Introduzione
Se guardiamo al passato del mondo della comunicazione prendiamo atto di tre grandi e decisive rivoluzioni: quella “chirografica” in seguito all’invenzione della scrittura nel quarto millennio a.C., quella “gutemberghiana” con l’invenzione della stampa nel XV secolo e quella “elettrica ed elettronica” con le invenzioni del telegrafo, della radio e della TV nel XX sec.
Queste rivoluzioni hanno prodotto a loro volta culture che si sono succedute negli ultimi sei millenni:
- la cultura “orale” (primato della parola e della relazione);
- la cultura “manoscritta” (la scrittura come tecnica per trasmettere la parola);
- la cultura “tipografica” (il libro come trasmissione del sapere)
- la cultura dei “media elettronici” (informazioni rapide, infinite, globali).

Fino agli anni sessanta del secolo scorso i media si sono moltiplicati ed è cambiato il modo di trasmettere le notizie.
Tutti i media, cioè giornali, radio e televisioni rappresentavano gli strumenti ideali per la comunicazione di massa, erano gestiti da industrie diverse ed avevano utenti variegati.
Ma l’incredibile evoluzione tecnologica successiva, ed in particolare lo sviluppo della microelettronica, ha avvicinato prima e poi fagocitato questi mondi trovando nel “computer” lo strumento unificatore ideale.
La “rete” ha spalancato porte praticamente infinite ed ha dato altresì la possibilità di raggiungere un pubblico a livello globale.
Il digitale e la sua cultura ha creato quindi un nuovo ambiente che, di fatto, media tra noi ed il mondo.
Questa sfera invisibile dentro cui fluttuiamo è utilizzata così abbondantemente da noi (con l’uso dei social, visitando siti, usando la posta elettronica o il cellulare ecc. ogni individuo crea almeno 1,7 MB al secondo) o da programmi e da macchine (smart TV, GPS, telecamere, smartphone ecc.) che si è in grado di raccogliere ed immagazzinare una quantità enorme di informazioni (BIG DATA) con hard disk piccolissimi (si pensi alle pennette disponibili ormai universalmente).
Si tratta di volumi enormi di dati trattati per essere utilizzati nel dettaglio (per analisi sociologiche, per gestire pandemie come oggi quella da COVID, per prevedere mercato e trend globali, per regolare il traffico e, se non bastasse, sono strumenti eccezionali della ricerca scientifica e dell’accellerazione tecnologica. Proprio per questo creano e rappresentano un enorme valore economico.

I BIG DATA sono volatili e perciò vanno memorizzati velocemente e visualizzati, soprattutto grazie all’Intelligenza Artificiale (d’ora in poi IA). Essa è uno strumento formidabile, un insieme di tecnologie in cui agiscono programmi che permettono alle macchine di comprendere ed agire con livelli simili agli umani. Oggi si utilizzano largamente quelle di tipo debole, cioè sistemi potenti in un campo di azione limitato (si pensi alla tecnologia del cellulare in grado di organizzare le immagini per soggetto). Quelle di tipo forte, cioè macchine sapienti in grado di pensare e relazionarsi per la gestione di compiti complessi, appartengono solo alla fantascienza perché i computers non sono ancora abbastanza potenti. Il cammino è ancora lungo, ma è già cominciato.
Gli aspetti problematici
Tale processo coincide però con profondi cambiamenti non solo culturali ma soprattutto antropologici. Parliamo, per usare la riflessione del Prof. Luigi Alici, della decomposizione del paradigma della modernità, nato da una “torsione orizzontale della trascendenza” condivisa dalla scienza, dalla politica e dalla filosofia, che esalta il soggetto umano, autorizzato dalla “ragione forte”, ad esercitare un potere indiscusso sul mondo e sulla natura. Tutto questo è arrivato ai nostri giorni con esiti paradossali: da una parte la tecnologia è diventata l’unica erede della ragione illuministica in grado di potenziare la logica di dominio; dall’altra la volontà di potenza di nietzschiana memoria ha prodotto un nichilismo radicale, farcito di consumismo compulsivo e cinico disincanto che ha innalzato la libertà umana al di sopra di ogni ordine e soggetto esterno, fino al punto che la morte di Dio ha trascinato con sé la morte dell’umano.
