’amore; fa crescere anche la lealtà, la perseveranza, l’amicizia, la condivisione e la solidarietà»3. Dobbiamo ringraziare la Clericus Cup che dà l’opportunità ai seminaristi e ai preti a Roma di sfidarsi in campo.

La forma del pane nel servizio

L’amore, deve essere espresso in modo olistico, ci porta al servizio fuori le nostre comunità. Come si dice, la carità comincia a casa. È proprio così. “Non puoi donare agli altri ciò che non hai” è il detto conosciuto da tutti. Vivere nella carità significa vivere ciò che predichiamo; così si realizza la “carità pastorale” spezzando noi stessi per gli altri nel servire. Servizio e/o amore non solo nel parlare, ma nel mostrare negli atti la carità concretizzata. Così facendo la nostra vita offerta alla Chiesa sarà una vita donata a Dio e avrà il vero profumo della comunione fraterna che si apre all’incontro con la gente, cioè alla missione.

Prendere la forma di unità nei conflitti

E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa (Gv. 17, 22). Portiamo questo versetto perché è molto fondamentale nel comunicarci l’essenza del nostro Salvatore Gesù Cristo. Nella sua omelia, il superiore regionale dei Missionari della Consolata in Europa, Padre Gianni, durante un recente saluto fraterno (il 19/05/2021) alla comunità del Seminario Teologico Internazionale della Consolata (Bravetta), fece un commento su questo; che l’importanza è l’unità vera non l’unico pensiero che dobbiamo avere con i confratelli.
Una cosa che il versetto citato di Giovanni ci ricorda. Gesù ci ha dato questo dono di vivere insieme perché testimoniamo a noi stessi la sua unità e santità. Restare uniti è un richiamo anche se non siamo d’accordo; quindi il richiamo è di diventare persone che non solo stanno assieme, ma si vogliono bene.

In fine, essendo esseri sociali sappiamo molto bene che la nostra vita è relazionale e, mettendo anche la dottrina nuova di Gesù nel vangelo, cioè l’amore dell’altro, dobbiamo farci pane per i propri confratelli. Lo spezzare insieme il pane ci riunisce e ci mantiene uniti e ci dà la forza, ma la testimonianza ci fa comunità, famiglia di consacrati per la missione. Vi portiamo qualche reazione sociale.

 

Tumusime Yowasi
Chidavaenzi Obvious


Reazione sociale su whatsapp

Reazione carità vissuta, farsi pane
Reazione su Whatsapp. Carità vissuta

Reazione carità vissuta; farsi pane
Reazione su Whatsapp. Carità vissuta

 


Note

  1. Nell’assumere la forma del pane torneremo a nutrire di comunione i nostri vissuti in: https://www.arcidiocesibaribitonto.it/arcivescovo/giuseppe-satriano/omelie/nell2019assumere-la-forma-del-pane-torneremo-a-nutrire-di-comunione-i-nostri-vissuti.
  2. Essere e vivere in comunità che celebra la sua vita nell’Eucaristia domenicale in: https://notedipastoralegiovanile.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4583:11-essere-e-vivere-in-comunita-che-celebra-la-sua-vita-nelleucaristia-domenicale&Itemid=101
  3. Giubileo dei sportivi omelia di Giovanni Paolo II in: https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/2000/documents/hf_jp-ii_hom_20001029_jubilee-sport.html

Sitografia

S.E. MONS. GIUSEPPE SATRIANO, Arcivescovo di Bari-Bitonto in occasione della XXV Giornata Mondiale della Vita Consacrata. Omelia, 2 febbraio 2021; in https://www.arcidiocesibaribitonto.it/arcivescovo/giuseppe-satriano/omelie/nell2019assumere-la-forma-del-pane-torneremo-a-nutrire-di-comunione-i-nostri-vissuti

GIOVANNI PAOLO II, Catechesi sull’Eucaristia; Udienza Generale – 8 novembre 2000; in https://www.novena.it/Giovanni_Paolo_II/06.htm

DALMAZIO MAGGI, Educazione e Pastorale. Una scelta di Chiesa,
Essere e vivere in comunità che celebra la sua vita nell’Eucaristia domenicale; Dal giorno del Signore al giorno della comunità; in https://notedipastoralegiovanile.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4583:11-essere-e-vivere-in-comunita-che-celebra-la-sua-vita-nelleucaristia-domenicale&Itemid=101

PAPA FRANCESCO, Lettera enciclica Laudato sì; sulla cura della casa comune; in https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html

GIOVANNI PAOLO II, Giubileo degli sportivi; omelia, 29 ottobre 2000, in https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/2000/documents/hf_jp-ii_hom_20001029_jubilee-sport.html

La Carità pastorale, amore indiviso di Cristo e della chiesa; 26 Novembre 2015; in https://www.chiesedisicilia.org/chiesedisicilia/ufficio_stampa/la-carita-pastorale-amore-indiviso-di-cristo-e-della-chiesa/

Diritti dell’autore

Il video è di proprietà: è pubblicato su YouTube ed è ad utilizzo pubblico. si prega a segnalare agli autori nomail@nomail.com

L’immagine del clericus cup (di calcio) utilizzata è presa da internet per utilizzo senza lucro.

Questo articolo è stato sviluppato nel laboratorio di pastorale digitale del corso Come si fa un Sito Web IIM (CS1011) svolto presso il Pontificio Università Urbaniana con professori Petricca ed Ammendolia, è a stretto utilizzo pastorale e laboratoriale.




MANTENERE VIVA LA SPERANZA

Un modo di “essere fratelli e sorelle”.

La realtà d’incertezza in cui viviamo, ci fa sperimentare la nostra fragilità, ci fa toccare con mano la nostra vulnerabilità; forse, le cose non torneranno ad essere come prima, ma ci si offre anche la grande opportunità di farci più consapevoli delle nostre risorse, della creatività, di quello che ci fa forti e di cui forse non ci siamo resi conto.

Di fronte a questo panorama, ci viene incontro come balsamo prezioso il fresco e fiducioso invito di Papa Francesco al numero 55 dell’Enciclica: “Fratelli tutti”:

Invito alla speranza, che «ci parla di una realtà che è radicata nel profondo dell’essere umano, indipendentemente dalle circostanze concrete e dai condizionamenti storici in cui vive. Ci parla di una sete, di un’aspirazione, di un anelito di pienezza, di vita realizzata, di un misurarsi con ciò che è grande, con ciò che riempie il cuore ed eleva lo spirito verso cose grandi, come la verità, la bontà e la bellezza, la giustizia e l’amore. […] La speranza è audace, sa guardare oltre la comodità personale, le piccole sicurezze e compensazioni  che restringono l’orizzonte, per aprirsi a grandi ideali che rendono la vita più bella e dignitosa». Camminiamo nella speranza. (1)

 

Con questa spinta a vedere oltre la realtà che stiamo vivendo, ad essere consapevoli che siamo capaci di aprirci a grandi ideali, a misurarsi con ciò che è grande, con ciò che riempie il cuore ed eleva lo spirito verso cose grandi, ci sentiamo chiamati ad alimentare relazioni, in modo che ci aiutino ad avvicinarci alle persone, specialmente alle malate e le loro famiglie, cerchiamo di entrare “on line”, per riuscire ad arrivare ad avere relazioni “on life. Sarebbe una forma di portare la tenerezza di Dio ad alcune persone che fanno parte di questa umanità sofferente.

 

Gesù Maestro e Pastore, ci ha dato l’esempio con la sua vita e ci dà la sua grazia per creare forme di vicinanza. La vicinanza, infatti, dice il Papa, è un balsamo prezioso, che dà sostegno e consolazione a chi soffre nella malattia.  In quanto cristiani, viviamo la prossimità come espressione dell’amore di Gesù Cristo, il buon Samaritano, che con compassione si è fatto vicino ad ogni essere umano, ferito dal peccato. (2)

Ribadisce il Papa: Il Signore è – non dimentichiamo – il Signore della compassione, della vicinanza, della tenerezza: tre parole da non dimenticare mai. Perché è lo stile del Signore: compassione, vicinanza, tenerezza.

Pregare in ogni momento, in ogni situazione, perché il Signore ci è vicino. E quando una preghiera è secondo il cuore di Gesù, ottiene miracoli. (3)

Con il desiderio di farci vicine ad alcune persone e sorelle ammalate e manifestare la nostra fraternità, e con la fiducia che il Signore ci è vicino, abbiamo preparato un piccolo video, inviandolo loro via whatsapp, con una proposta di preghiera, in modo di attivare con loro un dialogo. Cioè una forma di essere solidali e di unirci alle loro sofferenze, proponendo questa preghiera con la fiducia in Colui che è la Vita ed è venuto a darci vita abbondante (Gv 10,10).

 

In risposta a questo video, oltre il ringraziamento, sono giunte richieste e proposte:

  • Condividere in questi video scritti o meditazioni del nostro Fondatore, il Beato don Giacomo Alberione, sul come accogliere la malattia, o come fare un passo avanti nel trasformare queste sofferenze in apostolato.
  • Altre hanno condiviso il fatto che, oltre a commuoversi con la preghiera nel patire la malattia, sperimentano speranza e fiducia nel Signore della Vita.
  • È un momento che ha favorito l’incontro con Dio.
  • Hanno chiesto di lasciare uno spazio per presentare loro le proprie intenzioni.

Dopo questa piccola esperienza di avvicinamento attraverso il video inviato per whatsapp, abbiamo provato quanto sia importante e necessario continuare alimentando, attraverso questa via, la comunicazione e la relazione con le persone ammalate, per esprimere la nostra solidarietà fraterna e sororale, in modo da sostenerci nella fede nel Dio della Vita, ravvivare la speranza e esercitare la carità.

Maria del Refugio Saldate pddm

 

Sitografia:

  1. Francesco, Fratelli tutti, in http://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html (Consultato il 12-02-2021).

 

  1. Francesco, messaggio per la 29ma. giornata mondiale del malato, Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli (Mt 23,8). La relazione di fiducia alla base della cura dei malati.  http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/sick/documents/papa-francesco_20201220_giornata-malato.html (Consultato il 8-02-2021)

 

  1. Francesco, Udienza generale, Biblioteca del Palazzo Apostolico, Catechesi sulla preghiera Pregare nella vita quotidiana, mercoledì, 10 febbraio 2021. In http://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2021/documents/papa-francesco_20210210_udienza-generale.html (Consultato il 15-02-2021).

 

 

 




ALLA SCOPERTA DEL CONTINENTE “DIGITALE”

Un nuovo “continente”

Nel “Direttorio per la Catechesi” pubblicato il 25 giugno del 2020, al numero 371 si legge: «Nel processo dell’annuncio del Vangelo, la vera domanda non è come utilizzare le nuove tecnologie per evangelizzare, ma come diventare una presenza evangelizzatrice nel continente digitale» [1].
In pochi anni è cambiato il modo di guardare il digitale – nella pastorale –: in precedenza, infatti, si pensava ai new media come “mezzi”, strumenti da utilizzare per la catechesi, e in altri ambiti. Non si considerava quindi che sarebbero diventati veri e propri luoghi d’incontro dove le distanze non contano.

Presenza evangelizzatrice

Parto dalla parola evangelizzare, che significa «predicare il Vangelo» [2]; il primo essere umano a farlo è stato Gesù Cristo, ed è da lui che dobbiamo imparare.
Non si tratta di imporre la propria cultura, il proprio modo di pensare, ma di farsi proposta, essere presenza anche in questo nuovo continente. Come? Bella domanda! Imparare da colui che non ha mai imposto nulla, anzi si è reso prossimo, si è messo in ascolto dei vicini e dei lontani, dei dotti e degli ignoranti, non ha fatto distinzione di culture, età, colore di pelle. Ha annunciato “il Regno dei Cieli”, chinandosi su coloro che erano infermi, prendendo per mano tutti coloro che imploravano il suo aiuto, sanando coloro che gridavano e chiedevano la guarigione, aprendo alla fede. Insegnava la prossimità attraverso le parabole come quella del buon samaritano.

Papa Francesco ha utilizzato la parabola nella sua ultima Enciclica Fratelli tutti: con essa vuole aiutarci a comprendere come vivere da fratelli, attraverso una presenza più vera ed efficace. Scrive:

Uno si è fermato, gli ha donato vicinanza, lo ha curato con le sue stesse mani, ha pagato di tasca propria e si è occupato di lui. Soprattutto gli ha dato una cosa su cui in questo mondo frettoloso lesiniamo tanto: gli ha dato il proprio tempo. Sicuramente egli aveva i suoi programmi per usare quella giornata secondo i suoi bisogni, impegni o desideri. Ma è stato capace di mettere tutto da parte davanti a quel ferito, e senza conoscerlo lo ha considerato degno di ricevere il dono del suo tempo [3].

Ciò che mi stupisce di papa Francesco è la coerenza nei suoi discorsi, quest’affermazione della “Fratelli tutti” mi è subito tornata in mente il “messaggio per la 48ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali”:

media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa. Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti [4].

Dall’intreccio di queste ultime due citazioni del pontefice si deduce che occorre farsi prossimo sia nella concretezza della vita, sia nel digitale, ovvero “onlife”.

 

Prossimità

Incontrare l’altro, nel nuovo continente

L’incontro nel nuovo continente è una vera e propria sfida, tra la veloce diffusione dei contenuti oltre ogni spazio a noi noto, e la memorizzazione permanente di essi. Francesco nell’ultimo messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali ci aiuta a comprendere dei fondamenti:

La rete, con le sue innumerevoli espressioni social, può moltiplicare la capacità di racconto e di condivisione: tanti occhi in più aperti sul mondo, un flusso continuo di immagini e testimonianze. La tecnologia digitale ci dà la possibilità di una informazione di prima mano e tempestiva, a volte molto utile: pensiamo a certe emergenze in occasione delle quali le prime notizie e anche le prime comunicazioni di servizio alle popolazioni viaggiano proprio sul web. È uno strumento formidabile, che ci responsabilizza tutti come utenti e come fruitori. Potenzialmente tutti possiamo diventare testimoni di eventi che altrimenti sarebbero trascurati dai media tradizionali, dare un nostro contributo civile, far emergere più storie, anche positive [5].

Essere responsabili di testimoniare con poche parole e molti fatti, attraverso la concretezza di una Parola che s’incarna e tocca, che parla da sé. È proprio il messaggio del vangelo che ci porta ad andare contro corrente: non basta passare lungo la riva del digitale ma prendere il largo, imparare a tracciare la rotta in questo mare immenso e tanto “profondo” da nascondere anche dei lati oscuri. Il Signore ci insegna a “non avere paura” anzi ci invita ad osare; a sedare la tempesta ci penserà Lui, e sempre Lui ci prenderà per mano nel momento del bisogno. Noi non dobbiamo stancarci di essere presenza viva, testimoni di un amore che va oltre uno schermo, un click, un video, o un’immagine. Siamo chiamati a testimoniare che è bello incontrarsi anche nella mediazione di uno schermo, a raccontarci con una frase, a mettere un like a una storia o a un post, consapevoli che tutto questo – che è già realtà di un incontro – necessità di ricadute nella vita concreta: impariamo, cioè, a sporcarci le mani “onlife”.

