Testimoni e Profeti; Missionari della Consolata a San Giulio 2021

Introduzione

Quest’articolo è stato ispirato dal tema del mese missionario di questo anno; Testimoni e Profeti. Essendo chiamati ad essere missionari e religiosi siamo allo stesso tempo chiamati a essere Testimoni e Profeti. Perciò, per la prima volta, quando ho sentito questo tema, mi ha colpito. Questo, fortunatamente, non è un richiamo valido soltanto per i preti, i religiosi, ma per tutti noi fedeli in Cristo. Sappiamo bene che nel Battesimo, fondamento di tutta la vita cristiana, siamo diventati sacerdoti, profeti e re[1]. Dunque, cerchiamo di essere veri testimoni e profeti del Signore Gesù Cristo.

Chi sono i Seminaristi Missionari della Consolata 

Padre Clemente e Padre Nicholas a San Giulio 2021
Padre Clemente e Padre Nicholas durante la Missa Missionaria

Il Seminario Teologico Internazionale di via della Consolata (a Bravetta) è una comunità religiosa, una casa di formazione dei Missionari della Consolata (Istituto Missioni Consolata) in Italia. Attingo del sito del nostro Istituto ‘Chi siamo’ e mi domando: il nostro Padre Fondatore come avrebbe risposto?

Sono una famiglia di persone, sacerdoti e laici, che si impegnano a portare il Vangelo nel mondo. Ma anzitutto, non sono un’organizzazione, un istituto, un collegio, bensì una famiglia. Le difficoltà che incontra chi si impegna per il Vangelo e per l’aiuto dei fratelli nelle situazioni più difficili e di frontiera, richiedono che egli abbia dei fratelli che lo aiutino, lo sostengano, lo incoraggino.

I missionari della Consolata sono dei consacrati: si dedicano alla Missione in modo totale. Sono proiettati oltre i propri confini territoriali di paese, nazione, parrocchia, diocesi. Hanno Maria, Madre di Gesù, come ispiratrice e Madre. Come Maria, che venerano con il titolo di Consolata, vogliono portare al mondo la vera Consolazione, che è Gesù, il Vangelo e insieme: la vicinanza agli emarginati, il conforto agli afflitti, la cura dei malati, l’elevazione umana, la difesa dei diritti umani, la promozione della giustizia e della pace.[2]

I Missionari della Consolata alla Parrocchia di San Giulio

Il Seminario Teologico Internazionale dei Missionari della Consolata collabora con la Parrocchia di San Giulio nell’ambito della pastorale e dell’animazione missionaria. I seminaristi della casa di formazione vengono destinati, ogni anno, a questa accogliente parrocchia per motivi di crescita in ambito pastorale. Non posso dire da quanto tempo stiamo collaborando con la parrocchia; però sono sicuro che questa collaborazione esiste da un bel po’.

Tra i Missionari della Consolata che conosco, e che hanno lavorato in questa parrocchia, ricordo Padre Felix, che adesso è il segretario della regione Europa, a Milano, e Padre Matteo destinato alla nostra parrocchia di Galatina. Entrambi sono stati ordinati diaconi nella chiesa di questa parrocchia il giorno dell’Immacolata del 2019. In parrocchia hanno anche collaborato alcuni seminaristi. Al momento ci sono i seminaristi Lucien Sakimato dal R.D. del Congo e Tumusime Yowasi dall’Uganda.

I seminaristi dei Missionari della Consolata mandati in questa accogliente comunità per collaborare nelle attività pastorali vi si impegnano per tutto l’anno, collaborando nelle celebrazioni eucaristiche domenicali, nel catechismo e nell’animazione giovanile. Tutta la comunità formativa di Bravetta viene coinvolta spesso nell’animazione della Messa Missionaria di ottobre e in qualche attività natalizia, come ad esempio, nel presepe vivente.

Mi ricordo che siamo stati coinvolti ancora quando Papa Francesco ha presieduto la dedicazione della nuova chiesa il 7 aprile 2019. Va notato che dei gruppi di fedeli sono venuti a visitare la nostra comunità di formazione parecchie volte negli anni passati. Sono stati momenti di gioia e di fratellanza. La nostra amicizia è dunque notevole.