La scienza e la tecnologia insomma corrono il rischio di diventare i nuovi idoli del presente. È facile in un contesto digitalizzato e globalizzato fare di esse i pilastri di una “nuova religione”. Ci troviamo di fronte al sorgere di rinnovate forme di gnosi, che assumono la tecnica come parametro di saggezza, in vista di una organizzazione magica della vita che funzioni come sapere e come senso. Assistiamo insomma all’affermarsi di “nuovi culti” come ci ricordavano i Vescovi già nel 2012. nell’ Instrumentum laboris del Sinodo[¹].
Se questa è la cornice in cui collocare i BIG DATA e l’IA dobbiamo subito indicare i grossi rischi che la Chiesa si trova di fronte.
Sul versante delle tecnologie che trattano i volumi enormi dei dati, non si dovranno sottovalutare i rischi a livello più propriamente etico denunciati da Sabatino Maiorano, come il livellamento e la massificazione attraverso l’imposizione di un unico modello, la riduzione di tutto (anche della sofferenza) a spettacolo spegnendo i contenuti e l’imperatività etica che porta dentro di sé, la produzione artificiale di consenso mediante la sottolineatura degli elementi emotivi e la messa in parentesi di quelli riflessivi, fattori problematici che vengono accentuati dal prevalere delle logiche di profitto/consumo su quelle più genuinamente politiche e culturali.
Sulle ricadute sociali e politiche inoltre si dovranno considerare:
- La vera e propria esplosione dell’IA che ha un forte impatto sui nostri diritti nel presente e sulle nostre opportunità future, determinando processi decisionali che, in una società moderna, riguardano tutti.
- I creatori di sistemi di IA sono sempre più gli arbitri della verità per i consumatori.
- L’IA sta rimodellando per intero, silenziosamente ma rapidamente, l’economia e la società.
- L’IA può senz’altro apportare benefìci alla società, ma d’altra parte pone anche questioni importanti di giustizia sociale.
- L’impatto dell’IA e della robotica sull’occupazione.
- Il codice di programmazione viene scritto da esseri umani. La sua complessità può quindi accentuare i difetti che inevitabilmente li accompagnano in qualsiasi attività. I preconcetti e le parzialità nella scrittura degli algoritmi sono inevitabili. E possono avere effetti molto negativi sui diritti individuali, sulle scelte, sulla collocazione dei lavoratori e sulla protezione dei consumatori.
- La crescente dipendenza della socio-economia dall’IA conferisce un enorme potere a coloro che ne programmano gli algoritmi.
- Un’analisi dell’impatto dei big data e dell’IA a livello sociale dimostra che la loro tendenza a prendere decisioni sulla base di una profilazione insufficiente e di riscontri limitati comporta l’ulteriore emarginazione dei poveri, degli indigenti e delle persone vulnerabili[³].
Esattamente in questa scia si inserisce la seconda questione, quella della ROBOTICA.

La Pontificia Accademia per la Vita dal 25 al 27 febbraio 2019 ha dedicato la sua assemblea generale al tema “Roboetica: persone, macchine e salute”. La questione comincia ad essere delicata.
Le partite da giocare sono molte e delicatissime.
Sul piano storico ereditiamo la rivoluzione cartesiana che ha separato la RES COGITANS dalla RES EXTENSA, per cui la natura è diventata il terminale dell’azione del soggetto, puro oggetto su cui agire ed il corpo, conseguentemente, solo plasmazione dell’individuo (tatuaggi, chirurgia plastica, protesi). Sul piano culturale la filosofia “transumana” ritiene perciò che la genetica, le neuroscienze e le nuove tecnologie possano trasformare l’uomo fin dalla radice, per affrancarlo dai suoi limiti naturali ma con il rischio che diventi nient’altro che un mezzo, uno strumento in mano ad èlite illuminate.
La vecchia teoria evoluzionistica invece insiste nel ritenere la mente e l’anima solo un ammasso di neuroni, mentre una nuova tentazione gnostica considera la carne come un peso da cui affrancarsi e non come la casa dell’anima e dello spirito, anzi “tempio dello Spirito Santo”, come la descriveva San Paolo (1Cor 3,16-17;).
Infine bisogna fare i conti con lo stesso pensiero scientista che, credendo che l’uomo si esaurisca in ciò che è misurabile, finisce per ammettere implicitamente che una volta creati artifici tecnologici migliori dell’uomo, di lui non ce ne sarà più bisogno[₄].