Abitare il nuovo continente

L’abitare il continente digitale da parte del credente, va ben oltre il costruirsi “vetrine” o lanciare messaggi: significa coinvolgersi, non rimanere distaccati. Francesco scrive:

«Occorre che la connessione sia accompagnata dall’incontro vero. Non possiamo vivere da soli, rinchiusi in noi stessi. Abbiamo bisogno di amare ed essere amati. Abbiamo bisogno di tenerezza. Non sono le strategie comunicative a garantire la bellezza, la bontà e la verità della comunicazione. Anche il mondo dei media non può essere alieno dalla cura per l’umanità, ed è chiamato ad esprimere tenerezza. La rete digitale può essere un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane. La neutralità dei media è solo apparente: solo chi comunica mettendo in gioco se stesso può rappresentare un punto di riferimento. Il coinvolgimento personale è la radice stessa dell’affidabilità di un comunicatore. Proprio per questo la testimonianza cristiana, grazie alla rete, può raggiungere le periferie esistenziali» [6].

Nella cura per l’umanità ricade pure l’attenzione alle periferie digitali:

manifestazione più o meno evidente, in svariati casi “occultata”, di una periferia esistenziale nel continente    digitale […] verso cui uscire per un’azione liberante [7].

Ed ancora, poiché molti cercano nel web quello che non riescono a trovare nel mondo quotidiano – nel bene o nel male – sta a chi “lavora” nella rete aiutare a discernere, con amore. Il credente è chiamato ad essere voce di quella Parola – Gesù – che è Via, verità e vita. Sempre papa Francesco scrive:

La buona novella del Vangelo si è diffusa nel mondo grazie a incontri da persona a persona, da cuore a cuore. Uomini e donne che hanno accettato lo stesso invito: “Vieni e vedi”, e sono rimaste colpite da un “di più” di umanità che traspariva nello sguardo, nella parola e nei gesti di persone che testimoniavano Gesù Cristo. Tutti gli strumenti sono importanti, e quel grande comunicatore che si chiamava Paolo di Tarso si sarebbe certamente servito della posta elettronica e dei messaggi social; ma furono la sua fede, la sua speranza e la sua carità a impressionare i contemporanei che lo sentirono predicare ed ebbero la fortuna di passare del tempo con lui, di vederlo durante un’assemblea o in un colloquio individuale [8].

Social media

Comunicare nel nuovo continente

Sappiamo che in questo continente c’è una realtà complessa che supera la nostra immaginazione ed è fatta di culture diverse, di modi di pensare diversi, lingue diverse: tutto questo non ci deve spaventare, anzi dobbiamo considerarlo come una grande opportunità. Significa imparare a conoscersi e a rispettarsi per quello che siamo senza paura. Papa Francesco ci aiuta a comprendere come comunicare:

abbiamo bisogno di comunicare, di scoprire le ricchezze di ognuno, di valorizzare ciò che ci unisce e di guardare alle differenze come possibilità di crescita nel rispetto di tutti. È necessario un dialogo paziente e fiducioso, in modo che le persone, le famiglie e le comunità possano trasmettere i valori della propria cultura e accogliere il bene proveniente dalle esperienze altrui [9].

Per imparare a comunicare dobbiamo avere un cuore sempre aperto che faccia spazio ad ogni persona in questa realtà dove c’è tanto bisogno di “colori”. Costruiamo un ponte-arcobaleno che ci porti ad avere uno sguardo nuovo su ogni luogo, dove portare la buona notizia significa testimoniare e annunciare che Dio esiste ed è amore.
Madre Maria Oliva Bonaldo la fondatrice delle Figlie della Chiesa – Congregazione religiosa a cui appartengo – se vivesse ancora ci spingerebbe ad abitare questo continente per poter gridare, testimoniare, e far conoscere la Chiesa nata dal costato di Cristo, senza inventarsi chissà che cosa ma con la semplice testimonianza di vita.

Il nostro Istituto, fedele al carisma ricevuto, non può avere altra missione che quella della Chiesa nostra Madre: l’evangelizzazione, la promozione della vita cristiana nei fratelli, per l’edificazione del Corpo di Cristo e la salvezza del mondo. […] Presentiamo al mondo il messaggio della salvezza anche per mezzo di una catechesi viva, aggiornata e qualificata. Nelle parrocchie, nelle scuole, dove è possibile. […] Infatti, afferma la Fondatrice, «il vero ossigeno di cui oggi ha bisogno il Corpo mistico della Chiesa è la nostra gioia di esserle Figlie e di dimostrarlo a viso aperto, in modo che i fratelli, vedendoci, dicano: Dio esiste, ed è Amore» [10].

Guardando all’esperienza in rete delle Figlie della Chiesa, questa riflessione diviene campo di verifica ed auspicio ad aprire al “coraggio” dell’ascolto. Non è facile aprirsi alle differenze; non è facile neanche aprire i post all’opinione, che spesso è piena di pregiudizio e volgarità. Occorre tuttavia aprirsi all’ascolto della rete, educare all’opinione pazientemente. Ciò per passare dall’informazione alla comunicazione che fa comunione, onlife [11].
Ho creato un mini gruppo su WhatsApp con alcuni ragazzi che attraversano la mia vita di Palagiano, Fondi (Latina), Santo Stefano Briga (Messina) e di Salerno, ai quali ho lasciato alla loro visione un video di una religiosa e gli ho chiesto: «un’impressione e cosa suscita in loro». Questo è stato un piccolo risultato.

Un video può interpellare, ma occorre accoglierne le reazioni per comprendere il pensiero del nostro interlocutore, e di là cominciare un cammino insieme. Il Vangelo è ancora vivo e Dio t’incontra dove sei. Vi lascio un video…

…provocatorio.

Palma Mandorino

 


Bibliografia e sitografia

 [1] Pontificio Consiglio Per La Promozione Della Nuova Evangelizzazione, Direttorio per la Catechesi, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo Milano 2020, n. 371. 

[2] Treccani, Dizionario evangelizzare, in https://www.treccani.it/vocabolario/evangelizzare/ (Consultato il 04.01.2021).

[3] Francesco, Lettera Enciclica Fratelli Tutti, Editrice Àncora, Milano 2020, n. 63.

[4] Francesco, messaggio per la 48ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali, Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro, in http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20140124_messaggio-comunicazioni-sociali.html (Consultato il 04.01.2021).

[5] Francesco, messaggio per la 55ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali, «Vieni e vedi» (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono, in http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20210123_messaggio-comunicazioni-sociali.html (Consultato 24.01.2021). 

[6] Francesco, messaggio per la 48ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali, Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro, in http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20140124_messaggio-comunicazioni-sociali.html (Consultato il 24.01.2021).

[7] Fortunato AMMENDOLIA, Nelle periferie, cooperatori della “Bellezza”, in Orientamenti Pastorali 10/2017, Atti della 67a Settimana nazionale di aggiornamento pastorale, EDB. 

[8] Francesco, messaggio per la 55ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali, «Vieni e vedi» (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono, in http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20210123_messaggio-comunicazioni-sociali.html (Consultato 25.01.2021).

[9] Francesco, Lettera Enciclica Fratelli Tutti, Editrice Àncora, Milano 2020, n. 134.

[10] Figlie della Chiesa, Costituzioni, Figlie della Chiesa, Roma 19951, 79.1; 81. 

[11] Cfr. Fortunato AMMENDOLIA, Ascoltare la rete: il primo passo per una pastorale “onlife”, in Orientamenti Pastorali 3/2019, EDB.

Per video e immagini ho utilizzato i seguenti link, partendo dall’immagine in evidenza:
https://pixabay.com/it/illustrations/binario-uno-cyborg-cibernetica-2302728/
https://youtu.be/aYeV48eyPI
http://www.proclamarelaparola.it/parbuonsamaritanolc102537.mp3
https://pixabay.com/it/illustrations/smartphone-mano-fotomontaggio-volti-1445489/
https://pixabay.com/it/illustrations/binario-codice-donna-faccia-vista-1327492/
https://pixabay.com/it/photos/umano-google-polaroid-pinterest-3175027/
https://www.youtube.com/watch?v=b6_4_FNmfyQ




Fede “onlife”

L’impatto dei social sulla vita degli uomini e donne è oggetto di discussione che ha interessato gli esperti e continua ancora oggi a interessare anche la gente comune. La vita dell’essere umano ha una dimensione molto importante che è quella della fede. Ci occuperemo appunto di analizzare l’impatto dei “social” nella la dimensione spirituale dell’uomo al punto che oggi ci fa pensare alla possibilità di una fede onlife, ovvero tra fisicità e digitale.

 

Dove incontriamo il Signore?

Ci capita a volte di voler ridurre la dimensione spirituale al silenzio. Ma la “voce” di Dio trova sempre modo di farsi sentire, in quanto dimensione costitutiva dell’uomo, come sottolinea il Catechismo della Chiesa Cattolica: “l’uomo è un essere religioso” [1]. Ciò è palese durante i tempi di grandi prove. Ad esempio, guardando al tempo del Covid19 che stiamo ancora vivendo, si può affermare che l’uomo si è scoperto in maniera drammatica come un essere indigente, bisognoso di un Essere Trascendente che lo possa salvare. Ciò si è concretizzato per un bisogno di relazioni e di solidarietà, soddisfatto attraverso le diverse modalità di comunicazione che i social media ci offrono. Attraverso questi strumenti si sono sviluppate delle catene di preghiera online, di dibattito sull’avvenire dell’umanità, di incontri per sostenersi a vicenda.

 

La compatibilità con la vita

Nel lockdown abbiamo fatto esperienza di una fede che è mantenuta viva attraverso i social, per ogni età e condizione di vita.  Ne abbiamo beneficiato tutti, in modo particolare coloro che vivono fragilità. Proprio come sottolinea Papa Francesco: «nessun essere umano può essere mai incompatibile con la vita, né per la sua età, né per le sue condizioni di salute, né per la qualità della sua esistenza»[2]. La proposta vita è per tutti. Anche quando il contatto corporeo è impossibile, il mondo digitale ci aiuta a farci prossimo dell’altro.

 

I social come luogo di incontro con il Signore

A volte ci capita di commettere l’errore di pensare che il Signore si trova solo nei luoghi di culto. Di conseguenza, per incontrarlo bisogna andarvi e quando ve ne usciamo, lo lasciamo lì finché ritorniamo a trovarlo. Ciò fa pensare che siamo noi a fare il movimento. Spesso dimentichiamo che il primo movimento viene sempre da Lui. Il Signore ci raggiunge con vie diverse, anche mediante i social!

Questo incontro con il Signore non ha un luogo fisso o predeterminato, perché Lui ci raggiunge ovunque vuole. Per riconoscere la presenza del Signore, bisogna essere attenti e saper leggere i segni che Egli ci manda. Papa Francesco nell’enciclica “Fratelli Tutti” sottolinea: “la proposta è quella di farsi presenti alla persona bisognosa di aiuto, senza guardare se fa parte della mia cerchia di appartenenza”[3]. Ciò vuol dire che il Signore ci raggiunge in modo sempre inedito nel prossimo ferito, che grida aiuto.

 

Il Signore ci raggiunge attraverso il fratello/la sorella

Occorre imparare a rivisitare con la luce della fede i nostri rapporti con gli altri. Possono essere in presenza o distanza: ciò che conta è il nostro comportamento davanti all’altro, specie se sconosciuto. È una minaccia per me, o è un fratello, una sorella che devo accogliere come tale? Allo stesso modo risulta anche importante considerare il nostro rapporto con gli anziani. Il Signore ci raggiunge anche attraverso loro, e viceversa, attraverso di noi, loro dovrebbero vedere e sperimentare l’amore, la vicinanza del Signore. È legittimo, anzi doveroso, porsi queste domande: siamo sempre stati queste persone che portano loro il lume della gioia? Che rafforzano la loro speranza? Che li aiutano a vivere i giorni difficili e tesi alla luce della risurrezione? Il ruolo dei social nell’accompagnamento degli anziani, va incoraggiato, sostenuto, esplorato. Le persone anziane, infatti, con l’impossibilità di muoversi hanno trovato modo di nutrire la loro fede mediante il contributo dei media e delle reti sociali; soprattutto attraverso la radio e la televisione.

 

Idea della Chiesa a proposito dei social

Considerando importante l’incontro con il Signore anche attraverso i media e le reti, ci sembra doveroso fare un salto nella storia. Era l’8 settembre 1957 quando il Papa Pio XII  nella sua enciclica Miranda prorsus  si espresse sui mezzi di comunicazione sociali che si stavano sviluppando in quel periodo. La gente di quel tempo poteva ascoltare la Radio, vedere il cinema e seguire la televisione. Il Sommo pontefice affermò che quei mezzi erano e sono ancora oggi doni di Dio nostro creatore, dal quale proviene ogni opera buona. Egli sottolineò soprattutto l’importanza della vigilanza nel loro uso dicendo:

«Infatti, questi mezzi tecnici che sono, si può dire, a portata di mano di ciascuno, esercitano sull’uomo uno straordinario potere e possono condurlo così nel regno della luce, del nobile e del bello, come nei domini delle tenebre e della depravazione, alla mercé di istinti sfrenati, secondo che gli spettacoli presentano ai sensi oggetti onesti o disonesti». [4]

 

Parole da considerare  profetiche

La svolta con Internet

Qualche anno dopo, si aggiunse Internet. Anche con questo strumento la Chiesa, attraverso il Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali, rimandò all’idea del Papa Pio XII. Precisò che la Chiesa riconosceva in quegli strumenti, dei doni di Dio. Essi sono infatti destinati a unire gli uomini in vincoli fraterni per renderli collaboratori dei sui disegni di salvezza.

Si è infatti notato che lo spazio digitale è un luogo di incontro e di condivisione. Ciò suscita occasioni di testimonianza, per condividere anche la gioia del vangelo, dell’incontro con Cristo, le esperienze di vita vissuta e confortare quelli che sono nella solitudine.

 

Condividere il nostro migliore

Un sacerdote durante l’omelia diceva ai fedeli: “siamo pochi ma non dobbiamo essere timidi”. Guardando la Rete, si può affermare che in tanti sono già scesi su questo campo. Molte sono le testimonianze cristiane, i momenti d’incontro, le preghiere, la celebrazione eucaristica a distanza – che va “presa” nei suoi limiti –, le prediche, che tanti bravi cristiani hanno pubblicato sui social. Questi hanno rigenerato fede, hanno cambiato vite di persone e soprattutto, il loro modo di vedere e di pensare alcune realtà che riguardano la fede. A conferma che anche attraverso questi metodi il Signore raggiunge ogni uomo nella sua quotidianità.

Tuttavia, nessuno può ignorare che questi mezzi possono avvicinare i lontani ma rischiano anche di allontanare i vicini, in quel mix di contenuti, che dicono la verità, ma anche il suo opposto. Nessuno, infatti, deve ignorare che la rivoluzione digitale può cambiare anche il modo di pensare le cose, visto il numero di quelli che sono nello stato di “dipendenza” a causa di alcuni contenuti dannosi che passano sul web. La domanda non è superflua: tutto ciò, non potrebbe anche riguardare il modo di pensare e di vivere la fede?

 

Dalla teoria a buone prassi: testimonianze

I social come luogo per testimoniare la fede

Molti cristiani hanno acquisito che i social sono un dono di Dio. Li riconoscono perciò come un mezzo di trasmissione della fede attraverso testimonianze condivise sulla loro vita cristiana, sulla loro vocazione, su temi teologici.

Vorrei sottolinearne alcuni

Un fatto importantissimo che rimarrà più che mai stampato nella memoria dell’intera umanità è la notte del 27 Marzo 2020. Il Santo Padre, solo e in mezzo alla grande piazza San Pietro, parla ad un popolo che fisicamente non c’è, ma ben presente attraverso i media. La sua parola di conforto ha potuto raggiungere ogni uomo nella sua situazione e nella sua realtà in qualsiasi continente. Il Papa in questo giorno, ha benedetto il popolo di Dio concedendo l’indulgenza plenaria a distanza. Con questo esempio possiamo affermare che l’opera del Signore Gesù ha diversi modi di manifestarsi nei cuori degli uomini.