Mese Missionario e Animazione

Il tema del mese missionario di quest’anno Testimoni e Profeti è stato molto significativo. Come ho accennato all’inizio, queste sono parole che fanno ricordare l’impegno di ognuno di noi nella Chiesa. Durante la veglia missionaria alla Basilica di San Giovanni in Laterano, il 21 Ottobre 2021, mentre si raccontavano le testimonianze sulla missione risuonava il canto degli umili “Non potrò tacere, mio Signore, i benefici del tuo amore”. È stata per me una serata di ringraziamento è di ispirazione, stimolati dal richiamo di essere buoni testimoni e profeti.

Il coro durante la Missa: I Seminaristi della Consolata Bravetta e alcuni Musicisti della Parrocchia.
Il coro durante la Missa: I Seminaristi della Consolata Bravetta e alcuni Musicisti della Parrocchia.

Grazie all’invito della comunità cristiana di San Giulio, abbiamo avuto la possibilità di animare una Messa Missionaria per ancora un’altra volta questo anno. Il coro era un insieme delle diverse culture del seminario e dei bravi musicisti della Parrocchia. I fedeli hanno partecipato con gioia alla celebrazione eucaristica presieduta da Padre Clement dei Missionari della Consolata e concelebrata da Padre Giovanni e Padre Nicholas, rettore del Seminario Internazionale.

La Testimonianza di Padre Clement

La sua attraente testimonianza missionaria; [3] è originario del Kenya, ha studiato teologia in Colombia, ha lavorato per sette anni in Corea e ha ottenuto recentemente una licenza in Teologia Pastorale e Mobilità Umana presso la Pontificia Università Urbaniana. Vediamo ciò che ha condiviso. Ha parlato della sua esperienza missionaria e cammino vocazionale; nella sua famiglia numerosa ha avuto il primo contatto con la fede cristiana. Fece parte dei chiericati e poi del gruppo giovanile della sua parrocchia.

Padre Clement Missionario della Consolata durante la sua condivisione missionaria.
Padre Clement Missionario della Consolata durante la sua condivisione missionaria.

Ha iniziato il suo cammino vocazionale in diocesi, ma si è accorto che non c’era bisogno di sacerdoti solo nella sua diocesi, ma nel mondo intero. In parole sue: “andare al di là dei confini della diocesi”. Ha iniziato, poi, il cammino vocazionale con i Missionari della Consolata nel 1999. Dopo gli studi della filosofia a Nairobi e il Noviziato, fu mandato in Colombia dove studiò teologia e fece i voti perpetui nel 2010, a Bogotà.

Ha iniziato a vivere l’universalità della Chiesa in Colombia perché la cultura di quella nazione, in tutte le sfere, non era come quella del Kenya. La diversità nel continente nuovo gli fece comprendere la novità del posto, coinvolgendolo in diverse esperienze della pastorale. Per lui è stato un arricchimento essere presente in posti fuori dalla città e in alcuni momenti muoversi con la barca o a cavallo perché non c’erano strade, ma fiumi o sentieri. Svolse anche attività di pastorale giovanile in Ecuador dove fu ordinato diacono nel 2010.

Tutto questo gli ha fatto conoscere e, di più, capire le diversità dell’umanità, ma unita in una comune fede, tutti figli e figlie di Dio. Le esperienze lo hanno fatto essere un vero Missionario della Consolata, conoscere meglio la sua chiamata e il servizio degli altri. Dopo l’ordinazione sacerdotale fu destinato alla Corea del Sud dove la missione è essenzialmente il dialogo inter-religioso e l’animazione missionaria. Il suo impegno fu quello di avvicinare e lavorare con gli immigrati, dai quali ha imparato la pazienza non soltanto con gli altri, ma soprattutto con se stesso, e a saper apprezzare e valorizzare gli altri.

Una frase che mi colpì di più nella sua condivisione fu questa. Disse che per diventare prete o un sacerdote missionario ci vogliono due ordinazioni, ma per diventarlo ed esserlo per davvero ci vuole un processo di tanti anni, fatto di umiltà e servizio e seguendo il profeta per eccellenza, Gesù Cristo. Nella vita missionaria, come in quella della famiglia, vediamo che le motivazioni, che non vengono fortificate, muoiono.

Chiede che, come i missionari e le missionarie, tutti noi sappiamo accogliere le novità che la vita ci offre e la grazia di non trascurare il dono che Dio ci ha dato. Il Missionario della Consolata  alla fine della condivisione ha promesso che nelle sue preghiere ricorderà tutti coloro che si donano per la collaborazione al servizio di Dio e dei fratelli nella Chiesa.