In tal senso paiono illuminanti le parole del Teologo Emmanuel Agius:
“I robot stanno sempre più sfumando la distinzione tra umano e non, tra l’intelligenza della macchina e quella dell’uomo. Ma non potremo mai considerare i robot come soggetti con una loro dignità umana propria” […] “Il transumanesimo cambia la natura umana. Il paradigma tecnocratico che valuta tutto da un punto di vista tecnologico sta cambiando la razionalità umana ed il concetto stesso di umano ed oggi, mi sembra, stiamo definitivamente superando il limite”[₅].
Nell’affrontare tali sfide la Pastorale deve tenere ferma la consapevolezza che l’uomo è molto più che un ammasso di cellule. L’unico antidoto è riconoscere il suo valore ontologico, perché creato a immagine e somiglianza del Creatore. Perciò è necessario che ci si chieda, nel sonno dell’Occidente, cosa veramente caratterizza l’uomo, ben al di là di quanto propinato dalle ideologie materialiste degli ultimi secoli. Prima che stavolta siano le intelligenze artificiali a darci una risposta.
Dentro questa confusa cornice assistiamo già all’emergere di due tendenze: c’è chi realizza i robot come se fossero avversari (o comunque competitori) evoluzionistici dell’essere umano e chi vede la macchina come un assistente dell’umano. Si tratta, quindi, di modelli di sviluppo e di società, di una nuova sfida antropologica.
“Se fino ad ora la tecnica era al servizio dell’umano, oggi il rischio è che la tecnica prenda il sopravvento e si sostituisca in qualche modo all’umano. In questo senso, abbiamo sentito l’urgenza di riflettere su questo cambiamento che in realtà è davvero un cambiamento epocale, perché tocca il senso stesso della vita umana. Ed in effetti, se fino ad ora abbiamo assistito, purtroppo impotenti di fatto, alla devastazione della creazione, con l’inquinamento climatico, l’inquinamento dei mari, la distruzione dell’ambiente, ora il rischio è che tutto ciò avvenga in quello che – possiamo chiamare – l’umano, fin quasi ad annullarlo, fin quasi a passare dall’essere protagonisti ad essere protesi.”
Così Mons. Vincenzo Paglia, Presidente dell’Accademia presentava in una intervista i lavori del Convegno, cogliendo esattamente nella difesa dell’umano la nuova frontiera per la Chiesa per la costruzione del bene comune.
Le implicazioni etiche sono enormi: da una parte dobbiamo registrare gli innegabili vantaggi della robotica, come per esempio gli esoscheletri, cioè macchine in grado di aiutare chi ha grossi handicap a stare in piedi a camminare o ai robot impiegati in chirurgia che sbagliano meno degli uomini, meno dei chirurghi.

Dall’altro pensiamo alle conseguenze sul mondo del lavoro o alla invasione delle macchine nella vita quotidiana a tutti i livelli.
Si prospetta un mondo (ed una antropologia) già immaginata da Isaac Asimov [6] costretto addirittura a formulare le tre leggi della robotica, poste alla base del relativo manuale a premessa del romanzo:
1) Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
2) Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla prima legge.
3) Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la prima e con la seconda legge.
Anche Asimov aveva intuito che ci sono in ballo il “bene comune” e l’umanità da tutelare.
Di fronte a queste sfide della post modernità non ci resta che auspicare l’incontro delle due ragioni, quella atea e quella credente (e quindi, aggiungo, anche tra le Religioni) fondato:
-
sull’accordo tra vera scienza e vera fede (usando come manifesto il messaggio letto da J. Maritain nella seduta conclusiva del Concilio Vaticano II); “Ma non dimenticatelo: se il pensare è una grande cosa, pensare è innanzitutto un dovere; guai a chi chiude volontariamente gli occhi alla luce! Pensare è anche una responsabilità: guai a coloro che oscurano lo spirito con i mille artifici che lo deprimono, l’inorgogliscono, l’ingannano, lo deformano.