Una persona (di una certa età) mi confidava questa testimonianza: “non ho mai sperimentato una vicinanza così forte con il Signore come l’ho provata attraverso la persona del Papa in questo giorno. Questo gesto mi ha fortificato nella mia fede. Mi ha dato il coraggio di lottare per custodire la fede e mi ha messo in comunione con ogni persona che soffre.

Insomma, egli ha portato un cambiamento nella mia vita”. Un esempio per dirci che il Signore, grazie ai social, raggiunge ogni uomo nella sua situazione. Questo esempio ci mostra con chiarezza un possibile contributo dei social per vivere la fede onlife.

 

Suscitare un desiderio di conversione

Cinque anni fa, una giovane ragazza decise di abbracciare la vita consacrata. Ella mise la sua testimonianza online sul canale youtube:  “Testimonianza di Marilena Civetta”,  dove ognuno che abbia interesse per la vita consacrata la può trovare.

Tantissime persone hanno visualizzato questa testimonianza. Pur non sapendo l’idea che hanno avuto dopo, l’importante è che la sua testimonianza mi ha portato a riscoprire la bellezza della mia vocazione. Quella ragazza non nasconde il suo passato non esemplare per ciò che riguarda la fede. Ella ci ricorda le parole del Signore: “Io non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori” (Mc2,13-17). Con questa parola, dice la giovane ragazza: «Noi siamo pieni di miseria, siamo fatti così e io li vivo con tanta dolcezza, perciò Dio ci ha amati per come siamo, per sollevarci, perciò la persona va presa da dove è, va amata come è» [5]. Quando ho consigliato questa testimonianza ad alcuni dei miei amici religiosi, le reazioni sono state tante e uno mi disse che si sentì liberato dalla paura di condividere con altri l’esperienza della sua vita passata perché la riteneva vergognosa. Quindi, la testimonianza di questa giovane ragazza ha rigenerato qualcuno.  Pur senza conoscersi o senza essere vicino: la sua testimonianza ha raggiunto, e raggiungerà, tante persone lì dove sono.

 

I social, scuola di preghiera

che  ha sviluppato tantissimi temi che hanno aiutato tanta gente i soprattutto i giovani cristiani. durante la prima fase del corona virus che anche adesso, nel suo video pubblicato sul canale youtube intitolato :A che cosa serve la preghiera? La sua idea sull’efficacia della preghiera ha aiutato tanti, compreso io stesso. Infatti, tanti non sanno bene a che cosa serve la preghiera, quindi non è venuto male il ricordarci la citazione di sant’ Ignazio di Loyola :“ prega come se tutto dipendesse da Dio e agisci come se tutto dipendesse da te”.

Il come e il perché pregare soprattutto durante i momenti difficile è un tema molto importante per tutti i credenti. sappiamo che nei momenti di calma ognuno può sentirsi autosufficiente. però durante le prove ognuno sente il bisogno degli altri e il loro sostegno. perciò ci promettiamo di pregare l’uno per l’altro.

Chi sta soffrendo molto chiede agli altri di pregare per lui. L’efficacia della preghiera però, non è toglierci il dolore o liberarci dal pericolo che stiamo affrontando. Come ce lo dice Don Alberto, la preghiera cambia noi stessi.  ci fa entrare nel cuore di Dio e ci fa cambiare la visione, dando senso alla realtà che si sta vivendo, persino delle cose assurde o terribili.

 

Un consiglio di Giovanni Paolo II (santo)

Tutti questi sono i nostri fratelli e sorelle. Dovremmo sapere veramente di che cose hanno bisogno.  Normalmente hanno bisogno di Gesù, come lo dice San Giovanni Paolo II ai giovani  nel suo testamento: « È Gesù che cercate quando sognate di felicità, è lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate, è lui la bellezza che tante vi attrae, è lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita, è lui che vi legge nel cuore le decisione più vere che gli altri vorrebbero soffocare »[6]. Quindi, dopo avere incontrato i nostri fratelli  e sorelle che soffrono, un cristiano anche on life è chiamato ad essere il buon samaritano.

 

Jean Paul Ngendakumana

Anna Tine, pm

 

Note

[1] Catechismo della Chiesa cattolica no 28

[2] Discorso di Papa Francesco……

[3]Papa FRANCESCO, lettera enciclica sulla fratellanza umana, Fratelli tutti(3 ottobre 2020) nn 81.

[4] Pio XII, Lettera enciclica Radio, cinema, Televisione,  Miranda Prorsus(8 settembre 1957),nn6.

[5] Il respiro di Dio, storie di vita consacrata, la testimonianza di Marilena Civetta in https://youtu.be/FQEqmWHyj7w,21.gennaio 2021

[6] Dodici porte, il Testamento di Giovanni Paolo II ai Giovani in https://youtu.be/cQOTYe_o7Pw, 21 gennaio 2021

 

Bibliografia

Catechismo della Chiesa Cattolica no28

Papa Francesco, Lettera enciclica sulla Fratellanza e l’amicizia sociale Fratelli Tutti, Paoline, Roma 2020

Pio xii, Lettera enciclica Cinema, Radio e Televisione Miranda Prorsus, Roma 1957

 

Sitografia

Testimonianza di Marilena Civetta in: https://youtu.be/FQEqmWHyj7w

Testamento di Giovani Paolo II ai Giovani in: https://youtu.be/cQOTYe_o7Pw

RAVAGNI Alberto, che cosa serve la preghiera? In: https://youtu.be/InP0CkEnmi4

https://m.famigliacristiana.it/articolo/papa-francesco-nessun-essere-umano-e-incompatibile-con-la-vita

Urbi et orbi del 27 marzo 2020 in: https://www.youtube.com/watch?v=N5pLQ2G8GK0

 

Diritti di autore

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COMUNICARE CON RESPONSABILITÀ NEL CONTINENTE DIGITALE

«Vieni e vedi» (Gv 1, 43-46). Comunicare incontrando le persone come e dove sono. [1]
Papa Francesco scegliendo le parole dell’apostolo Filippo, fa ricordare che nel conoscere la vita degli altri, e partecipandovi, si comprende il senso delle cose. Il tempo di pandemia – con la distanza imposta dal lockdown – nel cambio epocale che stiamo vivendo, ha accelerato la necessità di una pastorale attenta alla comunicazione digitale. Una buona comunicazione a tutto tondo, infatti, “rende possibile la vicinanza necessaria per riconoscere ciò che è essenziale e comprendere davvero il senso delle cose”. [2]

Comunicare
Comunicare è un verbo che ha due soggetti attivi – “Io, e Tu” – che rendono la comunicazione scorrevole e quindi creano reciprocità. Nel comunicare è molto importante l’efficacia del messaggio trasmesso. Questo richiede una buona conoscenza dei mezzi di comunicazione e l’importanza delcontenuto. Il contesto della comunicazione richiede determinati elementi: il messaggio, che è il contenuto, ovvero il tema che si vuol trasmettere; l’emittente, che è la persona che invia il messaggio; il ricevente, che è la persona che riceve il messaggio; il contesto, ovvero la situazione in cui avviene la comunicazione; il canale, ovvero il mezzo attraverso cui passa la comunicazione; il codice, che è il linguaggio utilizzato per comunicare. [3]
L’atto di comunicazione, per essere tale, deve concludersi con la “ricezione” del messaggio da parte del destinatario, pena la nullità del medesimo; se spedisco una lettera e questa non arriva al destinatario l’atto comunicativo non si è attivato. Di fatto, l’atto comunicativo, si compie nel momento in cui genera un feedback, una qualche risposta.
Esistono due tipi di comunicazione. Primo tipo è la cosiddetta comunicazione di massa, che utilizza un particolare canale per trasferire informazioni a direzione unica: è un informare. Il secondo tipo di comunicazione è detto interpersonale: la comunicazione per antonomasia, dove i risultati che si possono conseguire sono sempre più efficaci. La comunicazione interpersonale, infatti, coinvolge due o più persone e si basa sempre su una relazione in cui gli interlocutori si collocano sullo stesso piano.
Dimostriamo empatia quando comunichiamo all’altro la nostra volontà di comprendere il suo punto di vista. L’empatia è la capacità di “mettersi nei panni dell’altro”. Riconoscere unicamente il proprio punto di vista significa “chiusura”, ed è assenza di volontà di ascoltare con altri. Il dialogo è necessario; la comunicazione obbliga a rivedere il modo di rapportarsi con le persone costruendo una nuova cultura che favorisca ascolto, alterità e collaborazione, anche a distanza.In ambito di fede, questo non vuol dire rinunciare al proprio credo, ma riconoscere il terreno su cui muovere passi di evangelizzazione. Il contesto, ovvero la situazione globale in cui l’atto comunicativo avviene, offre una chiave interpretativa. Ogni feedback manifesto va decodificato per una riformulazione del messaggio.

I destinatari, ovvero il target
Mandato fondamentale della Chiesa è quello della evangelizzazione. Infatti nel decreto conciliare Ad gentes, al n. 1 leggiamo che la Chiesa “inviata per mandato divino alle genti per essere «sacramento universale di salvezza» … si sforza di portare l’annuncio del Vangelo a tutti gli uomini”. La Chiesa, quindi, fortemente responsabile del mandato di Cristo non può non attivare tutti gli strumenti perché la Parola di Dio possa essere portata nei contesti di vita, primo tra tutti quello della famiglia. Sarà suo compito vedere, ascoltare le esigenze nuove del popolo cristiano per proporre, con fedeltà, il messaggio di Cristo alle persone, servendosi di nuove vie, anche tecnologiche, al fine di creare una cultura dell’autentico “amore”. Consapevoli delle grandi responsabilità che abbiamo in quanto uomini e donne di Chiesa, ecco che il Papa Francesco ci esorta fortemente a vivere come “Chiesa in uscita”, per raggiungere le persone nelle situazioni reali di vita.
«Vieni e vedi»(Gv 1, 43-46). È invito ad un’esperienza. Esperienza è “conoscenza acquisita attraverso il contatto diretto con la realtà”.[4] Quando uno fa esperienza, testimonia una realtà: la conoscenza di quella realtà è profonda e la trasmette con certezza e convinzioni. Questo invito l’aveva usato Gesù quando Andrea e Giovanni gli avevano chiesto: Maestro dove abiti? Gesù rispose: «venite e vedete». Dopo un vissuto insieme, saranno loro a portare l’esperienza, la testimonianza, perché conoscono la verità. Per aver un saper profondo delle cose, delle realtà,potrebbe essere difficile trovare parole giuste per spiegare: modo privilegiato, dunque, è fare l’esperienza.Ciò contrasta fake news, ed esalta la verità. Nei new media, si può essere presenza che incontra e trasfigura, e permette di cogliere la bellezza della vita cristiana.
«Comunicare incontrando le persone come e dove sono». Ciò invita alla relazione. L’uomo è un essere relazionale ed è soltanto quando si creano buoni rapporti che si ha la possibilità di comunicare oppure trasmettere. Gesù manda i suoi discepoli a due a due: questo perché esperiscano anzitutto relazione tra loro, e poi andando al popolo favoriscano relazioni/Relazione (Lc 10,1-9).Bisogna curare la relazione, e questo si fa prendendo l’iniziativa di andare tra le persone, creare contatto, fare esperienza della loro realtà di vita. Poi viene l’annuncio.

Per una pastorale digitale
Anche per la comunicazione digitale deve considerare la capacità di aprire ad una relazione umanizzante. Con un click si entra nell’universo di Internet. Facciamo parte di questo continente digitale! Un continente formato da esseri umani di tutte le culture, etnie e molteplici confessioni religiose e tendenze politiche. “Essere missione” in questo continente digitale richiede molta attenzione e responsabilità.
Siamo responsabili di tutto ciò che scriviamo e pubblichiamo su internet e sui social media. Abbiamo, infatti, il potere di raggiungere un gran numero di persone – potenzialmente ogni essere umano – con quello che scriviamo e condividiamo. Quando scriviamo qualcosa a nostro nome, siamo responsabili di ciò che pubblichiamo davanti a tutti. Comunicare nel digitale richiede una costante attenzione alla nostra privacy e sicurezza.
Quando comunichiamo e condividiamo informazioni per conto delle istituzioni che rappresentiamo, dobbiamo sempre essere attenti a trasmettere i valori e la missione dell’istituzione, nonché a garantirne l’immagine, la credibilità e la trasparenza. Il continente digitale è un ecosistema sociale e culturale. Ci offre grandi opportunità per essere connessi con le persone e avere accesso al mondo della cultura, dell’economia, della politica, dell’istruzione e della religione.
Il continente digitale ci sfida oggi ad essere comunicatori dei valori della vita, della verità e della speranza. Il mondo digitale ci sfida a sperimentare relazioni umanizzanti e solidarietà, per costruire la fratellanza umana tra tutti ipopoli e le nazioni. È nostra responsabilità etica, promuovere la solidarietà digitale.
L’uso dei media digitali, se da un lato permette di raggiungere molte persone contemporaneamente e quindi trasmettere dei messaggi ricchi dal punto di vista spirituale, dall’altro non vuole escludere il contatto personale, il quale è sempre più arricchente. Da ciò ne consegue che il fedele connesso con la piattaforma digitale possa trovare nei messaggi ricevuti un incoraggiamento, motivazioni valide per trasmettere un feedback in linea con quanto ha ricevuto.

“Dio ti incontra dove sei”: un vecchio detto
Come si legge nel comunicato della Sala Stampa Vaticana, “l’annuncio cristiano prima che di parole, è fatto di sguardi, testimonianze, esperienze, incontri, vicinanza. In una parola, vita”. È, quindi, nel manifestare interesse per la vita degli altri, nel partecipare alle gioie e ai dolori di ognuno, che si conosce la verità e si comprende il senso delle cose. [5]
Di fatto, si tratta di inserirsi nella dinamica di quella “pastorale in conversione”, indicataci da Papa Francesco nell’esortazione Evangelii Gaudium. Occorre, quindi, una forma di pastorale con una forte accentuazione evangelizzante, che sappia ridire la fede anche attraverso un linguaggio adatto ai tempi e alle persone. Anche attraverso l’utilizzo e la valorizzazione delle potenzialità del digitale.
Dio è Comunicazione. La Chiesa, quindi, per sua natura, è una realtà comunicativa. Comunicazione ad intra e ad extra. La comunicazione digitale, nel panorama dell’evangelizzazione, definisce nuovi areopaghi moderni. Come la complessa galassia del web che ha unificato la società, rendendola un villaggio globale:le nuove generazioni, soprattutto, crescono secondo modi e stili attivati dalle dinamiche web. Nell’esortazione Evangelii nuntiandi, papa Paolo VI già indicava nei mezzi di comunicazione di massa una forte opportunità di evangelizzazione.
Questo significa che abbiamo la missione di lavorare per l’inclusione digitale, in modo che tutte le persone abbiano il diritto di comunicare, di usare i media digitali per la loro formazione, per il loro ingresso nel mondo della conoscenza, del lavoro, delle relazioni umane nel loro gruppo o comunità. A tal proposito, considerando una mia esperienza nel continente digitale con l’App “WhatsApp”, posso dire che essa mi permette di dialogare con mie consorelle in altre case dell’Istituto. La comunicazione diviene più difficile se penso all’Africa, in cui è vivo il problema del digital divide. Mi piacerebbe dialogare con la gente dei villaggi in periferia, ma qui, diversamente dai grandi centri urbani, ogni connessione è limitata, se non assente.

Apriamo vie, opportune, che permettano a Dio di incontrare l’uomo.