Conclusione

La Santa Messa Missionaria celebrata nella parrocchia di San Giulio ci è sembrata la forma migliore di onorare tanti missionari e missionarie che nel mondo hanno dato e stanno dando la loro vita per il Regno di Dio e il bene dei fratelli. Allo stesso tempo crediamo sia stato un momento opportuno di crescita cristiana e missionaria per tutta la comunità della parrocchia.

Un momento per capire e vivere meglio che tutti, ma proprio tutti, nella Chiesa siamo Testimoni e Profeti nella quotidianità della famiglia e del lavoro. Da parte nostra, del seminario teologico di Bravetta un grande grazie per l’invito al parroco, ai sacerdoti della parrocchia e a tutti i fedeli. Con un arrivederci per altre celebrazioni. Dio ci benedica tutti.

Note

1. CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA (1241) in https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p2s2c1a1_it.htm

2. Chi sono I Missionari Della Consolata in https://www.consolata.org/new/index.php/chi-siamo-2

3. Missa Missionaria su Facebook Live in https://www.facebook.com/imcbravetta/videos/334489111822840

Immagini allegate sono di proprietà proprio e di uso senza lucro

 

Tumusime Yowasi

Seminarista, Bravetta

tumusiimejoas@gmail.com




ALLA SCOPERTA DEL CONTINENTE “DIGITALE”

Un nuovo “continente”

Nel “Direttorio per la Catechesi” pubblicato il 25 giugno del 2020, al numero 371 si legge: «Nel processo dell’annuncio del Vangelo, la vera domanda non è come utilizzare le nuove tecnologie per evangelizzare, ma come diventare una presenza evangelizzatrice nel continente digitale» [1].
In pochi anni è cambiato il modo di guardare il digitale – nella pastorale –: in precedenza, infatti, si pensava ai new media come “mezzi”, strumenti da utilizzare per la catechesi, e in altri ambiti. Non si considerava quindi che sarebbero diventati veri e propri luoghi d’incontro dove le distanze non contano.

Presenza evangelizzatrice

Parto dalla parola evangelizzare, che significa «predicare il Vangelo» [2]; il primo essere umano a farlo è stato Gesù Cristo, ed è da lui che dobbiamo imparare.
Non si tratta di imporre la propria cultura, il proprio modo di pensare, ma di farsi proposta, essere presenza anche in questo nuovo continente. Come? Bella domanda! Imparare da colui che non ha mai imposto nulla, anzi si è reso prossimo, si è messo in ascolto dei vicini e dei lontani, dei dotti e degli ignoranti, non ha fatto distinzione di culture, età, colore di pelle. Ha annunciato “il Regno dei Cieli”, chinandosi su coloro che erano infermi, prendendo per mano tutti coloro che imploravano il suo aiuto, sanando coloro che gridavano e chiedevano la guarigione, aprendo alla fede. Insegnava la prossimità attraverso le parabole come quella del buon samaritano.

Papa Francesco ha utilizzato la parabola nella sua ultima Enciclica Fratelli tutti: con essa vuole aiutarci a comprendere come vivere da fratelli, attraverso una presenza più vera ed efficace. Scrive:

Uno si è fermato, gli ha donato vicinanza, lo ha curato con le sue stesse mani, ha pagato di tasca propria e si è occupato di lui. Soprattutto gli ha dato una cosa su cui in questo mondo frettoloso lesiniamo tanto: gli ha dato il proprio tempo. Sicuramente egli aveva i suoi programmi per usare quella giornata secondo i suoi bisogni, impegni o desideri. Ma è stato capace di mettere tutto da parte davanti a quel ferito, e senza conoscerlo lo ha considerato degno di ricevere il dono del suo tempo [3].

Ciò che mi stupisce di papa Francesco è la coerenza nei suoi discorsi, quest’affermazione della “Fratelli tutti” mi è subito tornata in mente il “messaggio per la 48ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali”:

media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa. Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti [4].

Dall’intreccio di queste ultime due citazioni del pontefice si deduce che occorre farsi prossimo sia nella concretezza della vita, sia nel digitale, ovvero “onlife”.

 

Prossimità

Incontrare l’altro, nel nuovo continente

L’incontro nel nuovo continente è una vera e propria sfida, tra la veloce diffusione dei contenuti oltre ogni spazio a noi noto, e la memorizzazione permanente di essi. Francesco nell’ultimo messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali ci aiuta a comprendere dei fondamenti:

La rete, con le sue innumerevoli espressioni social, può moltiplicare la capacità di racconto e di condivisione: tanti occhi in più aperti sul mondo, un flusso continuo di immagini e testimonianze. La tecnologia digitale ci dà la possibilità di una informazione di prima mano e tempestiva, a volte molto utile: pensiamo a certe emergenze in occasione delle quali le prime notizie e anche le prime comunicazioni di servizio alle popolazioni viaggiano proprio sul web. È uno strumento formidabile, che ci responsabilizza tutti come utenti e come fruitori. Potenzialmente tutti possiamo diventare testimoni di eventi che altrimenti sarebbero trascurati dai media tradizionali, dare un nostro contributo civile, far emergere più storie, anche positive [5].