Qual è il principio di base per uomini di scienza, se non sforzarsi di pensare il giusto?” (n°5)
- nella convergenza su “sviluppo umano” ed apertura alla vita:
“Tutto ciò che è contro la vita stessa, come ogni specie di omicidio, il genocidio, l’aborto, l’eutanasia e lo stesso suicidio volontario; tutto ciò che viola l’integrità della persona umana, come le mutilazioni, le torture inflitte al corpo e alla mente, gli sforzi per violentare l’intimo dello spirito; tutto ciò che offende la dignità umana, come le condizioni infraumane di vita, le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavitù, la prostituzione, il mercato delle donne e dei giovani, o ancora le ignominiose condizioni di lavoro con le quali i lavoratori sono trattati come semplici strumenti di guadagno, e non come persone libere e responsabili; tutte queste cose, e altre simili, sono certamente vergognose e, mentre guastano la civiltà umana, inquinano coloro che così si comportano ancor più che non quelli che le subiscono; e ledono grandemente l’onore del Creatore”
(Evangelium Vitae 3)
L’apertura e la difesa della vita come paradigma dello sviluppo e del bene comune dunque. Ma non basta. La robotica ci interpella non solo sulla vita ma soprattutto sull’umano. E allora mi chiedo: quale è l’umano che dobbiamo difendere? Cosa è specificatamente umano? Ciò che ci rende “immagine di Dio”? La Pontificia Commissione Biblica in “Bibbia e morale” al n°11, commentando Gn 1-3 lo individua in sei caratteristiche:
- la razionalità capace di indagare il creato;
- la libertà e la capacità di discernimento;
- la superiorità rispetto alle altre creature che si declina in responsabilità;
- la possibilità di continuare la creazione anche grazie alla scienza;
- la dignità che deriva dal rapporto con Dio;
- la santità possibile della sua vita ad imitazione di Colui che solo è santo (Lv 19,1-2:);
Ma c’è una dimensione tra tutte che ci appartiene ontologicamente, ed è quella della RELAZIONE (che ci consente di chiudere il cerchio con l’introduzione a questo articolo).
Qualche tempo fa è diventato virale sul web un filmato girato con il cellulare in un ospedale degli Stati Uniti (California). Una ragazza assisteva il nonno 78enne, a cui era molto legata, afflitto da una malattia inguaribile (cancro al polmone) ed arrivato ormai all’estremo delle forze e tuttavia lucido mentalmente, cosciente.
Improvvisamente entrambi vedono entrare nella stanza il robot con cui il suo dottore lo visitava e lo teneva aggiornato regolarmente a distanza; ma stavolta dallo schermo gli è stato comunicato che alla luce delle ultime tac non era più curabile. L’uomo è deceduto il giorno dopo, al “Kaiser Medical Center” di San Francisco.
Si è scatenata una bufera e non solo mediatica. I familiari si sono indignati per la totale mancanza di delicatezza, aggravata dal fatto che le parole del medico erano udibili a fatica dal paziente al punto che la nipote 33enne, presente nella stanza, ha dovuto ripetergli il messaggio.
“Se devi fare una comunicazione di routine il robot è ok”, ha commentato la figlia, “ma se vieni a dirci che il polmone non c’è più e che verrai messo sotto morfina finché non muori, questo dovrebbe farlo un uomo e non una macchina”.
Ecco, questo è l’umano.
Agostino Orilia
NOTE
- “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione” N°58 Cf: https://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20120619_instrumentum
- https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/levangelizzazione-dei-robot-una-nuova-sfida-per-la-chiesa
- https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2019-01/pontificia-accademia-vita-lettera-papa-assemblea-roboetica.html
- https://formiche.net/2019/02/teologia-roboetica-occhio-non-minacciare-la-dignita-umana-parla-teologo-agius/
- ASIMOV, Isaac, Io robot, Mondadori, Milano 2018. La storia futura scritta da Isaac Asimov parte circa dalla nostra epoca, raccontando come l’automazione e la robotica cambieranno il mondo, spingendo successivamente l’umanità sulla strada delle stelle fino ad un futuro che si colloca a circa 400-500 secoli da noi.
BIBLIOGRAFIA
ALICI, Carlo, Natura e persona, in Abiterai la terra, Commento all’enciclica Laudato sì, AVE, Roma 2020
ASIMOV, Isaac, Io robot, Mondadori, Milano 2018
BALDINI, Massimo, Storia della comunicazione, Tascabili Economici Newton, Roma 1995
CAMPANINI, Giorgio, Bene comune, EDB, Bologna 2014
MAIORANO, Sabatino, Morale sociale, appunti e materiale, 55-63, Anagni 2014
PONTIFICIA COMMISSIONE BIBLICA, Bibbia e morale, documento,11 maggio 2008
SITOGRAFIA
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/levangelizzazione-dei-robot-una-nuova-sfida-per-la-chiesa
https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2020-05/intelligenza-artificiale-chiesa-scienza.html


