Io e la mia terra, l'Africa
Io e la mia terra, l’Africa

 

Bibliografia e sitografia

[1] Papa Francesco, Messaggio del Santo Padre Francesco per la 55.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 29.09.2020

[2] Cfr. B. Capelli in https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2020-09/papa-francesco-tema-giornata-mondiale-comunicazioni-sociali.html (Consultato 13 gennaio 2021)

[3] Cfr. F. Bochicchio in https://www.formazionescienzesociali.unisalento.it/c/document_library/get_file?uuid=a0ca2694-e44d-4d9e-be2d-d9ee84ed6f81&groupId=886128
(Consultato 15 gennaio 2021)

[4] Corriere della sera/Dizionari in https://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/E/esperienza.shtml (Consultato 26 gennaio 2021)

[5] https://settimanadellacomunicazione.it/messaggio-del-papa/ (Consultato 13 gennaio 2021)

 

Diritti d’autore

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La forza del perdono nella persecuzione dei cristiani

LA PERSECUZIONE: IL LUOGO DEGLI EVENTI

Sono un seminarista pakistano che studia in Italia da giugno 2017. Tra i miei ricordi c’è un’esperienza di persecuzione dei cristiani che mi ha fatto riflettere sulla forza del perdono; una storia di vita vissuta a Lahore in Pakistan.

Ho vissuto questa forza del perdono nella persecuzioni dei Cristiani in una zona prevalentemente cristiana di Lahore, Pakistan, che si chiama Youhanabad. Ci sono 481 chiese a Lahore. Youhanabad è la più grande area cristiana della maggior parte della città, Lahore, dando spazio a oltre 200.000 cristiani (cattolici e protestanti). Questa zona ha più di 4 chiese cattoliche e un seminario maggiore nazionale di filosofia (seminario maggiore di San Francesco Saverio). Tutto questo rende Youhanabad un facile bersaglio per persecuzioni dei cristiani.

Chiesa di San Giovanni: Youhanabad, Lahore, luogo della persecuzione
Chiesa cattolica di San Giovanni era il primo obiettivo di attacco durante persecuzione

 L’ATTACCO

Era da poco terminata la celebrazione dell’eucaristia che abbiamo sentito un tuono. Dopo alcuni minuti abbiamo scoperto che due delle chiese in Youhanabad sono state attacate dai terroristi di Jamaat-ul-Azhar, un grupo terrorista di Tehrik-i-Taliban Pakistan. Quando sento questo nome, unico pensiero che viene nella mente e’ persecuzione. Ognuno di noi voleva andare nelle chiese . I bombardieri volevano entrare nelle chiese ma le guardie volontarie li hanno fermato alle porte. Non trovando alcun modo per entrare si sono fatte esplodere alle porte delle chiese uccidendo più di 15 persone e alcune ferite. In pochi minuti il mondo e’ cambiato per noi. Qualche tempo dopo, siamo andati nelle chiese e tutto ciò che abbiamo trovate fu sangue e carne umana sparsi sul terreno e sui muri. Le persone piangono e cercano i loro cari, alcuni morti e tanti feriti. E stata una situazione terribile.

Worshippers killed in Pakistan church bombings: Al Jazeera English

LA RISPOSTA ALLA PERSECUZIONE

La situazione non è cambiata. Circa 4.000 cristiani arrabbiati sono usciti dalle loro case e hanno cominciato protestare contro questa persecuzione e ingiustizia. Quando vedo questa aggressione e protesta mi ricordo il brano del vangelo quando uno dei discepoli di Gesù colpì un servo del sommo sacerdote (Mt 26). Questi stessi sentimenti hanno stimolato una aggressione in Cristiani e hanno ucciso due uomini Musulmani considerandoli terroristi. Questa azione ha creato una situazione più grave. Questi uccisione hanno dato lo spazio alla lotta musulmana cristiana. Questo era il momento dove tutti i capi religiosi, preti Musulmani e Cattolici e i vescovi sono usciti a trovare i mezzi di armonia, perdona e pace tra questi due religioni.

INVITO DEL PAPA

Papa Francesco ha trovata questa persecuzione dei cristiani molto dolorosa e lo stesso giorno nella preghiera d’angelus, ha assicurato la sua preghiera per i fedeli morti e feriti e il dono della pace per il paese. “Con dolore, con molto dolore, ho appreso degli attentati terroristici di oggi contro due chiese nella città Lahore in Pakistan, che hanno provocato numerosi morti e feriti. Sono chiese cristiane. I cristiani sono perseguitati. I nostri fratelli versano il sangue soltanto perché sono cristiani. Mentre assicuro la mia preghiera per le vittime e per le loro famiglie, chiedo al Signore, imploro dal Signore, fonte di ogni bene, il dono della pace e della concordia per quel Paese. Che questa persecuzione contro i cristiani, che il mondo cerca di nascondere, finisca e ci sia la pace.”[1]

OPINIONE

Quando parliamo del Pakistan nei paesi europee, il primo concetto che viene nella mente è “La persecuzione dei cristiani in Pakistan”. Questa ingiustizia si trova con tutti i suoi sinonimi, per esempio ostilità, inimicizia, malanimo, malevolence, disturbo, tormento, molestia e ossessione. Il significato di persecuzione in Pakistan va oltre la sua definizione e si trova nei tutti i campi della vita quotidiana, per esempio persecuzione sul lavoropersecuzione giudiziariapersecuzione nell’educazione, attentati dinamitardi nelle chiese e violazione dei gruppi fondamentalisti durante i servizi di preghiere sono cose notevole.

È facile perdonare il persecutore che ha ucciso tuo figlio di 15 anni? È facile fare la pace chi vuole ucciderti? Come penseresti quando vedessi sangue umano intorno a te? È facile parlare di pace e perdono dopo aver trovato solo alcuni pezzi del corpo dei tuoi cari? Io non so come rispondere queste domande, pensa tu. Se tu eri in quella condizione, come avresti agito? Mi piacerebbe ascoltare le tua risposta. . .

 

http://www.diocesilazio.it/la-nostra-dipendenza-da-dio-misericordioso/

[1] Papa Francesco, 15 Marzo 2015 http://www.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2015/documents/papa-francesco_angelus_20150315.html




La conversione di Antonio

La conversione: che cos’è?

Invito il lettore a scoprire il significato di conversione attraverso il seguente racconto di fantasia. Una storia non banale, da me pensata, per evidenziare i tratti salienti di quello che è un processo, che coinvolge Dio, l’uomo, lo spazio, il tempo, e persone.

 

Il punto iniziale della conversione di Antonio

O quam tristis et afflícta

Fuit illa benedícta

Mater Unigéniti![1]

 

Oh, quanto triste e afflitta
fu la benedetta
Madre dell’Unigenito!

Sono le parole di un canto mariano che attirarono l’attenzione di Antonio, più di due mesi fa, mentre passava davanti a una chiesa. Parole che lo avrebbero indirizzato verso la sua professione di fede in Cristo. Era sera e il sole tramontava. Vide un raduno di persone. «Che cosa c’è!!!?», si domandò Antonio.  «Mi avvicinai per vedere cosa accadeva. Ero colpito dai gesti accompagnati da un canto bello che non avevo mai sentito, il cui significato non potevo capire perché in una lingua mai conosciuta. Si leggevano una decina di frasi, pronunciate con molto rispetto, lì su un grande schermo di quasi tre metri di lunghezza e due di altezza. Vidi – dice Antonio – in quello schermo, un uomo vestito di bianco. Di fronte a quello schermo, ad una trentina di metri, c’erano uomini e donne in fila. La persona a capo di questa fila portava con sé un “patibolo” a forma quasi di lettera T».

Antonio non sapeva che aveva imboccato la strada della sua conversione. Era molto immerso in questo evento; provava commozione. Diceva in sé: «Al momento ancora non capisco questa scena che mi appare sullo schermo. Perché? Perché vedo un poliziotto, una donna vestita da infermiera e altri personaggi che non riesco ad identificare?».

Chi è Antonio? Dalla “lontananza” alla conversione

Antonio è un giovane, di 32 anni. Nato nel 1988 in un villaggio molto lontano dalla città capitale del suo paese, il Monzambico, una delle cosiddette terre di missione. Aveva ricevuto educazione elementare e secondaria nello stesso villaggio di nome Kasumva; si era infine laureato in medicina. Battezzato nella Chiesa cattolica pochi giorni dopo la sua nascita, non fu praticante per tanti anni, per il fatto che i suoi genitori erano morti mentre era ancora un infante.

Antonio, quindi, non aveva avuto nessuno che lo guidasse nel cammino di fede. Ora Antonio si trovava di fronte ad un evento che non aveva mai sperimentato nella sua vita. Quelle sonorità, quelle parole, lo attraevano. Attivavano conversione, ed invitavano a confessare le parole «Non posso più vivere senza fede in Gesù Cristo». Quel gruppo di persone che Antonio vedeva erano fedeli cattolici che pregavano la via crucis con il Santo Padre Francesco telematicamente. Cantavano lo stesso canto intonato nel video.

 

La forza della parola di Dio nella conversione

Il silenzio di quel popolo radunato, non era un silenzio vuoto, ma un silenzio che portava all’incontro con Dio. Un silenzio orante. Il silenzio che invita Dio a dimorare nel cuore del suo popolo.[2] «Questa gente radunata – pensava Antonio – fa gesti che non capisco. Le mani giunte e poi si prostrano e si alzano. Hanno lo sguardo fisso verso lo schermo, e la testa un po’ piegata».

Un istante dopo udii queste parole: Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi[3]

 

L’interrogarsi di Antonio come punto di partenza

Dopo una pausa silenziosa, seguì un’altra lettura. Anche quella toccò il cuore di Antonio. Si chiedeva: «Chi è questo uomo che si è caricato delle nostre sofferenze? Perché? Quali sono le nostre colpe per cui egli è stato trafitto?… ». Un fiume di domande tutte nuove. La metanoia ha le sue strade per ciascuno.

 

Il ruolo della comunità credente nella conversione

In quel gruppo di persone intorno allo schermo c’era una persona che portava il microfono. Poiché la via crucis con il Papa si svolgeva in italiano, un uomo, buon conoscitore della lingua italiana, traduceva ogni frase: nel Mozambico dove si parla il Portoghese, come seconda lingua, sarebbe stato impossibile capire ciò che era detto in lingua italiana.[4] Ecco, l’espressione nella lingua del posto è fondamentale per la conversione di Antonio.

Alla fine dell’evento, Antonio si avvicinò a quella persona che traduceva. «Sono Antonio»; e stese la mano destra verso di lui. «Sono Carlo, piacere».

Un dialogo breve, in cui Antonio chiese un appuntamento per il giorno dopo; un appuntamento in cui esternare domande. Carlo, infatti, è uomo di fede, colto, ben formato nella dottrina della fede cattolica, catechista che insegna le materie di fede cattolica nella parrocchia. Il catechista Carlo è noto in tutta la sua diocesi per la competenza accademica in materia di fede e la sua affascinante pedagogia; è apprezzato da molta gente. Queste sue competenze saranno messe a disposizione nel processo di conversione di Antonio.

Antonio chiese: «Chi é quell’uomo di cui ho sentito parlare nel vostro raduno che si è caricato delle nostre sofferenze?».  «Si chiama Gesù», risponde Carlo. «Sì, Gesù Cristo nostro Salvatore», aggiunse Carlo. «Ma chi è Gesù, questo Gesù Cristo di cui mi parli?». Nel discorrere Carlo, si rese conto di avere di fronte una persona in ricerca.

 

La pedagogia catechistica nella conversione

Carlo spiegava; istruiva Antonio, che era commosso e molto interessato nel dialogo. Alla fine di quella catechesi, dalla bocca di Antonio, uscì spontanea la frase: «Non posso più vivere senza la fede in Cristo». Era una confessione di fede forte, fatta dopo tanti anni di vita vissuta senza pensare a Dio, pur essendo battezzato. È il punto di non ritorno della sua conversione. Il dialogo tra Carlo e Antonio, evoca quel cammino di Filippo e l’eunuco funzionario di Candace negli Atti degli Apostoli, che alla fine portò al battessimo di quest’ultimo.[5]

È impressionante che ora, già da più di due mesi dopo la sua conversione, Antonio frequenta la chiesa della sua parrocchia. Adesso ha il tempo per lodare Dio e per sé stesso, senza trascurare il lavoro. Antonio ha fatto l’esperienza personale di Gesù che ha cambiato radicalmente la sua vita. Gli è bastato un solo brano della parola di Dio per cambiare la sua vita.

È una situazione che lo ha coinvolto specificamente nella sua persona, una situazione concreta, esterna e interna e lo conduce alla conversione.[6] Davvero, «nell’esperienza il soggetto non può distaccarsi da ciò che vive, nel senso che, fare esperienza di… significa fare esperienza di sé stesso».[7] Non si può copiare l’esperienza dell’altro.È così che la via crucis del Venerdì Santo con il Santo Padre ha potuto scrivere una nuova pagina nella vita di Antonio. Inoltre, Antonio si è iscritto per seguire la catechesi che lo porta a ricevere la santa comunione e il sacramento della cresima.

 

Verso la conclusione

Malgrado questa nuova vita che vive Antonio, non ha smesso il suo mestiere, anzi per la sua conversione è divenuto più efficiente di prima, capace di ascolto degli altri e collabora bene con i suoi compagni. «Non dimentico mai di pregare a casa», è solito dire, quando racconta la sua storia. Questo è ciò che Papa Francesco nella Gaudete et exsultate chiama «l’attività che santifica».

Conversione
La conversione di Antonio è un evento che coinvolge tutta la Chiesa partendo dal suo fondatore Gesù cristo

 

Per il fatto che Antonio ha fatto la metanoia continuando con il suo lavoro, sottolinea che egli non abbia relegato la dedizione alla vita spirituale e l’impegno nel mondo a un posto secondario, «come se fossero [gli impegni suoi] distrazioni nel cammino della santificazione e della pace interiore.»[8] Ecco, la Parola di Dio non nega il mondo opera alla sua santificazione. La metanoia di un fedele inoltre, è una strada che coinvolge tutta la Chiesa.

La testimonianza di vita data dal Catechista Carlo, contribuendo così a la trasformazione di vita di Antonio, senza dubbio sottolinea per sé bene quel passo del Concilio Vaticano II in Ad gentes, il quale insiste che, la Chiesa non si può considerare realmente fondata senza l’apostolato del laicato autentico. «non può infatti il Vangelo penetrare ben addentro nella mentalità, nel costume, nell’attività di un popolo, se manca la presenza dinamica dei laici…»[9]

 

Conclusione

In realtà, ogni Venerdì Santo il Santo Padre celebra la via crucis al Colosseo. Luogo dove nei primi secoli della religione cristiana sono stati martirizzati tanti Santi dai Romani. La celebrazione della passione di Gesù in forma di via crucis al Colosseo è una tradizione che sale al settecento voluta da papa Benedetto XIV.[10] Ecco, questo influisce il cambiamento di vita alla fede in Cristo.

Quest’anno, a causa dell’emergenza COVID-19, non si è potuto mantenere tale tradizione. Tuttavia, la celebrazione è stata svolta sulla piazza San Pietro, avendo come partecipanti, la presenza solo del Santo Padre Francesco, i cerimonieri pontefici e altre poche persone per la lettura delle stazioni. Il popolo di Dio nel mondo, secondo le possibilità, ha potuto seguire la diretta TV.

Infatti, i pensieri di Dio non sono mai stati quelli dell’uomo (Is 55, 8-9) e, questo evento, ha facilitato la conversione di Antonio. La discrezione in un piccolo filmato può essere riferito a https://youtu.be/Coe6i4DiPbo.