Essere responsabili di testimoniare con poche parole e molti fatti, attraverso la concretezza di una Parola che s’incarna e tocca, che parla da sé. È proprio il messaggio del vangelo che ci porta ad andare contro corrente: non basta passare lungo la riva del digitale ma prendere il largo, imparare a tracciare la rotta in questo mare immenso e tanto “profondo” da nascondere anche dei lati oscuri. Il Signore ci insegna a “non avere paura” anzi ci invita ad osare; a sedare la tempesta ci penserà Lui, e sempre Lui ci prenderà per mano nel momento del bisogno. Noi non dobbiamo stancarci di essere presenza viva, testimoni di un amore che va oltre uno schermo, un click, un video, o un’immagine. Siamo chiamati a testimoniare che è bello incontrarsi anche nella mediazione di uno schermo, a raccontarci con una frase, a mettere un like a una storia o a un post, consapevoli che tutto questo – che è già realtà di un incontro – necessità di ricadute nella vita concreta: impariamo, cioè, a sporcarci le mani “onlife”.

Abitare il nuovo continente

L’abitare il continente digitale da parte del credente, va ben oltre il costruirsi “vetrine” o lanciare messaggi: significa coinvolgersi, non rimanere distaccati. Francesco scrive:

«Occorre che la connessione sia accompagnata dall’incontro vero. Non possiamo vivere da soli, rinchiusi in noi stessi. Abbiamo bisogno di amare ed essere amati. Abbiamo bisogno di tenerezza. Non sono le strategie comunicative a garantire la bellezza, la bontà e la verità della comunicazione. Anche il mondo dei media non può essere alieno dalla cura per l’umanità, ed è chiamato ad esprimere tenerezza. La rete digitale può essere un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane. La neutralità dei media è solo apparente: solo chi comunica mettendo in gioco se stesso può rappresentare un punto di riferimento. Il coinvolgimento personale è la radice stessa dell’affidabilità di un comunicatore. Proprio per questo la testimonianza cristiana, grazie alla rete, può raggiungere le periferie esistenziali» [6].

Nella cura per l’umanità ricade pure l’attenzione alle periferie digitali:

manifestazione più o meno evidente, in svariati casi “occultata”, di una periferia esistenziale nel continente    digitale […] verso cui uscire per un’azione liberante [7].

Ed ancora, poiché molti cercano nel web quello che non riescono a trovare nel mondo quotidiano – nel bene o nel male – sta a chi “lavora” nella rete aiutare a discernere, con amore. Il credente è chiamato ad essere voce di quella Parola – Gesù – che è Via, verità e vita. Sempre papa Francesco scrive:

La buona novella del Vangelo si è diffusa nel mondo grazie a incontri da persona a persona, da cuore a cuore. Uomini e donne che hanno accettato lo stesso invito: “Vieni e vedi”, e sono rimaste colpite da un “di più” di umanità che traspariva nello sguardo, nella parola e nei gesti di persone che testimoniavano Gesù Cristo. Tutti gli strumenti sono importanti, e quel grande comunicatore che si chiamava Paolo di Tarso si sarebbe certamente servito della posta elettronica e dei messaggi social; ma furono la sua fede, la sua speranza e la sua carità a impressionare i contemporanei che lo sentirono predicare ed ebbero la fortuna di passare del tempo con lui, di vederlo durante un’assemblea o in un colloquio individuale [8].

Social media

Comunicare nel nuovo continente

Sappiamo che in questo continente c’è una realtà complessa che supera la nostra immaginazione ed è fatta di culture diverse, di modi di pensare diversi, lingue diverse: tutto questo non ci deve spaventare, anzi dobbiamo considerarlo come una grande opportunità. Significa imparare a conoscersi e a rispettarsi per quello che siamo senza paura. Papa Francesco ci aiuta a comprendere come comunicare:

abbiamo bisogno di comunicare, di scoprire le ricchezze di ognuno, di valorizzare ciò che ci unisce e di guardare alle differenze come possibilità di crescita nel rispetto di tutti. È necessario un dialogo paziente e fiducioso, in modo che le persone, le famiglie e le comunità possano trasmettere i valori della propria cultura e accogliere il bene proveniente dalle esperienze altrui [9].

