Vocazione al sacerdozio. Testimonianza a Trani

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Vocazione al sacerdozio
Cappella del Collegio Urbano

Quando uno pensa per la prima volta di entrare in seminario, ci sono tanti motivi che lo spingono per tale vocazione. Però il sentito è il desiderio di servire il popolo di Dio, suoi fratelli e sorelle. È un nobile desiderio. Ma manca qualcosa di grande, senza di che si fa il sacerdozio sembrare  un’opera umana. Esso è desiderare Cristo, perciò Paolo dice “per me vivere è Cristo” (Fil, 1, 21). Qundi il sacerdozio è vivere in santità di vita. Desiderare la santità.

Sarebbe una contradizione teologica desiderare di diventare sacerdote e non desiderare allo stesso tempo di essere santo, cioè, lasciare entrare Cristo nella propria vita. La vocazione  nasce in una comunità. Essa nutre e rafforza questo desiderio.

 

Come hai incontrato Gesù, il donatore della vocazione?

Al livello personale sempre non è così facile scoprire la propria chiamata in modo spontaneo. La vocazione si nasconde dentro i semplici eventi di vita quotidiana. Ma il punto di partenza sarebbe l’incontro con Gesù. Come L’hai incontrato? È una domanda che porta varie risposte secondo l’esperienza che uno ha fatto. Per me certamento che sono cresciuto in una famiglia cristiana posso dire semplicemente dai miei genitori. Però come un ragazzo a quell’età non basta. Mi sono reso conto di aver davvero incontato Gesù quando sono stato invitato da un mio amico cherichetto nella loro parocchia.

Ho avuto delle emozioni strane e forti che durarono per giorni. Tutta era tranquilità e gioia. E sono diventato cherichetto come il mio amico. Per me è il cambio radicale di vita che è avvenuto gradualmente. Pian piano nasce la mia vocazione ma come giovane dovrò percorrere delle formazioni primo di essere ammesso. Grazie al curato che m’ha accompagnato. Ma mi devo molto a quella comunità cristiana di St. Mary in Sud Sudan che ha preso la responsibilità di consigliarmi spesso ma soprattutto le loro preghiere. Mi hanno aiutato ad aprofondire la mia chiamata.

 

Testimonianza vocazionale a Trani

A Roma tra fratelli seminaristi ci condividiamo simili esperienze. La vocazione nata in una comunità. Ecco perchè la nostra eperienza a Trani conta molto. Nella fondazione di qualsiasi comunita cristiana espescialmente quelle che si definiscono le chiese giovani, esiste il contributo anzi l’impegno di un missionario. Possiamo dire che abbiamo ricevuto la nostra fede tramite l’opera di un missionario. Così ci siamo dovuto  recare a Trani per raccontare questo fatto. Come le comunità cristiane aiutano a nutrire le vocazioni tra i giovani. Siamo i testimoni di questo. E per celebrare bene il mese missionario del 2019 abbiamo dovuto andare in una comuntità per condividere con loro questa bellezza vocazionale.

Mettere al centro di questa attività la missione e l’attività missionaria. Insieme alla Chiesa universale, ad Ottobre 2019, abbiamo celebrato il messe missionario guidato dal tema “Battezzati e inviati” che allo stesso momento  è stato scelto come  motto annuale del  Pontificio Collegio Urbano. A differenza degli altri anni, l’anno scorso il mese di ottobre è stato chiamato “Messe Missionario Straordinario”(MMS) perchè è accompaganto con la celebrazione di 100 anni della lettura Apostolica Maximum Illud (BENEDETTO XV 20 NOVEMBRIS  1919).

 

Collegio Urbano e la vocazione

In sintonia con questo evento il nostro collegio missionario, cioè, Collegio Urbano, ha mandato un gruppo di seminaristi nella diocese di Trani per fare una testimonianza vocazionale dal 4 al 7 ottobre. Il target di questa missione è per condividere e donare ciò che abbiamo ricevuto dai missionari e dalle nostre piccole comunità cristiane nelle terre di origine, quelli che ci hanno predicato il Vangelo, il perchè di entrare in seminario, e questa testimonianza è bassata sull’esperienza della  propria vita. Quindi, è il racconto di storia  della mia vita e la mia vocazione. Non qualsiasi tipo di storiella ma una storia dove si vedono gli interventi di Dio, un vero incontro perchè la storia personale è il luogo privilegiato dell’incontro con Lui.

 

L’influenza dei genitori

Ricordo nella parrocchia di S. Margheritta di Savoa dove sono stato per la messa di  domenica, c’erano bambini con i loro genitori. Abbiamo avuto la condivisione in modo di dibattito con i bambini, tipo domande e risposte. Una bambina mi ha fatto una domanda: “andavi a messa con i tuoi genitori?”, “si” ho risposto io.

Mi sono ricordato di alcuni belli scenari quando ero bambino, sedevo vicino al mio padre guardandolo pregare ‘il padre nostro’ sul letto, e mia madre che mi portava a messa le domeniche, e quando era assente mio padre. E come posso dimenticare la nonna che m’ha fatto innamorare dal Sunday School. Era emozionante. Inaspettatamente dopo la messa, la sacrestia era piena di bambini che sono venuti a conoscermi e alcuni mi hanno chiesto “perchè tuo papà non andava a messa con te e tua madre?”. I genitori sempre aiutavano i loro figli a scoprire bene la loro vocazione. Ma anche ci sono genitori che lo ostacolavano.

Questa esperienza è importante sia per loro che per noi, per capire chi è il missionario e cosa è la vocazione e la missione? Anzi per spiegare meglio il ruolo che una comunità può fare per aiutare i giovani ad incontrare Gesù. E chiarire che il missionario non è soltanto colui che viene mandato in un territorio con determinato compito ma anche colui che rimane nella propria patria  e predica il Vangelo dove si trova. E tutti quanti siamo chiamati ad essere missionari nei nostri luoghi di lavoro, scuole e tra gli amici testimoniando con la propria vita questo grande incontro con Gesù, e seguire lui, questo ci rende felici.

 

http://www.diocesilazio.it/la-vocazione-di-samuel-da-medico-del-corpo-a-medico-del-cuore/

https://www.bing.com/search?q=Trani+Cathedral&filters=ufn%3a%22Trani+Cathedral%22+sid%3a%224ab3e92a-2670-73db-80fb-ac508a4fe4e3%22&FORM=SNAPST


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