 

 


 

LIBERATORIA

Le foto e video utilizzati in questo articolo

i. la foto in evidenza l’ho presa dallo schermo che proiettava la via crucis su Youtube di Vaticano TV dal vivo, per l’uso esclusivamente di questo articolo.

ii.  La foto nell’articolo è realizzato da me graficamente, unendo insieme varie foto, per l’uso esclusivamente di questo articolo.

iii. Il primo video nell’articolo l’ho preso dal Youtube, è esposto al pubblico.

iv. Il secondo video alla fine dell’articolo l’ho realizzato personalmente per l’uso esclusivamente di questo articolo.


BIBLIOGRAFIA

 

BIBBIA

Sacra Bibbia, Edizione ufficiale della CEI, Elledici, Herenveen 2010.

 

MAGISTERO

Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione Lumen gentium, (21 novembre 1964), in Flanery Austin (ed.), Rekha Printers, New Delhi 2010, 715-758.

PAPA FRANCESCO, Esortazione apostolica Gaudete et exultate, Libreria editrice Vaticana, 2018.

 

STUDI

«Colosseo», in Claudio Rendina (a cura di), Enciclopedia di Roma, I, Newtown & Compton editori, Roma 2005, pp.324-325.

Liturgia delle ore secondo il rito Romano. La preghiera del mattino e della sera, Libreria editrice vaticana, Roma 2005.

Brandys, «Via crucis» in Pio Paschi et alii (a cura di), Enciclopedia cattolica, XII, Casa editrice G. S. Sansoni, Firenze 1954, coll.1348-1349.

Sarah Robert, La forza del silenzio contro la dittatura del rumore, Edizioni Cantagalli, Siena 2017.

Zuccaro Cataldo, Teologia morale fondamentale, Queriniana, Brescia, 2013.

[1] Liturgia delle ore secondo il rito Romano. La preghiera del mattino e della sera, Libreria editrice vaticana, Roma 2005. P. 1836.

[2] Cfr. R. Sarah, La forza del silenzio contro la dittatura del rumore, Edizioni Cantagalli, Siena 2017, pp. 27-28.

[3] Is 53,4-6.

[4] Il termine via crucis sta per indicare «il viaggio che Gesù, carico della Croce, fece dal pretorio di Pilato al Monte Calvario, dove fu crocifisso e morì». Mentre non si sa esattamente l’origine di questa pietà popolare diffusa in tutto il mondo, attribuendola solo tra i secoli XII-XVIII molto probabilmente dai Frati Minori, la via crucis è riconosciuta la sua diffusione da san Leonardo da Porto Maurizio nel corso delle sue missioni per l’Italia (1731-1751).

Per approfondimento si lega M. Brandys, «Via crucis» in Pio Paschi et alii (a cura di), Enciclopedia cattolica, XII, Casa editrice G. S. Sansoni, Firenze 1954, coll.1348-1349

[5] At 8,26-40.

[6] Per l’esperienza dell’incontro con Gesù si legga C. Zuccaro, Teologia morale fondamentale, Queriniana, Brescia, 2013, p.152.

[7] Ibidem.

[8] PAPA FRANCESCO, Esortazione apostolica Gaudete et exultate, Libreria editrice Vaticana, 2018, n.27.

[9] Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione Lumen gentium, (21 novembre 1964), in Flanery Austin (ed.),Rekha Printers, New Delhi 2010, n.21.

[10] Cfr. «Colosseo», in Claudio Rendina (a cura di), Enciclopedia di Roma, I, Newtown & Compton editori, Roma 2005, pp.324-325.

 




IO E LA RETE

  1. Io e la rete… in breve

Cercherò di sviluppare alcuni punti sulle nuove tecnologie digitali e la pastorale, mettendo a fuoco il mio rapporto personale con la rete. Sono entrata nell’utilizzo del web, dei social, del “vivere in internet”, soprattutto per restare connessa con il mondo e per tenermi aggiornata sul Magistero della Chiesa. Abito la rete, perché essa è un nuovo luogo teologico. Infine, come via di comunione, non solo con le persone italiane, ma con una prospettiva internazionale, essendo io di nazionalità ugandese.

 

L’uomo, figlio della rete

Nel mare magnum della rete possiamo trovare le tracce di una nuova antropologia, che come cristiani non possiamo sottovalutare. Tenendo conto che esiste un’altra dimensione di uomo, figlio della rete, definito nei social come homo electricus [1] In questa dimensione di uomo che vive e naviga nel web, ci sono anche io alla ricerca di rintracciare e di contribuire a una dimensione cristologica.

 

Io e la rete … sì, ma come?

Vorrei esservi presente con i valori cristiani che ci insegna il Vangelo per poter far risaltare gli ambiti della pastorale, e il loro collegamento, ovvero: 1) la liturgia, 2) la catechesi 3) e la carità. Ambiti che ci portano a considerare, come esista un duplice movimento: “del sacro” che si muove verso l’uomo e dell’uomo che viene elevato verso la pienezza. La liturgia è la via privilegiata per l’incontro tra Dio e l’uomo; la catechesi è luogo di annuncio, la carità è prossimità e vicinanza. Oggi possiamo vedere come l’agire pastorale della Chiesa (nella liturgia, nella catechesi e nella carità) si apre alla sfera “digitale”, cercando anche in essa una via di comunione e di fraternità universale, attuando ciò che anche Papa Francesco ci chiede nell’Evangeli gaudium, quando parla di conversione pastorale in senso missionario. Ed è proprio così che io voglio vivere il mio rapporto con la rete.

In un mondo in cui il digitale è ormai super presente, anche la Chiesa non può pensare di continuare a vivere e ad agire rimanendo assente da questo “continente”, Ciò non è certo facile, va fatto con un grande discernimento e con tanta prudenza per rimanere fedeli alla propria vocazione di discepoli di Cristo. Per essere pescatori di uomini, annunciatori del Vangelo, di una Chiesa in uscita, evangelizzatrice, missionaria e misericordiosa.

 

Io e la rete … per rivelare quello che sono

Perché senza la rete non ci può essere futuro per nessuno, neanche per me. Attraverso i social network un gruppo di persone può mantenere i rapporti anche a distanza, e condividere il quotidiano, grazie ad applicazioni come Facebook, Twitter, YouTube ecc. … Che permettono di far interagire le persone tra di loro.
Come sarebbe il mondo oggi senza la rete? Di certo più povero, perché il mondo di internet ha in sé non solo tante insidie pericolose e negative, ma anche tante potenzialità e risorse. Che possono abbattere muri, far comunicare più velocemente e condividere esperienze con un maggior numero di persone. Io credo che nel nostro essere Chiesa in uscita è possibile abitare la rete senza tradire ciò che io sono come cristiano e credente, trovando in essa un valido aiuto e uno strumento anche per la pastorale, utilizzando gli strumenti che la rete stessa mi offre, come i video.

Nel tempo della pandemia abbiamo potuto conoscere, tramite la rete, forme di spiritualità e liturgie diverse, che ci hanno messo in comunicazione con un linguaggio nuovo, più comprensibile alle nuove generazioni [2]. Visto che l’evangelizzazione pur considerando le culture in cui è presente, richiede una particolare attenzione ai cambiamenti generazionali, come pure al mutare degli strumenti della comunicazione sociale, con linguaggi nuovi oggi più amati e conosciuti dai giovani.

 

Io e la rete … per comunicare bene

In questo senso ho trovato particolarmente utile il documento, del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica in internet [3], nel quale ci vengono dati alcuni suggerimenti di essere dei navigatori sapienti nel mondo digitale.
Nel mio essere in rete, il mondo digitale mi offre diverse risorse, che posso usare per portare avanti la mia missione personale. Come consacrata, il mio «io e la rete» non può essere vissuto fuori della sequela di Cristo. Per portare Gesù con un linguaggio più comprensibile ai giovani di oggi, più attraente che calamita le nuove generazioni, un linguaggio fatto di immagini, di suoni, di musica, degli emoji , ma anche di video, di spezzoni di film, di flash mob. [4]

 

Io e la rete … per un apostolato “completo”

Con il Convegno di Firenze del 2015, un nuovo umanesimo in Gesù Cristo, si è reso visibile attraverso un sito web che ha dato spazio  al metodo sinodale, ovvero un convergere di prassi e riflessioni, condivise anche digitalmente. L’apostolato non può non percorrere le vie digitali, sia per essere conosciuto, sia per essere attuato. Io scelgo di stare nella rete, come canale per un “apostolato completo” che sa cogliere in Cristo un umanesimo nuovo, in cerca di risonanze, di esperienze e di incontri, anche nel digitale. [5]

 

Io e la rete … sollecitata da …

Personalmente, mi ha colpito ed ho ammirato il prof. Baccarini che pur avendo un’età avanzata utilizzava il tablet per fare lezione. Questo mi ha sollecitata, a superare la mia “ritrosia” nell’utilizzo della rete, comprendendo che la rete non ha età.
Una più potente sollecitudine mi viene oggi in questo tempo di pandemia, a causa del Covid-19. Momento in cui i mezzi di comunicazione ci sono rivelati utilissimi, per non rendere sterile il distanziamento sociale, ma per riempirlo di contatti e di condivisioni di genere diverso tra loro. Non solo per restare informati e farci compagnia in questa reclusione forzata che dovevamo vivere, ma anche per essere aiutati nel lavoro e nello studio. Così come succede per noi studenti del Leoniano, nel nostro piccolo stiamo sperimentando un nuovo modo di partecipare alle lezioni, via Skype o YouTube.

 

Io e la rete … nella Chiesa

La Chiesa ci sta aiutando a comprendere come superare con la fede questo momento difficile del corona virus, creando un sito apposito per accompagnarci in una pastorale “blindata”, che ci è di monito per eventuali futuri “lockdown”. È una sfida nuova, che la Chiesa italiana affronta anche con il sostegno del mondo digitale. Facendosi vicina a tutti noi che siamo nelle nostre case, dove riscopriamo il valore del silenzio, della famiglia e di una preghiera nuova e diversa, e potendo viverla, in modo particolare, con il supporto di un sito apposito: www.chiciseparerà.chiesacattolica.it.

 

Io e la rete … senza dipendenza

Dipendenza alla rete
Dipendenza alla rete

Stare troppo tempo su internet può portare ad una “dipendenza”: l’ideale sarebbe usarla con “discernimento”.
Facendo in modo che il mio stare nella rete non monopolizzi totalmente la mia vita. Ma sia funzionale a ciò che mi serve, a poter comunicare e dire una parola di condivisione e di testimonianza. Uno stare nella rete, senza catene, senza vivere ciò che esprime simbolicamente l’immagine riportata.

 

Io e la rete … Ma come?

Assumendo la responsabilità di ciò che comunico. Evitando di usare la rete come “secchio di immondizia” su cui svuotare tutta la mia rabbia e negatività, e fake news che servono solo a danneggiare.
• Costruendo relazioni significative, anche se a distanza. Sapendo che le parole, le immagini, i suoni che utilizzo possono essere un ponte di collegamento e di comunicazione, oppure un muro, un recinto chiuso.
• Per non alimentare e far esplodere aggressività e rabbia repressa, la scelta migliore è discernere quale risposta dare x risolver il conflitto. Sapendo che anche il silenzio comunica, e che dovremmo imparare a usarlo “bene”. Evitando la spettacolarizzazione dei sentimenti, custodendo invece la riservatezza e l’intimità del vivere privato, per stare nella rete con prudenza e moderazione.

 

Io e la rete … secondo Francesco

Papa Francesco: dal reale al digitale
Papa Francesco: dal reale al digitale

Papa Francesco ci dice: Andare incontro agli altri, farsi prossimo, su tutte le strade del mondo. Anche su quelle digitali … I media possono aiutarci in questo, particolarmente oggi. Quando le reti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi … La vita dell’umanità, sempre ferita e bisognosa di tenerezza, di amare e di essere amata, passa anche per le strade digitali. … Come agire, dunque, da buoni comunicatori ispirati al Vangelo?  [Gv 7,53-8,11]
La testimonianza cristiana, non si fa con un bombardamento di messaggi religiosi, ma con la volontà di donare sé stessi agli altri attraverso la disponibilità. … Questa sfida, richiede profondità, attenzione alla vita, sensibilità spirituale. E necessita “energie fresche e un’immaginazione nuova”. L’obiettivo è farsi prossimo e, come il buon samaritano, curare le ferite. La nostra comunicazione sia olio profumato per il dolore e vino buono per l’allegria. Non abbiate timore – esorta – di farvi cittadini dell’ambiente digitale. [Lc 10, 25-37]

 

Io e la rete … Ma cosa è la pastorale digitale?

La pastorale digitale è lo stare della Chiesa nell’ambiente digitale: un abitare necessario perché tante vite possano essere incontrate, accompagnate, trasfigurate. Ciò fa parte di quello sforzo missionario della Chiesa nell’evangelizzare il mondo di oggi. [6] Oggi si può parlare di pastorale digitale per riferirsi ad un nuovo ambito in cui la Chiesa si trova a lavorare, ed io con lei, con l’unico intento di servire l’umanità, per essere vicina ai problemi, alle difficoltà e alle attese dell’uomo e della donna di oggi.

 

Tu e la rete … Cosa ne pensi?

I motori di ricerca (ad esempio Google) hanno permesso di rintracciare qualsivoglia informazione in rete. Informazione a portata di “mano”. Le vecchie “enciclopedie” cartacee sembrano superate. Dall’attendibilità delle enciclopedie impariamo che sul web dobbiamo distinguere sull’affidabilità della fonte. Vista l’importanza odierna del mondo digitale, tu cosa vi cerchi? Come si sono modificati i nostri rapporti relazionali? In che cosa il mondo digitale può aiutare la Chiesa nella sua missione? Qual è la tua esperienza di Chiesa in rete? Amico o amica, credente o non credente che tu sia, puoi rispondermi. Mi aiuterai a concretizzare il mio sogno: “Io e la rete”.

 


BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

[1] Cfr encyclopedia of information and security, 2007].

[2] cfr F. CERETTI, M. PADULA, Umanità mediale. Teoria sociale e prospettive educative, Pisa 2016.

[3].http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/pccs/documents/rc_pc_pccs_doc_20020228_ethics-internet_it.html

[4].https://www.youtube.com/watch?v=bonlRzfe3o0; https://www.youtube.com/watch?v=4_jqUSb_FLM;
Flash mob in un video del Grest, Suore Cistercensi, Anagni 2019.

[5].Cfr. Fortunato Ammendolia, www.firenze2015.it. Un luogo di nuovo umanesimo, in Orientamenti Pastorali 6-2015, EDB.