Per imparare a comunicare dobbiamo avere un cuore sempre aperto che faccia spazio ad ogni persona in questa realtà dove c’è tanto bisogno di “colori”. Costruiamo un ponte-arcobaleno che ci porti ad avere uno sguardo nuovo su ogni luogo, dove portare la buona notizia significa testimoniare e annunciare che Dio esiste ed è amore.
Madre Maria Oliva Bonaldo la fondatrice delle Figlie della Chiesa – Congregazione religiosa a cui appartengo – se vivesse ancora ci spingerebbe ad abitare questo continente per poter gridare, testimoniare, e far conoscere la Chiesa nata dal costato di Cristo, senza inventarsi chissà che cosa ma con la semplice testimonianza di vita.

Il nostro Istituto, fedele al carisma ricevuto, non può avere altra missione che quella della Chiesa nostra Madre: l’evangelizzazione, la promozione della vita cristiana nei fratelli, per l’edificazione del Corpo di Cristo e la salvezza del mondo. […] Presentiamo al mondo il messaggio della salvezza anche per mezzo di una catechesi viva, aggiornata e qualificata. Nelle parrocchie, nelle scuole, dove è possibile. […] Infatti, afferma la Fondatrice, «il vero ossigeno di cui oggi ha bisogno il Corpo mistico della Chiesa è la nostra gioia di esserle Figlie e di dimostrarlo a viso aperto, in modo che i fratelli, vedendoci, dicano: Dio esiste, ed è Amore» [10].

Guardando all’esperienza in rete delle Figlie della Chiesa, questa riflessione diviene campo di verifica ed auspicio ad aprire al “coraggio” dell’ascolto. Non è facile aprirsi alle differenze; non è facile neanche aprire i post all’opinione, che spesso è piena di pregiudizio e volgarità. Occorre tuttavia aprirsi all’ascolto della rete, educare all’opinione pazientemente. Ciò per passare dall’informazione alla comunicazione che fa comunione, onlife [11].
Ho creato un mini gruppo su WhatsApp con alcuni ragazzi che attraversano la mia vita di Palagiano, Fondi (Latina), Santo Stefano Briga (Messina) e di Salerno, ai quali ho lasciato alla loro visione un video di una religiosa e gli ho chiesto: «un’impressione e cosa suscita in loro». Questo è stato un piccolo risultato.

Un video può interpellare, ma occorre accoglierne le reazioni per comprendere il pensiero del nostro interlocutore, e di là cominciare un cammino insieme. Il Vangelo è ancora vivo e Dio t’incontra dove sei. Vi lascio un video…

…provocatorio.

Palma Mandorino

 


Bibliografia e sitografia

 [1] Pontificio Consiglio Per La Promozione Della Nuova Evangelizzazione, Direttorio per la Catechesi, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo Milano 2020, n. 371. 

[2] Treccani, Dizionario evangelizzare, in https://www.treccani.it/vocabolario/evangelizzare/ (Consultato il 04.01.2021).

[3] Francesco, Lettera Enciclica Fratelli Tutti, Editrice Àncora, Milano 2020, n. 63.

[4] Francesco, messaggio per la 48ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali, Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro, in http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20140124_messaggio-comunicazioni-sociali.html (Consultato il 04.01.2021).

[5] Francesco, messaggio per la 55ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali, «Vieni e vedi» (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono, in http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20210123_messaggio-comunicazioni-sociali.html (Consultato 24.01.2021). 

[6] Francesco, messaggio per la 48ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali, Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro, in http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20140124_messaggio-comunicazioni-sociali.html (Consultato il 24.01.2021).

[7] Fortunato AMMENDOLIA, Nelle periferie, cooperatori della “Bellezza”, in Orientamenti Pastorali 10/2017, Atti della 67a Settimana nazionale di aggiornamento pastorale, EDB. 

[8] Francesco, messaggio per la 55ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali, «Vieni e vedi» (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono, in http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20210123_messaggio-comunicazioni-sociali.html (Consultato 25.01.2021).

[9] Francesco, Lettera Enciclica Fratelli Tutti, Editrice Àncora, Milano 2020, n. 134.

[10] Figlie della Chiesa, Costituzioni, Figlie della Chiesa, Roma 19951, 79.1; 81. 

[11] Cfr. Fortunato AMMENDOLIA, Ascoltare la rete: il primo passo per una pastorale “onlife”, in Orientamenti Pastorali 3/2019, EDB.

Per video e immagini ho utilizzato i seguenti link, partendo dall’immagine in evidenza:
https://pixabay.com/it/illustrations/binario-uno-cyborg-cibernetica-2302728/
https://youtu.be/aYeV48eyPI
http://www.proclamarelaparola.it/parbuonsamaritanolc102537.mp3
https://pixabay.com/it/illustrations/smartphone-mano-fotomontaggio-volti-1445489/
https://pixabay.com/it/illustrations/binario-codice-donna-faccia-vista-1327492/
https://pixabay.com/it/photos/umano-google-polaroid-pinterest-3175027/
https://www.youtube.com/watch?v=b6_4_FNmfyQ




La forza della fede che vince il mondo

Per risvegliare la fede dopo una guerra

La forza della fede che vince il mondo: una serie di commedie
Il libro di Dorothy L. Sayers

Alla fine della seconda guerra mondiale, gran parte dell’Europa e dell’Asia, e parti dell’Africa, furono distrutte. Combattimenti e bombardamenti avevano distrutto città e paesi, distrutto ponti e ferrovie e bruciato la campagna. La guerra aveva preso molte vite militari e civili. C’era carenza di cibo, carburante e tutti i tipi di prodotti di consumo. In una situazione del genere era molto difficile per le persone aggrapparsi alla loro fede in Dio. Inoltre, le generazione giovane andava sviluppando un’immagine molto negativa di Dio.  

Pertanto J. W. Welch, il direttore di Religious Broadcasting BBC, nel 1940 chiese allo scrittore inglese Dorthey L. Sayers di scrivere una serie di spettacoli sulla vita di Gesù, per la trasmissione della BBC della domenica, in orario di programmazione per bambini. Sayers accettò.  La sua prima opera fu trasmessa la domenica prima di Natale del 1941. Il ciclo di rappresentazioni consisteva in dodici rappresentazioni che descrivevano eventi specifici della vita di Gesù, dalla sua nascita alla sua morte e resurrezione. Queste opere sono state pubblicate nel libro “L’uomo nato per essere re” (The Man Born to be King)[1]

Sayers ha dato così al mondo una reinterpretazione della dottrina cristiana, senza ledere in alcun modo i principi centrali di quella stessa dottrina. Ha strappato via secoli di tristezza e tristezza, per rivelare l’emozionante impulso drammatico, che sta alla radice dell’eredità cristiana. Instillò nel pubblico la fede che poteva vincere il mondo.

 

La fede: questione del passato?

[1 Giovanni 5:4-5] 4Poiché tutto quello che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. 5Chi è che vince il mondo, se non colui che crede che Gesù è il Figlio di Dio?

I miei amici mi hanno invitato a partecipare all’atto tratto dal libro di Sayers, dal titolo “A Certain Nobleman”, in italiano, “Un certo nobile”. Conosciute le motivazioni alla base del libro di Sayers, ho messo in relazione quanto scritto con gli eventi distruttivi che hanno interessato questo primo ventennio del terzo millennio: incendi, inondazioni, terremoti, pestilenze e pandemia. Ogni giorno le persone in tutto il mondo si trovano ad affrontare diversi ostacoli e la loro fede diventa instabile. Sembra che Dio non abbia il controllo e che i segni e le meraviglie narrati nella Bibbia siano per il passato e non per il presente.

 

L’esempio di Maria, a Cana

La prima scena della commedia è ambientata a Cana di Galilea, e rievoca l’evento della trasformazione dell’acqua in vino. Maria, la madre di Gesù, amica di Susannah, madre dello sposo, è nella casa delle nozze. 

Maria : «Ora possiamo apparecchiare la tavola. Ma oh… Susannah! Ecco un messaggio che è appena arrivato da mio figlio. Lui sta arrivando.»

Susannah: «Oh, sono così felice che il nostro invito gli è giunto e vi ha aderito!»

Maria: «E sta portando sei amici.»

Il capo del servizio: «Altri sette posti?»

Maria: «Mi dispiace tanto. Hai organizzato tutto alla perfezione.»

Susannah: «Ci abbiamo pensato soltanto all’ultimo minuto, sentendo che era nel quartiere.»