[6].Cfr. Fortunato Ammendolia, Introduzione a riflessioni ed esperienze di pastorale digitale, in Orientamenti Pastorali 5-2016, EDB

 

Cfr. anche.
D. POMPILI, Il nuovo nell’antico, comunicazione e testimonianza nell’era digitale, Milano 2011
C. CANGIÀ, I consacrati e la rete. Abitare internet con sapienza, Roma 2013
https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/papa-comunicazioni-sociali-cultura-incontro
https://elementidipastoraledigitale.wordpress.com/2016/05/17/la-pastorale-digitale-non-e-una-sorta-di-messaggistica-religiosa-comunicare-il-vangelo-con-la-logica-della-prossimita/https://www.youtube.com/watch?v=4_jqUSb_FLM www.firenze2015.it

 

 

 




Lo studio per la santità

Il giorno 13 ottobre 2019, XXVIII domenica C, è stato canonizzato Santo, prima beato John Henry Newman. All’occasione dell’atto academico, che ha avuto luogo due giorni prima della canonizzazione a una delle università cattolica di Roma, un relatore ha insistito dicendo “Lo studio che fatte voi studenti non serve a niente se non alla santità, o meglio avere l’intima amicizia con il Signore Dio e servizio agli altri.” Facendo il riferimento a John Henry Newman, il relatore ha apprezzato l’umiltà di Newman nella ricerca della verità. “Newman- continua il relatore- si è reso umile, perché, alla sua età non aveva più bisogno di studiare troppo, ma acetò le istruzioni del suo vescovo do recarsi a Roma per la formazione sacerdote. Era già il professore della grande università di Oxford.”
Santo John H. Newman nacque in Irlanda nel 1801. Si recò a Roma per la formazione sacerdotale nel 1846. Nell’anno successivo, 1847 fu ordinato sacerdote della Chiesa cattolica, nella cappella del collegio della Propaganda Fide a piazza di Spagna.
Essendo un uomo con una visione teologica nuova, le sue idee non furono accolti subito con applausi dalla Chiesa cattolica. Oggi dopo tanti anni della sua morte, si loda la sua visione della formazione dei laici nel campo della teologia e la sua profonda riflessione sulla coscienza, che lui chiama “il vicario di Cristo in noi”. Addirittura, nello stesso atto academico straordinario, si è osato a chiamare Newman “S. Agostino dei nostri tempi” soprattutto per la sua ricerca di verità trascendentale e il radicale cambiamento di vita, da sacerdote anglicano a cardinale cattolico.




Connessi ma isolati o isolati ma connessi?

Connessi ma isolati o isolati ma connessi?

“La rete è un’occasione per promuovere l’incontro con gli altri, ma può anche potenziare il nostro auto-isolamento, come una ragnatela capace di intrappolare… Questa dinamica drammatica manifesta un grave strappo nel tessuto relazionale della società, una lacerazione che non possiamo ignorare”. Papa Francesco

 

Un contesto ipertecnologico e della connessione

L’era in cui noi viviamo è un’era digitale. Nessun ambito della vita è escluso dall’uso della tecnologia e dalla connessione: famiglia, scuola, lavoro, ufficio, finanza, politica, mercato ecc. L’ampiezza significativa dell’uso digitale nei vari ambiti umani porterebbe ad affermare che viviamo nell’era ‘ipertecnologica’ e nella società ‘ipertecnoligica’ dove tutto è pass attraverso lo uso della tecnologia e della rete. Il nostro modo di essere e di relazionarsi non sono esclusi alla eccessiva digitalizzazione. Anzi l’uso della tecnologia e della connessione è accresciuto per migliorare le prestazioni della comunicazione e relazione. I social danno un piattaforma per interagire, per socializzare e scambiare le informazioni, le risorse ecc. I vantaggi del uso della rete e dei social sono tanti. La semplificazione e la comodità di fare le cose con una velocità allucinante è un semplice esempio. La disponibilità di un’enorme risorsa di informazione è un altro esempio. Scambiare o condividere l’informazioni con più persone in breve tempo possible, che fino poche decenni fa era impensabile, oggi è alla portata di tutti. Non rimane più la barriera o il limite geografica per contattare e interagire con le persone. Nondimeno, possiamo constatare in modo più naturale gli svantaggi del cattivo uso della tecnologia, della rete e dei social network. È da notare che“ la digitalità non è più semplice evasione, ma si è progressivamente delineata come una dimensione del reale , che incide profondamente sulla struttura e l’organizzazione della mente umana.”[1]

Nuove forme di dipendenze

Uno degli effetti collaterali della rete e dell’essere iperconnessi è una vera e propria dipendenza. Uso eccessivo di internet e i social addirittura costituisce altre forme di dipendenze. Il fatto di essere connessi sempre su internet e di conseguenza a essere sempre in una piattaforma virtuale rischia di scadere in un uso eccessivo e problematico. Ciò incide soprattutto sulla persona e nel suo assetto esistenziale. Si tende a vivere più nel mondo virtuale che nel mondo reale. Tonino Cantelmi nel suo libro Tecnoliquidità osserva che la società va verso una colossale dipendenza dalla connessione. Internet addiction e dipendenza dai social sono alcuni esempi da notare.[2] L’autismo digitale[3] sarebbe una delle conseguenze della dipendenza dalla tecnologia e dalla rete, anzi è una malattia che rende l’uomo incapace di relazionarsi e di comunicare. Un altra forma di dipendenza viene notata quando la memoria viene delegata alla macchina o alla rete. In tanto, tutto fa il telefono e tutte le risorse e le informazione sono disponibili nell’internet. Basta fare un semplice click e tutto è alla portata di mano. Praticamente, la testa viene sostituita dalla rete e dal telefono, e poi segue anche la rinuncia alla razionalità.[4] Tutto questo perpetua l’individualismo, l’narcisismo, e il modo egoistico di vivere. Vittorino Andreoli, nel suo libro La vita digitale, nota che “la semplificazione eccessiva del cervello e della mente ripiega l’uomo dirigendo nel senso contrario all’evoluzione, e cioè verso un’involuzione”.[5]

 Connessi ma isolati

Connessi ma isolati: Una epidemia silenziosa così intitola il libro di Manfred Spitzer, un noto medico psichiatra tedesco che osserva e analizza la malattia più grande del nostro Millennium ‘solitudine’. La solitudine viene presentato come una vera malattia della nostra società e ciò colpisce non soltanto i giovani ma anche gli anziani. Il volume cerca, attraverso i dati scientifici, di dimostrare le conseguenze devastanti del cattivo uso della tecnologia e della connessione: solitudine[6], stess[7], depressione e mortalità[8]. La vita quotidiana, con la sua concretezza, ci presenta i casi gravi di solitudine, depressione e mortalità in particolare tra i giovani.

Fanno venire i brividi nel pensare tutte queste conseguenze e altre. Dobbiamo interrogarci sul serio quale sarà è il futuro di questa società ipertecnologica e della connessione? Quale sarà il futuro di questa generazione che dove si nasce e si muore con la tecnologia in mano? Questo ci costringe di ripensare e di rivalutare lo uso di nuove tecnologie.

Consapevolezza, responsabilità e impegno

Bisogna rendersi conto che, ormai, questo è il nostro mondo e non possiamo tornare indietro. Dobbiamo crescere nella consapevolezza, nella responsabilità e nell’impegno per poter affrontare bene la situazione e trovare dei rimedi. Dobbiamo impegnarci a costruire un futuro migliore con maggior consapevolezza, responsabilità e impegno. ‘Knowledge is power’ detto inglese dice la conoscenza è un potere. La consapevolezza della realtà con i vantaggi e i problemi e responsabilità nel reagire possono essere i modi per affrontare la situazione bene. Dobbiamo conoscere in fondo la realtà e sapere come usare questo mezzo affinché possa essere uno strumento per il nostro bene. Creare la consapevolezza del corretto uso della tecnologia, della rete e dei social network rimane un compito e un grosso impegno a tutti i livelli: le famiglie, le scuole, il lavoro, gli uffici, le parrocchie e le associazioni. Il limite del tempo e spazio: il mondo dell’internet è così ampio che quasi ingloberebbe tutto e di più. Così con il tempo dell’uso cioè consumerebbe tutto il tempo dell’uomo. Per quanto riguarda uso della tecnologia, la rete e i social, occorre imparare a dare dei limiti alluso del digitale per lasciare il tempo e lo spazio necessario alle persone e alle relazioni da costruire in modo significativo. Rete come complemento alla relazione reale e concreta: l’uso di internet e dei social network sia così che non sostituiscono le relazioni concrete e reali della quotidianità anzi diventano un complemento alle relazioni reali e autentici pur nella sua diversità e complessità.

Papa Francesco e uso della rete

Nel suo messaggio per la 53ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2019 intitolato ‘ Siamo membra gli uni degli alti (Ef 4,25). Dalle social network communities alla comunità umana.’[9] Riconosce l’importanza della rete nella società odierna ma allo stesso tempo esige il bisogno di creare e promuovere la comunità umana.  Il buon uso possa essere una benedizione per l’umanità invece il cattivo uso della tecnologia ci condurrà verso le nuove forme di schiavitù e di conseguenza la morte. “Se internet rappresenta una possibilità straordinaria di accesso al sapere, è vero anche che si è rivelato come uno dei luoghi più esposti alla disinformazione e alla distorsione consapevole e mirata dei fatti e delle relazioni interpersonali, che spesso assumono la forma del discredito”[10].

Il papa sottolinea che, “La rete è un’occasione per promuovere l’incontro con gli altri, ma può anche potenziare il nostro auto-isolamento, come una ragnatela capace di intrappolare. Sono i ragazzi ad essere più esposti all’illusione che i social web possa appagarli totalmente sul piano relazionale, fino al fenomeno pericoloso dei giovani “eremiti sociali” che rischiano di estraniarsi completamente dalla società. Questa dinamica drammatica manifesta un grave strappo nel tessuto relazionale della società, una lacerazione che non possiamo ignorare”[11]. Attraverso la metafora del corpo e sue membra ci invita alla comunione e alla relazione. Il sommo pontefice dice, “La metafora del corpo e delle membra ci porta a riflettere sulla nostra identità, che è fondata sulla comunione e sull’alterità. Come cristiani ci riconosciamo tutti membra dell’unico corpo di cui Cristo è il capo. Questo ci aiuta a non vedere le persone come potenziali concorrenti, ma a considerare anche i nemici come persone. Non c’è più bisogno dell’avversario per auto-definirsi, perché lo sguardo di inclusione che impariamo da Cristo ci fa scoprire l’alterità in modo nuovo, come parte integrante e condizione della relazione e della prossimità.”[12]

La tecnologia, la rete e i social sono le benedizioni per l’umanità. Bisogna saperli usare in maniera giusta che possano aiutare a vivere le relazioni effettive e migliori per costruire un mondo miglior dove la convivenza sociale sia più semplice. L’uomo per natura è un essere relazionale. Ha il bisogno profondo dell’incontro con altro nella sua autenticità. La tecnologia, internet e i social network vanno utilizzati con maggior responsabilità e consapevolezza affinché possano soddisfare il bisogno dell’uomo dell’incontro con altro nella sua concretezza ed autenticità. Abbiamo bisogno della formazione affinché possiamo essere più consapevoli, più responsabili e più liberi per vivere una vita degna ed umana.

 

[1] T. Cantelmi, Tecnoliquidità:La psicologia ai tempi di internet, la mente tecnoliquida, Edizioni San Paolo, Cinsello Balsamo, 2013, 108.

[2] Ibid., 116 -133.

[3] V. Andreoli, La vita digitale, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2008, 205.

[4] Ibid., 206.

[5] Ibid., 207.

[6] M. Spitzer, Connessi ma isolati: Un’epidemia silenziosa, Corbaccio, Milano 2018, 11- 39

[7] Ibid.,81-102.

[8] Ibid., 139-150.

[9] Papa Francesco, Messaggio del Santo Padre Francesco per la 53ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2019, « “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25)Dalle social network communities alla comunità umana ».  24 Gennaio 2019.

[10] Ibid.

[11] Ibid.

[12] Ibid.

Bibliografia

Andreoli Vittorino, La vita digitale, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2008.

Spitzer Manfred, Connessi ma isolati: Una epidemia silenziosa, Milano, Corbaccio 2018.

Cantelmi Tonino, Tecnoliquidità: La psicologia ai tempi di internet: la mente tecnoliquida, Cinisello Balsamo, San Paolo Edizioni, 2013.

Papa Francesco, Messaggio del Santo Padre Francesco per la 53ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2019, « “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25)Dalle social network communities alla comunità umana ».  24 Gennaio 2019.

 

 

Hemant Pradip Ekka

 

 

 

 

 




SOCIAL MEDIA UNA NUOVA TERRA DELLA MISSIONE

Introduzione

Oggi La rete è parte integrante della vita consacrata. Infatti il tempo e lo spazio si sono digitalizzati. Non si usa la rete, ma si vive la rete. Le informazioni vere o false che ci vengono portate dai mass media, influenzano il nostro comportamento e la nostra cognizione. E a causa di questa influenza, i social network sono emersi come un nuovo strumento potente per la vita consacrata. La vita consacrata hanno nel loro DNA il dovere di communicarsi di se stessi con le gente i propri valori e existono per il servizio nella societa’. Come sappiamo addeso l’ambiente l’universalita ecclesiale non va delimitata solo al territorio fisico, ma va estera anche in quello digitale. Quindi bisogna rinnovare ed aggiornare in base alle mutate situazioni sociali ed alle esigenze dei tempi.

Importanza del social media per i consacrati  

     

Papa Benedetto XVI dice che il sacerdote debba essere un attore di prim’ordine nel continente digitale. Papa Francesco dice ‘Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale. È importante l’attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l’uomo d’oggi e portarlo all’incontro con Cristo’.
la chiesa puo’ benissimo “non stare” sui social network. Non e’ mai obbligo ma e’ sempre il frutto di una scelta stratergica. Esempio Papa Francesco ha un account Twitter e Instagram .I social Network infatti, sono strumenti communicativi che servono a raggiungere obbietivi scelti a monte.
La Costituzione conciliare “Gaudium et spes” al numero 5 osserva che le nuove tecnologie hanno un impatto sul modus cogitandi dell’uomo e dell’umanità. La rete influisce in particolare sul modo della ricerca di Dio, sulla vita della comunità, sulle modalità di testimonianza e evangelizzazione, sull’interiorità.

I vantaggi

Testimonianza Cristiana – la rete sociali permettono di presentarsi con onesta’, sincerita’ di vita e naturalezza. Attraverso i profili digitali possiamo dire chi siamo veramente, che cosa ci piace, come la pensiamo. Questa trasparenza permette che la altre persone conoscano i consacrati per davvero. Nella rete i consacrati puo’ diventare seminatore di pace e di gioa, ascoltatore e consolatore di tanti.

Promuovere la carisma nel cyber spazio – una magnifica opportunita’ per comunicare l’identita congregazionale, rendendo noto il proprio carisma. Ponendo informazioni sulla storia, sul fondatore, sulla eventuale presenza nei vari continenti, sulle attivita’ svolte e quant’altro.

Pescare vocazione – Dio puo’ inviare la sua chiamata anche nel cyberspazio. A dimostrazione del fatto che la vita consacrata puo’ essere visibile anche su internet e che qui possono essere carpite le attenzione dei giovani, per avere informazioni su una congregazione, per comprendere il carisma fondazionale.

Condivisione della fede – internet (social network) si propone come un’area di meeting nella quale ogni consacrato puo’ recarsi e mettere a dispozione di tutti le esperienze vissute e le virtu’ ricevute da Dio; nella quale le tante diversita’ culturali, etniche non vanno considerate come fattori differenziante, ma come risorse colletive; nella quale ogni testimonianza di fede ed ogni competenza disciplinare sono da classificare come patrimonio comune.

Evangelizzare nella rete – Moltissimi naviganti confessano di essere indifferenti, non praticanti. Non vanno a messa e non pregano. Probabilmente ammirano qualche proposta sociale umanista. Sono lontani dal cristianesimo, dalla Chiesa. possibile scoprire in questa, loro ricerca il volto di Dio. Bisogna essere onesti e mostrarci nella rete così come siamo per accettare e rispettare le differenze.