Il capo del servizio: «Non importa, signora. Ricaveremo quei posti in qualche modo… . Ruben! Sposta più vicino quei tavoli e impostane un altro qui. . . e altri due divani. … Issacar! Corri sul tetto e tieni d’occhio la festa nuziale.»

Gesù sarebbe stato ospite a quel matrimonio. Era stato chiamato dal rabbino locale per dire agli ospiti che cos’è il Regno e come prepararsi al suo arrivo. … Così, Gesù, si alza in piedi, e intrattiene ed edifica gli ospiti a quel matrimonio con la parabola delle vergini avvedute e stolte, molto appropriata per un matrimonio. Tra gli ospiti che Sayers colloca nella casa delle nozze c’è il nobile di Capernaum, Beniamino; è considerato l’ospite principale del matrimonio. Questi è molto meravigliato ma anche turbato da ciò che sente dire Gesù. 

Susannah: «Bene, mio ​​signore Beniamino! È stato bello e breve, no? E non ha gridato o denunciato niente e nessuno. Solo una storia semplice.»

Beniamino: «Non lo so – Non lo so. È un dato di fatto: si dovrebbe pensare di più alla religione e tutto il resto. . . . “Troppo tardi” – è un brutto pensiero – che ne dici, rabbino Salomone?»

Rabbino (profondamente commosso): «“Troppo tardi” – Ho ottant’anni e ho pensato “troppo tardi” – è troppo tardi per vedere il Regno – ma lo Sposo è arrivato a mezzanotte.»

La festa continua… finisce il vino. Maria, che crede nel potere miracoloso che Gesù ha, gli chiede di aiutarli. Ha fede in Cristo e, per la difficile situazione, chiede che l’intera famiglia sia salvata dall’imbarazzo.

La forza della fede che vince il mondo: La fede di Maria in Gesù
Gesù è Maria – nozze di Cana

Ruben (inorridito): «Niente più vino! Santi profeti! Cosa dobbiamo fare adesso?

Maria: «Questo è terribile. Aspetta un attimo. Mio figlio penserà a un modo: Gesù! (più urgentemente) Gesù!»

Gesù: «Si, mamma?»

Maria: «Non hanno vino. (Silenzio) Senti, figlio mio? Non hanno vino. Dobbiamo fare qualcosa per aiutarli. Velocemente. Pensaci tu!»

Gesù: «Il mio momento non è ancora arrivato.»

Maria: «Servo! Qualunque cosa ti dica di fare, fallo.»

Gesù: «I sei grandi vasi d’acqua lì – riempili d’acqua.»

Ruben: «Con acqua?»

Maria: «Velocemente.»

Ruben: «Tutte e sei le pentole sono riempite fino all’orlo di acqua.»

Gesù: «Attingi ora e portane al maestro di tavola.»

 

Dinanzi alla malattia 

Al nobile Beniamino tornato a Capernaum, viene detto che suo figlio ha solo poche ore di vita. Egli ricorda le parole dette da Gesù al matrimonio e, nonostante la sua vacillante fede, sella i cavalli e corre di nuovo a Cana: qui, Sayers colloca la scena in Gesù accoglie la supplica di un padre di guarire suo figlio. Un altro miracolo è fatto. La fede in Cristo guaritore permette di superare la difficile situazione.

Beniamino (disperatamente): «Oh! Non so cosa sto dicendo. . . . Non importa me. . . . Signore, vieni giù prima che mio figlio muoia.»

            (pausa)

Gesù: «Torna a casa.»

           (Beniamino è pronto a lanciare un grido di protesta)

Gesù: «Tuo figlio vivrà.»

Beniamino (gettato via dal suo equilibrio): «Ma tu – ma tu -»

Giovanni (con un sussurro angosciato): «O caro Dio, lascia che ci creda»

Gesù: «Te lo dico, vivrà.»

Beniamino (dopo una pausa durante la quale lo immaginiamo guardare Gesù ansiosamente negli occhi … ): 

            «Ti credo.»

Gesù: «Come hai creduto, così sarà. Vai in pace.»

 

Avere fede nel progetto di salvezza

Questa commedia mi ha dato un modo diverso di leggere la Bibbia: il Vecchio Testamento come profezia del nuovo. Il vero grande miracolo della storia è in Gesù. Paolo scrive di Gesù:

[Ebrei 10:7] Allora ho detto: “Ecco, vengo” (nel rotolo del libro è scritto di me) “per fare, o Dio, la tua volontà”»

All’inizio, Dio ha creato i cieli e la terra. Ha fatto le piante, gli animali e gli umani e ha detto che tutto è bene. [Genesi 3: 8] Quindi nel bel mezzo della giornata, Dio veniva e aveva comunione con Adamo ed Eva. Ma quando peccarono furono puniti e furono gettati fuori dal giardino dell’Eden. Da quel momento in poi, Dio non è più venuto a parlare direttamente con loro. Ma Dio li amava e voleva salvarli dai loro peccati. Quindi iniziò a parlare con loro del suo piano di redenzione, in una forma di segni, e grandi eventi.