Gli inconvinienti

la ricerca di falsa compagnia – la vita consacrata a volte puo’ essere come una vita solitaria. Anche certamente la sua condizione di consacrato, di uomo celibe, puo’ implicare tante volte una certa solitudine umana. E la rete puo’ spesso diventare la soluzione facile per mettere fine a quella solitudine di entrare nel mondo virtuale. Basta accetare amicizia che ci cercano e poi ci lasciano in chatting room.

una figura esposta – bisogno di un plus di prudenza e prestare attenzione alla fotografie che si inseriscono con bambini, adolescenti, ragazze, ecc. E’ ovvio che il buon senso di ognuno guida questo tipo scelte ma e’ altrettanto verso che esiste sempre il pericolo che gli altri utenti (potenzialmente tutti quelli con accesso a internet) non capiscono il contesto in cui fu scattata una fotografia o inserito un commento. Non lasciamo spazio per le critiche.
l’uso di intenet come fenomeno di dipendenza- rete sociale porta a ridurre il circolo delle relazioni sociali e colpisce il benessere psicologico, modificando le abitudine sociali e le forme relazionali dell’individuo. Internet produce una sorta di vizioso tra il senso di solitudine e l’uso impulsivo del social network, incrementando la sua difficolta a comunicare con gli altri.

la dipendeza sessuale nella vita consacrata – per i consacrati puo’diventare un rischio quando alimenta comportamenti ed abitudini illecite, sopprattutto se viene adoperato per compensare bisogni psicoligici ed obbettivi che l’individuo non riesce a realizzare nella vita reale, attraverso l’uso improprio della rete nel campo della sessualita.
Dire questo non vuol dire demonizzare l’uso di intenet, ne’ tanto meno significa che i relegiosi e relegiose vanno in rete per utilizzare i siti pornografici.le persone possono anche sperimentare un contatto piu’ <> attraverso una sessualita virtuale scambio di immagini porno, e fantasie sessuali ecc, che in seguito puo’ trasmetarsi in veri e propri comportamenti illeciti e patologici. Anche la dipendenza sessuale da internet puo’ creare nelle persone in forte senso di vergogna e intensi sensi di colpa, sopratutto per chi vive in un contesto di vita relegiosa.

Come affrontare il rete social

Formarsi Bene e formare nell’era digitale – La vita consacrata è chiamata ad essere aperta a navigare con responsabilità in questo grande spazio globale popolato da milioni di uomini e donne del nostro tempo. Dovrebbe imparare a vivere i suoi desideri, integrando la sua debolezza e fallimenti, che dominano i suoi impulsi istintuali e superando ogni dipendenza dalla gratificazione immediata. Anche i consacrati dovrebbero imparare a stabilire relazioni mature. L’autocontrollo e la formazione di una coscienza critica, autonoma e responsabile è sempre essenziale.

La specificità della formazione nella vita consacrata – un dialogo costante con il formatore è essenziale per conoscere e integrare le proprie qualità e limiti mentre si sviluppa la capacità personale di riflessione e silenzio. Il dilemma formativo per i consacrati non consiste nel discernere se utilizzare o meno il social network, ma piuttosto nell’ottenere l’equilibrio desiderabile in ogni aspetto della vita, incluso il digitale, la motivazione che ottiene dal sociale.

Alcune Regole di ‘Marketing’ VITA CONSACRATA come ben utilizzare social network.

Be Smart- Per ben utilizzare rete sociale, questo schema molto utilizato nella communicazione stratergica, che prende il nome di SMART

Specifico(specific)Misurabile(measurable) Raggiungibile(achievable) Rilevante(rilevant) con un limite di tempo definito(Time bound).

linguaggio – social network e’ che siano luoghi virtuali prevalentemente per giovani e che di Consequenze bisogna avere un linguaggio giovanile. Possiamo quindi permettereci di perdere una certa formalita. sono il luogo in cui poter dare de tu e chiunque voglia interagire con noi.

Che Contenuti Creare e’ stare attenti a cio’ di cui discute l’opinione pubblica a cosa sia di attualita’ o, piu’ banalmente, al calendario. Modellare la nostra programmazione producendo contenuti piu’ “natali” quando arriva il dicembre 25 o parlando del ruolo della donna 18 marzo aiuta ad insererci negli argomenti di cui gia’ sta parlando il nostro pubblico.

Essere creativo – Dobbiamo cercare di rielaborare i contenuti con il criterio delle immagini, sia che esse siano di accompagnamento al testo o video di spiegazioni. Non dimentichiamo che i social media sono luoghi per lo piu’ emotivi.
Check and re-check- prima di pubbicare assicuriamoci che soddisfi uno di questi requisiti A il contenuto e’ utile. B fornisce delle informazione rilevante. C e’ divertente/emozionate profondo. D importante indurre le persone a condividere con gli altri. 3 milla likes/10 mila persone(non e’ contenuto di successo)

la brevita- Il titolo deve contenere al massimo 50 caratteri e il testo deve essere massimo di 3 frasi 250 carrateri. Twitter non si puo’ superare i 140 caratteri, in modo da dare spazio ai retweet e alle citazioni. Meglio non esagerare anche su facebook: la lunghezza ideale di un post e’di masssimo due righe di testo, in questo modo catturiamo rapidamente l’attenzione del lettore e gli diamo un’idea precisa del contenuto del post.

Possiamo domandarci C’è una persona incaricata della comunicazione nel tuo istituto? Si No, perché? Quali spazi digitali abitate per la comunicazione tra le sorelle (ad intra)? Che risposte avete dalle lettrici? Cosa vi dice che state usando i canali giusti? Quali spazi digitali abitate per la comunicazione ad extra? Come comunicate la vostra identità e il vostro carisma?

Conclusione
Un problema morale personale; non lasciarci dominare dai media, ma usarli in modo che essi siano strumento per la nostra originale esistenza. Il nostro compito e’ la modificazione dei modelli prevalenti di fronte alla comunicazione di massa; modificare modelli vuol dire compiere ogni azione profetica, educativa e sociale. Ogni cristiano anche noi consocrati abbiamo il dovere di presenza. Il mondo digitale (rete sociale) è una piazza pubblica, un luogo di incontro in cui possiamo incoraggiarci o sviluppo l’un l’altro, impegnarci in una discussione significativa o no. E’ per il credente (consacrato) cosa nobilissima, vero esercizio della carita’, a patto che sia esercitata esclusivamente in vista del bene della comunita’, e mai a tutela di interessi personali o di categoria, e tanto meno per la conquista o il mantenimento di posizione di potere.

Anche per l’accesso alle reti digitali comporta una responsabilità per il prossimo che non vediamo ma che è comunque reale e ha una dignità che deve essere rispettata. Rete sociale può essere usato saggiamente per costruire una società sana e aperta alla condivisione.Oggi anche noi giovanni consacrati facciamo parte del mondo digitale. Nella cultura dei nuovi media, la vita consacrata deve farsi interpellare della parola rivelata e dai segni dei tempi, per vivere la nuova evangelizzatione, per fecondare il tempo con la testimoniaza di cristo. Come dice il Papa, l’attenzione alle persone e alle loro autentiche necessità spirituali. La persona consacrata non è un semplice utente di questi mezzi. É un uomo o una donna di Dio, chiamata a vivere con sapienza in questo mondo digitale.

https://www.youtube.com/watch?v=CpCmu44xZWo

Bibliografia

I LIBRI

ENRICO Chiavacci, TEOLOGIA MORALE, 3/2 morale della vita economica, politica, di comunicazione, Città della Editrice Assisi terza ristampa, Assisi 2008.

VINCENZO Commodo, Cons@crati On line, rotte per la navigazione dei religiosi in internet, Ancora, Roma 2006.

TRIDENTE Giovanni–BRUNO Mastroianni, La missione digitale, Comunicazione della Chiesa e social media, EDUSC, Roma 2016.

GIACOMO Ruggeri, Cambiati dalla rete vivere le relazioni al tempo dei social network, Edizioni Messagero, Padova 142.

JOSU Adlay, Nuovi Media e Vita Consacrata, Ancora, Roma 2011.

LE RIVISTE

VINCENZO Commodo, «Cons@crati On Line. La Communicazione Interna In Digitale», in Vita Consacrata 38, luglio-agosto 2002.

GIOVANNI Crea, «Vita Religiosa e Dipendenza Sessuale In Internet», in Vita Consacrata 40, luglio-agosto 2004.

MARTIN Carbajo Núñez, «Digital Age Challenges and Consecrated Life», in Vita Consacrata 53, luglio-dicembre 2015.




CHIESA 3.0 dell’era del Web

CHIESA 3.0 dell’era del WEB

 

«Nel progetto di Dio, la comunicazione è una modalità essenziale per vivere la comunione. L’essere umano, immagine e somiglianza del Creatore, è capace di esprimere e condividere il vero, il buono, il bello»
Papa Francesco

La Chiesa ha sempre avuto una particolare attenzione alla comunicazione dell’annuncio del Vangelo a tutte le genti di tutti tempi e di tutti luoghi della terra. Questo ha comportato nel tempo l’utilizzo dei più svariati mezzi di comunicazione pur nella consapevolezza che questi erano usati anche per diffondere valori negativi per la società. Dalla prima Bibbia passando per la televisione, che in Italia era originariamente fortemente impregnata dalle direttive vaticane, fino ad essere la prima istituzione religiosa ad abbracciare Internet, la Chiesa è sempre stata lungimirante nel comprendere la portata rivoluzionaria delle innovazioni tecnologiche.

Chiesa ed Internet
Il Concilio Vaticano II ha ritenuto che i mezzi di comunicazione sociale sono “meravigliose invenzioni tecniche” per mezzo dei quali l’umanità ha la possibilità di avanzare “sempre più nella scoperta delle risorse e dei valori racchiusi in tutto quanto il creato”. In questo modo la Chiesa si è sempre prodigata di coniugare tecnologia e pastorale al fine di fare cultura che oggi ha assunto una caratterizzazione particolare tanto da indicare la nostra contemporaneità come “l’era del web”.
Nuovi linguaggi e strutture
Bisogna differenziare innanzitutto Internet dal web: mentre la rete Internet è l’infrastruttura tecnologica su cui viaggiano i dati, il Web o World Wide Web ( WWW ), è uno dei servizi, forse quello più usato, per il trasferimento e visualizzazione dei dati sotto la forma di un ipertesto: ad esempio una cosa è visualizzare una pagina web sul browser, un’altra cosa è scaricare la posta elettronica sul proprio computer. Questo sistema di comunicazione è basato sul protocollo di comunicazione HTTP ( Hyper Text Transfer Protocol ) e sul linguaggio HTML che consente agli utenti di leggere il linguaggio informatico.
Cenni storici
La rete internet nacque all’inizio degli anni ’70 per mettere in comunicazione gli elaboratori elettronici degli enti governativi e militari e successivamente anche per le istituzioni accademiche.
Il primo sito Web della storia fu realizzato da Tim Berners- Lee al CERN per comunicare un insieme di documenti statici. Una decina d’anni dopo il CERN decise di mettere a disposizione del pubblico il WWW rinunciando ai suoi diritti d’autore. Nel 1993 nasce Mosaic, il primo browser (l’applicazione per il recupero, la presentazione e la navigazione di risorse sul Web) e nello stesso anno in Sardegna fu creato il primo sito Web italiano (il secondo in Europa). L’iniziale comunicazione di documenti statici fu arricchito in seguito dalla possibilità di partecipazione degli utenti, l’apertura e l’effetto rete con la creazione di forum e gruppi per sfruttare le informazioni ed interagire. Link.  CRS4

Un nuovo universo esistenziale
La rete digitale non può essere considerata solo come uno strumento della comunicazione, ma un nuovo contesto esistenziale perché stimola alla relazione e alla comunicazione, opera un cambiamento nella progettualità, provoca sentimenti empatici e spinge all’azione. Questo ha comportato per esempio la gestione del gruppo da parte di un moderatore a cui viene data la possibilità di intervenire per far rispettare le regole. Ogni gruppo ha il suo regolamento il cui contenuto viene riportato nelle Frequently Asked Questions o FAQ che vanno prima lette attentamente dai nuovi partecipanti per osservare le regole e quanto scrivono gli altri iscritti. Nel messaggio o post è conveniente non assumere posizioni provocatorie in quanto è molto facile generare discussioni (flame) non costruttive. L’evoluzione del Web ha però anche raggiunto grande estensione di collegamenti virtuali e documentali da poter essere definito come un mezzo comune di informazioni per tutti gli uomini.

Mezzi e strumenti a disposizione
Il Web fornisce l’opportunità di aumentare la propria visibilità, trovare il pubblico giusto, investire il proprio budget in maniera efficiente riducendo gli sprechi e controllando in tempo reale i risultati che sono pertanto, misurabili.
Il blog è la piattaforma che permette di avere un software proprietario con un prodotto unico senza vincolo sui requisiti come avviene invece per una piattaforma di mercato che ha un budget economico più basso.
I Content Management Systems sono prodotti di mercato che permettono modifiche e creazioni di contenuti, tra questi il Word Press è quello più utilizzato nel mondo per la peculiare facilità di installazione e gestione con una grande community che permette supporto e aggiornamenti, una grande disponibilità di Template e Plugin (programmi che aggiungono nuove funzionalità come quella di ottimizzare il sito web come quello gratuito del SEO o a pagamento del SEM per ottenere maggior visibilità , blocco degli indirizzi il indesiderati, statistiche), gratis oppure professional. WordPress dà la possibilità di modificare ogni aspetto del sito: la grafica, la posizione dei menu, la larghezza del layout, i colori.
Per effettuare un’adeguata comunicazione ed interazione nella rete digitale occorre effettuare un piano strategico che deve prevedere il possesso di idonee competenze per sviluppare un pensiero critico verso i media, conoscere le pratiche che rendono la comunicazione rispettosa di altre culture, la raccolta dati della realtà, la relativa analisi (sfide, debolezze, nodi, individuare vision, finalità, obiettivi, attività, tempi, risorse, indici, programmare gli spazi social, prevedere ed effettuare l’implementazione del sito e dare la valutazione periodica).
L’attività di creazione e di gestione di un sito Web all’ interno dell’azione pastorale ecclesiale deve essere sostenuta con la preghiera e la fiducia nello Spirito Santo, vero responsabile della missione della “Chiesa 3.0 dell’era del Web”.

 




QUANDO LA COMUNICAZIONE CI PERMETTE DI SAPERE CHI SIAMO

Le francescane missionarie di Gesù Bambino e il “salvataggio dati” della propria storia

La Chiesa non può ignorare i cambiamenti, molti e senza precedenti, causati dal progresso in questo importante ed onnipresente aspetto della vita moderna…È importante guardare a queste nuove risorse come a strumenti che Dio, per mezzo della intelligenza e della ingegnosità umana, ha posto a nostra disposizione.

Sembra naturale pensare che queste parole siano tratte dall’ultimo messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali: i cambiamenti senza precedenti sono certamente dovuti ai fenomeni come  l’industria 4.0, i big data e le nuove risorse sono senza dubbio i social, internet delle cose, la robotica…

E invece ancora una volta la storia ci stupisce perché il brano è uno stralcio, sì del Messaggio per la Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali, ma quello del 1993, che portava il titolo «Videocassette e audiocassette nella formazione della cultura e della coscienza».

 

I tapes: i media degli anni ’80 e ’90

 

Proprio così, videocassette e le audiocassette. Quelle che oggi riempiono le nostre cantine e le nostre soffitte.

Papa Giovanni Paolo II dedica un intero discorso a questi mezzi che a quel tempo costituivano una grande risorsa  perché permettevano «di avere a portata di mano e di trasportare con facilità un numero illimitato di programmi audiovisivi» (Videocassette e audiocassette nella formazione della cultura e della coscienza, Messaggio del Santo Padre Giovanni Paolo II per la XXVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 1993ma di cui, allo stesso tempo -come per ogni nuovo media nelle mani dell’uomo- si ignoravano e (si temevano) le conseguenze.