Dio disse a Mosè di raccontare questi prodigi:

[Esodo 10:2] e perché tu possa raccontare ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli quello che ho operato in Egitto e i segni che ho fatti in mezzo a loro. Così saprete che io sono il Signore».

Queste storie hanno sviluppato una fede che supera i problemi di questo mondo e aiuta a uscire dalla rovina. Inoltre, hanno incoraggiato gli uomini a guardare in avanti, alla rivelazione di Suo Figlio con fede e speranza. Durante tutto l’Antico Testamento, Gesù è profetizzato come l’unico e solo Mediatore di Dio Altissimo, marciando intenzionalmente verso la sua incarnazione come Salvatore. Gesù è al centro delle Scritture: è modellato, promesso e presente dalla Genesi in poi nella Bibbia. Ciò che sta a collegamento tra l’Antico e il Nuovo Testamento non è semplicemente un piano o una promessa; è una persona. È il Messia e l’adempimento della profezia.

Dopo il sacrificio sulla croce, Gesù disse ai suoi discepoli di diventare suoi testimoni fino ai confini della terra. Raccontare storie sulla loro esperienza con Gesù e il suo ministero terreno. Ma non è stato sempre facile. Processati e condannati a morte; minacciati, non si fermarono mai!

[Atti 4:18-20] 18 E, avendoli chiamati, imposero loro di non parlare né insegnare affatto nel nome di Gesù. 19 Ma Pietro e Giovanni risposero loro: «Giudicate voi se è giusto, davanti a Dio, ubbidire a voi anziché a Dio. 20 Quanto a noi, non possiamo non parlare delle cose che abbiamo viste e udite».

 

Avere fede è non essere profeti di sventure

Oggi noi come discepoli di Dio abbiamo la responsabilità di raccontare al mondo la grandezza di nostro Signore e le sue potenti opere che ha compiuto nelle nostre vite, nelle nostre comunità e nazioni, in modo che le nostre storie possano cambiare la vita degli altri. La pandemia del 2020 può essere per gli uomini occasione per mettersi in ricerca di chi possa realmente aiutarci. La nostra testimonianza, la nostra narrazione “vivente” aprirà all’esperienza della fede. Chi si convertirà potrà fare esperienza di vita vittoriosa.

[Psalmi 96:3-6]3 Proclamate la sua gloria fra le nazioni #e i suoi prodigi fra tutti i popoli! 4 Perché il Signore è grande e degno di sovrana lode; #egli è tremendo sopra tutti gli dèi. 5 Poiché tutti gli dèi delle nazioni sono idoli vani; #il Signore, invece, ha fatto i cieli. 6 Splendore e maestà sono davanti a lui, #forza e bellezza stanno nel suo santuario.

La fede di Maria in Gesù a Cana…; La fede del nobile Beniamino in Gesù… . Così la nostra fede in Gesù … può chiedere salvezza per questo mondo.

 

CHI PARLA DI FEDE, OGGI, IN QUESTE GUERRE BATTERIOLOGICHE O DI POPOLO?

L’arcivescovo di Canterbury ha chiesto un atto ecumenico di culto durante la festa di Pentecoste 2020. Papa Francesco si è unito all’arcivescovo Justin e ai leader della Chiesa ortodossa, protestante e pentecostale. Mostra che “Il tuo regno viene” sta diventando un movimento di preghiera veramente ecumenico e globale. 

Questa azione rafforza i legami di fraternità che sono cruciali nella nostra ricerca per guarire il nostro mondo spezzato. Arriva in un momento in cui il mondo non è in grado di affrontare lo spirito di incertezza, disillusione e violenza che ora prevale. Questo servizio ecumenico viene come un appello a tutti i cristiani di essere attenti al desiderio di Dio. Ci ricorda la nostra responsabilià di lavorare e comminare insieme come testimoni della compassione di Dio per gli uomini e le donne di tutte le generazioni. 

 


Sitografia

[1]https://scalar.usc.edu/works/the-space-between-literature-and-culture-1914-1945/vol11_2015_dinsman

 

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