Proprio come oggi: contenuti da trasmettere, memorie da salvare attraverso media che ri-mediano i media precedenti. (P. C. Rivoltella, 2018). Dall’invenzione della scrittura, infatti, l’uomo ha cercato mezzi, dispositivi sempre più avanzati (e capienti) per registrare informazioni, trasmetterle, salvarle.

Ri-mediazione è la rappresentazione di un medium nell’altro, è riprendere lo specifico comunicativo del mezzo che ha dominato la precedente stagione dello sviluppo della comunicazione aggiornandolo e ridefinendolo, ma sempre nella continuità rispetto alla sua funzione. (P. C. Rivoltella, Quale presenza ecclesiale nell’attuale contesto comunicativo, 71a ASSEMBLEA GENERALE, CEI, Roma, 21 – 24 maggio 2018)

Il processo evolutivo della comunicazione: dalla scrittura al typing

 

Al centro di tutto questo c’è, quindi, la necessità, insita nell’essere umano, di non dimenticare. Fare memoria, appunto. L’uomo biblico ascolta da Dio l’invito a fare memoria per vivere.

…perché tu possa raccontare e fissare nella memoria di tuo figlio e del figlio di tuo figlio come mi sono preso gioco degli Egiziani e i segni che ho compiuti in mezzo a loro: così saprete che io sono il Signore!” (Es 10, 2)

 

La necessità di “salvare dati” molto spesso viene da situazioni in cui la trasmissione della storia, così come essa è davvero accaduta, viene minacciata.

Così è successo a una donna vissuta alla fine dell’800: Barbara Micarelli, divenuta con la professione dei voti suor Maria Giuseppa di Gesù Bambino.

Memorie importantissime da conservarsi sempre[…] lasciate da me.

Dalle qui accluse memorie veggano le mie care figlie come è volontà di Dio che esse siano con me poverella vere figlie del poverello di Assisi, e sappiamo apprezzare si gran tesoro, di essere state cioè annoverate tra l’ordine Serafico.(Scritto 1)

Suor Maria Giuseppa di Gesù Bambino

“Andate e annunciate…” raccontare la Buona Notizia e la propria storia è la I missione della Chiesa. Se la comunicazione è l’unica possibilità di tramandare avvenimenti, di raccontare la vita nella sua bellezza e nel suo mistero, essa, allora, diventa, nella storia di suor Maria Giuseppa non un’opzione tra le altre, ma esigenza, sola strada perché quella “visione chiara e precisa” ricevuta da Dio, potesse continuare a portare frutti:

Consacrarmi al bene dei miseri, degli orfani, degli abbandonati, e per giunta divenire madre spirituale di anime col creare un Istituto di Suore che con me lavorassero nella Chiesa di Dio. (scritto 4)

 

 

Consegnare alle generazioni future la verità di una storia, della sua storia con Dio. Anche questo è un tema che sembra, nel tempo delle fake news, quanto mai attuale.

Con questa espressione [fake news] ci si riferisce a informazioni infondate, basate su dati inesistenti o distorti e mirate a ingannare e persino a manipolare il lettore. La loro diffusione può rispondere a obiettivi voluti, influenzare le scelte politiche e favorire ricavi economici. (La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace, Messaggio Del Santo Padre Francesco Per La LII Giornata Mondiale Delle Comunicazioni Sociali, 2018)

Il tentativo continuo di un vero e proprio “salvataggio dati” emerge chiaramente dalle lettere scritte da suor Maria Giuseppa lungo i suoi anni di vita religiosa, unito al desiderio di verità.

In tutto deve primeggiare la verità e mai i raggiri e le astuzie del mondo (lett. 136)

…per la sola gloria di Dio amore alla verità e trionfo della giustizia (lett.314)

Anche per le francescane missionarie di Gesù Bambino si fa urgente la domanda che si è posta la Conferenza Episcopale Italiana nell’ultima Assemblea Generale:

come sia possibile articolare la comunicazione della e nella Chiesa ricavandone spunti per la riflessione teologica, l’attitudine educativa e la progettazione pastorale.(Comunicato Finale, 71a ASSEMBLEA GENERALE, CEI, Roma, 21 – 24 maggio 2018).

Come raccogliere un’eredità che questa famiglia religiosa riceve fin dalle sue origini? Come continuare quel desiderio, quella missione “fondativa” di raccontare la Buona Notizia, raccontare la Bellezza della Vita Consacrata, assumendosi «la responsabilità personale di ciascuno nella comunicazione della verità» (La verità vi farà liberi Papa Francesco, 2018)?

Se «la storia della comunicazione e dei media non è una storia di rivoluzioni, ma di continuità [in cui] i media successivi ri-mediano i media precedenti» (P. C. Rivoltella, Quale presenza…), allora diventa possibile guardare alla sfida comunicativa che ci sta davanti non come a un passo faticoso e a volte troppo lungo da dover compiere, ma come a un accorgersi della storia in cui siamo innestate, per vivere valori che rimangono tali, ma con possibilità aumentate, abitando i luoghi dove oggi è possibile incontrare quei “miseri, orfani, abbandonati” al cui bene suor Maria Giuseppa desiderò consacrarsi.

Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale. È importante l’attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l’uomo d’oggi e portarlo all’incontro con Cristo: una Chiesa che accompagna il cammino sa mettersi in cammino con tutti. (Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro, Messaggio Del Santo Padre Francesco per la XLVIII Giornata Mondiale Delle Comunicazioni Sociali, 2014)




Reti sociali e missioni evangelistiche dei consacrati

Negli ultimi anni si sono verificati alcuni cambiamenti radicali nel campo dei media e in generale della comunicazione: in particolare, la crescente globalizzazione e la digitalizzazione di quasi tutti i media tradizionali (libri e giornali, cinema, televisione, radio, supporti musicali). Queste svolte – ancora in corso – comportano conseguenze culturali, economiche, politiche e sociali rilevanti, che toccano ogni ambito della nostra vita quotidiana, sia nella dimensione privata, sia in quella pubblica.

Non è fuori dalla ruota di quel progresso sociale, coloro che vivono la vita consacrata [1] ha anche bisogno di conoscere e identificare correttamente il significato e il ruolo della comunicazione nel contesto dei vari reti sociali per vivere la loro vocazione in abbondanza. I compiti di oggi. Nell’ambito del corso «come si fa un sito web», fatto all’università urbaniana, portiamo insieme alcune riflessioni sulla comunicazione alla vita delle persone consacrate.

Perché noi non siamo i piccoli ponti che aiutano gli altri a raggiungere Dio attraverso social networking come Facebook, Youtube o Twitter…

Reti sociali e missione

Oggi il rete sociale è un grande “campo”, molto adatto per la proclamazione della Parola di Dio. Il Concilio Vaticano II nel decreto Inter Mirifica ha riconosciuto che «la Chiesa cattolica, essendo stata fondata da Cristo Signore per portare la salvezza a tutti gli uomini, ed essendo perciò spinta dall’obbligo di diffondere il messaggio evangelico, ritiene suo dovere servirsi anche degli strumenti di comunicazione sociale per predicare l’annuncio di questa salvezza ed insegnare agli uomini il retto uso di questi strumenti» [2]. La Chiesa ha bisogno di trovare rapidamente i modi per usarla. L’uso dei social media nel lavoro apostolico, a seconda delle esigenze di particolari situazioni e tempi [3]. Perché noi-persone consacrate- non siamo i piccoli ponti che aiutano gli altri a raggiungere Dio attraverso siti di social networking come Facebook, Youtube o Twister…? Mi chiedo ancora così. E forse questa è anche la ragione per cui una persona consacrata ha bisogno di capire il ruolo, l’utilità anche il lato negativo del social network.

Tutti i cristiani, compresi i consacrati, sono chiamati a vivere la loro vocazione e missione «lievito», «sale», «luce del mondo» (Mt 5,13-16; 13,33). Una lampada non è destinata ad essere collocata sul fondo della canna, ma come dice Dio: «Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli» (Mt 5,14-16).

Se Gesù vivesse nel nostro tempo, probabilmente manderebbe i suoi discepoli ad evangelizzare con i mass media. La missione non è altro che l’introduzione di Cristo all’uomo oggi. Il missionario non consiste solo nel predicare una teoria della fede astratta, una dottrina della morale che è “fatta” e “proibita”, ma di proclamare un essere umano, uno che annuncia una gioia. il grande che non può trattenere il cuore che è costretto a riversarsi in modo molto naturale. Papa Benedetto dice nel messaggio per la giornata mondiale della comunicazione sociale 2010 che «più che la mano dell’operatore dei media, il presbitero nell’impatto con il mondo digitale deve far trasparire il suo cuore di consacrato, per dare un’anima non solo al proprio impegno pastorale, ma anche all’ininterrotto flusso comunicativo della “rete”. Anche nel mondo digitale deve emergere che l’attenzione amorevole di Dio in Cristo per noi non è una cosa del passato e neppure una teoria erudita, ma una realtà del tutto concreta e attuale. La pastorale nel mondo digitale, infatti, deve poter mostrare agli uomini del nostro tempo, e all’umanità smarrita di oggi, che Dio è vicino; che in Cristo tutti ci apparteniamo a vicenda» [4].

Il Papa – Internet è un dono di Dio, Chiesa aperta al digitale

Reti sociali e missioni evangelistiche dei consacrati

Dalla nostra stessa esperienza, riconosciamo che il social networking è un coltello a doppio taglio. Ha indiscutibili benefici e anche pericoli e problemi, specialmente per le persone consacrate che vediamo molto chiaramente. Tuttavia, un atteggiamento che è allergico, sempre riservato o contrastato con veemenza dal coltivare il social networking è ancora una mentalità sbilanciata e infantile, come se lo shock elettrico dovesse essere proibito! Però, se sappiamo come usarlo, i social media come il colloquio comunicano la guarigione di buone relazioni. [5] Questa è una grande opportunità per la Chiesa di dimostrare il suo potenziale come è una comunione o amicizia [6].

Detto così per dire che bisogna riconoscere che l’evangelizzazione dei mezzi di media richiede che i consacrati devono avere una vera maturità ed equilibrio, solo per annunciare Cristo, non parlare di se stesso, ma parlare di Dio. Essere in grado di rimanere fedeli alla missione senza doversi inclinare avanti e indietro a causa dei pericoli dell’ambiente è ancora considerato «virtuale». Ciò richiede che la persona consacrata identifichi sempre e scelga in base al Vangelo se pubblicare, cosa dire o fare e cosa non dire o fare, perché ora altri hanno guardali non personalmente, ma guardali come persone di Dio, persone della Chiesa.

Gesù manda i suoi discepoli ad evangelizzare

In effetti, il social networking, utilizzato come mezzo di evangelizzazione, può diventare un fattore di sviluppo umano [7] . Le notizie attuali, gli eventi nella vita socio-politica ed economica sono anche considerati come «momenti», «segni dei tempi» (Mt 16,3) può anche essere un’opportunità conveniente per i consacrati di presentare il messaggio del Vangelo all’uomo oggi. Tuttavia, le persone consacrate dovrebbero anche fare attenzione a predicare il Vangelo e, se è necessario salvaguardare la dignità della persona umana, fare affidamento solo sugli standard del Vangelo, non sull’uso del Vangelo come strumento per combattere le ideologie o rompere la carità delle fazioni politiche o accusare gli altri, o per calunniare, umiliare, condannare, dividere, sostenere le divisioni [8]. Però, se queste ideologie e fazioni politiche contraddicono o antagonizzano il Vangelo,il  parlare per la difesa della verità è necessario. Anche le immagini della vita e del modo di vivere, il comportamento e le interazioni delle persone consacrate con le persone sul social network sono anche un’opportunità per introdurre Dio in un modo molto vicino e pratico. Le persone non vedono Dio visibile, ma guarderanno la vita del predicatore di Dio per visualizzare Colui che predichiamo.

Le persone di oggi sembrano essere allergiche a quella che viene chiamata “verità”, a causa del suo aspetto serio e rigoroso, ma estremamente facile da identificare con ciò che è bello. Se la verità è presentata magnificamente come la bellezza, è tanto più efficace. Ha bisogno di essere acuti e utilizzare questa mentalità è appropriato per parlare di Dio ai giovani, non solo in chiesa, all’università, nei corsi di catechismo, ma anche sui loro smartphone, computer portatili, nel mezzo delle loro preoccupazioni quotidiane. Gesù chiamò Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni con la barca e la rete (Mt 4,18-22) e chiamò Matteo al banco delle imposte (cf. Mc 2,13-14), dove le preoccupazioni pratiche giorno per giorno, e chiama Zaccheo anche quando non ha intenzione di contattarlo (Lc 19,1-10), dove i suoi desideri profondi non gli vengono rivelati. Invece di condannare le cose cattive che rendono le persone allergiche oggi, perché non incoraggiare il bene nella vita prima di dire il contrario della società? E perché non migliore la cosa buona per ogni cristiano da dare il vangelo stesso, Cristo stesso agli altri? Per questo, i consacrati, usando i mezzi di media, hanno bisogno di diffondere molto efficaci nell’introdurre i valori del Vangelo di Gesù Cristo. Potrebbero essere i passaggi quotidiani della Parola di Dio, l’omelia, le brevi ma profonde meditazioni, le semplici piccole preghiere o anche i video clip molto significativi e di ispirazione, storie umane e umane piene di fede nella vita, buone e buone immagini, ecc. Dovrebbero essere inclusi messaggi e post di blog su argomenti relativi al cristianesimo cattolica.

Le porte connettono – 47ª Giornata mondiale comunicazioni sociali

Ci fa piacere citare le parole di Papa Francesco per concludere questo scritto: «grazie alla rete il messaggio cristiano può viaggiare “fino ai confini della terra” (At 1,8). Aprire le porte delle chiese significa anche aprirle nell’ambiente digitale, sia perché la gente entri, in qualunque condizione di vita essa si trovi, sia perché il Vangelo possa varcare le soglie del tempio e uscire incontro a tutti. Siamo chiamati a testimoniare una Chiesa che sia casa di tutti. Siamo capaci di comunicare il volto di una Chiesa così? La comunicazione concorre a dare forma alla vocazione missionaria di tutta la Chiesa, e le reti sociali sono oggi uno dei luoghi in cui vivere questa vocazione a riscoprire la bellezza della fede, la bellezza dell’incontro con Cristo. Anche nel contesto della comunicazione serve una Chiesa che riesca a portare calore, ad accendere il cuore»[9].

 

Bibliografia

[1] La parola “persona consacrata” è indica del clero, della religiosa, dei religiosi e del seminarista.

[2] CONCILIO VATICANO II, Decreto sugli strumenti di comunicazione sociale Inter Merifica, n. 3.

[3] Cf. Ibid., n.13.

[4] BENEDETTO XVI, «Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale:i nuovi media al servizio della Parola» in messaggio per la 44 giornata mondiale della comunicazioni sociali (16 maggio 2010).

[5] Cf. Docat, che cosa fare?, edizioni San Paolo, 2016, n. 37.

[6] Cf. Docat, che cosa fare?, edizioni San Paolo, 2016, n. 39.

[7] Cf. BENEDETTO XVI, «Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione» in messaggio per la 47 giornata mondiale della comunicazioni sociali (12 maggio 2013).

[8] Cf. Docat, che cosa fare?, edizioni San Paolo, 2016, n. 43.

[9] FRANCESCO, «comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro» in messaggio per la 48 giornata mondiale delle comunicazioni sociale (1 giugno 2014).

Studente: Nguyen Van Luong